Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995

Vincenzo Rosa e la formazione culturale
di Guglielmo Marconi


retrospettiva


di Gianfranco Albis*, Sigrido Leschiutta", Mario Montuschio


* Politecnico di Torino Dipartimento di Elettronica
" Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris - Torino
o Centro Ricerche Fiat - Orbassano

L'articolo che segue è ripreso da "Automazione, Energia, Informazione", Organo Ufficiale dell'Associazione Elettrotecnica ed Elettronica Italiana, la cui Direzione, e con essa gli Autori, ringraziamo per l'autorizzazione.

Uno dei quesiti sempre aperti che caratterizzano la ormai sterminata bibliografia marconiana risiede nella formazione tecnico-scientifica di Guglielmo. Si è ormai usciti dalle note dicotomie scienziato-tecnologo o fortunato inventore-abile sintetizzatore di idee e ritrovati altrui. Permane comunque, ad un secolo di distanza dalla prima cosciente trasmissione di un segnale elettromagnetico, l'interrogativo mai bene risolto sulla formazione culturale di Marconi. Scopo di questa nota è il presentare la breve ma intensa interazione di Marconi con il prof. Vincenzo Rosa, l'unica persona che sia stata pubblicamente e più volte indicata da Marconi come il proprio maestro in discipline elettriche. A tal fine, nel primo paragrafo, considerando ancora una volta alcune delle caratteristiche ben note di Marconi, si concluderà esponendo la tesi che queste caratteristiche sono state si essenziali, ma non sufficienti per la nascita ed il travolgente sviluppo dell'invenzione. Si deve pertanto ammettere anche l'esistenza di un bagaglio personale di nozioni teoriche e sperimentali. Altrimenti si dovrebbe parlare di magia e non di scienza o tecnologia.
Nel secondo, terzo, quarto paragrafo verranno ripetute le scarne notizie esistenti sul Rosa come, uomo, didatta e ricercatore, mentre nel quinto e sesto paragrafo si considereranno alcune interazioni tra l'esperto professore e l'adolescente affamato di curiosità tecniche e scientifiche.
Il settimo paragrafo considera alcuni dei riconoscimenti dati da Marconi al Rosa, mentre nell'ottavo ed ultimo si proporranno alcune conclusioni.

1. Marconi poiledrico, ma sapeva quello che faceva?

Scorrendo la vasta bibliografia marconiana(1), pur trascurando le fonti pubblicistiche tutte tese a sottolineare il carattere di magia del ritrovato, si resta colpiti dal fatto che solitamente scarsa attenzione viene data al percorso culturale fatto da Marconi. Anche gli ambienti della cultura ufficiale stentarono ad inquadrare ed a risolvere i numerosi problemi di fisica fondamentale ed applicata posti dai successi marconiani e per anni si preferì qualificare l'uomo come un tecnologo abile e fortunato.
Le caratteristiche dell'Uomo che solitamente si individuano come premesse logiche per i risultati ottenuti consistono nel riconoscimento che Marconi fu:
abile e freddo imprenditore,
finanziere oculato,
grande "pescatore" di uomini,
buon diplomatico,
determinato ricercatore,
cercatore del meglio, nella vita e nella tecnica,
ottimo "manager" di se stesso,
attentissimo alle relazioni con la stampa,
ben documentato, ma in maniera selettiva,
spettacoloso tecnologo,
abilissimo artigiano,
estremamente pragmatico,
attento osservatore di uomini e cose,
tempestivo nelle decisioni.
Chiunque conosca la epopea marconiana può corroborare questo elenco di qualità con innumerevoli esempi. Se ne citeranno solo un paio.
Costante fu la sua capacità di scegliere validi collaboratori; il suo motto era "never the second" anche se i prescelti univano a qualità tecniche, spirito di iniziativa e spirito di corpo, una certa rissosità. Marconi preferiva infatti dover sedare rivalità dovute a' competizione piuttosto che dover stimolare i suoi uomini.
La carenza di una formazione regolare e sistematica da una parte lo liberò da complessi di superiorità e da preconcetti e dall'altra acuì in lui la riservatezza e lo spinse a divenire un grande osservatore, che dinanzi a cose che non capiva prendeva sistematici appunti ed annotazioni.
La spettacolosa manualità lo avvicina a Faraday e la sua in stancabile capacità di intervenire su apparati sperimentali ha fatto si' che non ci sia pervenuto quasi nulla di originale, nel senso che Marconi modificava incessantemente apparati. sui quali era già e più volte intervenuto.
Anche negli ambienti accademici oggi si riconoscono in Marconi(2) le doti naturali di un fisico, per spirito di osservazione, capacità induttiva e deduttiva, libertà di giudizio, vastità di cognizioni ed anche per un modo "moderno" di fare il fisico, nel senso che con la generazione dei grandi fisici del giro del secolo muore il fisico "generale" che padroneggia tutto lo scibile e può recare contributi in direzioni diverse(3). Marconi è forse il primo dei fisici moderni che concentrano i loro interessi in un solo settore coltivato sistematicamente.
Resta da investigare su quale potesse essere il bagaglio di cognizioni teoriche e sperimentali di Marconi ventenne, perché, per quanto potessero essere sviluppate le caratteristiche più sopra elencate, non sono certo sufficienti a giustificare i contributi marconiani di prima mano, durante lo sviluppo della radiotecnica dal 1895 al 1935.
Questo necessario bagaglio di nozioni e notizie non fu certo accumulato in maniera del tutto autonoma e spontanea, ma richiese un'opera di guida e di impostazione sistematica che fu offerta a Marconi, a Livorno, dall'autunno del 1891 all'autunno del 1892 dal prof. Vincenzo Rosa, docente di Fisica e Matematica presso il Liceo Classico Niccolini della città labronica.
La famiglia Marconi (madre e due figli), che si recava da alcuni anni a Livorno durante le vacanze estive, vi rimase in quel periodo per oltre un anno. In questo periodo Guglielmo frequentò un locale Istituto Tecnico privato, appassionandosi alle lezioni di Matematica tenute dal prof. Giotto Bizzarrini.
Sospesa la frequenza a questa scuola, la madre si fece indicare un docente di Fisica che potesse dare lezioni al giovane figliolo, che allora aveva diciassette anni. Le fu così indicato il prof. Vincenzo Rosa.
La bibliografia di riferimento per la complessa personalità del Marconi, resta quella del Masini(12) comparsa nel 1975.

2. Vincenzo Rosa, le vicende umane

Vincenzo Rosa era nato a Torino il giorno 11 giugno 1848, da Giovanni, di professione "capo mastro da muro" e da Anna Lumelli, sarta. Il giorno dopo, come risulta dal certificato di nascita e battesimo, fu battezzato nella Chiesa della Madonna del Pilone e gli vennero imposti i nomi di Vincenzo Emanuele Gaspare Luigi Maria. Nulla si sa, al momento, della sua vita sino alla laurea in Fisica-Matematica, conseguita nel 1877 presso la Regia Università di Torino; entrò nei ruoli del Ministero della Pubblica Istruzione il l dicembre 1877.(4)
Come si vedrà nella prossima sezione, seguì un periodo di insegnamento in Licei di tutta Italia.
Il 17 gennaio 1884 mentre insegnava a Massa Carrara si sposò(5) con la signorina Aurelia Pozzo di, Candelo, in provincia di Vercelli; egli aveva trentacinque anni, la sposta ventuno.
Candelo è un paese a circa 7 km da Biella, in direzione Sud-Est, all'inizio della pianura. Il cognome Pozzo è tipico della zona ed è tuttora molto diffuso.
Nacquero tre figli - Agostino e Massimino, il 14 ottobre 1884(6) e Carlotta nel 1888. Agostino, detto anche Augusto, divenne ingegnere, laureandosi presso il Regio Museo Industriale di Torino, l'attuale Politecnico, presumibilmente nel 1903 e si trasferì prima a Milano e poi a Roma.
Vincenzo Rosa è scomparso a Candelo il 24 agosto 1908(7).
La casa abitata dal prof. Rosa, e che non era ancora ultimata al momento della sua morte, fu più volte visitata da Marconi; esiste tuttora, ma è passata più volte di proprietà e nel paese di Candelo non vivono più parenti del prof. Rosa.
Le notizie sulle vicende personali del Rosa, sono scarne; esistono, a quanto risulta, tre soli riferimenti, una biografia redatta nel 1941 da Franco Ridella, un antico collega del Rosa presso il Liceo di Alessandria e altre due pubblicazioni, una di G. Di Benedetto(8) del 1956 e l'altra più recente di Tabarroni(9).(10) del 1994. In questa ultima affettuosa biografia, alle vicende umane sul Rosa si uniscono interessanti valutazioni sul Marconi, che saranno citate più oltre. Esistono pure una nota comparsa sul Corriere della Sera nel 1903(11) ed alcuni passi in un libro del Caselli, dedicato a Biella.
A questi riferimenti, si sono aggiunti altri articoli, anche recenti(12).(13).(14).
Quasi tutti i libri su Marconi riportano comunque la menzione che il Rosa gli impartì lezioni di elettrotecnica a Livorno. Le menzioni sono solitamente molto scarne, come "...lezioni supplementari di scienza, impartitegli a Livorno dal prof. Vincenzo Rosa, da cui imparò le prime lezioni di elettricità" o del tipo "...Si entusiasmò ed ebbe le maggiori soddisfazioni quando un certo professor Vincenzo Rosa gli impartì lezioni private sull'elettrofisica"(15).
Brevissimo riferimento sul numero commemorativo di Sapere. Alcune sono più estese(15): "(la madre) lo presentò al prof. Vincenzo Rosa, titolare di fisica al R. Liceo "Niccolini" di Livorno, per fargli impartire delle lezioni private di fisica sperimentale, lezioni che il detto professore svolse poi con grande cura, avendo notato la particolare attitudine del giovane e il suo vivo interesse di imparare"(16), oppure "Annie (la madre) decise di integrare con lezioni private impartite dal professor Vincenzo Rosa del liceo Niccolini. Fu questa, una vera fortuna. Guglielmo doveva ricordare sempre negli anni a venire il metodo chiaro e pratico con il quale il professor Rosa mi iniziò allo studio della elettrofisica..." (17); un passo molto simile in un altro testo di Degna Marconi (18). Altre citazioni che non si limitano alla semplice notizia: "... l'avveduta sua madre (Annetta Jameson, di nascita irlandese) che aveva intuito le inclinazioni del suo secondogenito, volle consegnarlo alle cure di due esimi docenti di fisica di istituti locali, precisamente: il prof. Vincenzo Rosa, titolare di tale insegnamento al Liceo Niccolini ed il prof. Giotto Bizzarrini dell'analoga materia all'Istituto Tecnico(19)".
Altra citazione estesa "Le lezioni all'Istituto Tecnico di Livorno non bastavano a soddisfare la voglia di imparare del giovane studente, che persuase la madre a fargli impartire privatamente lezioni da un certo professor Rosa; negli anni successivi fu sempre grato al Rosa delle solide basi che aveva ricevuto per la comprensione dei principi essenziali dell'elettricità"(20).
Ancora: "Annie Marconi Jameson, che per quell'ultimo suo figlio aveva una particolare predilezione, cercò di assecondarne in ogni modo la passione per i fenomeni elettrici e gli procurò (aI di là dell'insegnamento scolastico) le lezioni private del miglior docente di fisica della città, il professor Vincenzo Rosa, del liceo Niccolini... Dalle lezioni del prof. Rosa, Marconi usciva ogni volta più entusiasmato(21).
Altri testi, di storia della Radiotecnica e di Marconi, non accennano alla vicenda livornese.
Le notizie riportate in questa nota sono in parte ricavate dai lavori di Ridella e Tabarroni ed in parte attinte direttamente nei Comuni ove visse il Rosa e nei Licei ove insegnò. Questa recente raccolta di informazioni ha portato a nuovi elementi di un certo interesse, sia per la biografia del Nostro sia per le sue attività tecniche e scientifiche.
In particolare sono stati individuati due articoli di carattere tecnico, non citati nei precedenti riferimenti bibliografici e che saranno qui considerati al paragrafo 4.

3. Vincenzo Rosa, le vicende dell'insegnante

Come già accennato, Vincenzo Rosa conseguì la laurea in Fisica-Matematica presso la Scuola di Applicazione di Torino, l'ente che nel 1906 confluì con il Regio Museo Industriale per costituire l'attuale Politecnico. Ricerche svolte presso il Politecnico di Torino(22) non hanno tuttora portato ad alcun risultato(23).
Dopo la laurea, Rosa superò gli esami per l'abilitazione all'insegnamento superiore ed iniziò la tipica carriera degli insegnanti di Liceo dell'Italia Umbertina, con trasferimenti continui da un estremo all'altro d'Italia.
Le vicende temporali di questa carriera sono indicate nella tabella 1.
Recentemente è stato rinvenuto presso l'Archivio del Liceo Niccolini in Livorno un interessante documento, ad opera del Preside del Liceo stesso, che è una foto dei docenti della scuola attorno il 1888-1892. A sinistra, nella prima fila, seduto, il Rosa, a destra Giovanni Pascoli, allora insegnante di latino e greco.
Nel 1898 chiese, per motivi che non si conoscono, di andare in quiescenza, ma risulta che continuasse a prestare la sua attività alla Scuola, come membro di Commissioni di Esame.

Tabella 1 - Sedi di insegnamento di Vincenzo Rosa

1878-82 Liceo Classico T. Campanella - Reggio Calabria
1882-84 Università - Istituto di Fisica - Firenze
1884 Liceo Ginnasio E. Repetti - Massa Carrara
1885-86 Liceo Classico G.D. Romagnosi - Parma
1887 Liceo Classico Ruggero VII - Caltanissetta
1888-92 Liceo Classico Niccolini - Livorno
1892-1900 Liceo Classico Piana - Alessandria

4. Vincenzo Rosa, l'abile sperimentatore

Di Vincenzo Rosa ci sono per venuti almeno quattro lavori a stampa, dei quali i primi due sono stati rinvenuti nel corso di questa indagine.
1883 - Memoria sopra un termometro differenziale ad aria, atto a registrare la differenza psicometrica ed indipendente dalla pressione atmosferica (Stabilimento tipografico Frediani e Medici, Massa, 10 gennaio 1883; è conservato alla Biblioteca Civica di Biella, miscellanea 6008; l'opuscolo è alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, miscellanee 7105.14).
1884 - Descrizione di un nuovo apparecchio registratore della velocità e della direzione del vento, mediante un unico segno a stampa (Stabilimento Tip. Frediani e Medici, Massa 1884; l'opuscolo è conservato alla Biblioteca Civica di Biella, miscellanea 2656 e alla Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, miscellanee 5215.40).
Dopo il 1892 - Descrizione di un Orologio Regolatore Elettrico con scappamento a nottolini liberi (Litografia Giovanni Romano e Figlio, Alessandria; l'opuscolo è conservato alla Biblioteca Civica di Biella, miscellanea 770). Nella copia in possesso non figura indicazione della data, ma nella memoria del Ridella, a pag. 9, viene indicato che le bozze vennero corrette dal Ridella stesso in Alessandria, ove il Rosa si era trasferito nel 1892.
1898 - Descrizione di un congegno per rimettere all'ora gli orologi con l'uso di onde hertziane emesse in ora prestabilita dalla sede di un cronometro centrale mediante il telegrafo Marconi (Tipografia Giuseppe Chiari, Alessandria, 1898; l'opuscolo è custodito presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze, miscellanee 6118.29).

I quattro lavori sono utili per far capire che il Rosa non era solo un buon didatta, come era unanimemente riconosciuto dai suoi contemporanei, ma un abilissimo sperimentatore e realizzatore di apparati.
Il Rosa aveva una forte predilezione per gli strumenti di misura e per gli apparati complessi ed automatici, costruiti in buona parte con le sue stesse mani.
Verranno considerati due lavori, la nota comparsa a Massa nel 1884 e, per il suo interesse "marconiano", l'ultimo lavoro pubblicato ad Alessandria nel 1898.

Apparecchio registratore della velocità e direzione del vento

Il prototipo fu realizzato dallo stesso Rosa, con l'aiuto - come da lui riportato - "di un povero stagnaro, con una mano resa insensibile per ferita toccata nei campi delle patrie battaglie"; tale apparecchio fu inviato alla Esposizione Nazionale di Torino del 1884. In questa occasione il Rosa ricevette un riconoscimento(24) consistente in una menzione e in una medaglia di bronzo.
Si tratta di uno strumento assai ingegnoso, denominato da Rosa "tipamemometro", capace di stampare su una banda di carta, (simile a quella di un telegrafo Morse), indicazioni progressive dello "spazio percorso dal vento" (ad es. un contrassegno ogni km) e della sua direzione; il simbolo stampato è infatti una freccetta che ha l'orientamento del vento. Nella sua stessa banda di carta, in posizione laterale, viene stampata una indicazione (puntino) sincronizzata con un orologio, che dà la scala dei tempi del sistema.
L'apparecchio consiste in due parti: il "rivelatore", installabile in zona opportuna - all'aperto - con mulinello e "vela" direzionale, e il "registratore" vero e proprio, da posizionare in un locale sottostante; i due apparati sono collegati da un cilindretto rotante che riporta l'orientamento del vento e un cavetto ad essi coassiale, che oscilla verticalmente ad ogni "spazio campione" percorso dal vento stesso. Il meccanismo di avanzamento della carta è realizzato mediante una elettrocalamita, azionata da contatti stabiliti "quando si vuole stampare", e alimentata da alcune pile.
La stampa, come si è detto, avviene sia ad intervalli di "spazio percorso" del vento (ad es. 1 km), sia ad intervalli di "tempo trascorsi" (ad es. 1 ora).
Il sistema risulta così molto sintetico e non viene sprecata carta se il vento è debole o assente; l'avanzamento, in questo caso, è solo di una unità di "stampa" (ad es. 1 cm) per ogni unità di tempo (ad es. 1 ora).
L'inventiva, l'ingegnosità e il senso pratico manifestati dal Rosa in questo ritrovo sono affascinanti.
Emergono dalla descrizione la logica stringente della persona, la sua capacità di semplificare, di fare solo quello che serve, e... citato da lui stesso, il rifuggire dal "meglio", in quanto "nemico del bene".
Questo pragmatismo, corretto ed efficace, deve avere fatto molta impressione sul giovane Marconi.
Le geniali capacità teoriche ed applicative, la multifunzionalità dei principi realizzativi e l'abilità alla costruzione prototipale, destano l'ammirazione verso Rosa per l'indubbia vocazione di industrializzatore che incontriamo più tardi in Marconi.

Apparato per la sincronizzazione di un orologio meccanico mediante segnali radioelettrici

La nota in oggetto è di singolare importanza in quanto, a quanto risulta, costituisce, in ordine cronologico, la prima applicazione del nuovo mezzo di trasmissione alla soluzione di un problema che non fosse la mera comunicazione stessa.
L'apparato in oggetto fu realizzato dal Rosa tra il 1897 ed il 1898, fu descritto nello stesso 1898 e fu presentato nell'anno successivo alla esposizione Voltiana tenuta a Como per ricordare il primo centenario della invenzione della pila.
Il prototipo scomparve con l'incendio della Esposizione di Como, durante il quale perirono anche i tre prototipi del motore con induzione a corrente alternata ideati da Galileo Ferraris ed alcuni cimeli voltiani.
L'orologio del Rosa era munito di un sistema elettromeccanico che consentiva la sincronizzazione a distanza unicamente al verificarsi contemporaneo di due condizioni. Innanzitutto la sincronizzazione era consentita unicamente in un intervallo di tempo di dieci minuti, centrato attorno all'ora nominale prefissata, per la emissione del segnale di tempo.
In secondo luogo, per evitare che il meccanismo di sincronizzazione potesse essere attivato da possibili altri segnali, il segnale di sincronizzazione per poter essere riconosciuto come tale, doveva durare almeno 20 - 30 secondi.
Quindi la scarica di un fulmine o un segnale Morse radiotelegrafico non avrebbe provocato l'intervento del meccanismo di messa in passo dell'orologio.
Considerando il ritrovato a distanza di un secolo, possono essere avanzate le seguenti tre osservazioni:
- la tempestività del Rosa che pensa a realizzare rapidamente una applicazione;
- la non ambiguità del funzionamento, pur con le limitazioni della tecnologia dell'epoca, è basata su due concetti tuttora largamente usati, quali la attivazione di un sistema in una finestra temporale e la ricerca di una forma del segnale diversa da quella dei segnali usualmente presenti;
- la capacità di realizzare nel dispositivo il ciclo completo di una invenzione che vuole la successione di una idea, di una realizzazione, di una dimostrazione e soprattutto non solo il saper fare ma anche il far sapere.
Risulta che del dispositivo venne chiesta privativa, ma non si è riusciti tuttora a individuare l'eventuale brevetto.
Rileggendo infine questa nota del Rosa, da un accenno alla prima pagina, si può dedurre che la specifica applicazione fosse stata suggerita direttamente dal Marconi: "E nel risolvere il problema proposto da questo stesso mio carissimo e già celebre allievo, pensai che la soluzione...".

5. Le interazioni e gli incontri tra Marconi e Rosa

La prima interazione tra Rosa e Marconi avvenne, come si è visto al punto 2, nel 1891, quando Guglielmo aveva diciassette anni, e durò circa un anno. Si trattò di una interazione intensa, nel senso che i due si vedevano almeno tre-quattro volte al giorno. Di primo mattino Marconi si faceva trovare sotto casa del Rosa e lo accompagnava a scuola. A mezzo dì si ripeteva un analogo incontro e nel pomeriggio Marconi andava a casa del Rosa per lezioni, conversazioni e sopratutto esperienze pratiche. Il Rosa disponeva a casa di un laboratorio di elettrotecnica e di meccanica, che era dotato anche di un tornio a pedale che seguì il Rosa prima ad Alessandria e poi a Candelo. Risulta che quando la confidenza e la reciproca stima maturarono, Marconi fu ammesso anche nel gabinetto di Fisica del Liceo, ove aiutava il Rosa a preparare le lezioni.
Una interessante narrazione di queste vicende, con tono romanzato ma sostanzialmente corretta, è riportata in un libro del Ravalico per l'infanzia(25).
Nulla si sa degli argomenti delle conversazioni e delle attività sperimentali, salvo il fatto che venne costruito, in due esemplari, un rivelatore di scariche atmosferiche e che il Rosa da chi lo conobbe, fu definito "abilissimo congegnatore di apparecchi elettrotecnici"(26). Marconi mise a buon frutto le esperienze fatte a Livorno con il Rosa, tanto è vero che, anche dai quaderni giovanili recentemente ritrovati(27), risulta che Guglielmo quando ne gli anni successivi lavorò da solo nella soffitta de Il Griffone sapeva prepararsi pezzi meccanici, realizzare pile, soffiare il vetro ed effettuare misure elettriche.

La seconda interazione

Nell'estate del 1894, (Alcuni indizi presenti in diversi documenti ritrovati, portano a datare questo episodio estate 1895) Marconi, trascorse le ferie estive ad Andorno Bagni - oggi Andorno Micca -, una località termale nei dintorni di Biella, a 12 km da Candelo. Con ogni probabilità fu Guglielmo a spingere la madre a questa scelta. Ad Andorno esistono delle sorgenti di acque bromo-iodiche, usate per bagni termali a partire dal 1860 e sino agli anni venti.
Una tradizione orale tuttora viva vuole che Marconi si fosse recato più volte presso il Rosa. Argomento delle discussioni, con ogni probabilità, la conferenza che il 1 giugno 1894 Oliver J. Lodge aveva tenuto a Londra con il titolo: "The Work of Hertz and his Successors". La conferenza ebbe un notevole successo ed il testo venne pubblicato integralmente da numerosi giornali tecnici e risulta da più fonti che Marconi ne ebbe una copia tra le mani.
Durante questo soggiorno; nel corso di una gita al Santuario di Oropa, come confessò lo stesso Marconi in una nota scritta nel 1918, su carta intestata del Senato, per il primo numero della rivista "Le vie del mare e dell'aria", sorse l'idea del telegrafo senza fili(28).(29).(30.).(31).

La terza interazione

Come è ben noto, nel 1897, Marconi effettuò a Londra delle esperienze di radiotelegrafia. Il rivelatore usato, un coesore, era stato preparato dal Rosa(32).
Questa notizia, tramandata oralmente nei primi decenni di questo secolo, risulta essere stata confermata direttamente da Marconi, cui si rivolsero nel 1924 il prof. A. Veniero e C. Patrucco del Regio Liceo Classico "Giovanni Plana" di Alessandria.
Marconi, con lettera datata a Londra il 13 agosto 1924, confermò la notizia e autorizzò la sua diffusione a stampa(33).

6.1 riconoscimenti da parte di Marconi

"Non ho mai dimenticato il metodo chiaro, semplice, pratico con il quale il prof. Rosa mi avviò nello studio della elettrotecnica(34).
Di notevole interesse il fatto, comunque ben noto, che Marconi abbia costantemente indicato il suo tributo alle nozioni apprese dal Rosa ed abbia frequentemente invitato od in qualche modo associato il professore livornese, sinché questi fu in vita, a manifestazioni o cerimonie.
Quando nella prima parte del 1896 cominciarono ad arrivare in Italia le prime notizie sui successi londinesi di Marconi, egli rilasciò ai giornali la dichiarazione "ch'egli non ebbe mai altro maestro di fisica che l'esimio prof. Vincenzo Rosa, attuale insegnante nel R. Liceo di Alessandria"(35).
Il primo incontro di Marconi con la scienza e la tecnica in Italia, avvenne a Roma alla fine del giugno 1897, su iniziativa della Associazione Elettrotecnica Italiana - AEI -, che era stata fondata alla fine dell'anno precedente da Galileo Ferraris. Alla fine del banchetto, Marconi parla del suo maestro e chiede ai presenti di voler esprimere i suoi sentimenti di gratitudine e di riconoscenza al prof. Rosa con un telegramma, il cui testo suona "Prof. Vincenzo Rosa, R. Liceo, Alessandria - Sezione Romana Elettricisti Italiani, riunita a banchetto per festeggiare invenzione telegrafo senza fili, su proposta vostro allievo Marconi, vi invia affettuoso saluto. Presidente: Ascoli"(36).
Nel 1897 in occasione di un viaggio a Roma, durante il quale Marconi fu ricevuto a Corte, il Municipio di Roma organizzò, in Campidoglio, una conferenza, seguita da un convito. Marconi invitò a presenziare il Rosa, lo fece sedere al suo fianco e nel discorso conclusivo trovò modo di esprimere la sua gratitudine all'insegnante di Livorno(37).
Nel 1903, nuova e più solenne celebrazione in Roma, per solennizzare l'avvenuto collegamento radioelettrico attraverso l'Atlantico. La AEI in questa occasione organizzò nuovamente un banchetto, al quale Marconi volle fosse presente il Rosa che fu definito "suo unico maestro di elettrotecnica", come si apprende da una cronaca del Corriere della Sera(38). Nella occasione il Rosa venne nominato Cavaliere della Corona d'Italia.
Nel febbraio del 1905, Marconi si fermò ad Alessandria in un viaggio da Londra a Roma ed in contrò nuovamente il Rosa e sembra che questo fatto si sia ripetuto nel 1908, sempre all'inizio dell'anno, lo stesso della morte del Rosa. In una di queste due occasioni Marconi presentò a Rosa la giovane sposa Beatrice. Esiste una tradizione orale in base alla quale, nel solito banchetto offerto dalla Città e svolto si al ristorante "Alli due buoi rossi", il Rosa, ben conosciuto in città per i cinque anni di insegnamento e per i frequenti ritorni, fosse seduto alla destra di Marconi(39).
In occasione della consegna del premio Nobel, Marconi pronunciò il giorno 11 dicembre 1909 presso la Reale Accademia di Scienze di Stoccolma un discorso, durante il quale nel ripercorrere la propria carriera di chiarò: "In sketching the history of my association with Radio Telegraphy, I might mention that I never studied Physics or electrotechnics in the regular manner, although as a boy I was deeply interested in those subjects.
I did however attend one course of lectures on Physics under the late(40) Professor Rosa at Livorno.. "(41).

Osservazioni conclusive

Gli elementi e le considerazioni sin qui presentati, consentono di offrire una risposta al quesito sui motivi per i quali tra i due uomini, uno di diciassette anni, l'altro di quarantatré, sia nata l'intensa anche se breve collaborazione che si è descritta.
Probabilmente Marconi trovò in Rosa la risposta ad alcune sue necessità primarie, prima delle quali era quella di apprendere le cose che lo interessavano, senza appesantire la mente e l'attenzione con nozioni di altro genere.
Rosa poteva offrire nel settore della fisica in generale e della elettrotecnica in particolare, una spiegazione non cattedratica ma corretta dei fenomeni, la pratica di un laboratorio e, nella soffitta della casa livornese, una sufficiente dotazione di mezzi sperimentali.
La completa e disinteressata disponibilità umana del Rosa, messa in evidenza da quanti lo conobbero, forse aiutò l'introverso Guglielmo ad aprirsi ed a trovare una corrispondenza di stima e di affetti che sin qui aveva avuto solo con sua madre.
Non si dimentichi infine che Marconi aveva diciassette anni, e quindi conservava dell'adolescente la stima e l'affetto per un Maestro finalmente trovato, mentre maturava in lui la determinazione di una età più adulta.

Si ringraziano in modo particolare il sac. Don Silvio Cometto, parroco della Madonna del Pilone, in Torino, il sac. Don Fulvio Dettoma, parroco di Candelo, il prof F. Innocenti, preside del Liceo Classico Niccolini di Livorno, che ha fornito le illustrazioni, la dott. P. Bellardone della Biblioteca civica di Biella, i funzionari di vari municipi, scuole e archivi dei giornali interpellati, per la preziosa collaborazione fornita.
Si desidera infine ringraziare in maniera particolare la Sig.ra Lucia Bailo dell'IEN che ha raccolto alcune delle notizie di carattere biografico esposte nei punti 3 e 4.

Note

(1) Un archivio bibliografico su Marconi e le telecomunicazioni esiste presso la rete Internet a cura della Fondazione Marconi: http://www.fgm.it
(2) Si veda a questo proposito la prima ed ultima parte di (9).
(3) Per restare in Italia, si può pensare a figure come Righi o, in tempi più recen ti, Perucca.
(4) Notizie dedotte dai registri della segreteria del Liceo Ginnasio Statale "Giovanni Piana" di Alessandria, dai quali si deduce anche che il Rosa era in servizio, percependo lo stipendio nel gennaio 1900.
(5) Atti di matrimonio, Parrocchia del Candelo, San Lorenzo dall'anno 1879 all'anno 1884, Atto N. 2 del 1884.
(6) Parrocchia di San Lorenzo, Comune di Candelo, Registro degli Atti di Battesimo, N. 51 per Agostino Rosa e N. 52 per Massimino Rosa.
(7) Comune di Candelo, Registro degli Atti di Morte dell'anno 1908, N. progressivo 43.
(8) Di Benedetto G.: Marconi ad Oropa. Bollettino dell'istituto Storico e di cultura dell' Arma del Genio,vol 22, fasc. 54, p.148-151, 1956.
(9) Tabarroni G.: Formazione e personalità di Marconi. p.3-22 in [10].
(10) Tabarroni G.: Marconi e la fisica. Giornale di Fisica, vol. XXXV, N.1-2, p.59-67, 1994.
(11) "Il maestro di Marconi" in una nota "Esperienza di Marconi a Monte Mario". Corriere della Sera, 9 maggio 1903.
(12) Di Benedetto G.: Vincenzo Rosa, primo maestro di Guglielmo Marconi. Informazioni Culturali, vol. 12. fasc. 1-2. 1959.
(13) Tabarroni G.: L'opera di Vincenzo Rosa tra Calzecchi e Marconi. La conquista della telegrafia senza fili. Nuova Alfa Editoriale, Bologna, 1987.
(14) Gualandi L.: Vincenzo Rosa. Elettronica flash p. 57-60, ottobre 1994.(l5)A pag. 26 di [11].
(16) La citazione a pag. l7 di [12].
(17) Citazione da pag. 19 di [11]; vedi anche Degna Marconi: Marconi, mio padre, p. 75-127 di [14]. la citaz. è a p. 96 [13].
(18) A pag. l3S di [13].
(19) Si veda [15].
(20) Citazione a p. 17 di [5].
(21) Masini G.: "L'uomo che cambiò il mondo",p. 151-194,in[10],citazione a p. [6].
(22) L'insegnamento universitario di Ingegneria a Torino era impartito presso la Regia Scuola di Applicazione. fondata nell 1859 (che preparava. oggi diremmo, ingegneri civile ed architetti) e presso il Regio Museo Industriale, fondato nel 1862, (per ingegneri industriali e, dall 1886, elettrotecnici). Le due istituzioni torinesi confluirono nel 1903, per formare l'attuale Politecnico.
(23) Durante lo scorso conflitto mondiale, la sede del Politecnico fu colpita da un bombardamento a cui seguì un incendio; andarono così perduti gli archivi.
(24) Elenco Ufficiale degli Espositori Premiati, Divisione III - Produzioni Scientifiche e Letterarie, Sezione X, Classe I - Astronomia, Fisica Terrestre e Meteorologia, a pag. 391 di [16].
(25) Da pag. 28 a pag. 43 di [17].
(26) Citazione a p, 9 di [17].
(27) Sig.na Barbara Valotti, Fondazione Marconi, comunicazione personale.
(28) Di Benedetto G.: Marconi ad Oropa. Bollettino dell'Istituto Storico e di Cultura dell'Arma del Genio, Anno XXII, aprile-giugno, p. 148-151, 1956.
(29) Rizzi P: La radiotelegrafia ad Oropa, Rivisto biellese, vol. 1, p. 117-119, 1921.
(30) Chiodi C.: Guglielmo Marconi ad Oropa e le mirabili conseguenze di una ispirazione. Illustrazione biellese, vol. 7, fasc. 7-8, p. 13-16, 1937.
(31) Caselli G.: Oropo e Guglielmo Marconi. il Biellese e le sue massime glorie, Biella, Bertini, p. 587-610, 1938.
(32) Un interessante panorama dei rivelatori usati nei primordi delle radiocomunicazioni, dalle rane al diodo di Fleming, è comparso nel 1980 [18].
(33) Il Regio Liceo Classico "Giovanni Plana" di Alessandria: Annuario Scolastico, Serie III, n. 1(1923-1924), Industria Grafica C. Ferrari & C. , Alessandria, 1924.
(34) Da una conversazione di L. Solari con Marconi, p. 5 di [19] ep.l9 di [20].
(35) A p.17 di [21].
(36) A p. 609, L'Energia Elettrica, Milano, 1897.
(37) A p. l9 di [17].
(38) Il maestro di Marconi. Corriere della Sera, 9 maggio 1903.
(39) Commemorazione dell'evento, effettuata da S. Leschiutta in una riunione del Rotary Club di Alessandria; 21 ottobre 1974.
(40) IL prof. Rosa era mancato nell'anno precedente.
(41) A p. 2 di "Lecture delivered of the Royal Academy of Science on the occasion of the award of the Nobel Prize for Physics", che riporta in versione anastatica e con le correzioni ed aggiunte a mano, il discorso pronunciato a Stoccolma [9]. Il fascicolo è stato ristampato nel 1994 a cura della Fondazione Marconi. Il testo della conferenza si trova pure, nella stessa traduzione in italiano, alle pp. 165-195 di [14] e pp. 347-383 di [21].

Bibliografia

[1] Di Benedetto G. (a cura di) - Bibliografia Marconiana. Giunti - Barbera. Firenze 1974.
[2] Masini G: Guglielmo Marconi. Utet, Torino 1975.
[3] Ridela F: Guglielmo Marconi e il suo maestro... Vincenzo Rose. S.E.I., Torino 1941.
[4] Caselli G: Il Biellese e le sue massime glorie. Bertini, Biella 1938.
[5] Solari L: Marconi. Mondadori, Milano 1940.
[6] Autore Collettivo: Sapere - a.III, vol. IV , n. 64, Hoepli, Milano 1937.
[7] Savorgnan di Brazzà F: Da Leonardo a Marconi. Hoepli, Milano 1941.
[8] Pugno GM: Storie del Politecnico di Milano. Politecnico, Milano 1959.
[9] Marconi G: Marconis Nobelpris-Foredrog. Royal Academy of Sciences, Stockholm 1909.
[10] Autore Collettivo (Tabarroni, De Benedetti, Masini): Marconi cento anni dalle nascita. ERI, Torino 1974.
[11] Jolly WP: Guglielmo Marconi. Mursia, Milano 1974.
[12] La Stella M: Guglielmo Marconi, Aurora, Milano 1937.
[13] Marconi Paresce D: Marconi mio padre. Frassinelli, Torino 1993.
[14] Bucciante G. (a cura di): Marconi. Dedalo-Lloyd Triestine, Roma 1963.
[15] Pession G: Marconi. Utet, Torino 1941.
[16] Autore Collettivo: Tornino e la Esposizione Italiana. Roux & Favale - Fratelli Trevi, Torino-Milano 1884.
[17] Ravalico DE: Marconi giovane. La Scuola, Brescia 1966.
[18] Philips WJ: Early radio wava detectors. Peter Peregrinus - IEE, London 1980.
[19] Solari L: Marconi: la radio in pace e in guerra. Mondadori, Milano 1949.
[20] Solari L: Sui mari e sui continenti con le onde elettriche. Fratelli Bocca, Milano 1942.
[21] Marconi G: Scritti di Guglielmo Marconi. Reale Accademia d'Italia, Roma 1941.

Tratto dalla rivista "Radio Kit Elettronica" N 9, settembre 1999, pp. 57-63.


Firenze: Il grande spazio rettangolare di piazza Santa Croce, nato davanti alla Basilica francescana, è frutto di un intervento urbanistico del Due-Trecento e rivela ancora oggi l'origine medievale in molti degli edifici che sorgono lungo il suo perimetro.
Sulla destra la stele posta in occasione del centenario dell'invezione della radio dentro la basilica.

A GUGLIELMO MARCONI
INVENTORE DELLA RADIO
L'OPERA DI SANTA CROCE
NEL PRIMO CENTENARIO
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