Bologna,
26 giugno 2000
MARCONI
E LO STRAVOLGIMENTO DELLA VERITÀ STORICA SULLA SUA OPERA
Sento
il dovere di manifestare il penoso stupore e lindignazione provata
nel leggere sullultima edizione del Dizionario Enciclopedico 2000,
edito dalla Casa Editrice Zanichelli, le note sul profilo scientifico
dellopera di Guglielmo Marconi.
Non è questa la sede per compiere il necessario esame storico critico dellopera di Marconi (che è stata ricca e feconda per tutto il corso della sua vita) ma , da quello che si è costretti a leggere, pare che ce ne sia davvero bisogno.
Quella
di Popov inventore della radio è una fola che, in auge nella
Russia staliniana , ha avuto vasta eco sulla stampa italiana di stretta
osservanza e ortodossia sovietica. Ma anche dopo la caduta del Muro,
lUniversità di Leningrado (pardòn di San Pietroburgo)
continua a celebrarlo come un eroeNazionale.
Gli inglesi non sono mai stati molto indulgenti con gli italiani, accusati, a torto o a ragione, di essere spesso più furbi che geniali ma, se si può concedere credito alla Enciclopedia Britannica, Popov, pur essendo uno studioso e un ricercatore di tutto rispetto, non era riuscito suo malgrado a scoprire la strategia vincente. Fu infatti il folgorante e rapido successo ottenuto da Marconi (dopo il brevetto del 2 giugno 1896) ad indurre negli anni successivi Popov ai suoi primi veri e propri tentativi di telegrafia senza fili, sfruttando naturalmente come dovettero fare gli altri, le scoperte scientifiche e gli apparecchi messi a punto da Marconi in quel sistema ingegneristico , chiamato appunto MARCONIS WIRELESS o SISTEMA MARCONI.
Non pochi sanno che lEnciclopedia Treccani alla voce Marconi, informa che la priorità delle Sue scoperte è provata : "dallunanime ed esplicito riconoscimento di quelli che sono spesso citati come Suoi precursori: Sir Oliver Lodge e Sir William Preece in Inghilterra, Adolph Slaby in Germania, Edouard Branly in Francia e Aleksandr Popov in Russia".
Ma i pregiudizi sono duri a morire. Tutti gli scienziati fanno tesoro dei contributi di coloro che li hanno preceduti. Lorgoglioso Newton diceva di sé "sono salito sulle spalle di giganti". Anche altri uomini illustri, parlando di sé, hanno usato con modestia lantico motto "siamo nani sulle spalle di giganti". Ma nellEnciclopedia Zanichelli, Marconi non ha le dimensioni del nano ma della pulce; della pulce che succhia il sangue dei giganti: Ed i giganti, si badi bene, non sono Maxwell e Hertz, ma Popov e Branly. Tutto ciò suona davvero come una beffa, perché se non ci fosse stata lopera di Marconi, il ricordo di molti altri scienziati sarebbe caduto nelloblio da tempo.
Nellanno duemila , in cui si propone, a livello mondiale, Bologna come città della cultura, una istituzione bolognese di solide tradizioni culturali (lEditrice Zanichelli) mette alla gogna lunico nostro concittadino di questo secolo, che goda giustamente di fama ubiquitaria. Anche a voler considerare un solo aspetto della sua opera, quanti hanno avuto salva la vitagrazie ai segnali di soccorso lanciati dai marconisti, sui mari di tutto il mondo?.
Lo stravolgimento della verità sullOpera di Marconi non è solo disinformazione e travisamento ma un autentico sfregio alluomo che incarna a buon diritto uno dei simboli luminosi del nostro tempo, un uomo che ha aperto genialmente la strada ad una delle più grandi rivoluzioni scientifiche (e culturali) del secolo.
Marconi ha trovato ascolto e gloria in terra straniera e Bologna non sembra avere debiti di gratitudine. Quando si potrà sperare dalle nostre Istituzioni una doverosa inversione di tendenza?.
Lodovico Gualandi
LODOVICO GUALANDI,
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