INTERVISTA A LODOVICO GUALANDI
In questo numero di RapportoRadio, Lodovico Gualandi storico bolognese marconiano, ci ha rilasciato questa intervista, che dovrebbe fare un pò più di luce su alcuni aspetti della situazione marconiana. Come molti sapranno, Guglielmo Marconi, a distanza quasi di 70 anni dalla sua scomparsa, viene ancora oggi a stare al centro di polemiche e di maltrattamenti su fatti e documenti sui quali si discute senza arrivare ancora ad una conclusione chiara, che speriamo possa finalmente dare allo scienziato italiano la giusta gloria, come recentemente è stata finalmente concessa al grande Meuci, inventore del telefono. Lodovico Gualandi, radioamatore, ha dedicato quasi tutte le sue energie al combattimento culturale ancora in corso. Lui nonostante gli anni avanti, ha ancora in corpo l'energia di un ragazzino, e sfrutta questa non sottraendosi a nessun confronto su Marconi, con la speranza che si possa arrivare alla giusta vittoria storico-culturale sul bolognese che dalla sua villa Griffone a Pontecchio BO, ha cambiato la vita dell'umanità. Eccoci alle domande: D: Innanzitutto per i nostri lettori che non ti conoscono, vuoi presentarci Lodovico Gualandi? R: Sono nato a Bologna il 27 settembre 1926. nel 1943 venni assunto all'EIAR in qualità di allievo operatore tecnico. Nel 1944 ero secondo operatore e dopo alcuni anni divenni primo operatore. Ho mantenuto questa qualifica fino al 1977, quando, dopo 35 anni di servizio, optai per la mia "libertà". Desideravo occuparmi di interessi a cui avevo sempre dovuto rinunciare, specialmente negli ultimi anni quando, per assicurare la manutenzione dei trasmettitori Radio e TV, non ancora dotati di apparecchi di riserva, dovevo risultare reperibile giorno e notte. I trasmettitori erano dislocati dai confini con la Liguria a quelli con le Marche. Dal 1976 al 1985 ho partecipato come "marconista" volontario a nove spedizioni alpinistiche extraeuropee. D: Quali lavori nella tua grande attività di storico hai realizzato? R: Ho scritto un libro tuttora inedito: Marconi: IL Genio Non Voluto. Non l'ho pubblicato perché ho capito che in Italia avrei sicuramente incontrato troppi ostacoli alla sua distribuzione. Penso che mi converrà pubblicarlo in lingua inglese. D: Quali operazioni culturali hai in preventivo per il futuro? R: Ho da tempo l'idea di pubblicare una analisi critica dei testi più accreditati sull'opera di Marconi, testi ritenuti validi da molti fisici per l'autorevolezza di chi li ha scritti, ma fuorvianti per quanto riguarda la verità storica sull'invenzione della radio. D: Tuffiamoci ora nel tema specifico: Sappiamo che gli esperimenti sulla propagazione delle onde elettromagnetiche nello spazio, che Guglielmo Marconi effettuò tra il 1894 e il 1895 a Pontecchio, erano mal visti dalle istituzioni della fisica di quel periodo, per la loro scarsa attendibilità scientifica: Vorremmo sapere se ciò innanzitutto è vero, e se è così, a che cosa attribuire la riuscita degli esperimenti:
R: La possibilità di impiegare le onde elettriche scoperte da Hertz, per tentare di comunicare a distanza, era ritenuta una utopia perché le teorie scientifiche dominanti negavano questa possibilità, e il fatto che gli strumenti conosciuti non permettessero di registrare un messaggio Morse a soli cento metri di distanza convalidavano questa ipotesi.
D: Perché Marconi andò a Newfoundaland dove faceva capo il cavo sottomarino che collegava gli Stati Uniti con l'Inghilterra?
R: Marconi aveva dimostrato di comprendere che il rapido sviluppo della radiotelegrafia era strettamente legato alla dimostrazione che si poteva fare concorrenza ai costosissimi e vulnerabilissimi cavi sottomarini. Fino a quel momento la comunità scientifica lo aveva talmente screditato da compromettere la sua opera, perché allora egli avrebbe dovuto scomodare questi signori? D: Chi poté testimoniare che il segnale attraverso l'Atlantico sia stato realmente ricevuto nel dicembre 1901? R: Lo testimoniò MARCONI e, fino a prova contraria, Marconi non ha mai ingannato nessuno, anche se furono in molti, troppi ad ingannarlo. D: Non ritieni che dichiarare al Mondo di aver ricevuto questo segnale attraverso l'Atlantico, possa essere stato un grande Bluff da parte di Marconi in fin dei conti Marconi con questa dichiarazione non aveva nulla da perdere anzi? R: Se Marconi avesse mentito, l'inganno avrebbe avuto vita breve e forse nessuno avrebbe più avuto il coraggio di investire del denaro in imprese del genere. La radio avrebbe così potuto morire ancora in fasce. D: Sei d'accordo che Marconi con questo esperimento andò all''avventura e se collegamento ci fu? Ne lo stesso Marconi ne i suoi contemporanei avrebbero potuto dare spiegazione scientifica perché ciò fosse stato possibile. R: La prova che Marconi aveva realmente ricevuto quei segnali oltre Atlantico la fornì lui stesso, solo alcuni mesi più tardi, quando coprì la stessa distanza sotto il controllo dei comandanti delle navi.
D: Eccettuato i numerosi Honoris Causa ottenuti da Marconi durante il periodo del fascismo ti risulta che Marconi avesse titoli Accademici? R: Nel 1895 Marconi non aveva nessun titolo accademico, anche Einstein, quando fece le sue prime scoperte scientifiche, era considerato un dilettante. Nel 1904 Marconi ricevette la laurea honoris causa di ingegnere, dalla Regia Scuola di Applicazione per Ingegneri di Bologna e venne nominato Accademico Corrispondente, come era Augusto Righi: era quindi un suo Collega. D: mentre tutti gli Scienziati fuggivano dai Regimi totalitari perché Marconi diede la sua disponibilità affinché fosse eletto membro del Gran Consiglio del Fascismo? R: Marconi si trovò a fare parte del Gran Consiglio del Fascismo, automaticamente, essendo presidente dell'Accademia d'Italia.
D: Sei al corrente che neppure la Grande Enciclopedia Britannica riconosce a Marconi la paternità dell'invenzione della Radio, ma gli riconosce R: Ne sono perfettamente al corrente da quando la letteratura russa ha citato questa frase a sostegno di Popov. I russi non sono mica degli sprovveduti e sarebbe veramente ingenuo pensare che possano essere loro a confutare l'enciclopedia britannica o il dizionario enciclopedico Zanichelli che afferma da oltre dieci anni che Marconi, nei suoi primi esperimenti, utilizzò gli apparecchi messi a punto dal russo Popov. D: E' vero che Marconi sapeva benissimo che l'Inghilterra aveva il Radar, ma la sua patria natia entrò in guerra essendone sprovvista? R: Il Radar, il Vero Radar, è stato elaborato in Inghilterra da Watson Watt, nel 1935.
D: Secondo tequali esperimenti ha portato a termine Marconi sul suo Panfilo ribattezzato Elettra, e se ci sono degli ulteriori brevetti a suo nome dopo il 1919 R: Gli esperimenti condotti sull'Elettra furono fondamentali per lo sviluppo delle onde corte perché nessuno credeva che fossero possibili e le prove fornite dai dilettanti non erano servite un gran che, perché considerate dalla scienza insufficienti per garantire dei ragionevoli risultati. Si deve proprio convenire che a Marconi le eccellenti intuizioni non facevano difetto se, solo a Lui, queste timide prove non sfuggirono alla sua attenzione e con le esperienze sulla nave elettra seppe in breve indicare quali dovevano essere le lunghezze d'onda da impiegare per ottenere collegamenti sicuri durante qualsiasi ora del giorno e della notte.
D: Tu credi che la vita di Marconi sia stata un'esempio di rettitudine? Se si' perché i Dotti Professori della sua città Bologna, tutti i circoli didattici in 100 anni di Storia della Radio non hanno ritenuto opportuno intitolare allo stesso una scuola Elementare, un Liceo ect? R: Può darsi che la vita famigliare di Guglielmo Marconi, per alcuni ben pensanti, non sia proprio un'esempio di rettitudine ma non si dovrebbe dimenticare che, per il regalo che Egli ha fatto all'umanità, e per le angherie da cui doveva difendersi, gli deve essere rimasto ben poco tempo da dedicare agli affetti famigliari.
D: Tu non credi di difendere una persona che in Vita ha pensato esclusivamente a curare i propri interessi e quelli della sua società la Marconi Company SPA? R: Io mi chiedo qual'è quella persona che può ancora credere che senza fondare una Società in grado di costruire apparecchi radio da equipaggiare sulle navi, si sarebbero potute sviluppare le radiocomunicazioni, con tutte le conseguenti ulteriori scoperte scientifiche che si sono potute fare in altri versanti della scienza. D: Quale è la verità sullo smantellamento dell'Elettra? R: La verità è che rimarrà sempre una "vergogna italiana". D: Come mai il panfilo si è lasciato marcire per tanto tempo, prima di intervenire concretamente? R: Perché da quando il maresciallo Tito, riconoscendo il valore storico del relitto, ci permise di andarlo a recuperare. IL Ministero delle Poste italiane che ne era proprietario, promise che l'avrebbe restaurato e fatto diventare un "museo galleggiante".
D: In alcune biografie, viene riportato che Marconi fu allievo di Righi e seguì esperimenti R: Marconi non è mai stato allievo di Righi, non ha mai fatto esperienze nel laboratorio di fisica dell'università e nemmeno mai parlato con Righi di onde elettriche o dei suoi esperimenti di telegrafia senza fili. Righi non ha mai saputo cosa Marconi avesse realmente inventato e scoperto a villa Griffone, altrimenti nel libro che pubblicò nel 1903 lo avrebbe detto. Quel libro fece una impressione penosa a molte persone: non lo dice Lodovico Gualandi, lo scrisse l'Accademico Pontificio Giovanni. D: Di tutta la storia della radio manca infatti il primo capitolo: un capitolo che gli ambienti scientifici ufficiali si rifiutano ostinatamente di riesaminare: quali interessi muoverebbero questi ambienti contro il riesame dei documenti? R: Finora nessuno storico italiano, inglese o americano è riuscito a colmare questa lacuna. Chiunque può rendersene conto consultando il libri di storia della scienza e della tecnica: Se qualcuno è in grado di trovare un testo che riempie questo vuoto, gli sarei molto grato se me lo segnalasse, perché il mio lavoro diventerebbe inutile o potrebbe risultare addirittura un plagio. D: Nel 1893, un sacerdote originario di Rio Grande do Sul, ROBERTO LANDELL DE MOURA (Porto Alegre 1861 - San Paolo 1928), innanzitutto intuisce la Radio, quindi realizza una vera e propria trasmissione, la prima di cui si abbia notizia: non ritieni che se questo sacerdote avesse avuto a suo fianco strutture politiche ed economiche più solide, avrebbe in qualche modo potuto scavalcare Marconi? R: Le storie di presunti ricercatori che avrebbero preceduto Marconi, sono infinite, purtroppo non se ne trova soltanto una attendibile. La maggioranza di queste storie rivelano sistemi che sfruttavano l'induzione elettrostatica o quella elettrodinamica di bassa frequenza: nulla a che vedere con la radiazione vera e propria del Sistema Marconi: nulla a che vedere con la Radiotelegrafia. Chi ritiene che qualche ricercatore abbia preceduto Marconi non si è sufficientemente documentato e dimostra per lo meno di non sapere che la radiotelegrafia, specialmente dopo il brevetto di Marconi, l'avevano tentata gli ingegneri delle marine militari più avanzate del mondo in campo elettrico, senza tuttavia riuscirvi. A non voler riconoscere che Marconi era un Genio, si finisce con l'evidenziare le manchevolezze degli illustri fisici che non compresero la sua opera. D: Nel 1995, la Russia ha celebrato il centenario dell'invenzione della radio... ma, in accordo con le dichiarazioni espresse a suo tempo dalle autorità del passato regime sovietico, i russi sono ancora convinti che la radio l'abbia inventata Aleksander Stepanovic Popov: come mai i sovietici sono così tenaci nel sostenere questa loro verità? R: Per quanto riguarda la Russia mi sembra di aver già detto che i russi non sono degli sprovveduti, e finché possono citare le nostre enciclopedie, compresa la Britannica, e leggono nei nostri testi quello che noi affermiamo del loro scienziato, non temono di essere smentiti da nessuna fonte ufficiale. D: Come mai Marconi ha avuto e ancor oggi ha tantissimi nemici? R: Perché, per non ferire l'orgoglio delle autorità italiane ha preferito subire le angherie in silenzio, sperando forse che prima o poi, la verità sul suo contributo scientifico avrebbe visto la luce. D: Come mai i governi italiani, hanno sempre maltrattato il grande scienziato? R: Perché la corretta informazione sull'opera di Marconi non dipende dal colore di un Governo ma dalla serietà e consapevolezza degli ambienti accademici a cui i governanti, immancabilmente, si rivolgono, perché pagati dallo Stato per fornire queste informazioni. D: Come mai nel 1995, in Italia non si è dato il giusto risalto al centenario della scoperta di Marconi? R: Se si pensa che nel 1994 la nostra Zecca, su consulenza della Fondazione Marconi di Bologna, ha stampato centinaia di migliaia di francobolli in onore a Popov, con un anno di anticipo sul francobollo dedicato a Marconi, ignorando che, per i russi, Popov la radio l'avrebbe inventata un anno prima di Marconi, non credo che occorra molto acume per rendersene conto.
D: Come mai il 25 aprile si preferisce festeggiare la liberazione che è una festa nazionale, mentre si potrebbe in questa data festeggiare la nascita di Guglielmo Marconi, che riscuoterebbe un significato più internazionale? R: Penso che sarebbe un errore toccare il 25 aprile, si potrebbero innescare delle polemiche non favorevoli a Marconi e alla conoscenza della verità storica sulla sua opera.
D: Come sono state secondo il tuo giudizio in Italia le celebrazioni del centenario della prima trasmissione transoceanica, effettuate dal Marconi nel 1901? R: C'era da prevederlo, il solito ossequio formale alla grandezza di Marconi, anche da parte del Capo dello Stato, ma per quanto riguarda la tutela della verità sulla sua opera, orecchi da mercante anche nelle alte sfere dei Ministeri. D: La radio ben presto divenne strumento di propaganda, come vedeva questo utilizzo Marconi? R: Marconi vedeva l'utilizzo della radio soprattutto per salvare e soccorrere le vite nelle tragedie del mare. Non vi è dubbio che fosse perfettamente consapevole che gli armatori avrebbero ostacolato le spese per l'acquisto degli impianti. L'utilizzo concreto della radio divenne infatti obbligatorio solo dopo l'affondamento del TITANIC.
D: Che rapporto aveva Marconi con i radioamatori dei suoi tempi? R: Stimava soprattutto i radioamatori americani per la costruzione dei loro magnifici apparecchi che, negli anni trenta, nessuno lo può negare, facevano sognare anche i radioamatori italiani che, nella clandestinità, cercavano di imitarli. D: TUTTI CONOSCIAMO MARCONI COME SCIENZIATO,CI RACCONTI MARCONI COME UOMO? R: Io ho studiato Marconi sotto il profilo scientifico e tecnico. Il resto lo considero di secondo ordine e lo lascio a coloro che non sanno apprezzarne il lato scientifico. Ma mi ribello di fronte alle accuse infamanti di antisemitismo rivolte a Marconi, come quelle apparse sul quotidiano "La Repubblica", del 18 marzo 2002. Accuse che se si dimostreranno false non faranno un buon servizio neppure agli ebrei che le credono vere. D: SECONDO TE COME AVREBBE VISTO MARCONI L‘ INVENZIONE DI INTERNET? VISTO CHE FORSE E IL CANALE MEDIATICO CHE SI AVVICINA PIU ALLA RADIO, PERCHÉ A DIFFERENZA DELLA TV O DEI TELEFONINI C'E' INTERAZIONE DI MASSA? R: Non saprei rispondere a questa domanda, so solo che in tre anni di ricerca non ho trovato un solo sito WEB che su Marconi la racconti giusta. D: Per concludere: qual'è il tuo messaggio per tutti gli scettici verso Guglielmo Marconi? R: Mi piacerebbe sapere a quante persone potrebbe interessare la soluzione di questo annoso problema: credo a pochissime, che ringrazierei comunque ugualmente perché, consapevole che sono sempre state poche persone a permettere il progresso in molti campi della conoscenza: le moltitudini spesso sanno fare bene cose non sempre lodevoli e degne di rispetto. Qui si conclude la nostra intervista, ti ringraziamo della tua disponibilità e speriamo che con queste tue risposte, si possa avere adesso le idee un pò più chiare verso il grande Guglielmo Marconi. Intervista tratta da: |