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Ghirelli: «La radio, voce di Bologna rinata»



Antonio Ghirelli, ex direttore del Tg2 e capo ufficio stampa del Quirinale con Pertini, era il responsabile di Radio Bologna Libera, l'emittente della Quinta armata americana che da Piazza San Martino annunciò ai bolognesi la liberazione dalle truppe tedesche nell'aprile del'45. «Ricordo la straordinaria allegria per le strade e una partita di calcio allo Sterlino con la gente che gridava: arbitro fascista».
di Andrea Fontana


La voce di Bologna che esce dalla guerra e dal ventennio fascista ha l'accento napoletano. Quello di Antonio Ghirelli, responsabile di Radio Bologna libera, l'emittente radiofonica che nasce in città all'indomani della cacciata delle truppe tedesche e inizia subito a trasmettere: «Proclamavamo la democrazia e davamo l'annuncio della grande libertà» rammenta Ghirelli che a 83 anni conserva un entusiasmo contagioso nel ricordare quei giorni di aprile del '45.

La liberazione vissuta passo passo con l'avanzata degli angloamericani dal sud al nord della penisola italiana. Dalla Campania a Firenze, poi Bologna, per due mesi, fino al termine della guerra: sempre al microfono della radio della Quinta armata americana sotto il controllo del Pwb, l'organo delle Forze alleate che si occupava dell'informazione e della propaganda. «All'inizio stavo a Napoli, ma poi io e Tommaso Giglio (poi direttore dell'Europeo ndr) decidemmo di seguire l'avanzata degli americani e ci stabilimmo ad Altopascio in Toscana in una fattoria. Avevamo due camion, uno per ricevere e l'altro per trasmettere: praticamente un'unità mobile». La caduta della linea gotica apre la strada verso il nord e alla notizia che Bologna sta per essere presa la stazione radio viene smontata.

«Siamo entrati a Bologna sui camion militari e siamo andati in piazza San Martino: lì avevamo la radio e nel palazzo di fronte ho preso una camera ammobiliata con mia moglie» spiega il giornalista che iniziava allora una carriera che lo avrebbe portato alla direzione di Tuttosport e del Tg2 nonchè a capo dell'ufficio stampa del Quirinale sotto la presidenza di Sandro Pertini. Bologna era già in festa. «Ricordo la straordinaria allegria della gente che si riversava in strada e che ci accolse benissimo: fu addirittura organizzata una partita di calcio con quelli che si trovavano in giro. Si tenne allo stadio Sterlino e lo scherzo della gente che stava intorno era gridare: Arbitro fascista». Ride di gusto Ghirelli e poi si lancia nel fiero racconto della sua radio: l'emittente che doveva informare Bologna sulle ultime della guerra, ma anche far respirare alla popolazione la ritrovata libertà.

«Eravamo quindici persone, tra personale tecnico e annunciatori, trasmettevamo i notiziari, ma anche programmi di intrattenimento: una sorta di sceneggiati che raccontavano la vita di Garibaldi e di Jefferson. Mia moglie conduceva anche una rubrica quotidiana intitolata "Buongiorno"». Lucrezio, questo lo pseudonimo con cui Ghirelli firmava i suoi commenti, sottolinea lo straordinario clima con cui lavorava quella redazione: «Ci chiamavamo Radio Bologna Libera ed era, ci tengo molto a dirlo, veramente libera: nonostante fosse la radio della Quinta armata e dipendeva direttamente dai militari non ho mai avuto un richiamo o una censura dal capo della stazione radiofonica, Harry D.Fornari, un ebreo romano. Eppure io e Tommaso Giglio eravamo dichiaratamente comunisti, avevamo pure la tessera e tutti lo sapevano: ma non ci fu alcuna censura». Fu Enzo Biagi nell'aprile del 1945 annunciare da Radio Bologna Libera la cacciata dei nazisti da Bologna.

Articolo tratto da:
La Stefani
Settimanale bolognese di inchiesta e servizi
numero 15 - mercoledì 20 aprile 2005.


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