LA LUNGA ATTESA

Ora, il primo passo per poter diventare radioamatore è fatto.

Occorre nuovamente mettersi in paziente attesa delle... notizie che la posta recapiterà; fidando che l'esito dell'esame sia stato positivo (in ogni caso, arriva comunicazione del risultato), si entrerà così in possesso della patente di radiooperatore.

Si apre allora una nuova fase burocratica, consistente nell'inviare, al Ministero competente, la domanda di rilascio della licenza di radioamatore: le necessarie istruzioni ed indicazioni sono comunque allegate alla patente.

Stavolta, l'attesa sarà molto più lunga; complessivamente, l'operazione comporta diversi mesi (se tutto va bene !), mesi durante i quali occorre pazientemente resistere alle tentazioni di fare una qualsiasi attività via radio, ma che potranno essere positivamente sfruttati per cominciare ad esaminare le problematiche relative al prossimo... lieto evento: situazione logistica personale, prime informazioni sulle apparecchiature ed antenne disponibili sul mercato, «ham spirit» e norme elementari di comportamento; insomma, un po' di gavetta preliminare, passiva ma utile !

NORME DI COMPORTAMENTO

È così arrivato il momento di analizzare e dare un significato concreto a quel termine poc'anzi introdotto come «ham spirit», tenendo conto che ham ha in gergo lo stesso significato di radioamatore, e che quindi ham spirit sta a significare più o meno spirito radiantistico (anche se in modo più specifico ed incisivo).

Indipendentemente da aspetti tecnici, lo ham spirit deve essere presente, nel comportamento del radioamatore, ancor prima delle norme contenute nel regolamento nazionale ed internazionale che ne disciplinano il traffico e l'attività, deve cioè rappresentare effettivamente quella che possiamo definire la buona educazione radiantistica.

È allora questa buona educazione che deve far ascoltare qualche minuto, o quanto meno qualche decina di secondi, sulla frequenza prescelta prima di iniziare a trasmettere, in modo da assicurarsi che non sia in corso un altro collegamento sulla stessa frequenza.

È la stessa educazione che deve suggerire di effettuare le lunghe e laboriose operazioni di accordo su un carico fittizio (e non in antenna) per non disturbare, nascondendosi dietro l'anonimato, altri QSO.

È ancora questa educazione che fa compilare la cartolina di conferma, ovvero QSL, per spedirla a chi si è collegato per la prima volta.

È sempre la stessa educazione che non deve consentire i passaggi diretti fra corrispondenti, senza né lasciare un attimo di sosta né dichiarare il proprio nominativo, specialmente durante le chiacchierate personali sui ponti ripetitori.

Questi sono solo alcuni esempi fra i tanti che si potrebbero riportare, abbastanza significativi però per affermare che l'ham spirit deve essere la prima regola comportamentale di un buon OM (altro termine di gergo che sostituisce la parola radioamatore, col significato che noi diamo a «vecchio mio»), comportamento che lo farà anche ben figurare (anziché mal giudicare) fra gli OM presenti ed attivi.

Va anche tenuto presente che il radioamatore, pur portato a considerarsi solo davanti alle proprie apparecchiature, non deve per questo credersi isolato e non individuabile; anzi, è proprio l'attività, cioè il QSO, a rompere questo isolamento ed a porre l'OM (almeno, potenzialmente) al cospetto di una platea numerosissima, e non costituita solamente dai suoi corrispondenti.

Norme generali di traffico

Intendendo per «traffico» le operazioni di ricetrasmissione, esso deve venire costantemente improntato, fra radioamatori (appunto perché tali), ad una forte autodisciplina. La sua origine prima si basa su quelle che furono le regole del traffico telegrafico che era (e fortunatamente è tuttora, in buona misura) piuttosto ordinato, corretto ed efficiente, oltretutto sfruttando il codice Q ed altre abbreviazioni che sono poi divenute abitudine e norma.

L'avvento del traffico in fonia, con la sua maggior libertà di espressione propria della parola, ha arricchito la comunicazione di vocaboli e termini a loro volta diventati gergo abituale.

Questo aspetto però è anche degenerato, nel senso che molte volte si ascoltano dei modi di esprimersi ed operare del tutto impropri; la continua entrata di nuove leve, con i propri contributi sia positivi che negativi, potrebbe portare ad un traffico disordinato e per nulla confacente alle regole del comportamento radiantistico, con conseguenze, oltre che di tipo morale, anche tali da rappresentare infrazioni da intervento degli organi di controllo ministeriale.

Per rinfrescare le buone norme del già citato «ham spirit», e per evitare deterioramenti in quello che deve essere il comportamento tipo di ogni radioamatore, riportiamo qui un elenco di alcune regole piuttosto ovvie, che dovrebbero diventare da subito norma comune per ogni buon OM.

1) Sono vivamente sconsigliati i discorsi inutili (e del resto, questa è una norma comune, anche se scarsamente rispettata, di tutte le forme di telecomunicazione). Oltre all'aspetto altruistico (limitare cioè l'occupazione delle nostre bande, già sovraccariche), c'è anche, diciamolo pure, un aspetto di convenienza: più i messaggi saranno brevi, chiari e concisi, meno rischieranno di essere disturbati da altri collegamenti su frequenze vicine e dall'evanescenza del nostro segnale.

2) Qualunque sia la nazionalità del corrispondente, le comunicazioni fra stazioni d'amatore devono essere effettuate in linguaggio chiaro e solamente nelle lingue: italiana, francese, inglese, spagnola, portoghese, tedesca e russa. Normalmente si adotta la lingua inglese. Comunque non bisogna mai usare dialetti o gergo locale per lo «spelling» del proprio nominativo.

3) Bisogna assicurarsi che il proprio nominativo sia stato ricevuto in modo inequivocabile dal corrispondente, e altrettanto occorre fare col suo; a tale scopo si ricorre normalmente allo «spelling», ovvero all'alfabeto fonetico normalizzato. Questo fatto è importante non solo per la completezza e regolarità del collegamento in corso, ma anche perché capita spesso che molte altre persone siano in ascolto, e quindi debbano anch'esse intendere bene per identificarvi e per decidere se chiamarvi oppure no.

4) È previsto dalla legge, ma è anche importante per il motivo di cui sopra, dichiarare esplicitamente il proprio nominativo ad ogni passaggio di microfono; è quindi da evitare l'abitudine, purtroppo diffusa, di interloquire e passarsi il microfono con dei semplici: «a te, Gianni» oppure «ti ripasso il micro Luigi», e così via.

5) Bisogna parlare in modo nitido e non troppo veloce (anche se si ha fretta: parlando troppo veloci, si perde tempo a dover ripetere più volte quello che il nostro corrispondente non ha potuto afferrare, magari per colpa di disturbi vari); articolando bene le informazioni essenziali, e ricorrendo alle tabelle di abbreviazioni internazionali (non con analogie di fantasia !), il collegamento ha tutte le probabilità di procedere spedito e soddisfacente.

Queste brevi indicazioni e questi consigli anche un po' ovvii costituiscono un pro-memoria preliminare valido un po' per tutti i radioamatori ; prima di entrare nelle modalità operative vere e proprie si può ancora aggiungere quella che una volta si suggeriva come norma fondamentale; per diventare un buon operatore sono necessarie 3 cose: ascoltare, ascoltare, ascoltare.

Il significato è abbastanza ovvio, ma ai nostri giorni è anche opportuno elencare le regole di comportamento in modo esplicito, altrimenti c'è il rischio che, ascoltando, s'impari in maniera errata!

Il «secondo operatore»

Il motivo per cui, nel paragrafo precedente, è stata fornita una prima infarinatura di norme generali, sia etiche che operative, da acquisire a scopo di generica buona educazione, non è solo quello di passarsi il tempo e sfruttare in qualche modo (utile) l'attesa di poter iniziare ad operare; c'è una, pur modesta, alternativa, che andiamo ad esaminare.

Tutta la trattazione, sin qui esposta, relativa a questo periodo di «sede vacante» (il termine forse non è del tutto appropriato !) si può concludere con una sorta di affermazione-domanda, al contempo retorica e polemica: «Allora l'aspirante radioamatore, in questo periodo di attesa e sotto l'aspetto della vera e propria attività operativa, non può fare proprio niente !».

Esatto... ma non del tutto: ricordiamo che chi non ha ancora la licenza per installare la sua personale stazione di radioamatore, è però in possesso di una patente di radiooperatore.

Questa gli consente di operare dalla stazione di un amico già in regola con tutti gli aspetti burocratici, cioè già radioamatore (naturalmente consenziente); ci sono però da rispettare ben precise norme che regolano l'attività di un «secondo operatore» (che è tale rispetto al titolare vero e proprio della licenza), regole che sono del resto molto semplici e chiare, talché è facile rispettarle rigorosamente.

Questi può operare la stazione del collega gentile solamente quando l'operatore ufficiale è presente; e, a dimostrazione di ciò, il «primo» operatore è quello che deve sempre aprire e chiudere ogni scambio di messaggi.

In tali condizioni, il nostro eventuale «licenziando» deve comportarsi con la massima correttezza e pertinenza: egli infatti sta operando la stazione ricetrasmittente di cui è responsabile un'altra persona!

Questa possibilità non sarà così gratificante, ma è già meglio che niente e, compatibilmente con la disponibilità dell'amico consenziente, consente di fare un po' di esperienza preliminare.