Guglielmo Marconi:
Quello che alcuni forse desidererebbero conoscere
Il
professor Giorgio Tabarroni dell'Universita' di Bologna, uno dei piu'
stimati e autorevoli studiosi dell'opera marconiana, in un pregevole
saggio su Marconi, scritto in occasione del centenario della sua nascita,
espresse un giudizio che non poteva prestarsi ad equivoci: "La
storia della radio e' stata scritta una infinita' di volte.
Tuttavia poche pagine della storiografia tecnico scientifica sono cosi'
poco attendibili come quelle che si riferiscono a tale argomento".
Sono passati oltre vent'anni e chi ha seguito con
un certo interesse gli eventi che hanno caratterizzato le celebrazioni
per il centenario dell'invenzione si sara' certamente accorto che la
letteratura ufficiale che ha trattato questo argomento ha fornito l'indiscutibile
prova della validita' di quell'acuta osservazione.
In altre parole, nessuno e' riuscito a dimostrare
che non fosse vera, e le versioni tuttora piu' accreditate sulla storia
delle origini della radio ricalcano le valutazioni gia' espresse nel
passato, senza incoraggiare gli studiosi a tentare di riesaminare quelle
opinioni che, non poggiando su nessun ragionevole fondamento che possa
convalidarle, vennero appunto definite dal professor Tabarroni come
inattendibili.
In altre parole si potrebbe dire pertanto che, attraverso
le fonti ufficiali, nessuno abbia finora offerto un contributo alla
conoscenza della verita' storica su quegli elementi scientifici fondamentali,
i soli in grado di documentare l'assoluta priorita' di Marconi nell'invenzione
del primo e unico valido sistema di comunicazione a onde elettromagnetiche:
la Radio.
Nel 1995 infatti anche la Russia ha celebrato il
centenario dell'invenzione della radio... ma, in accordo con le dichiarazioni
espresse a suo tempo dalle autorita' del passato regime sovietico, i
russi sono ancora convinti che la radio l'abbia inventata Aleksander
Stepanovic Popov.
Nel lontano 1962, in seguito ai continui veri e propri
attacchi da parte di coloro che accusavano Marconi di "plagio e
affarismo pragmatico": il professor Charles Susskind del Dipartimento
di Ingegneria Elettronica dell'Universita' di Berkeley, constatato che
dalle universita' italiane non si levava nessuna voce di protesta, assunse
personalmente le difese di Marconi.
Dopo il suo pregevole saggio intitolato "Popov
e gli inizi della radiotelegrafia" (riconosciuto tuttora il piu'
approfondito in materia di origini della radio), il professor Susskind
venne accusato dai russi di essere un partigiano di Marconi, egli allora
per difendersi da questa accusa rispose a quella critica e, per dimostrare
che la sua disamina rispecchiava il comportamento di uno storico imparziale
affermo' che, per simpatia: "gli sarebbe stato forse piu' naturale
essere dalla parte di quello scienziato pieno di preoccupazioni, che
lavorava con enormi difficolta' in uno scarso laboratorio di Stato russo,
piuttosto che dalla parte di un dilettante non senza impertinenza, che
e' stato sostenuto da grandiose risorse finanziarie, tendenzialmente
autoritario per natura, che doveva diventare un'importante personalita'
del partito fascista".
Noi restiamo convinti che uno studioso serio come
il Susskind per fare una affermazione di questo genere sia stato ingannato
dalla letteratura ufficiale italiana che, parlando della personalita'
di Marconi, si e' purtroppo espressa piu' di una volta in senso cosi
ingeneroso e fuorviante.
Dalle testimonianze storiche (non dai pettegolezzi)
ci risulta invece che ogni pensiero di Marconi giunto fino a noi testimonia
la sua estrema modestia e lealta' anche nei confronti dei suoi denigratori.
Egli subi' infatti molti torti ma per non ferire l'orgoglio dell'autorita'
costituita, di cui nutriva profondo rispetto e riverenza, preferi' sempre
tacere e lasciare che parlassero i fatti.
I laboratori scientifici dei suoi tempi erano dotati
di buone attrezzature e gli scienziati disponevano di assistenti qualificati:
Marconi invece aveva allestito a spese della sua famiglia un laboratorio
in una soffitta e come assistenti poteva disporre, saltuariamente perche'
impegnati in altri lavori, di un fabbro, un falegname e un colono analfabeta
ma prezioso perche' onesto e fedelissimo: Antonio Marchi.
La radio nacque a villa Griffone di Pontecchio nell'agosto
del lontano 1895: quando Marconi fece la basilare scoperta scientifica
che delle onde elettromagnetiche di determinata lunghezza e polarizzazione
del campo elettrico avrebbero potuto propagarsi a distanze insospettate.
Quando Marconi comprese che per sviluppare la sua
scoperta scientifica sarebbero occorse grandi risorse finanziarie, la
radio era pertanto gia' nata, ma si sarebbe sicuramente fermata a quel
primo stadio del suo sviluppo: uno stadio, inutile dirlo, che non avrebbe
convinto nessuno circa la sua utilita' pratica e le sue possibilita'
future.
Non si puo' pertanto continuare a rimproverare a
Marconi di aver compreso che una invenzione come la sua, per essere
sviluppata e messa al servizio dell'umanita', doveva trovare subito
una applicazione industriale.
Il danaro era necessario allora come e' necessario
oggi a quelle riviste che si sostengono con i contributi dello Stato
e che per questo sono molto attente a non infrangere le direttive impartite
da chi offre le sovvenzioni.
Coloro che invece si accorgono che certe opinioni
potrebbero essere migliorate a tutto vantaggio della conoscenza della
verita' non sembrano essere graditi, perche' costringono a rivedere
e forse a dover modificare delle opinioni che si ritengono consolidate
unicamente perche' sono state espresse da fonti considerate ufficiali
per la loro autorevolezza.
La storia sembra pertanto non aver insegnato nulla,
infatti anche se le ipotesi sulle radio e' comunicazioni espresse da
Augusto Righi nel lontano 1897 si dimostrarono errate, mentre quelle
di Marconi si dimostrarono scientificamente esatte, non importa; non
importa neppure se il premio Nobel per la Fisica lo ricevette Marconi
e non Righi: si continua ufficialmente a credere a quello che affermo'
Righi e basta.
Evidentemente qualcosa sotto questo aspetto non ha
funzionato e non funziona ancora: crediamo pertanto che sia ragionevole
cercarne la ragione e questa e' solamente possibile mediante un dialogo
aperto: se si ha veramente l'intenzione di invertire una tendenza che
non fa certo onore ai compatrioti di Marconi.
Lo scopo della scienza dovrebbe essere la scoperta
della verita': gli fa pertanto un brutto servizio chi tenta di occultarla
o peggio ancora chi tenta di mistificarla per ragioni di prestigio nazionalistico.
Bibliografia
essenziale:
- PROCEEDING OF THE IRE, 50 (1962), pp.2036 - 2047.
- BIBLIOGRAFIA MARCONIANA DEL CNR, Giunti-Barbera 1974.
- LA TELEGRAFIA SENZA FILO, Zanichelli - 1903.
Articolo
tratto da: Elettronica Flash,
Novembre 1998, pagina 55.
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