Comitato Guglielmo Marconi International
Fondato nel 1995


Comunicato Stampa

 

Il motore di ricerca Google scopre l'origine del Tricolore.

 

Fu la sollevazione di Bologna del 1794 a dar vita al Tricolore Italiano. E' quanto emerge dal testo scritto da Augusto Aglebert sessantacinque anni dopo gli eventi, e pubblicato integralmente nel sito internet del Comitato Guglielmo Marconi. Il testo è stato scoperto dal motore di ricerca Google Libri, e segue di poche settimane un altro importante ritrovamento, il volume dello storico Felice Venosta “Luigi Zamboni, primo martire della libertà italiana”, coevo dell'Aglebert, anch'egli attento a ricostruire l'importante momento storico.

Google, com'è noto, sta mettendo in rete tutti i libri storici del mondo, con lo scopo di mettere a disposizione dei ricercatori la più corposa biblioteca che si potesse immaginare.

Il libro di Venosta è stato scoperto nella biblioteca dell'Università di Harvard di Cambridge, Massachusetts, negli Stati Uniti d'America e, conoscendone il titolo esatto è stato possibile accertare che esso si trovava anche in Italia. La stessa cosa è accaduta con lo studio dell'Aglebert pubblicato in due edizioni a vent'anni l'una dall'altra.

Aglebert e Venosta riassumono i fatti appresi da testimoni diretti bolognesi esuli a Londra. Nel 1794 Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis, studenti nell'università felsinea, tentano una sommossa al fine di abbattere il potere assolutista. I due però sono catturati e imprigionati nelle carceri del “Torrone”. Zamboni sarà trovato morto nella cella dell'“Inferno”, mentre De Rolandis, orrendamente torturato dal Tribunale dell'Inquisizione, sarà avviato al capestro l'anno dopo, nel 1796, due mesi prima dell'arrivo di Napoleone.

Aglebert e Venosta svelano che la mamma e la zia dello Zamboni avevano confezionato bandiere e coccarde tricolore, appuntate sulle giubbe dei rivoltosi come distintivo di riconoscimento.
A Bologna fu approvato un'importante documento datato 28 ottobre 1796 "Il Senato provvisorio, Atti dell'Assunteria di magistrati, di fronte ai cittadini De Bianchi, Segni, Malvezzi Isolani Angelelli, Bargellini, Cospi, Marescalchi, Bentivoglio, il sindaco Gavazzi, il prosindaco Tacconi e l'avv. Antonio Aldini" ....ecc ecc "Richiesto quali siano i colori nazionali" (quindi si parla di Nazione e non di Regione, città o provincia, ma NAZIONE) per formarne una bandiera, "si è risposto il Verde, il Bianco ed il Rosso". (Atto conservato all’Archivio di Stato di Bologna, Faldone Napoleonico I/5: Senato Provvisorio - Atti della Assunteria di Magistrati, 10 maggio 1796 - 30 ottobre 1796 foglio 542)
La coccarda, simbolo allegorico di “Giustizia libertà e uguaglianza” venne presentata all'assemblea di Reggio Emilia del 7 gennaio 1797 darà vita alla bandiera italiana. Il drappo verde, bianco e rosso, nello stesso ordine, sarà poi riconosciuto da Carlo Alberto nel marzo del 1848, come vessillo di Risorgimento per la formazione di una nuova unita Italia.

www.radiomarconi.com pubblica integralmente i due preziosi documenti, in formato html, considerando che questi testi siano basilari nello studio dell'origine della nostra bandiera.

Luigi Zamboni, il primo martire della libertà italiana
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/venosta1.html

I primi martiri della libertà italiana e l'origine della bandiera tricolore
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/luigi_zamboni/rolandis_parte1.html

Cronologia degli Avvenimenti che furono alle origini del Tricolore della Bandiera Nazionale Italiana
http://www.radiomarconi.com/marconi/carducci/cronologia_del_tricolore.html

 

Bologna, 10 marzo 2009





       

De Rolandis di Castell'Alfero

 

Lo scoop del motore di ricerca Google, diffuso dal sito internet del Comitato Guglielmo Marconi ha creato una certa confusione sulle origini del nostro Tricolore. Alcune notizie devono essere corrette per rispetto verso la verità storica.

I due testi di Aglebert e di Venosta, messi in rete integralmente dal Comitato Guglielmo Marconi, sono prova di quanto accadde a Bologna nel 1794-1797. I due storici attinsero informazioni da coloro che durante l'assolutismo felsineo fuggirono a Londra, ma anche da personaggi che in seguito rivelarono particolari scottanti, come Vittorio Alfieri, Giacomo Leopardi e gli stessi Ugo Foscolo e Vincenzo Monti che qualcuno sostiene essere stati presenti alla Montagnola durante la condanna capitale del ventunenne De Rolandis.
La coccarda Tricolore oggi conservata a Bologna nel Museo dell'Università fu effettivamente una di quelle cucite dalla mamma e dalla zia dello Zamboni come distintivo per la sollevazione del novembre del 1794.
Nell'atrio dell'ingresso dell'Università di Bologna vi sono due lapidi, una di fronte all'altra che rammentano il sacrificio di De Rolandis e Zamboni, quella di destra è stata scritta da Giosuè Carducci, quella di sinistra da Olindo Guerrini. Entrambi rendono onore al martirio dei due studenti, considerati primi Martiri del Risorgimento ed ideatori del Tricolore Italiano.

L'autenticità della coccarda esposta all'Università è  testimoniata da molti documenti, essa fu salvata dal rogo dell'Inquisizione dall'avvocato difensore del De Rolandis, Antonio Aldini, che, nominato primo ministro da Napoleone, nel suo viaggio a Parigi la portò alla mamma del martire a Castell'Alfero, nell'astigiano. Il “certificato di autenticità” è stato firmato nel 1848 da Angelo Brofferio, studioso scrittore storico e uomo politico, membro del Governo presieduto da Camillo Benso conte di Cavour esponente della sinistra piemontese.

In occasione del primo centenario del Tricolore (1897), Giosuè Carducci pubblicò un opuscolo sottolineando “il valore nazionale della coccarda nata a Bologna, ispiratrice della bandiera consacrata a Reggio Emilia”. Ma già nel 1868 aveva composto la poesia “Nel vigesimo anniversario dell'8 agosto 1848” per ricordare la cacciata degli austriaci da Bologna. L'originale di questo libro, raccolta “Giambi ed epodi” è inserito nel terzo volume dell' “Edizione Nazionale delle opere di Giosuè Carducci” Bologna, Zanichelli 1935 pag 19-23. Scrisse :“le mie vittoriose aquile voglio piantar – dove moriva il tuo Zamboni a i tre color pensando …”

Dopo le ricerche svolte dallo storico Giovanni Montersino nel 1924 sulle origini del Tricolore e la raccolta di documenti depositati presso l'Archivio storico della città di Asti, questa municipalità affisse una  lapide in onore di Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni apposta all'ingresso del Palazzo Comunale il 9 maggio 1926. Analoghe lapidi furono dedicate a Luigi Zamboni e De Rolandis a Bologna sul frontale della casa in cui nacque.

Bisogna inoltre precisare che il tricolore della coccarda, allegorica espressione di “Giustizia, Eguaglianza e Libertà” (come quella francese) fu motivo di condanna a morte per Giovanni Battista De Rolandis. Il giovane fu avviato al capestro perché il Tribunale dell'Inquisizione lo considerò colpevole di avere ordito una sollevazione col simbolo rivoluzionario del Tricolore. Tale presupposto di pena capitale fu esplicitamente riportata come è scritto negli atti del processo del Tribunale del Sant'Uffizio, il cui verbale è composto da 500 pagine, ed è conservato a Bologna nel Museo dell'Archiginnasio. Altri documenti: “Processo del Torrone” incart. 8415, vol 1 foglio 476; atto d'accusa Bibl Com di Bologna, posiz 17 n.10 fogli 140,402,539.
Altro importante documento che non può essere dimenticato è quello redatto dal Governo Cispadano il 28 ottobre 1796, in esso si decreta che “ il Tricolore Nazionale della nuova Italia deve essere verde bianco e rosso.” L'attestato è stato emanato dal Senato provvisorio di Bologna tre mesi prima del congresso di Reggio Emilia. La fotografia di tale fondamentale atto di costituzione si trova a pagina 101 del volume “Orgoglio Tricolore” edizioni Lorenzo Fornaca Asti. Il documento si trova presso Archivio di Stato di Bologna.
L'evento di Reggio Emilia fu del tutto inatteso, infatti mentre Milano, Mantova Ferrara ecc esponevano il Tricolore nel 1796 il comune di Reggio Emilia aveva una bandiera di due colori (vedi Ugo Bellocchi, Il Tricolore).
L'emittente televisiva satellitare “E-Tv”, riportando i saggi storici di Aglebert e Venosta ha detto che la “coccarda tricolore fu usata per la  prima volta nella sommossa bolognese e solo nel gennaio del 1797, dopo gli atti bolognesi del 28 ottobre 1796, i tre colori furono riconosciuti dal Congresso di Reggio Emilia come colori dello Stendardo o  Bandiera Cispadana”. Tale tesi è sostenuta anche dalla famiglia De Rolandis di Castell'Alfero, che considera attendibili solo i documenti originali dell'epoca, e respinge con fermezza le analisi moderne, specialmente quelle suggerite da motivi opportunistici, che nulla hanno a che fare con una seria ricostruzione storica
Per questo motivo, a difesa della Bandiera Italiana, la famiglia De Rolandis denuncerà per vilipendio al Tricolore chiunque strumentalizzerà Coccarda o Vessillo alterando gli attestati di Storia Patria.

       Torino, 12 marzo 2009

Firmato              

 




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