Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995

La Vexata Quaestio della priorità

Marconi - Popov
Un'annosa diatriba

Lodovico Gualandi I4CDH

In questa irripetibile occasione delle Celebrazioni per il "Centenario dell'Invenzione della Radio", agli storici - in particolare agli italiani - si impone il dovere di sfatare alcune leggende che riguardano l'annosa controversia sul contributo di presunti inventori dell'antenna radio od autori del primo radiomessaggio della Storia.

Aleksandr Stepanovic Popov in una foto scattata prima della sua scomparsa: lo sguardo dolce e malinconico rivela tragicamente la sua sofferenza. Per avere favorito le idee liberali presso gli studenti del suo istituto venne perseguitato dalla polizia zarista. Quando poi, dopo la terribile guerra russo - giapponese, seppe che nella battaglia di Tsushina erano morti i suoi allievi migliori non resse al dolore: morì all'età di soli 46 anni il 13 gennaio 1906 (31 ottobre 1905) secondo il calendario giuliano)

NEL lontano 1945, al termine del secondo conflitto mondiale, le autorità del passato regime sovietico, avvalorando delle tesi mai suffragate da elementi probanti, decisero di proclamare il fisico russo Alexandr Popov "vero inventore della radio".
Sono trascorsi cinquant'anni, ma gli sforzi di coloro che in passato tentarono di sfatare questa leggenda, non trovando il necessario appoggio è incoraggiamento da parte della comunità scientifica, sono rimasti del tutto infruttuosi.
L'occasione opportuna per ristabilire la verità storica si presentò dopo il crollo del regime sovietico, ma coloro cui spettava anche questo compito non vollero assumersi questo dovere.
Si verifica così che anche in pieno periodo di Celebrazioni Marconiane la nostra letteratura e le enciclopedie continuano a riportare tesi inesatte e fuorvianti.

L'episodio che favorì le prime illazioni
sull'opera di Marconi

A Villa Griffone di Pontecchio, nel breve periodo dì due anni dì intensi esperimenti scientifici applicati, Guglielmo Marconi realizzò le radiocomunicazioni.
Le sue enunciazioni, frutto dell'indagine sperimentale e di una visione chiara e sicura, sembravano però così incredibili che dovette passare un considerevole periodo di tempo prima che la comunità scientifica comprendesse l'essenza e l'incalcolabile valore delle sue originali invenzioni e scoperte.
La nostra tesi è suffragata da documenti storici, alcuni dei quali ancora inediti, e da prove tecniche effettuate riproducendo gli strumenti principali impiegati da Hertz, Righi, Lodge, Popov e con quelli elaborati invece da Marconi.
La causa che fornì la prima motivazione, per impugnare la tesi che si proponeva di negare l'originalità e la rilevanza scientifica delle prime fondamentali invenzioni e scoperte di Marconi, venne involontariamente innescata dallo stesso Popov. Infatti, dopo aver letto sui giornali l'annuncio dell'invenzione dei giovane italiano, Popov scrisse una lettera all'editore della rivista inglese "The Electrician" affermando che il ricevitore di Marconi doveva essere, con tutta probabilità, una riproduzione dei suo dispositivo registratore di scariche atmosferiche.
La lettera di Popov, inviata da San Pietroburgo, fu pubblicata integralmente nel numero della rivista inglese del 10 dicembre del 1897.
E' inoppugnabile che per realizzare le radiocomunicazioni occorreva un sistema ricetrasmittente compiuto - cioè adatto allo scopo - per il quale avrebbe dovuto passare un po' di tempo.
Ma prima che la scienza ufficiale riuscisse a comprendere cosa avesse realmente inventato e scoperto Marconi ne passò anche di più.
Non deve pertanto meravigliare che anche scienziati di fama come Oliver Lodge e Augusto Righi, facendo delle congetture sull'invenzione (che si dimostrarono poi errate) ostacolarono inconsapevolmente l’opera di Marconi.
Per comprendere quest'ultima appieno si sarebbe infatti dovuto assistere alle prove sperimentali; ma non basta, si sarebbero dovute conoscere anche le basilari scoperte, vale a dire la scoperta del fenomeno della radiazione ad insospettabile distanza della nuova sorgente elettromagnetica che Marconi aveva creato (l'oscillatore antenna, meglio conosciuta come antenna marconiana in quarto d'onda),
Si sarebbe altresì dovute che quella fondamentale formula da lui elaborata per la quale la portata di trasmissione quadruplicava quando si raddoppiavano le dimensioni spaziali del suo oscillatore in quarto d'onda: in altre parole, quando raddoppiava la lunghezza d'onda impiegata negli esperimenti.
Queste scoperte, avendole fatte solo Marconi a Villa Griffone nell'estate del 1895, non erano assolutamente conosciute alla comunità scientifica ed egli ebbe l'accortezza di non rivelarle nemmeno nella descrizione definitiva del brevetto.

Strumenti a confronto

Gli strumenti noti ai tempi di Marconi, gli oscillatori di Hertz, quelli di Righi, di Lodge e di Bjerknes ed i rivelatori tipo Calzecchi Onesti o Branly, non avrebbero consentito di inviare e ricevere dei segnali Morse neppure alla distanza di cinquanta metri.
Eseguendo infatti delle prove comparative fra i diversi rivelatori, compreso quello impiegato da Popov nel suo registratore di scariche atmosferiche, si è constatato che questi rivelatori sono in grado di rispondere in maniera più o meno affidabile solo a delle perturbazioni elettriche incoerenti.
A distanze superiori ai cento metri, solo il coesore elaborato da Marconi si dimostra capace di decodificare i segnali alfanumerici dell'alfabeto Morse: una condizione assolutamente indispensabile per creare la radiotelegrafia. Quando poi si eseguono prove a distanze superiori ai tre chilometri, si scopre che la nuova portata di trasmissione può essere raggiunta solo impiegando l'oscillatore asimmetrico di Marconi, vale a dire la sua "quarto d'onda"
Senza la tecnica, gli strumenti e la scoperta di Marconi, non si sa dire quando la radio sarebbe nata.
Cercheremo ora di esaminare sotto il profilo tecnico il circuito elettrico del presunto "ricevitore di onde elettromagnetiche" di Popov, per dimostrare che questo termine, tuttora riportato nei libri di storia della scienza e nelle enciclopedie per definire un registratore di scariche atmosferiche, non è assolutamente pertinente perché non fa alcuna considerazione, e nessun distinguo, fra una perturbazione elettrica incoerente, come può essere la scarica di un fulmine, con quella che implica una successione determinata di treni d'onda modulati al ritmo dei segnali Morse, come si verifica per la radio di Marconi.
L'oscillatore di Marconi infatti generava dei treni d'onda di lunghezza e durata che venivano di volta in volta determinate dalle necessità ed il ricevitore era stato elaborato espressamente per consentire la decodifica di questi treni d'onda, modulati al ritmo del codice Morse, con il massimo rapporto del segnale utile nei confronti dei disturbi provocati dalle scintille di extracorrente di apertura dei contatti del relè locali.
Impiegando potenze di trasmissione di circa 100 W di alimentazione, Marconi riuscì a registrare su una stampante dei messaggi a 100 km di distanza dalla sorgente. Il russo Popov, con il suo registratore di fulmini, nonostante sia risaputo che le scariche dei fulmini mettono in gioco delle potenze impulsive che si stimano di centinaia di migliaia di chilowatt, riusciva a rivelare quegli eventi che si verificavano a non più di venti o trenta chilometri di distanza.
Il numero esatto delle scariche verificatesi in un determinato periodo di tempo non era poi controllabile; in altre parole, nessuno poteva garantire che fossero state tutte registrate. Marconi doveva invece dimostrare che i segnali registrati dalla stampante Morse corrispondevano a quelli dei messaggi trasmessi. Chi, incredulo, fece trasmettere dei messaggi cifrati dubitando che gli operatori si fossero preventivamente accordati sul loro contenuto (tanto sembrava incredibile la radiotelegrafia), dovette ricredersi.

Circuiti a confronto

Chi volesse sperimentare un rivelatore di scariche elettriche come quello impiegato dal francese Branly o dal russo Popov non deve fare altro che riempire un tubo di vetro di un centimetro di diametro esterno e di cinque o sei centimetri di lunghezza, riempirlo di limatura metallica, chiuderlo agli estremi con tappi di sughero e collegarlo, attraverso una pila di 6 V e un campanello, all'asta di un parafulmine (o un qualsiasi filo conduttore) e ad una presa di terra. All'avvicinarsi di un temporale, il campanello immancabilmente suonerà: il nostro Luigi Galvani fece questo esperimento duecento anni fa, senza il campanello, naturalmente, ma impiegando il primo "coherer a decoesione" spontanea: la famosa rana che con le sue contrazioni muscolari indicava scariche atmosferiche lontane anche venti chilometri.
Se però con il sistema "tubetto, limatura e pila" si tentasse di fare funzionare il campanello elettrico al ritmo dei segnali Morse irradiati dai treni d'onda di un oscillatore di Hertz, posto a soli cento metri di distanza, l'esperimento di telegrafia senza fili fornirebbe un risultato molto deludente.
La quantità di energia elettromagnetica messa in gioco dagli oscillatori noti, captata a distanza con i rivelatori conosciuti alla comunità scientifica dei tempi di Marconi, non avrebbe infatti permesso di realizzare alcun tipo di radiotelegrafia.
Difatti, come acutamente osserva il professor Ugo Tiberio, nel caso in questione, insorgono difficoltà che nella captazione dei fulmini non vi sono. L'impulso d'onde prodotto dal fulmine ha, per il suo carattere aperiodico, la proprietà di abbracciare un estesissimo spettro di frequenze e provoca quindi inizialmente, a coherer aperto, una eccitazione nell'antenna che dà luogo ad un "ventre di tensione" che è quanto il "tubetto" richiede per avviare la conduzione.
Questa eccitazione iniziale, quando l'onda proviene da un oscillatore, esiste ancora, ma fra gli estremi dello spettro di emissione. Donde la necessità di ottimizzare per tentativi l'altezza dell'antenna ricevente fino ad ottenere l'eccitazione dei coherer.
Da questa considerazione emerge che non è corretto assegnare ad un "filo qualsiasi" il carattere di "marconiana in quarto d'onda" e sembra escludere nel sistema Popov i requisiti che caratterizzano l'antenna ricevente vera e propria.

Dichiarazioni storiche

Prima di analizzare il circuito elettrico del registratore di fulmini di Popov, riferiamo quello che lui affermò in risposta ad una lettera inviatagli dal francese Ducretet, un famoso costruttore di strumenti elettrici, il quale voleva sapere se egli avesse per caso preceduto Marconi.
Evidentemente Eugene Ducretet, per costruire delle stazioni radiotelegrafiche, stava tentando di aggirare l'ostacolo legale del brevetto Marconi.
Popov rispose: «Nel settembre del 1896 è apparsa sulla stampa quotidiana la prima notizia degli esperimenti del signor Marconi, ma il modo in cui è congegnata la sua apparecchiatura è rimasto segreto e riguardo alla nuova scoperta i giornali tecnici si sono perduti in nere congetture. Allora ho pubblicato una lettera in un giornale locale, nella quale, facendo riferimento alla mia apparecchiatura, dicevo che fra le registrazioni di temporali fatta con il mio apparecchio, ve ne sono alcune dovute a scariche atmosferiche che avvenivano ad almeno trenta chilometri di distanza e che inoltre era possibile trasmettere fino ad un miglio segnali con scariche artificiali. Infine che, con tutta probabilità, l'apparecchiatura del signor Marconi era identica alla mia».
Questa lettera conferma intanto che nessuno sapeva. cosa avesse realmente inventato Marconi per ottenere i clamorosi risultati segnalati dalla stampa. Era naturale che fosse così, perché Marconi, compresa l'importanza della sua invenzione, cercava di mantenere il sistema più segreto possibile: concorrenti e rivali stavano infatti spuntando come funghi ed il parigino Ducretet era appunto uno di questi.
L'unico che riuscì a carpire per primo una parte dei segreti del successo di Marconi fu il tedesco Adolph Slaby perché, in seguito alla raccomandazione dell'imperatore di Germania, aveva ottenuto di poter assistere agli esperimenti che Marconi conduceva attraverso il canale di Bristol.
Il professor Slaby, quando ripete in Germania gli esperimenti di Marconi ricevette la visita di Popov, il quale si era recato anche a Parigi dal Ducretet. In un primo tempo egli riconobbe sinceramente ed ufficialmente l'originalità e la rilevanza scientifica dei nuovi strumenti utilizzati da Marconi, ma l'imperatore di Germania voleva che il suo paese conquistasse il primato mondiale della radiotelegrafia e per ragioni economiche, politiche e militari, favorì la fondazione della società Telefunken, che divenne subito una delle più notevoli e spietate concorrenti della Compagnia Marconi. C'erano pertanto le premesse e tutto l'interesse affinché i dubbi sull'originalità e rilevanza scientifica delle prime invenzioni e scoperte di Marconi continuassero ad essere alimentati: iniziò così quella campagna che si proponeva di sminuire il valore dell'opera di Marconi e fu condotta con tanta animosità che, paradossalmente, si trascina fino ai nostri giorni.
Il 3 agosto 1902, l'inviato del Corriere della Sera Luigi Barzini intervistava Marconi a bordo della Regia Nave Carlo Alberto sulle insistenti voci circa una presunta "invenzione" del professore tedesco Slaby:
«Che cosa vuole ch'io le dica? sono di quelle seccature che capitano. Il professor Slaby viene da me in Inghilterra nientemeno che con una lettera dell'imperatore; io non vedo in lui che il raccomandato di un sovrano, alleato nostro, e appunto il professore, l'uomo di scienza pura. Gli mostro tutto, gli spiego tutto; ma egli tornato a casa, si trasforma in industriale. E, grazie a qualche modificazione, riesce a prendere una patente: la tedesca. E' una buona lezione: d'ora innanzi, acqua in bocca ed apparecchi sotto chiavistelli per chiunque, anche se raccomandato dal Padre Eterno».


Lo schema originale dello "Storm Detector"

Si deve sottolineare che a quella data del 3 agosto 1902 Marconi riusciva già a comunicare alla distanza di duemilaseicento chilometri, mentre Slaby, nonostante avesse plagiato il sistema Marconi, non riusciva ancora a superare la portata di settanta - ottanta chilometri. Questo fa comprendere più di qualsiasi altro commento di carattere biografico, perché Marconi, per lunghi anni, riuscì a restare l'indiscusso leader delle radiocomunicazioni.

Lo Storm Detector
o Lightning Recorder di Popov

Se analizziamo attentamente il circuito elettrico del registratore di fulmini di Popov - prima delle varianti che egli vi apportò una volta conosciuti gli estremi del brevetto Marconi e dopo aver visitato in Germania il professor Slaby - si possono rilevare alcuni interessanti particolari tecnici.
Si tratta di elementi che ci permettono di affermare con certezza che lo Storm Detector non poteva assolutamente decodificare i segnali dell'alfabeto Morse.
La nostra affermazione è peraltro suffragata da prove sperimentali eseguite riproducendo l'apparecchio e si possono così riassumere.
Il coherer di Popov era di fattura rudimentale: il tubetto come lo erano quelli di Calzecchi-Onesti e di Branly, era chiuso con semplici tappi di sughero ed era rivestito con un'appariscente guarnizione di gomma per proteggere il vetro del tubetto dal pronunciato colpo decoherizzante del martelletto.
Poiché il coherer viene alimentato dalla stessa tensione che eccita gli elettromagneti secondari, essendo questa tensione troppo elevata, ne compromette il buon funzionamento. Ed essendo poi elevata anche la corrente che lo attraversa, per poterlo far tornare alla condizione di alta resistenza elettrica, è necessario imprimergli un notevole urto meccanico.
Osservando sempre lo schema originale dell'apparecchio si può notare che il colpo del martelletto viene applicato dall'alto verso il basso, dopo aver prima colpito la campana.
Tale fatto, facilitando la compressione della polvere metallica, rende difficile la risposta immediata del rivelatore ad una successione rapida di segnali come quelli rappresentati dai caratteri alfanumerici dell'alfabeto Morse. Per consentire infatti al coherer di rispondere con la dovuta affidabilità ai segnali Morse, nel suo radioricevitore Marconi impiegava alimentazioni separate per il rivelatore e per gli altri elettromagneti, compresi quelli della stampante. Il suo coesore veniva alimentato con una f.e.m. che poteva variare da 0,5 a 1 V massimi, in modo che la corrente che attraversava il rivelatore non superasse 1 mA.


Lo "Storm Detector" con il rullo scrivente Richard, che registrava con un movimento scorrevole molto lento
gli eventi atmosferici verificatisi nel corso di dodici ore.


Marconi aveva constatato che una corrente maggiore comprometteva le preziose doti di sensibilità e stabilità dello strumento.
Il martelletto decoherizzante poi, nel sistema Marconi, colpiva il coesore leggermente dal basso verso l'alto, così da mantenere la miscela metallica - studiata scrupolosamente nelle migliori proporzioni - sempre in agitazione, evitando qualsiasi pregiudizievole compressione dei granuli.
La sezione compatta del rivelatore munito delle necessarie regolazioni era poi ingegnosamente montata su una basetta facilmente intercambiabile. In questa basetta, che costituiva il cuore del suo "Receiving lnstrument", erano altresì ingegnosamente previste anche la possibilità di sostituire rapidamente il coesore, regolare con vite micrometrica il martelletto decoherizzante e variarne la sensibilità ruotando l'asse del suo supporto. La variazione della sensibilità era necessaria per poter adattare il coesore alle condizioni migliori di ricezione e della maggiore o minore presenza di disturbi elettrici di origine atmosferica.
Tutte queste prestazioni e soluzioni tecniche, indispensabili in un sistema che doveva garantire le radiocomunicazioni, non erano affatto necessarie nel registratore di fulmini di Popov.
Nel suo apparecchio infatti non era neppure necessario sopprimere i disturbi locali provocati dalle extracorrenti di apertura degli elettromagneti sussidiari perché, una volta giunta la scarica atmosferica principale, quelle secondarie non facevano altro che esaltare l'evento che doveva essere registrato sul rullo scrivente Richard.
Marconi invece, essendo i segnali utili della sua radiotelegrafia infinitamente più deboli delle potenti scariche atmosferiche, fu costretto ad elaborare dei sofisticati sistemi tecnici per sopprimere anche le pur deboli scintilluzze provocate dall'apertura di contatti percorsi da correnti del valore di anche un solo milliampere.
Data la sensibilità del suo coesore, queste scintilluzze locali potevano infatti rappresentare perturbazioni elettriche di intensità pari a quella dei segnali utili.

Dichiarazioni di Alexandr Popov

La disputa Marconi-Popov - pur essendo stata involontariamente innescata dallo stesso Popov, come si è già detto - venne in seguito alimentata ai danni di Marconi per gelosie, incomprensioni e ragioni economiche oltre che politiche. Insistiamo nel sostenere che, in questo periodo di Celebrazioni Marconiane, la comunità scientifica italiana avrebbe il dovere di sfatare alcune leggende sulle origini della Radio e ripristinare, una volta per tutte, la verità sulle invenzioni e scoperte di Guglielmo Marconi.


Lo "Storm Detector" nella versione "ricevitore radiotelegrafico".



Foto originale dello "Storm Detector" nella versione radiotelegrafica,
conservato presso il Museo Popov di San Pietroburgo.


Crediamo che una delle cause principali che finora hanno impedito di fare piena luce su quei primi eventi sia stata (a mancanza di una bibliografia scientifica sulle esperienze di Villa Griffone di Pontecchio.
Gli storici della scienza che, come è noto, basano le loro ricerche soprattutto su comprovati documenti storici, nel caso dell'invenzione della Radio, non avendo finora potuto rintracciare alcun documento del periodo di Villa Griffone, hanno sempre manifestato nei loro scritti una certa difficoltà quando si è trattato di valutarne) a vera essenza.
Difficoltà rivelatesi più o meno appariscenti in funzione delle loro conoscenze tecniche specifiche sull'argomento. Questo potrebbe forse spiegare perché una diatriba così assurda come quella che contrappone Marconi e Popov è sopravvissuta fino ai nostri giorni.
Desideriamo riportare inoltre una famosa dichiarazione di Popov, mai comparsa nella letteratura sovietica. Il 17 luglio 1902, durante la campagna radiotelegrafica della Regia Nave Carlo Alberto, nella base navale russa di Kronstadt - al largo di San Pietroburgo - il professor Alexandr Popov salì a bordo per rendere omaggio a Marconi; queste furono le sue parole: «Ho il piacere di salutare il Padre della Telegrafia senza Filo».
Marconi gli strinse calorosamente la mano; lo fece scendere nella cabina dell'ammiraglio e gli pose alcune domande sui suoi esperimenti.
Popov, che era allora sui cinquant'anni, ricordò che nel 1895 aveva fatto alcuni esperimenti per registrare scariche di elettricità atmosferica, ma dichiarò che non aveva effettuato alcuna trasmissione di onde elettriche prima di Marconi, né tanto meno alcuna comunicazione con la telegrafia senza filo, e che le sue ricerche si erano limitate alle scariche atmosferiche.


Eugène Ducretet (1844-1915)


Parigi Novembre (1897), Esperimento DUCRETET: TOUR EIFFEL - PANTHEON 4 Km .

Parigi (1899), Apparecchi POPOV - DUCRETET


L'antenna (tipo Poldhu) della Regia Nave "Carlo Alberto" quando era nella base russa di Kronstadt.
(da "Mondo senza fili" dell'Amm. Montefinale)


Luglio 1902 - La R. N. "Carlo Alberto" nel porto di Kronstadt in Russia


Temistocle Calzecchi Onesti (1853-1922)



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