MARCONI E L’INVENZIONE
DELLA RADIO
di Gian Carlo
Corazza
Nel 1895,
a coronamento degli esperimenti condotti nella casa paterna di Villa
Griffone a Pontecchio presso Bologna, il ventunenne Guglielmo Marconi
ottenne alcuni risultati fondamentali per le applicazioni delle onde
elettromagnetiche, risultati che segnarono la nascita della radio come
sistema per trasmettere informazioni. Prendeva così avvio un
processo destinato a incidere profondamente sullo sviluppo dell'umanità
per tutto il ventesimo secolo.
E' convinzione di chi scrive che la radio, intesa come possibilità
di trasmettere informazione a grande distanza mediante onde elettromagnetiche
a propagazione libera è nata attraverso un “parto”
lungo e difficile; un “parto” che ha avuto inizio nella
primavera del 1895 con le prime esperienze di Pontecchio sopra ricordate,
e si è concluso nel 1901, sulla collina di Signal Hill a San
Giovanni di Terranova, con la prima trasmissione transatlantica. Di
conseguenza, se si vuole parlare dell'invenzione della radio si deve
parlare di tutto il periodo sopra citato e non soltanto di un avvenimento.
Ciò ha, fra l'altro, un vantaggio: infatti, se si dà questa
interpretazione all'espressione “invenzione della radio”
si può sgombrare il campo da qualsiasi disputa, più o
meno cavalleresca, su chi sia il vero “inventore della radio”,
dato che nessuno prima di Marconi ha mai compiuto l'insieme di imprese
che egli portò a termine nell'arco di tempo che va dal 1895 al
1901, anche se poi, a cose fatte e risapute, la priorità di alcune
gli venne contestata. A questo proposito un grande elettrotecnico, Charles
Steinmetz, disse nel 1922: “Prima che Marconi presentasse
al mondo la sua invenzione nessuno avrebbe mai creduto che egli avrebbe
potuto farla, mentre dopo molti la avevano già fatta prima di
lui.”
La sperimentazione
a Villa Griffone
Lo scenario nel quale si è svolta la parte iniziale della storia
della radiocomunicazioni è oggi conosciuto come Villa Griffone,
un edificio che pur presentando linee di bello aspetto era in realtà
una grande casa di campagna nella quale trovavano posto la parte abitativa,
la stalla, il fienile e, all'ultimo piano, la “stanza dei bachi”,
un ampio locale nel quale venivano allevati bachi da seta. Proprio nella
stanza dei bachi il giovane Marconi, che già da tempo era attratto
dagli studi e dalle esperienze nel campo della scienza elettrica (o
elettrologia, come veniva allora definita) allestì il suo primo
laboratorio. Nell'inverno tra il 1894 e il 1895 Marconi lavorò
con l'intento di tradurre in pratica le conoscenze che aveva derivate
dall'attività di altri ricercatori. Nella conferenza tenuta alla
Reale Accademia delle Scienze di Stoccolma, nel 1909, in occasione del
conferimento a Lui e a Braun del Premio Nobel, Marconi afferma: “Nel
tracciare brevemente la storia dei mio contributo alla realizzazione
della radiotelegrafia, debbo dire che non ho mai studiato in modo regolare
la Fisica e l'Elettrotecnica, per quanto, fin da ragazzo, abbia nutrito
il più vivo interesse per questi argomenti. Ho tuttavia seguito
un corso di lezioni di Fisica tenuto dal compianto Prof. Rosa a Livorno,
e credo di poter asserire di essermi tenuto diligentemente al corrente
di tutte le pubblicazioni di quel tempo, relative ad argomenti scientifici
comprendenti lavori di Hertz, Branly e Righi”.
Dopo aver reso il merito dovuto ai Suoi predecessori, Marconi tuttavia
prosegue con le seguenti parole che mettono in evidenza l'originalità
del Suo pensiero: “Nella mia casa presso Bologna io intrapresi
fin dal 1895 delle prove e delle esperienze volte a stabilire se fosse
possibile trasmettere a distanza, per mezzo delle onde hertziane, segnali
telegrafici e segni convenzionali senza ricorrere alla connessione per
filo. [...] mi convinsi rapidamente che, se fosse stato possibile
trasmettere e ricevere in modo sicuro e a distanze considerevoli queste
onde o altre simili, si sarebbe realizzato un nuovo sistema di comunicazioni”.
Detto questo, appare del tutto ragionevole pensare che venuta la
primavera del 1895 Marconi si sia affacciato con il Suo trasmettitore
a quella finestra della stanza dei bachi che guardando verso l'aperta
campagna metteva a Sua disposizione gli ampi spazi necessari per allontanare
sempre più il ricevitore, che aveva spostato all'esterno. Per
attuare tale disegno peraltro era necessario apportare significative
modifiche agli apparati usati nell'interno del laboratorio. Sempre nella
conferenza di Stoccolma infatti viene detto: “Nelle mie prime
prove ho adoperato un comune oscillatore di Hertz e, come rivelatore,
un coherer di Branly; ma presto mi sono reso conto che il coherer di
Branly era troppo poco stabile e sicuro per una utilizzazione veramente
pratica. Dopo alcune esperienze scopersi che un coherer consistente
in limatura di nickel e argento posta fra due tappi d'argento in un
tubo, era notevolmente sensibile e sicuro. Questo perfezionamento e
il fatto di aver inserito il coherer in un circuito accordato con la
lunghezza d'onda trasmessa, mi permisero di aumentare gradualmente a
circa un miglio la distanza alla quale potevo azionare il ricevitore.
Un altro espediente, oggi assai conosciuto, al quale ricorsi, consistette
nell'inserire il coherer in un circuito con una cella voltaica e un
sensibile relè telegrafico azionante un altro circuito che faceva
funzionare un martelletto o vibratore. Con un tasto Morse inserito in
uno dei circuiti dell'oscillatore o trasmettitore era possibile emettere
successioni brevi o lunghe di onde elettriche, che azionavano il ricevitore
a distanza e permettevano di riprodurre esattamente i segnali telegrafici
trasmessi attraverso lo spazio dal trasmettitore. Con tale apparecchio
io potei telegrafare ad una distanza di circa mezzo miglio. Alcuni perfezionamenti
vennero ottenuti utilizzando riflettori sia per il trasmettitore sia
per i ricevitori. Come trasmettitore feci uso allora dell'oscillatore
di Righi. Dette modifiche permisero di inviare segnali in una direzione
definita, ma si dimostrarono prive di effetto se grandi ostacoli o colline
si trovavano per caso interposte tra trasmettitore e ricevitore."
Con le apparecchiature
note sino ad allora le distanze coperte senza riflettori erano modeste
e con i riflettori ci si sarebbe comunque dovuti arrestare di fronte
ad ostacoli, naturali od artificiali che fossero. In altre parole non
c'era possibilità alcuna di comunicare a grandi e grandissime
distanze, in modo diretto, con le apparecchiature messe a punto dai
ricercatori che avevano operato prima del 1895.
Spostato all'esterno anche il trasmettitore, Marconi prosegue nelle
Sue esperienze e modifiche sino a che non ha il colpo di genio del grande
inventore. Nella conferenza di Stoccolma Egli dice: "Nell'agosto
1895 scopersi un nuovo dispositivo che, non soltanto aumentò
notevolmente la distanza alla quale potevo comunicare, ma sembrò
anche rendere la trasmissione indipendente dagli effetti degli ostacoli
interposti. Nel nuovo circuito, uno dei terminali dell'oscillatore di
Hertz o produttore di scintille era connesso a terra e l'altra a un
conduttore o a una superficie capacitiva posta ad una certa altezza
al di sopra del terreno; e così pure al ricevitore uno dei terminali
del coherer era connesso alla terra e l'altro ad un conduttore elevato."
Un dettaglio maggiore su questi apparati è fornito nella
conferenza di Londra del 1899: "Quando nel 1895 effettuavo
in Italia una serie di esperimenti utilizzavo un oscillatore con un
polo messo a terra e l'altro connesso ad una capacità isolata,
mentre il ricevitore era anch'esso messo a terra e connesso a una capacità
simile. Le capacità erano costituite da cubi di ferro stagnato
di trenta centimetri di lato […] Utilizzando cubi più grandi,
di cm.100 di lato, fissati ad una altezza di 8 metri, si potevano ricevere
chiari segnali in un raggio di 2400 metri."
Marconi aveva inventato l'antenna, da Lui definita "conduttore
aereo" o "conduttore verticale", perchè
nelle Sue prime realizzazioni il filo conduttore era sempre disposto
verticalmente. Va sottolineato che la messa a terra di uno dei poli
dell'oscillatore fa parte integrante dell'antenna, perché questo
accorgimento fa differire il sistema marconiano da tutti quelli che
lo avevano ricevuto, salvo, tutt'al più, quello utilizzato un
secolo prima da Galvani, nei suoi studi sulla elettricità animale.
Grazie ai nuovi accorgimenti, coherer più sensibile ed impiego
dell'antenna, la distanza fra trasmettitore e ricevitore andò
via via aumentando, sino a quando gli aiutanti dell'inventore vennero
a trovarsi a ridosso della collina dei Celestini, una collina situata
a circa un chilometro e mezzo da Villa Griffone.
Di quell’esperimento – nel quale il ricevitore venne collocato
al di là della collina - si hanno varie versioni, ma non ve ne
è una ufficiale. Quella più accreditata parla di uno sparo
di fucile che comunica a Marconi l'avvenuta ricezione del segnale e
verità o leggenda che sia, indubbiamente essa rende bene l'atmosfera
di ansia e di gioia presente in quel momento.
Di certo nei mesi immediatamente successivi Marconi si recò in
Inghilterra, la nazione che a quel tempo aveva maggiore bisogno di effettuare
comunicazioni telegrafiche “senza fili” e nella quale egli
poteva contare sull’appoggio di alcuni parenti.
Giunto a Londra nel febbraio del 1896, Marconi presentò la sua
invenzione a varie persone e in particolare a William H. Preece, l’ingegnere
capo del British Post Office, e al tempo spesso lavorò alla stesura
del brevetto: egli inoltrò la domanda il 2 giugno 1896 col titolo
"Perfezionamenti nella trasmissione degli impulsi e degli apparecchi
relativi" e il brevetto fu concesso con il certificato N.12039
in data 2 luglio 1897.
Le prime realizzazioni delle trasmissioni radio
In quei mesi Marconi effettuò varie dimostrazioni del suo sistema
aumentando via via la portata delle trasmissioni.
Egli comprese che era venuto il tempo di sfruttare commercialmente le
sue invenzioni: a tale scopo il 20 luglio 1897 fu costituita la Wireless
Telegraph and Signal Co. Ltd, della quale Marconi divenne direttore
tecnico. I problemi che si ponevano in quel momento al fine di una applicazione
pratica dei primi apparecchi erano, come lo stesso Marconi ricordò
successivamente, principalmente tre: 1) Ottenere l'indipendenza di comunicazione
fra varie stazioni vicine, nodo centrale per la realizzazione su scala
commerciale della radiotelegrafia; 2) ottenere la possibilità
di trasmettere telegrammi a qualsiasi distanza; 3) ottenere che terre
e monti e mari frapposti fra due stazioni telegrafiche non riuscissero
di ostacolo alle comunicazioni radiotelegrafiche.
Con questa chiara visione delle cose da fare, la soluzione del primo
problema ed un sostanziale contributo alla soluzione del secondo vennero
trovate ricorrendo ad apparati sintonici, cioè risonanti sulla
stessa frequenza (è celebre a tale riguardo il brevetto marconiano
n. 7777), mentre il problema delle grandi distanze e, di conseguenza,
quello del superamento degli ostacoli naturali venne affrontato sulla
base della convinzione, maturata dalle positive sperimentazioni su distanze
sempre crescenti, che la curvatura della terra non avrebbe rappresentato
un ostacolo insormontabile (come sostenevano molti scienziati) per la
propagazione delle onde elettromagnetiche.
Tra le tappe
da segnalare nel continuo incremento della portata di comunicazione
vi è il collegamento radiotelegrafico tra Inghilterra e Francia
fra una stazione situata nel faro di South Foreland ed una
a Chalet l'Artois a Wimereux, presso Boulogne. In
seguito, si raggiunsero distanze superiori ai 100 km.
Al fine di promuovere commercialmente il proprio sistema, Marconi scelse
con particolare cura le dimostrazioni da svolgere. Di notevole impatto
fu la trasmissione - nel luglio del 1898 - di un importante avvenimento
sportivo, le regate veliche promosse dal Royal Yacht Club, al giornale
Daily Express di Dublino che poté così pubblicare
i resoconti delle gare prima che le imbarcazioni rientrassero in porto:
si trattò del primo servizio radio-giornalistico della storia.
Una prova analoga venne svolta nel settembre dell’anno successivo
negli Stati Uniti in occasione delle regate per l’America’s
Cup: Marconi curò un servizio telegrafico per due giornali
americani e ciò contribuì ad aumentare la fama dell’inventore
italiano.
Un altro episodio cui i giornali diedero grande risalto fu la realizzazione,
nell’estate del 1898, di un radiocollegamento tra lo yacht reale
a bordo del quale si trovava il principe ereditario (il futuro re Edoardo
VII), convalescente dopo un incidente, e la residenza della regina Vittoria,
sull’isola di Wight. La regina desiderava tenersi informata sui
progressi del figlio e ciò fu possibile grazie al sistema installato
da Marconi: i giornali diedero grande risalto all’avvenimento.
Queste due esperienze furono importanti anche per l’alto numero
di messaggi trasmessi in modo soddisfacente: ciò permise di mostrare
l’affidabilità degli apparati.
Il ventesimo secolo si apriva dunque con condizioni davvero promettenti:
si andava generalizzando l’innovazione degli apparati sintonici,
si aumentò la portata delle comunicazioni fino a raggiungere
i 300 km sul mare e si stabilirono le premesse per l’esperimento
che risultò decisivo per lo sviluppo delle radiocomunicazioni:
il collegamento attraverso l’Atlantico. Ripercorrendo quel periodo
Marconi dichiarò in seguito: "Nel gennaio 1901 furono
eseguiti con successo esperimenti fra due punti della costa meridionale
dell"Inghilterra distanti 186 miglia l'uno dall'altro, fra Punta
Santa Caterina nell'isola di Wight e il Lizard in Cornovaglia. L’altezza
totale delle due stazioni sul livello del mare non superava i 100 metri
mentre per superare la curvatura della terra sarebbero stati necessari
più di 1600 metri di altezza a ciascuno degli estremi.
I risultati ottenuti con queste esperienze [...] parvero indicare che
le onde elettriche, prodotte col sistema da me adottato, avrebbero molto
probabilmente potuto seguire, nel loro percorso, la curvatura della
terra; e quindi anche per distanze grandissime, come quelle che separano
l'America dall'Europa, la curvatura della terra non avrebbe costituito
una barriera insormontabile per l'estensione della telegrafia attraverso
lo spazio. Il convincimento che la curvatura della terra non potesse
arrestare la propagazione delle onde e il successo ottenuto con i metodi
di sintonizzazione per prevenire la mutua interferenza, mi spinsero
a decidere, nel 1900, di intraprendere prove sperimentali per determinare
se fosse possibile o meno ricevere onde elettriche a distanza di circa
4000 chilometri; tali esperienze, se favorevoli avrebbero fornito immediatamente
la prova della possibilità di stabilire comunicazioni telegrafiche
senza fili fra l'Europa e l'America."
Oggi sappiamo dell'esistenza della ionosfera e di come essa abbia
giocato un ruolo fondamentale nella riuscita della traversata atlantica,
ma nel 1901 essa era del tutto sconosciuta. Le previsioni basate su
calcoli fatti utilizzando un modello incompleto della realtà
fisica erano tutte negative e se Marconi non fosse stato uno sperimentatore
geniale e tenace avrebbe abbandonato la partita e non avrebbe fatto
la scoperta che esisteva un fenomeno fisico, la ionosfera appunto, pronto
ad aiutarlo. Ma quanto era ancora necessario lottare e faticare per
giungere al successo finale! Innanzi tutto si dovette costruire a Poldhu,
in Cornovaglia una stazione con una potenza di 25 kwatt ed una lunghezza
d'onda di 1800 metri, operante con una antenna consistente in una serie
di conduttori disposti a ventaglio, sostenuti da una draglia isolata
tesa fra due alberi alti 40 metri e distanti 60 metri l'uno dall'altro.
Una potente stazione era anche stata eretta a Cape Cod, presso
Boston, ma un uragano distrusse alberi ed antenne. La decisione di Marconi
di tentare l'impresa era però tale che queste contrarietà
non lo fermarono ed Egli decise di utilizzare una stazione ricevente
provvisoria, installata a St. John's, Newfoundland, nei locali
di un ex-ospedale posto in cima ad una collina che portava il nome fatidico
di Signal Hill, collina dei segnali, perché usata per
esporre le bandiere per le segnalazioni alle navi. Il vento impetuoso
impedì l'uso di palloni per sostenere verticalmente il filo dell'antenna,
per cui si dovette fare ricorso ad un cervo volante che si librò
nel cielo sino ad una altezza di circa un centinaio di metri, trattenuto
come era da un filo di rame, lungo 120 metri, che costituiva appunto
l'antenna. Tre flebili scariche elettriche generate a Poldhu giunsero
all'orecchio di Marconi alle 12,30 del 12 dicembre 1901 e per avere
una conferma Egli passò la cuffia al Suo fido collaboratore,
Mr.Kemp, chiedendogli: "Sentite niente Mr.Kemp?"
e con quella semplice domanda, a cui seguì una risposta affermativa,
iniziava, veramente, l'era della Radio.
Come è
noto, tuttavia, la notizia del primo fortunoso superamento dell’Atlantico
da parte della radiotelegrafia Marconi fu accolta con molto scetticismo
e anche con ostilità.
Indubbiamente il lavoro da svolgere era ancora tanto e le aspettative
erano enormi. A tale riguardo di grande interesse è un commento
pubblicato dal New York Times nei giorni immediatamente successivi
la prima trasmissione transatlantica: “Se Marconi riesce nelle
sue esperienze di telegrafia intercontinentale, il suo nome rimarrà
attraverso i secoli tra quelli dei più grandi inventori di tutto
il mondo. Ciò che egli sta tentando di fare verrebbe a rivoluzionare
con i suoi effetti la vita sociale, gli affari e le relazioni politiche
tra i popoli della terra. Lo spirito animatore della recente invenzione
è quello di superare gli ostacoli del tempo e dello spazio, associare
tutte le razze umane, ravvicinandole. Il successo di Marconi è
tale da eccitare potentemente l’immaginazione. E tutti gli uomini
intelligenti spereranno fervidamente che la telegrafia senza fili dimostri
ben presto di essere non soltanto un giocattolo scientifico, ma un sistema
di uso pratico e quotidiano. Il primo trionfo è un vaticinio
di future conquiste”.
Il 1902 venne dedicato interamente al tentativo di ottenere una
conferma dell’esperimento transatlantico e di prove convincenti
in merito alla possibilità di inviare segnali comprensibili a
grandi distanze. A tale scopo Marconi intraprese due campagne radiotelegrafiche
a bordo dell’incrociatore Carlo Alberto messo a disposizione dalla
Marina Italiana. Come egli dichiarò: “Su questa nave
nel corso di una lunga crociera nella Manica, nel Baltico, nel Mediterraneo
e nell’Atlantico potei inconfondibilmente provare che le zone
continentali e le montagne interposte fra stazioni radiotelegrafiche
non ne impedivano le comunicazioni. Si ebbe così la conferma
di ciò che avevo da tempo intuito e che ora è divenuto
realtà: non vi è distanza sulla terra che le radio comunicazioni
non possano superare. Da quel giorno la scienza delle radiocomunicazioni
ha fatto passi da gigante ed offre oggi all’umanità il
più potente ed universale mezzo di rapida comunicazione a distanza
che il mondo abbia mai conosciuto“.
Una testimonianza significativa del successo ottenuto da Marconi
in quegli anni è il conferimento della laurea d’ingegnere
ad honorem assegnata dalla R. Scuola d’Applicazione per gli Ingegneri
di Bologna nel 1904. Si trattò di uno dei principali onori attribuiti
dalla città di Bologna al suo illustre cittadino, insieme alla
celebrazione del trentesimo anniversario del primo brevetto sul sistema
di telegrafia senza fili (nel 1926) e al conferimento della Laurea ad
honorem in Fisica (nel 1934).
La laurea
del 1904 è particolarmente importante perché venne assegnata
a Marconi all’età di soli trent’anni e al termine
del periodo “eroico” dell’invenzione della radio.
Vale dunque la pena rileggere le testimonianze di quell’avvenimento.
La proposta del “conferimento della laurea d’ingegnere
ad honorem al cittadino di Bologna, comm. GUGLIEMO MARCONI, che già
si acquistò fama mondiale per l’invenzione geniale della
telegrafia senza fili pure a distanze enormi” fu avanzata
nell’ottobre del 1902 dal direttore della Scuola d’Applicazione
Jacopo Benetti. Seguì l’autorizzazione del conferimento
decretata da Re Vittorio Emanuele III decretò l’autorizzazione
del conferimento e il documento conclusivo venne firmato il 24 marzo
1904.
Il resoconto
del conferimento venne pubblicato dal giornale Il Resto del Carlino.
Marconi chiese che fossero evitati “ricevimenti e cerimonie festose”
per via delle cattive condizioni di salute del padre (che morì
pochi giorni dopo). La cerimonia della consegna si svolse nell’aula
(“gremitissima”) di meccanica della Scuola e vi
assistettero, tra gli altri, “il direttore con tutti i professori
[…] tutti gli assistenti; il rettore dell’Università,
il Sindaco, il Prefetto”.
Nel suo discorso il Direttore della Scuola lesse alcuni brani della
conferenza pronunciata da Marconi in Campidoglio nel maggio del 1903:
in essa veniva sottolineata la “generale diffidenza”
con cui fu accolta la riuscita delle prime esperienze, ma Marconi aveva
concluso dichiarandosi “fiducioso” riguardo alle
difficoltà che rimanevano da superare e si diceva certo che la
radio-telegrafia era “destinata a conquistare tale una posizione
d’importanza e di utilità, come ben pochi di noi potranno
ora prevedere”.
Benetti poteva dunque dichiarare che “il trionfo di Marconi
data dalla fine della prima campagna radio-telegrafica della regia nave
Carlo Alberto. Fu almeno d’allora che tutto il mondo tecnico riconobbe
in Lui la potenza dell’ingegnere di genio”.
Marconi prese quindi la parola ringraziando il prof. Benetti e
la R. Scuola d’Applicazione e parlò dei “molti
progressi” raggiunti negli ultimi mesi e realizzati in gran
parte “per la valida assistenza avuta dai cooperatori italiani
ed esteri che hanno lavorato alla soluzione dell’affascinante
problema”. Si dichiarò “lieto di poter affermare
che in Italia il Governo ha preso tutte le iniziative e le disposizioni
necessarie onde questo nuovo metodo di comunicazione possa presto essere
alla disposizione di tutti”. Ed aggiunse: “Ringrazio
dal fondo del cuore per le grandi dimostrazioni di affetto fattemi dalla
mia città natale e che sono per me certamente la soddisfazione
più pura e cara datami dal modesto mio lavoro. Parlando a nome
dei molti che hanno contribuito alla realizzazione pratica della telegrafia
senza fili, fo voti che questa sappia nell’avvenire rendersi degna
della fiducia e dell’incoraggiamento che le è stato sì
largamente dato da Bologna e dall’Italia”.
Al termine della cerimonia (durante la quale- riporta il giornale-
la madre di Marconi fu applaudita “calorosamente”),
l’inventore fece un ultimo discorso nel quale espresse un particolare
ringraziamento all’Associazione Elettrotecnica Italiana, ed aggiunse:
“La radiotelegrafia ha fatto e spero che seguiterà
a fare grandi progressi non certo dipendenti dalla modesta opera mia,
ma, come umile studente anch’io delle forze della natura, m’associo
al desiderio di vedere questo nuovo mezzo di comunicazione apportare
il pensiero della civiltà umana attraverso lo spazio, fra le
terre e i mari, rendendo possibile a tutti di ricevere attraverso i
mari dalle lontane colonie le notizie dei loro cari”.
La radiotelegrafia negli anni successivi continuò sulla strada
del successo e Marconi divenne celebre in tutto il mondo.
Ed oggi, a cento anni di distanza dai primi decisivi esperimenti che
segnarono la nascita delle radiocomunicazioni, l’elenco delle
applicazioni e delle conseguenze determinate dall’invenzione marconiana
può essere esteso a molti campi del nostro vivere quotidiano,
da quelli a più elevato contenuto scientifico (come la radioastronomia)
a quelli di più immediata applicazione (come i forni a microonde).
Quello che è certo è che senza la “radio”,
intesa come insieme di tutte queste applicazioni, la nostra vita sarebbe
completamente diversa. A tale proposito basti pensare che senza l’ausilio
delle onde radio gli aereoplani potrebbero volare soltanto “a
vista”: è ben difficile immaginare che cosa sarebbe oggi
l’umanità senza il trasporto aereo! Oppure, si pensi che
senza la radiodiffusione e la televisione le nostre serate trascorrerebbero
attorno al focolare... Non mancherà a questo punto chi osserverà
che ... “forse si starebbe meglio”, ma a fronte di una simile
osservazione si può chiudere l’elencazione dei meriti della
radio ricordando quella che sin dai primordi è stata la sua applicazione
più meritoria di elogi, la chiamata di soccorso da parte di chi
si trovava in situazioni di pericolo. Infatti, anche se la “radio”
avesse salvato soltanto una vita umana, essa avrebbe meritato per il
suo inventore la gloria che spetta a tutti gli uomini che hanno ben
meritato.
Per
contattarci, scrivete alla redazione di radiomarconi Grazie.
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