Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995

Col grande Marconi

nello Spazio

di Ito De Rolandis

 

Nel descrivere Guglielmo Marconi, il suo assistente Albalustro dice che lo scienziato aveva una personalità particolare, a volte era scherzoso ed allegro, ma per intere settimane era invece burbero, intollerante, chiuso, e riflessivo.

Lo stesso Marconi ha lasciato, in alcuni scritti, un profilo molto sincero di se stesso. “Lo so che quando mi pongo un problema divento scorbutico. Certo che lo so. Non saranno certamente gli altri a farmelo notare. Il fatto è che per me un problema rimane una sorta di incubo sino a quando non l'ho risolto”.

Il mondo scientifico non è stato benevolo con lui. Molti lo hanno tacciato di avere strumentalizzato le sue scoperte e di avere monetizzato non solo le sue invenzioni, ma anche quelle degli altri. Quando arrivava ad una conclusione Marconi brevettava immediatamente ed affidava alle sue aziende il compito di realizzare la scoperta. Così accadde con le prime “valvole” ossia con i diodi ed i triodi. Il passaggio dall'onda generata da una scintilla a quella creata da una corrente elettronica non fu cosa da poco. Nel 1907 il texano Lee De Forest diede una svolta alla storia della radio. In un'ampolla con filamento e placca inserì una griglia, e questa griglia svolgeva il compito di “valvola” lasciando passare o meno gli elettroni che dal filamento dovevano andare alla placca. Ecco perché il “tubo” elettronico fu chiamato “valvola elettronica”. Un altro americano, Armstong, scoprì il modo di variare la frequenza delle onde radio agendo sulla griglia, era il 1921 subito dopo la Grande Guerra. La scoperta di Armstrong venne applicata con la supereterodina, e Marconi la adattò ad un apparecchio ricevente, brevettandolo, naturalmente. Armstrong continuò i suoi studi. E dalla modulazione di ampiezza giunse alla modulazione di frequenza, la cui onda aveva il vantaggio di non essere disturbata dalle scariche atmosferiche.

Quando Marconi seppe ciò che Armstrong aveva scoperto, partì immediatamente per Londra, e brevettò in Inghilterra la radio a FM, ossia a modulazione di frequenza. Apparecchio che è noto a tutti per l'ottima qualità d'ascolto. Da quel giorno Marconi eseguì con sempre maggiore accanimento esperimenti di trasmissione a onde cortissime ed a modulazione di frequenza. Buttò via le ingombranti antenne ed iniziò a provare i paraboloidi. Allora non erano ancora a forma di ombrello, ma avevano lo stesso scopo di concentrare in un punto focale il polo caldo dell'antenna.

“Da allora sono passati quasi novant'anni ed il paraboloide di Marconi è ancora lo strumento principale che la Nasa utilizza per la guida dei satelliti nello spazio.” Lo afferma Mike Griffin, amministratore delegato della Nasa, che ha ancora accanto a se Sean O' Keefe, l'uomo che ha saputo trasformare l'Ente Spaziale Americano nel più potente organo di ricerca scientifica.

A metà marzo dalla base di Houston ottomila scienziati seguiranno il viaggio dello Shuttle Discovery verso la stazione orbitante internazionale. Discovery raggiungerà la base spaziale, e qui aggiungerà lo Spacelab costruito in parte in Europa (Italia compresa) , un nuovo modulo che amplierà il condominio cosmico.

Sarà questo l'ultimo viaggio del Discovery. Lo Shuttle ha svolto perfettamente il proprio compito di navetta. E' invecchiato tra le stelle, ed è giunto il momento di andare a riposo. Spetterà a Griffin autorizzare la sua destinazione. Molte nazioni lo hanno chiesto. Ma c'è la crisi, e questo pullman del cielo costato 1.500 miliardi di dollari non può essere regalato.

La Nasa è uno stabilimento al cui interno lavorano 25 mila scienziati, occupati a risolvere i problemi di migliaia di committenti di tutta la terra, dalla fibra di tessuto che non teme la pioggia, all'interpretazione dei voli dei pipistrelli, dal trasporto dell'energia su un raggio laser, al mistero delle aurore boreali.

“Noi tracciamo la strada del futuro per l'umanità – aggiunge Griffin – il nostro scopo è quello di offrire al mondo un migliore sistema di vita, ed una tecnologia sempre più sofisticata. Con la conquista dello spazio vicino nutriamo la speranza di scoprire nuovi sistemi per produrre energia, combattere le malattie, assicurare il progresso. Eppure in tanto modernismo c'è ancora l'impronta del “mago della radio” quel Marconi orgoglio del tricolore italiano”.

Il prof. Sigfrido Leschiutta è il presidente dell'Istituto Elettrotecnico Nazionale Galileo Ferraris di Torino, la massima autorità scientifica del settore. Nel 1980 controllando le oscillazioni di un atomo di Cesio scoprì che nel suo movimento di rotazione la Terra rallentava di un secondo all'anno. Oggi a trent'anni di distanza il ritardo è di quasi tre secondi. Un mistero.

Leschiutta insegna al Politecnico di Torino come controllare i satelliti nell'atmosfera. Non è una cosa semplice. Ce ne sono più di ventimila, ed ogni tanto si scontrano tra loro, come è accaduto a febbraio del 2009. I radiocollegamenti della Nasa su che banda operano? “ Dai 15 metri ad un centimetro e mezzo – spiega il prof. Leschiutta – ossia da 21,150 Mhz a 24.500 Mhz. Ogni satellite ha una sua caratteristica vi sono capsule che ruotano attorno alla Terra, altre che stanno in posizione geostrazionaria, altre ancora, come “Rosetta” che sta inseguendo una cometa a 800 milioni di chilometri dalla terra. Nello spazio non occorrono grandi potenze, è importante invece non lasciarsi sfuggire il satellite, e per questo vengono usate antenne dal paraboloide molto grande, anche 50 metri di diametro.” Il prof. Leschiutta si sofferma sul wattaggio degli apparati radio. “Quelli terrestri hanno una potenza di 20 – 50 watt, quelli spaziali di 5 – 10 watt. Ogni dialogo tra terra e capsula è digitalmente codificato, quindi i messaggi che vanno e vengono sono precostituiti, di conseguenza saranno gli elaboratori elettronici a completarli, ma qui, a Houston, e non lassù”. Non temete una intercettazione alla Goldfinger? “No, assolutamente. Prima di tutto perché l'inopportuno intercettatore dovrebbe trovarsi sulla traettoria, e poi perché dovrebbe conoscere la codifica che è riservatissima” Non avete mai avuto sorprese? “O sì, rammento negli anni 70 quando avevamo notato che nel volo orbitale le frequenze radio dei satelliti subivano una variazione, relativa alla posizione del satellite stesso rispetto alla stazione terrestre. La variazione è maggiore quando il satellite si avvicina. Altro particolare inconsueto, il satellite dimostra un effetto doppler, proprio come Marconi aveva descritto. Altra rilevazione interessante: abbiamo notato che sia un raggio di luce, come un fascio di onde subiscono una deformazione passando accanto ad un corpo celeste esattamente come Einstein aveva enunciato nella sua teoria sulla relatività” .


Lo Shuttle “Discovery” nell' hangar della base di Houston del Johnson Space Center della Nasa.


Houston Missile classe Saturn


Johson Space Center , officina principale montaggio Shuttle


Houston, centro Nasa. Il settore dedicato alle visite. Dalla Mercury, scura adagiata a terra, ai più moderni missili. 
I comandi radio della Mercury utilizzavano la range di frequenza di 21 Mhz; i moderni missili usano invece una banda di 13 centimetri .


Una delle antenne a paraboloide che assicurano il costante contatto con le capsule spaziali. 
Questa ha un'apertura di 40 metri ed opera sui 5 mila Mhz.


Antenne paraboliche per il controllo dei satelliti commerciali


Lo Shuttle

Frequenze utilizzate

per la navigazione spaziale

Frequenze in megacicli (Mhz)
pari a
21,150 - 21,300 MHz
15 m
29,300 - 29,500 MHz
10 m
145,800 - 146,000 MHz
2 m
435,000 - 437,150 MHz
70 cm
1267,000 - 1270,000 MHz
24 cm
2400,000 - 2401,500 MHz
13 cm
2446,000 - 2447,000 MHz
10 cm
5668,000 - 5669,000 MHz
5 cm
10451,000 - 10452,000 MHz
3 cm
24048,000 - 24049,000 MHz
1,5 cm

 

“Questo materiale è stato concesso in esclusiva al “Comitato Guglielmo Marconi” dal dott. Ito De Rolandis di Castell'Alfero, giornalista, scrittore e ricercatore, discendente diretto di G.B. De Rolandis che, con Luigi Zamboni, diede vita ai moti bolognesi del 1794 durante i quali fu esibita per la prima volta la coccarda tricolore italiana.”

Le fotografie accordate al “Comitato Guglielmo Marconi” di Bologna sono di proprietà della famiglia De Rolandis di Castell'Alfero. Esse sono poste sotto la salvaguardia del D.L. 7 novembre 1925 n. 1950 e successive modif. Possono essere riprodotte gratuitamente citando “Foto di proprietà della famiglia De Rolandis di Castell'Alfero”.


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