Comitato Guglielmo Marconi International
Fondato nel 1995

 

Riceviamo e pubblichiamo:
 

Riceviamo dalla Signora Laura Porciani quanto segue:
 

Date: 28 Oct 2013, 05:54:43 PM
From: coleford.campo61@ omissis


POW Giuseppe Di Caro


Giuseppe Di Caro



Festival of Words   Coleford  11 Aug 2010

 

Buon Giorno,
                                          
Sono il figlio di Giuseppe Di Caro ex POW  del Campo 61 di Wynolls Hill in  Inghilterra
 Ho avuto la fortuna di vivere insieme a mio padre fino a 4 anni fa e quindi conoscere i particolari delle storie sul periodo di guerra e quindi del periodo in Inghilterra fin al suo ritorno in Italia nel mese di luglio 1946.

Della guerra non parlava volentieri, come tanti, per via delle delusioni politiche e delle sofferenze e dei lutti in tante famiglie, della gioventù che era stata tolta, ma ricordava con piacere il periodo in Inghilterra, ammirava l’organizzazione, l’onestà  del popolo inglese e l’amicizia che comunque gli italiani si erano conquistati perché diventarono subito rispettosi delle regole e anche se non avevano accettato di essere collaboratori di guerra, erano invece grandi collaboratori socialmente come lavoratori e persone affabili che  hanno conquistato il rispetto e soprattutto il cuore delle tante signorine che spesso sono diventate le loro mogli..
Raccontava mio padre che appena arrivato al campo  si è subito offerto volontario per andare a lavorare in campagna per stare in più libertà, era curioso di  conoscere le persone, il territorio, i tanti mezzi agricoli più moderni di quelli italiani, si è dedicato soprattutto alla raccolta delle patate, ma persino gli diedero un fucile per  fare il cacciatore  eliminare gli uccelli nocivi per i raccolti.
Verso al fine tra il 1945 e 46, poiché era stato nella campagna di guerra in Libia autista di mezzi pesanti, prese anche le patenti di guida inglesi e fu per questo mandato come meccanico in una officina per mezzi pesanti di nome  Baylis, officina che ho anche cercato via lettera, ma che non ho mai trovato..

Per la storia del monumento, in casa, mio padre aveva quattro foto e, dei compagni che erano con lui ricordava alcuni nomi, soprattutto i 4 abruzzesi. Ho iniziato le ricerche  quando sono venuto con lui e mia moglie nel 1982, con un taxi da Chepstow, dopo aver chiesto notizie al  comandante della stazione di polizia, comandante  grande ammiratore della lirica e soprattutto dell’italiano Luciano Pavarotti di cui aveva fondato persino un club di ammiratori.

Fu grande la delusione di mio padre quando  trovammo che  il monumento era scomparso però ha riconosciuto il posto dalla conformazione del terreno e volle farsi una foto davanti alla chiesa che disse che aveva una torre che ricordava l’antenna del monumento di Marconi. Queste sono le due foto.
Siamo riusciti nella breve visita di un giorno a parlare con la moglie del sig. Matthews che era stato Comandante del campo e che ci testimoniò che i resti del monumento erano stati distrutti qualche hanno prima con la costruzione del nuovo quartiere.
La signora Matthews ci raccontò dei buoni rapporti con gli italiani, di tanti che rimasero e si sposarono con le inglesi ed in particolare conosceva anche il cognato di un prigioniero di latina che abitava  poco lontano.
Ricordava mio padre che per il  monumento aveva fatto il manovale sotto la guida di altri compagni, e soprattutto oltre a fare sempre il barbiere, costruiva anelli e gioielli distruggendo monete in argento inglesi. Questa cosa era diventata una attività importante, ma alla fine fu bloccata dagli inglesi per il danno alla moneta.

Dal 1982 al 1994 non si parlò più del monumento fino a quando io tornai sul discorso perché in quell’anno correva il centenario della radio. Ed io che sono  radioamatore, ed avevo lavorato come ingegnere ricercatore nel laboratori di ricerca nella villa di Marconi a Bologna, partecipai alle cerimonie fatte nel mondo e quindi pubblicai sulla nostra rivista le foto di mio padre per avere notizie più dettagliate.
Fu allora che l’Associazione Nazionale Italiana contattò l’Associazione Inglese e la ricerca fu approfondita e  pubblicata sul sito  internet  per merito di kevin Snelling di Newport che domani io qui a Coleford  incontrerò.
La ricerca di tante storie è giusto che vada avanti perché  i nostri genitori scoprirono  già allora la follia della guerra   e di chi l’aveva cercata. Mentre la gente ricerca soltanto la pace e desidera ogni giorno di scoprire l’amicizia con  gli altri popoli e soprattutto all’interno dell’Europa dove la cultura comune ci lega ormai da secoli.

Thank you.
Eugenio Di Caro


Eugenio Di Caro







P.O.W. CAMP No. 61 GREAT BRITAIN


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