1902 – UN ANNO DI GRANDI PROGRESSI NELLA STORIA DELLA RADIO

Dopo aver superato la curvatura della terra, con i tre punti della lettera “S” dell’alfabeto Morse inviati via radio attraverso l’Atlantico (collegamento fra Poldhu - Inghilterra e San Giovanni di Terranova - Canada, avvenuto il 12 dicembre 1901), occorreva dimostrare che quei deboli segnali ricevuti, potevano essere utilizzati per comunicare e trasmettere veri e propri messaggi, superando anche gli ostacoli naturali costituiti principalmente dalle scariche elettriche atmosferiche e dalle grandi estensioni di territorio e di montagne frapposte fra le stazioni radio trasmittente e ricevente. Il sociologo Francesco Alberoni ha scritto recentemente che il merito di una persona non viene riconosciuto, ma anzi, vilipeso in tre casi:
        quando ciò che essa afferma è in contrasto con la concezione scientifica o ideologica dominante;
        quando il suo successo urta gli interessi politici o economici di un gruppo potente;
        per invidia.
Marconi aveva le caratteristiche per rientrare in tutti e tre i casi. Il mondo scientifico infatti tendeva a non accettare come possibile ciò che in via teorica era impossibile (la trasmissione di segnali a grande distanza).[1] Inoltre i ricercatori, in quegli anni, erano rivolti al solo ampliamento delle conoscenze, ignorando le possibili applicazioni commerciali; erano quindi incomprensibili per loro gli onori tributati a Marconi.


Fig. 1 Busta commemorativa del 1 collegamento transoceanico avvenuto il 12.12.1901

Il secondo caso era rappresentato dalle compagnie telegrafiche via cavo che vedevano nell’avvento della telegrafia senza fili, anche sulle grandi distanze, una minaccia alla loro sopravvivenza.[2] Per ostacolare il suo progresso nei collegamenti a grandi distanze le Compagnie dei cavi sostennero anche che il funzionamento delle stazioni ultrapotenti, come quella di Poldhu, avrebbero impedito le comunicazioni radiotelegrafiche delle navi con le altre stazioni costiere; queste voci, riprese anche da alcune riviste scientifiche italiane, non si placarono neppure quando Marconi le smentì a più riprese con dati alla mano, in diverse conferenze.

Il terzo caso era invece un sentimento personale, di tutti coloro che pensavano di potersi trovare al posto di Marconi, o che semplicemente non accettavano il suo successo.

L’ambiente in cui doveva lavorare per sviluppare la sua invenzione non era dunque dei più favorevoli, anzi, molti aspettavano un suo passo falso per poter dimostrare che non era possibile trasmettere fra continenti divisi dall’oceano o fra stazioni con vasti territori, anche montani, interposti.

Marconi, in ogni caso, continuò, deciso, a portare avanti i suoi esperimenti e le sue convinzioni basate essenzialmente su prove sperimentali.


Fig. 2 Piroscafo Philadelphia, su cui Marconi scoprì l'influenza della
luce del sole nelle comunicazioni di telegrafia senza fili

Dovendo recarsi in America per definire gli accordi relativi alle nuove stazioni di Glace Bay, in Nuova Scozia (Canada) e di Cape Cod (USA), Marconi approfittò del viaggio per eseguire nuovi esperimenti.

S’imbarcò il 3 febbraio 1902 sul piroscafo americano “Philadelphia”, munito dei più moderni apparati radio costruiti dalla sua società. Durante la traversata dell’Atlantico, scoprì che, con l’aumentare della distanza fra la stazione trasmittente di Poldhu e quella ricevente posta sulla nave, la luce solare aveva l’effetto di limitare la ricezione dei segnali.[3] Gli fu però anche possibile dimostrare, meno di due mesi dopo il successo della prima trasmissione transatlantica, che i segnali erano ricevuti, durante le ore notturne, a distanze anche superiori, fino a oltre 3000 km, e non erano più segnali deboli e confusi ricevuti con una cornetta telefonica, ma erano messaggi veri e propri registrati sul nastro di carta di un normale ricevitore Morse e controfirmati, come testimonianza, dal comandante della nave e da alcuni passeggeri, che assistevano meravigliati ed increduli agli esperimenti che permettevano di ricevere notizie in tempo reale dalla stazione di Poldhu. Giunto a New York, Marconi mostrò ai numerosi giornalisti che erano ad attenderlo sul molo i nastri di carta con la registrazione dei messaggi, ponendo così fine alle polemiche e alle discussioni sulla possibilità di comunicare attraverso l’Atlantico per mezzo della telegrafia senza fili.


Fig. 3 Detector magnetico del tipo utilizzato sulla " Carlo Alberto " nel 1902

Il problema delle scariche elettriche dovute alle cattive condizioni atmosferiche che disturbavano la ricezione sui coherer a limatura di metallo fino ad allora utilizzati, fu affrontato da Marconi studiando e costruendo un nuovo tipo di ricevitore, anche per mettere a tacere le insinuazioni di diversi giornali scientifici che tendevano a sminuire il peso delle sue invenzioni, per dare il maggior merito agli inventori del coherer, in particolare al francese Branly e a chi li aveva successivamente perfezionati.

Il  principio di funzionamento del nuovo ricevitore fu scoperto nel 1895 dal professore inglese Rutherford, secondo il quale il nucleo di materiale ferroso su cui è avvolto un rocchetto di fili di rame viene smagnetizzato in presenza delle onde elettriche irradiate da un oscillatore.


Fig. 4 Detector magnetico del 1902 costruito dalla "Marconi Wireless"

Marconi con la sua grande genialità e la sua proverbiale abilità, anche manuale, pensò di applicare questo principio alla telegrafia senza fili e costruì un ricevitore semplice ma molto affidabile. Il prototipo fu messo a punto a Poole, nei pressi di Helston, all’Hotel Haven dove Marconi alloggiava. Come nucleo magnetico furono utilizzati dei fili di ferro fornitigli da una graziosa fioraia di sua conoscenza che li usava per sostenere il gambo dei suoi fiori.

Tutta l’apparecchiatura era contenuta in una scatola di sigari vuota, velocemente rimediata dal suo fidato assistente Kemp, ed era composta da due rocchetti all’interno dei quali scorreva la trecciola formata dai fili di ferro magnetizzati da due grandi calamite a ferro di cavallo; a questo apparecchio era collegato il cornetto di un telefono dal quale si udivano i punti e le linee del messaggio trasmesso in alfabeto Morse.[4]

Così nacque il “Detector Magneticum” di Marconi, brevettato il 25 giugno 1902 con il n. 10245, e con il quale l’inventore italiano aveva realizzato “il più pratico, il più costante e il più semplice ricevitore radiotelegrafico” che gli permise di abbandonare il coherer a limatura di metallo e di lasciare alle spalle anche le polemiche che esso aveva procurato.


Fig. 5 L'Ammiraglio Carlo Mirabello

 Fino ad allora le trasmissioni a grande distanza erano sempre avvenute in mare aperto. Occorreva ora affrontare il problema delle grandi distese di territorio e di montagne frapposte fra le stazioni radio trasmittente e ricevente, approfittando dell’occasione per sperimentare anche il nuovo detector magnetico. Il problema venne risolto con la campagna di esperimenti eseguiti durante la crociera della Regia Nave “Carlo Alberto” diretta a Kronstad, nei pressi di San Pietroburgo, per partecipare alla visita ufficiale del Re d’Italia Vittorio Emanuele III allo zar della Russia, Nicola II. La nave era stata messa a disposizione per gli esperimenti di telegrafia senza fili dal governo italiano, dopo che la Marina Militare Italiana aveva riallacciato i rapporti con Marconi, dopo anni di silenzio, tramite il marchese Luigi Solari che, allo scopo, era stato inviato in missione a Londra.

Marconi, generoso come sempre nei confronti dell’Italia, aveva consegnato a Solari i suoi apparati più recenti e scritto al ministro della Marina, Ammiraglio Morin “ Ringrazio molto cordialmente V.E. per la missione affidata al tenente di vascello Luigi Solari. Egli porta in Italia gli apparecchi più recenti del mio sistema. Spero che la collaborazione ristabilita fra me e la R. Marina abbia a svilupparsi sempre più. A tale riguardo mi pregio dichiararLe che gli attuali miei brevetti potranno essere usati dalla Regia Marina e dal Regio Esercito senza compenso di privativa e che i miei apparecchi potranno essere riprodotti nei R. Arsenali con la condizione della rispettiva riservatezza”.


Fig. 6 Marconi a bordo della "Carlo Alberto" riceve
un messaggio via radio sul nastro di una stampante Morse

 Durante la navigazione, iniziata il 7 luglio 1902 con la partenza da Dover, Marconi eseguì molti esperimenti di ricezione sia con un paio di detector magnetici sia con alcuni apparecchi a coherer per confrontare, sul campo, il funzionamento dei due tipi di apparecchi ricevitori.

La stazione di Poldhu trasmetteva tutti i giorni dalle 12 alle 13 e dall’una alle tre di notte, durante i primi dieci minuti di ogni quarto d’ora, una lunga serie di lettere “S” e una delle ultime notizie di cronaca. La “Carlo Alberto” fu inoltre dotata di una grande antenna ricevente composta da una draglia che collegava i due alberi della nave, appesi alla quale 50 fili metallici convergevano verso il basso, formando una piramide rovesciata.

Il controllore, il “notaio”, che verificava attentamente i risultati degli esperimenti riportandoli anche sul giornale della stazione radio di bordo, era l’Ammiraglio Mirabello assistito dal più esperto Solari  che era l’ufficiale responsabile degli apparati radio della nave. L’ammiraglio era a bordo per la missione di rappresentanza della nave ed era orgoglioso e fiero che fosse una nave italiana a compiere questa importante campagna di esperimenti da parte di Marconi entrando così nella storia della radio.

La migliore qualità del detector magnetico risultò evidente, anche da quanto l’Ammiraglio scrisse sul giornale di bordo e nella relazione inviata al Ministero della Marina: “… di una semplicità estrema di costruzione, esso non ha bisogno di essere regolato, non si sregola mai: fedele e costante ripetitore di ogni segnale radiotelegrafico, non fallisce mai al proprio scopo, come ho potuto personalmente constatare.”


Fig. 7 Marconi al centro fra Kemp e Solari sulla "Carlo Alberto"
in viaggio verso Glace Bay

 Nonostante i buoni risultati del detector magnetico, con il levar del sole si avvertiva la graduale sparizione dei segnali; con l’aumentare della luce solare venivano confermati i problemi di ricezione dovuti alla luce stessa e che ancora non si riusciva a risolvere, tanto da spingere Marconi ad esclamare simpaticamente in dialetto bolognese “boia d’un sul. Chi sa per quanto tempo ci farai tribolare”.

Gli esperimenti proseguirono con successo; i segnali, di notte furono ricevuti fino a 2.000 km, nonostante che fra la nave e la stazione di Poldhu vi fossero interposti non solo il mare, come negli esperimenti precedenti, ma anche vaste zone di territori, montagne comprese. Era la conferma che si poteva superare non solo l’orizzonte marino, ma anche gli ostacoli naturali costituiti da ampie zone di territorio e dalle montagne, come d’altronde Marconi aveva già sperimentato a Pontecchio nel 1895, quando riuscì a superare la collina dei Celestini.

A Kronstad Marconi ricevette la visita del Re Vittorio Emanuele III e dello Zar Nicola II che era molto interessato a conoscere questo nuovo sistema di trasmissione, tanto da intrattenersi per oltre mezz’ora nella cabina radio, dove Marconi gli spiegò il funzionamento dei suoi apparati e gli mostrò i messaggi via via ricevuti da Poldhu. Non era però possibile fare arrivare, in quel momento, un messaggio direttamente da Poldhu per via della luce solare; fu pertanto messo in atto uno stratagemma: fu utilizzato un piccolo apparato trasmittente installato sulla stessa nave “Carlo Alberto”. Il messaggio fu ricevuto direttamente dal Re e dallo Zar che azionavano personalmente il detector magnetico.

Quando lo Zar lesse il messaggio battuto da un ricevitore Morse collegato al detector rimase gradevolmente stupito ed onorato. Il messaggio infatti diceva “ Viva l’Imperatore di Russia, viva il Re d’Italia”. Incuriosito, lo Zar chiese da dove giungesse il messaggio e Marconi svelò che proveniva dalla nave stessa e così l’imbarazzo finì con un sorriso e con la presentazione di Solari allo Zar.


Fig. 8 L'Incrociatore "Carlo Alberto"

Il giorno successivo Marconi ricevette la più alta onorificenza che lo Zar potesse conferirgli: la commenda di S. Anna con brillanti.

A Kronstad, Marconi ricevette anche la visita di Alexander Stefanovic Popov. Lo scienziato russo, che aveva realizzato nel 1895 un dispositivo a coherer per rivelare le onde elettriche emesse dai fulmini, salutò Marconi con queste parole: “Vengo ad ossequiare il padre della radio”. Nonostante queste affermazioni l’Unione Sovietica, per motivi di propaganda politica, dal 1945 iniziò a celebrare Popov, da tempo scomparso, come inventore della radio, dichiarando il 7 maggio “giornata della radio” da celebrarsi annualmente, anche se in tutto il mondo era ormai affermata la priorità dell’invenzione di Marconi.

Il 23 luglio la “Carlo Alberto” lasciò la Russia per fare ritorno in Inghilterra dove a Portsmouth partecipò ai festeggiamenti per l’incoronazione del Re inglese Edoardo VII

 Terminate le cerimonie, la “Carlo Alberto” riprese il suo viaggio verso l’Italia continuando gli esperimenti. Nella notte fra il 3 e il 4 settembre la nave si trovava a Gibilterra a ridosso della grande rocca naturale alta 500 m a strapiombo sul mare e con gli altopiani spagnoli interposti fra la nave e la stazione di Poldhu. Era una prova decisiva per dimostrare la possibilità di trasmettere oltre gli ostacoli naturali, trovandosi la nave in una posizione critica, all’interno di un grande cono d’ombra. Risolti alcuni problemi che crearono grandi apprensioni, finalmente arrivò da Poldhu il messaggio in modo chiaro. Per ironia della sorte il messaggio era una brutta notizia di cronaca: la moglie dello Zar Nicola II, l’imperatrice di Russia, aveva abortito.


Fig. 9 La stazione di Glace Bay e le sue antenne

Dopo una sosta a Cagliari la “Carlo Alberto” riprese il mare per La Spezia e nel mezzo del Mediterraneo ricevette tre storici messaggi, due per il Re d’Italia e uno per il Ministro della Marina, con i quali la società Marconi e l’Ambasciata d’Italia a Londra si rallegravano per il successo degli esperimenti.

Uno dei telegrammi indirizzati al Re era il seguente: “All’Ammiraglio Mirabello, ‘Carlo Alberto’ – I direttori della Marconi’s Telegraph Company pregano S.E. di porgere i loro più umili e rispettosi saluti a S.M. il Re in occasione della trasmissione del primo radiotelegramma dall’Inghilterra all’Italia. – Stazione di Poldhu”.

Al termine della prima campagna, quando ormai la “Carlo Alberto” stava per raggiungere il porto di La Spezia, durante il pranzo di commiato, dopo tre mesi di esperimenti eseguiti insieme, l’ammiraglio Mirabello, ritenuto da tutti un uomo rigido e apparentemente duro ed insensibile, abbracciò commosso il giovane inventore di 28 anni dicendogli: “...ho dato la vita alla Marina... non ho famiglia, lascia caro Marconi, che ti voglia bene come ad un figlio...”  e lo abbracciò con molto affetto. Marconi, sorpreso, ricambiò l’abbraccio e riuscì a dire soltanto: “Caro ammiraglio...”

 A ricordo di questi esperimenti l’Ammiraglio Mirabello fece porre sulla “Carlo Alberto”, nella torretta in cui si trovava la stazione radio, una targa con questa iscrizione: “Oggi 26 giugno 1902 Guglielmo Marconi onorava di sua presenza questa R. Nave ancorata dinanzi a Poole, inaugurando il primo campione del nuovo ricevitore magnetico (detector) da lui inventato e dato in dono alla Carlo Alberto che, prima fra tutte le navi al mondo, ne constatava il funzionamento in mare”.


Fig. 10 Marconi ed alcuni collaboratori a Glace Bay

 Il successo della campagna di esperimenti di radiotelegrafia eseguiti sulla “Carlo Alberto” fecero sì che Marconi venisse ricevuto dal Re nel castello di Racconigi nei pressi di Torino. Il Re, informato dei successi conseguiti da una dettagliata relazione scritta dal tenente Solari, e accompagnata da una lettera dell’Ammiraglio Mirabello che esaltava le doti non solo tecniche ma anche umane di Marconi, decise di mettere a disposizione dello Scienziato italiano la “Carlo Alberto” affinché la campagna di esperimenti potesse proseguire anche durante il viaggio che Marconi si apprestava ad affrontare per recarsi in Canada ad attivare e sperimentare la nuova stazione ricetrasmittente di Glace Bay.

Così Marconi descrisse la traversata durante la conferenza da lui tenuta nel maggio del 1903 in Campidoglio a Roma:

“Il 13 ottobre la “Carlo Alberto” lasciava Plymouth e faceva rotta per Sidney (Nuova Scozia in Canada). La ricezione dei segnali da Poldhu fu ottenuta durante tutta la traversata, sino all’interno della baia di Sidney che si trova a circa 4000 km da Poldhu. Forti e sicuri arrivavano i segnali in pieno oceano durante l’infuriare di formidabili burrasche, facendo vivere tutti con la fantasia su quella costa, a migliaia di chilometri di distanza, da cui furono trasmessi i telegrammi”.

Il 31 ottobre la “Carlo Alberto” giunse a Porto Sidney, villaggio di 400 abitanti situato sull’isola di Cape Breton presso le coste canadesi. Sul promontorio di Table Head, nei pressi di Glace Bay, a due ore di treno da Porto Sidney, era in costruzione la prima stazione trasmittente e ricevente oltre oceano, a circa 3800 km da Poldhu. In quei luoghi era ormai pieno inverno e la stazione, composta da quattro grandi tralicci di legno e da alcune baracche, era completamente ricoperta di neve e ghiaccio.


Fig. 11 La sala di trasmissione della stazione Marconi di Glace Bay

I lavori per far funzionare la stazione furono più duri e più difficili del previsto: per 29 giorni non venne ricevuto nessun segnale trasmesso da Poldhu. Marconi decise allora di invertire la trasmissione dei segnali, inviandoli da Table Head verso la Cornovaglia, essendo il generatore della stazione canadese molto più potente di quello inglese (75 kW contro 25 kW). A fine novembre Poldhu ricevette alcuni segnali, anche se confusi ed incomprensibili. Si lavorava tutte le notti dalle 22 alle 3 e, dopo un breve riposo, si riprendeva alle 10 del mattino. Finalmente alle 7 del mattino del 14 dicembre si avverò quello che tutti speravano, ma che temevano non succedesse più: Poldhu comunicò “Segnali leggibili continui nelle due ore”. Tutti, ingegneri e assistenti, corsero all’aperto sulla neve e sul ghiaccio, con trenta gradi sotto zero, a saltare e ballare per sfogare la tensione accumulata in tutto quel tempo (oltre un mese e mezzo) e per festeggiare il grande successo ottenuto. Marconi invece non volle abbandonarsi alla gioia e festeggiò, solitario, l’evento in cuor suo, sapendo forse che non tutti i problemi erano risolti.

La notte del 15 dicembre 1902 fu inviato il primo messaggio ufficiale da parte del corrispondente del “Times” di Londra che si trovava a Glace Bay: “Times Londra – Presente alla trasmissione, nella stazione canadese di Marconi, ho l’onore di inviare tramite il “Times” il primo messaggio transatlantico di saluto dell’inventore all’Inghilterra e all’Italia. - Parkin.”

La sera del 20 dicembre, Marconi batté personalmente sui tasti il seguente radiotelegramma per il Re d’Italia Vittorio Emanuele III: “In occasione della prima trasmissione radiotelegrafica transatlantica, che collega attraverso lo spazio il nuovo col vecchio mondo, desidero porgere i miei più devoti omaggi a Sua Maestà il Re. – Guglielmo Marconi”. Nel trasmettere il messaggio, Marconi volle vicino a sé il marchese Solari “perché solo lei può comprendere ciò che sento come italiano in questo momento”.

Subito dopo inviò un analogo messaggio al Re d’Inghilterra Edoardo VII, lo stesso che nel 1898 Marconi aveva tenuto costantemente in contatto con la Regina madre quando era convalescente sullo yacht Osborne. Entrambi i messaggi furono controllati minuziosamente dalla stazione di Poldhu e comunicati contemporaneamente ai destinatari il 21 Dicembre.


Fig. 12 Sala di ricezione della Stazione di Glace Bay

In quest’occasione la stampa era con Marconi e nessuno mise in dubbio la veridicità e la paternità della trasmissione di questi veri e propri messaggi che viaggiavano nell’etere senza nessun cavo che collegasse gli apparecchi trasmittenti e riceventi.

Anche la “Carlo Alberto”, ancorata a Porto Sidney, partecipò a questo evento fungendo da supporto nei collegamenti con Helston e testimoniando con la sua presenza in rada il sostegno dell’Italia a Marconi impegnato in una grande impresa.

Una squadra di marinai si recò a Table Head portando con sé una bandiera italiana che fu issata, assieme a quella inglese e a quella canadese, su una delle torri della stazione radio, a rappresentare le tre nazioni che avevano contribuito al successo delle trasmissioni.

Dopo la conferma della possibilità di trasmettere a grandi distanze, anche attraverso vasti territori e montagne e l’invenzione del detector magnetico, un altro grande passo era stato compiuto nel continuo progresso della telegrafia senza fili per opera di Guglielmo Marconi: due stazioni radio, una in Europa, l’altra in Canada, erano potenzialmente pronte a trasmettere messaggi commerciali anche a grandi distanze, a costi contenuti, in aperta concorrenza con il telegrafo a filo delle Compagnie dei cavi sottomarini.


         Fig. 13 Francobollo emesso dal Canada e annullo speciale per commemorare
il Centenario della stazione di Glace Bay, raffigurata nella cartolina

 Vi è chi sostiene che due sono stati i fattori che hanno maggiormente influenzato l’invenzione di Marconi: la madre Annie Jameson, e la ionosfera.

La madre lo ha sempre sostenuto e aiutato, soprattutto nei momenti difficili dei primi anni, incoraggiandolo a proseguire nella sua scelta. La ionosfera, riflettendo sulla terra le onde radio, ha permesso la trasmissione a grandi distanze dei messaggi radio, anziché limitarsi ai 150 – 200 km che i più famosi scienziati del tempo avevano ipotizzato; ma la ionosfera prima di svelare completamente la sua esistenza ed i suoi segreti aveva ancora qualche prezzo da far pagare a Marconi, il giovane inventore che ebbe il coraggio di sfidare e di vincere le teorie scientifiche fino ad allora conosciute. Furono necessari ancora diversi mesi per superare le molte difficoltà riscontrate, prima di poter trasmettere messaggi commerciali costanti fra i due continenti.

                                                                                                                        Giuliano Nanni

Bibliografia:
Cristina Marconi - ”Marconi mio marito” - Rizzoli
Giancarlo Masini - “Marconi” – UTETO
Orrin E. Dunlap - “Marconi” - Bompiani
Piero Poli - “L’opera tecnico scientifica di Marconi” - C&C
“Scritti di G. Marconi “– Reale Accademia D’Italia (1937)
Degna Paresce Marconi “Marconi mio padre” – Mondadori
Luigi Solari - “Sui mari e sui continenti con le onde elettriche” - Bocca ed.
Jolly – Guglielmo Marconi - MursiaMario La Stella - “Marconi” – ed. Aurora

 

Giuliano Nanni, collezionista di filatelia tematica su Marconi di cui è un appassionato cultore, è Presidente del Circolo Filatelico “Guglielmo Marconi” di Sasso Marconi.

Il Circolo Filatelico ringrazia Canada Post e Charles J.G. Verge, Presidente della Royal Philatelic Society of Canada, per le informazioni fornite.



[1] Si riteneva che le onde radio si propagassero in linea retta e che di conseguenza non potessero superare la curvatura della terra.

[2] Marconi aveva annunciato che la telegrafia senza fili avrebbe permesso di ridurre il costo della trasmissione di messaggi a 1 cent per parola, contro i 25 cent richiesti dalle Compagnie di telegrafia a filo.

Un cavo oceanico richiedeva una spesa di almeno tre milioni di dollari (del 1902) senza contare i successivi costi di manutenzione che erano molto onerosi, mentre una stazione radio Marconi ne costava molto meno e aveva bassissimi costi di manutenzione. I soci delle Compagnie telegrafiche avevano già investito 100 milioni di dollari.

[3] Ancora non era conosciuta l’esistenza della “ionosfera”. In alta quota l’energia ultravioletta del sole converte in particelle caricate elettricamente, alcune molecole di gas; queste particelle vengono chiamate ioni i quali, interagendo con la densità dell’aria, che decresce con l’altezza, formano degli strati ionizzati che riflettono verso terra le onde radio di una determinata frequenza ed assorbono in buona parte onde di frequenza diversa (in questa occasione la lunghezza d’onda era di 1000 m). Le caratteristiche della ionosfera determinate dai raggi del sole che ionizzano le molecole dell’atmosfera, variano in funzione del giorno e della notte, modificando anche di conseguenza la frequenza delle onde radio che vengono riflesse o assorbite. è dunque necessario scegliere la frequenza ottimale delle onde radio in funzione delle caratteristiche della ionosfera e quindi dell’orario e anche della stagione dell’anno. La frequenza utilizzata da Marconi nei suoi primi esperimenti era tale per cui la ionosfera rifletteva le onde radio di notte e le assorbiva di giorno.

[4] All’interno del Museo Marconi, presso la Fondazione Marconi a Pontecchio, è possibile osservare ed utilizzare una versione interattiva del Detector magnetico. Facendo scorrere un filo di ferro attraverso una bobina si può ascoltare il programma trasmesso in quel momento da RadioRai, a dimostrazione che ancora oggi il principio di funzionamento del detector magnetico è tuttora valido.


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