PERCORSO STORICO

DEL COLLE DI BONARIA

E ORIGINI DELLO STATO ITALIANO

            La Sardegna è una delle terre più antiche d’Europa e la seconda isola del Mediterraneo (oltre 24.000 Kmq). Essa forma con la Corsica un sistema a sè non avendo comunanza di origine né con le Alpi né con gli Appennini.

            La sua struttura geologica fra le più complesse e il suo paesaggio così vario e mutevole hanno indotto lo scrittore Marcello Serra a definire la Sardegna “un continente in proporzioni ridotte”.

            L’isola è abitata da antichissime genti come dimostrano recenti studi e ricerche che hanno consentito il ritrovamento di fossili di umanoidi (oreopithecus) che Jean Marie Cordy della facoltà di geomorfologia dell’Università di Liegi, in collaborazione con ricercatori della Università di Sassari, non ha dubbi di fare risalire quei fossili a otto milioni di anni fa; il che sarebbe da annoverarsi fra le più antiche testimonianze esistenti al mondo.

           Con un salto di milioni di anni si arriva alla anch’essa remota civiltà nuragica (dal 2000 a.C. al 500 a.C. circa) sulla quale la scienza ufficiale non è ancora riuscita a fare piena luce. La espressione più evidente di questo periodo sono i gustosissimi e vivi bronzetti, ed i resti di oltre 10.000 nuraghi; imponenti edifici megalitici tronco-conici sparsi in tutta l’isola.

            Dopo queste premesse di carattere generale soffermiamoci ad una zona specifica dell’isola e precisamente al sud, ove si sono svolti gli avvenimenti storici che interessano questa monografia, cioè del colle di Bonaria in quel di Cagliari.

            Incerta è l’origine di Cagliari, perché anteriore ai tempi storici è l’antica Karales fenicia; ma si hanno elementi per credere che i Fenici, impossessatisi della Sardegna al tempo della fondazione di Cartagine, si siano limitati ad accrescere la città già preesistente. Della storia di Cagliari si hanno notizie frammentarie sino all’epoca dei Cartaginesi, ai quali nel 238 a. C. i Romani la tolsero e così divenne la romana Calaris.

            Il colle di Bonaria è uno dei (sette?) colli che fanno parte integrante della città di Cagliari, ed è anche il nome di un suo elegante quartiere. In questo colle si sono svolti nei secoli scorsi avvenimenti talmente importanti che hanno contribuito a determinare il destino dell’isola e del Paese. Come questo sia avvenuto lo racconta la storia.

            Tralasciamo le epoche più remote come l’era fenicio-punica-romana e medioevale e soffermiamoci sul XIII secolo. Il 4 (o il 6?) aprile 1297 papa Bonifacio VIII tolse ai Pisani per darlo in feudo a Giacomo II d’Aragona (1291 - 1327) il Regnum Sardiniae et Corsicae, creato motu proprio dallo stesso papa.

            Dopo una lunga preparazione il 13 giugno 1323 l’infante Alfonso d’Aragona sbarca nel golfo di Palma, sulla costa sulcitana con un imponente corpo di spedizione di navi, uomini e cavalli per prendere possesso del nuovo regno. La conquista dell’isola sembrava facile ma non fu così. Una serie di piccole guerre locali interesserà tutta la regione sino alla fine del secolo. In pratica il trecento fu attraversato dagli eventi di una guerra endemica; “una guerra dei cento anni in scala ridotta”, ha detto uno storico catalano.

            L’infante Alfonso dopo lo sbarco cinse d’assedio prima Villa di Chiesa (Iglesias), che riuscì a resistere sino al 7 febbraio dell’anno successivo. Presa la città gli invasori investirono il Campidano e quindi assediarono Cagliari; più propriamente il Castello. Di fronte ad esso, sul colle di Bonaria, gli aragonesi fecero erigere una rocca, cinta di mura, in pratica una nuova città che ebbe in sei mesi una popolazione di seimila uomini.

         A tale proposito, Francesco Alziator, considerato uno dei più importanti cultori contemporanei di etnografia per i contributi apportati nel campo delle tradizioni popolari sarde e catalane, scrive, in uno dei suoi “pezzi” su Cagliari, riferito a quel periodo:

“La collina di Bonaria fu a lungo oggetto di ricerca, a cominciare da quell’impareggiabile Alberto La Marmora e soprattutto dai geologi secondo i quali si trattava di una zona estremamente interessante perchè comprendeva una breccia ossifera del quaternario continentale.

Ormai, dell’altura di Monreale ben poco resta, perfino il nome è sparito, sopravvive solo sui libri e su qualche vecchia carta topografica. Quella collina infatti era l’osservatorio di Alfonso d’Aragona durante l’assedio di Cagliari. Alfonso, a quei tempi, veramente non era re, ma solo infante. I sardi però, videro le cose con la lente d’ingrandimento e chiamarono monte una collina e re un principe e così venne fuori “Monreale”, e “Grutta de su Rei” fu detta la grande cavità, ora in parte murata, davanti alla Basilica, dove, secondo la leggenda, nel 1324, si sarebbe sistemato Alfonso nei primi tempi dello sbarco.

Certo in nessun punto della città come sul colle di Bonaria si è fatta la storia.”

         Il 19 giugno 1324, un anno dopo lo sbarco nell’isola, un martedì, sotto una tenda d’assedio sul colle di Bonaria, fu firmata la pace fra il Comune di Pisa e la Corona d’Aragona in guerra per la conquista dei territori oltremarini pisani nell’isola i quali non rappresentavano tutta la Sardegna ma solo una parte di essa, e cioè: il Campidano, la Gallura e il Logudoro.

            I cronisti delle due parti: Zurita per gli Aragonesi, Villani e Tronci per i Pisani, ci hanno narrato con ricchezza di particolari, in pagine famose, gli avvenimenti di quel tormentato 1324. Di quei giorni tutto è scomparso e nessuna traccia è rimasta neppure delle mura che cingevano la cittadella dell’Infante Alfonso.

            Con la firma del trattato di pace i vincitori cambiarono la condizione giuridica dell’ex entità sardo-pisana da subordinata in assoluta, al fine di aggregare questi nuovi territori con specifica fisionomia istituzionale alla Corona d’Aragona rappresentata dalle leggi monarchiche. Quindi, nel 1324 fu creato uno Stato ex novo: il Regno di Sardegna e Corsica. Tutto questo è affermato da una Carta Reale Diplomatica dell’Archivio della Corona d’Aragona di Barcellona, pubblicata nel 1952 da Antonio Arribas Palau nel suo volume “La conquista de Cerdeña por Jaime II de Aragòn”.

SE NE DEDUCE CHE L’ATTUALE STATO ITALIANO EBBE ORIGINE IN SARDEGNA, SUL COLLE DI BONARIA IN QUEL DI CAGLIARI, IL 19 GIUGNO 1324, UN MARTEDI’, SOTTO UNA TENDA D’ASSEDIO.

            Fin dall’inizio il Regno ebbe come emblema concesso dalla Corona d’Aragona, lo scudo con quattro teste di moro inquartate in croce rossa in campo bianco o argento, che compare per la prima volta in uno stemmario belga del 1370/86 con i mori senza bende. I quattro mori sono un antico simbolo aragonese che celebrava la vittoria di Alcoraz nel 1096 contro i saraceni. Successivamente i mori furono rappresentati con le bende sulla fronte o con la corona sul capo - come nelle insegne originarie del Regno d’Aragona - e, talvolta, con le bende sugli occhi e tutto ciò, si pensa, per cattiva impressione grafica nel periodo della stampa mobile. E, così, lo stemma rimase a rappresentare il Regno in tutte le bandiere, stendardi e labari statali, caricato dopo il 1720 dell’aquila Sabauda, fino all’assunzione, il 23 marzo 1848, del tricolore verde - bianco - rosso e lo stemma di Casa Savoia nel Risorgimento.

            Per completare gli strumenti formali di statualità del nuovo Regno, Giacomo II d’Aragona instaura un sistema monetario sardo basato sulla lira sarda, dando anche il diritto di battere moneta con proprie zecche isolane.

            Malgrado il trattato di pace firmato nel 1324 la situazione politica nell’isola precipitò nuovamente e ripresero le ostilità che si conclusero definitivamente il 9 giugno del 1326. Dopo che il Castello fu tolto ai Pisani esso fu ripopolato dagli aragonesi che abbandonarono la rocca di Bonaria.

            Il diritto di abitare nel Castello fu concesso solo ai Catalani, agli Aragonesi, ai Valenzani e ai Maiorchini. I Sardi, come gli stranieri, dovevano lasciare prima che si facesse notte il Castello, sotto pena di essere buttati giù dalle mura. La consuetudine, che mirava ad una tutela del Castello, rimase in uso sino ai tempi di Carlo V (1516 - 1556).

            In seguito all’unione personale tra Ferdinando II d’Aragona e Isabella di Castiglia (detti i re Cattolici) nacque la Corona di Spagna. Il 15 gennaio 1479, cioè quando fu messo in pratica l’accordo chiamato Concordia di Segovia, l’originario Regno di Sardegna e Corsica, che da più di un secolo faceva parte della Corona d’Aragona, fu scempiato nel titolo e chiamato solo Regno di Sardegna. (La Corsica scompare perché l’isola non fu mai conquistata dagli Aragonesi).

            Dalla fine del quattrocento fino a tutto il seicento, l’isola divenne un regno periferico di un impero mondiale i cui interessi gravitavano non più nel Mediterraneo ma in Atlantico. Chiusa in se stessa, fu sfiorata appena dai principali eventi della storia europea e assunse il carattere di isola dimenticata e misteriosa.  Nel 1720 si conclude il periodo di dominio dell’isola da parte Aragonese e Spagnola, durato per circa quattrocento anni, dal 1323 al 1720.

            Nel 1713, col trattato di Utrecht fu sancita la separazione tra Spagna e Impero. La Sardegna fu assegnata all’Austria la quale, in virtù del trattato di Londra del 2 agosto 1718 e del successivo trattato dell’Aia del 1720, consegnò l’isola, il 4 agosto 1720, al nuovo re Vittorio Amedeo II di Savoia.

            Il nuovo regno diventò da imperfetto a perfetto attribuendogli la summa potestas, cioè la facoltà di stipulare trattati internazionali. Il regno si italianizzò. Si procedette ad una vasta azione riformatrice nei limiti del trattato di Londra il quale imponeva al sovrano di conservare e rispettare le istituzioni e la struttura politico - amministrativa precedenti.

         E’ forse il caso di ricordare che il regno ebbe pure, in epoca tarda, un inno nazionale: S’hinnu Sardu Nationale, che fu eseguito per la prima volta nel Teatro Civico di Cagliari il 20 febbraio 1844.

            Il testo dell’inno recita:

Conservet Deus su Re

Salvet su Regnu Sardu

Et gloria a’ s’istendardu

Concedat de’su Re.

Fu eseguito l’ultima volta ufficialmente nel 1937 dal coro della Cappella Sistina, diretto da Lorenzo Perosi, per espresso desiderio di Vittorio Emanuele III. In periodo contemporaneo, che prolunga all’oggi la statualità sarda, è stato suonato dalla banda dei Carabinieri al Quirinale il 29 maggio 1991 in omaggio all’origine sassarese del presidente Francesco Cossiga. Infine, è stato eseguito al momento delle sue dimissioni da Capo dello Stato il 28 aprile 1992.

            Per concludere, gli avvenimenti descritti più sopra consentono d’affermare che l’attuale Stato Italiano è nato in Sardegna e precisamente il 19 giugno 1324, sotto una tenda d’assedio sul Colle di Bonaria, nei pressi di Cagliari. Inizialmente fu chiamato  “Regno di Sardegna e Corsica”   fino al 1475, cioè quando con le nozze di Ferdinando II e Isabella e la conseguente nascita della Corona di Spagna il titolo originario diventò  “Regno di Sardegna”; nel 1861 “Regno d’Italia”  fino al 1946, poi “Repubblica Italiana”  fino ad oggi.[1]

 

[1] - F. Casula, Conversazioni sulla storia, ed. L’Unione Sarda, 20/XI/1997;
- E. Piras, Le monete della Sardegna, ed. Fondazione del Banco di Sardegna, 1996;
- F. Floris, Breve storia della sardegna, ed. Tascabili Economici Newton, aprile 1997;
- AA.VV., Enciclopedia Motta;

Inno Nazionale Sardo - Hymnu Sardu Nationali - file formato.mp3 - 1.92 MB

La Ritirata - file formato.mp3 - 2.65 MB


Per contattarci, cliccate qui Grazie.


© 1995-2012 by Comitato Guglielmo Marconi


The material on this page are the responsibility of its author