Comitato Guglielmo Marconi International
Fondato nel 1995

Le prime esperienze nei ricordi di Marchi



Guglielmo Marconi e Antonio Marchi, che visse fino a 106 anni.

"Nonno Antonio è stato con noi da sempre, con la sua benevolenza, la sua presenza così imporiante per una famigha numerosa come la nostra e noi siamo crescíutí attorno alla sua figura, come piccoli alberi attorno alla quercia maestosa. Era un uomo semplice ma aveva una saggezza infinita, pur non essendo un uomo di cultura. Ma era quella cultura geniale che germína spontaneamente in questi personaggi e si formava col crescere delle esperienze, giorno dopo giorno, anni dopo anni e il trascorrere delle stagioni della sua lunga vita lo arricchivano di sapienza. Era nato agricoltore, quindi conosceva molto bene l'arte del lavoro nei campi anche se non era mai andato a scuola ".
Così ricorda Antonio Marchi uno dei nipoti, Mons. Giovanni Marchi, vicario arcivescovile a San Luca dal 1971. Sente ancora vicina, malgrado siano trascorsi cinquant'anni, la presenza dell'uomo che ebbe una parte importante nella vita giovanile di Guglielmo Marconi, decisamente importante considerando che Antonio Marchi visse col "sgnurein", il signorino Marconi, i momenti più elettrizzanti della scoperta del secolo scorso.
Guglielmo lo chiamava affettuosamente "Tognetto", perché Marchi era ben piantato sulle gambe, solido, muscoloso, ma non era alto di statura: quando andò a servizio dalla famiglia Marconi, Antonio Marchi a 50 anni aveva alle spalle una lunga esperienza di campagna. Prese alloggio nella piccola costruzione, che é tuttora vicina alla Villa Griffone, con il compito dei lavori di giardinaggio e di custodia della villa.
In quell'anno, nel 1892, Guglielmo Marconi aveva 18 anni, ma già da sei si interessava di "elettrologia" e aveva realizzato le sue prime esperienze, anche se ancora non aveva a disposizione la grande soffitta della villa per impiantarvi il laboratorio.
Antonio Marchi si affezionò subito a quel giovanetto che già dimostrava introversione e una mal dissimulata propensione per la solitudine, che amava profondamente la natura e si immergeva nel mondo pieno di incantesimi di Villa Griffone. L'unico compagno vero diventò quel tarchiato, solido ma dolce e premuroso contadino che doveva rivestire un ruolo di primo piano nella grande avventura marconiana.


La famiglia Marconi al completo: Guglielmo con il padre Giuseppe, la madre Annie Jameson e,
dietro il fratello Alfonso. Siamo nel 1897.

"Il nonno ne parlava sempre di quegli anni - ricorda ancora Mons. Marchi - e ne parlava con dolcezza, come se si rivolgesse agli anni più sereni della sua lunga vita: pensi che morì a 106 anni. Nel 1948 e giá quando aveva cent'anni, la sua lucida memoria riandava al passato e alle esperienze avute con Marconi, con una freschezza di particolari che meravigliava tutti coloro che l'ascoltavano. Io, attraverso i suoi racconti, ho potuto vivere l'esperienza marconiana come se l'avessi vissuta in prima persona. Era un rapporio, tra il giovane 'signorino' e l'ormai maturo contadino, affettuoso, incredibilmente affettuoso ".
D'altra parte gli avvenimenti della famiglia Marconi a Villa Griffone erano vissuti dai Marchi con riverenza e con interesse, e Antonio ogni sera raccontava ciò che avevano fatto lui e il giovane Guglielmo. Sono nati in questi momenti i numerosi aneddoti tra un esperimento e un viaggio a Bologna col somarello per i rifornimenti necessari. Oppure, per " attaccare " i cavalli alla carrozza e quindi scendere alla Stazione ferroviaria cittadina per portare qualche ospite o per attendere i " padroni " che arrivavano in treno da Roma.
Ma giorno dopo giorno, Antonio "Tugnat" Marchi concedeva sempre più spazio, nell'economia della sua giá gravosa giornata di lavoro, alle richieste di Guglielmo: il giovane aveva bisogno di un aiuto sempre costante, di una persona che gli fosse fedele e che, sooprattutto, tenesse per sé ogni segreto che Marconi, ormai fiducioso verso Antonio, gli svelava. Ormai, Marchi era diventato il partner insostituibile per Guglielmo Marconi, lo seguiva come un'ombra e si faceva in quattro per risolvergli ogni problema. Anche a costo di sfidare le ire, immancabili come sempre, del padre Giuseppe che non vedeva di buon occhio quanto il figlio stava preparando a Pontecchio: era inflessibile, un rigorista senza alternative, era il padrone di casa e non voleva assolutamente abdicare a questa sua funzione.
Antonio Marchi lo sapeva, ma cercava di attenuare e ammorbidire la consueta asprezza che Giuseppe dimostrava nei confronti del figlio, che d'altra parte lo temeva, proprio per questi atteggiamenti duri e irremovibili, quasi implacabili.
Un giorno - e Antonio raccontava spesso questo episodio - Guglielmo, sordo alle proteste di Marchi, volle trasportare con la carriola una damigiana piena di acido che serviva per caricare le batterie, ma in discesa non ebbe la forza per tenerla in equilibrio e la carriola gli sfuggi dalle mani e la damigiana andò in pezzi.
Tugnat non perse tempo, preparò alla svelta la carrozza e il cavallo pensando ad alta voce che cosa gli avrebbe detto il padrone al suo ritorno. Poi parti il più velocemente possibile, discese a Bologna per acquistare un'altra damigiana di acido, fermandosi a San Lorenzo per fare aggiustare la carriola che avrebbe ripreso al ritorno. Tutto per evitare che Giuseppe Marconi se la prendesse col figlio, anche se, ogni poco, egli diceva ad Antonio Marchi: "Tu che sei una persona matura, come ti presti a fare quelle cose lì per Guglielmo? Mi meravigli davvero, Antonio!"
Ma Antonio non rispondeva, sapeva soltanto che il "signorino" Guglielmo gli poteva chiedere di gettarsi nel pozzo e lui l'avrebbe fatto! E il giovane Marconi sapeva d'altra parte che poteva contare fino in fondo su di lui, anche quando gli esperimenti si susseguivano velocemente ed era necessario raddoppiare gli sforzi. Ma per Antonio Marchi si trattava di aggiungere un lavoro agli altri lavori, farsi in quattro, come diceva.
Guglielmo non voleva altri al suo fianco e Antonio era l'unico compagno che partecipasse disinteressatamente alla nascita della radio. "Non aveva alcuna conoscenza tecnica, non aveva istruzione, ma era sempre disponibile e aveva una cura minuziosa per tutto ciò che il giovane Marconi gli chiedeva di fare", ricorda il nipote. E quando Guglielmo aumentò a mano a mano la distanza di emissione, del segnale trasmesso, era sempre Antonio Marchi che, con la cassetta del ricevitore, si portava alla distanza richiesta, poi sempre più lontano, fino a salire lentamente la collina che si alza dietro la villa.
Marconi gli aveva raccomandato di fare molta attenzione a quella cassetta, se gli fosse caduta di mano poteva anche scoppiare. Un modo di dire, che consentiva a Marchi di aumentare notevolmente la responsabilitá! E Antonio, nella sua limpida ingenuitá, pensava che dentro alla cassetta ci fosse dell'esplosivo! Ma si guardò bene dal dire o da chiedere più di quanto Guglielmo gli aveva detto: non avrebbe mai messo in dubbio nulla che potesse fare capire al "sgnuréin" che lui volesse mettere un limite alle sue prestazioni! Sapeva che quella cassetta era preziosa ma lui continuava ad andare e a tornare dal punto indicato da Marconi e a rispondere a voce se aveva sentito i tre colpi di chiamata, com'era convenuto.


Mons. Giovanni Marchi, vicario arcivescovile al Santuario di San Luca,
osserva il prezioso documento dettato dal padre sui ricordi del nonno,
Antonio Marchi, l'umile e fedele aiutante di Marconi a Villa Griffone.



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