Roma: Gianicolo
Monumento a Giuseppe Garibaldi
(1807-1882)






"Fu inaugurato nel 1895 ed è opera del Gallori. Il monumento equestre è in bronzo e spicca sull'alto piedistallo di granito adorno di quattro gruppi pure in bronzo, rappresentanti: la difesa di Roma nel 1849, la Battaglia di Calatafimi nel 1860, l'America e l'Europa. L'intero monumento misura m. 22 in altezza."




Tomba di Garibaldi: Si tratta di un semplice sarcofago formato da un grande masso di granito non lavorato affiancato dalle tombe dei figli.

Cfr. R. D. n. 4163 del 3 novembre 1886 che "dichiara di pubblica utilità le opere da eseguirsi per la difesa della sistemazione dei servizi militari marittimi nell'arcipelago della Maddalena".

Cfr. L. n. 6973 del 17 luglio 1890 che "dichiara monumento nazionale la tomba di Giuseppe Garibaldi in Caprera"
e conferisce ai ministri dell'Interno e della Marina l'incarico dell'esecuzione di quanto è prescritto.

Cfr. L. n. 503 del 14 luglio 1907 che "dichiara monumento nazionale la casa di Giuseppe Garibaldi in Caprera".

La "Nuova Sardegna"

Venerdì, 3 Dicembre 2004
L'Ente nazionale protezione animali offre 5000 euro per recuperare il sito dove è sepolta la cavalla di Garibaldi
Gara per salvare la tomba di Marsala
Caprera, il sito è abbandonato: erbacce ovunque, lapide illeggibile
Un'associazione locale si vuole occupare della cura della zona

   La tomba in cui giace la cavalla Marsala, che accompagnò Giuseppe Garibaldi nella spedizione dei Mille, è in stato di totale abbandono. La denuncia, partita da Anita, pronipote dell'eroe dei Due mondi, è stata raccolta dall'Enpa, ente nazionale protezione animali, che ha messo a disposizione 5 mila euro per riportare all'antico splendore il sito, nell'isola di Caprera.
  Per l'Enpa, quella tomba è il simbolo dell'attaccamento dell'uomo agli animali e degli animali all'uomo. Due sono le motivazioni forti dell'Enpa. La prima riguarda le origini stesse della Protezione Animali, fondata proprio fa Garibaldi nel 1871; la seconda, invece, riguarda il paziente lavoro che sta facendo l'Enpa per la trasformazione del cavallo in animale da affezione. In tal senso è stata presentata oltre un anno fa una proposta di legge firmata dal deputato Carla Rocchi (presidente della Sezione di Roma dell'Enpa) e sottoscritta da altri 81 parlamentari. La proposta prevede tra l'altro l'istituzione di una anagrafe equina nazionale e, soprattutto, il divieto di macellare i cavalli che, in vita, sono stati al fianco dell'uomo, impiegati nello sport, nel lavoro e nella pet therapy. Proprio sulle terapie assistite da animali, l'Enpa è impegnata in un progetto, in provincia di Modena con dodici cavalli che le Guardie Zoofile della Protezione Animali hanno salvato.
Oltre al recupero della tomba, occorre restaurare la lapide, attualmente quasi illeggibile in cui lo stesso Garibaldi fece incidere questa scritta: «Qui giace la Marsala che portò Garibaldi in Palermo, nel 1860. Morta il 5 settembre del 1876 all'età di 30 anni».
 La pronipote di Garibaldi, Anita, non ha resistito a portare a conoscenza anche della stampa nazionale la vicenda, perchà non è possibile che un pezzo di storia vada dimenticato o abbandonato come si sta verificando.
 Attorno alla lapide, abbondano sporcizia, arbusti, ex abbeveratoi aperti e pericolosi, cinghiali che si aggirano pericolosamente, sebbene dichiarata monumento storico e collocata a pochi metri dal sepolcro del suo padrone, sull'isola di Caprera. Insomma un luogo praticamente inavvicinabile. C'à da rispettare anche la memoria di Giuseppe Garibaldi, un vero amante degli animali, in particolare proprio della cavalla Marsala, diventata il simbolo della sua passione.
 Dopo l'intervento dell'ente nazionale protezione animali, che è la stesso fondata dal generale Garibaldi nel 1871, in omaggio a Marsala e che ha lanciato anche una sottoscrizione, e la sua idea di rimediare allo stato di abbandono della sepoltura a Caprera della cavalla Marsala, c'à anche l'impegno dell'Associazione «Orizzonte Nuovo Onlus» della Maddalena che desidera proporsi per la cura e mantenimento del sito storico a titolo gratuito.
 «La nostra è un'associazione - scrive suo il presidente Claudio Ciucci - di disabili e familiari di disabili e tra i nostri scopi abbiamo anche quello di impegnare i nostri ragazzi in attività di lavoro e di integrazione sociale: siamo certi che i nostri ragazzi sapranno dimostrare la loro abilità e assiduità per questo compito. A tal fine abbiamo naturalmente bisogno di avere il consenso e l'autorizzazione della Soprintendenza di Sassari ed eventualmente di concordare le modalità operative ed assicurative».

COMPAGNA INSEPARABILE - IL DONO, Marsala - L'incontro tra Garibaldi e la sua cavalla bianca avvenne l'11 maggio 1860: sbarcato a Marsala la ricevette in dono da un marchese locale per questo la battezzò con il nome della cittadina siciliana - LA PASSIONE, Il simbolo - Garibaldi conquistò la Sicilia in sella a Marsala, con lei entrò a Palermo il 27 maggio 1860: è il simbolo della passione di Garibaldi per gli animali. Il 1 aprile del 1971 mise in piedi la 'Societá contro il maltrattamento degli animali: era l'atto di fondazione dell'Enpa, l'attuale Ente per la protezione degli animali che custodisce gelosamente documenti e lettere firmate dall'eroe in camicia rossa. Marsala morì nel 1876 all'età di 30 anni. La sua tomba si trova sull'isola di Caprera, nell'arcipelago della Maddalena.


Domenica, 5 Giugno 2005
Garibaldi agricoltore si rivolta nella tomba
Ulivi abbattuti, pini che soffocano altre essenze, pozzi pericolanti e rifiuti
Una informativa riservata al ministro bocciava i lavori
dall'inviato Giampiero Cocco

CAPRERA. Girare per Caprera è come scavare tra le rovine di Pompei o Ercolano. Dei cento ulivi piantati da Giuseppe Garibaldi ne sopravvivono una cinquantina. Infestati da rovi o soffocati dai giganteschi pini marittimi. I tre pozzi scavati nel granito sono in condizioni pietose, e a cento metri dalle tombe c'è un piccolo depuratore. Verde, per confondersi, come il tetto della casamatta antincendo, tra la vegetazione. Il degrado è evidente, palpabile, ma non irreversibile.
 L'olio spremuto dalle olive di Garibaldi continua a condire l'insalata servita nell'agriturismo "Garibaldi" che Bainzu Corda, di Tula, gestisce con la famiglia da una decina di anni. Bainzu, da 1964 vive a Caprera, a pochi metri dalla casa bianca garibaldina e sino all'arrivo della soprintendenza ai beni culturali ha curato l'orto e l'uliveto del Generale. «Grazie a una concessione demaniale che prima si estendeva per 40 ettari, ora ridotti a dieci. Quegli ulivi li ho seguiti e potati sin quando ho potuto, poi il ministero ne ha chiuso una parte dentro il recinto del museo - dice l'uomo -, e non so che fine abbiano fatto».
 Nella primavera del 2004 ha visto gli operai di una impresa gallurese che trasportavano camionate di materiale dentro il compendio «ma non ho mai saputo quale opera stavano realizzando». Probabilmente la casamatta, una stazione di pompaggio per portare a norma di legge l'impianto antincendio del compendio garibaldino sollecitata dalla direzione del corpo forestale dello Stato con sede a Follonica. Un ente competente per la tutela antincendi e ambientale di buona arte dell'isola di Caprera. Una costruzione, la casamatta, dal tetto verde, inserita a forza e ruspate tra due filari di ulivi e tra due pozzi fatti scavare nella viva roccia da Giuseppe Garibaldi.
 «Il pozzo principale, quello davanti alla tomba, è inesauribile» dice Bainzu Corda di Tula, che per decenni ne ha utilizzato le acque per abbeverare il bestiame e irrigare orto e vigneto. Pozzi ormai stagnanti, recintati con una rete da pollaio e infestati da piante di ogni genere. Si intravedono i pluviali di granito voluti da Garibaldi per il recupero delle acque piovane, un'opera che era costata, all'epoca, soldi e tanta fatica. Tre pozzi (uno dei quali fuori dal compendio) ormai in disuso, che sarebbero un raro esempio di architettura rurale (e utili) se riportati alla loro originaria destinazione, quella di fornire acqua alla fattoria garibaldina di Caprera.
 Passeggiando sotto i pini e l'ulivetto si inciampa in una vasca di decantazione - per evitare che gli ultimi pezzi di piastrelle, che la rendevano impermeabile, diventassero facile preda dei cercatori di souvenir, è stata ricoperta da un manto di terra -, una vasca che Giuseppe Garibaldi utilizzava per il lavaggio del frumento e delle olive prima della macina. I cinghiali, poco distante, hanno scavato una fossa nella quale imputridisce l'acqua maleodorante e melmosa che sgorga da un minidepuratore. Realizzato anche questo tra gli ulivi.
 I 4 filari d'ulivo piantati 150 anni fa dal Generale con l'aiuto di un esperto sennorese delimitavano, nella vallata che porta a Cala Garibaldi, l'angolo più riparato dell'isola dal maestrale e dalla tramontana. Ci cresceva di tutto, dai prodotti dell'orto alla vigna.
 Lì, davanti al pozzo grande, Francesca Armosino volle seppellire la figlioletta Rosa, nata nel 1869 e morta tre anni dopo di pertosse. Garibaldi era in Francia, e Francesca Armosino (ultima moglie dell'eroe) impedì a messi comunali che volevano tumulare la bimba nel cimitero della Maddalena l'accesso alla Casa Bianca, minaciandoli con il fucile. Voleva che Garibaldi vedesse, anche da morta, la propria figlia. Quell'angolo è diventato il cimitero di famiglia, e vi riposano, oltre al Generale, i figli Teresita (avuta da Anita), Anita (avuta da Battistina Ravello), Francesca Armosino (terza moglie) e i figli avuti da quest'ultima, Manlio e Clelia.
 Le pompe idrauliche della casamatta, realizzata tra la primavera e l'estate del 2004, hanno funzionato per poce ore, durante un collaudo. Poi non avrebbero più disturbato il sonno eterno di quella illustre famiglia, pare per un non meglio precisato guasto tecnico. Ma allora perché tanta fretta per costruire quella "indispenabile" casamatta, perchè tanto sfascio, scempio e violenza alla natura davanti alla tomba dell'eroe?
 Sul tavolo del ministro dei beni culturali Giuliano Urbani arrivò, il 20 aprile del 2005, una informativa riservata che dava parere negativo su quella costruzione. Tre giorni dopo il ministro si dimise, con tutto il Governo. Ora il caso è nelle mani di Rocco Buttiglione. Ma anche della procura della Repubbica di Tempio, della Regione Sarda, delle associazioni ambientalistiche, dei garibaldini. Che minacciano, per bocca di Anita Garibaldi, di portare via la salma dell'Eroe dalla Sardegna. Una battuta provocatoria, ma non troppo.

Domenica, 5 Giugno 2005
«Trafugherò la salma per portarla al Gianicolo»

CAPRERA. «Se prosegue questo totale disinteresse istituzionale, e si continua a offendere la memoria di un Eroe, compiendo scempi nella sua Caprera, mobiliterò i garibaldini. Sbarcherò nell'isola e trafugherò la salma del bisnonno per tumularla al Gianicolo, dove riposa Ana Maria De Jesus Ribeiro (Anita), suo grande amore e prima moglie. Così, finalmente, quegli sposi rivoluzionari riposeranno uno accanto all'altra!».
 Parola di Anita Garibaldi, pronipote del Generale che ieri, a Caprera, ha dato sfogo a tutta la sua indignazione dopo aver appreso degli ulivi abbattuti per lasciare il posto alla casamatta dell'antincendio. Lo spirito battagliero, d'altro canto, non manca alla pronipote del'Eroe dei due mondi, così come non manca un precedente clamoroso. Il trafugamento della salma di Ana Maria De Jesus Ribeiro (Anita) Garibaldi dal cimitero di Nizza, dove l'aveva sepolta Giuseppe Garibaldi, da parte di Ezio (padre di Anita, Giuseppe e Vittoria), un ratto post mortem compiuto nel 1932. Il ritorno in Patria con le spoglie di Anita fu un trionfo. Ad accogliere a Roma la salma e il nipote del Generale, c'erano il Re d'Italia Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini e, come si usava all'era (fascista), una folla oceanica. Anita venne sepolta con tutti gli onori al Gianicolo, sotto la sua statua.
 «Conosco da alcuni mesi il problema - dice Giuseppe Garibaldi, conservatore onorario del museo e del compendio Garibaldino - ma non intendo entrare nel merito di scelte operate dagli Enti preposti alla tutela del sito garibaldino. Dico soltanto che queste sono cose che fanno male alla memoria del bisnonno».
 I due pronipoti di Giuseppe Garibaldi (tra essi non corre buon sangue) stanno preparando, ognuno con proprie iniziative, le manifestazioni per celebrare il bicentenario della nascita del Generale, che cadrà nel 2007.
 Giuseppe Garibaldi intende rafforzare la memoria del suo antenato con una serie di iniziatve che ricordino il Garibaldi agricoltore, mentre Anita Garibaldi vuole portare a Caprera le scolaresche di mezzo mondo «per offrire ai giovani quegli ideali di libertà e democrazia che il bisnonno ha portato in ogni nazione, e i valori dell'indipendenza e unificazione per i quali ha sempre combattuto». (g.p.c.)


La Dott.ssa Anita Garibaldi Presidente dei Garibaldini Volontari a Cavallo, depone un omaggio floreale alla stele della Cavalla Marsala

I libri di Garibaldi
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