Anita Garibaldi
Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva, meglio conosciuta come Anita Garibaldi
(Morinhos Brasile, 30 agosto 1821 – Mandriole di Ravenna, 4 agosto 1849),
fu una rivoluzionaria brasiliana naturalizzata italiana. Moglie di Giuseppe Garibaldi,
è conosciuta come l'Eroina dei Due Mondi.




Ritratto di Anita Garibaldi, l'unico esistente dal vivo, a opera di Gaetano Gallino, Montevideo 1845


Immagine fotografica di Anita Garibaldi


Casa Anita Garibaldi Laguna Brasile







L’obelisco, un tempo trovava posto sulla spiaggia dell’antica Magnavacca, il nome fu cambiato nel 1919, in Porto Garibaldi. L’obelisco fu eretto sulla spiaggia di Magnavacca il 3 agosto 1884, per ricordare il 35° anniversario dello storico sbarco dell’eroe dei due mondi, avvenuto il 3 agosto 1849 al Lido di Magnavacca, negli anni ‘80 fu rimosso, per restauri e posto temporaneamente nel cortile della scuola elementare di Porto Garibaldi.



(fronte)

QUI
GIUSEPPE GARIBALDI
INSEGUITO A MORTE
APPRODO'
IL III AGOSTO MCCCCXLIX
FIDANDO BENE
NELLA VIRTU' ROMAGNOLA


(destra)
PRIMO
NINO BONNET
QUI ACCOLSE L'EROE
E RISCHIANDO LA VITA
LO SALVO'
ALL'ITALIA


(retro)
AUSPICE
LA SOCIETA' OPERAIA
DI MAGNAVACCA
LE SOCIETA' DEMOCRATICHE
COMACCHIESI
QUESTA MEMORIA
POSERO
IL III AGOSTO MDCCCLXXXIV


(sinistra)
QUESTE PIETRE RICORDANO
CHE AMORE DI PATRIA
E' DOVERE
E SACRIFICIO


(alla base dell'obelisco su targa metallica)
 
Comune di Comacchio
1861 > 2011 > >
150° anniversario Unità d'Italia

CIPPO ERETTO
SULLA SPIAGGIA DI MAGNAVACCA
IL 3 AGOSTO 1884
A RICORDO DELLO SBARCO DI GARIBALDI

QUI POSTO
IN OCCASIONE DEL
150° ANNIVERSARIO DELL'UNITA' D'ITALIA

                        24 SETTEMBRE 2011

Obelisco con diverse scritte allocato nella frazione di Porto Garibaldi - Comacchio (Fe)
(via Caduti del mare)




(fronte)

 IN QUESTO LIDO
GIUSEPPE GARIBALDI
INSEGUITO A MORTE
APPRODÓ
IL III AGOSTO MDCCCXLIX
FIDANDO BENE
NELLA VIRTÙ ROMAGNOLA
__________

NEL CINQUANTESIMO ANNO
DELLA MORTE DELL'EROE
IL COMUNE [E IL FASCIO] DI COMACCHIO
VOLLE[RO]
CONSACRARE ALLA MEMORIA DEI VENTURI
DAI MAGGIORI AI PIÚ UMILI
I NOMI
DEGLI ARDIMENTOSI CITTADINI
CHE CON NINO BONNET
COLLABORARONO
AL FORTUNOSO SALVAMENTO

__________

3 AGOSTO 1932

(destra)
PRIMO
NINO BONNET
QUI
ACCOLSE L'EROE
E RISCHIANDO LA VITA
LO SALVÒ ALL'ITALIA
__________

MARIANO CAVALLINA
BATTISTA CARLI
ANTONIO PATRIGNANI
CELESTE BONNET
BATTISTA BARILLARI


(retro)

AUSPICE
LA SOCIETÀ OPERAIA
DI MAGNAVACCA
LE SOCIETÀ DEMOCRATICHE
COMACCHIESI
QUESTA MEMORIA
POSERO
IL III AGOSTO MDCCCLXXXIV
________

MATTIA CAVALLINA
RAIMONDO BONNET
FILIPPO PATRIGNANI
BENIGNO SAMARITANI
ANTONIO FELETTI


(sinistra)
QUESTE PIETRE
RICORDANO
CHE
AMORE DI PATRIA
E' DOVERE
E' SACRIFICIO
__________

TERESA DE CARLI PATRIGNANI
MICHELE GUIDI
MARIANO GUIDI
GASPARE MATTEUCCI
GIROLAMO CARLI


Obelisco con diverse scritte allocato nella frazione di Porto Garibaldi - Comacchio (Fe)
Obelisco simile a un'altro sopra descritto, si trova in viale Nino Bonnet - Foto Cliccata il 19-12-2013




 
Comune di Comacchio
1861 > 2011 > >
150° anniversario Unità d'Italia

Garibaldi e Anita in fuga attraverso le Valli di Comacchio

Scultura in rame
Opera di Nicola Zamboni e Sara Bolzani

In memoria dello sbarco di Garibaldi a Magnavacca
il 3 agosto 1849
inizio della trafila garibaldina

Nel 150° anniversario dell'Unità d'Italia (1861 - 2011)

11 novembre 2011
Monumento dedicato a Garibaldi e Anita in fuga attraverso le valli di Comacchio.
Si tratta di una prestigiosa scultura in rame, opera degli scultori Nicola Zamboni e Sara Bolzani
allocato nella frazione di Porto Garibaldi - Comacchio (Fe)

(Viale Ugo Bassi)




Vecchia immagine della casona sul fondo Pialazza, Comacchio


Il Capanno di Garibaldi e più esattamente Capanno Cavalieri, dove la mattina del 3 agosto 1849,
approdò Garibaldi con Anita morente e il suo aiutante di campo Giovanni Battista Culiolo detto "leggero".
Garibaldi fuggiasco e braccato dagli austriaci sbarcò sulla spiaggia del Lido delle Nazioni.



Foto Cliccata il 9-3-2014

Il capanno Cavalieri, in cui il 3 agosto 1849 si rifugiò di Garibaldi, Anita e Giovanni Battista Culiolo detto "leggero",
distante circa 800 ml dal punto di approdo dei fuggiaschi.
Via Capanno Garibaldi, 83 - Lido delle Nazioni - Comacchio (Fe) Foto Cliccata il 9-3-2014



"AH! BONNET! TU SEI IL MIO ANGELO SALVATORE
QUANTI MI RICONOSCONO TANTI MI ABBANDONANO..
GIUSEPPE GARIBALDI
LA MATTINA DEL 3 AGOSTO 1849
I REDUCI GARIBALDINI ED IL COMITATO DI FERRARA
DELL'ISTITUTO PER LA STORIA DEL RISORGIMENTO
IL 3 AGOSTO 1977 POSERO

Lapide davanti all'ingresso del capanno Garibaldi al Lido delle Nazioni (Fe)



IL 3 AGOSTO 1849
GIUSEPPE GARIBALDI
COLLA SUA ANNITA
USCITO QUÌ SALVO ALLA RIVA
DALLE PERSEGUENTI NAVI AUSTRIACHE
EBBE PRIMO RIFUGIO
IN QUESTO RUSTICALE ABITURO
DI IGNAZIO CAVALIERI
_________

LA SOCIETÀ DEI REDUCI COMACCHIESI
PLAUDENTE LA DEMOCRAZIA
IL 3 AGOSTO 1890


Lapide davanti all'ingresso del capanno Garibaldi al Lido delle Nazioni (Fe)




Vecchia immagine del capanno del Pontaccio o capanno Garibaldi tra la pineta di Ravenna e Porto Corsini (Ra)


Capanna nelle valli adiacenti alla Pineta S. Vitale di Ravenna ove si rifugiarono Garibaldi e Leggero il 7 Agosto 1849


Francobollo emesso il 6 aprile 1932
80 c. - Capanno del Pontaccio



Immagine dei lavori di ristrutturazione del capanno Garibaldi del 1975 - Porto Corsini (Ra)


Il capanno Garibaldi è all'interno della pialassa Baiona, circondato da pini marittimi, olivelle e tamerici.
E' collegato alla via Baiona da un sentiero che penetra la pialassa per circa 200 metri.



La notte del 6 agosto 1849 in questo luogo sbarcò Garibaldi
Questo cippo è posto nel cortile del capanno, indica l'esatto punto in cui sbarcò Garibaldi.




QUESTA SACRA CAPANNA
CHE NEL 1849 TOLSE ALLA STRAGE
DEGLI ERODIANI AUSTRIACI E DI ROMA
GARIBALDI LIBERATORE
I BATTEZZATI ITALIANI
ONORERANNO
COME QUELLA
DI BETLEMME DI NAZARET


QUI
DOVE GIUSEPPE GARIBALDl
NEL MDCCCXLIX
CONTRO DOPPIA TIRANNIDE
TROVAVA SICURO RIFUGIO
RIPIEGANDO NELLA GLORIOSA BANDIERA
I FASTI
DELLA ROMANA REPUBLICA
LA RAVENNATE SOCIETA' DEL GLOBO
POSE QUESTA EPIGRAFE
A SENTIMENTO D' AMMIRAZIONE
DEL GRANDE CITTADINO
17 LUGLIO 1879


NEL MDCCCXLIX
IN QUESTA DESERTA PALUDE
OSPITALE ALLA SVENTURA
COL SUO FIDO LEGGERO
DOPO A VER VISTI CADERE I COMPAGNI
DATO ONORE ALLE ARMI ITALIANE
E NUOVA GLORIA A ROMA
CERCATO A MORTE
QUI RIPARO'
GARIBALDI


LA SOCIETA' CONSERVATRICE DELLA CAPANNA
P.Q.M.
OGGI II LUGLIO MDCCCLXXXII
XXX GIORNI DOPO LA DI LUI MORTE


NEL MDCCCXLIX
VINTA ROMA E TORNATA Al PONTEFICI
 PER LE ARMI DI FRANCIA
GARIBALDI
MIRO' A SOCCORRERE VENEZIA
MA INSEGUITO A MORTE DAGLI AUSTRIACI
DALLE 7,30 P. DEL VI, ALLE 6 P. DEL VII AGOSTO
RIPARO' IN QUESTA CAPANNA E FU
SALVO ALL'ITALIA


L'ASSOCIAZIONE
DEI REDUCI DELLE PATRIE BATTAGLIE
AL GLORIOSO CONDOTTIERO DEL POPOLO
QUESTO RICORDO POSE
IL XX SETTEMBRE MDCCCLXXXIII
TREDICESIMO ANNIVERSARIO
DI ROMA RIVENDICATA
VOTO SUPREMO
DI LUI

Lapidi davanti all'ingresso del capanno Garibaldi - Porto Corsini (Ra)


Capanno Garibaldi: Interno - Porto Corsini (Ra)


Interno del capanno con immagini e lapide della lega nazionale Trieste


Capanno Garibaldi: Soffitta
Il capanno fu costruito nel 1810 a uso di caccia, fu distrutto da un incendio nel 1911 e in seguito ricostruito fedelmente.
Capanno Garibaldi, via Baiona, 86 - Porto Corsini (Ra)





Luogo dove sorgeva la casa di guardia chiavica Bedoni o di Mezzo sull'argine sinistro del fiume Reno o Po di Primaro.
Garibaldi e Anita in fuga per le valli di Comacchio qui giunsero il 4 agosto 1849



Stefano Ravaglia


Vecchia immagine della Fattoria Guiccioli - Mandriole (Ra) (Immagine del 1905)


Vecchia immagine della Fattoria Guiccioli - Mandriole (Ra)


Mandriole, casa Guiccioli, ora museo, dove mori Anita il 4 agosto 1849 (Immagine del 1921)


Mandriole, casa Guiccioli, Via Mandriole 286, Mandriole (Ra)


Fattoria Guiccioli, Via Mandriole 286, Mandriole (Ra)



AD
ANITA GARIBALDI

IN SEGNO DI IMPERITURA
E RICONOSCENTE MEMORIA
_____

COMUNE DI RAVENNA
FEDERAZIONE GARIBALDINI
A.N.V.R.G. - G. GARIBALDI
28 - 4 - 1985



D'OLTRE OCEANO
FRA CRINIERE AL VENTO
E SCHIANTI DI FUCILI
FU
PER GARIBALDI
ANITA
PER L'ITALIA
LA VIVENTE IMMAGINE
DELLA LIBERTA'

Lapidi davanti all'ingresso della casa Guiccioli - Mandriole (Ra)


Busto di Anita davanti all'ingresso della casa Guiccioli, Via Mandriole 286, Mandriole (Ra)


PIU' CHE NEL MARMO DEI MONUMENTI
VIVE NEL CUORE DEGLI ITALIANI
LA MEMORIA DI

ANITA GARIBALDI

MORTA IN QUESTA CASA IL 4 AGOSTO 1849
ASSISTITA DALLA PIETA' DEI RAVENNATI

DA QUESTO LEMBO DI ROMAGNA
ENTRO' NELLA GLORIA DELLA REPUBBLICA ROMANA
NELLA LEGGENDA DELL'EPOPEA GARIBALDINA
NELLA STORIA DELL'ITALIA LIBERA E UNITA





GIUSEPPE GARIBALDI
INSEGUITO PER TERRA E PER MARE
DALLE MILIZIE AUSTRIACHE
IL IV AGOSTO MDCCCXLIX
POSE IL PIEDE
COLLA MORENTE ANNITA
NEL LIDO DI MANDRIOLE
E IN QUESTA CASA
FU SALVO

OSPITE STEFANO RAVAGLIA

Lapidi all'ingresso della casa Guiccioli- Mandriole (Ra)


Vecchia immagine della camera nella fattoria Guiccioli ove spirò Anita Garibaldi
il 4 Agosto 1849 alle ore 7,45 pom.e - Mandriole (Ra)




QUI
GIUSEPPE GARIBALDI
DAGLI AUSTRIACI INSEGUITO
LA SERA DEL IV AGOSTO MDCCCXLIX
COLLA MOGLIE MORENTE
RICOVERÒ
E PARTÌ L’ISTESSA NOTTE
POICHÉ FU MORTA
RACCOMANDANDONE L’OSSA
AI SANTALBERTESI
ED
A STEFANO RAVAGLIA
CHE A PERPETUA MEMORIA
QUESTA LAPIDE
P.


Lapide nella camera nella fattoria Guiccioli ove spirò Anita Garibaldi
il 4 Agosto 1849 alle ore 7,45 pom.e - Mandriole (Ra)



Letto sul quale spirò Anita Garibaldi il 4 agosto 1849 - Mandriole (Ra)
Sono gli ultimi istanti di vita di Anita che chiude la sua breve, intensa, eroica esistenza
alle ore 7,45 pom.e del 4 agosto dopo che è stata trasportata in una cameretta al primo piano
della casa e adagiata su di un canapé che ancora oggi si trova in quel luogo
(purtroppo solo come copia perchè l'originale è stato bruciato dai tedeschi durante l’occupazione nazi-fascita)



Unico mobile nella camera nella fattoria Guiccioli ove spirò Anita Garibaldi
(purtroppo solo come copia perchè l'originale è stato bruciato dai tedeschi durante l’occupazione nazi-fascita)



Il piano della Pastorara in Mandriole ove fu sepolta provvisoriamente, appena morta, l' Anita


Anita fu sepolta la prima volta alla meglio a 800 metri dalla Fattoria Guiccioli - Mandriole (Ra)


Anita fu sepolta la prima volta alla meglio a 800 metri dalla Fattoria Guiccioli - Mandriole (Ra)


Anita fu sepolta la prima volta alla meglio a 800 metri dalla Fattoria Guiccioli - Mandriole (Ra)


Anita fu sepolta la prima volta alla meglio a 800 metri dalla Fattoria Guiccioli - Mandriole (Ra)




Atto di seppellimento di ANITA GARIBALDI conservato nell'Archivio Parrocchiale di Mandriole:
11 agosto 1849
È stato rinvenuto sul terreno chiamato volgarmente motta della Pastorara il cadavere di una donna sconosciuta
dell'età approssimativa di 30 anni, fu sepolta oggi alle 4 pomeridiane.
La salma venne sepolta nel Cimitero di Mandriole e poi nella Chiesa parrocchiale di San Clemente.




Mandriole (Ra): luogo in cui fu traslato dalla Landa Pastorara il cadavere di Anita Garibaldi
nel giorno 11 Agosto 1849 alle ore 4 pom.e vi rimase per 10 anni,
per poi essere traslato all'interno della locale chiesa.



Mandriole (Ra): Chiesa Parrocchiale di San Clemente in cui riposò la salma di Anita Garibaldi
dall'11 luglio al 22 settembre 1859, data in cui resti furono trasportati a Nizza.
Nel 1931 il governo italiano chiese il permesso al sindaco di Nizza, città natale di Garibaldi, di spostare i resti a Roma, al Gianicolo.




Mandriole (Ra): Chiesa Parrocchiale di San Clemente
Il sacello di Anita Garibaldi si trova a sinistra dell'altar maggiore
Foto Cliccata il 9-3-2014




Mandriole (Ra): Parco antistante alla chiesa parrocchiale di San Clemente
Foto cliccata il 9-3-2014





LA TRAFILA GARIBALDINA EBBE A S. ALBERTO LA SUA FASE PIÙ SIGNIFICATIVA
NE FECERO PARTE UOMINI DI OGNI ESTRAZIONE SOCIALE E QUI LI RICORDIAMO:
FABBRI PIETRO - NANNINI PIETRO - RAVAGLIA STEFANO - FAGGIOLI LORENZO - LORENZETTI DOMENICO - MENETTI BATTISTA - MANETTI FRANCESCO - MATTEUCCI FERDINANDO - MATTEUCCI GIUSEPPE - MONTANARI GAETANO - MORESCHI ANTONIO - SALDINI ERCOLE - VITALI VINCENZO
IL SUO SIGNIFICATO TRAMANDATO AD OGGI È: ACCETTAZIONE COSCIENTE ED IMMEDIATA, A RISCHIO DI TUTTO,
PER UN IDEALE
ESPRESSIONE DI UMANA SOLIDARIETÀ CONTRO QUALSIASI OPPRESSORE
S. ALBERTO 3 OTTOBRE 1999
COMITATO 150° ANNIVERSARIO
REPUBBLICA ROMANA E TRAFILA

GARIBALDINA
 
Nel 1999, nella ricorrenza del 150° anniversario dell'avvenimento,
il Comitato delle Celebrazioni ha provveduto a ricordare i salvatori
con una bella lapide collocata nel cortile di
Casa Guerrini (Biblioteca), in via Olindo Guerrini 60, Sant'Alberto (Ra)
è di loro non si perda il ricordo
.







Una legge federale, pubblicata in Brasile, include anche Anita Garibaldi nel ‘Libro degli eroi della patria’.
In base al testo firmato  dalla presidente della Repubblica, Dilma Rousseff, il nome di Anita sarà iscritto nel Libro,
mantenuto in custodia nel Pantheon della Libertà e Democrazia, a Brasilia.  
E’ qui che sono ”registrati eternamente i brasiliani che hanno dato la vita alla patria con dedizione ed eroismo”.



QUI SONO
I RESTI MORTALI
DI
ANITA GARIBALDI
Gianicolo, piazzale Garibaldi - Roma (Rm)

A ANNITA GARIBALDI
O
GOVERNO BRASILEIRO
EM COMMEMORAÇÂO DO
CENTENARIO DE FARRAPOS
20-9-1835 - 20-9-1935
Gianicolo, piazzale Garibaldi - Roma (Rm)

"Il monumento dello scultore Rutelli fu inaugurato sul Gianicolo il 2 giugno 1932 e porta nella base le ceneri dell'Eroina."

Ana Maria De Jesus Ribeiro (Anita) è nata nei pressi di Laguna, Stato di Santa Caterina, nel Sud del Brasile. La data di nascita è ignota, anche se la sua città ha promosso un'iniziativa per attribuirle una data credibile, il 30 agosto 1821. Già sposa di Manuel Duarte de Aguiar, conobbe Giuseppe Garibaldi nell'agosto del 1839 a Laguna occupata dagli insorti del Rio Grande del Sud e lo seguì nell'ottobre sulla nave dei ribelli Rio Pardo. Da allora per dieci anni Anita fu la inseparabile compagna dell'inquieta vita di Garibaldi, dividendone pericoli e fatiche "non meno fervida di me - scrisse l'eroe - per la sacrosanta causa dei popoli e per una vita avventurosa". All'inizio del 1840, nella battaglia di Curitibanos, Anita cade prigioniera delle truppe imperiali brasiliane. Ma il comandante, colpito dal temperamento della giovane, le concede di cercare il cadavere del marito sul campo di battaglia. Anita, approfittando della distrazione delle guardie, afferra un cavallo e fugge. Si ricongiunge con Garibaldi a Vacaria, nel Rio Grande do Sul. Il 16 settembre 1840 nasce il loro primo figlio al quale danno il nome di Domenico, ma che verrà sempre chiamato Menotti in onore del patriota modenese Ciro Menotti. Dodici giorni dopo il parto, Anita sfugge a una nuova cattura. I soldati imperiali circondano la sua casa, uccidono gli uomini lasciati da Garibaldi a difesa e cercano di catturarla. Ma Anita, con il neonato in braccio, esce da una finestra (o da una porta secondaria), inforca il cavallo e fugge nel bosco. La sua abilità di cavallerizza e la sua vitalità la salvano ancora una volta. Rimane nascosta nel bosco per quattro giorni, senza viveri e con il neonato al petto, finché Garibaldi e i suoi la trovano. È questo l'episodio al quale lo scultore Rutelli s'ispirò per il monumento equestre ad Anita inaugurato sul Gianicolo a Roma nel 1932. A tre mesi Menotti è portato dal padre in un fazzoletto a tracolla e riscaldato dal calore del corpo durante la ritirata nella sierra. Nel 1842, essendo morto il primo marito di Anita, essi si sposarono a Montevideo. Nel 1847 con i figli Menotti, Teresita e Ricciotti essa si imbarcò per l'Italia, precedendo il marito con cui si ricongiunse in Toscana nell'ottobre 1848. Separatasi nuovamente da lui quando Garibaldi si recò alla difesa di Roma, lo raggiunse pochi giorni prima che la Repubblica romana cadesse. Il 2 luglio 1849 Garibaldi abbandonò Roma insieme con Anita, sofferente e in avanzato stato di gravidanza. La drammatica fuga, attraverso pericoli e privazioni d'ogni genere, che Anita volle condividere con l'eroe finchè potè, spezzò la fibra della giovane donna. Ormai agli estremi essa fu trasportata nella fattoria Guiccioli, vicino a Ravenna, dove il 4 agosto 1849 spirò.


La morte di Anita Garibaldi, 4 agosto 1849.


La Repubblica di Roma aveva preso una piega diversa dalle aspettative.
Garibaldi, braccato dalle guardie papaline è in fuga verso Venezia, una delle ultime città italiane che resiste all’assedio degli austriaci.
A Cesenatico, il 2 agosto prende il mare con tredici bragozzi ma viene quasi subito intercettato dalla marina austriaca. I due bragozzi superstiti con Garibaldi e un trentina di persone si arenano sulla spiaggia della Pialassa, fra la Mesola e Magnavacca.

La situazione è tragica, Garibaldi, resta solo con il legionario Maggior Leggero e Anna Maria Ribeiro da Silva, è questo il nome Anita, che è ormai agonizzante.
Poco dopo compare un compatriota di Ravenna, Nino Bonnet, che richiamato dalle cannonate austriache, è accorso sul posto. Questi, con i mazziniani del luogo, organizza una rete di soccorso.
Si rifugiano in un casolare dove i due uomini abbandonano l'uniforme per vestirsi da contadini.
Per l'intera giornata del 3 agosto si spostano a piedi e in barca per sfuggire alle pattuglie dei gendarmi,
Il pomeriggio e la sera si rifugiano a Villa Zanetto, ospiti della signora Patrignani che cerca di convincere Anita a fermarsi lì e permettere al Generale di fuggire più facilmente.
Ancora una volta però Anita chiede al marito di non lasciarla.
Garibaldi si rivolge a Bonnet:

"Voi non potete immaginarvi quali e quanti servigi mi abbia resi questa donna! Quale e quanta tenerezza ella nutra per me. lo ho verso di lei un immenso debito di riconoscenza e di amore... lasciate che mi segua".

La fuga continua il giorno dopo, con un carretto, su cui viene adagiata Anita ormai agonizzante. Nel tardo pomeriggio del 4 agosto del 1849, alla fattoria Ravaglia del marchese Guiccioli, alle Mandriole, a 29 anni, Anita muore.

Il rapporto delle autorità pontificie recita: “Fu allora mandato a chiamare dalla boaria Giuseppe Ravaglia, ed essendo stato deciso di dare ricovero a quella donna, fu intrapreso il di lei trasporto per adagiarla in un letto esistente sul piano superiore, sul quale però non poté essere posata viva, perché su per le scale fu investita da una specie di convulsione che la tolse dai viventi”


Dott. Pietro Nannini
di S. Alberto nato a Comacchio

    

Veterinario Pietro Fabbri di Russi,
residente a S. Alberto

È presente, per caso, il medico Pietro Nannini, che stava curando la moglie di Stefano Ravaglia, ammalata, il quale certifica il decesso di Anita. 
avendola dopo alcuni minuti nuovamente visitata riconobbe che era morta, e lo verificò dopo averle nuovamente tastato il polso, e fatte quelle altre esplorazioni, che in simili casi sono ordinate dall’arte medica. Che nessun segno di Maleficio riscontrò in quel cadavere” 
(Ivàn Boris e Mino Milani, op.cit., pag. 164).

La disperazione di Garibaldi tocca il delirio. A stento è strappato dalla misera spoglia dopo averla coperta di baci.

«Per i tuoi figli... per l 'Italia», gli sussurra «Leggero».

La casa è affollata di oltre venti persone perché, essendo sabato, i lavoranti agricoli convengono alla Fattoria a ricevere la paga. Molti dei presenti riconoscono Garibaldi. Ma da nessuna bocca uscirà poi una sola sillaba che possa essere di qualche danno all'Eroe !

Garibaldi, prega i presenti di portare la salma di Anita a Ravenna e di farla imbalsamare. Gli fanno notare l’impossibilità dell’operazione e allora lui chiede che ne conservino almeno le ossa.
Bonnet  lo sollecita di allontanarsi prima dell’arrivo dei gendarmi: prega.

Il Ravaglia, dopo aver consultato i famigliari e gli amici presenti, fra cui Nannini e Fabbri, decise, con l'aiuto di Luigi Petroncini, di Pietro Patella, ambedue del luogo e dei fratelli Geremia e Gaspare Baldini di Ravenna, di trasportare la salma nella motta della Pastorara, zona più alta rispetto al piano della Landa, dove il Petroncini scavò una fossa per porre il cadavere dell'eroina.

Il 5 agosto il generale austriaco affissa un bando che prometteva “Giudizio statario militare”, cioè la fucilazione, per chiunque aiuterà i fuggiaschi.

La mattina del 10 agosto alcuni ragazzini che sorvegliavano dei bovini che pascolavano nella Landa della Pastorara, videro nella motta una mano umana affiorare dalla sabbia, corsero a casa, che era poco distante, a raccontare ai genitori ciò che avevano visto.

E' emerso da ricerche storiche, che non è stata la bambina Pasqua Dal Pozzo, soprannominata "Speranza" a vedere la mano affiorare dalla sabbia della motta della Pastorara, come riportano tutti i testi sull'argomento, ma tre ragazzi di cui due fratelli di Speranza, Giuseppe di anni 9 e Giovanni di anni 7, e il figlio del molinaro del luogo che allora era Petroncini il quale non poteva essere altro che Evaristo di 9 anni, coetaneo dei due ragazzi Dal Pozzo.

La verità storica si deve desumere dalla lettera della direzione della polizia inviata al Presidente del Tribunale di 1° istanza di Ravenna risalente al 10 agosto 1849 alle ore 8 3/4 pomeridiane. Essa riporta: "Per mezzo di apposito espresso ora giunto, l'Incaricato politico in S. Alberto mi ha rimesso rapporto, essersi a lui presentato certo Angelo Pozzi abitante alla Pastorara, Parrocchia di Mandriole, colono della famiglia Guiccioli, che ha denunciato, che i di lui figli Giuseppe di anni 8, e Giovanni di anni 7, in unione ad altro ragazzo figlio del Molinaro di quel luogo, hanno osservato questa mattina, in  poca distanza dalla loro casa una mano disotterrata di cui il corpo è ancora coperto dalla terra...". Arrivano le guardie, se ne dissotterra  la salma e si richiede un’autopsia, del cui risultato viene redatto un regolare verbale in cui si ipotizza la morte per strangolamento della donna.

Negli atti del comandante della Tenenza di Comacchio al commissario straordinario pontificio per le Quattro legazioni, 6 agosto 1849 (Archivio di Stato di Bologna, Commissariato straordinario pontificio per le Quattro legazioni, Atti riservati, 1849, b. 8, “Rinvenimento di un cadavere di femmina che si suppone essere appartenuto alla donna di Garibaldi”), si legge: «… Garibaldi, travestita la moglie da uomo, postala su di un giumento, aveva presa la via che a Pomposa conduce»...

Quello che segue è il testo del rapporto redatto dal Delegato Pontificio di Polizia in Ravenna, conte Alberto Lovatelli, consegnato a monsignor Gaetano Bedini, Commissario Straordinario Pontificio per le Quattro legazioni di Bologna, il 12 agosto 1849:

"Eccellenza Reverendissima, mi reco a premuroso dovere rassegnare rapporto a Vostra Eccellenza Reverendissima sul reperimento d’ignoto cadavere. Venerdì scorso 10 corrente da alcuni ragazzetti in certe lande di proprietà Guiccioli alle Mandriole in distanza di circa un miglio dal Porto di Primaro, e di circa 11 miglia da Comacchio, fu trovato sporgere da una motta di sabbia una mano umana.
Presso la ricevuta notizia accedette ieri la Curia in luogo, dove giunta fu osservata la detta mano e parte del corrispondente avambraccio, che erano stati divorati da animali, e dalla putrefazione.
Fatta levare la sabbia, che vi era, per l'altezza di circa mezzo metro, fu scoperto il cadavere di una femmina, dell’altezza di un metro e due terzi circa (1,65 cm) dell’apparente età di 30 in 35 anni alquanto complessa, i capelli già staccati dalla cute e sparsi fra la sabbia, erano di colore scuro piuttosto lunghi, così detti alla Puritana.
Fu osservato avere gli occhi sporgenti, e metà della lingua pure sporgente fra i denti, nonché la trachea rotta ed un segno circolare intorno al collo, segni non equivoci di sofferto strangolamento.
Né alcuna altra lesione fu osservata nella periferia del di lei corpo; fu veduto mancarle due denti molari della mandibola superiore alla parte sinistra ed altro dente pur molare alla parte destra della mandibola inferiore.
Sezionato il cadavere, fu trovato gravido di circa sei mesi.
Era vestita di camicia di cambrik (tessuto fine di cotone o lino) bianco, di sottana simile, di sournous (mantello) egualmente di cambrik, fondo paonazzo, fiorato di bianco.
Scalza nelle gambe e nei piedi, senza alcun ornamento alle dita, al collo, alle orecchie, tuttoché forate.

Li piedi mostravano di essere di persona piuttosto civile, e non di campagna, perché non callosi nelle piante.
La massa delle persone accorse da Mandriole, da Primaro, da Sant’ Alberto e altri finitimi luoghi non seppero riconoscere il cadavere. Non si è potuto stabilire il colore della carnagione per essere il cadavere in putrefazione, nel qual caso non rappresenta il color naturale.
Né si credette trasportarlo in più pubblico luogo per lo ricognizione, atteso il gran fetore per cui fu subito sotterrato anche per riguardo della pubblica salute.
Tutto ciò conduce a credere che fosse il cadavere della moglie o donna che seguiva il Garibaldi, sì per le prevenzioni che si avevano del di lui sbarco da quelle parti, sia per lo stato di gravidanza.
Fin qui è oscuro come sia giunta quella donna in quei siti, e come sia rimasta vittima.
Si stanno però praticando le opportune indagini, delle quali sarà mia premura sottomettere all'Eccellenza Vostra Reverendissima alla opportunità l'analogo risultato".


Eseguiti gli accertamenti di polizia, e ottenuto  permesso del vescovo di Ravenna, il cadavere venne consegnato al Parroco di Mandriole, Don Francesco Burzatti che, dopo aver scritto nel registro dei morti il rinvenimento di un cadavere di una donna dell'età di circa 30 anni sconosciuta, la seppellì l’11 agosto 1849 nel cimitero della Parrocchia con aiuto del sacrestano Fanciullini.

Al ritrovamento del corpo, fu deciso di mandare l’ispettore della polizia pontificia Zeffirino Socci, per indagare Il 14 agosto arresta i fratelli Stefano e Giuseppe Ravaglia (uno dei due era assente all'epoca dei fatti) proprietari della fattoria, i quali aiutarono Garibaldi per “correità o complicità nel supposto omicidio della incognita donna del ben noto Garibaldi” oltre ad aver dato rifugio al medesimo. Il Tribunale, il 1 settembre, ai sensi dell'art. 126 del Regolamento organico e di procedura criminale, aveva sospeso l'inquisizione al titolo di omicidio sul conto dei fratelli Ravaglia, e non potendo procedere, per le leggi militari vigenti, per l'altro titolo di ricettazione del Garibaldi, aveva trasmesso a Bologna il relativo processo al generale austriaco Governatore civile e militare delle Legazioni per ordine del quale i detti fratelli erano stati dimessi liberamente dal carcere il giorno 7 settembre 1849.

Un misfatto … casuale

Dalla lettera anonima inviata al ministro dell’interno:
«I Pastori delle Mandriole nel pascolare gli armenti trovarono una mano umana, e ne fecero parte ai Genitori. La cosa che venne a cognizione del Brigadiere Bonvicini Federico di Sant’Alberto, subito venne guardata con beneficia dei Piantoni, dei suoi dipendenti, ne fu subito fatto rapporto a questo Tribunale e Polizia. Questi vi accedette e dissotterro il cadavere che presente quello di una donna di civili condizioni. […]Subito fu detto che era la donna dell’inseguito Garibaldi, ma pero che era stata assassinata in casa dei Fattori del Marchese Guiccioli, Giuseppe e Stefano Ravaglia, spogliata delle ricche vesti che erano imbottite di gemme, oro e denari, specialmente del Busto, che quindi fosse vestita delle sottane di cottonina appartenenti alla moglie del fattore, con un Bernus triviale, e cosi scalza e derelitta, sepolta come un cane. Subito che si seppe questa cosa non si poteva scoprire la verita precisa del fatto, per che i Fattori Ravaglia avevano diffidato tutti i Contadini a tacere il fatto. La Polizia spedi all’effetto il bravo Ispettore Zeffirino Socci, il quale in unione al bravo Brigadiere, si porta subito sulla faccia del luogo, e con singolare ispezione subito scopri il fatto, e venne all’arresto dei Fattori suddetti non solo, ma tento anche gli arresti di Pietro Nannini Medico condotto di Sant’Alberto, e di Francesco Moretti d.o Chiccaccia, il primo un in truso nell’infame anarchia, il secondo di pessime qualita: il primo perche aveva abandonata, come si pretendeva, la donna come dissero colpita da febbre, senza poi assistere il Feto, e salvarlo quanto che Ella fosse spirata, senza darne denuncia doverosa: il se condo perche, nel giorno antecedente al fatto l’aveva asportata sopra un Biroccio in casa dei Ravaglia, e quindi unito ad essi aveva consumato il delitto, ma non furono riusciti i tentativi del lodato Ispettore, perche si l’uno, che l’altro si erano dati alla fuga e contumacia di venti e piu giorni, il primo, cioe il Nannini abbandona la condotta e il paese, ed il secondo coabitante in casa del Nannini, la propria famiglia.

Saputasi questa brava operazione dal Segretario di polizia Luigi Cesaretti, il quale gia sapeva la cosa e siccome i Ravaglia complici del delitto erano gia detenuti, e volevano difendersi perche appartenenti al famoso Marchese Guiccioli, cosi in mezzo ad una ispezione cosi importante che avrebbe dato luogo alla carcerazione di Garibaldi tanto ricercato, il detto Cesaretti con foglio del 15 agosto richiama l’ispettore onde si ritirasse, e cosi gli impedi di farsi onore avanti il Governo, scoprendo un misfatto che a forza di denaro e di ben manipolate astuzie e stato battezzato per cosa casuale, ed innocente. [… ] Eppure la cosa vergognosamente si e cosi dipinta, i ministri di Giustizia hanno così mascherato un notorio delitto che ha fatto eco universalmente di modo tale che si sono fatti sonetti».

Il perito settore ci ripensa

L’istruttoria procede rapidamente. Sulla base delle testimonianze del dottor Nannini che constata l’avvenuta morte di Anita e di quanti erano presenti al momento del decesso, viene fuori con chiarezza l’innocenza dei Ravaglia. Anche il professor Fuschini rivede la propria affrettata perizia e ne denuncia l’errore: esso consiste nell’ aver attribuito a strangolamento i segni di una rapida decomposizione della zona del collo, dove il calore della sabbia a maggiormente agito, provocando il distacco degli anelli tracheali: «E quei guasti nel suddetto cadavere riscontrati l'11 agosto, non derivano che dall'effetto della inoltrata putrefazione, la quale avendo agito meno nella parte anteriore del collo, perché il mento lo aveva maggiormente difeso dal calore tramandato dalla sabbia, le aveva lasciato un cerchio come di depressione, nel che convenne poscia lo stesso fisico in successivo esame sostenuto». Il processo si conclude con verdetto assoluto. Lo stesso comando austriaco distanza a Bologna lo accetta in pieno e sollecita I’immediata scarcerazione degli imputati. Costoro non sono infatti punibili nemmeno per aver dato ricetto a Garibaldi, in quanto all’epoca dei fatti non erano ancora entrati in vigore gli ordini del generale austriaco Gorzkowski contenuti in questo proclama: «Si ricorda a chiunque il divieto di prestare aiuto, ricovero o favore in qualsiasi modo ai delinquenti, ed il dovere di buon cittadino di ributtarli da se, e di prestarsi a tutta possa per discoprirli, e consegnarli alla giustizia; e si avverte che sarà assoggettato al Giudizio Statario Militare e chiunque avesse aiutato, ricoverato o favorito il profugo Garibaldi, o altro individuo della banda da lui condotta o comandata».

Nel 1859 alcuni patrioti della zona riesumarono i resti per dare all'Eroina più degna sepoltura, poche settimane prima dell'arrivo di Garibaldi, il quale, giunse in quei luoghi il 20 settembre 1859 a riprendersi le spoglie della moglie, per seppellirli a Nizza accanto a quelli di Rosa, sua madre, abbraccia i Ravaglia e li riabilita pubblicamente definendoli suoi salvatori, era accompagnato dai figli Menotti e Teresita, e Nino Bixio, e da alcuni fedelissimi.

« Al santuario
Venduto de' miei padri avranno stanza
Le tue reliquie e d'altra donna amata
Madre ad entrambi, adornerai l'avello! »
(da Anita di Giuseppe Garibaldi)

Il compito venne affidato all'amico d'infanzia Giuseppe Deideri che lo portò a termine l'11 novembre 1859 con la positura dei resti di Anita nella cappella del castello di Nizza, dove rimasero fino al 1931. Nel dicembre di quell'anno le spoglie di Anita furono nuovamente riesumate, alla presenza del nipote Ezio e trasferite provvisoriamente nel Pantheon del Cimitero Monumentale di Staglieno, accanto alle tombe di Nino Bixio e Stefano Canzio. Il 2 dicembre 1932, con un treno speciale, i resti vennero traslati a Roma, dove furono definitivamente deposti nel basamento del monumento equestre eretto in onore di Anita Garibaldi sul Gianicolo. La cerimonia vide la partecipazione di decine di migliaia di persone, e delle delegazioni ufficiali di molti Paesi, tra i quali Brasile, Uruguay, Polonia, Ungheria, Francia, Grecia, Cuba e Giappone. La tomba venne chiusa alle ore 10 e 45.

Documenti citati sono conservati all'Archivio di Stato di Bologna, Commissariato straordinario pontificio per le Quattro legazioni, Atti riservati, 1849, b. 8


Archivio di stato di Bologna: Reperimento d’ignoto cadavere di donna pregnante

La fattoria Guiccioli - Mandriole (RA)


La storia del Capanno Garibaldi - Porto Corsini (RA)