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Goffredo Mameli

Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827, da una stirpe di marinai soldati, di origine sarda, figlio di comandante di nave da guerra, Giorgio Mameli, cagliaritano, e della marchesa Adelaide Zoagli Lomellini, discendente da illustre famiglia genovese di dogi e di consoli, donna che aveva fatto palpitare il cuore di Giuseppe Mazzini.
Poeta precocissimo, frequenta l'Università, prepara i suoi esami di diritto, ma gli eventi politici lo allontanano dagli studi.
Di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847,e con Nino Bixio partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone il Canto degli Italiani.
Compone anche molti altri versi ispirati ad idee liberali e viene considerato il più legittimo discepolo di Mazzini, col consenso dei suoi compagni, che lo sentono già un capo.
D'ora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana: nel marzo del 1848, alla testa di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di capitano dei bersaglieri.
Dopo l'armistizio Salasco, torna a Genova, impaziente ed intollerante verso una Torino monarchica,collabora con Garibaldi sostenendolo anche dalle colonne del Diario del Popolo e, in novembre, raggiunge Roma dove, il 9 febbraio 1849 viene proclamata la Repubblica, e Garibaldi col quale combatte a Palestrina ed a Velletri, sempre nelle prime posizioni, dove più accesa è la battaglia.
Il 3 giugno del 1849, nella durissima battaglia del Gianicolo a difesa della città assediata dai Francesi, nella quale si è voluto gettare ad ogni costo, viene ferito alla gamba sinistra. 
In ospedale, i medici di fortuna presenti, ritardano l'amputazione dell'arto che dovrà essere amputato per la sopraggiunta cancrena.
Muore d'infezione il 6 luglio 1949, alle  sette e mezza del mattino, un mese prima di compire  ventidue anni, recitando versi in delirio.

Viene sepolto nel cimitero del Verano a Roma (entrando a sinistra) ma, nel 1943, durante il regime fascista. La salma fu, trasferita al Mausoleo dei Garibaldini, sul Gianicolo, a duecento metri dal luogo in cui Mameli fu ferito, durante la difesa della cittą assediata dai francesi. Al Verano viene lasciato il suo sepolcro come monumento.
Tratto da una pubblicazione a cura della Presidenza della Repubblica, distribuita in occasione del 2 giugno 2000 e dal libretto "Fratelli d'Italia" di Susetta Nigri Maffione edizioni ED INSIEME