GOFFREDO MAMELI(Genova 1827 - Roma 1849) Poeta
I versi di un patriota che morì ventenne inseguendo un ideale L'attuale inno nazionale italiano nacque nel 1847 durante la prima guerra d'indipendenza.
Fu opera di un patriota genovese appena ventenne, Goffredo Mameli, e fu composto dal suo ventottenne amico musicista e patriota Michele Novaro d'impeto in una notte. Figlio di un ammiraglio della marina sarda, Mameli si era diplomato nel '47 dimostrando un'apprezzabile vena poetica, ma anche un interesse ai moti patriottici che avrebbero portato all'impresa dei Mille. Già nel 46, a capo degli studenti, aveva sventolato la prima bandiera tricolore cucita da Nina Teresa Botto, al corteo di Oregina che simbolicamente rievocava il gesto del Balilla di un secolo prima. Nel settembre 1847 compose "Il canto degli italiani" (Fratelli d'Italia) che il 10 novembre Novaro, maestro dei cori dei teatri regio e Carignano di Torino, lesse a Torino a casa del giornalista e patriota piemontese Lorenzo Valerio, ed entusiasta musicò trasformandolo in un inno che divenne popolarissimo tra i patrioti italiani in lotta contro l'invasore austriaco. Novaro ricevette il manoscritto dal pittore Borzino giunto da Genova: «Sentìi dentro di me qualcosa di straordinario - raccontò Novaro - che non so definire. So che piansi, che ero agitato e non sapevo star fermo. Mi posi al cembalo coi versi di Goffredo sul leggìo, e strimpellavo, assassinavo con le dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'una sull'altra, ma lungi le mille miglia dal pensare che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai, scontento di me». Novaro racconta di essere corso a casa aver rimesso mano alla melodia, suonandola al pianoforte e scrivendola sul primo foglio che aveva sotto mano, rovesciandoci persino su l'olio di una lampada, per l'emozione. E di essere poi corso dagli amici al caffè della Lega Nazionale per riportarli a casa sua dove fece ascoltare la sua composizione. Furono tutti presi dall'entusiasmo e l'inno "Fratelli d'Italia" in breve fu noto in tutta Torino, in tutto il Piemonte, poi in tutta Italia. Mameli entrò in contatto con Mazzini, fu il 1° gennaio 1848 portavoce della richiesta a Carlo Alberto dello Statuto, portò trecento uomini a Milano in soccorso all'insurrezione contro gli austriaci (le Cinque Giornate), partecipando quindi alla prima guerra d'indipendenza. Fu a Ravenna con Garibaldi, dopo la fuga di Pio IX partì per Roma e lavorò nel circolo popolare per cercare di realizzare la costituzione italiana, quindi tornò a Genova quando la città insorse e corse a Roma per difendere la Repubblica Romana. Fu ferito il 3 giugno a una gamba, la ferita imputridì costringendo all'amputazione, ma alla fine il biondo ed entusiasta Mameli morì di cancrena dopo un mese di sofferenze a soli 22 anni il 6 luglio 1849. Al capezzale di Mameli, le cui spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo, era Adele Baroffio, suo giovane amore veneziano, bellissima, bionda, briosa, piena di vita che aveva preso nel suo cuore il posto di Geromina Ferretti, amore dei 18 anni, mandata a forza in sposa al vecchio marchese Giustiniani. Vi furono vari altri tentativi di dare all'Italia un inno. Mameli scrisse il 16 agosto 1848 un "Inno militare" per conto di Mazzini, che Verdi musicò. Lo stesso Verdì offrì a Mazzini un inno che però non piacque granchè. E poi fu lo stesso Verdi a proporre l'Inno di Mameli come simbolo dell'Italia unita, nel suo "Inno delle nazioni" del 1862. E la Repubblica Italiano lo adottò come inno nazionale nel 1946.
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