Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


Gloria a Guglielmo Marconi!
 


L'opera di G. Marconi costituisce per l'Italia che diede i natali allo scienziato bolognese un titolo di gloria; costituisce per l'umanità intera, credente nel progresso civile, un monito di fede. La vita di G. Marconi appartiene alla storia dei più grandi benefattori del genere umano. In lui ritroviamo la tempra di Galileo Galilei per la costanza geniale dell'indagine sperimentale che lo portò alla piena attuazione della sua idea inventrice; per la fede in Dio, che nelle lotte della vita e nell'ora della morte illuminò il suo spirito di sovrumana serenità, di consapevole modestia. Eppure il dono che egli faceva al mondo intero con l'applicazione delle radioonde strappate al segreto della natura e asservite ai bisogni dell'umana civiltà era tale da meritare il paragone con le più felici scoperte e invenzioni di cui la scienza si è vantata nella storia dei secoli. Infatti l'invenzione di G. Marconi imprime per la sua importanza il carattere al secolo nostro, secolo della radio, cioè dello strumento più mirabile, di cui si è potuto, ai nostri tempi, per merito di G. Marconi, armare il pensiero umano, per rendersi presente, vivo e parlante nelle distanze degli oceani e ai confini dell'Orbe, salvando la vita degli uomini nelle loro ardue fatiche sulla terra, nei mari, nei cieli, animando i silenzi dei più remoti casolari con la parola dell'arte e della scienza, con l'annuncio dei fatti umani che segnano il civile progresso, accelerando fra i popoli della terra gli scambi ideali e materiali in modo assolutamente nuovo e geniale.

L'attività di G. Marconi porta i segni del genio nelle sue molteplici attitudini: attività di scienziato nei suoi studi di laboratorio; di coraggioso instancabile navigatore per i bisogni delle sue esperienze; di sapiente curatore di affari, connessi alla Compagnia Marconi sorta nel 1897 a Londra; di uomo politico che la sua scienza mise a servizio della sua patria italiana. Questa genialità di G. Marconi, bastante alla gloria di una nazione, non è sola nel nostro tempo. La fortuna dell'Italia ha riservato all'età nostra tre primati intellettuali: Gabriele D'Annunzio nella poesia, G. Marconi nella scienza, Benito Mussolini nella politica, onde la rinascita dell'Italia fascista è legata alle più splendide forme del genio italiano.

La priorità dell'invenzione di G. Marconi, di fronte ad altri studiosi delle onde elettromagnetiche, fu da tutti riconosciuta, pur in mezzo all'agitazione degli interessi economici e morali da essa suscitata nel mondo. Tale inoppugnabile priorità trova la sua manifestazione negli esperimenti del 1895 a Pontecchio, presso Bologna, dove per la prima volta Marconi trasse le onde elettromagnetiche dai laboratori per porle a servizio dell'umanità con la più memorabile scoperta dei nostri tempi. Nel raccoglimento della villa paterna a Pontecchio recava con se la breve preparazione scolastica di Firenze e di Livorno, gli appassionati studi di chimica e di fisica a cui si era privatamente dedicato, le profonde cognizioni di elettrologia che dovevano servire alla sua nuova felice intuizione, ma sopratutto recava con se lo spirito di perseveranza e di volontà indomabile ereditato dalla madre Annie Yameson e dal .padre Giuseppe, per cui osò e poté ricavare dall'impiego delle onde elettromagnetiche dei risultati mai pensati dagli scienziati che lo precedettero nel medesimo studio. Lo scozzese Clerck Maxwell aveva bensì matematicamente dimostrata la possibilità delle onde elettromagnetiche, il tedesco Enrico Hertz .aveva costruito i primi oscillatori e risonatori elettrici determinando la velocità e il modo di propagazione delle onde; Augusto Righi a Bologna aveva dimostrato le proprietà comuni delle vibrazioni ottiche e di quelle elettriche; il Prof. Calzecchi-Onesti aveva costruito il famoso tubetto a cui il fisico inglese Oliver Lodge diede il nome di coherer; il russo Popoff aveva studiato il carattere oscillatorio dei fulmini, usando il coherer, e una specie di rudimentale antenna. Ma nessuno mai si era posto il problema di utilizzare le onde Hertziane quale mezzo pratico di segnalazione a distanza. Questo arduo problema si pose il giovane Marconi negli esperimenti di Pontecchio, che sono l'atto di nascita della radiotelegrafia. Egli creò un dispositivo che veniva a utilizzare d'un tratto tutte le precedenti ricerche: egli munì l'oscillatore di un'antenna e d'una presa di terra. Le onde elettromagnetiche aumentate così di potenza potevano venir raccolte da un sistema analogo d'antenna e presa di terra, tra le quali si trovava intercalato un coherer rivelatore.

Con l'assistenza del buon colono Mignani, collocato a ridosso della collina dei Celestini davanti alla villa paterna, perché Marconi doveva accertarsi che la sua invenzione era atta a superare gli ostacoli del terreno, egli fece l'esperimento, che per lui doveva essere come l'eurecha di Archimede. Il segnale convenuto per l'accertamento che l'apparecchio ricevente rispondeva alla trasmissione, cioè un colpo di fucile sparato dal Mignani, assicurò Marconi che la sua invenzione era destinata a superare tutte le distanze e tutti gli ostacoli.

Questa scoperta ebbe conseguenze immense e quasi immediate, dovute ai continui perfezionamenti apportati da Marconi stesso al sistema da lui creato.

Bene fu osservato da Quirino Maiorana, direttore dell'Istituto "Augusto Righi" della R. Università di Bologna, a proposito della rapida evoluzione scientifica dovuta alla scoperta di Marconi: "Alessandro Volta gettò sì il seme delle applicazioni elettriche, ma gli sviluppi dell'Elettrologia e dell'Elettrotecnica richiesero una lunga elaborazione che si accelerò solo nel nuovo secolo. Occorsero più di vent'anni perché, dopo la pila, si trovasse l'elettromagnetismo, altri dieci per l'induzione elettromagnetica, e mentre poi si andava perfezionando la telegrafia su filo, e più tardi il motore e la dinamo, solo dopo un'ottantina d'anni, si arrivò al telefono e all'illuminazione elettrica. Fu una rivoluzione scientifica che andò maturandosi a gradi e lentamente sulla geniale scoperta del Volta. La radiotelegrafia di Marconi, benché discenda per origine lontana dalla scoperta del Volta e più recentemente dai lavori di Maxwell., Hertz, Righi per il suo modo improvviso, per la portata delle sue pratiche applicazioni, rappresenta un profondo e radicale sconvolgimento di un ramo importante della tecnica moderna".

Un anno dopo l'esperimento di Pontecchio, il 2 giugno 1896, l'invenzione di Marconi fu brevettata. Da quel momento l'attività di Marconi si volse a sviluppare metodicamente l'idea primitiva, ad approfondire lo studio della produzione e della propagazione delle onde elettromagnetiche, a estendere con nuove applicazioni le conseguenze della prima scoperta, uscendo dall'angustia dei mezzi e dello spazio che a Pontecchio erano bastati alla prima affermazione della nuova verità scientifica, facendosi degli oceani e delle terre più lontane il suo adatto laboratorio per la passione di sempre nuove e feconde ricerche. Le radioonde che nella villa di Pontecchio si erano lasciate percepire a qualche centinaio di metri di distanza, dovevano essere lanciate da Marconi sempre più lontano, attraverso gli ostacoli delle montagne, le distese immense dei mari, dovevano vincere la curvatura della terra, l'influenza perturbatrice della luce solare, dovevano collegare i continenti più lontani, e farsi sentire distinte dal medesimo apparecchio ricevente anche in trasmissioni simultanee; dovevano infine tradursi in parola risonante e forse in televisione. Questo superbo programma scientifico balenante al genio di Marconi fu eseguito in pochi anni di intenso e audace lavoro, di incrollabile fede. Egli perfezionò costantemente i suoi strumenti di trasmissione e di ricezione, utilizzò i ritrovati dei tecnici che si erano messi in ogni parte del mondo sulle orme della sua invenzione, rimanendo sempre all'avanguardia di ogni progresso della radiotelegrafia, per cui ogni avanzamento importante della radiotecnica fu congiunto al suo nome.

I primi gradi di questi progressi sono segnati dalle esperienze fatte a Londra, dove egli, appena ventitreenne, fondò nel 1897 la prima organizzazione commerciale per lo sfruttamento dei suoi brevetti; dalla trasmissione attraverso il canale di Bristol e da quella nel golfo de La Spezia, dove egli, ritornato in Italia. raggiunse la distanza di 18 km. Fin dal 1898 ottenne la indipendenza delle comunicazioni e l'aumento della portata, ricorrendo alla sintonizzazione. cioè all'accordo elettrico tra le stazioni trasmittente e ricevente. Cominciò la costruzione di stazioni potenti con emissione di onde di grande lunghezza. Così unì con le radioonde il Capo Lizard in Cornovaglia con Santa Caterina nell'isola di Wight, separate da 300 km, di mare e di terra. Nel marzo del 1899, per invito del governo francese, egli stabilì le prime comunicazioni radiotelegrafiche attraverso la Manica.

Due campagne sperimentali di G. Marconi destarono particolarmente l'ammirazione del mondo, perché esse, a soli sei anni dalla prima scoperta, riuscirono a collegare mediante la radiotelegrafia il continente americano con l'Europa. procurando alla dottrina di Marconi il massimo e più gradito trionfo.

Per tale collegamento, che doveva superare la distanza i 3400 km e che pareva inattuabile a più illustri scienziati, Marconi si valse della potente stazione di Poldhu, sull'estrema punta occidentale della Cornovaglia, destinata a trasmettere convenuti segnali a S. Giovanni di Terranova, dove Marconi stesso si era recato, scegliendo per l'ardua prova della ricezione una collina dominante il porto, sulla quale si ergeva pure una torre votiva alla memoria di Giovanni Caboto.

Data memorabile quella del 12 dicembre 1901, in cui la lettera S (tre punti dell'alfabeto Morse) veniva percepita da Marconi a S. Giovanni di Terranova. In quel giorno giungeva alla stazione trasmittente di Poldhu l'annuncio della vittoria con due laconiche parole inviate con telegramma per cavo da Marconi: "Signal received". La laconicità del messaggio in relazione all'importanza della conquista fa pensare al "Veni, vidi, vici" cesariano, se non fosse che quella conquista, con cui veniva dimostrata la propagazione curvilinea delle onde elettromagnetiche e le illimitate possibilità della radiotelegrafia, era il frutto di studi sperimentali assidui e diuturni. Alla gioia della vittoria, come spesso nella vita dei grandi, si mescolò il pensiero della lotta contro nuovi ostacoli: la Compagnia angloamericana dei cavi telegrafici, preoccupata dei danni economici che potevano derivarle dal nuovo mezzo di comunicazione, faceva giudiziariamente valere le sue pretese di monopolio telegrafico nel confronto della Compagnia di Marconi.

L'atra campagna sperimentale, eseguita l'anno dopo, a diretta a confermare il regolare collegamento radiotelegrafico transatlantico in senso inverso, cioè tra l'America e l'Europa. A tale scopo funzionava da ricevente la stazione di Poldhu, mentre Marconi ripartì per il Canadà per dirigere personalmente la radiotrasmissione.

Luigi Solari, che per decenni lavorò a fianco di G. Marconi, racconta il grande evento con le seguenti parole: "Andammo a stabilirci in una capanna di legno presso la grande stazione radiotelegrafica di Table Head a 1 km, dalla cittadina di Glace Bay. Marconi continuò gli esperimenti per due mesi di notte con onde lunghe smorzate. Solo il 18 dicembre 1902 fu possibile trasmettere completi messaggi. Alle due della notte fra il 18 e il 19 dicembre fu trasmesso per radio, via Poldhu-Roma, il seguente primo messaggio atlantico a S. M. Vittorio Emanuele III: "In occasione della prima trasmissione radiotelegrafica transatlantica permettomi inviare a Vostra Maestà con questo messaggio trasmesso attraverso lo spazio dal nuovo al vecchio mondo i miei più devoti omaggi -- Devotissimo Guglielmo Marconi ".

Con l'animo soddisfatto rientrammo verso le quattro del mattino, sotto una fitta neve, con una temperatura di 30° sotto zero, nella piccola capanna di legno che ci albergava. Marconi mi invitò nella sua modesta stanzetta. Volevamo festeggiare noi due italiani la trasmissione del primo messaggio transatlantico inviato al nostro Re. Ma non avevamo champagne. Ci sedemmo su di un baule. Marconi versò un po' di wisky in due bicchieri esclamando commosso: "Viva l'Italia!" e ci abbracciammo.

Il giorno dopo su di una delle torri della stazione di Glace Bay fu innalzata la grande bandiera italiana che era stata donata a Marconi dalla "Carlo Alberto". Quella bandiera, ondeggiando gloriosamente in quel lontano angolo del Canadà, ricordava che nelle ricerche scientifiche come nelle esplorazioni geografiche e nelle innovazioni politiche la geniale visione unita a un consapevole ardimento costituisce una virtù, arra di nuove vittorie, innata nei figli di questa cara terra d'Italia ".

Tra le due campagne sperimentali che fondarono le radiotrasmissioni transatlantiche Marconi condusse, dall'agosto al settembre del 1902, un'altra campagna radiotelegrafica da Napoli a Kronstadt in Russia, in cui sperimentò per la prima volta un nuovo tipo di rivelatore da lui creato, il detector magnetico, sostituito al coherer per la rivelazione dei segnali. Per tali esperienze, che dimostrarono l'idoneità delle onde elettriche a valicare anche estese zone montuose e non solo la superficie libera del mare, Marconi ebbe il favore di S. M. il Re d'Italia, il quale mise a sua disposizione la R. Nave: Carlo Alberto, manifestando così il vivo interesse della Patria ai gloriosi studi d'un suo nobile figlio.

Negli ulteriori progressi della telegrafia senza fili, come ebbe a rilevare Luigi Solari, due meriti di G. Marconi vanno segnalati: la sua visione pronta, sicura nell'usufruire di tutti i mezzi che la scienza, le esperienze e le ricerche mettevano a disposizione del suo superiore ingegno; la posizione di avanguardia e di guida magistrale che egli seppe mantenere nella gara mondiale sviluppatasi per conseguire nuovi perfezionamenti nell'impiego delle radio onde. Così Marconi fu il primo ad affermare l'importanza della valvola termoionica, creata nel 1904, da Fleming dell'University College di Londra, per gli sviluppi della radio, e a creare efficaci ricevitori a valvola, fondati sull'uso di circuiti speciali di sua invenzione.

E altresì Marconi fu il primo a utilizzare le onde corte e ad abbandonare l'uso delle onde smorzate medie e lunghe, le quali si erano rivelate nella pratica meno adatte alle trasmissioni a grande distanza. Egli studiò allora la generazione e la ricezione delle onde corte; costruì e mise in azione impianti che sfruttavano la proprietà delle onde corte, servendosi più spesso per tali studi dell'Elettra, la "nave dei prodigi" che era il suo prediletto romitaggio per la sua pazienza di asceta, che divenne la nave della sua gloria.

Ed ecco alcuni fatti salienti delle sue indefesse ricerche, alcuni risultati mirabili della sua feconda scoperta.

Dell'anno 1909 è il salvataggio dei passeggeri nell'urto del piroscafo inglese « Republic » e del Transatlantico italiano « Florida ». Del 1910 è l'esperienza della trasmissione da Clifden (Irlanda) a Buenos Aires in Argentina per una distanza di oltre 10000 km.. Il 19 novembre 1911 fu inaugurata, alla presenza del Re, la grande stazione radiotelegrafica di Coltano., vicino a Pisa. Del 1912 è il salvataggio dei naufraghi del « Titanic » nell'urto contro un iceberg. Del 1918 sono i primi messaggi inviati dall'Inghilterra in Australia col sistema a scintille multiple. L'inaugurazione ufficiale del servizio fra l'Australia e Londra è del 7 aprile 1927. Il 26 marzo del 1930 poté radioaccendere da Genova le lampadine elettriche del municipio di Sidney in Australia con comando trasmesso a 22000 km.. Il 12 febbraio 1931 inaugurò. alla presenza di S. S. Pio XI. la radio vaticana per la quale egli stesso dettò le seguenti parole: « La voce della Radio che al naufrago serve per invocare soccorso. e che agli uomini dei sociali commerci accelera il ritmo delle industri opere, la Radio. che, tra le conquiste della scienza. sembra toccare più da vicino i segni dell'immaterialità è oggi esaltata da questo servizio che rende agli interessi più puri e più universali della spiritualità del Cattolicesimo ».

Dopo la creazione delle stazioni a fascio che utilizzano onde corte di qualche decina di metri Marconi si volse allo studio delle onde cortissime e delle microonde (onde al di sotto del metro) di cui diede pubblica dimostrazione nel 1931 e 1932 a Santa Margherita Ligure, e nel 1934 fece pratica applicazione inventando un sistema di radiofari per la guida delle navi e delle aeronavi in caso di nebbia. E' del 1933 l'inaugurazione del primo servizio radio a microonde fra la Città del Vaticano e Castel Gandolfo.

Quando G. Marconi, all'alba del 20 luglio 1937 XV trapassava da questa terra, essendo trascorsi poco più di quarant'anni dalle esperienze di Pontecchio, in grazia della sua scoperta e dei successivi problemi scientifici da lui risolti, relativi alla sintonia, all'aumento della portata, alla dirigibilità, alla radiogoniometria, ai sistemi a fascio, allo sfruttamento delle onde corte e delle microonde, oramai parecchie migliaia di stazioni disciplinate nella lunghezza d'onda, individuabilì attraverso i loro nominativi, intersecavano l'etere immenso in tutte le direzioni, senza confusione né disturbi. E queste stesse onde animate dall'universale compianto portarono veloci nel mondo il doloroso annuncio della sua dipartita, e stettero poi, dovunque, alcuni minuti, in religioso silenzio, attonite davanti alla gloria dell'Uomo che le aveva create.

A G. Marconi non mancarono in vita i riconoscimenti della sua opera e le debite onoranze. Per ragioni di brevità nomineremo soltanto le numerose lauree honoris causa conferitegli dalle maggiori università italiane ed estere, le cittadinanze onorarie di più città che si ornarono della gloria del suo nome, il premio Nobel che gli fu assegnato nel 1909, la dignità di Senatore che egli si meritò fin dal 1914, appena raggiunto il limite di età, l'onore tributatogli dall'America che dedicò la giornata del 2 ottobre 1933 alla celebrazione dell'inventore, rendendola solenne col nome di " The Marconi day ".

Ma il più felice riconoscimento doveva venire a G. Marconi dal Duce, rivendicatore di tutte le glorie nazionali, il quale offerse gli onori più graditi al grande italiano che aveva varcato tutti i mari e tutte le terre, portando a tutte le genti il tesoro della sua scoperta, e che tornava alla sua terra nativa e alla gloria di Roma come alla sua più grande Madre, la quale a lui esperto della vita e del mondo, benemerito della Patria e del genere umano, riservava le supreme consolazioni della gloria inalzata nel cielo di Roma, genitrice di eroi. Senza dubbio nessun onore arrise più lieto all'animo di Marconi, quanto quello di vedersi alla testa del massimo Istituto di coltura d'Italia. Dal 1930 presiedette la R. Accademia d'Italia. Due anni prima era stato chiamato alla presidenza, del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Questi ed altri onori tributati dal Duce a Marconi non solo costituivano il riconoscimento della sua geniale opera scientifica, ma erano anche il compenso dovuto agli alti servigi resi da Marconi alla Patria.

Molte erano state le prove di patria devozione che Marconi aveva offerte nei vari casi della sua vita, negli storici eventi della sua età. L'immagine della Patria lo accompagnò nei più lontani pellegrinaggi dove lo sospinse l'ansia della ricerca scientifica e la necessità dell'organizzazione mondiale relativa alla sua scoperta.

Scoppiata la guerra libica nel 1911, Marconi rimpatriò dal Canadà dove si trovava e si mise al servizio del Ministero della Marina. Nella guerra mondiale, abbandonò le sue occupazioni in Inghilterra, e venne a servire il suo Paese come capitano del Genio e poi come capitano di fregata, affrontando nelle fasi più aspre della guerra i rischi della navigazione transatlantica per delicate missioni negli Stati Uniti. Partecipò alla passione di Fiume nel 1920, salutato dal comandante D'Annunzio come "il genio d'Italia, diffuso nell'universo con la celerità della luce stellare, il genio d'Italia grande, libero, giusto, umano". Nell'ottobre del 1932 mandò un messaggio agli uomini di pensiero ed agli artisti di tutto il mondo per la ricorrenza del primo decennale della Rivoluzione. Durante l'impresa che portò alla conquista dell'Impero !a sua azione tecnica e politica fu infaticabile: la radiotelegrafia e la radiotelefonia prestarono valido aiuto alle battaglie eroiche dei vari fronti; sostennero i voli dell'aviazione nelle regioni impervie e desolate; confortarono la vigilanza della marina da guerra e della marina mercantile collaboranti alla vittoria dell'impresa coloniale. Alla vigilia delle sanzioni, dall'alto seggio della R. Accademia d'Italia, Marconi non mancò di bollare l'iniqua sentenza con queste parole: "Domani da Ginevra verrà dato l'incredibile segnale per una disumana crociata economica e finanziaria contro l'Italia, già alleata delle maggiori Nazioni sanzioniste nell'ora del pericolo e della morte, rea di difendere i suoi possedimenti coloniali, scarsi ma conquistati a prezzo di sangue e di beni, rea di aver fatto ricorso al suo sacrosanto diritto, rintuzzando continuate. offese ai trattati e al suo stesso prestigio di grande Potenza, rea infine di recare la luce della civiltà in mezzo a uno scuro groviglio di arretrate e, oppresse tribù, che accolgono lietamente come liberatrice la nostra bandiera, ove splende bella ed argentea, simbolo di valore e di cristianità, la Croce di Savoia!".

Nella seduta, al Senato, del 9 dicembre 1937, Benito Mussolini rievoca la figura del grande scomparso: «Onorevoli Senatori! Le parole eloquenti e commosse che il camerata Presidente di quest'Assemblea ha dedicato alla vita ed alle mirabili opere di Guglielmo Marconi, hanno interpretato il nostro sentimento e non si dovrebbe aggiungere verbo. Ma sia concesso a me, che ebbi la eccezionale ventura, il privilegio unico di avere con Guglielmo Marconi una decennale consuetudine di collaborazione, di portare il mio personale e reverente tributo alla Sua memoria.
Guglielmo Marconi ha dato con la sua scoperta il sigillo a un'epoca della storia umana. Questo sigillo è di tre lettere: il magico «S. O. S.» lanciato dai naufraghi sugli oceani sconvolti. La sua gloria indiscussa e indiscutibile si rifrange sul popolo italiano, il quale ha contribuito come nessun altro, con una pleiade luminosa di ricercatori, a piegare le forze, a svelare i segreti dell'universo.
Nessuna meraviglia che Marconi abbracciasse, sin dalla vigilia, la dottrina delle Camicie Nere, orgogliose di averlo nei loro ranghi. II Genio, il Genio autentico, fatto di intuizioni forse sovrannaturali, di semplicità discreta e di eroica pazienza, non si chiude nella solita oramai abusata torre d'avorio, ma si inquadra nella disciplina di pace e di guerra, necessaria ad una Nazione che in tempi aspri voglia vivere e ascendere. Così Marconi sentì il Fascismo, divenuto credo di un popolo: il Genio è del popolo la più alta espressione, è la fioritura che prorompe tratto tratto, nei secoli, dal lungo imperscrutabile travaglio delle generazioni.
Negli ultimi tempi prima di morire, Guglielmo Marconi aveva portato la sua indagine su due campi: l'utilizzazione delle acque del mare e i successivi sviluppi, le progressive applicazioni delle microonde. Ebbero luogo nei dintorni di Roma degli esperimenti di carattere militare, ai quali assistei. Egli mi teneva periodicamente informato dei risultati di queste esperienze.
Siamo al principio di una strada che sarà percorsa. Tutto ciò che Guglielmo Marconi ha lasciato d'incompiuto sarà ripreso.
Ecco, oltre i monumenti e gli istituti dedicati a Lui, il modo più tipicamente fascista per onorarne la memoria. La mèta che egli vagheggiava sarà raggiunta, poiché come la gloria di Marconi, così la forza creatrice dell'Italia è immortale.»

La devozione di G. Marconi alla Patria è attestata altresì dalle parole pronunciate da Luigi Federzoni nella stessa giornata dal Senato alla memoria di Guglielmo Marconi: « In un tempo nel quale l'amore della Patria sembrava agli scettici della Cattedra e della Tribuna un culto abbandonato, egli mostrò come l'uomo di genio, lungi dal trovare nella propria superiorità un pretesto per esimersi dalla obbedienza alla Madre comune, potesse essere prima di tutto un cittadino esemplare. G. Marconi lo provò con l'offrire all'Italia l'uso, illimitato e gratuito dei propri brevetti, e più ancora con l'accorrere a servirla in ciascuno dei grandi cimenti che essa dovette affrontare in questo ultimo quarto di secolo, tappe del suo ascendente cammino dall'occupazione della Libia alla guerra mondiale, all'impresa fiumana, alla conquista dell'Impero. In ognuno di quei momenti epici della nostra nuova storia Marconi fu presente, italiano fra gli italiani, soldato fra i soldati, presente ed operante col suo miracoloso intelletto e con lo sua inestinguibile fede... La partecipazione all'attività politica non fu per lui se non un altro modo di servire l'Italia. Lo documentano i numerosi nobilissimi discorsi da lui pronunciati durante la guerra mondiale, tutti impregnati di austero realismo, ma insieme animati dall'ardente anelito della vittoria. Egli non fu iscritto in nessun partito, finché, avendo riconosciuto nel Fascismo lo spirito della Patria, non esitò a dargli il suo nome e il suo cuore. Soltanto Benito Mussolini meritava di avere tra i propri gregari Guglielmo Marconi....

Il 16 maggio del 1936 Marconi, relatore della legge istitutiva dell'Impero, disse, più che all'assemblea, al mondo intero le parole degne dell'avvenimento che suggellava fulgidamente una nuova epopea dell'eroismo d'Italia condotta dal Duce alla vittoria sulla barbarie e sulle congiunte forze di una degenerante civiltà. Nessun monito poteva essere più autorevole né più efficace presso tutti coloro che avevano tentato ogni obliqua via per strappare alla Nazione il frutto del suo diritto e del suo sacrificio. Quel giorno G. Marconi fu, dinanzi alle Potenze avverse, meglio che il poderoso difensore dell'Italia fascista, il giudice inesorabile della loro pervicace inutile iniquità. Con quell'atto memorabile volle la provvidenza che G. Marconi conchiudesse la sua partecipazione alla vita pubblica del Paese».

Certamente l'opera di G. Marconi sarà sempre più esaltata col moltiplicarsi dei benefici derivanti dalla sua scoperta. La telegrafia senza fili ha approfondito la nozione dell'umanità.

Lo strumento poderoso creato dal suo ingegno fu da lui inteso anzitutto come mezzo di incivilimento, di comprensione e di pace fra le genti, come potente sussidio dell'ordine morale e civile che guida le opere umane a una meta superiore di armonia e di unità

Ogni giorno, nelle più diverse parti del mondo, si compie e si rinnova il miracolo che Marconi ha scoperto. Nei rischi delle ardue imprese dove la solidarietà umana si ridesta, nei salvataggi delle vite umane, nelle consolazioni delle case ricche e dei poveri tuguri eguagliati nella gioia apportata sulle radioonde dalla parola dell'arte e della sapienza. dalla musica e dal canto; nella veglia dei telegrafisti segnanti il cammino ai naviganti e agli aviatori; nei grandi messaggi che la patria invia ai figli adunati in devoto ascolto nel suolo nativo e fuori dei confini della patria terra; sempre e dovunque il nome di Guglielmo Marconi balza vivo e glorioso al pensiero che in lui riconosce il mirabile artefice della radiotelegrafia, il mago dello spazio, il dominatore dell'etere.