Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995


Laboratorio di Guglielmo Marconi a Villa del Griffone e le prime esperienze


Villa Griffone di Pontecchio Marconi
L'affascinante Villa, costruita dai fratelli Griffoni alla fine del '600, deve però l'attuale linea ai Patuzzi che nel '700 ne modificarono alcuni tratti. Nel 1895 l'edificio divenne proprietà della famiglia Marconi ed è proprio qui che Guglielmo Marconi compì il primo esperimento sulla telegrafia senza fili. Nel parco annesso, fra il fronte e la strada, sorge il Mausoleo dove riposa il grande scienziato. Villa Griffone anche sede della Fondazione Guglielmo Marconi e custodisce al suo interno i cimeli e gli strumenti appartenuti allo scienziato.

Queste belle immagini cliccabili, sono di Villa Griffone vista dal lato della strada, la SS.Porrettana. La villa si trova ubicata a Pontecchio, a pochi chilometri da Bologna e si raggiunge facilmente uscendo dalla Autostrada A1, casello di Sasso Marconi. La parte in basso è il Mausoleo dove riposano le spoglie del grande scienziato. Da visitare all'interno vi è non solo il Museo Marconi, con interessanti ed impareggiabili apparecchiature utilizzate da Marconi per i suoi esperimenti, ma anche le stanze dove questi venivano svolti. Tutto intorno, a corollario della bellezza della villa, si trova un parco ed inoltre una parte dello scafo del panfilo Elettra, imbarcazione dove Marconi ha condotto numerosi ed importanti altri esperimenti.


Tavolo di laboratorio di Guglielmo Marconi a Villa del Griffone come lo lasciò Marconi nel 1895










Ricostruzione del laboratorio di Guglielmo Marconi
Queste sono quattro immagini dell'interno della soffitta-laboratorio dove Marconi conduceva i suoi esperimenti e da dove ha trasmesso il primo segnale radio. Sulla sinistra si può notare il fucile utilizzato dal suo aiutante per segnalargli la avvenuta ricezione, i quaderni originali con gli appunti, attrezzi vari e sullo sfondo un banco da lavoro con al centro visibile una bottiglia di Leyda. La bottiglia di Leyda possiamo considerarla l'antenato degli odierni accumulatori e veniva utilizzata come sorgente di tensione per i vari esperimenti. In pratica era come un grosso condensatore elettrolitico.


La finestra all'esterno della quale una stele ricorda il lancio dei primi segnali radio

La finestra vista dalla soffitta dove Marconi conduceva i suoi importanti esperimenti. La collina che si scorge dietro l'albero si chiama collina dei Celestini ed è il punto dove Guglielmo aveva deciso di posizionare il ricevitore. I due punti non sono in contatto visivo, è per questo motivo che Marconi chiese al suo aiutante di segnargli con un colpo di fucile l'eventuale avvenuta ricezione. In passato Marconi aveva eseguito esperimenti simili ma sempre con ricevitore e trasmettitore posti in portata ottica e comunque su distanze molto minori. L'avvenuta riuscita di questo esperimento avrebbe sigillato al mondo intero la scoperta di un nuovo modo di comunicare. Dopo i primi segnali emessi dal trasmettirore il colpo di fucile arrivò puntuale a coronare il successo questa storica impresa.



Finestra di Villa del Griffone da dove Guglielmo Marconi lanciò il primo segnale radio, prima dei lavori di restauro. (1947 circa)



Finestra di Villa del Griffone da dove Guglielmo Marconi lanciò il primo segnale radio

Questa finestra rappresenta un pezzo di storia delle radio comunicazioni. E' da qui che nel 1895 Guglielmo Marconi, ancora ragazzo, riusciva a trasmettere il primo segnale radio permettendo al ricevitore posto dietro ad una collina di riceverlo. A quei tempi infatti molti scienziati anche di fama mondiale ritenevano che fosse impossibile per una emissione radio riuscire a superare un ostacolo posto tra il trasmettitore ed il ricevitore. Questo perchè applicavano i principi della fisica della luce al fenomeno della propagazione di onde radio elettriche. Marconi li smentì riuscendo appunto a trasmettere un segnale oltre la collina posta davanti a Villa Griffone. La finestra riportata in questa immagine è quella della soffitta dove Marconi compiva i suoi esperimenti. 


Pontecchio Marconi - 7 Ottobre 1941 - Mussolini assiste all'inaugurazione della lapide sotto la finestra della stanza dei bachi, da dove Marconi lanciò nel 1895 il primo segnale radio. In primo piano sulla sinistra il parroco di Pontecchio Don Ottavio Balestrazzi, dietro di lui il costruttore del Mausoleo Sig. Deri. (foto di proprietà del Sig. Canova Cesare)


Pontecchio Marconi - 7 Ottobre 1941 - Mussolini davanti al busto di Guglielmo Marconi a Pontecchio Marconi


Pontecchio Marconi - 6 Ottobre 1941 - Traslazione della salma di G. Marconi dalla Certosa di Bologna al Mausoleo di Pontecchio. Il chierichetto a sinistra, con il cappello in mano, è Gianni Canova; dietro di lui Giulio Canova. Il primo uomo a sinistra con il cappello in mano è il costruttore del Mausoleo Sig. Deri. (foto di proprietà del Sig. Canova Cesare)

Pile e accumulatori nelle prime esperienze di radiotelegrafia eseguite da Marconi

Nel più importante dei documenti marconiani, la conferenza  per il Nobel  pronunciata da Guglielmo Marconi nel 1909,  l'inventore è impegnato soprattutto ad  illustrare le antenne realizzate per aumentare la portata delle trasmissioni senza fili, l'effetto della risonanza, le ipotesi formulabili per giustificare la ricezione delle onde elettromagnetiche al di là della curvatura terrestre e le rilevanti variazioni delle condizioni  di propagazione dalla notte al giorno; n ella stessa conferenza solo poche frasi sono invece dedicate al consumo energetico delle trasmissioni radiotelegrafiche, in considerazione della modestia della potenza in gioco; in particolare Marconi riferisce che, in circostanze favorevoli, una potenza di soli 10 kW gli ha permesso di trasmettere messaggi a 3000 miglia di distanza (dall'Isola di Terranova alla Cornovaglia).

In effetti, una recente ricostruzione degli  esperimenti del giovane Marconi nella Villa Griffone, a Pontecchio - eseguita da Barbara Valotti e Maurizio Bigazzi (Fondazione Gugliemo Marconi), dopo il recente ritrovamento di una serie di quaderni e fogli sparsi annotati dallo stesso inventore a 17-19 anni d'età - mostra che il problema della generazione di corrente elettrica venne affrontato dallo stesso Marconi  qualche anno prima di avventurarsi nello studio delle onde elettromagnetiche. L'interesse del futuro inventore verso l'elettrologia era nato infatti con il progetto di una pila da presentare al concorso bandito dalla rivista "L'Elettricità" di Milano, per sopperire "alla mancanza  tanto sentita  di un elettromotore  pratico ed economico".  

Le annotazioni contenute nei quaderni di Marconi indicano che il giovane, stimolato da quella opportunità, realizzò una pila a tre elettrodi di carbone immersi  in un elettrolito (isolato dall'aria mediante un sottile strato di olio); in altri  fogli, scritti nel 1893,  ne è documentato l'impegno nella realizzazione di una pila termoelettrica formata dalla combinazione di una lampada  a petrolio, che agiva da riscaldatore, con un gruppo di coppie termoelettriche, ciascuna con una estremità vicina alla fiamma e l'altra lontana. 

E dunque, quando, nello stesso anno, Marconi passò dall'elettrochimica alle esperienze sulle onde elettromagnetiche, aveva già un notevole bagaglio di conoscenze pratiche di elettricità, di chimica e di metallurgia,  oltre a buone abilità manuali, raffinate da molte e svariate esperienze. 

Per il funzionamento dei suoi strumenti disponeva della pila a tre elettrodi, da lui stesso costruita, e di pile Leclanché. Ma per alimentare il rocchetto di Ruhmkorff aveva bisogno di sorgenti di corrente elettrica più potenti: ricorse quindi ad accumulatori al piombo da 12 V, che naturalmente doveva provvedere a ricaricare (o portandoli ogni volta da Pontecchio a Bologna e ritorno, oppure collegandoli, di notte, alla pila termoelettrica da lui stesso costruita). 

E' quindi molto probabile che, nelle sue prime esperienze con le onde elettromagnetiche, Marconi soffrisse della scarsità dell'energia elettrica a disposizione e non si può escludere che questa situazione abbia potuto influenzare la sua scelta della lettera s (espressa dalla successione di tre brevissime scariche: i "tre punti " del codice Morse) per le prime prove di trasmissione radiotelegrafica. Scelta che poi venne curiosamente mantenuta anche nelle prove di trasmissione su grande distanza, quando l'alimentazione elettrica era abbondantemente fruibile da potenti motogeneratori. 

Frutto di una scelta casuale o accuratamente ponderata,  la successione di tre brevi scariche elettriche consecutive va comunque giudicata come un ottimo compromesso fra l'esigenza di distinguere le scariche che portano l'informazione, da quelle di natura aleatoria (sempre presenti in una trasmissione radio) e l'utilità di minimizzare per quanto possibile il consumo di energia elettrica.

E' anche interessante osservare che, solo un anno dopo il successo conseguito da Marconi nel 1901, con la trasmissione di un segnale radiotelegrafico attraverso l'Atlantico, un articolo di A. Frederik Collins su "Scientific American Supplement " dava già indicazioni dettagliate su come costruire un apparato di telegrafia senza fili, di basso costo, per trasmettere segnali fino a distanze dell'ordine del miglio. In particolare per il funzionamento dell'apparato era suggerito l'uso di due celle Bunsen o di tre celle Grenet (una delle pile preferite da Edison) o di celle al bicromato di potassio. La pubblicazione dell'articolo fu importante perché diede un forte impulso, in tutto il mondo, alla crescita,  della popolazione dei cosiddetti "radioamatori" che per alcuni decenni contribuirono appassionatamente, con le loro ricerche, alla conoscenza delle caratteristiche della propagazione radio. 


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