Storia della scienza

DAL'ARCHIVIO FOTOGRAFICO DELLA FAMIGLIA AMALDI ESCONO LE IMMAGINI DI UN'ECCEZIONALE STAGIONE DELLA RICERCA ITALIANA: DAL'ESPLORAZIONE DEL NUCLEO ATOMICO NEL'ISTITUTO DI VIA PANISPERNA ALLA NASCITA DELLA BIG SCIENCE AL CERN E IN USA


Da sinistra, Edoardo Arnaldi, Gian Carlo Wick ed Enrico Fermi sulla spiaggia di Ostia nel 1936

Fermi l'americano e Amaldi l'italiano

DUE LIBRI DOCUMENTANO CON MATERIALI INEDITI L'ATTIVITA DEL FONDATORE DELLA SCUOLA ROMANA DI FISICA E DEL SUO GRANDE ALLIEVO-CONTINUATORE
DOPO I «NEUTRONI LENTI» E LA BOMBA ATOMICA, l'INTUIZIONE DEI QUARK E I COMPUTER APPLICATI AI FENOMENI NON LINEARI
La grande stagione della fisica italiana esce dall'archivio fotografico della famiglia Amaldi e dall'archivio americano dell Università di Chicago, dove sono raccolti molti documenti sul lavoro di Enrico Fermi dal 1938, anno del suo premio Nobel e del suo espatrio, al 1954, l'anno della sua prematura morte per un tumore. Pubblicazioni tempestive, che sembrano fatte apposta per smentire un articolo di Antonino Zichichi su «Famglia cristiana» nel quale il fisico siciliano, parlando dei famosi «ragazzi di via Panisperna», ignorava completamente Edoardo Amaldí, il che ha creato un incredulo sconcerto nell'ambiente degli storici della scienza italiani e stranieri.
Le immagini che Giovanni Battimelli ha raccolto nel libro «L'eredità di Fermi» (Editori riuniti, 220 pagine, 18 euro) da un lato tfanno guasi tenerezza dall'altro suscitano riflessioni sociologiche su come sia cambiata la ricerca, specialmente E quella fisica, passando dai piccoli laboratori degli Anni 30 ai santuari della Big Science come il Cern di Ginevra, il Fermilab di Chicago o Linac di Stanford.
Tenera è la copertina del Battimelli: la spiaggia di Ostia, anno 1936, Enrico Fermi con costume da bagno intero nero in atteggiamento paterno, di fronte un giovane Edoardo Amaldi occhialuto e in canottiera con l'aria deferente del primo della classe, in mezzo il torinese Gian Carlo Wick, brillante fisico teorico, in slip, più disinvolto ma anche lui con l'attitudine dell'allievo di fronte al Maestro. Sfogliando, sfilano immagini ufficiali e private, introdotte da poche pagine e spiegate da lunghe accurate didascalie: Fermi studente alla Normale di Pisa, Edoardo Amaldi in divisa durante il servizio militare, Emilio Segrè in via Panisperna a Roma, Edoardo in calzoni alla zuava con il piccolo Ugo e la moglie Ginestra, Enrico Persico in gita sul Monte Cavo, Fermi con un cappello fatto legando i quattro angoli di un fazzoletto, Fermi con Heisenberg e Pauli, Rasetti e Ferini sulle Alpi Apuane e in sei a Roccaraso, la storica foto scattata da Bruno Pontecorvo nel 1934 a D'Agostino, Segrè, Amaldi, Rasetti e Fermi... E poi i semplici apparati sperimentali di via Panisperna: la camera a ionizzazione per misurare la radioattivìtà, un contatore Geiger, i tubicini di vetro che, riempiti di radon e berillio, fornivano le sorgenti di neutroni.

Adestra, Edoardo Arnaldi con Ginestra Giovene, fidanzati, nel 1933.


Guglielmo Marconi con Niels Bohr, dietro, Corbino, il protettore di Fermi


Edoardo Arnaldi ed Enrico Ciaranfi, nel 1926, salgono al Corno Piccolo dei Gran Sasso


Ricchissimo di notizie è il libro di Giulio Maltese "Enrico Fermi in America" (Zanichelli 510 pagine, 32,80 euro). il merito di questo lavoro è soprattutto quello di rìequilibrare l'importanza dei contributi scientifici di Fermi, di solito ricordato essenzialmente, se non esclusívamente, per le ricerche sul rallentamento dei neutroni, la pila atomica e la realizzazione della bomba nucleare. Qui invece trova spazio il Fermi che ritorna a brillanti intuizioni teoriche dopo la parentesi di Los Alamos, tanto da anticipare il modello a quark di Gell-Mann; il Fermi che interpreta l'esperimento di Conversi, Pancini e Piccioni escludendo che i mesotroni siano i portatori dell'interazione forte; il Fermi che lancia la fisica dei grandi acceleratori di particelle; il Fermi che prevede l'importanza decisiva dei calcolatori elettronici nella siniulazione degli esperimenti e nel trattare i fenomeni non lineari e caotici, oggi attualissimi. Tutte intuizioni che Edoardo Amaldi, rimasto in italia per dare continuità alla scuola di Fermi saprà raccogliere, anche ispirando la nascita del Cern. E a proposito di scuola, va ricordato il testo di fisica per licei, istituti tecnici e professionali, nato da un corso che Fermi scrisse per la Zanichelli nel 1929: Edoardo Amaldi lo riprese e aggiornò nel 1947, mantenendo poi in vita fino alla propria scomparsa, nel 1989. E testimone e poi passato a Ugo Amaldi, e il testo è ancora lì dopo essere passato, in cinquant'anni, per le mani di due milioni di studenti.

Articolo tratto da:
La Stampa mercoledi 12 novembre 2003
tutto scienze tecnologia pag. 4


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