La Nave Yacht "Elettra"

ex "ROVENSKA"

La nave laboratorio di GUGLIELMO MARCONI, detta anche "la bianca nave dei miracoli"


Lo Yacht ROVENSKA nel 1909 con la bandiera austriaca
quando non era ancora diventata "Elettra".


Lo Yacht ROVENSKA nel 1909 con la bandiera austriaca
quando non era ancora diventata "Elettra".






L'unica immagine esistente dell'Elettra con gli "alberetti"
La foto probabilmente è stata scattata mentre la nave era in uscita da un porto inglese o del Nord Europa.
(Elettra pictured in Mounts Bay, Cornwall)


 

 

CARATTERISTICHE TECNICHE DELLA NAVE - YACHT "ELETTRA"
ex "ROVENSKA"

 

Piroscafo ad 1 elica e 2 alberi
Cantiere di costruzione: Ramage & Ferguson Ldt - Leith (Inghilterra)
Anno di costruzione: 1904
Varata il 27 marzo 1904 con il nome di Rovenska
Lunghezza fuori tutto: 67,40 mt.
Lunghezza del ponte: 60,35 mt. - Lunghezza tra le perpendicolari: 56,36 mt.
Larghezza al gallegiamento: 56,08 mt.
Larghezza massima fuori ossatura: 8,38 mt.
Altezza al ponte di coperta: 5,18 mt.
Immersione a pieno carico - pescaggio: 5,00 mt.
Macchina: Ramage & Ferguson Ltd - Leith - a vapore a triplice espansione a 3 cilindri.
126,95 Cavalli nominali e 1000 Cavalli indicati
Capace di esprimere una velocita' di 12 nodi.
2 caldaie monofronti Ramage & Fergusson Ldt
Tonellaggio di stazza netta: 232,18 Tons
Tonellaggio di stazza lorda: 632,81 Tons
dimensioni di stazza 63,40 x 8,31 x 4,96 metri
Nominativo: I B D K - Itl. -India - Bravo - Delta - Kilo
Iscritto nel compartimento marittimo di Genova al nr. 956 il 27-10-1921
Iscritto  al R.Y.C.I. Real Yacht Club Italiano
Classificazione: 100 A. 1.1. Navigazione: Lungo corso
Ultimo armatore: Ministero delle comunicazioni - Direzione poste e telegrafi - Roma.

Nota

La definizione data da D'Annunzio all'ELETTRA - candida nave che naviga nel miracolo e anima i silenzi eterei del mondo - calza ottimamente con la realtà; insieme casa e laboratorio per Guglielmo Marconi, questo splendido panfilo bianco al quale l'umanità intera deve molto era infatti noto in tutto il mondo.

Lo yacht venne ordinato dall'Arciduca d'Austria Carlo Stefano, ufficiale dell'I. R. Marina, al Cantiere Ramage & Ferguson Ldt. di Leith in Scozia ed il progetto fu affidato agli ingegneri Cox e King di Londra, che disegnarono un elegante scafo dalle linee filanti, prua slanciata in avanti a klipper con bompresso e poppa stretta e rotonda; in coperta una lunga tuga centrale in mogano e teak, sormontata da un fumaiolo leggermente inclinato verso poppa e due alberi armati con rande, come era abitudine dell'epoca. Lo yacht, varato il 27 marzo 1904 col nome di ROVENSKA, a ricordo della località (sull'isola di Lussino) dove l'arciduca aveva una lussuosa villa in cui solitamente abitava, venne intestato alla moglie, l'arciduchessa Maria Teresa, ed iscritto al k.u.k. Yacht- Geschawader, battendo quindi bandiera della Marina da guerra fino al 1909. Sempre con lo stesso nome nel 1910 lo yacht venne aquistato da Sir Max Waechter - passando sotto bandiera inglese -, e nel 1914 fu rivenduto a Gustavus H.F. Pratt.

Con lo scoppio della grande guerra, lo yacht fu militarizzato e trasformato in nave da pattuglia e scorta, e quindi impiegato nella Manica, tra l'Inghilterra ed i porti di Brest e Saint Malò. Cessate le ostilità, il ROVENSKA fu messo in disarmo a Southampton e messo all'asta, così nel 1919 - per 21.000 sterline - Guglielmo Marconi potè acquistarlo. Sottoposta a notevoli lavori di risistemazione la nave venne quindi riclassificata e, ancora sotto bandiera inglese, salpò da Londra nel luglio 1919 al comando del comandante Raffaele Lauro, giungendo a Napoli in agosto. Lo yacht fu poi portato a La Spezia per essere trasformato in nave-laboratorio sotto la direzione dell'ammiraglio Filippo Camperio: a bordo vennero infatti sistemate trasmittenti e riceventi, nonchè alzati gli alberi per le antenne.

Marconi voleva disporre di un mezzo che gli consentisse di effettuare ricerche e relativi esperimenti nel miglior modo possibile: era nata l'ELETTRA, una stazione mobile, su cui poteva lavorare ad ogni ora del giorno in raccoglimento ed isolamento, indipendente da curiosità e distrazioni di sorta, con notevole facilità di spostamento, risolvendo così problemi di portata e di effetti direzionali. Le sue esperienze dovevano essere effettuate a distanze diverse in modo da controllare l'efficacia delle trasmissioni secondo la lontananza tra emittente e ricevente; per maggiore comodità il laboratorio venne collegato direttamente con la cabina dello scienziato. L'arredamento di bordo era consono alle esigenze di lunghi soggiorni ed adatto ad ospitare illustri ospiti per necessità di rappresentanza; tra questi ricordiamo re Vittorio Emanuele III, re Giorgio V d'Inghilterra ed i Sovrani di Spagna. Oltre all'armatore, la nave era in grado di ospitare comodamente sei ospiti, nonchè sei ufficiali, sei sottufficiali e diciotto marinai. Iscritta col nuovo nome di "ELETTRA", il 27 ottobre 1921 , al compartimento marittimo di Genova (numero di matricola 956) e quindi al Real Yacht Club Italiano, il passaggio definitivo sotto bandiera italiana venne formalizzato in data 21 dicembre.

Nell'aprile del 1920, mentre il panfilo navigava nel golfo di Biscaglia gli ospiti di bordo, grazie alla trasmissione dalla stazione broadcasting Marconi di Chelmsford, per la prima volta poterono sintonizzarsi per sentire via radio l'orchestra dell'Hotel Savoy di Londra, quindi il concerto del soprano Nellie Melba, al Covent Garden: la "radio" era una realtà. L'invenzione della valvola termoionica di Fleming, suo collaboratore, gli consentì infatti la realizzazione della "radio" come oggi la conosciamo. Gli esperimenti proseguirono per raggiungere traguardi ancora più concreti. Marconi non aveva dimestichezza con le formule, la sua era una mente intuitiva e pratica, che lo spingeva a tentare quello che gli accademici ritenevano impossibile: inviare segnali nello spazio tra punti non visibili fra loro.

L'ELETTRA divenne fucina di studio per le migliori applicazioni delle onde hertziane corte e cortissime, consentendo il continuo progresso delle radiocomunicazioni. Nel 1922 L'ELETTRA svolse una campagna di esperimenti nel Nord America, nel 1923 lungo la costa occidentale dell'Atlantico per sperimentare le ricezioni a distanze sempre maggiori della nuova stazione su onde corte a fascio di Poldhu (Cornovaglia). Marconi dimostrò così che un segnale poteva essere captato ad oltre 4000 chilometri con trasmissione a potenza ridotta: onde di 92 metri con potenza di 6 Kw. Per conto del Governo inglese, nel 1924 lo scienziato iniziò sull'ELETTRA gli esperimenti con onde corte di 36-60 metri, con una potenza di 12 Kw, coprendo la distanza di 4130 kilometri. Vennero quindi realizzati i collegamenti radio normali ad uso pubblico tra l'Inghilterra ed i suoi "domini": il Canada (24 ottobre 1926), l'Australia (8 aprile 1927), il Sud Africa (5 luglio 1927), l'India (6 settembre 1927). Gli importanti risultati raggiunti a bordo dell'ELETTRA fruttarono tra l'altro un ricco contratto tra il Governo e la sua Compagnia.

Inventore delle società multinazionali, Marconi possedeva un notevole senso degli affari rivelandosi infatti anche grande capitano d'industria e diceva: "Il denaro è un'unità di misura. Chi non si fa pagare non sa misurare il prodotto del proprio lavoro". Nel gennaio del 1930 vennero imbarcati nuovi apparecchi con soluzioni d'avanguardia nella radiofonia a grandi distanze ed il 26 marzo successivo, alle ore 11,03, avvenne il "miracolo": dall'Elettra ancorata a Genova presso lo Yacht club italiano, per mezzo del piccolo tasto, conservato oggi al Museo del mare di Trieste, Guglielmo Marconi inviava nell'etere gli impulsi che, dopo 14.000 miglia, giungevano in Australia per accendere le lampade del Municipio di Sidney! L'esperimento è stato recentemente ripetuto dal Presidente della Repubblica Luigi Scalfaro a Genova - questa volta con il laser - proprio per celebrare, a 65 anni di distanza, il "genio" di Marconi.

La capacità inventiva dello scienziato era inesauribile e nel 1931 Marconi iniziò gli studi sulle microonde della gamma inferiore al metro, effettuando gli esperimenti tra S. Margherita Ligure e Sestri Levante; nel 1932 fu realizzato il collegamento tra S. Margherita e l'ELETTRA e successivamente quello col radiofaro di Sestri, mediante onde di 63 centimetri.
Si stabiliva così la possibilità per una nave di accedere ad un porto in qualsiasi condizione atmosferica, avvalendosi della rotta segnata dal radiofaro. Uno degli ultimi esperimenti a bordo dell'ELETTRA avveniva nel luglio del 1937 con la messa a punto del radiofaro a micro-onde; ma il 20 luglio 1937 Guglielmo Marconi moriva, lasciando ancora incompiuti i suoi studi, ma all'umanità una via ben tracciata per il progresso della comunicazione. Marconi, resosi conto delle sue precarie condizioni, temeva per la conservazione della "sua" ELETTRA; nel 1937 la nave-laboratorio fu acquistata per 820.000 lire dal Ministero delle Poste e Telecomunicazioni che ne voleva garantire la conservazione. La Soc. Marconi italiana donava poi allo Stato, in occasione del primo anniversario della sua scomparsa, gli impianti di R.T. che erano a bordo del panfilo.

Nel 1939 l'ELETTRA veniva portata nell'Arsenale marittimo di La Spezia per lavori di ripristino e di riclassifica; nell'imminenza dell'entrata in guerra dell'Italia fu trasferita a Trieste, considerata città sicura da incursioni nemiche, giungendovi il 9 giugno 1940; qui fu custodita dalla S. p. A. di navigazione Italia fino all'8 settembre del 1943; successivamente il panfilo venne requisito dai tedeschi, inviato in cantiere per essere trasformato in unità di impiego bellico prima con la sigla "G. 107" e quindi "N.A. 6" ed armato con due mitragliatrici binate da 20 mm ed una da 15 mm. Inutili risultarono le molte proteste italiane; venne concesso unicamente di sbarcare le apparecchiature radio ed i materiali utilizzati da Marconi per i suoi esperimenti grazie anche al tacito appoggio del capitano Zimmermann della Kriegsmarine, che si rendeva conto della loro importanza storica. Tale materiale venne poi imballato ed occultato dal professore Mario Picotti, che temeva un successivo sequestro dei cimeli marconiani, riuscendo così a celarli in 19 casse in posti diversi ma sicuri della città anche nei giorni di occupazione delle truppe titine nel 1945; nel 1947 quasi tutto fu spedito al Museo della scienza e della Tecnica di Milano.

Nel novembre del 1943 il panfilo, ormai spoglio del materiale scientifico, venne rimorchiato dalla Kriegsmarine germanica nell'Arsenale Triestino dove - sottoposto a lavori di riadattamento - venne trasformato in nave da guerra con la sigla "G 107" (cambiata successivamente in "MA 6") ed impiegato in servizio di pattugliamento sulle coste dalmate la Nave del Mago tornò a combattere nella costa dalmata, fino a quando, La sera del 21 gennaio 1944 la nave giunse nella valle di Diklo, vicino a Zara, ormeggiando e forse restando incagliata: fatto sta che la mattina successiva i ricognitori aerei l'individuarono e quindi giunsero i cacciabonbardieri alleati che centrarono la nave con le bombe e la mitragliarono, il suo relitto rimase abbandonato per un lungo periodo sul bassofondo della baia di Dicolo, disgregato dalla salsedine e dagli agenti atmosferici.

L'Elettra giacque semisommersa fino al 1962, quando il maresciallo Tito, che la considerava bottino di guerra, la restituì al governo italiano senza pretendere una lira. Lo scafo veniva rimesso a galla da una società di recuperi di Spalato che provvide a rimorchiarlo sino al cantiere navale "San Rocco" di Muggia con il proposito di recuperare il relitto ma il progetto venne accantonato dopo anni di studi e progetti inutili. Nel 1977 la nave veniva sezionata in vari tronconi che vennero trasferiti in varie località a scopo museale. Una parte della carena finì a S.Margherita Ligure, il blocco poppiero al Telespazio di Fucino, una sezione trasversale nel parco di Villa Griffone a Pontecchio Marconi (BO), la macchina e le caldaie al Museo Storico Navale di Venezia. In questi giorni la parte prodiera, rimasta a Trieste, è stata collocata nell'Area di Ricerca di Padriciano, sull'altipiano carsico, in una località difficilmente accessibile e lontana dal mare. Mesi fa infatti veniva affidata al noto scultore di fama internazionale Giò Pomodoro lo studio per la sistemazione della gloriosa prua entro l'Area dello Science Park "non solo come monumento - conclude l'elaborato del dott. Cherini - ma anche come stazione di riferimento di un sistema satellitare di sussidio ai naviganti, il Global Positioning System, trasformando così lo storico relitto in qualcosa di vitale e di pulsante, come la forza creativa dell'impulso che resta alla base della ricerca scientifica".


Anni '70: l'eclettico bolognese Giancarlo Nanni (nella foto) appassionato cultore e visitatore, con la sua famosa "LAMBRETTA AMMIRAGLIA DAI 100 FANALI", dei luoghi marconiani esistenti in Italia e nel Mondo, si adoperò anche con pubbliche petizioni affinché l'Elettra fosse conservata e restaurata. Ogni tentativo risultò vano. Quanto rimaneva dell'Elettra, alla fonda nel mare di Trieste, fu sezionato in vari pezzi. Un frammento di questi pezzi fu donato anche a Giancarlo Nanni in riconoscimento del Suo impegno profuso per salvare l'Elettra. Egli ha poi donato questo cimelio marconiano al museo "Mille voci...mille suoni" di Bologna. Oggi fa bella mostra di sè nella "SALA MARCONI"
Il cimelio marconiano dello Yacht Elettra oggi in mostra nella Sala Marconi del Museo "Mille voci...mille suoni" di Bologna (visto da angolazioni differenti). Notare (a sinistra) il registro su cui si raccolsero le firme (anni 70) per la petizione popolare in favore della conservazione e del reastauro della "candida nave".

Fu l'allora ministro Vittorino Colombo che ne autorizzo lo smembramento. Lo scempio venne cosi portato a termine con tutti i crismi della legalitÓ come sotto illustrato:

  • Roma-Piana del Fucino (Telespazio): blocco poppiero comprendente elica a timone;

  • Roma - Museo Poste a Telecomunicazioni: dinamo a vapore a laboratorio sperimentale;

  • Pontecchio Marconi Villa Griffone sede Fondaz. Marconi: Sezione trasversale con 6 ordinate;

  • Milano (Museo Naz. Scienza a Tecnica): apparecchiature di bordo;

  • Venezia Museo storico: impianto di propulsione (macchina alternativa, caldaie);

  • Trieste (museo del mare): sez. trasversale centrale, 2 ancore, apparecchiature marconiane;

  • Padriciano (Trieste): nella palazzina ex campo profughi, gli alberi della nave;

  • nel castello di San Giusto, l'albero maestro;

  • Trieste (Arsenale San Marco): la prua (m 8x19);

  • Santa Margherita Lig.: (Villa Durazzo): parte della chiglia;

  • Mestre (VE) - Palazzo Belle Poste: parte della fiancata;

  • Muggia - presso la "Fameja muiesana": parte del tornio di bordo;

  • Sidney (Australia) (Circolo Marconi): piccola sezione dello scafo


Il degrado della parte di chiglia conservata a 
Santa Margherita Ligure

 

Per anni la parte di chiglia conservata a Villa Durazzo di Santa Margherita Ligure è stata lasciata nel più completo abbandono come si può evincere da queste immagini.


Roma, Museo delle Poste e Telecomunicazioni del Ministero delle Comunicazioni:
la cabina della Motonave Elettra di Guglielmo Marconi ricostruita all'interno del Museo.



Roma, Museo delle Poste e Telecomunicazioni del Ministero delle Comunicazioni:
 il plastico della motonave Elettra di Guglielmo Marconi.

Al museo del Ministero delle Comunicazioni a Roma è esposto un trasmettitore HF da 2 Kw telegrafico costruito dalla Marconi Wireless a Londra che fu utilizzato a Coltano per il traffico CW a lunga distanza. Questo trasmettitore denominato "Pechino" fu usato il 13 Ottobre 1931 per trasmettere il segnale, inviato da Guglielmo Marconi, che illumino' la statua del redentore a Rio de Janerio .