dossier
GUGLIELMO MARCONI

RAFFAELLA SIMILI
Ordinaria di Filosofia della Scienza presso l'Università
degli Studi di Bologna

GIOVANNI PAOLONI
Ordinario di Archivistica Generale presso l'Università
della Tuscia

GUGLIELMO MARCONI PRESIDENTE DEL CNR

Guglielmo Marconi fu presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche per un decennio, dal 1927 al 1937, anno della sua morte improvvisa. La celebrità del personaggio ha sempre portato ad esaltarne il ruolo, fino a farlo ricordare talora (erroneamente) come fondatore del CNR. Certamente l'importanza dell'opera svolta dall'inventore della telegrafia senza fili al vertice di quello che è oggi il maggiore organo del sistema della ricerca italiano non può essere in alcun modo sminuita: è però intenzione di chi scrive, attraverso una puntuale esposizione dei fatti, aiutare a comprenderne i meriti, ma anche i limiti, spesso legati al contesto in cui la sua opera si svolse.

Il Consiglio Nazionale delle Ricerche era stato creato nel 1923 dopo alcuni anni di iniziative istituzionali dovute ad un gruppo di scienziati e dirigenti politici ed economici, guidato dal matematico Vito Volterra. Il decreto istitutivo del 1923 non conteneva dettagli sull'organizzazione del CNR: ricordata in premessa "l'opportunità che l'Italia partecipasse ai lavori indetti dal Consiglio Internazionale delle Ricerche", esso stabiliva che gli scopi del CNR erano quelli previsti dallo Statuto dell'organismo internazionale cui esso aderiva. Il Consiglio Internazionale delle Ricerche era organizzato in Unioni internazionali a carattere disciplinare, per le quali ciascun paese aderente costituiva uno specifico Comitato nazionale. Secondo l'art. 2 del decreto, il Consiglio Nazionale delle Ricerche era composto dai presidenti e dai segretari generali di tali comitati, oltre che da rappresentanti del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero della Pubblica Istruzione e dell'Accademia dei Lincei; al Consiglio era inoltre demandata la formulazione del proprio Statuto, da sottoporre all'approvazione del Ministro dell'Istruzione di concerto con quello degli Esteri.

Designato dall'Accademia dei Lincei a presiedere il nuovo organismo il 12 dicembre 1923, Vito Volterra diramò gli inviti per la prima riunione del Consiglio, nel gennaio 1924: erano chiamati a parteciparvi i presidenti e i segretari dei comitati disciplinari già costituiti, vale a dire quello geodetico-geofisico, quello astronomico, quello matematico, quello geografico, quello radiotelegrafico e quello chimico. Dopo una breve introduzione di carattere storico e informativo, Volterra diede inizio alla discussione sullo Statuto del Consiglio: nel corso della discussione si fece strada l'orientamento di procedere immediatamente all'elezione di un Comitato esecutivo, affidando ad esso l'approvazione definitiva del testo da sottoporre alla ratifica ministeriale nonché la gestione provvisoria dei fondi, in attesa del primo bilancio preventivo; la successiva riunione plenaria venne fissata per l'inizio di giugno 1924, in concomitanza con la "seduta reale" dei Lincei, cioè la tradizionale adunanza solenne di chiusura dell'anno accademico. Nell'elezione che seguì Volterra venne confermato presidente all'unanimità.

Lo Statuto del CNR approvato dal Comitato esecutivo nel marzo 1924 ricevette la sanzione ufficiale nell'autunno successivo: esso delineava meglio la fisionomia organizzativa del Consiglio, e fu alla base del suo operato nel triennio 1924-1926. Cancellato completamente dalla memoria istituzionale negli anni successivi al 1927, questo documento aiuta a comprendere alcuni caratteri originari dell'Ente. Secondo quanto in esso stabilito, il Consiglio eleggeva il proprio presidente e il segretario generale, e nominava l'amministratore, che poteva essere anche una personalità esterna, aggregata al Consiglio con voto deliberativo; i titolari di queste tre funzioni componevano, insieme ad altri due membri eletti dal Consiglio, il Comitato esecutivo. Il Consiglio era insomma un organismo che si autogovernava: e la cosa è particolarmente notevole in uno statuto approvato per decreto da Mussolini nell'autunno del 1924.


Attuale sede del CNR: gruppo di personalità presenti alla posa della prima pietra


Attuale sede del CNR: completamento delle fondazioni poggianti su un sistema di pali "Simplex"


20 agosto 1934, posa della soletta del primo piano


20 novembre 1934, completamento delle ali

L'esistenza del CNR nei primi anni fu tuttavia piuttosto difficile, in quanto il nuovo organismo venne a trovarsi stretto fra l'ostilità di buona parte del mondo accademico e i sospetti del governo, che non vedeva di buon occhio Volterra, antifascista dichiarato dal 1925. In queste condizioni la sua autorevolezza e notorietà internazionale costituivano poi un ostacolo aggiuntivo. Nel 1926, giunto alla fase di svolta nella trasformazione del Fascismo in un regime autoritario, il governo si pose l'obiettivo di eliminare tutte le voci dissenzienti dai vertici del sistema scientifico e culturale: fra questi vi era anche la presidenza del CNR. Posto di fronte al problema di sostituire un antifascista noto alla comunità scientifica internazionale con una personalità non meno nota e prestigiosa, Mussolini ritenne di aver identificato l'uomo giusto in Guglielmo Marconi: inventore notissimo a livello internazionale, persona non discutibile da parte del mondo scientifico italiano, e per di più uomo legato a lui da un rapporto di fiducia reciproca e di lealtà al regime.


20 marzo 1935, completamento della facciata principale 


Marzo 1935, lavori fronte posteriore 


21 novembre 1937, inaugurazione


Il Salone del Consiglio affrescato da Antonio Achilli

Nell'autunno 1926 Mussolini esprimeva in questi termini, alla riunione annuale della Società Italiana per il Progresso delle Scienze, la sua intenzione di intervenire presto sulla ricerca scientifica: "Che cosa ho dato [alla scienza] come capo del Governo? Ancora molto poco. La ricerca scientifica in Italia da dieci anni attraversa un periodo di stasi. Bisogna avere il coraggio di confessare che siamo in ritardo" Nel contesto sopra delineato appare chiaro il significato di queste parole, che a una prima e superficiale lettura potrebbero perfino apparire autocritiche

Il 31 marzo 1927 il re firmava un decreto di riordinamento del CNR. Nel nuovo ordinamento, a carattere decisamente più autoritario, il Consiglio veniva ad essere governato da un Direttorio di sette membri, nominato per decreto reale dal Presidente del Consiglio di concerto col Ministro della Pubblica Istruzione: esso era dotato di ampi poteri di gestione e rispondeva del proprio operato al Capo del Governo, al quale presentava ogni anno una relazione sull'attività svolta. Altre novità importanti erano l'accentramento in capo al CNR del coordinamento dell'attività degli enti scientifici nei confronti dell'estero e un generico potere di coordinamento all'interno. Il nuovo CNR, insomma, aveva una struttura fortemente verticistica, non faceva più riferimento all'Accademia dei Lincei (e presto avrebbe avuto un saldo legame con l'Accademia d'Italia), e si vedeva riconosciute per legge importanti prerogative che in precedenza avevano rappresentato soltanto un'aspirazione programmatica dei suoi promotori. Al vertice del nuovo direttorio, nominato il 14 luglio, stava il neopresidente Guglielmo Marconi, affiancato da quattro vicepresidenti (Amedeo Giannini, delegato a svolgere le funzioni del presidente in caso di assenza o impedimento di Marconi, Gian Alberto Blanc, Nicola Parravano, Nicola Vacchelli), dal segretario generale Giovanni Magrini e dall'amministratore Bonaldo Stringher, governatore della Banca d'Italia: esso tenne la sua prima riunione il 20 settembre 1927.

Dal settembre 1927 al maggio 1932 il Direttorio capeggiato da Marconi fu impegnato in una assidua opera di definizione dell'identità e dell'organizzazione operativa del CNR. Ciò avvenne attraverso iniziative intraprese su vari fronti: il primo di essi era quello istituzionale. Già nell'ottobre 1927 un decreto governativo stabiliva che il CNR era "organo permanente consultivo e di informazione del Ministero della Pubblica Istruzione per quanto concerne lo sviluppo ed i progressi dell'attività scientifica all'interno e all'estero", conferendogli alcuni poteri di un certo rilievo: facoltà di accesso "agli istituti, laboratori e stabilimenti nei quali si eseguono ricerche scientifiche", designazione di tre dei sette componenti del comitato consultivo per la ripartizione delle somme del Ministero destinate alla ricerca scientifica universitaria, designazione delle commissioni giudicatrici per le borse di studio ministeriali per le materie scientifiche, diritto a ricevere una copia d'obbligo di tutte le pubblicazioni scientifiche italiane; al Direttorio era aggregato il direttore generale dell'Istruzione Superiore, assicurando così un collegamento diretto col Ministero. In occasione del Capodanno 1928 Mussolini inviò al presidente del CNR un messaggio nel quale dava direttive di attività e di sviluppo: 1) creazione di laboratori e musei scientifici, 2) rappresentanza esclusiva dell'Italia negli incontri scientifici internazionali, 3) potere di proporre quali riunioni scientifiche nazionali e internazionali fossero da autorizzare in Italia, 4) pubblicazione della bibliografia scientifico-tecnica, 5) servizio di documentazione scientifico-tecnica a vantaggio dei ricercatori e delle industrie. Nel 1928 il Comitato scientifico-tecnico per l'incremento dell'industria italiana, costituito a Milano durante la prima guerra mondiale, deliberò "per spirito di disciplina" l'autoscioglimento consegnando al CNR l'Archivio scientifico-tecnico creato dall'ingegner Vittore Finzi, e i materiali sull'esame dei brevetti e delle invenzioni (il Consiglio aveva assorbito le competenze in materia) raccolti per il Comitato da Angelo Coppadoro: l'Archivio di Finzi restò inizialmente a Milano, poi fu trasferito a Roma e costituì il nucleo iniziale del futuro Centro di notizie tecniche del CNR; il materiale di Coppadoro venne invece a costituire la struttura tecnica di supporto per l'attività del CNR nel settore delle invenzioni. Nel 1929 venne disposto per legge il passaggio al CNR del Comitato Talassografico e degli istituti da esso dipendenti, che andarono a formare il primo nucleo di centri di ricerca dipendenti direttamente dal Consiglio: ad essi si aggiunse nel 1931 l'Istituto Nazionale per le Applicazioni del Calcolo, fondato a Napoli nel 1931 e trasferito a Roma nel 1932. Nel 1928-1929 si procedette infine alla nomina da parte del Direttorio dei nuovi Comitati nazionali: ai dieci indicati dalla legge (astronomico, geodetico-geofisico, matematico, fisico, radiotelegrafico, chimico, geografico, biologico, medico, geologico) se ne aggiunsero due di nuova istituzione (ingegneria e agricoltura); il Direttorio si avvalse inoltre delle facoltà attribuite dalla legge per la creazione di commissioni di studio su materie speciali.


Il Salone del Consiglio oggi

L'altro fronte importante nella costruzione del nuovo CNR era quello delle risorse economiche: il nuovo ordinamento del Consiglio e la scelta degli uomini chiamati a dirigerlo costituivano una esplicita dichiarazione d'intenti da parte di Mussolini, e la presenza di Marconi al vertice assicurava un canale privilegiato di comunicazione col Duce; la nuova situazione, però, non generò un'immediata soluzione del problema finanziario, che rimase un costante assillo per tutto il decennio della presidenza marconiana. Non va comunque dimenticato, a questo proposito, che il 1929 non era certo un anno propizio all'incremento delle spese, e che l'aver ottenuto una crescita delle entrate da 596.000 lire nel 1927-1928 a 1.477.481 lire nel 1930 può essere considerato un risultato cospicuo nonostante l'inadeguatezza complessiva rispetto ai programmi di sviluppo del CNR. Senza contare che tali disponibilità di bilancio non esaurivano le risorse controllate in qualche modo dal Consiglio, che dal 1928-1929 poté anche dirottare sui Comitati nazionali alcune centinaia di migliaia di lire di contributi aggiuntivi provenienti dal fondo speciale per i finanziamenti alla ricerca del Ministero dell'Educazione Nazionale, poté stabilire l'assegnazione di borse di studio erogate direttamente dallo stesso Ministero, e poté contare su somme fuori bilancio messe a disposizione dalla Banca d'Italia e da altri istituti bancari grazie all'intervento personale prima di Stringher e poi di Vincenzo Azzolini, che gli successe nella carica di governatore della banca centrale e di amministratore del CNR.

Il Direttorio si adoperò poi a recidere ogni possibile collegamento col passato: ed è certamente questo l'aspetto meno commendevole della presidenza marconiana, il cui bilancio non può che essere considerato positivamente da ogni altro punto di vista. Nel marzo 1928, in vista della riunione annuale del Consiglio internazionale, Giannini prospettava la delicata questione della posizione di Volterra, vicepresidente del Consiglio stesso, ma non più legittimato a rappresentare l'Italia non facendo più parte del CNR; la cosa fu all'origine di uno spiacevole episodio a Bruxelles, di cui Volterra si lamentava per lettera con Stringher. Il 13 aprile 1928, nel promemoria del Direttorio consegnato personalmente da Marconi a Mussolini si diceva: "Il Direttorio del Consiglio Nazionale delle Ricerche, conscio della gravità dei compiti affidatigli da V.E. [...] ha sbarazzato il terreno da tutti i detriti che non erano in armonia con le direttive del Governo, ha organizzato e ricostruito. Ha creato organismi snelli di azione, con uomini sicuri di fede e fra i sicuri ha scelto i più capaci. [...] Occorreva anche inquadrare le nuove forze del Consiglio nelle organizzazioni internazionali, eliminando quei detriti delle vecchie organizzazioni che rappresentavano male l'Italia, non tanto per incapacità, quanto per ostilità programmatica al Governo nazionale. Quest'azione può dirsi compiuta e troverà il suo pieno svolgimento nella definitiva organizzazione dei Comitati nazionali".

Proprio per questa ragione il Consiglio, cui spettava di approvare la composizione di delegazioni italiane negli incontri scientifici all'estero, espulse sistematicamente Volterra da tali delegazioni, le rare volte in cui il suo nome fu ancora proposto. Ma la conseguenza più importante, dal punto di vista istituzionale, fu il distacco del CNR dal Consiglio internazionale, ufficializzato nel 1931, mentre ancora si discuteva a livello diplomatico se esso dovesse essere mantenuto in vita o trasformato a vantaggio delle Unioni internazionali, come poi di fatto avvenne con la costituzione dell'ICSU (International Council of Scientific Unions): l'Italia, spiegò Giannini al Direttorio, aveva interesse allo scioglimento del Consiglio internazionale, che era "dominato dall'influenza massonica".

Il distacco dal Consiglio internazionale portò al varo di nuovi provvedimenti legislativi: un primo, varato nel 1932, oltre a eliminare dalle norme concernenti il CNR ogni riferimento internazionale, gli affidava il parere obbligatorio sui regolamenti di argomento tecnico-scientifico e l'esecuzione di controlli di carattere tecnico-scientifico sui prodotti nazionali, su richiesta di amministrazioni pubbliche o di privati; un secondo, del 1933, dichiarava il CNR "supremo consiglio tecnico dello Stato".

L'aumento dell'attività istituzionale del Consiglio aveva anche portato a un aumento del personale e degli spazi, imponendo all'attenzione il problema della sede: dopo il distacco dai Lincei, il Direttorio CNR ebbe sede in alcuni locali del Ministero della Pubblica Istruzione, dapprima nella vecchia collocazione di Piazza della Minerva, poi nel nuovo palazzo appositamente edificato in Viale del Re (oggi Viale Trastevere); gli uffici tuttavia crescevano continuamente di dimensione, costringendo all'affitto di un appartamento in Via Due Macelli, di due piani del palazzo Malvezzi in Corso Vittorio Emanuele e di un magazzino in Piazza Risorgimento, con ripercussioni negative sul funzionamento dei servizi. Nel 1933 si posero le basi per la costruzione di una nuova sede, nei pressi della futura Città Universitaria di Roma: progettata dal Comitato di Ingegneria, la nuova sede di piazzale delle Scienze (oggi piazzale Aldo Moro) venne inaugurata nel 1937. Nel frattempo era stato istituito il ruolo organico del Consiglio, creando presso di esso un primo nucleo di personale statale. Nel 1936 vennero creati formalmente l'Istituto di Chimica, l'Istituto di Elettroacustica, l'Istituto di Geofisica e quello di Biologia, che andarono ad aggiungersi al nucleo già esistente: si trattava peraltro di centri di ricerca annessi a istituti universitari, che venivano fortemente potenziati dall'apporto di mezzi finanziari del CNR.

Pur premuto dalle sue impegnative posizioni istituzionali (oltre al CNR presiedeva fra l'altro l'Accademia d'Italia e l'Enciclopedia Italiana), Marconi non smise mai di seguire l'attività di ricerca nei diversi settori della fisica e in particolare in quello delle applicazioni delle onde elettromagnetiche, in cui era personalmente impegnato. Come presidente dell'Accademia d'Italia egli avviò una collaborazione tra i due organismi su varie tematiche, arrivando alla costituzione di un apposito comitato tecnico-scientifico, del quale faceva parte anche Enrico Fermi; e proprio da Fermi, che era, tra l'altro, segretario del Comitato di Fisica del CNR, venne il suggerimento del famoso Congresso internazionale di fisica nucleare del 1931: promosso ufficialmente dall'Accademia d'Italia attraverso la Fondazione Volta, esso coinvolgeva in realtà i principali esponenti e molte attività sostenute dal CNR, nell'ambito di una visione unitaria di politica scientifica. Marconi, Corbino, Fermi, Garbasso costituirono infatti in quegli anni un gruppo tecnocratico singolarmente unito da un'idea del fare scienza, che si manifestava dedicandosi contemporaneamente alla poltica scientifica e alla ricerca nei settori più avanzati della fisica del tempo: nucleare, raggi cosmici e onde corte. Agli interessi scientifici e tecnologici di Marconi è del resto legata l'origine del Centro radioelettrico sperimentale di Torre Chiaruccia, da lui ideato e sostenuto, dove si svolsero negli anni Trenta ricerche molto significative sulle proprietà e sulle applicazioni delle onde corte, in un quadro di cooperazione scientifica internazionale, ma anche con caratteristiche di forte competitività tecnologica.

Nel primo semestre del 1937 si decise di far raccogliere in un testo unico la normativa relativa al CNR, coordinandola e in parte modificandola: fu questa l'occasione per un violento attacco del ministro dell'Educazione Nazionale, Giuseppe Bottai, che contestava sia la collocazione istituzionale proposta per il CNR (annesso alla Presidenza del Consiglio dei Ministri) sia la facoltà ad esso attribuita di poter creare istituti di ricerca propri; Bottai affermava l'esclusiva competenza degli istituti universitari a compiere ricerche scientifiche. Marconi rispondeva con una lunga lettera, che così concludeva:

"Nessuno in verità può affermare che, in conformità a tradizioni mai smentite ed universalmente riconosciute, la ricerca scientifica sia e debba essere patrimonio esclusivo degli istituti universitari, mentre nelle università la funzione preminente è quella didattica. Il mondo, per fortuna, è pieno di istituti di ricerca extra universitari. Parecchi ne ha anche l'Italia, creati dallo Stato, dal Consiglio Nazionale delle Ricerche, e da altri enti pubblici e privati. Mi sia permesso di ricordare che io stesso ho fatto e faccio ricerca, con qualche utile risultato in laboratori non universitari".

Il successivo decreto emanato da Mussolini accoglieva in pieno il punto di vista marconiano, delineando un CNR posto alle dipendenze della Presidenza del Consiglio, coi suoi autonomi organi direttivi, i Comitati nazionali di consulenza, gli istituti scientifici, gli uffici tecnici e amministrativi e con proprio personale dipendente. Marconi non ebbe però modo di sfruttarne tutte le possibilità, proseguendo nella sua opera a favore del CNR: il 20 luglio 1937, infatti, a meno di un mese dal varo di quel decreto, moriva improvvisamente.

Tratto dal decreto istitutivo del CNR del 1923 (documento originale)