dossier
GUGLIELMO MARCONI

LUCIO BIANCO
Presidente del CNR

UNO SCIENZIATO IMPRENDITORE

La figura di Gugliemo Marconi è senza ombra di dubbio una delle più prestigiose nel panorama scientifico del nostro Paese. Ha dato, infatti, all'Italia una fama internazionale di cui gli saremo per sempre grati, così come eterna riconoscenza il nostro Paese è tenuto ad attribuirgli per quella scoperta che ha cambiato radicalmente la storia dell'umanità.
Ma se il profilo dello scienziato Marconi è universalmente noto e non merita da parte nostra ulteriori commenti ed elogi rispetto a quelli che la pubblicistica gli ha costantemente riconosciuto, vi è un lato della sua immagine meno conosciuto ma non per questo meno importante. Pensiamo alle sue notevoli capacità organizzative che lo portarono ad essere uno dei primi e più felici esempi di scienziato-imprenditore.
Presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche dal 1° settembre 1927 sino alla sua improvvisa scomparsa avvenuta il 20 luglio del 1937, Marconi si adoperò con grande energia nei confronti del regime, di cui fu peraltro sostenitore, affinché il nuovo Ente, da lui considerato "della massima importanza per l'avvenire del nostro Paese" potesse svolgere effettivamente un ruolo di primo piano nel campo della ricerca. Egli sapeva perfettamente che non era immaginabile abbandonare a se stessi gli scienziati confidando nel solo "genio italico", e cioè nella straordinaria capacità dei nostri connazionali di ottenere risultati di grande valore ancorché lavorando in condizioni disagiate. Ecco allora il suo appello al regime e la sua dura requisitoria: "gli uomini non bastano, bisognano i mezzi finanziari e strumentali ed a questo ha già provveduto e provvederà sempre meglio lo Stato e la Nazione stessa nel suo interesse precipuo".
Altri tempi, si diceva, eppure le questioni sul tappeto sono in fondo molto simili a quelle attuali. Guglielmo Marconi aveva d'altro canto sperimentato sulla propria pelle il peso del disinteresse della comunità scientifica italiana ed era stato addirittura costretto a trasferirsi in Inghilterra, nel 1901, per continuare lo studio della propagazione delle onde elettromagnetiche e creare circuiti in grado di emetterle e di raccoglierle anche a distanze molto grandi.
Quando, grazie alla prima trasmissione transoceanica dalla Cornovaglia a Terranova avvenuta il 12 dicembre del 1901, lo raggiunse la fama mondiale e poi, a catena, nel 1909 il premio Nobel per la Fisica e nel 1914 la nomina a Senatore a vita del Regno d'Italia e nel 1930 quella di Presidente dell'Accademia d'Italia, Guglielmo Marconi era perfettamente consapevole delle enormi difficoltà che attendono un ricercatore alle prime armi ed anche per questo decise di mettere la sua fama al servizio degli altri.
Pur se in mezzo a mille difficoltà economiche, Marconi riuscì a garantire per molto tempo al CNR un ruolo di primo piano, favorendo concretamente lo sviluppo e la diffusione della ricerca scientifica, che ha saputo negli anni offrire all'Italia ancora tanti successi. Un fulgido esempio è l'esperimento condotto da Marconi 100 anni fa, che ci viene oggi riproposto grazie agli amici canadesi che pubblicamente ringraziamo per questa lodevole iniziativa.


Il ricevitore delle prime esperienze di radiotelegrafia a Pontecchio nel 1895
(Museo Storico della Fondazione Guglielmo Marconi)