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Fondato nel 1995
Guglielmo Marconi
"La congiura del silenzio"
Lodovico Gualandi, RAI Senior
Parte 2 di 2
Gli italiani
non hanno mai conosciuto la verità sull'opera di Marconi perché Egli
non rivelò subito il segreto della sua prima fondamentale scoperta:
la legge fisica che governava la propagazione a distanza delle onde
elettromagnetiche generate dal suo originale oscillatore verticale in
quarto d'onda.
Nacquero così le prime congetture e i primi dubbi sul suo reale contributo
alla Scienza, dubbi alimentati Ancora ai nostri giorni e che nessuno
storico è mai riuscito a rimuovere.
Opinioni
non veritiere e fatti reali
In un testo italiano, destinato ai Licei Scientifici, si legge che
Marconi realizzò 'la prima trasmissione radiotelegrafica con un
trasmettitore e con un rivelatore sostanzialmente simili a quelli usati
da Hertz (Trattato di Fisica Elementare, vol.3, Ed. Paravia,
pag.348).
Se questa notizia fosse vera chiunque, fino dal lontano 1895, sarebbe
stato in grado di realizzare una vera e propria trasmissione radiotelegrafica,
ma poiché nessuna marineria militare del mondo riusciva a farlo dovrebbe
essere evidente che tale affermazione non può essere che FALSA!
È strano come venga ancora ripetuto questo vecchio ritornello,
coniato da quei rivali e concorrenti che avrebbero voluto strappare
a Marconi la paternità dell'invenzione, mentre non ci si sofferma mai
a riflettere sulla dura ed estenuante lotta che Marconi dovette invece
sostenere per fare comprendere il valore dei benefici sociali e umanitari
che la radiotelegrafia poteva assolvere.
Solo una visione distorta della realtà può infatti fare supporre che
le radiocomunicazioni si sarebbero potute realizzare anche senza l'impiego
di grandi risorse finanziarie e a prescindere dall'ambiente adatto:
risorse e ambiente che a ben pensarci, nel lontano 1896 Marconi avrebbe
potuto trovare solo in Inghilterra.
Abbiamo poi avuto più volte occasione di sottolineare come non sia così
difficile imbattersi anche in altre inconsapevoli affermazioni: "Nel
1895 il fisico russo Aleksandr Popov elaborò un telegrafo simile a quello
di Marconi"(Mursia, Enciclopedia Illustrata
delle Scienze e delle Invenzioni, vol.12, pag.92).
In un altro testo italiano che riassume la storia della radiotecnica
è possibile invece leggere: "Combinando abilmente il sistema
hertziano, per produrre oscillazioni ad alta frequenza, l'antenna di
A. Popov e il coherer di E. Branly, G. Marconi riuscì nel 1896 a trasmettere
segnali senza fili ".
In questa versione dei fatti, in cui la disamina tecnica è,
a dir poco approssimativa, viene poi commesso un altro errore, veniale
se vogliamo confrontarlo al resto, datando erroneamente la prima trasmissione
marconiana.
Poiché nel corso delle nostre rucerche abbiamo avuto modo di analizzare
praticamente tutta la letteratura marconiana, e non solo quella, infinite
sarebbero le citazioni simili a quelle riportate e pertanto riteniamo
sia inutile ripetere che non esiste un solo testo, italiano o straniero,
che su Marconi la racconti giusta.
Questo fatto, da solo, dovrebbe fare capire come, cento anni di disinformazione
su questo argomento, non potevano che distorcere la realtà dell'invenzione
e favorire la proliferazione di quelle assurde versioni che, tuttora,
impediscono, anche agli storici più scrupolosi, una obiettiva e serena
valutazione dell'opera di Marconi e del suo reale contributo alla Scienza.
Per rimuovere ciò che è falso bisogna fornire delle prove: il compito
che ci siamo prefissi fino dall'inizio dei nostri articoli sulle pagine
di E.F. è stato appunto quello di dimostrare che l'unico sistema che
avrebbe potuto permettere la nascita e lo sviluppo della radio, è stato
quello inventato da Guglielmo Marconi nell'agosto del lontano 1895,
mentre tutti gli altri sistemi ne rappresentavano una semplice parodia.
Le ragioni dovrebbero essere evidenti:
· La possibilità
di radiocomunicare era ipotizzabile solo disponendo di un sistema compiuto
che prevedesse un trasmettitore e un ricevitore;
· Il trasmettitore doveva riuscire a mettere in gioco una quantità di
energia capace di compiere un lavoro a una distanza che si presumeva
essere superiore a quella che si poteva già raggiungere con sistemi
che non contemplavano l'impiego delle onde elettromagnetiche;
· Il ricevitore doveva presentare quelle caratteristiche di sensibilità
e affidabilità necessarie a rivelare una informazione inviata anche
a notevole distanza dalla sorgente, e che fosse pertanto in grado di
discriminare i segnali utili dai disturbi elettrici di altra natura.
Affermare
quindi che con le esperienze di Hertz, Lodge, Branly e Popov, un sistema
completo di trasmissione senza filo fosse già stato praticamente delineato
è affermare il falso, e chi sostiene tale tesi dimostra semplicemente
di aver incondizionatamente accettato quanto asserito a suo tempo da
alcuni scienziati che, benché autorevoli nel campo dello studio delle
onde hertziane, erano ignari del fatto che Marconi avesse elaborato
nuovi strumenti di indagine e scoperto una nuova, fondamentale legge
fisica.
Dire altresì che Marconi non aveva ne la formazione ne l'attitudine
dello scienziato perché "l'idea di poter utilizzare le onde
elettromagnetiche, prima che se ne fossero comprese la natura e le caratteristiche,
non rientrava nello stile della ricerca scientifica" (Cento Anni
di Radio: Le Radici dell'Invenzione, Ed. Seat - Torino, 1995) ci appare
come una affermazione insensata ed incongruente, dal momento che l'idea
dello sfruttamento tecnico deve necessariamente essere
preceduta dalla scoperta scientifica della vera natura e delle caratteristiche
di ciò che si intende sfruttare, altrimenti si cade nel campo della
preveggenza ed altre materie esoteriche che hanno poco di scientifico.
Forse non si vuole ammettere che nella nuova branca della Fisica da
lui creata, Marconi aveva la piena padronanza delle conoscenze fisiche
necessarie? Eppure nessun fisico, prima o immediatamente dopo i suoi
clamorosi successi, seppe collegare la semplice legge della scarica
dei condensatori con l'originale trasmettitore da lui inventato.
Sebbene la formula della carica di un condensatore fosse a tutti nota,
quello che sfuggiva era il collegamento di questa formula con la carica
e la scarica del trasmettitore a scintilla marconiano.
Come più avanti vedremo nel dettaglio, eseguendo un rapido calcolo è
immediatamente possibile scoprire come l'energia sviluppata dal trasmettitore
a scintilla del primo brevetto di Marconi fosse misurabile in Watt,
ossia migliaia di volte superiore a quanto era possibile ottenere utilizzando
come trasmettitori gli oscillatori di Hertz o di Righi.
Infatti l'energia sviluppata dall'oscillatore Marconi era proporzionale
alla capacità elettrica e doppiamente proporzionale alla differenza
di potenziale applicata al conduttore o ai conduttori aerei verticali,
cioè al quadrato di questa, e al numero di volte che veniva caricata
in un secondo. Essendo poi i treni d'onda di un trasmettitore a scintilla,
infinitamente più brevi dell'intervallo fra un treno e l'altro, si può
anche facilmente immaginare quale potesse essere la potenza di inviluppo
di picco sviluppata dai primi veri e propri trasmettitori radio di Marconi.
L'antenna
radio del primo brevetto Marconi
Nel primo brevetto del Sistema Marconi (tradotto in italiano per
la prima volta da questa Rivista - E.F. 12/1994), non vi era contemplata
alcuna bobina di Tesla.
Era infatti un sistema originale in cui un lungo filo verticale, comprendente
un cappello capacitivo terminale, veniva impiegato per irradiare nello
spazio dei treni d'onda di determinata frequenza e polarizzazione del
campo elettrico. Oppure veniva impiegato in ricezione per ottenere la
massima quantità di energia da inviare allo strumento ricevente.
In altre parole l'antenna marconiana era un circuito oscillatorio aperto
di notevoli dimensioni spaziali, in grado di convertire, in trasmissione,
l'alta tensione fornita da un trasformatore, in energia elettromagnetica
nello spazio.
Nello spazio libero un filo conduttore presenta generalmente una capacità
elettrica di circa 5 pF e un'induttanza di circa 2 µH per metro lineare,
ciò significa che la frequenza di risonanza di un circuito oscillatorio
aperto dipende strettamente da questi parametri.
Poiché, come si è detto, il trasmettitore del primo Sistema Marconi
non contemplava la presenza di alcuna bobina di Tesla, la lunghezza
dei treni d'onda irradiati dipendeva unicamente dal valore dell'induttanza
e della capacità elettrica presentata dai conduttori aerei.
La prima antenna trasmittente marconiana, L'OSCILLATORE ANTENNA, poteva
essere considerata un condensatore elettrico avente come seconda armatura
la capacità "infinita" della Terra. Ogni armatura veniva caricata
ogni quarto di periodo e scaricata ogni mezzo periodo della frequenza
di carica, mentre la carica e la scarica complessiva dell'antenna avveniva,
come per i dipoli di tipo hertziano, alla frequenza di risonanza del
circuito oscillatorio aperto e corrispondeva pertanto a parecchi milioni
al minuto secondo.
La frequenza di interruzione dell'alta tensione applicata all'antenna
determinava la bassa frequenza di modulazione dei treni d'onda (per
questo motivo si potevano ascoltare i segnali Morse con un telefono
collegato a un buon rivelatore autodecoerente), mentre la frequenza
di risonanza del circuito oscillatorio aperto, determinava il reale
numero di cariche e scariche che si verificavano allo spinterometro,
che erano come si è detto, parecchi milioni al minuto secondo.
Nell'agosto del lontano 1895, a villa Griffone di Pontecchio, Marconi
elaborò infatti degli oscillatori verticali in quarto d'onda con cappelli
capacitivi terminali che presentavano una superficie di sei metri quadri.
I conduttori aerei non superavano gli otto metri di altezza, pertanto
il primo valido trasmettitore marconiano irradiava treni d'onda di circa
cinquanta metri.
Da quanto si è detto dovrebbe risultare evidente che l'unica sorgente
elettromagnetica che, nel 1896, avrebbe potuto mettere in gioco l'energia
sufficiente per una comunicazione a distanza per mezzo di onde elettromagnetiche,
non poteva che essere rappresentata dal trasmettitore di Marconi, ossia
dal suo OSCILLATORE ANTENNA.
Infatti l'energia messa in gioco per ottenere le correnti oscillanti
più intense poteva essere ottenuta solo da:
· Alto valore della capacità
elettrica;
· Maggior numero di cariche;
· Massimo valore della tensione di carica.
La prima
si poteva ottenere solo aumentando la lunghezza d'onda di trasmissione,
mentre il maggior numero di cariche della capacità complessiva presentata
dal conduttore aereo si poteva invece ottenere solo con sistemi più
rapidi di interruzione della corrente nei trasformatori di alta tensione.
Nel sistema del primo brevetto, agli effetti della potenza dell'energia
sviluppata dal sistema, il valore dell'alta tensione applicata all'elemento
radiatore (oscillatore marconiano) risultava di fondamentale importanza,
infatti è noto che nella formula che determina la potenza della scarica
di un condensatore, quest'ultima viene espressa al quadrato.
Questa potenza poteva essere raggiunta solo aumentando l'energia della
scarica capacitiva presentata dall'antenna e il valore della tensione
di carica.
Ma per un circuito oscillatorio aperto, il valore della capacità risultava
sempre troppo piccolo e anche l'alta tensione di carica, come si può
facilmente comprendere, non poteva superare l'isolamento dei componenti
elettrici del sistema e il ragionevole limite di sicurezza per l'incolumità
degli operatori.
Non si trattava infatti di generare, come nel caso delle esperienze
di Tesla, delle tensioni elevatissime di alta frequenza, ma innocue
per la loro debole corrente, bensì tensioni alternate di determinata
frequenza e polarizzazione ed elevati valori di corrente.
Come abbiamo avuto modo di sottolineare qualche paragrafo prima, eseguendo
un rapido calcolo, ossia moltiplicando il numero delle cariche al minuto
secondo dell'antenna marconiana per il suo valore capacitivo e per la
tensione di carica elevata al quadrato, si scopre che il trasmettitore
di Marconi era l'unico che poteva irradiare parecchi Watt, contro i
pochi, insufficienti milliWatt irradiati da tutti gli altri oscillatori
di tipo hertziano conosciuti, con i quali pertanto non si sarebbero
mai potute generare le correnti oscillanti necessarie e quindi non si
sarebbero potute compiere le scoperte scientifiche di Marconi.
Nell'inconfondibile brevetto Marconi dei quattro circuiti accordati
simultaneamente, la massima energia emessa dall'antenna trasmittente
dipendeva invece unicamente dalla sua perfetta risonanza con il periodo
di oscillazione della corrente indotta dal circuito oscillatorio chiuso,
il quale, potendo impiegare dei condensatori fissi di elevata capacità
elettrica, poteva provocare lo scorrimento di quelle forti correnti
oscillanti che permettevano appunto una efficace radiazione dell'energia
elettromagnetica a grande distanza.
In ricezione invece la massima tensione a radiofrequenza utile per il
circuito di rivelazione era strettamente legata alla rigorosa risonanza
fra l'antenna e il circuito oscillatorio chiuso del radioricevitore.
Queste, a sommi capi, furono le caratteristiche tecniche che distinsero
il Sistema Marconi da qualsiasi altro sistema di telegrafia senza filo,
chiamato Wireless, caratteristiche assolutamente originali che non avrebbero
mai dovuto essere confuse, perché furono infatti le uniche in grado
di permettere di scoprire che la radiazione elettromagnetica non era
limitata, come si credeva, alle brevi distanze, ma poteva raggiungere
distanze inimmaginabili.
L'originalità e la rilevanza scientifica delle prime invenzioni e scoperte
di Marconi vennero inconsapevolmente distorte fino dal lontano 1897,
e se Marconi, nel 1909, fu il primo italiano premiato col Nobel per
la Fisica, lo si deve soprattutto a quelle Istituzioni scientifiche
straniere che, dopo la trasmissione transatlantica del 1901, avevano
compreso il valore Universale della Sua Opera.
Quella nuova scoperta scientifica rappresentò infatti un'altro di quei
miracoli di Marconi che la comunità scientifica italiana tardò a comprendere.
I risultati ottenuti da Marconi nel campo delle radiocomunicazioni hanno
sempre confuso i fisici e i tecnici dei suoi tempi: lo fu per le onde
lunghe, lo è stato per le onde corte e infine, anche per le microonde.
L'esempio più significativo della difficoltà di comprendere quelle che
poi venivano definite 'innovazioni di dettaglio" è rappresentato
proprio dal suo primo oscillatore verticale in quarto d'onda, ed è per
questo motivo che abbiamo voluto analizzarlo in maniera un po' più approfondita
di quanto si può trovare nei testi di storia della scienza.
Il secondo esempio più rappresentativo è il suo primo radioricevitore
magnetico, la famosa "Maggie", descritto anch'esso su queste
pagine (E.F. 3, 7-8 e 12/1992) con particolari tecnici inediti, sempre
trascurati sulle riviste scientifiche, e crediamo di non errare affermandolo.
Se si mostra questo strumento a un ingegnere elettronico che non lo
abbia mai visto e gli si sveli la sua natura di ricevitore radio completo,
la reazione che questi potrebbe avere sarebbe certamente di incredulità,
ma dimostrandogli praticamente che è in grado di ricevere il suono di
una broadcasting, allora nel suo sguardo farà breccia lo stupore. Infine
chiedendogli di offrire una spiegazione esauriente sul suo funzionamento,
si potrà notare che questa non è così semplice come potrebbe sembrare.
La grandezza di Marconi stava proprio in questo, lui scopriva ed inventava
e i rivali e i concorrenti contestavano immancabilmente l'originalità
e la rilevanza scientifica dei suoi trovati ma pochi riuscivano a comprenderli:
ne scoprivano l'importanza solo quando i fatti li costringevano ad imitarli.
Nel 1895 fu lui ad inviare e registrare il primo segnale radio alla
distanza di 2500 metri e, l'anno seguente, in Inghilterra, offrì la
prima dimostrazione pubblica di radiotelegrafia, acquisendo il primo
brevetto al mondo per un valido sistema di radiocomunicazione.
Nel 1897 stabilì il primo collegamento radiotelegrafico fisso fra l'isola
di Wight e Bournemouth e nel 1899, in occasione delle manovre navali
inglesi, raggiunse la distanza di 140 chilometri. Nel 1900, con il collegamento
fisso fra l'isola di Wight e Capo Lizard, in Cornovaglia, raggiunse
con i segnali la distanza di 300 chilometri, superando abbondantemente
l'ostacolo della curvatura terrestre.
Infine nel 1901, dimostrò che era possibile comunicare dall'Europa all'America
quando, rivali e concorrenti, pur imitando i suoi trovati e rifacendosi
alle sue scoperte, non riuscivano a comunicare oltre i cento chilometri.
Questi fatti inconfutabili rappresentano la verità storica e la realtà
scientifica sull'Opera di Guglielmo Marconi e sul Suo incommensurabile
contributo alla Scienza e questo, non vi è dubbio, non può che avere
irritato molti scienziati, tecnici, rivali e concorrenti, ma nessuna
controversia, congettura, o contestazione giudiziaria, ha mai potuto
negare a Marconi di essere il Padre della Radio.
La scienza ufficiale non comprese
I fisici che nel lontano
1897 contestarono l'originalità e la rilevanza scientifica dell'opera
di Marconi, pur conoscendo che la capacità elettrica di due conduttori
isolati fra di loro, variava con la forma dei conduttori stessi e cresceva
in proporzione alla loro superficie e al dielettrico interposto, non
riuscirono a collegare questa legge fisica con l'antenna marconiana
in quarto d'onda.
L'oscillatore marconiano infatti non era altro che un condensatore le
cui armature erano rappresentate dal filo aereo e dalla terra, mentre
le equazioni che portavano alla formula della potenza della scarica
di un condensatore erano descritte in qualunque buon testo di fisica:
W = ½ n C V²
W = Watt
n = numero delle cariche al secondo
C = µF, V = kV
Oggi, col
senno del poi, il collegamento di questa formula con la resa dell'oscillatore
marconiano sembrerebbe cosa semplice ma, evidentemente, se nessuno riuscì
a comprenderla per tanto tempo, significa che non doveva essere altrettanto
ovvia.
L'originalità dell'invenzione marconiana infatti la si sarebbe potuta
comprendere solo seguendo il cammino percorso da Marconi, cammino che
crediamo di aver illustrato consapevolmente sulle pagine di Elettronica
Flash, fino dal 1992.
La potenza
dell'oscillatore Marconiano
Conferendo
alla prima antenna marconiana il valore che le compete di circa l50
pF, e caricando questa capacità elettrica, cinquanta volte al secondo,
con una tensione di 20 kV, in base alla formula summenzionata si ottiene
il seguente risultato:
0.00015 x (20/2)² x 50 = 0.75
Watt
Una potenza
di trasmissione che, nella gamma delle onde decametriche, è ritenuta
oggi del tutto irrilevante se non si considera che la potenza di picco
di inviluppo "PEP" di un trasmettitore a scintilla, era assimilabile
a quella di tipo radaristico. Il fatto che Marconi riuscisse a far compiere
a questa pur debole energia un lavoro a distanze che si misuravano in
chilometri, dovrebbe fare comprendere che il suo ricevitore permetteva
di rilevare delle tensioni a radiofrequenza, che erano assolutamente
negate ai ricevitori, ingiustificatamente, ritenuti analoghi a quello
da lui elaborato.
Se confrontiamo invece la potenza generata dal trasmettitore di Marconi,
con quella che poteva essere sviluppata dagli oscillatori di Hertz odi
Righi , che presentavano una capacità del valore di alcuni picofarad
soltanto, si può facilmente comprendere che con questi oscillatori nessuno
avrebbe potuto sperare di scoprire quello scoprì Marconi.
L'oscillatore Marconi, non fu comunque il solo a non essere compreso,
si deve ricordare anche la legge fisica da lui scoperta; quella che
riguardava la portata della radiazione (E.F. n. 180 - febbraio
1999). Infine non si deve dimenticare il brevetto dei quattro circuiti
accordati simultaneamente, due in trasmissione e due in ricezione (Brevetto
7777): una elaborazione ingegneristica perfetta perché, dopo un secolo,
è tuttora rigorosamente osservata in qualunque sistema ricetrasmittente
moderno.
Ma a quei tempi, in quel nuovo e difficile campo di indagine, i fenomeni
che derivavano dall'accoppiamento di due circuiti oscillatori a radiofrequenza
risultavano complessi perché, mentre le caratteristiche delle oscillazioni
generate nei precedenti circuiti isolati, dipendevano solo dalle costanti
elettriche RLC dei circuiti stessi, nel caso dei due circuiti accoppiati,
le caratteristiche delle oscillazioni dipendevano invece dalle costanti
elettriche di entrambi i circuiti e dall'influenza reciproca, poiché
ogni circuito esaltava la corrente circolante corrispondente al periodo
naturale di oscillazione.
In ciascuno di essi infatti la corrente assumeva la massima ampiezza
solo quando raggiungeva l'esatta frequenza di risonanza, questa però
cambiava sensibilmente con l'accoppiamento, mentre, il rendimento richiesto,
poteva invece essere ottenuto solo mantenendo la rigorosa uguaglianza
del periodo di oscillazione di tutti e quattro i circuiti.
Oggi, in virtù delle conoscenze acquisite, dire queste cose potrebbe
sembrare anche banale, ma non lo era cento anni fa, quando la questione
era di così difficile comprensione da provocare lunghe diatribe e processi
giudiziari, in cui i giudici non potevano certo capire di più di quel
che non capivano dei tecnici.
Questi episodi potrebbero infatti costituire una interessante materia
di discussione anche amena, dato che non sono pochi gli storici, i fisici
e i tecnici che ancora oggi confondono circuiti che non funzionavano
con quelli elaborati da Marconi che. al contrario, funzionavano così
bene da fargli prevedere quei risultati che gli scettici definivano
"i sogni di un giovane visionario".

L'ultimo
insulto: e speriamo sia l'ultimo
Un giornalista
serio non può permettersi di disinformare i lettori. il suo primario
obbiettivo è quello di documentarsi con la massima attenzione e, se
nonostante la diligente scrupolosità con cui compie questa azione, si
ritrova comunque ad esprimere delle opinioni non veritiere significa
che errate o tuorvianti sono le fonti cui ha attinto.
Nelle invenzioni e scoperte di Marconi non vi era infatti nessun
tipo di alchimia: una parola dal significato ambiguo, impiegata
spesso per indicare attività pseudo scientifiche, artificiose e ingannevoli.
Continuare a definire Marconi con termini impropri contribuisce pertanto
a mantenere in vita la falsa opinione secondo cui, la sua opera non
ebbe carattere scientifico.
Quelle di Marconi furono invenzioni e scoperte scientifiche che, a suo
tempo, risultarono di difficile comprensione perfino a eminenti scienziati
come Oliver Lodge, Augusto Righi , Henry Poincarè e S.P. Thompson e
dimostrando di non comprenderle ancora oggi, si fornisce la prova inconfutabile
che la letteratura ufficiale che tratta questo argomento continua a
distorcere la realtà scientifica e la verità storica dell'opera di Marconi.
Si afferma spesso che la ostilità di alcuni ambienti culturali italiani
nei riguardi di Marconi è solo dovuta a una questione politica: noi
pensiamo invece che la ragione non sia solo questa. Marconi infatti,
senza assolutamente volerlo, ridicolizzò la scienza ufficiale dimostrando
che le opinioni sulla impossibilità di comunicare a distanza per mezzo
delle onde elettriche non erano scientifiche, perché non tenevano conto
dei fattori da lui indagati e scoperti.
Probabilmente la scienza delle accademie e delle università, questo
non lo ha mai perdonato così come non gli ha perdonato di essere stato,
nell'arco di circa trent'anni, l'unico italiano premio Nobel nella disciplina
delle scienze fisiche.
Copyright Elettronica Flash
Bibliografia:
-
Lodovico Gualandi
Studio inedito sulle origini della radio
marzo 1995
n. di repertorio S.I.A.E. 9501088
-
La Rivista Elettronica
di San Pietroburgo:
Lodovico Gualandi, "Guglielmo Marconi: Realtà ufficiale e Verità
storica"
Petersburg Electronics Journal, pagg. da 83 a 97.
Articolo tratto da: Elettronica
Flash n.191 - febbraio 2000, pag. 46 ~ 50
Per contattarci, cliccate qui Grazie.
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