Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


Guglielmo Marconi

"La congiura del silenzio"


Lodovico Gualandi, RAI Senior


Parte 1 di 2



“GUGLIELMO MARCONI non ha inventato nulla che già non si conoscesse.”
“HA SOLO messo insieme idee che non gli appartenevano per avviare una redditizia impresa commerciale.”
“EGLI era un tecnologo, non uno scienziato”.
“NON MERITAVA tanta gloria perché ha percorso per caso e per fortuna una strada già aperta da altri, e forse nemmeno per primo.”
“ NON ESISTE nessun documento che possa testimoniare che Marconi ha effettuato delle dimostrazioni di telegrafia senza fili prima che lo avesse fatto Popov.”
“TUTTE LE POLEMICHE su questa questione sono inutili perché nessuno potrà mai provare la priorità di Marconi nell'invenzione della Radio.”
“L'ANTENNA radioelettrica l'ha inventata il russo Popov.”
“L'ENCICLOPEDIA BRITANNICA (edizione del 1946, vol. 14, pag. 869) non afferma che Marconi è l'inventore della radio ma che è l'inventore italiano che ha realizzato la radiotelegrafia su basi commerciali.”




Chi può negare di non essersi imbattuto almeno una volta in una di queste frasi infedeli, capaci di gettare ombre ambigue su una parte importante della storia dell'umanità, impedendo ai giovani di capire questo indispensabile contributo alla Scienza?
Valutazioni arbitrarie e soggettive che, come disse il dottor Marino Miceli, vengono purtroppo comunemente accettate anche fuori dell'Italia, da persone colte, senza che nessuno, dotato di autorità, insorga vigorosamente segnalando ufficialmente che si tratta di notizie non veritiere, prive di qualsiasi fondamento storico, tecnico e scientifico.
Elettronica Flash, con documenti e argomenti tecnici che non possono essere ragionevolmente confutati, per molti anni ha cercato, sperando non sia invano, di fare conoscere questa verità.


Alla fine del secondo conflitto mondiale, la data anniversario che ricordava Marconi agli italiani, e che doveva essere rispettata come legge dello Stato, fu irresponsabilmente soppressa e la sua figura di scienziato e di benefattore dell'umanità venne sempre meno ricordata nelle scuole. Negli ultimi cinquant'anni della nostra storia ci si è infatti ricordati e si è esaltato il nome di Marconi, solo in vista di promettenti “businness” commerciali, ma nessuno si è mai sentito in dovere di difenderlo dalle accuse infondate, facendo conoscere la verità storica sul Suo reale contributo alla Scienza.



"Quando gli storici futuri passeranno in rassegna il XX
Secolo, vedranno in Guglielmo Marconi l'uomo piu'
significativo della nostra epoca, l'uomo da cui la nostra
era prende il nome" (The Times - Londra - 23 luglio 1937).






La copertina della rivista scientifica russa su cui e' stato
pubblicato l'articolo del nostro Lodovico Gualandi e la sua
biografia di cui riproduciamo uno stralcio della prima pagina


Marconi is a Donkey: ecco cosa si può leggere in una pagina Internet curata da un professore dell'Università di Atene: membro di prestigiose Istituzioni americane.
è forse cosa sana ignorare queste ingiurie?
Gli americani desiderano certamente conoscere la verità sull'opera svolta da Guglielmo Marconi a Bologna, crediamo che lo desiderino anche gli inglesi. Elettronica Flash le ha fatte conoscere: il Direttore di una Rivista scientifica di San Pietroburgo, ha dimostrato di comprenderne l'importanza storica e ha voluto pubblicarle, mentre, in Italia, le riviste patrocinate dal CNR, sembra preferiscano ignorarle.
Forse per Guglielmo Marconi, non è ancora tempo di “Glasnost “ solo questo fatto può far pensare che su questo argomento, in Italia, vige ancora la consegna del silenzio.

La verità storica è sempre stata distorta


Negli anni 50, un campo in cui i russi erano particolarmente avanzati, era quello degli stralci delle pubblicazioni scientifiche straniere. Il loro servizio era riconosciuto come il migliore del mondo, lo dovettero ammettere a malincuore gli stessi americani, alcuni loro scienziati talvolta avevano infatti trovato in giornali scientifici russi delle notizie sui progressi compiuti nel loro campo, da altri scienziati americani (New York Herald Tribune, 8 novembre 1957).
Pertanto, grazie a questo efficiente servizio, i russi avevano conferma, proprio da molte pubblicazioni scientifiche italiane, che l'invenzione dell'antenna radioelettrica e la trasmissione del primo radio messaggio erano attribuite al fisico russo Popov, convinzione che non hanno mai dovuto mettere in dubbio poiché, da allora, nessuna autorità scientifica italiana, inglese o americana, è mai riuscita a falsificare questa opinione.
Nel 1992 tentammo di farlo noi, segnalando alle principali Agenzie di Stampa che la tesi di Popov inventore dell'antenna radioelettrica e autore del primo radiomessaggio della storia, era solo una grottesca montatura propagandistica architettata nell'era di Stalin. Ma poiché nella deprecabile iniziativa filatelica era coinvolta la Fondazione Marconi, non fummo più ascoltati. (“è tempo di trasparenza” E.F. gennaio 1992, Editoriale).

Cosa si può fare?


Se si vuole veramente risolvere questo annoso problema e riportare la verità sull'opera di Marconi nei giusti binari della storia, chi si propone di onorarlo con delle manifestazioni pubbliche, non può ignorare questa realtà. Si dovrebbero pertanto utilizzare una parte dei proventi derivati dalle sponsorizzazioni per promuovere una campagna di corretta informazione sulla sua opera, informazione spesso distorta, non per colpa degli autori di articoli, ma per colpa di quegli organi responsabili che non segnalano ufficialmente gli errori presenti nei testi di storia della scienza e nelle enciclopedie.
Sul merito spettante a quel o quell'altro personaggio che si presume abbia offerto un contributo alla nascita delle radiocomunicazioni, si può filosofare all'infinito, senza mai arrivare ad una conclusione concreta, infatti c'è perfino chi sostiene che in questo campo nessuno ha mai inventato niente. Ma se in Inghilterra qualcuno è ancora convinto che la radio l'abbia inventata Oliver Lodge, in Russia Popov, in America molti sono convinti che è stato Tesla, mentre in Francia molti credono invece che il merito principale sia da attribuire a Branly, non dovrebbe esistere nessun ragionevole dubbio per ritenere che qualcuno non la racconta giusta e che su questo argomento esiste ancora molta, troppa disinformazione. Ci è sembrato allora doveroso ricercarne le cause.
Guglielmo Marconi partì alla volta di Londra per brevettare la sua invenzione, non prima del 10 febbraio 1896. Arrivato a Londra, il 5 marzo presentò una sua prima richiesta di brevetto, e il 30 marzo iniziò le prime dimostrazioni di radiotelegrafia presso il General Post Office. Queste continuarono nella pianura di Salisbury nel mese di giugno, luglio e settembre alla presenza di esperti del British Army e British Navy, le dimostrazioni continuarono anche presso il British Lighthouse Service.
In Italia nessuno ne era informato e le prime notizie sull'opera di Marconi in Inghilterra giunsero solo il 22 e il 27 dicembre 1896. Da queste notizie non si poteva tuttavia desumere nessun particolare riguardante le sue invenzioni e scoperte scientifiche.
Contrariamente a quello che si può pensare, l'Italia, per quanto riguarda l'opera svolta da Marconi nel periodo 1894-1895, è sempre stata la meno informata. Nessun biografo o storico italiano è mai riuscito infatti a sapere cosa egli abbia realmente inventato e scoperto, prima di determinare che la sua invenzione meritava un brevetto e che questo poteva essere richiesto solo in Inghilterra.
Affermare che a villa Griffone di Pontecchio, Marconi avrebbe inventato un non meglio specificato “sistema antenna – terra”, non significa proprio nulla, dal momento che in molti testi italiani e stranieri si sostiene che l'antenna e il primo ricevitore di onde elettromagnetiche sono stati inventati dal fisico russo Aleksandr Popov.
è piuttosto indispensabile chiarire perché questa sia una notizia non veritiera che, tuttavia, in occasione delle celebrazioni marconiane, consulenti italiani hanno avuto la deprecabile idea di fare diffondere in una serie di emissioni filateliche.


I trovati di Marconi


Durante la sua indagine sperimentale iniziata per verificare la portata delle onde elettromagnetiche scoperte da Hertz, Marconi fece le sue prime invenzioni e scoperte scientifiche. Queste invenzioni e scoperte non sono mai state ritenute tali negli ambienti scientifici italiani più accreditati, allora si deve dimostrare che questa opinione è falsa e per dimostrarlo non esiste, a nostro parere, che un mezzo: analizzare sotto il profilo tecnico e scientifico gli strumenti che permisero di scoprire alcune leggi fisiche ed inventare la radio e poi confrontarli con quelli che non lo avrebbero mai consentito a nessuno.
Così come avviene in gran parte dei processi di scoperta scientifica, era primariamente necessario risolvere due difficili problemi: uno di natura tecnica e uno di natura scientifica. In altri termini, si dovevano realizzare gli strumenti che avrebbero potuto confermare l'ipotesi che la propagazione delle onde elettromagnetiche non era limitata, come si credeva, alla distanza di pochi metri, ma poteva raggiungere delle distanze che le teorie scientifiche dominanti ritenevano impossibili.








Carrellata sugli articoli piu' "significativi" pubblicati in
questi ultimi anni su varie testate, scientifiche e non.



Uno di questi basilari strumenti fu appunto l'antenna trasmittente marconiana in 1/4 d'onda e ci sembra deplorevole che in molti testi ed enciclopedie, questa invenzione venga ancora confusa con il parafulmine usato dal fisico russo Popov.
Su questa ingenerosa e non veritiera affermazione si impone pertanto una obiettiva verifica tecnica.


Fu invenzione o scoperta?


Molte persone in passato e ancora ai nostri giorni si chiedono ancora se quella di Marconi debba considerarsi una invenzione o una scoperta. Uno studioso ha affermato che l'uomo ha scoperto soltanto quello che già esisteva in natura e ha inventato non appena ha creato qualcosa di nuovo.
Marconi, durante la sua indagine scientifica svolta a scoprire la portata delle onde elettriche elaborò un originale oscillatore verticale in quarto d'onda. Questa nuova sorgente elettromagnetica gli permise di verificare che la radiazione elettromagnetica era in grado di compiere un lavoro a distanze che la scienza riteneva giustamente irraggiungibili con i mezzi di indagine conosciuti. Questa fu insieme invenzione e scoperta scientifica, perché Marconi aveva creato qualcosa di nuovo e scoperto una nuova realtà fisica.
Una nuova realtà fisica che gli permise di fare subito un'altra importante scoperta. Egli infatti verificò che vi era una stretta relazione fra le dimensioni della sua antenna e la portata di trasmissione dei segnali. Questa portata risultava infatti in funzione della radice quadrata della distanza fra il posto trasmittente e quello ricevente. Questo rappresentò anche la scoperta della prima legge fisica che governava la propagazione di onde elettromagnetiche di determinata lunghezza e polarizzazione del loro campo elettrico "Dalle equazioni di Maxwell alla Legge Marconi", E.F. febbraio 1999, pag.86).

La prima vera e propria antenna radio


Ai nostri giorni, nel campo delle radiocomunicazioni, qualunque tratto di conduttore atto a ricevere o a trasmettere l'energia generata da una sorgente elettromagnetica, viene chiamato “antenna”. Deve essere comprensibile comunque che, in questo campo, i migliori risultati si otterranno sempre e solo quando le antenne non sono rappresentate da conduttori generici, ma hanno determinate forme e dimensioni e risultano soprattutto perfettamente accordate con il periodo delle oscillazioni elettriche in gioco nel sistema ricetrasmittente.
Quando Marconi inventò la prima antenna radio non esisteva nessuna possibilità di amplificare le correnti oscillanti, per cui le radiocomunicazioni si sarebbero potute ottenere solamente con un Sistema Ingegneristico che presentasse delle caratteristiche tecniche atte a sviluppare la necessaria quantità di energia in trasmissione e captare la necessaria quantità di energia in ricezione.
Infatti un'antenna radioelettrica converte in radiazione elettromagnetica la potenza che le viene inviata. Mentre un'antenna ricevente estrae dall'onda elettromagnetica in arrivo la quantità di potenza necessaria al funzionamento del radioricevitore.
Le caratteristiche di un'antenna in grado di compiere queste indispensabili funzioni, agli effetti di una vera e propria radiocomunicazione, seppe evidentemente additarle solo Marconi. Chi incautamente afferma che il merito di Marconi fu solo quello di collegare un'antenna a un trasmettitore già esistente, commette un grossolano errore, e non si avvede che così facendo inganna coloro che, non trovando in nessun testo, spiegazioni più aderenti alla realtà dell'invenzione marconiana, finiscono con l'accettare questa errata opinione.
La verità è che l'antenna marconiana rappresentò la prima vera e unica sorgente elettromagnetica che potesse favorire la nascita e lo sviluppo della radio e delle radiocomunicazioni.
Non corrisponde neppure a verità che nessuno avesse pensato alla possibilità di comunicare con le onde elettriche; contemporaneamente a Marconi ci avevano infatti pensato più di un valente ricercatore, senza tuttavia riuscire ad elaborare gli strumenti che potessero permettere di fare la scoperta scientifica di Marconi, nessuno avrebbe mai potuto brevettare un sistema radiotelegrafico degno di questo nome (“Radiografia di una invenzione”, E.F. gennaio 1995, pagg.73-74).
L'inconfondibile antenna marconiana infatti, quando in trasmissione veniva eccitata dall'alta tensione che ne provocava la carica e la successiva scarica sotto forma di treni d'onda smorzati, era costretta a vibrare con una frequenza che dipendeva esclusivamente dalle sue caratteristiche elettriche, che a loro volta erano strettamente legate alle dimensioni fisiche e geometriche di questo basilare circuito oscillatorio aperto.
Le dimensioni dell'antenna marconiana erano centinaia di volte superiori ai dipoli di Hertz e migliaia di volte superiori agli oscillatori di Righi, spesso ambiguamente citati come più potenti, senza specificare che se lo erano per determinati scopi, risultavano del tutto inefficienti per scopi radiotelegrafici (“Augusto Righi”, E.F. settembre 1994, pagg.57-62).
I circuiti oscillatori marconiani, per gli infinitamente superiori valori di induttanza e capacità elettrica, risultavano pertanto altrettanto maggiormente potenti, sia in trasmissione che in ricezione, adatti cioè agli scopi che Marconi si era prefisso.
Fu principalmente la potenza della scarica di queste capacità elevate quella che permise a Marconi di mettere in gioco l'energia sufficiente per poter scoprire (scoperta scientifica fatta a villa Griffone) che la radiazione elettromagnetica non era limitata, come si credeva, alla distanza di poche decine di metri, ma poteva raggiungere delle distanze insospettate (“Guglielmo Marconi”, E.F. dicembre1994, pagg.53-61).
La potenza della scarica capacitiva della sorgente elettromagnetica marconiana dipendeva unicamente dal valore della capacità elettrica, dal numero delle cariche e scariche al minuto secondo e dal valore dell'alta tensione applicata all'originale circuito oscillatorio aperto.
Nell'oscillatore Marconi, maggiore era il valore della capacità elettrica, più alto il numero di cariche al minuto secondo, e più alta la tensione di carica, maggiore era anche l'energia elettromagnetica sviluppata.
Negli oscillatori di Righi la capacità complessiva non superava che qualche picofarad, mentre le antenne del Sistema marconiano potevano raggiungere il valore di qualche centinaio di picofarad: esse rappresentavano pertanto le uniche sorgenti elettromagnetiche di trasmissione adatte per la radiotelegrafia.
La maggiore superficie presentata in ricezione dalle antenne marconiane costituivano poi una efficacissima area di cattura del campo elettromagnetico: Marconi si accorse infatti che maggiore era quest'area, maggiore era anche l'intensità del segnale captato a distanza.
Da queste osservazioni dovrebbe essere comprensibile anche ai meno dotati di cognizioni tecniche sull'argomento che, il primo trasmettitore di Marconi, l'OSCILLATORE ANTENNA (poiché ai quei tempi la possibilità di amplificare elettronicamente le correnti oscillanti non esisteva ancora), rappresentava come si è detto l'unica valida sorgente elettromagnetica che potesse permettere le radiocomunicazioni a brevi e a grandi distanze.
Dovrebbe pertanto risultare anche evidente il fatto che quando Marconi brevettò il suo Sistema, la filosofia d'impiego della prima vera antenna radio non poteva essere quella conosciuta ai nostri giorni, pertanto coloro che vedono ancora delle strette analogie fra i conduttori generici o peggio, le aste dei parafulmini impiegate dal fisico russo Popov, per rilevare le scariche elettriche atmosferiche, con le antenne marconiane in quarto d'onda, non si rendono forse conto di commettere un errore tecnico.
La confusione su questo nuovo trovato di Marconi, prese corpo dal momento in cui l'antenna cominciò ad essere impiegata con una nuova filosofia di progetto, in seguito al brevetto marconiano n.7777, rilasciato il 26 aprile 1900, meglio conosciuto come il brevetto dei quattro circuiti accordati simultaneamente, due in trasmissione e due in ricezione (“Radiografia di una invenzione“, E.F. dicembre 1994, pag.61).
Il nuovo sistema doveva dimostrarsi così perfetto che non solo non venne più abbandonato, ma dovette essere imitato da tutti. Non essendosi infatti più trovata alcuna soluzione tecnica alternativa che ne eguagli o ne superi l'efficienza, viene tutt'oggi impiegato nei moderni impianti ricetrasmittenti.
Nel lontano 1897, 1898 e 1899, dell'originale Sistema Marconi sembra che nessuno ci avesse capito un bel niente e, anche oggi, chi tenta di analizzarlo senza aver prima rimosso dalla mente i pregiudizi accumulati dalla letteratura in cento anni di disinformazione sull'argomento, potrebbe rischiare di continuare a confonderlo, come avevano fatto in passato gli scienziati inglesi Oliver Lodge e S.P.Thompson, il francese Henry Poincarè e l'italiano Augusto Righi.
A conclusione di questa prima disamina si può quindi affermare, a coloro che si imbattono ancora nell'affermazione che Marconi avrebbe collegato un'antenna a un trasmettitore già esistente e sfruttato le invenzioni di Nikola Tesla, che se questa affermazione viene esaminata sotto il profilo storico, scientifico e tecnico, risulta assolutamente non veritiera o, per chi preferisse un'affermazione più esplicita: Falsa!
Per il Lettore non necessariamente obbligato a conoscere certi fatti crediamo che possa essere utile proporre ulteriori elementi di verifica, in grado di permettergli di giudicare in coscienza e in piena autonomia di pensiero e pertanto, nel prossimo numero di E.F., concluderemo la disamina sull'antenna radio del primo brevetto Marconi.


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Bibliografia:


• Lodovico Gualandi
Studio inedito sulle origini della radio
marzo 1995 - n° di repertorio S.I.A.E. 9501088

• La Rivista Elettronica di San Pietroburgo:
Lodovico Gualandi, “Realtà ufficiale e Verità storica”
Petersburg Electronics Journal, pagg. da 83 a 97.

Lodovico Gualandi

Articolo tratto da: Elettronica Flash, gennaio 2000, pagina 69.


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