Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995

Comunicazioni cosmiche


Luna, 12 dicembre 2201

Dalla cupola di materiale trasparente Julius scrutava la terra. Nonostante vivesse sulla superficie della luna da molti anni, ancora non vi aveva fatto l’abitudine. La terra per lui avrebbe sempre rivestito il concetto di “casa”. Per proseguire i suoi studi, a malincuore, era emigrato lì. Tuttavia, non se la sarebbe mai sentita di abbandonare il sistema solare. Eppure, ogni volta che guardava Proxima Centauri sentiva un fremito e invidiava il suo amico e collega Kent che se n’era andato là cinque anni prima. Il viaggio sarebbe dovuto durare tre anni: dalla partenza, naturalmente, non aveva avuto più notizie.
-Professore, professore!- era la voce del suo fedele assistente Teodor che lo richiamava alla realtà.
-Dimmi tutto, carissimo. Cosa sarà mai accaduto ora, da farti agitare e arrossare tutto? Non sarà che quella monella di mia figlia ha di nuovo gettato nello spazio i tuoi vestiti?-
-Come? No, no professore…la piccola non centra…è tutto pronto. I tecnici l’attendono nella sala “Marconi”. Tutti i giornalisti sono collegati con le olocam. Attendono solamente lei!-
-Bene bene, vai e dì loro che arriverò tra breve. E stai calmo Teodor, arrivati a questo punto non c’è più molto che possiamo fare. Solo attendere e aver fiducia nelle nostre teorie.-
L’assistente uscì dalla camera e Julius ripensò al giorno nel quale, molti anni prima, rileggendo i vecchi libri di storia della scienza antica si era imbattuto nella biografia di “Guglielmo Marconi”.
Era il tempo dell’università, a Bologna. Stava cercando i suoi compagni di corso quando si era imbattuto nella vecchia Biblioteca, quella che ancora conteneva veri libri di carta e non, i piccolissimi microdisk.
Aveva sentito la necessità quasi soffocante di entrarci e si era messo a vagare fra gli scaffali dei corridoi deserti.
Su uno scaffale più impolverato degli altri svettava un enorme libro con la copertina di pelle. Lo aveva afferrato tirandosi addosso la sporcizia di molti anni.
Appoggiatolo su un tavolo lo aveva aperto con riverenza religiosa. Nella prima pagina vi era scritto:

“Gugliemo Marconi 1874 -1937
La vita e le opere”

Ed aveva iniziato a leggere. Dei primi esperimenti a Livorno e della prima trasmissione radio transoceanica tra la stazione di Poldhu e quella di Terranova. Delle difficoltà incontrate in Italia e della fiducia che il Regno Unito aveva riposto nelle sue teorie. E le parole che Marconi stesso aveva pronunciato in un discorso pubblico:

«Come il calore e la luce del sole dai quali dipende la vita sul nostro pianeta, sono trasmessi attraverso milioni e milioni di chilometri di spazio, con la luce delle stelle più lontane, come le perturbazioni elettriche e magnetiche della natura ci sono manifeste dopo aver attraversato le più incommensurabili distanze, parve a me che adottando mezzi simili a quelli della natura sarebbe stato possibile effettuare trasmissioni a nostra volontà...»

Lo aveva sfogliato tutto d’un fiato leggendo pagine qua e là. Se n’era andato con la sensazione d’aver dato inizio a qualcosa d’indefinibile.
Poi gli studi universitari erano finiti ed era diventato allievo d’un ricercatore che aveva strambe idee sulla trasmissione interstellare e veniva deriso dal mondo intero. Invece lui no. Aveva capito che era possibile parlare in diretta da anni luce di distanza e aveva continuato l’opera anche dopo che il suo insegnante aveva cessato di vivere.

Era scoppiata la guerra ed egli era stato costretto ad interrompere la carriera universitaria. La coalizione del nord aveva sconfitto quella del sud e, dalle ceneri, era nato il governo planetario. Aveva avuto inizio una nuova età dell'oro contraddistinta da una pace resa possibile solo dallo spargimento del sangue di milioni di persone. La vita media si era allungata e la disponibilità illimitata di energia, grazie alla fusione a freddo, aveva consentito uno sviluppo della tecnologia senza precedenti. E un nuovo problema era nato: la sovrappopolazione. Semplicemente non c'era più spazio per tutte le decine di miliardi di uomini presenti e nuove terribili tensioni stavano iniziando. Così lo spazio era divenuto l'unica soluzione accettabile e una nuova era di colonizzazione era cominciata. La stella più vicina, Proxima Centauri, appartenente al sistema di Alpha Centauri, era la meta più facilmente raggiungibile e il primo viaggio interstellare aveva avuto luogo. In dieci anni i primi astronauti erano andati e tornati da Proxima Centauri.
Le comunicazioni interstellari, per non disgregare di nuovo l’umanità, erano divenute una necessità e lui, finalmente, aveva ricevuto i fondi ai quali aveva anelato per decenni. Aveva raccolto attorno a sé un gruppo di scienziati e si erano tutti trasferiti sulla Luna, sede dei più importanti laboratori di ricerca.
E oggi era lì, pronto a tentare la prima comunicazione tra il sistema solare e quello doppio di Alpha Centauri.
Smise di perder tempo con i ricordi e si avviò verso la sala dell’esperimento.

-Professore buongiorno!- tutti i suoi assistenti erano in piedi ad attenderlo e le proiezioni tridimensionali dei giornalisti che si trovavano sulla terra si alzarono immediatamente. Due politici si trovavano in una stanza riservata che si affacciava sulla sala “Marconi” tramite vetrate oscurate.
-Sedetevi, sedetevi tutti, non c’è bisogno di tanta formalità. Ora che siamo qui, per questa grande opportunità per l’umanità intera, voglio solo dirvi che questa sera spero di addormentarmi sereno e…sbronzo per i festeggiamenti! Via tutti ai vostri posti! Ringrazio anche voi tutti giornalisti che potrete essere cronisti di un evento…trovatele voi le parole giuste!-
Tutti i presenti risero e i collaboratori si precipitarono agli strumenti.
Non c’era molto che potessero fare. Solo attendere. Alle ore 12.00 su Proxima centauri un segnale morse sub-spaziale sarebbe stato lanciato in direzione del loro sole e, dopo qualche secondo, loro avrebbero dovuto captarlo. Il limite della velocità della luce sarebbe stato frantumato.


Quarto pianeta di Proxima Centauri, 12 dicembre 2201

-Cinque anni!- pensò a voce alta il professor Kent. Era già passato così tanto tempo dalla sua partenza. Il primo dei due soli era da poco tramontato e a breve il secondo l’avrebbe seguito: alieno, era la prima parola che gli veniva in mente guardando il cielo. Ora si trovava lì, sul pianeta che era stato battezzato poco fantasiosamente “Nuova Terra”. Il viaggio era stato confortevole e privo di difficoltà come lo può essere un viaggio interstellare. Tutto l’equipaggio era stato posto in ibernazione e un elaboratore chiamato “Senso” aveva gestito l’astronave e i suoi occupanti per gran parte del tragitto. Dopo tre anni erano giunti in prossimità della prima colonia terrestre e il computer li aveva risvegliati. Erano sbarcati sul pianeta ed erano stati accolti con una festa colossale. I viaggi tra la Terra e la colonia non erano poi così frequenti: uno ogni dieci anni o poco più.
Erano rimasti sorpresi dal vigore e dalla forza della popolazione di “Nuova Terra”. Non sembravano dei diseredati andati in cerca di fortuna lontano di casa. Sembravano piuttosto delle persone che avevano fatto una scelta ponderata e coscienziosa. Oh certo, naturalmente erano ancora in poche centinaia di migliaia ma, il tasso di crescita della popolazione era superiore a quello di qualsiasi luogo e tempo terrestri.
Il pianeta era vergine e prospero. Risparmiato da tutti gli errori che erano stati commessi sulla terra. Per questa ragione molti degli abitanti lo chiamavano “Eden”. In effetti, anch’egli fu tentato di chiamarlo così quando venne a sapere che gli alberi da frutto e tutte le culture crescevano rigogliose e senza bisogno di fertilizzanti.
Il governo del pianeta era sottoposto a quello terrestre ma la lontananza rendeva questa una pura formalità. Il consiglio dei tredici era la massima autorità locale. Mancavano poche ore al test di comunicazione con la Terra ma i “centauriani”, nativi di “Nuova Terra”, non avevano ancora preso una decisione riguardo alla sua attuabilità. Fortissimi dissensi avevano travolto la classe politica di “Nuova Terra” sull’opportunità di stabilire un canale di comunicazione diretto con la madre patria. L’unica concessione che i terrestri avevano ricevuto era quella di poter parlare al consiglio riunito.
Un uomo in alta uniforme giunse nel corridoio dall’ampia volta dove le persone rimanevano nell’attesa di esser ricevute dal consiglio:
-Professor Kent, la prego mi segua, il consiglio dei padri fondatori è pronto a riceverla.-
I modi non erano più quelli cordiali dei primi giorni e lui pativa questo mutamento.
La sala del massimo organo esecutivo del pianeta era ampia quanto bastava a contenere un migliaio di persone. Tuttavia, oggi, solo 13 persone oltre a lui si trovavano lì. Fu condotto al cospetto del tavolo consigliare e fu fatto accomodare su una sedia.
Prese la parola il presidente del consiglio.
-Buongiorno professor Kent. Come lei sa bene, siamo qui per decidere se autorizzarla ad effettuare l’esperimento o meno. Abbiamo letto i documenti che lei ha portato dalla terra e sembrano parlare con chiarezza. Il Mistero della Scienza del governo terrestre li ha prodotti e su questo non v’è alcun dubbio. Tuttavia, la terra e i suoi burocrati sono distanti anni luce da qui. Noi, al fine di preservare e far progredire “Nuova Terra”, siamo costretti a ponderare tutti i consigli che arrivano da là.-
Kent si guardò bene dal far notare che i documenti che portava con sé non erano per niente consigli ma leggi del governo terrestre. Così disse:
-Egregi membri del consiglio, sicuramente avrete preso visione di tutta la documentazione fornitavi. Per questo non starò a tediarvi con inutili discorsi. Sono pronto quindi a risolvere qualsiasi vostra perplessità.-
Nel consiglio erano presenti sei uomini nati sulla terra e sette “centauriani”. Fu proprio uno di questi, Xenion, a prendere la parola:
-Con il permesso del presidente, vorrei chieder conto al professor Kent…o forse dovrei chiamarla capitano Kent… dalla sua qualifica militare.-
Assomigliava sempre di più ad un processo ed egli poteva difendersi solo con le sue forze.
-Non è per nulla un mistero che secondo la legislazione, il capo di una spedizione scientifica deve essere un militare. Sfortunatamente svolsi il servizio militare durante la rivolta dei Tradizionalisti e così mi guadagnai il grado sul campo. Questo mi permette, del tutto incidentalmente, anche di essere a capo di questa spedizione.-
-Vedo, vedo. Certamente sarà come dice lei…un fatto casuale…- così dicendo, egli guardava sorridendo gli altri membri del consiglio e rafforzava in loro l’idea che Kent non era altro che uno strumento della terra per mantenere il controllo sulla colonia.
Alzando il tono di voce proseguì:
-Cosa mi può dire di quella batteria nucleare che ha portato con sé?-
Una serie di versetti e borbottii percorsero le fila dei consiglieri…sapeva che era venuto il momento di giocarsi il tutto per tutto.
-Se il consiglio lo permette, vorrei invitare a parlare a quest’assemblea il professor Newell-
Lo stupore comparve sul volto dei consiglieri ma fu presto sostituito dall’indignazione di Xenion che rispose:
-Noi tutti ammiriamo e portiamo rispetto per l’uomo che tanto ha aiutato a far progredire la nostra civiltà qui ma…non rientra negli scopi di questa riunione…-
-Mi permetto di interromperla consigliere- riprese Kent. -ma egli è la massima autorità scientifica su “Nuova Terra” e proprio per questo deve essere sentito riguardo a questa che è, appunto, una questione scientifica.- il clamore si levò nella sala e molti si offesero per la sorpresa. Il presidente però, che era originario del continente europeo, disse:
-Ritengo che i suoi modi siano molto terrestri, signor Kent. Sbrigativi e rozzi. Tuttavia, il professor Newell sia il benvenuto in qualsiasi occasione a questo consiglio.-
Si fece silenzio e la porta si aprì. Un uomo piccolo e dai capelli bianchi entrò. Il suo modo di fare poteva sembrare timido e impacciato ma, chi lo conosceva bene sapeva che non era così. Già ministro della scienza del governo planetario, era un ingegnere in svariate discipline e si diceva che era tutto merito suo se ora la colonia prosperava.
-PROFESSOR NEWELL, ci alziamo in piedi al suo cospetto…-
-No, no, non dovete. I miei meriti sono già coperti di polvere e non ho mai fatto nulla per la fama o l’onore.-
-Lei è sempre stato troppo modesto, professore. Dunque, in cosa ci può essere utile oggi? Forse un nuova rivoluzionaria invenzione?- disse il Presidente.
-No no, davvero, sono solo qui perché il professor Kent mi ha chiesto di essere presente al fine di dipanare eventuali questioni derivanti dall’esperimento che vuole tentare…-
Il discorso fu ripreso dal “centauriano” Xenion.
-Professor Newell, gli scienziati e i militari provenienti dalla terra vorrebbero portare dalla nave in orbita alla superficie del nostro pianeta, una batteria nucleare. Lei capisce bene i rischi che quest’operazione comporta per la salute della nostra popolazione! Il nostro pianeta non deve iniziare a morire mentre sta ancora nascendo. Noi non vogliamo commettere su “Nuova Terra” gli stessi abomini che sono stati commessi dai terrestri sul loro pianeta!-
Lungi dall’essere preoccupato dalla salute del pianeta, Xenion temeva che più stretti contatti con la Terra avrebbero ostacolato i suoi piani sull’indipendenza di Proxima Centauri.
-Vedo, vedo…e lei cos’ha da dire professor Kent?- chiese Newell.
-La necessità d’energia è una prerogativa fondamentale all’esperimento, gli strumenti hanno bisogno di una potenza fuori del comune per funzionare e non saprei davvero dove reperire tutta quell’energia se non dalla nostra batteria nucleare…-
Il silenzio scese nella sala e Kent pensava che la missione sarebbe fallita. Ma il professore riprese:
-La questione sembra complessa signori. Da una parte abbiamo la legittima preoccupazione d’inquinare “Nuova Terra” con le radiazioni della batteria, dall’altra l’esigenza di stabilire un contatto in tempo reale con il resto dell’umanità.- tutta l’attenzione era rivolta a Newell che sembrava non curarsene e dopo qualche secondo riprese:
-Credo che nessuna motivazione possa giustificare il rischio di inquinare “Nuova Terra”. Tuttavia, signori, l’isolamento non sta migliorando il nostro carattere e temo che se proseguiremo su questa strada, prima o poi ci considereremo diversi se non migliori del resto degli esseri umani.-
Newell se n’era andato dalla Terra vent’anni prima disgustato dalla stupidità e dall’incapacità di vedere oltre il proprio naso che sembrava contraddistinguere la popolazione terrestre. Incomprensibilmente pensava ci fosse ancora una speranza per l’umanità intera e disse:
-Signori, eseguiamo l’esperimento di notte.-
-Come?! E questo cosa cambia professor Newell?- chiese Xenion.
-Ma cambia tutto signori…noi non porteremo a terra la batteria nucleare perché non la useremo. Useremo invece la nostra centrale a fusione che durante le ore notturne è scarsamente utilizzata.-


Luna, 12 dicembre 2201

Arrivò mezzogiorno, passò, ma non accadde nulla. Gli scienziati e i tecnici non avevano il coraggio di guardarsi negli occhi. Alle due del pomeriggio nessuno si era ancora mosso dalla sua postazione. Molti giornalisti però avevano già scollegato le olocam.
-Signori, forse Kent ha avuto dei problemi. Non dobbiamo demordere però. Dobbiamo pensare che possa solo aver avuto un ritardo. Ora inizieremo dei turni di controllo e ci alterneremo così finché non sapremo cosa realmente sia accaduto…-
Passarono le ore. Erano ormai le 23.30. Teodor si avvicinò al professore e alzando le mani in maniera sconsolata disse:
-Abbiamo fatto tutto il possibile…avevamo ipotizzato un ritardo ma…non sappiamo se siano arrivati senza problemi e se l’attrezzatura fosse intatta…in realtà non siamo neppure sicuri che siano vivi…-
Come se neanche lo avesse udito, il professor Julius iniziò:
-Guarda, Teodor, là in quella direzione dove le stelle sono più frequenti. Quello è il centro della galassia. Cosa c’è lassù noi non lo sapremo mai ma…sono intimamente convinto che i discendenti dell’uomo un giorno vedranno con i loro occhi ciò che ora ci è occultato…-
L’ultimo giornalista ancora presente si accomiatò velocemente e scollegò la sua olocam. Julius guardò sconsolato la sala e proseguì:
-No, no, scusa. Sono solo un sognatore, lo sono sempre stato e forse anche questo mio progetto è solo un’illusione…- mentre il professore stava ancora parlando nella sala si udì un rumore:
-Beep, b………- le persone sembrarono come congelate in una fotografia fino a che si sentì di nuovo distintamente:
-Beep, beep, beep-
Un urlo riempì la sala, tutti si precipitarono ai monitor e osservarono allo schermo la traduzione del codice morse: “S”. La lettera esse. La stessa lettera che Marconi, 300 anni prima, aveva ricevuto nella prima trasmissione transoceanica. Questo aveva chiesto il professore al suo collega Kent che era partito per Proxima Centauri cinque anni prima: tentare di trasmettere in morse.
E ascoltarono ancora, ancora e ancora:
- Beep beeeep beep beep beep beeeep beeeep beep beep beep…-
Il codice morse riportava una celebre frase di Marconi che ora si diffondeva per lo spazio, da una stella ad un’altra:

«…le mie invenzioni sono per salvare l’umanità, non per distruggerla…»

(Dedicato a Guglielmo Marconi, padre della radio.)

Massimiliano Govoni
Residenza: Via di Vittorio, 11 40066 – Pieve di Cento Bologna
Nascita: 13 marzo 1973, Pieve di Cento Bologna
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