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Comunicazioni
cosmiche
Luna,
12 dicembre 2201
Dalla
cupola di materiale trasparente Julius scrutava la terra. Nonostante
vivesse sulla superficie della luna da molti anni, ancora non vi aveva
fatto labitudine. La terra per lui avrebbe sempre rivestito il
concetto di “casa”. Per proseguire i suoi studi, a malincuore,
era emigrato lì. Tuttavia, non se la sarebbe mai sentita di abbandonare
il sistema solare. Eppure, ogni volta che guardava Proxima Centauri
sentiva un fremito e invidiava il suo amico e collega Kent che se nera
andato là cinque anni prima. Il viaggio sarebbe dovuto durare
tre anni: dalla partenza, naturalmente, non aveva avuto più notizie.
-Professore, professore!- era la voce del suo fedele assistente Teodor
che lo richiamava alla realtà.
-Dimmi tutto, carissimo. Cosa sarà mai accaduto ora, da farti
agitare e arrossare tutto? Non sarà che quella monella di mia
figlia ha di nuovo gettato nello spazio i tuoi vestiti?-
-Come? No, no professore…la piccola non centra…è
tutto pronto. I tecnici lattendono nella sala “Marconi”.
Tutti i giornalisti sono collegati con le olocam. Attendono solamente
lei!-
-Bene bene, vai e dì loro che arriverò tra breve. E stai
calmo Teodor, arrivati a questo punto non cè più
molto che possiamo fare. Solo attendere e aver fiducia nelle nostre
teorie.-
Lassistente uscì dalla camera e Julius ripensò al
giorno nel quale, molti anni prima, rileggendo i vecchi libri di storia
della scienza antica si era imbattuto nella biografia di “Guglielmo
Marconi”.
Era il tempo delluniversità, a Bologna. Stava cercando
i suoi compagni di corso quando si era imbattuto nella vecchia Biblioteca,
quella che ancora conteneva veri libri di carta e non, i piccolissimi
microdisk.
Aveva sentito la necessità quasi soffocante di entrarci e si
era messo a vagare fra gli scaffali dei corridoi deserti.
Su uno scaffale più impolverato degli altri svettava un enorme
libro con la copertina di pelle. Lo aveva afferrato tirandosi addosso
la sporcizia di molti anni.
Appoggiatolo su un tavolo lo aveva aperto con riverenza religiosa. Nella
prima pagina vi era scritto:
“Gugliemo
Marconi 1874 -1937
La vita e le opere”
Ed
aveva iniziato a leggere. Dei primi esperimenti a Livorno e della prima
trasmissione radio transoceanica tra la stazione di Poldhu e quella
di Terranova. Delle difficoltà incontrate in Italia e della fiducia
che il Regno Unito aveva riposto nelle sue teorie. E le parole che Marconi
stesso aveva pronunciato in un discorso pubblico:
«Come
il calore e la luce del sole dai quali dipende la vita sul nostro pianeta,
sono trasmessi attraverso milioni e milioni di chilometri di spazio,
con la luce delle stelle più lontane, come le perturbazioni elettriche
e magnetiche della natura ci sono manifeste dopo aver attraversato le
più incommensurabili distanze, parve a me che adottando mezzi
simili a quelli della natura sarebbe stato possibile effettuare trasmissioni
a nostra volontà...»
Lo
aveva sfogliato tutto dun fiato leggendo pagine qua e là.
Se nera andato con la sensazione daver dato inizio a qualcosa
dindefinibile.
Poi gli studi universitari erano finiti ed era diventato allievo dun
ricercatore che aveva strambe idee sulla trasmissione interstellare
e veniva deriso dal mondo intero. Invece lui no. Aveva capito che era
possibile parlare in diretta da anni luce di distanza e aveva continuato
lopera anche dopo che il suo insegnante aveva cessato di vivere.
Era
scoppiata la guerra ed egli era stato costretto ad interrompere la carriera
universitaria. La coalizione del nord aveva sconfitto quella del sud
e, dalle ceneri, era nato il governo planetario. Aveva avuto inizio
una nuova età dell'oro contraddistinta da una pace resa possibile
solo dallo spargimento del sangue di milioni di persone. La vita media
si era allungata e la disponibilità illimitata di energia, grazie
alla fusione a freddo, aveva consentito uno sviluppo della tecnologia
senza precedenti. E un nuovo problema era nato: la sovrappopolazione.
Semplicemente non c'era più spazio per tutte le decine di miliardi
di uomini presenti e nuove terribili tensioni stavano iniziando. Così
lo spazio era divenuto l'unica soluzione accettabile e una nuova era
di colonizzazione era cominciata. La stella più vicina, Proxima
Centauri, appartenente al sistema di Alpha Centauri, era la meta più
facilmente raggiungibile e il primo viaggio interstellare aveva avuto
luogo. In dieci anni i primi astronauti erano andati e tornati da Proxima
Centauri.
Le comunicazioni interstellari, per non disgregare di nuovo lumanità,
erano divenute una necessità e lui, finalmente, aveva ricevuto
i fondi ai quali aveva anelato per decenni. Aveva raccolto attorno a
sé un gruppo di scienziati e si erano tutti trasferiti sulla
Luna, sede dei più importanti laboratori di ricerca.
E oggi era lì, pronto a tentare la prima comunicazione tra il
sistema solare e quello doppio di Alpha Centauri.
Smise di perder tempo con i ricordi e si avviò verso la sala
dellesperimento.
-Professore buongiorno!- tutti i suoi assistenti erano in piedi ad attenderlo
e le proiezioni tridimensionali dei giornalisti che si trovavano sulla
terra si alzarono immediatamente. Due politici si trovavano in una stanza
riservata che si affacciava sulla sala “Marconi” tramite
vetrate oscurate.
-Sedetevi, sedetevi tutti, non cè bisogno di tanta formalità.
Ora che siamo qui, per questa grande opportunità per lumanità
intera, voglio solo dirvi che questa sera spero di addormentarmi sereno
e…sbronzo per i festeggiamenti! Via tutti ai vostri posti! Ringrazio
anche voi tutti giornalisti che potrete essere cronisti di un evento…trovatele
voi le parole giuste!-
Tutti i presenti risero e i collaboratori si precipitarono agli strumenti.
Non cera molto che potessero fare. Solo attendere. Alle ore 12.00
su Proxima centauri un segnale morse sub-spaziale sarebbe stato lanciato
in direzione del loro sole e, dopo qualche secondo, loro avrebbero dovuto
captarlo. Il limite della velocità della luce sarebbe stato frantumato.
Quarto pianeta di Proxima Centauri, 12 dicembre 2201
-Cinque
anni!- pensò a voce alta il professor Kent. Era già passato
così tanto tempo dalla sua partenza. Il primo dei due soli era
da poco tramontato e a breve il secondo lavrebbe seguito: alieno,
era la prima parola che gli veniva in mente guardando il cielo. Ora
si trovava lì, sul pianeta che era stato battezzato poco fantasiosamente
“Nuova Terra”. Il viaggio era stato confortevole e privo
di difficoltà come lo può essere un viaggio interstellare.
Tutto lequipaggio era stato posto in ibernazione e un elaboratore
chiamato “Senso” aveva gestito lastronave e i suoi
occupanti per gran parte del tragitto. Dopo tre anni erano giunti in
prossimità della prima colonia terrestre e il computer li aveva
risvegliati. Erano sbarcati sul pianeta ed erano stati accolti con una
festa colossale. I viaggi tra la Terra e la colonia non erano poi così
frequenti: uno ogni dieci anni o poco più.
Erano rimasti sorpresi dal vigore e dalla forza della popolazione di
“Nuova Terra”. Non sembravano dei diseredati andati in cerca
di fortuna lontano di casa. Sembravano piuttosto delle persone che avevano
fatto una scelta ponderata e coscienziosa. Oh certo, naturalmente erano
ancora in poche centinaia di migliaia ma, il tasso di crescita della
popolazione era superiore a quello di qualsiasi luogo e tempo terrestri.
Il pianeta era vergine e prospero. Risparmiato da tutti gli errori che
erano stati commessi sulla terra. Per questa ragione molti degli abitanti
lo chiamavano “Eden”. In effetti, anchegli fu tentato
di chiamarlo così quando venne a sapere che gli alberi da frutto
e tutte le culture crescevano rigogliose e senza bisogno di fertilizzanti.
Il governo del pianeta era sottoposto a quello terrestre ma la lontananza
rendeva questa una pura formalità. Il consiglio dei tredici era
la massima autorità locale. Mancavano poche ore al test di comunicazione
con la Terra ma i “centauriani”, nativi di “Nuova
Terra”, non avevano ancora preso una decisione riguardo alla sua
attuabilità. Fortissimi dissensi avevano travolto la classe politica
di “Nuova Terra” sullopportunità di stabilire
un canale di comunicazione diretto con la madre patria. Lunica
concessione che i terrestri avevano ricevuto era quella di poter parlare
al consiglio riunito.
Un uomo in alta uniforme giunse nel corridoio dallampia volta
dove le persone rimanevano nellattesa di esser ricevute dal consiglio:
-Professor Kent, la prego mi segua, il consiglio dei padri fondatori
è pronto a riceverla.-
I modi non erano più quelli cordiali dei primi giorni e lui pativa
questo mutamento.
La sala del massimo organo esecutivo del pianeta era ampia quanto bastava
a contenere un migliaio di persone. Tuttavia, oggi, solo 13 persone
oltre a lui si trovavano lì. Fu condotto al cospetto del tavolo
consigliare e fu fatto accomodare su una sedia.
Prese la parola il presidente del consiglio.
-Buongiorno professor Kent. Come lei sa bene, siamo qui per decidere
se autorizzarla ad effettuare lesperimento o meno. Abbiamo letto
i documenti che lei ha portato dalla terra e sembrano parlare con chiarezza.
Il Mistero della Scienza del governo terrestre li ha prodotti e su questo
non vè alcun dubbio. Tuttavia, la terra e i suoi burocrati
sono distanti anni luce da qui. Noi, al fine di preservare e far progredire
“Nuova Terra”, siamo costretti a ponderare tutti i consigli
che arrivano da là.-
Kent si guardò bene dal far notare che i documenti che portava
con sé non erano per niente consigli ma leggi del governo terrestre.
Così disse:
-Egregi membri del consiglio, sicuramente avrete preso visione di tutta
la documentazione fornitavi. Per questo non starò a tediarvi
con inutili discorsi. Sono pronto quindi a risolvere qualsiasi vostra
perplessità.-
Nel consiglio erano presenti sei uomini nati sulla terra e sette “centauriani”.
Fu proprio uno di questi, Xenion, a prendere la parola:
-Con il permesso del presidente, vorrei chieder conto al professor Kent…o
forse dovrei chiamarla capitano Kent… dalla sua qualifica militare.-
Assomigliava sempre di più ad un processo ed egli poteva difendersi
solo con le sue forze.
-Non è per nulla un mistero che secondo la legislazione, il capo
di una spedizione scientifica deve essere un militare. Sfortunatamente
svolsi il servizio militare durante la rivolta dei Tradizionalisti e
così mi guadagnai il grado sul campo. Questo mi permette, del
tutto incidentalmente, anche di essere a capo di questa spedizione.-
-Vedo, vedo. Certamente sarà come dice lei…un fatto casuale…-
così dicendo, egli guardava sorridendo gli altri membri del consiglio
e rafforzava in loro lidea che Kent non era altro che uno strumento
della terra per mantenere il controllo sulla colonia.
Alzando il tono di voce proseguì:
-Cosa mi può dire di quella batteria nucleare che ha portato
con sé?-
Una serie di versetti e borbottii percorsero le fila dei consiglieri…sapeva
che era venuto il momento di giocarsi il tutto per tutto.
-Se il consiglio lo permette, vorrei invitare a parlare a questassemblea
il professor Newell-
Lo stupore comparve sul volto dei consiglieri ma fu presto sostituito
dallindignazione di Xenion che rispose:
-Noi tutti ammiriamo e portiamo rispetto per luomo che tanto ha
aiutato a far progredire la nostra civiltà qui ma…non rientra
negli scopi di questa riunione…-
-Mi permetto di interromperla consigliere- riprese Kent. -ma egli è
la massima autorità scientifica su “Nuova Terra”
e proprio per questo deve essere sentito riguardo a questa che è,
appunto, una questione scientifica.- il clamore si levò nella
sala e molti si offesero per la sorpresa. Il presidente però,
che era originario del continente europeo, disse:
-Ritengo che i suoi modi siano molto terrestri, signor Kent. Sbrigativi
e rozzi. Tuttavia, il professor Newell sia il benvenuto in qualsiasi
occasione a questo consiglio.-
Si fece silenzio e la porta si aprì. Un uomo piccolo e dai capelli
bianchi entrò. Il suo modo di fare poteva sembrare timido e impacciato
ma, chi lo conosceva bene sapeva che non era così. Già
ministro della scienza del governo planetario, era un ingegnere in svariate
discipline e si diceva che era tutto merito suo se ora la colonia prosperava.
-PROFESSOR NEWELL, ci alziamo in piedi al suo cospetto…-
-No, no, non dovete. I miei meriti sono già coperti di polvere
e non ho mai fatto nulla per la fama o lonore.-
-Lei è sempre stato troppo modesto, professore. Dunque, in cosa
ci può essere utile oggi? Forse un nuova rivoluzionaria invenzione?-
disse il Presidente.
-No no, davvero, sono solo qui perché il professor Kent mi ha
chiesto di essere presente al fine di dipanare eventuali questioni derivanti
dallesperimento che vuole tentare…-
Il discorso fu ripreso dal “centauriano” Xenion.
-Professor Newell, gli scienziati e i militari provenienti dalla terra
vorrebbero portare dalla nave in orbita alla superficie del nostro pianeta,
una batteria nucleare. Lei capisce bene i rischi che questoperazione
comporta per la salute della nostra popolazione! Il nostro pianeta non
deve iniziare a morire mentre sta ancora nascendo. Noi non vogliamo
commettere su “Nuova Terra” gli stessi abomini che sono
stati commessi dai terrestri sul loro pianeta!-
Lungi dallessere preoccupato dalla salute del pianeta, Xenion
temeva che più stretti contatti con la Terra avrebbero ostacolato
i suoi piani sullindipendenza di Proxima Centauri.
-Vedo, vedo…e lei cosha da dire professor Kent?- chiese
Newell.
-La necessità denergia è una prerogativa fondamentale
allesperimento, gli strumenti hanno bisogno di una potenza fuori
del comune per funzionare e non saprei davvero dove reperire tutta quellenergia
se non dalla nostra batteria nucleare…-
Il silenzio scese nella sala e Kent pensava che la missione sarebbe
fallita. Ma il professore riprese:
-La questione sembra complessa signori. Da una parte abbiamo la legittima
preoccupazione dinquinare “Nuova Terra” con le radiazioni
della batteria, dallaltra lesigenza di stabilire un contatto
in tempo reale con il resto dellumanità.- tutta lattenzione
era rivolta a Newell che sembrava non curarsene e dopo qualche secondo
riprese:
-Credo che nessuna motivazione possa giustificare il rischio di inquinare
“Nuova Terra”. Tuttavia, signori, lisolamento non
sta migliorando il nostro carattere e temo che se proseguiremo su questa
strada, prima o poi ci considereremo diversi se non migliori del resto
degli esseri umani.-
Newell se nera andato dalla Terra ventanni prima disgustato
dalla stupidità e dallincapacità di vedere oltre
il proprio naso che sembrava contraddistinguere la popolazione terrestre.
Incomprensibilmente pensava ci fosse ancora una speranza per lumanità
intera e disse:
-Signori, eseguiamo lesperimento di notte.-
-Come?! E questo cosa cambia professor Newell?- chiese Xenion.
-Ma cambia tutto signori…noi non porteremo a terra la batteria
nucleare perché non la useremo. Useremo invece la nostra centrale
a fusione che durante le ore notturne è scarsamente utilizzata.-
Luna, 12 dicembre 2201
Arrivò
mezzogiorno, passò, ma non accadde nulla. Gli scienziati e i
tecnici non avevano il coraggio di guardarsi negli occhi. Alle due del
pomeriggio nessuno si era ancora mosso dalla sua postazione. Molti giornalisti
però avevano già scollegato le olocam.
-Signori, forse Kent ha avuto dei problemi. Non dobbiamo demordere però.
Dobbiamo pensare che possa solo aver avuto un ritardo. Ora inizieremo
dei turni di controllo e ci alterneremo così finché non
sapremo cosa realmente sia accaduto…-
Passarono le ore. Erano ormai le 23.30. Teodor si avvicinò al
professore e alzando le mani in maniera sconsolata disse:
-Abbiamo fatto tutto il possibile…avevamo ipotizzato un ritardo
ma…non sappiamo se siano arrivati senza problemi e se lattrezzatura
fosse intatta…in realtà non siamo neppure sicuri che siano
vivi…-
Come se neanche lo avesse udito, il professor Julius iniziò:
-Guarda, Teodor, là in quella direzione dove le stelle sono più
frequenti. Quello è il centro della galassia. Cosa cè
lassù noi non lo sapremo mai ma…sono intimamente convinto
che i discendenti delluomo un giorno vedranno con i loro occhi
ciò che ora ci è occultato…-
Lultimo giornalista ancora presente si accomiatò velocemente
e scollegò la sua olocam. Julius guardò sconsolato la
sala e proseguì:
-No, no, scusa. Sono solo un sognatore, lo sono sempre stato e forse
anche questo mio progetto è solo unillusione…- mentre
il professore stava ancora parlando nella sala si udì un rumore:
-Beep, b………- le persone sembrarono come congelate
in una fotografia fino a che si sentì di nuovo distintamente:
-Beep, beep, beep-
Un urlo riempì la sala, tutti si precipitarono ai monitor e osservarono
allo schermo la traduzione del codice morse: “S”. La lettera
esse. La stessa lettera che Marconi, 300 anni prima, aveva ricevuto
nella prima trasmissione transoceanica. Questo aveva chiesto il professore
al suo collega Kent che era partito per Proxima Centauri cinque anni
prima: tentare di trasmettere in morse.
E ascoltarono ancora, ancora e ancora:
- Beep beeeep beep beep beep beeeep beeeep beep beep beep…-
Il codice morse riportava una celebre frase di Marconi che ora si diffondeva
per lo spazio, da una stella ad unaltra:
«…le
mie invenzioni sono per salvare lumanità, non per distruggerla…»
(Dedicato a Guglielmo
Marconi, padre della radio.)
Massimiliano Govoni
Residenza: Via di Vittorio, 11 40066 – Pieve di Cento Bologna
Nascita: 13 marzo 1973, Pieve di Cento Bologna
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