Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


A commento di un'annosa ed inutile polemica
Marconi diede a Tesla quel che era di Tesla
di Ito De Rolandis

 

Vi sono certi periodi dell'anno nei quali i giornali fanno fatica a “chiudere”, ossia a completare con articoli i numeri di pagine stabilite dall'editore di concerto con l'agenzia che raccoglie la pubblicità. I periodi critici sono le settimane di Natale, Capodanno, Pasqua, Ferragosto. I cassetti delle redazioni sono vuoti, i capiredattori sbraitano, i corrispondenti sono al mare, ai monti, sui campi di neve o sulle spiagge assolate dei Carabi. E' in questo momento che vengono a galla “articoli” di maniera, quelli che “sono sempre buoni”, tappano i buchi, e il più delle volte hanno titoli cubitali.
Nello scrivere questi articoli i giornalisti pescano in riviste specializzate, ben conservate negli archivi, Historia, Storia, Storia Moderna, Scienza e Vita, oppure rotocalchi che hanno detto la loro: Epoca, Europeo, La Settimana Incom, Selezione, Oggi, Gente ecc.
Un argomento sempre buono è la diatriba Marconi-Tesla. Una delle tante, insieme a Marconi-Popov, Matahari o la Contessa di Castiglione, Bell-Meucci, Edison-Cruto. O l'uno o l'altro. Sul dualismo, Zoroahstro ci fondò una religione, Hyde, Bayle, Leibniz altrettante correnti filosofiche.
Oggi, quando è di moda “dissacrare” i grandi della storia, c'è anche qualcuno che vuol mettere in discussione Guglielmo Marconi.
A Firenze dicono che queste polemiche sono “parole da ombrellaio”. In campo scientifico la verità non è mai aleatoria, ma sempre ancorata all'oggettività. La radio di Marconi è in una bella vetrinetta e si vede. Le opere di Tesla sono annotate nei suoi scritti. Marconi non ha bisogno di essere difeso, e Tesla neppure. Sono due personaggi che in comune hanno avuto molte occasioni, ma la loro personalità fu decisamente diversa.
Nikola Tesla, nacque povero a Smiljan in Croazia, figlio di un prete ortodosso. E povero morì in Usa. Era alto 1,92 metri, e questa sua statura gigantesca non lo favorì per niente. Appassionato di fisica studiò il magnetismo, l'elettromagnetismo e il geomagnetismo. Studi interessanti e precisi, tanto che il suo nome è ancora oggi usato (specialmente nella tecnica cosmonautica) per indicare una precisa unità di misura di induzione elettromagnetica utile per stabilire i campi magnetici astronomici e terrestri.
Legata a questo settore vi è la corrente elettrica, generata da alternatori, e fu così che Tesla si occupò anche di questo settore della scienza. Notò che le scintille tra due poli, specialmente quelle scaturite da altissime tensioni, tipo rocchetto di Ruhmkorff (200 mila volt) producevano onde elettromagnetiche. Cosa non scoperta da lui, ma già accertata e codificata dallo scozzese James Maxwell nel 1864, quando enunciò una delle sue prime teorie, e cioè che la luce e le onde elettromagnetiche si propagano alla medesima velocità.
E' a questo punto che le idee di Tesla e di Marconi si intrecciarono. Nel 1891 Tesla presentò una relazione nella quale sosteneva la possibilità di utilizzare tale fenomeno per la trasmissione a distanza. Quattro anni dopo la stessa deduzione fu enunciata da Marconi, che nell'autunno del 1895 riuscì a far trillare un campanello posto a circa 1000 metri di distanza oltre la collina dei Celestini.
Marconi ripeté l'esperimento davanti al padre e questi, convinto, mise a disposizione del figlio ogni suo capitale. Marconi non aveva inventato il coherer, e neppure la pila, o il campanello. Ma aveva avuto l'intuizione di utilizzare questi tre strumenti a un solo fine, inviare un impulso senza l'aiuto di fili elettrici.
Ottenuta la considerazione del padre, il giovanissimo scienziato bolognese pensò immediatamente di monetizzare le sue scoperte, soprattutto per restituire al padre il capitale che gli era stato offerto. Senza porre indugio depositò ogni suo ritrovato, e ogni volta che applicava una nuova soluzione, si affrettava a registrarla e a convertirla in applicazione pratica. Pensò al suo utilizzo per la trasmissione della normale corrispondenza e scrisse al Ministero delle Poste Italiane esponendo i suoi risultati. Il ministro (o chi per lui – nella burocrazia il colpevole è e resta sempre latitante-) non capì un accidenti. Qualcuno ebbe anche il coraggio di scrivere sulla busta della documentazione: “Portatelo alla Longara” ossia al Manicomio di Roma! La risposta negativa intristì il giovane Marconi. Notò che addirittura parte dei fogli non erano stati neppure aperti, e che erano ancora trattenuti da uno spillo, come lui li aveva imbustati. Con l'amarezza nel cuore nel febbraio del 1896 accompagnato dalla madre giunse a Londra, e brevettò immediatamente la sua Radio, con una disposizione internazionale, valevole in tutti i paesi convenzionati America compresa.
Questa fu la grande differenza tra Tesla e Marconi, Papov e Marconi, Marconi contro tutti quegli studiosi che avevano identificato le onde radio e la possibilità di utilizzarle per trasmettere messaggi a distanza.
Nello stesso periodo in cui l'imberbe Guglielmo ritirava il brevetto inglese, (“cosa orribile per un italiano purosangue far valere i suoi diritti in terra straniera”) Qualcuno affermò che Tesla riusciva a eccitare un coherer a 50 km di distanza. Ma il serbo non disse nulla, non depositò i suoi esperimenti, non li garantì con un adeguato certificato, e solo in un secondo tempo raccontò di aver eseguito prove di radiotrasmissione.
Tesla continuò per tutta la vita a costruire apparecchi e a sperimentare, ma non pensò mai di applicare le sue scoperte in qualcosa di “pratico”, in apparecchiature che potessero offrire all'uomo un mezzo per progredire in campo sociale, culturale, o di sicurezza.
C'è da dire che Marconi, a suo onore e lealtà, non spacciò mai per sua un'apparecchiatura altrui. Quando perfezionò le sue trasmissioni, aggiungendo alla “portante” una “modulazione”, spiegò con estrema franchezza di avere utilizzato i “tubi” di Owen Richardson, le valvole di John Fleming, i triodi di Lee De Forest, e nello stesso tempo disse di avere aperto in Inghilterra uno stabilimento per la produzione di quelle valvole, riconoscendo i diritti ai loro inventori. Punto e basta.
Marconi era di poche parole, non amava spiegare quello che faceva, né anticipare le sue invenzioni. Era riservato, brioso nelle conversazioni con amici, ma solo su argomenti vaghi, sul tempo e sulla pioggia, come si diceva, mentre rimaneva abbottonassimo quando si trattava di radio. Una sola volta, a Roma, in un convegno a lato dell'Accademia dei Lincei, dopo una di quelle manifestazioni che i romani accolgono volentieri come occasione di passatempo, dopo una domanda non proprio cortese, commentò così il suo agire: “A Firenze tutti ammirano la cupola di Santa Maria del Fiore e in tale opera tutti ammirano il genio di Filippo Brunelleschi. Ma questo grande architetto non avrebbe mai realizzato la sua opera se non avesse utilizzato i mattoni di Pontassieve, i marmi di Carrara, le impalcature di mastro Alberico di Forlì, le corde di Narduccio il pisano. Raramente l'uomo dimostra riconoscenza e comprensione. Il Vasari non ci ha rivelato chi seccò al sole i mattoni, chi morì sotto i blocchi di marmo di Carrara, chi abbatté gli alti abeti impiegati nelle impalcature. I miei mattoni sono Rudolph Hertz, Augusto Righi
Qualcuno sostiene che non conobbe gli studi di Tesla, giacché non ha mai riportato questo nome nei suoi scritti. Non avrebbe mai considerato le sue formule. C'è addirittura chi insinua addirittura che Marconi non conoscesse a fondo i principi di fisica che applicava. Forse sarà stato anche così: lui si affidava ciecamente dei suoi collaboratori, esponeva un problema e aspettava che loro lo risolvessero, pagandoli profumatamente. Il suo agire era essenzialmente pragmatico: il risultato di ogni esperimento doveva rappresentare un oggetto concreto e funzionante. Tesla invece era essenzialmente un teorico.
Sulla questione c'è da aggiungere un particolare. A un certo punto della sua vita Tesla si mise a discutere di paranormale, di marziani, addirittura di Ufo, argomenti questi che misero in discussione quei suoi esperimenti che aveva presentato con tanta serietà nei vari ambienti accademici. I giornali americani poi pubblicarono alcuni brani tratti da conferenze che Tesla teneva in giro nella disperata ricerca di qualche dollaro. E così, dopo il famoso documentario radiofonico di Orson Welles “La guerra dei mondi” del 30 ottobre 1938, il nome e le opere di Tesla finirono nel gran calderone della fantascienza. A torto. Ma giornali non sono mai stati benigni e riconoscenti sui protagonisti del gossip. E Tesla finì la sua esistenza con tanti punti interrogativi e senza una lira.

Torino, 6 aprile 2009


Nel 1892 Tesla vinse una causa legale contro Thomas Edison sul "trasporto
della corrente" e ricevette l'incarico di dirigere un elettrodotto da parte
della futura General Electric, cosa che gli fruttò un lauto compenso.
In questo periodo di notevole benessere economico sperperò una fortuna,
in questa foto scherzosa egli paragona la sua altezza di circa due metri,
rimarcata dal cappello a cilindro.



Nikola Tesla (Smiljan, 10 luglio 1856 – New York, 7 gennaio 1943)

Marconi è ricordato per la trasmissione radio senza fili e per lo sviluppo della legge Marconi e la radio telegrafia. E' accreditato internazionalmente come inventore della radio e nel 1909 riceve il premio nobel per la fisica e per i suoi contributi allo sviluppo della telegrafia senza fili. Quindi mi sembra che non sia ricordato come ingegnere che ha rubato l'idea all'ingegnere Nikola Tesla il quale è ricordato per i suoi contributi alla moderna Corrente Alternata, e i contributi dati nel settore dell'elettromagnetismo basati sulle teorie della tecnologia elettromagnetica scoperta da Michael Faraday e brevettate da Nikola Tesla quindi e Tesla che ha rubato le teorie de Faraday e poi lui le ha brevettate. Questo e un atto dovuto alla memoria sia di Marconi che di Nikola Tesla.


U.S. Supreme Court MARCONI WIRELESS T. CO. OF AMERICA v. U.S., 320 U.S. 1 (1943)


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