Circolo Filatelico

Guglielmo Marconi

  Casella Postale 100 - 40037 Sasso Marconi - Bologna - Italia


60° ANNIVERSARIO DELL’INAUGURAZIONE DEL MAUSOLEO DI MARCONI

 

RELAZIONE del 2 novembre 2001  

Credo che non si possa parlare del Mausoleo senza accennare alla morte di Guglielmo Marconi avvenuta il 20 luglio 1937, vista anche la particolare coincidenza di commemorare il 60° Anniversario dell’inaugurazione del Mausoleo nella giornata della commemorazione dei defunti che ci ha visti partecipare alla S. Messa in cui abbiamo pregato per tutti i nostri defunti ma in particolare modo abbiamo pregato in suffragio di Guglielmo Marconi.
Marconi, nel 1937, aveva 63 anni ed era ancora impegnato intensamente nelle ricerche sulle microonde, tanto da fargli dire, poche ore prima della morte, in una conversazione con il suo fidato collaboratore Luigi Solari “in questo campo vi è ancora molto da fare: vorrei avere l’energia di una volta…quell’energia che ora non ho più”   Marconi soffriva infatti di una forma di angina pectoris che, nonostante le cure del prof. Frugoni, da qualche tempo gli creava qualche problema e qualche preoccupazione anche se le cure mediche che seguiva, gli permettevano di continuare le sue attività di ricerca e di sperimentazione.
La mattina del 19 luglio 1937 Marconi accompagnò alla stazione Termini di Roma la moglie marchesa Maria Cristina in partenza per Viareggio per raggiungere la figlia Elettra, che oggi ci onora con la sua presenza, che il giorno successivo il 20 luglio avrebbe compiuto gli anni.
Marconi le avrebbe raggiunte il giorno successivo per festeggiare il compleanno e per recarsi poi, tutti insieme, a Genova ed imbarcarsi sull’Elettra dove Marconi avrebbe dovuto compiere una nuova serie di esperimenti sulle onde corte.
Marconi si era trattenuto a Roma in quanto aveva una importante riunione che però fu rimandata in quanto si sentì male; sembrava una delle passeggere crisi cardiache di cui soffriva, ma a tarda sera le sue condizioni cominciarono improvvisamente a peggiorare, tanto che Guglielmo Marconi alle 3,45 del giorno 20 luglio 1937 si spense nella sua casa di via Condotti 11 a Roma assistito dallo suocero e dal prof. Frugoni. La moglie Maria Cristina avvertita quando la situazione aveva iniziato a peggiorare arrivò a Roma poche ore dopo.   Nella giornata del 21 luglio la salma di Marconi, rivestita con l’uniforme di Accademico d’Italia, fu trasportata al palazzo della Farnesina, sede dell’Accademia d’Italia di cui Marconi era Presidente, per permettere a tutti, personalità e gente comune, di rendergli omaggio.
Marconi era una grande personalità di quei tempi, molto amato e molto popolare; telegrammi e messaggi di cordoglio arrivarono alla moglie dal Papa e da moltissime personalità italiane e straniere. Anche la stampa italiana ed estera diede grande spazio all’avvenimento tanto che a Milano il giornale Il Popolo d’Italia  e negli Stati Uniti diversi quotidiani uscirono in edizione straordinaria.
Ovviamente anche le stazioni radio di tutto il mondo diedero grande rilievo alla notizia della morte di Marconi ricordando la sua figura di inventore di quel meraviglioso mezzo di comunicazione che era la radio. Le esequie si svolsero a Roma in forma solenne il 22 luglio 1937 alle ore 18.
In quel momento praticamente in tutto il mondo le stazioni radio tacquero, in tutto il mondo per un minuto e in Italia per cinque minuti. Per un po’, e per l’ultima volta, nell’etere era tornato il silenzio che c’era prima che Marconi inventasse la radio.   Il corteo funebre partendo dalla Farnesina, attraverso un lungo itinerario per le strade di Roma raggiunse la chiesa di Santa Maria degli Angeli, a piazza Esedra nei pressi della stazione Termini, dove si svolse la cerimonia funebre a cui partecipò una vera moltitudine di persone. Marconi aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Bologna e quindi al termine della cerimonia funebre la salma fu trasportata su un treno per raggiungere la città natale dello Scienziato, dove arrivò nelle prime ore del 23 luglio.   Anche la città di Bologna volle tributargli gli onori che meritava un personaggio come Marconi che aveva scelto di tornare nella sua città natale, dimostrando un attaccamento alle sue origini che aveva sempre manifestato anche nei momenti di maggior successo.
Il corteo funebre partito dalla stazione ferroviaria, si snodò lungo via Indipendenza sino ad arrivare in Piazza Maggiore (allora piazza Vittorio Emanuele); lungo il percorso due ali di folla lanciavano fiori al passaggio del carro funebre che avanzava lentamente trainato da sei cavalli neri. Era la dimostrazione del grande affetto che legava i bolognesi a Marconi.
Fu una grande Manifestazione di popolo; i giornali dell’epoca scrissero che per ricordare una manifestazione di cordoglio così profonda e generale da parte delle autorità e dei cittadini, bisognava risalire ai funerali di Giosuè Carducci, il grande poeta, un altro personaggio molto amato dai bolognesi.
Il rito funebre religioso si svolse nella Basilica di San Petronio gremita di folla e venne officiata dal Cardinale di Bologna Nasali Rocca. Al termine della cerimonia la salma venne trasportata, sempre tra due ali di folla commossa al cimitero della Certosa dove Marconi venne tumulata nella tomba di famiglia, nella quale era già sepolto suo padre, ”, morto il 26 marzo 1926. Infatti sull’epigrafe della lapide stava scritto “ Giuseppe Marconi padre del sommo fisico Guglielmo”.
La morte di Marconi fu quindi un evento che impressionò tutto il mondo in quanto il Padre della radio, come veniva spesso definito, era amato e stimato ovunque anche perché la sua invenzione aveva permesso di salvare la vita a tante persone. Dopo la morte si moltiplicarono in campo politico e scientifico le iniziative per tenere alto il ricordo di Marconi e delle invenzioni da lui sviluppate.
Uno dei primi atti concreti fu il Reale Decreto n. 354 dell’11 aprile 1938 con il quale venne istituita, come ente morale, la Fondazione Guglielmo Marconi con “lo scopo di promuovere ed incoraggiare gli studi e le ricerche relative alla radioelettricità” e tenere vivo il ricordo storico e scientifico dello Scienziato.
La famiglia dello Scienziato, ed in particolare la moglie Maria Cristina, donò alla Fondazione la Villa Griffone, dove noi oggi siamo ospitati, in modo che questo luogo restasse una testimonianza degli eventi che permisero la nascita della radiotelegrafia.
Nel frattempo fu incaricato l’architetto Marcello Piacentini per eseguire la progettazione di un mausoleo per poter trasferire le  spoglie di Guglielmo Marconi nel luogo dove egli aveva trascorso la sua giovinezza e dove compì i primi esperimenti che culminarono nel 1895 con la trasmissioni di segnali fra due punti non visibili, che rappresentarono la nascita della radio, di un nuovo modo di comunicare.   Con la legge n. 276 del 28 marzo 1938 lo Stato Italiano stabilì che “il 25 aprile, anniversario della nascita di Guglielmo Marconi, è dichiarato a tutti gli effetti giorno di solennità civile” e pochi giorni dopo un altro Decreto modificò la denominazione di Sasso Bolognese e Pontecchio in Sasso Marconi e Pontecchio Marconi, per mantenere vivo il ricordo che, leggo testualmente, “in questa terra ebbero luogo i primi esperimenti della prodigiosa invenzione che donò immensi benefici all’umanità intera, e rese immortale il nome di Guglielmo Marconi”.   Dopo la sua morte vi fu quindi un fervore di iniziative che posero le basi che hanno permesso di mantenere vivo nel tempo il ricordo della vita e delle invenzioni che Marconi ci ha lasciato.   I lavori di scavo del terreno per la costruzione del Mausoleo iniziarono nell’aprile 1940 e si conclusero il 20 luglio 1941.
Per realizzare il Mausoleo e le aeree circostanti come ad esempio i parcheggi, così come li vediamo anche oggi, fu necessario spostare verso valle la strada Porrettana il cui tracciato correva più vicino alla collina (davanti all’ingresso dello Chalet delle Rose, si vede ancora l’inizio del vecchio percorso, ancora di proprietà dell’ANAS): per poter fare questo spostamento fu necessario demolire il fabbricato che era chiamato “Prati Vecchi”, che a sua volta fu ricostruito più a nord, verso Bologna.
La direzione dei lavori della costruzione del Mausoleo, era stata affidata all’Azienda Autonoma Statale Strade di Bologna (l’attuale ANAS) e fu direttore dei lavori l’ing. Aldo Mattei.   Il cronista di allora sul Resto del Carlino del 7 settembre 1941 ci fa rivivere, pur senza immagini, l’intera opera con una tale intensità e dovizia di dettagli che forse nessuno di noi, abituali frequentatori aveva mai osservato, la leggo così come era riportata sul giornale:
“ Il Mausoleo si apre sulla destra della strada Porrettana , per chi viene da Bologna ; un vasto spiazzo rettangolare al centro del quale si drizzano due alti piloni portabandiera, conduce ad un breve prato pianeggiante, al centro del quale passano alcuni gradoni con cordoni di granito e selciatura di sassi del Brenta e del Reno. E’ questa come una pedana petrosa che guida sino a sette gradini, dopo i quali apre con la sua mole il monumento vero e proprio. La parte centrale del mausoleo, larga metri 17,50 ed alta 6 metri, è addossata al colle sovrastato dalla Villa Griffone che viene ad essere, in alto, come un completamento simbolico dell’insieme. La facciata del mausoleo è in pietra di Monte Ovolo, di colore grigio cilestro; al centro si apre la porta della cripta, fiancheggiata da due alte pietre verticali di travertino. Ai lati del monumento due gradinate diritte, larghe sei metri, una per lato salgono il poggio sino a portare ad altre due scale più strette e semicircolari che conducono sino al piazzale della villa: Davanti all’edificio e quindi sulla sommità del poggio sorge una colonnetta di marmo bianco in cui è un busto di Guglielmo Marconi, pure in marmo bianco, opera pregevolissima dello scultore Dazzi.
Alla cripta si accede attraverso un vano che è ornato di una cancellata in ferro battuto costruita dagli artigiani bolognesi. L’interno della tomba è cilindrico, in travertino bianco, con numerose nicchie che s’aprono sulla parete circolare. In mezzo lievemente spostato verso il fondo è il grande sarcofago in marmo color porfido, poggiante su una lastra in marmo carrarese verde. Il soffitto del mausoleo, a calotta, è in calcestruzzo di cemento armato color giallo. Sul fondo della parete di travertino sono incise le parole “Diede con la sua scoperta il sigillo a un’epoca della storia umana”. Al centro del monumento, sopra la porta della cripta c’è una croce di colore rosso e vi è sotto la semplice iscrizione: “Guglielmo Marconi 25 Aprile 1874 – 20 Luglio 1937”.
Questa è l’opera nuova che sarà presto inaugurata e che resterà nel tempo a rammentare la gloria di un grande Bolognese; a ricordare come l’Italia onora i suoi figli più degni”  
Le manifestazioni per l’inaugurazione del mausoleo ebbero inizio il giorno 6 ottobre con la traslazione della salma e proseguirono il giorno successivo con l’inaugurazione ufficiale del Mausoleo.
Nel pomeriggio del 6 ottobre verso le ore 15, in forma privata, alla presenza dei famigliari e di alcune autorità civili e religiose fu estumulata la salma, e dopo la benedizione nella chiesa di S. Girolamo alla Certosa il feretro è stato posto su una auto funebre che ha lasciato la Certosa avviandosi verso Pontecchio Marconi. Durante il tragitto il feretro è stato oggetto di manifestazioni di stima e di affetto da parte della popolazione schierata ai bordi della strada.
Quando il feretro è arrivato nel piazzale antistante il Mausoleo ad attenderlo c’era il parroco di Pontecchio Don Ottavio Balestrazzi, accompagnato dal parroco di Sasso e da altri Sacerdoti, che ha impartito la benedizione alla bara. Il feretro è quindi trasportato, lungo la rampa che da accesso al Mausoleo, davanti alla cripta dove è stato tumulato nel sarcofago di marmo che sorge al centro della cripta stessa.   Per la cerimonia di inaugurazione dell’indomani, le autorità locali di Bologna invitavano a tener chiusi i negozi nella mattinata per permettere a tutti di partecipare alla manifestazione dell’inaugurazione del Mausoleo. Inoltre sulla stampa locale era pubblicata una inserzione intitolata “Bandiere al vento” che invitava la cittadinanza ad esporre le bandiere per le manifestazioni che si sarebbero svolte in occasione delle solenni celebrazioni marconiane.   A sorpresa, la stampa non ne aveva mai accennato, all’inaugurazione era presente anche il capo del governo Benito Mussolini. Sin dalle prime ore del mattino migliaia di persone e numerosissime autorità si diedero appuntamento a Pontecchio riempendo tutti gli spazi possibili intorno al Mausoleo e a villa Griffone. Erano presenti i famigliari di Marconi tra cui ovviamente la vedova di Marconi, Marchesa Maria Cristina e la figlia Elettra, che oggi è qui presente tra noi a ricordare ancora quell’avvenimento, Luigi Federzoni che aveva sostituito Marconi alla presidenza della Reale Accademia d’Italia e presidente della Fondazione Marconi, oltre alle massime autorità politiche e scientifiche di allora. Erano presenti anche Delegazioni di Stati esteri.
La cerimonia di inaugurazione fu semplice e commovente, Il Cardinale di Bologna Nasali Rocca benedisse la cripta e successivamente il capo del governo seguito dai Famigliari e dalle autorità entrò nel Sacrario per rendere omaggio alla memoria di Marconi.
In questa occasione fu anche presentata la prima copia del libro “Scritti di Guglielmo Marconi” edito per l’occasione dall’Accademia d’Italia, che contiene oltre ad una biografia dello Scienziato, quasi tutti i discorsi che Marconi tenne nei più prestigiosi consessi di tutto il mondo.
Subito dopo il corteo salì le scalinate che portano alla villa per inaugurare il busto di Marconi, scolpito in  marmo bianco di Carrara, opera dello scultore, Arturo Dazzi. Successivamente fu anche scoperta la lapide, posta sotto la finestra della stanza dei bachi, da dove Marconi lanciò i primi segnali di telegrafia senza fili nella primavera del 1895. La lapide reca incise le parole: “Da qui Marconi lanciò il primo segnale radio. Primavera 1895”. L’inaugurazione del Mausoleo si concluse con un ultimo omaggio alla tomba di Guglielmo Marconi anche da parte delle numerose persone comuni che erano venute a testimoniare l’affetto per questo grande Scienziato che amava profondamente il proprio Paese, l’Italia, e la propria gente tanto da non aver mai voluto rinunciare alla cittadinanza italiana e da avere sempre avuto nostalgia della propria terra, come testimoniano queste parole da lui pronunciate: Nell’avvicinarmi al tramonto della vita, il mio più grande rimpianto è quello di non avere concentrato maggiormente il mio lavoro in Italia, ma ciò è avvenuto per circostanze indipendenti dalla mia volontà. In ogni modo io ho offerto sempre all’Italia quanto di meglio ho potuto fare”.   Durante l’ultima guerra mondiale sia la villa che il mausoleo subirono danni molto gravi; la villa subì il crollo totale dell’ala ovest, praticamente quella in cui noi ci troviamo. Inoltre la villa fu ripetutamente occupata e ciò comportò tra l’altro il saccheggio degli arredi e dei cimeli marconiani che erano stati recuperati per poter istituire un museo. In pratica quella che era stata la signorile ed accogliente casa di campagna della famiglia Marconi fu semidistrutta e saccheggiata. I lavori di ricostruzione e restauro iniziati nel 1946 terminarono nel 1965.
Anche il mausoleo fu colpito da numerose bombe che ne perforarono in vari punti la calotta che fu riparata e messa a punto con i lavori del 1946.
Dal giugno 1995 anche la moglie di Marconi Marchesa Maria Cristina Bezzi Scali, che tanto si è impegnata in vita affinché il nome del marito avesse un degno posto tra i più grandi inventori dell’umanità e che aveva sempre espresso il suo desiderio di non essere separata dopo la morte dal suo amato marito, è sepolta accanto a Guglielmo Marconi grazie ad una speciale autorizzazione (tumulazione privilegiata).
Oggi grazie alla Fondazione Marconi, guidata in modo esemplare dal Prof. Falciasecca, che ha dato un rinnovato impulso sia organizzativo che di contenuti all’attività della Fondazione stessa, questi luoghi: la villa Griffone con il suo interessantissimo Museo interattivo che è stato istituito utilizzando anche la famosa stanza dei bachi, il Mausoleo, con la sua imponenza, il parco che è stato arricchito di cimeli, sono meta di un numero sempre crescente di visitatori che, con animo commosso e riconoscente, vengono a rendere omaggio alla grande figura di Guglielmo Marconi che con la sua invenzione “ha dato voce al silenzio”, ha rivoluzionato il modo di comunicare tra le persone di tutto il mondo. 
Vi ringrazio per l’attenzione Giuliano Nanni



Giugno 1932 - Il gruppo della Famèja Bulgnèisa, davanti a Villa Griffone


Giugno 1932 - La sfilata delle carrozze della Famèja Bulgnèisa, durate il ritorno dalla gita da Villa Griffone.

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