Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


Otto mesi prima di Reggio il Tricolore era già una realtà


Nell'Archivio Storico di Cherasco, ove avvenne il famoso armistizio e poi la pace del 1796 tra Napoleone e le truppe austro piemontesi, è stato trovato un documento che comprova in modo inconfutabile la nascita del Tricolore italiano già nel maggio del 1796, otto mesi prima della famosa riunione di Reggio verbalizzata da don Giuseppe Compagnoni.

Ecco di che si tratta.

Il prof. Francesco Bonifacio, direttore dell'archivio storico di Bra-Cherasco, sta svolgendo una ricerca a proposito dell'Armistizio di Cherasco relativa alla pace firmata il 17 maggio 1796, argomento che è stato innescato dal prof. Nìcolo Capriata di Carloforte, sull'Isola di San Pietro.

Da un mese il prof. Francesco Bonifacio-Gianzana sta vagliando diversi documenti. Scopo della ricerca è stabilire quali erano state le condizioni stipulate nell'armistizio napoleonico del 28 aprile 1796. Il prof Bonifacio, storico di chiara fama e specializzato sul periodo successivo alla Rivoluzione Francese, ha estratto dagli atti alcune pagine tratte dal "Libro famigliare di me Sacerdote ed Avvocato Giovanni Francesco Damilano 1775-1802".

Damilano, dotto giureconsulto inserito nell'amministrazione municipale della cittadina cuneese, ha lasciato voluminosi tomi di cronache del suo tempo, ricche di informazioni su eventi ai quali aveva partecipato in prima persona.

Da una perizia calligrafica effettuata il 22 marzo 2011 dal prof. Artur Grovin di Zurigo, traspare un'episodio molto importante per definire la nascita del nostro Tricolore. Ricordiamo che Grovin è stato assistente del prof. Max Frei, uno dei periti calligrafici più quotati in Europa, noto per i suoi profondi studi eseguiti sulla Sindone, responsabile del settore di criminologia della Confederazione Elvetica, docente all'Università di Ginevra di corsi di palinologia, scienza che studia la presenza di polline negli oggetti.

Nel testo accluso scritto di proprio pugno dal Damilano, nel paragrafo titolato "stendardo" a pagina 36, del volume citato, si legge che il giorno 13 maggio 1796 (in occasione della famosa Pace di Cherasco) "si è elevato uno stendardo, formato con tre tele di diverso colore, cioè Rosso, Bianco, Bleu". Dall'esame di quest'ultima parola (Bleu) appare più che evidente, il vocabolo "verde", scritto nella stessa forma grafica delle parole precedenti. Dal che si deduce che il sacerdote Damilano abbia compilato in un primo tempo questa frase: "è stato elevato uno stendardo formato con tre tele di diverso colore, cioè Rosso, Bianco, Verde". Solo in un secondo tempo, la parola verde è stata corretta con Bleu.

Tale situazione grafica rivela poi che chi ha scritto "Bleu" lo ha fatto con un certo spirito di decisione. Nella parola Bianco di prima la "B" appare vergata in un modo scorrevole, mentre la "B" di bleu è rimarcata, come la "l" la "e" e la "u". " Con un indiscusso Modus scribendi di chi corregge un errore" afferma il prof. Grovin.

Il documento è molto importante in quanto dal punto di vista storico risulta fondata l'ipotesi che per l'autore del testo, ossia il sacerdote avvocato Damilano, fosse naturale e spontaneo precisare che lo stendardo innalzato a Cherasco dalle truppe francesi destinate all'Italia, fosse rosso, bianco e verde. E solo dopo una rilettura di quello che ha scritto, gli è apparso come errore il termine verde, e lo ha corretto scrivendogli sopra "Bleu".

Ciò conferma che dal 28 aprile al 17 maggio, a palazzo Salmatoris di Cherasco, ove soggiornava Napoleone si parlasse del Tricolore Italico nato a Bologna. Gli eventi bolognesi erano stati riferiti al Bonaparte dal suo commissario politico, Christophe Antoine Saliceti, sconvolto ed irritato per l'uccisione di Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni sui quali la Francia aveva riposto una certa speranza di successo. Saliceti aveva già comunicato a Napoleone che la sollevazione di Bologna era fallita. Ed ora gli forniva maggiori dettagli, sia sulla tentata sommossa quanto sulla coccarda simile a quella francese, ma col verde in luogo del turchino. Argomento questo che lo stesso Napoleone scriverà nella sua Corrispondence, quando, a proposito della Bandiera Italiana, (annunciata a Milano, pochi giorni dopo) dirà "visto che quelli hanno scelto questi colori, la stendardo sia Verde Bianco e rosso". "Quelli" ossia De Rolandis e Zamboni.

Quest'appunto messo in evidenza dal prof. Francesco Bonifacio direttamente dal testo originale dell'avvocato Damilano, anticipa al mese di maggio la decisione del Generale Francese di volere una bandiera italiana coi colori della coccarda bolognese, come realizzerà definitivamente il 7 ottobre a Milano consegnando un tricolore con questi colori alla Legione Lombarda ed alla Legione Italiana. Tale evento lo ritenne molto importante, infatti ne diede comunicazione al Direttorio di Parigi (con la lettera 988).

La decisione di Napoleone fu ripresa dal nuovo governo felsineo democraticamente eletto, "riconosciuto e decretato il 28 ottobre dal Senato di Bologna e conservato negli atti dell'Archivio di Stato di Bologna.

In altre parole: il sacerdote ed avvocato Damilano non avrebbe avuto nessun motivo per scrivere "rosso bianco e verde" se con questi tre colori non fossero già stati approvati stendardi per le armate francesi destinate a formare la Lega Italiana.


Testo Damilano pagina 36


Damilano particolare


22 marzo 2011


Ito De Rolandis

Sembra che con un editto del 29 maggio 1796 la municipalita' di Milano aveva adottato il tricolore verde bianco rosso: "ciarpa a tre colori al braccio sinistro e il pennacchio a tre colori del capello". Ma l'adozione dei tre colori nostrani aveva funzione distintiva dai colori francesi, ch'erano il bianco e il rosso e l'azzurro: adozione non obbligatoria, non rappresentativa, non ufficializzata. Quando fu deposto a Modena il governo ducale, il 6 ottobre 1796, i membri dellla Municipalita' dovevano portare sciarpa e coccarda da tricolori dei colori della bandiera francese, bianco rosso azzurro, disposizione estesa a tutti i cittadini. Anche le bandiere dell'albero della liberta' erano francesi. Sempre a Modena i cittadini il 18 ottobre - lo stesso giorno che la giunta di difesa emano' un documento sulle coordti e la bandiera coi colori "nazionali" - festeggiano invece la liberta' sventolando bandiere francesi.

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