Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


La Sommossa di Bologna


Luigi Zamboni e Giovanni Battista De Rolandis erano studenti presso l'Università di Bologna, il primo seguiva i corsi giurisprudenza e l'altro di teologia. Le notizie provenienti da Parigi, l'annuncio di una “Carta dei diritti dell'Uomo”, l'abbattimento dell'ancièn régime accese i loro entusiasmi. Furono avvicinati da un sedicente abate Bousset che li spinse a dar vita ad un moto insurrezionale. Oggi si ha ragione di ritenere che il Bousset fosse Antoine Christophe Saliceti, fondatore e capo di un nucleo di “intelligence” il cui scopo era quello di facilitare la discesa di Napoleone nella Pianura Padana, sollecitando consensi da parte della popolazione. De Rolandis e Zamboni portarono dalla loro alcuni studenti del “Collegio Ferrero, Ferrerio, o della Viola”, acquistarono alcuni fucili altri ne ricevettero dal Saliceti. Scrissero cinquanta manifesti da distribuire ai cittadini di Bologna insieme a coccarde tricolori, le prime che affiancavano tre nastrini “di cavadino verde, bianco e rosso” allegoria di giustizia, eguaglianza e libertà, fermi ideali di ogni democrazia. Erano simili alle coccarde della Rivoluzione, ma come De Rolandis spiegò al Tribunale dell'Inquisizione, “è stato sostituito il turchino col verde per non far da scimia alla Francia”. Il loro moto voleva quindi essere assolutamente indipendente, e non suggerito dall' “intelligence” di Napoleone. Al Collegio della Viola tradì, specialmente Angelo Sassoli che andò dal Cardinale Vincenti sperando di ricevere una lauta ricompensa. Gli eventi precipitarono. Le guardie del cardinale fecero irruzione nel convitto. La sommossa venne stabilita per la sera del giorno dopo, ossia la notte tra il 13 ed il 14 novembre 1794, e finì male. De Rolandis e Zamboni durante un violento temporale fuggirono per i monti. In quella notte di tregenda si rifugiarono in un taverna. Commoventi le lettere che De Rolandis consegnò all'oste dirette alla mamma ed a monsignor Campacci di Biella, direttore della “Viola”. Avvertita da un viandante, qui giunse la mamma dello Zamboni, che portò a Luigi qualche soldo, la fede matrimoniale e semplici orecchini d'oro. La donna disse che a Bologna, flagellata dalla pioggia, nessuno aveva capito quello che era accaduto. E pochi avevano appuntato sul petto la coccarda tricolore. Nel cuore della notte proseguirono la fuga. Raggiunsero il Granducato di Toscana, certi di essere in salvo. Ma le guardie papaline (al comando di Filippo Pistrucci, “la mano sinistra del demonio” come veniva chiamato) sconfinarono con disinvoltura, ed arrestarono i fuggitivi a Covigliaio il 16 novembre 1794. Trascinati in catene a Bologna furono rinchiusi nel Carcere del Torrone. Qui il 18 agosto 1795 Luigi Zamboni fu trovato senza vita. Il Sant'Uffizio dichiarò che si era impiccato. La “Gazzetta di Bologna” non ci credette e commentò la cosa con questa frase: “chissà che fatica fece lo Zamboni ad appendersi in una cella alta un metro”. De Rolandis fu sottoposto ad incredibili torture da parte del Tribunale dell'Inquisizione, che voleva conoscere il nome dei complici ed i piani d'invasione francesi. Il giovane studente ribadì che non vi erano legami con la Francia e che tutto era frutto della loro iniziativa. Invano fu difeso dall'avvocato Antonio Aldini, nipote del fisico Luigi Galvani. Aldini tentò con ogni mezzo di ridimensionare l'accaduto. Il 23 aprile 1796 Giovanni Battista De Rolandis fu condannato al capestro, prima ancora che la sentenza venisse emanata. Le “Cronache Bolognesi” sono ricche di agghiaccianti particolari. E' scritto che Giovanni Battista affrontò la forca serenamente, stringendo il Vangelo, mormorando le parole di Gesù: “Gli uomini devono essere tutti fratelli, tutti uguali, con gli stessi diritti”. Il cappio sfuggì. La folla gridò “grazia!”. Ma il Pistrucci e gli esponenti dell'Inquisizione ordinarono al boia Antonio Pantoni di Reggio Emilia di proseguire. Costui allora salì sulle spalle del giovane per rendere più sicura la strozza, mentre la folla urlava di raccapriccio. Il 19 giugno Napoleone entrò in Bologna, cacciò i componenti del Tribunale dell'Inquisizione e sequestrò tutti i beni della Chiesa. Ordinò che le ceneri di De Rolandis e Zamboni fossero issate su un'alta colonna issata alla Montagnola. Il 22 giugno Aldini fu nominato da Napoleone Primo Segretario del Governo della Provincia e suo Ministro. Commissario Capo di Polizia fu invece nominato il Saliceti.

Non si sa se il grande poeta Ugo Foscolo fosse presente all'esecuzione del giovane De Rolandis, di certo ci sono le prove che il manoscritto del le “Ultime Lettere di Jacopo Ortis” fu rubato e plagiato da Angelo Sassoli, il sicofante che aveva tradito, come ha accertato Antonietta Terzani, docente di Letteratura Italiana all'Università di Basilea. 


La Sala Bologna in Vaticano 1575


Pianta della Città di Bologna (1792)
Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


Collegio della Viola a Bologna, fondato nel 1540
dal Cardinale Bonifaccio Ferrerio di Biella

Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


La presa della Bastiglia, ove il 14 luglio 1789 ebbe inizio la Rivoluzione Francese

Vita di Napoleone. 12, 13, e 14 aprile 1796, Napoleone supera le Alpi e scende in Italia battaglie di Cairo Montenotte Dego e Millesimo. Il 20 è a Mondovì, il 28 i Savoia alzano le mani ed a Cherasco si firma l'armistizio.
Il 10 maggio supera fiume a Lodi, 15 maggio entra trionfalmente a Milano. Qui si incontra con Cristoforo Saliceti, e gli chiede come va la Repubblica Cispadana. Saliceti lo aggiorna, con lui c'è Antonio Aldini. Lo mettono al corrente della débacle e della uccisione dei due patrioti (visto che loro hanno scelto questi colori... ecc) Arriva messaggero da Mantova, dice "il generale Beaulieu è entrato in città, ma ora è asseragliato nel castello e non può uscire, chiama rinforzi" Napoleone parte subito, occupa Peschiera e Venezia poi Modena e Bologna, qui rende omaggio alla Repubblica Cispadana (è la seconda volta che la chiama così) ordina che le ceneri dei due martiri siano issate alla Montagnola ecc ecc e va a liberare Mantova ma cambia idea ed arriviamo al 18 ottobre, ormai tutti chiamano il grande quadrilatero Repubblica Cispadana. a Settembre occupa trento, poi Arcole e Vicenza, il 2 febbraio 1797 libera finalmnte Mantova e firma trattato di Tolentino contro il papa che aveva rotto l'armistizio, il 18 ottobre 1797 viene siglato il trattato di Campoformio con l'Austria. Si disegna la nuova Italia, Transpadana, con Massa e Carrara, Cispadana con l'ex Repubblica di Venezia, il Polesine, Rovigo e Padova vengono tutte unite nella Repubblica Cisalpina. Nel 1802 questo nucleo formerà la prima piattaforma del Regno d'Italia. Con sicurezza la Repubblica Cisalpina aveva come bandiera una bandiera a strisce verticali verde bianca e rossa. E non orizzontali od a triangolini massonici.
Pertanto per quanto riguarda Gandolfi, il primo disegno si sa per certo che appartiene a carteggi prima del 28 ottobre 1796, il secondo disegno appartiene ai carteggi dopo il 28 ottobre 1796 E' vero che la Cisalpina fu decretata il 18 ottobre 1797, ma ci sono documenti che già la citavano così prima. Purtroppo in questa storia più volte ho notato un rincorrersi di date, disarmanti. La Repubblica Cispadana nacque ufficialmente il 18 ottobre 1797.


Un'iconografia molto diffusa negli anni 1797-1799, durante le cosiddette repubbliche giacobine.


Disegno di Gandolfi (nappa e bandiera) dopo il 18 ottobre.

I FRANCESI A BOLOGNA

Il 18 giugno 1796 l’avanguardia dell’esercito francese entrò in città da Porta San Felice, seguita due giorni dopo dal generale Bonaparte.
Il giorno successivo veniva espulso il Legato, cardinale Ippolito Vincenti Mareri, dichiarato decaduto il governo pontificio e restaurata l’antica «Libertas» del Comune.
Bologna, in un primo tempo capitale della Repubblica Cispadana (proclamata il 27 dicembre 1796, riunendo i territori di Bologna, Ferrara, Modena, Reggio e successivamente della Romagna), perse il primato con l’annessione nella Cisalpina, nata il 9 luglio 1797 con capitale Milano. Mentre la città assisteva alle numerose e pittoresche manifestazioni organizzate dai giacobini locali, Napoleone consolidava l’alleanza con l’antica classe senatoria e con la nuova borghesia attraverso la vendita dei beni delle congregazioni religiose soppresse, che lui stesso suggerì per sanare le finanze del nuovo Stato.
Dopo la temporanea riconquista di Bologna da parte delle armate austro-russe (1799-1800), i Francesi, in seguito alla vittoria di Marengo (14 giugno 1800) ripresero il controllo della città, che venne così inserita all’interno di uno Stato fortemente centralizzato e strutturato secondo il modello francese.
Al Congresso di Lione, in cui la Cisalpina assunse nome e costituzione di Repubblica Italiana (1802), alcuni rappresentanti bolognesi svolsero un ruolo di primo piano, senza però che la città si sentisse particolarmente coinvolta.
Forte eco suscitò invece la visita di Napoleone, divenuto ormai Imperatore (e Re d’Italia), avvenuta dal 21 al 25 giugno 1805, che si legò anche ad alcuni importanti provvedimenti, che lasciarono un segno a volte indelebile nel volto della città: il rilancio e il potenziamento dell’Università, la sistemazione idraulica del Reno, la trasformazione della Montagnola in giardino pubblico, la creazione di viali alberati attorno alle mura.


(vignetta di Alberto Calosso)


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