Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995



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Napoleone Bonaparte I

Sotto: il testo integrale della storica lettera: Milano, 20 Vendemmiatore (11 ottobre 1796) (lettera n. 988 nel nuovo Epistolario), indirizzata al Direttorio Esecutivo, nella quale Napoleone precisa che i colori nazionali della Legione Lombarda saranno il verde, il bianco e il rosso. In essa il Generale comunica di avere approntato anche il progetto organizzativo della prima Legione Italiana, cioè di quella che dovrebbe essere deliberata dal congresso dei Delegati di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia, in corso di convocazione.


Tratto da: Correspondance inédite officielle et confidentielle de Napoléon Bonaparte
Paris 1819 pag. 95


Tratto da: Il Tricolore: duecento anni, 1797-1997 / Ugo Bellocchi, Modena: Artioli, [1996] pag.51

19 giugno 1796
 i francesi  entrano  in  Bologna
accolti dalla folla festosa

L' ira di Napoleone

Il 23 aprile 1796 Napoleone entrò in Italia attraversando l’Appennino ligure sopra Savona. Era lo stesso giorno in cui a Bologna veniva ucciso Giovanni Battista De Rolandis. Il Bonaparte seguiva la sua tattica preferita, spostare l’esercito in modo fulmineo e battere i nemici separatamente. A Cairo Montenotte riuscì nella sua strategia, e la compagine avversaria si spezzò, i piemontesi scesero a Millesimo, e furono sconfitti. Stessa sorte subirono gli austriaci a Dego. Il Re di Sardegna Vittorio Amedeo III temendo che l’armata francese distruggesse Torino, propose l’armistizio di Cherasco e poi la Pace di Parigi, per la quale dovette cedere alla Francia (come rimborso spese) la contea di Nizza e la Savoia, con una postilla: l’impegno del libero transito francese attraverso il Piemonte. Il trattato d’armistizio fu firmato nel Palazzo Salmatoris di Cherasco, piccolo centro che in tal modo si guadagnò il titolo di “Città della Pace”. Non si sa se al tavolo sedeva anche il Saliceti, di certo questi incontrò Napoleone a Milano la sera del 15 maggio, subito dopo l’ingresso trionfale dell’armata parigina nella gotica piazza antistante il Duomo.

L’attesa padana
Al generale stava a cuore la questione padana. Prima di valicare le alpi Giulie e puntare su Vienna voleva assicurarsi l’appoggio degli altri stati italiani. Della pianura padana gli premeva in modo particolare la Romagna, dominata dallo Stato della Chiesa, e dall’intransigenza di quel Francisco Xaverio de Zelada. C’era una forte acredine tra Napoleone ed il capo dell’Inquisizione: il cardinale dell’Inquisizione tre anni prima (1793) diede esempio della sua crudeltà violando i principi internazionali di belligeranza, infatti istigò la folla romana a massacrare Nicolas Jean Hugou de Bassville, ambasciatore di Francia a Napoli, andato in delegazione in Vaticano per trattare con papa Pio VI.
L’efferato delitto non piacque a Napoleone “in guerra ci si ammazza, ma ci si ammazza con stile, rispettando le regole”.
Il Bonaparte domandò quindi com’era la situazione in Romagna, e Antoine Chistophe Saliceti raccontò quanto era accaduto, e che i due giovani studenti sui quali aveva posto tanta fiducia erano stati uccisi.
“Li hanno uccisi così, senza colpa alcuna!?” gridò “Ora sappiamo chi dobbiamo combattere!” Qualche giorno dopo costituì la Lega Italiana poi la Legione Lombarda.
In questa circostanza, per la prima volta, il Bonaparte affrontò la questione della Bandiera Italiana. E quella sera stessa scrisse di proprio pugno (Testo tratto da "Corrispondance de Napoléon I ..; Parigi, 1859 vol II, n. 1085, fatto ripubblicare da Napoleone III, fu pubblicato per la prima volta in Correspondance inédite officielle et confidentielle de Napoléon Bonaparte Paris 1819 pag. 95, quando Napoleone I era ancora in vita)

…poser fanatisme à fanatisme, et nous faire des amis des peuples qui, autrement,deviendraient nos ennemis acharnés. Vous y trouverez l'organisation de la légion Lombarde. Les couleurs nationales qu'ils ont adoptées sont le vert, le blanc et le rouge. Parmi les officiers il ya beaucoup de Français; les autres sont des officiers italiens qui, depuis plusieurs année, se battent aver nous à l'armée d'Italie. Le chef de brigade est un nommé La Hoz, Milanais: il était aide de camp du général La Harpe; je l'avrais pris aver moi; il est connu des représentant qui ont été a l'armé d'Italie .... Vous trouverez ci-joint un manuscripte de l'organisation que je compte donner à la première légion italienne, A cet effet, j'ai écrit aux commissaires du Governement pour les gouvernant de Bologne, de Modena, de Reggio et de Ferrare aient à se réunir en congrès: cela se fera le 23, Je n'outblie rien de ce qui peut donner de l'energie è cette immense population et tourner les esprits en notre faveur, La Lègion Lombarde sera soldée, habilée, équipée par les Milanais, Pour subvenir à cette dépense, il foudra les autoriser à prendre l'argenterie del églises, ce qui vient à peu près à un million....…

Fare attenzione al capoverso che inizia con "Vous y trouverez l'organisation de la légion Lombarde. Les couleurs nationales qu'ils ont adoptées sont le vert, le blanc et le rouge. Parmi les Officiers......"
(I colori nazionali che essi [De Rolandis-Zamboni] hanno adottato sono il verde, il bianco e il rosso).

Napoleone, scrivendo, pensa come interlocutore ad Antoine Christophe Saliceti, quindi si capisce di più quando afferma, diretto a Pierre-Anselme Garrau: "Dovete organizzare a Bologna o a Modena un Congresso di un centinaio di deputati degli Stati di Ferrara, Modena, Bologna e Reggio Emilia, …...ma la mano francese non dovrà comparire...", Napoleone pensa al servizio di intelligence comandato dal Saliceti.

Essendo quello del Saliceti un servizio segreto (cercare su una enciclopedia la storia del Saliceti), è evidente che Napoleone non nomina De Rolandis e Zamboni, ma dice semplicemente: "ils", ossia quelli, quei due". E’ il 7 ottobre. Ma ecco la successiva lettera datata Milano, 20 Vendemmiatore (11 ottobre 1796) (lettera n. 988 nel nuovo Epistolario). E’ indirizzata al Direttorio Esecutivo, nella quale Napoleone precisa che i colori nazionali della Legione Lombarda saranno il verde, il bianco e il rosso. In essa il Generale comunica di avere approntato anche il progetto organizzativo della prima Legione Italiana, cioè di quella che dovrebbe essere deliberata dal congresso dei Delegati di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia, in corso di convocazione.

11 ottobre 1796
Pertanto il giorno 11 ottobre 1796 è a tutti gli effetti la data in cui Napoleone approva la Bandiera Nazionale Italiana, (vale a dire il Tricolore Italiano), e il 28 ottobre 1796, il decreto è firmato dal Senato di Bologna. Il documento,
consultabile integralmente cliccando qui, stabilisce la realizzazione concreta del Vessillo (ossia cucire materialmente le tre bande verticali della bandiera: verde bianca e rossa.)
Col passo interessato del documento originale (leggibile nella pagina seguente) vi è la trascrizione della frase. Esso è conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna.
Quella frase: "i colori sono già stati stabiliti" si riferisce quindi al colloquio avuto col Saliceti, con ogni probabilità il 7 ottobre a Milano.

A Bologna
Il 19 giugno 1796 pertanto Napoleone entra in Bologna da porta San Felice. Il Senato di Bologna gli consegna subito un documento in cui si implora l’immediata liberazione dei prigionieri politici. La petizione è conservata all'Archivio di Stato di Bologna, Atti dell'Assunteria di magistrati, foglio 83. E’ scritto:

"Eccellenza, il tempo dell'oppressione è finito. Quella libertà che natura donò, il dispotismo tolse e l'invitta Nazione Francese ai Popoli l'ha restituita, ah si era delitto il reclamarla. Ora è dovere e virtù difenderla e sostenerla.
Il Senato del Comune di Bologna la vuole ad ogni costo. Argomento ne sia la preghiera che vi fa per gli infelici nell'acclusa nota descritta. Appena tentarono di svegliare Bologna dal suo letargo, di additarle i perduti diritti, d'invitarla alla libertà, che l'un d'essi fu dannato a morte, gli altri cacciati esuli dalla Patria, e molti fatti servi d'ingiusta pena, e chiusi qual nelle case di forza, qual ne' forti, qual nelle galere del Papa.
Voi con l'amnistia con lui segnata non obliaste di patteggiare la libertà. Chiunque alla Francese Repubblica ed alle massime sue attaccato, incontrato abbia processi o pene , deve sciogliersi dalle barbare catene che lo circondano.

A Voi dunque, Generale invitto e più gran Cittadino, a Voi raccomanda il Senato di Bologna, quelli che l'antico Tribunal del Torrone calpestando i diritti di natura crudelmente dannò. Vengano sottratti questi miseri dai ceppi, né quali gemono ingiustamente e la liberazione loro sia argomento di giubilo al Senato e conforto a' buoni, d'incoraggiamento ai pavidi e pegno sia a tutti che proteggete e proteggerete ognora la libertà a cui ci avete dopo tanti secoli restituiti" .

Tra i firmatari del Senato di Bologna vi è l'avvocato Antonio Aldini. Segue la nota di tutti i condannati, con la citazione, a fianco il nome, la città di provenienza, ed il luogo dove sono rinchiusi.
Bonaparte lo tiene in grande pregio, infatti lo si trova riprodotto tal quale nella "Corrispondence de Napoleon I, publié par ordre de Napoleon III - Paris 1858, T.I. pag 556 Titolo "Notes des soggetti détenu pour cause d'une prétendue revolution, dont on demandé à Rome la liberté""
Dà ordine di liberare immediatamente tutti i detenuti politici ed a gloria di Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni ordina che la loro memoria sia onorata con ogni devozione. Quindi dispone affinché le loro ceneri siano issate alla sommità dell'alta colonna della libertà fatta innalzare in Piazza d'armi. Cosa che fu eseguita il 6 gennaio 1798, giorno che istituì come primo anno della bandiera tricolore italiana. Non il 7 gennaio, ma il 6. (I giornali dell’epoca rammentano Bologna totalmente imbandierata)

La colonna in questione era alta 60 piedi (23 metri). Osservano le cronache che alla sommità vi era una scultura che rappresentava sei monti ed una stella, stemma del papa Alessando VII della casa Ghigi. Alla base vi era invece invece lo stemma di papa Clemente VIII. Dopo il ritiro di Napoleone, il 30 giugno 1799 rientrati a Bologna, gli austriaci, rimossero le urne e ne dispersero le ceneri.
Nel 1805 quando i giardini della Montagnola furono destinati a parco pubblico, la colonna, già pericolante, fu abbattuta. Ed in pochi bolognesi è rimasto il suo ricordo.



Antoine Christophe Saliceti


Pierre-Anselme Garrau


La Coccarda tricolore del 1794 da cui deriva la Bandiera Italiana conservata nella teca napoleonica
al "Museo Europeo degli Studenti" dell'Università di Bologna, II piano, Via Luigi Zamboni, 33


Teca napoleonica con la prima Coccarda tricolore (1794)
conservata al "Museo Europeo degli Studenti" dell'Università di Bologna, II piano, Via Luigi Zamboni, 33


Poiché il grosso pubblico ha bisogno di riferimenti precisi, noi riteniamo di fissare nel giorno 11 ottobre 1796 la data in cui Napoleone ha approvato la Bandiera Nazionale, (vale a dire il Tricolore Italiano), e il 28 ottobre 1796, il decreto firmato dal Senato di Bologna per la realizzazione concreta del Vessillo (ossia cucire materialmente le tre bande verticali della bandiera verde bianca e rossa.) 
In allegato copia del documento originale con la trascrizione del passo interessato, conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna. 
Quella frase: "i colori sono già stati stabiliti" si potrebbe riferire al colloquio avuto col Saliceti, con ogni probabilità il 7 ottobre a Milano, oppure dopo l'avvenuta impiccagione del De Rolandis quando - logicamente - Napoleone fu informato di quanto era accaduto a Bologna, o da Antonio Aldini o dal Saliceti. Ma su questo fatto qui in Italia non ci sono documenti scritti, ma solo deduzioni logiche, come aveva già scritto Clelia Fano in "Cristoforo Saliceti in Emilia" nel 1935. In particolare "poiché Saliceti era l'ideatore e faceva parte del servizio riservato di Napoleone, non si può sperare di trovare documenti scritti sulla sua attività nella pianura padana, o della sua corrispondenza segreta con il Bonaparte".


Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926
La data del primo verbale 28 OTTOBRE 1796

 Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso
Estratto del verbale del Senato di Bologna datato 28 ottobre 1796 in cui si legge:
"Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera,
si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso."


Torino, 3 luglio 2009

Ito De Rolandis



 

Asti Bologna Milano, tre città unite dalla stessa araldica



Vessillo della Città di Bologna


Vessillo della Città di Asti

Un sottile ma tenace legame univa nel medioevo le città di Asti, Bologna e Milano, i cui emblemi araldici sono una croce rossa in campo bianco. Per questo motivo tradizioni, cultura, arte, usanze ed anche modi di vivere, come la gastronomia, o vocaboli in dialetto, uniscono queste grandi realtà (Torino era ancora un grosso paese).
Milano era "padrona" di Bologna e di Asti. Infatti esse appartenevano alla famiglia dei Visconti.
Valentina Visconti nel 1387 sposò il conte Luigi d'Orléans, fratello del Re di Francia, Carlo. E Valentina ("tanto bella che ebbe 14 figli" come scrive il Ventura) portò in dote, parte della Lombardia, la Città di Asti e l'Astigiano (ossia il Monferrato), Bologna (ed il bolognese) ed il Po.
Intendiamo il fiume Po. Il Po infatti rappresentava da solo un valore commerciale di enorme ricchezza, poichè a quel tempo era l'unica "strada" di grande comunicazione per il trasporto delle merci tra Piemonte, Lombardia e Venezia, compresi i carichi che giungevano nella città di San Marco dal mare. Il Po era completamente navigabile ed i battelli facevano spola tra Venezia e Asti, utilizzando il corso del Po sino a Casale e poi risalendo il Tanaro. Per questo l'occupazione di Casale, penultimo porto del Po, nel 1500 fu oggetto non solo di guerre ed assedi spietati, ma anche di decine di romanzi come quelli di Alessandro Dumas. La merce, scaricata dai battelli che attraccavano ad Asti, veniva poi inviata al mercato francese attraverso la strada francigena, che da Asti, toccava Alba, Pollenzo, e poi si biforcava o per i valichi alpini della Val Susa o per il passo dell'Argentera.
Geograficamente Savona era molto più vicina a Cuneo, punto obbligato per la Francia meridionale, ma la barriera delle Alpi Marittime e Cozie ponevano questi due centri a 5 giorni di distanza l'una dall'altra!

Torino, 3 febbraio 2011

Ito De Rolandis



Vi accludiamo la riproduzione di un testo che ci ha fatto sobbalzare e che poniamo con piacere alla vostra attenzione.
Ecco cosa è scritto.
Le parti importanti sono state circondate da un’elisse in rosso.

1) Sarebbe interessante sapere qualcosa di più su questa Bologna Nova cronaca manoscritta.

2) Sarà possibile avere fotocopia dell'Armistizio concluso col Bonaparte da parte del governo di Bologna? Qui è citato in firma con Napoleone, niente meno che il Saliceti (con una "t" sola). Dunque abbiamo la conferma che il sedicente abate Bauset era proprio il capo dei servizi di intelligence Cristophe Saliceti!!!!! Pertanto è fuor di dubbio che il Tricolore "autentico" fosse quello di Bologna. Certamente Bonaparte non va a dare la propria benedizione su qualcosa che non fosse farina del proprio sacco!!!!! E questo spiega anche come mai i nostri hanno mutato l'azzurro in verde. Erano filo francesi, ma solo sino a un certo punto, oltre no. Erano italiani, e la loro sommossa era italiana, fortemente italiana e tale doveva rimanere. Amici dei francesi, ma i due giovani si battevano non per la Francia, ma per l'Unione Italiana. Saliceti, aveva già dimostrato la propria partecipazione alla grande lezione di fedeltà dimostrata dai due studenti nel non aver mai tradito il legame che li univa al Saliceti stesso. De Rolandis preferì la forca piuttosto di un tradimento, e questo non va dimenticato. E non se lo è neppure dimenticato Napoleone che - come abbiamo visto nelle "Memoires" lo sottolinea. Arrivato Napoleone a Bologna il governo pontificio si arrende e chiede un armistizio. Ed ecco che Saliceti balza alla qualifica che gli compete: a fianco di Napoleone il comandante generale dell'Armée, nella sigla dell'importante documento. E il Bonaparte fa firmare l'atto anche dal Saliceti.
Ma Napoleone non si ferma qui, e bacchetta il cardinale - principe proprio su come costui condusse il processo a De Rolandis. Questi documenti qui sono spariti, ma penso di averne trovata traccia. Vi dirò.
Comunque è importante trovare questo Armistizio con la firma di Saliceti. E' Importantissimo!!!!! Questo testo conferma ulteriormente la presenza del Saliceti a Bologna .

3) La posizione del documento all'Archivio di Stato di Bologna, anche in questo caso la riproduzione del documento è un tassello da aggiungere al sito.

4) E questo è un colpo di scena notevole. Dunque nel 1795 abbiamo una curiosa coincidenza!!!!! E chiamiamola per ora coincidenza; il Capo dell'Inquisizione Francisco Xavierio de Zelada, Consigliere Particolare del Pontefice Pio VI, e Segretario di Stato Vaticano, rinchiude nel penitenziario di San Leo gli esponenti "nobili" della Sommossa di Bologna, i dottori Succi e Gavassetti, laureati in Medicina all'Università Alma Mater di Bologna, e i familiari di Zamboni, madre e zia (ci doveva essere anche il padre, ma non è chiaro se Giuseppe Zamboni sia morto di stenti e di torture al Torrone di Bologna o in San Leo).
Se andiamo al processo, ricorderemo una deposizione da non sottovalutare: "madre e zia dello Zamboni cucivano le coccarde, destinate ai passanti e a chi partecipava all'impresa. Poi il teste puntualizza, quelle dirette ai passanti erano piccole, quattro molto grandi erano destinate ai quattro capi, Zamboni, De Rolandis, Gavassetti, e Succi". Dunque Gavassetti e Succi non erano personaggi "minori".
Ma in San Leo c'era un altro strano personaggio, il Conte di Cagliostro!!!!! Nello stesso torrione, nello stesso carcere. Tutti sottoposti agli stessi interrogatori da parte del crudele cardinale spagnolo Francisco Xavierio de Zelada, citato dal poeta Gnexa "degno compare del Pistrucci" la mano sinistra del demonio, erede diretto di Tomàs de Torquemada, il prelato che iniziò prima il sanguinoso sterminio degli ebrei, poi il rogo di chi giudicava eretico.

Notizia: il signor Francisco Xaverio de Zelada non solo ha ordinato la morte di De Rolandis, di Zamboni, di Cagliostro, ma anche quella di Basseville a Roma!!!!! Ecco perchè Napoleone si è infuriato.
Basseville era ambasciatore di Napoleone e voleva intavolare accordi con Pio VI !!!!!!!!
Ma de Zelada lo ha fatto ammazzare dal popolo....




Francesco Saverio de Zelada (Roma, 27 agosto 1717 – 19 dicembre 1801)


Uniforme della Guardia Civica di Bologna, 1796


Comune di San Leo

La Rocca


Rocca di San Leo: Prima prigione di Cagliostro






Rocca di San Leo: seconda e ultima prigione di Cagliostro
chiamata il Pozzetto, perché priva di porta - il detenuto fu calato da una botola del soffitto.
il 23 agosto 1795 fu trovato semiparalizzato nel suo tavolaccio.
Cagliostro morì il 26 agosto 1795, verso le 22:30 dopo 3 giorni di agonia,
Il medico della fortezza di San Leo, nello stilare il referto di morte di Cagliostro, scrive di
proprio pugno che "il detenuto Cagliostro defunto, teneva nella  tasca
dei pantaloni nastrini  verdi, bianchi e rossi".
Fu tolto dalla sua cella per ordine del comandante del forte,
e fu trasportato a ponente della spianata della fortezza di San Leo, e qui fu sepolto come un infedele.

Il Tricolore di Bologna e la Coccarda regolamentare

Les Italiens dans l'Armée napoléonienne: Des légions aux Armées de la République italienne et du Royaume d'Italie

Le Mystère de la Cocarde
Cet article est paru dans le n° de juillet du mensuel " le Monde de la Révolution française" (1989).


Fondation Napoléon

Il data 15 ottobre 1796, il generale Napoleone Bonaparte proclamò a Milano la Repubblica Transpadana,
in data 9 luglio 1797 la Repubblica Transpadana si fuse con la Repubblica Cispadana,
dando così vita alla Repubblica Cisalpina, la bandiera militare era uguale all'attuale bandiera di Stato.
Repubblica Transpadana


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