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Bologna: Bandiera storica del Comune

Napoleone Bonaparte I
Sotto: il testo integrale della storica lettera: Milano, 20 Vendemmiatore (11 ottobre 1796) (lettera n. 988 nel nuovo Epistolario), indirizzata al Direttorio Esecutivo, nella quale Napoleone precisa che i colori nazionali della Legione Lombarda saranno il verde, il bianco e il rosso. In essa il Generale comunica di avere approntato anche il progetto organizzativo della prima Legione Italiana, cioè di quella che dovrebbe essere deliberata dal congresso dei Delegati di Ferrara, Bologna, Modena e Reggio Emilia, in corso di convocazione.
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Fare attenzione al capoverso che inizia con "Vous y trouverez l'organisation de la Legion Lombarde. Les couleurs nationales qu'ils ont adoptées sont le vert, le blanc e le rouge. Parmi les Officiers......"
(I colori nazionali che essi [De Rolandis-Zamboni]
hanno adottato sono il verde, il bianco e il rosso).
Napoleone, scrivendo, pensa come interlocutore ad Antoine Christophe Saliceti, quindi si capisce di più quando afferma, diretto a Pierre-Anselme Garrau: "Dovete organizzare a Bologna o a Modena un Congresso di un centinaio di deputati degli Stati di Ferrara, Modena, Bologna e Reggio Emilia, ma la mano francese non dovrà comparire ...", Napoleone pensa al servizio di intelligence comandato dal Saliceti.
Essendo un servizio segreto (cercare su una enciclopedia la storia del Saliceti),
è evidente che Napoleone non nomina De Rolandis e Zamboni, ma dice semplicemente: "ils", ossia quelli, quei due".
De Rolandis, ormai consapevole del fallimento dell'iniziativa, scrive al Direttore della Viola: "Se il Cardinale ha le sue spie noi ne abbiamo altrettante, e ben più scaltre" (riferendosi all'Abate Bousset, ossia al Saliceti). |
Antoine Christophe Saliceti
Pierre-Anselme Garrau
Coccarda originale conservata nella teca napoleonica
al "Museo Europeo degli Studenti" (MeuS) dell'Università di Bologna, II piano, Via Luigi Zamboni, 33

Teca napoleonica
al "Museo Europeo degli Studenti" dell'Università di Bologna, II piano, Via Luigi Zamboni, 33
Poiché il grosso pubblico ha bisogno di riferimenti precisi, noi riteniamo di fissare nel giorno 11 ottobre 1796 la data in cui Napoleone ha approvato la Bandiera Nazionale, (vale a dire il Tricolore Italiano), e il 18 ottobre 1796, il decreto firmato dal Senato di Bologna per la realizzazione concreta del Vessillo (ossia cucire materialmente le tre bande verticali della bandiera verde bianca e rossa.)
In allegato copia del documento originale con la trascrizione del passo interessato, conservato presso l'Archivio di Stato di Bologna.
Quella frase: "i colori sono già stati stabiliti" si potrebbe riferire al colloquio avuto col Saliceti, con ogni probabilità il 7 ottobre a Milano, oppure dopo l'avvenuta impiccagione del De Rolandis quando - logicamente - Napoleone fu informato di quanto era accaduto a Bologna, o da Antonio Aldini o dal Saliceti. Ma su questo fatto qui in Italia non ci sono documenti scritti, ma solo deduzioni logiche, come aveva già scritto Clelia Fano in "Cristoforo Saliceti in Emilia" nel 1935. In particolare "poiché Saliceti era l'ideatore e faceva parte del servizio riservato di Napoleone, non si può sperare di trovare documenti scritti sulla sua attività nella pianura padana, o della sua corrispondenza segreta con il Bonaparte".

Torino, 3 luglio 2009
Ito De Rolandis
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Vi accludiamo la riproduzione di un testo che ci ha fatto sobbalzare e che poniamo con piacere alla vostra attenzione.
Ecco cosa è scritto.
Le parti importanti sono state circondate da un’elisse in rosso.
1) Sarebbe interessante sapere qualcosa di più su questa Bologna Nova cronaca manoscritta. 2) Sarà possibile avere fotocopia dell'Armistizio concluso col Bonaparte da parte del governo di Bologna? Qui è citato in firma con Napoleone, niente meno che il Saliceti (con una "t" sola). Dunque abbiamo la conferma che il sedicente abate Bauset era proprio il capo dei servizi di intelligence Cristophe Saliceti!!!!! Pertanto è fuor di dubbio che il Tricolore "autentico" fosse quello di Bologna. Certamente Bonaparte non va a dare la propria benedizione su qualcosa che non fosse farina del proprio sacco!!!!! E questo spiega anche come mai i nostri hanno mutato l'azzurro in verde. Erano filo francesi, ma solo sino a un certo punto, oltre no. Erano italiani, e la loro sommossa era italiana, fortemente italiana e tale doveva rimanere. Amici dei francesi, ma i due giovani si battevano non per la Francia, ma per l'Unione Italiana. Saliceti, aveva già dimostrato la propria partecipazione alla grande lezione di fedeltà dimostrata dai due studenti nel non aver mai tradito il legame che li univa al Saliceti stesso. De Rolandis preferì la forca piuttosto di un tradimento, e questo non va dimenticato. E non se lo è neppure dimenticato Napoleone che - come abbiamo visto nelle "Memoires" lo sottolinea. Arrivato Napoleone a Bologna il governo pontificio si arrende e chiede un armistizio. Ed ecco che Saliceti balza alla qualifica che gli compete: a fianco di Napoleone il comandante generale dell'Armée, nella sigla dell'importante documento. E il Bonaparte fa firmare l'atto anche dal Saliceti.
Ma Napoleone non si ferma qui, e bacchetta il cardinale - principe proprio su come costui condusse il processo a De Rolandis. Questi documenti qui sono spariti, ma penso di averne trovata traccia. Vi dirò.
Comunque è importante trovare questo Armistizio con la firma di Saliceti. E' Importantissimo!!!!! Questo testo conferma ulteriormente la presenza del Saliceti a Bologna . 3) La posizione del documento all'Archivio di Stato di Bologna, anche in questo caso la riproduzione del documento è un tassello da aggiungere al sito. 4) E questo è un colpo di scena notevole. Dunque nel 1795 abbiamo una curiosa coincidenza!!!!! E chiamiamola per ora coincidenza; il Capo dell'Inquisizione Francisco Xavierio de Zelada, Consigliere Particolare del Pontefice Pio VI, e Segretario di Stato Vaticano, rinchiude nel penitenziario di San Leo gli esponenti "nobili" della Sommossa di Bologna, i dottori Succi e Gavassetti, laureati in Medicina all'Università Alma Mater di Bologna, e i familiari di Zamboni, madre e zia (ci doveva essere anche il padre, ma non è chiaro se Giuseppe Zamboni sia morto di stenti e di torture al Torrone di Bologna o in San Leo).
Se andiamo al processo, ricorderemo una deposizione da non sottovalutare: "madre e zia dello Zamboni cucivano le coccarde, destinate ai passanti e a chi partecipava all'impresa. Poi il teste puntualizza, quelle dirette ai passanti erano piccole, quattro molto grandi erano destinate ai quattro capi, Zamboni, De Rolandis, Gavassetti, e Succi". Dunque Gavassetti e Succi non erano personaggi "minori".
Ma in San Leo c'era un altro strano personaggio, il Conte di Cagliostro!!!!! Nello stesso torrione, nello stesso carcere. Tutti sottoposti agli stessi interrogatori da parte del crudele cardinale spagnolo Francisco Xavierio de Zelada, citato dal poeta Gnexa "degno compare del Pistrucci" la mano sinistra del demonio, erede diretto di Tomàs de Torquemada, il prelato che iniziò prima il sanguinoso sterminio degli ebrei, poi il rogo di chi giudicava eretico.
Notizia: il signor Francisco Xaverio de Zelada non solo ha ordinato la
morte di De Rolandis, di Zamboni, di Cagliostro, ma anche quella di
Basseville a Roma!!!!! Ecco perchè Napoleone si è infuriato.
Basseville era ambasciatore di Napoleone e voleva intavolare accordi
con Pio VI !!!!!!!!
Ma de Zelada lo ha fatto ammazzare dal popolo....
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Francesco Saverio de Zelada (Roma, 27 agosto 1717 – 19 dicembre 1801)

Uniforme della Guardia Civica di Bologna, 1796

Comune di San Leo

La Rocca
Rocca di San Leo: Prima prigione di Cagliostro
Rocca di San Leo: seconda e ultima prigione di Cagliostro
chiamata il Pozzetto, perché priva di porta - il detenuto fu calato da una botola del soffitto.
Les Italiens dans l'Armée napoléonienne: Des légions aux Armées de la République italienne et du Royaume d'Italie
Le Mystère de la Cocarde Cet article est paru dans le n° de juillet du mensuel " le Monde de la Révolution française" (1989).
Fondation Napoléon
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