Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995

Marconi e la coccarda tricolore
di Ito De Rolandis

Marconi mentre posa per lo scultore Alloatti

Anche se per ragioni di lavoro e di ricerca Guglielmo Marconi fu costretto ad espatriare, nutriva un forte patriottismo. Amava l'Italia, la sua arte, le sue antiche tradizioni, la sua storia. Era amico della famiglia De Rolandis, alla quale apparteneva Giovanni Battista De Rolandis, lo studente astigiano che col bolognese Luigi Zamboni ideò la coccarda tricolore durante la sollevazione di Bologna del 1794.
Marconi era fiero delle sue origini italiane, recitava le poesie di Giosuè Carducci, canticchiava gli inni ed i brani operistici di Verdi, e si faceva ritrarre orgoglioso di portare all'occhiello della giacca una piccola coccarda.
Ito De Rolandis ricorda questo forte vincolo: “Penso – ha detto al Comitato Radio Marconi – che questa amicizia sia scaturita nel 1926, quando lo scienziato iniziò a frequentare la contessa Maria Cristina Bezzi – Scali . Infatti i miei nonni parteciparono con gioia al loro matrimonio avvenuto il 12 giugno 1927 in Roma, al Campidoglio.


Marconi con lo scultore Alloatti

Queste tre pose sono state scattate nel 1934 dal celebre fotografo di casa Savoia, Giovanni Rondolotto di Moncalieri (Torino) ad Ala di Stura, sulle montagne torinesi, nell'Alta Valle di Lanzo. Qui , nel periodo estivo, i coniugi Marconi trascorrevano un paio di settimane all'anno, e qui aveva uno studio lo scultore Alloatti e Marconi accettò di posare per un busto. Il lavoro era impegnativo. Marconi era scalpitante, ed allora Alloatti volle far fotografare il “soggetto irrequieto” per poter completare con comodo la sua opera. Da notare che Marconi volle appuntare alla giacca la coccarda tricolore, esattamente nella forma della coccarda del 1794 conservata al Museo dell'Università di Bologna. Non faceva mistero di questo suo radicato patriottismo e della sua devozione alla Patria .


Lo scienziato con la moglie sulla scala della scuola di Ala di Stura

Gli abitanti di Ala di Stura lo festeggiavano con grande deferenza ed amore. Questa foto è stata scattata nel 1935. Marconi ha alla sua destra la moglie. Ne era profondamente innamorato. Lei raccontava sorridendo come aveva conosciuto il marito: "Ero stata invitata ad un party sull'Elettra. Un uomo mi fissava intensamente. Mi venne incontro mentre sorseggiavo una bibita. Con tono deciso mi disse: "Mi vuole sposare?" Era Guglielmo. Io rimasi immobile col mio bicchiere in mano. Non ricordo cosa risposi, ma mi sentii le guance di fuoco".
In questa immagine lo scienziato appare smagrito. Pochi mesi prima aveva accusato i primi sintomi di un attacco di angina pectoris. I medici romani gli avevano ordinato riposo assoluto. Ma lui non si attenne per nulla. Tanto è vero che proprio qui, ad Ala di Stura, in quell'anno lo raggiunse il suo assistente Settimo Bruno Albalustro, con un'auto sulla quale vi era una apparecchiatura per la trasmissione su onde cortissime. "Qui mi annoio a morte. Non fa per me stare immobile di fronte ad Alloatti. Visto che sono circondato da montagne, voglio sperimentare la riflessione delle onde" aveva detto. Ad Ala di Stura si accompagnava col filosofo Benedetto Croce. La moglie di questi aveva una graziosa baita a Meana di Susa, nella vallata successiva. Amavano passeggiare per le pinete. Diceva Marconi: “La scoperta delle onde radio e la loro pratica applicazione, è conseguenza di un'intuizione. E non si ha intuizione se non si è filosofi”. A loro talvolta si univa la principessa Maria Josè che alloggiava nella Palazzina di Caccia costruita dal Juvarra a Stupinigi.
Fu questa l'ultima volta che Marconi soggiornò ad Ala. Nell'inverno, a Roma, il cuore iniziò ad indebolirsi sempre più.


Gli esperimenti con l'assistente Albalustro
    

(a sinistra)Il devoto assistente Settimo Bruno Albalustro sta esaminando lo stadio finale di un generatore doppler. Secondo Albalustro fu proprio questo apparecchio che diede vita alla leggenda del "Raggio della Morte". Raccontava Albalustro: " Marconi aveva puntato l'antenna su un gregge di pecore che attraversava la strada, e contando gli impulsi di un relais, ne precisò il numero. Alcuni agricoltori avevano seguito l'esperimento, e riferirono la cosa in modo distorto al punto che nacque la vicenda del "raggio" micidiale. Il tecnico, fedele collaboratore di Marconi con gli ingegneri Matieu ed Isted, disse successivamente che "considerando gli effetti termoinduttivi della bobina finale di un trasmettitore, non si può escludere la possibilità di irradiare da un'antenna un'onda pericolosa per chi si trova nelle vicinanze”. Marconi però era dell'idea che un'apparecchiatura del genere avrebbe richiesto una quantità enorme di energia, e questo fatto ne impediva la realizzazione".
(Foto a destra) Un trasmettitore ad onde cortissime utilizzato da Marconi per studiare la riflessione delle onde contro le pareti montagnose della Valle di Lanzo.


L'auto con la parabola


L'auto che Marconi utilizzò per gli esperimenti ad Ala di Stura. Notare l'antenna fissata sulla parte posteriore costruita già a parabola. La stessa auto nel mese di ottobre di quello stesso 1935 venne utilizzata a Santa Marinella nei pressi di Roma per inviare un segnale ad alta frequenza alla nave Elettra ormeggiata al largo.


La moglie e la figlia Elettra

Questa foto è del 1970. Da destra verso sinistra: Elettra Marconi, il tecnico Settimo Bruno Albalustro, la contessa Maria Cristina Marconi, l'assistente della signora Marconi, una bimba e Liduina Macario De Rolandis. “Guglielmo era un uomo straordinario – raccontava la contessa Marconi – quando non gli riusciva qualcosa era intrattabile. Non parlava e non rispondeva. Quando vinceva contro i misteri della radio il suo volto si illuminava, diventava cordiale, scherzava, era simpaticissimo, pronto alla battuta ed allo scherzo. Aveva un solo vizio: la sigaretta. Anche quando i medici gli diagnosticarono l'angina continuò a fumare. Lo implorai. Ma a nulla valsero le mie lacrime. Uomini come lui nascono di rado, ma riempiono il mondo con la loro straordinaria personalità”.

“Questo materiale è stato concesso in esclusiva al “Comitato Guglielmo Marconi” dal dott. Ito De Rolandis di Castell'Alfero, giornalista, scrittore e ricercatore, discendente diretto di G.B. De Rolandis che, con Luigi Zamboni, diede vita ai moti bolognesi del 1794 durante i quali fu esibita per la prima volta la coccarda tricolore italiana.”

Le fotografie accordate al “Comitato Guglielmo Marconi” di Bologna sono di proprietà della famiglia De Rolandis di Castell'Alfero. Esse sono poste sotto la salvaguardia del D.L. 7 novembre 1925 n. 1950 e successive modif. Possono essere riprodotte gratuitamente citando “Foto di proprietà della famiglia De Rolandis di Castell'Alfero”.


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