Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


APPENDICI

APPENDICE N. 1

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LA    BANDIERA   TRICOLORE   FRANCESE

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Per errore di stampa nella prima Edizione di questo libro a pag. 20 venne impresso il 26 luglio 1789 furono decretati i colori nazionali: deve correggersi, il 16 luglio 1789 ecc.
Il Montalant Bougleux riportò lo stesso errore di data, e di più vi aggiunse che il Decreto fu emanato dalla Assemblea Nazionale.
Il sig. marchese Francesco Cusani (1) dice essere gnoto chi al rosso e turchino innestasse il color bianco, e all’autore francese oppone che tra gli atti della Rivoluzione non esiste il citato Decreto dell’Assemblea Nazionale, affermando « che soltanto nel 1792 proclamata la repubblica il tricolore divenne l’emblema » nazionale della Francia (2).
Invece non nel 1792 ma nel 1790 l’Assemblea Nazionale nella seduta del 21 ottobre votò il seguente Decreto che trovasi nell’Histoire Parlamentaire.

(1) Cusani, Storia di Milano V. 5 pag. 68. Milano 1867 in 8.
(2) Cusani, Op. cit. pag. 69

1.° « Décréte que le pavillon de France portera desormais les trois couleurs ecc. »
poi stabilisce le forme per innalzarlo come segue:
2.° « Décréte en outre qu’ au simple cri de Vive le Roi ce sera substituè celui de vive la Nation, la loi et le Roi » (1).
In quanto ai colori ed alla loro origine risponda la seguente annotazione:
« Le lendemain 13 un arréte du Comitè de la Ville prescrivit aux Citoyens arméds les couleurs de la Ville de Paris rouge et bleu. Apréds la prise de la Bastille (16 luglio 1789) on y joignit le blanc, en signe d’union, et le 17 du mème mois ces trois conleurs reunies furent adoptées par Louis XVI ecc....
c’est des mains de M. Bailly que le monarque recut et accepta cette cocarde tricolore ecc..... Telle est l’origine du choix de ces couleurs nationales que consacre le decret ci dessus rapporté » (2).
Da questi documenti chiaro emerge che dal Comitato della città di Parigi fu decretata la bandiera tricolore consacrata dalla sanzione dell’Assemblea Nazionale il 21 ottobre 1790, — e non soltanto adottata nel 1792 come scrive il sig. Cusani.

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(1) Buehez et Roux. Hist. Parlamentaire de la Revolution Francaise Tom. VII pag. 408. Paris 1834 in 8.
(2) Choix de rapports, opinions et discours prononcés è la tribune Nationale dépuis 1780. Tom. II. pag. 180. Paris 1818 in 8.


LA   BANDIERA   TRICOLORE   ITALIANA

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I. — Opposizioni alla sua Origine.


Le inesattezze del sig. march. Cusani sono ancor più notevoli allorchè sopra ipotesi fallaci, vuole stabilire l’origine del tricolore italiano.
Il sig. Cusani dichiara essere positivo che il tricolore italiano comparve per la prima volta nel tentativo bolognese del 1794 (1). Non potendo oppugnare la sua prima apparizione, vuol però contrastare l’origine della sua creazione, e l'attribuisce, con un’ ipotesi, ad una Riforma dei Liberi Muratori, immaginata e diffusa in Italia da Cagliostro (2).
Crede il citato Autore che i Liberi Muratori avessero molta parte nella Rivoluzione francese e nelle posteriori d’Italia, ond’ è, dice, che adottarono di preferenza perfino negli atti pubblici gli emblemi usati nei segreti riti delle Loggie e ne deduce la ipotesi « che anche, i tre colori provenissero dalla Massoneria, e tanto più se erano in uso nelle Loggie anteriormente al 1794 » (3).
Il fondamento di questa ipotesi trasse il Cusani da un libercolo anonimo stampato a Venezia nel 1791,

(1) Cusani, Op. cit. vol. 5, p. 75.
(2) Cusani, Op. cit. vol. 5 p. 77.
(3) Cusani, Op. cit. pag. 77.

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da lui citato col titolo il Cagliostrismo svelato sotto il qual titolo non lo potei rinvenire, sì bene sotto quello di Cagliostrismo smascherato.
Colla scorta di questo libercolo privo di ogni autenticità, e importanza storica, avvalora il Cusani la sua ipotesi narrando: « Il famoso impostore Cagliostro » qualche anno prima che Scoppiasse la rivoluzione in Francia introdusse tra i Franchi Muratori una riforma che intitolò degli Illuminati dell’Alta Osservanza o Rito Egiziano e la diffuse anche in Italia. Fra le bizzarre cerimonie prescritte per l’accettazione di un aspirante all’iniziazione trovasi la seguente — La benda (posta sugli orchi) deve essere di seta nera larga quattro dita (ommesso nella citazione) terminata in tre ale, ed avere qualche figura emblematica ricamata sulle tre estremità. Una di queste ale deve essere bianca, una rossa, una verde — ed ommette pure il Gusani quanto segue non meno importante, e cioè — e tutte avere ricamata sopra qualche figura embiematica: come pure l’estremità della benda nera, deve avere qualche figura ricamata in bianco (1).
Poca fede merita quel libercolo — nondimeno da quanto vi sta scritto, e forse dal Cusani non a caso ommesso, la sua ipotesi è distrutta, e per la poca importanza dell’ornamento, e per l’uso di niun valore cui era destinato, e finalmente perchè i colori bianco, rosso, verde non emergono, ma si confondono adulterati dalle figure ricamatevi sopra in bianco.

(1) Cagliostrismo smascherato. Venezia 1791. in 8. pag 76.

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E siccome il sig. Cusani attribuì grande autorità a quel libercolo, non avrebbe dovuto dimenticare di leggervi « che gli emblemi del Cagliostrismo sono poco differenti da quelli usati nelle Loggie ordinarie » (1) : e, gli enumera ad uno ad uno non accennando alla benda la quale non comprende fra quegli emblemi, invece soggiunge: « il gran Maestro veste l ’abito talare bianco con cordone rosso e la Fascia celeste » e così « i Maestri portano una cassa da tamburo in pergamena appesa al collo con un capietto (nastro) di seta turchina (2), e più innanzi » e sono queste le vesti « e le insegne dell’Ordine che fa consacrare » (3) il Gran Maestro. È però da considerare un’ osservazione cioè » che occorre molta circospezione quando si vogliono trovare delle prove sopra delle forme e degli emblemi particolari » (4).
Inoltre lo stesso libercolo conferma pure il fatto ben noto che niuno può essere aggregato al Rito Egiziano se non appartiene a qualche Loggia ordinaria » (5) che è quanto dire, secondo il Cusani, che Loggie dovessero esistere anche in Bologna prima del 1794 se Cagliostro loro applicò e diffuse in Italia il Rito Egiziano.

(1) Cagliostrismo cit, pag. 15.
(2) Cagliostrismo cit. pag. 48.
(3) Cagliostrismo cit. pag. 142—143.
(4) Findel. Hist. de la Magonnerie Tom. 1. pag. 146—147.
(5) Cagliost. pag. 151.

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Però contro tale supposizione, sta un altro fatto, come sarà dimostrato più innanzi, cioè che Cagliostro dopo la sua ammissione nella Massoneria, non fu in Italia mai più che per esservi carcerato. —
Tra gli errori dell’Autore del Cagliostrismo deeci annoverare il titolo di Rito Egiziano degli Illuminati dell’Alta Osservanza, mentre dal Processo, dalle Memorie di Cagliostro, dalla sua Difesa scritta a S. Leo, infine dalla Storia della Massoneria, questo Rito è sempre menzionato semplicemente col nome di Rito Egiziano.
Era mio dovere di cittadino, e d ’italiano estendermi nei più minuti e talora noiosi particolari, giacchè non potea permettere che sopra ipotesi e congetture insussistenti, fosse defraudato Zamboni del suo merito, nè che l ’origine del sacro simbolo dell’ Italica redenzione, dovesse essere oscurata dal nome del più grande fra gl’impostori — il Cagliostro.
E tanto piti mi sono determinato a porre in luce la verità, dappoichè uomini di alto senno e valore accolsero come un fatto l’ipotesi del cusani e furono il Cantù (1) il Franchetti (2) il Masi (3).


(1) Cantù Storia dell ’indipendenza Italiana Vol. p. 98. Torino 1872 in 8. « e in nota qualifica d’insensato Zamboni per il suo tentativo come da molti di volgo eletto si dissero insensati, tutti coloro che affrontavano carcere, esiguo, e morte nel loro apostolato per l’unità d’Italia.
(2) Franchetti. Storia d’Italia, Cap. II, pag. 140, Milano 18... in 8.
(3) Masi La Vita, i tempi, gli amici di Francesco Albergati. Bologna. Tip. Zanichelli 1878 in 8.

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Il Franchetti però conoscendo che questa regola dell’Alta Osservanza non trovasi rimemorata dalla Storia giammai, la cambia in quella della Stretta Osservanza.


II. — I Liberi Muratori.


Gl’ illuminati, la Stretta Osservanza, il Rito Egiziano sono tre differenti sistemi della Massoneria.
Gl’ illuminati istituiti dal Prof. Weishaupt 1776 furono condannati il 22 giugno 1784 — chiuse le Loggie — i loro membri in parte arrestati, e Weishaupt sottrattosi a stento colla fuga.
La Stretta Osservanza, la quale ebbe pur relazioni coi Gesuiti, poscia da essi perseguitata, venne abolita nei principii e nella forme nel Congresso di Wìlhelmtbad il 16 luglio 1782 (1).
E' noto come nel secolo scorso Sovrani e filosofi, scienziati e artisti appartenessero ai Liberi Muratori, in Inghilterra, in Francia, in Austria, in Germania, in Olanda, in Svezia, in Italia — e come a tutte le Loggie fossero comuni le insegne cieli’ Ordine consistenti nella squadra, il compasso e la Fascia turchina per solo colore, ad imitazione della Giarrettiera (2).
Nondimeno non mancarono Riformatori che arrecassero confusione nella Società — e instituissero diversi riti o sistemi — fra i quali il Rito Egiziano fondato da Cagliostro, per trarne denaro, e da esso sparso in Curlandia nelle Città della Germania poscia a Lione nel 1762 e nelle provincie francesi, e finalmente a Parigi.


(1) Findel Histoire de la Maconnerie depuis son origine jusqu’ a nos jours. Paris 1866, Tom. I, pag 393.
(2) Findel, Hist. cit. Tom. II. pag 33

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Era un’epoca « in cui si facevano i begli occhi, alla teosofia, alla cabala. alla magia, ad ogni sorta di cose secrete, e anche a Cagliostro, la meteora seduttrice di quel tempo (1). »
Il Rito Egiziano era un misto di mesmerismo, di astinenze, di allucinazioni giudicato « une jonglerie incapable d’abuser un instant l’homrne le moins sensé » (2) e queste stravaganze, queste follie e profanazioni non ottennero favore in Francia che dal 1782 al 1788 (3) nella qual epoca il nome dei fondatore veline pubblicamente esecrato. »
Nel procedere del tempo « non ebbe esistenza » che una sola vera Massoneria autentica, legalmente trasmessa, sparsa su tutta la superficie del Mondo incivilito, e praticata dalla Gran Loggia cli Scozia (4) col nome di Rito Scozzeze distinto coll’insegna di color turchino.
In Italia « le misure del Clero e dell’ Inqisizione non permisero alla Massoneria di estendersi nè di solidamente stabilirsi (5) e soltanto fu praticata ristrettarnente fra gente colta e con grandi cautele. (1)

(1) Findel Hist. cit. T. II p. 56.
(2) Mem. di Cagliostro (s. 1.) 1786, pag. 61.
(3) Findel. Hist. cit. pag. 271.
(4) Findel. Hist. eit. T. I. pag. 381.
(5) Findel. Hist. eit.

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e soltanto fu praticata ristrettarnente fra gente colta e con grandi cautele. (1)
I Principi regnanti di Firenze e Napoli iniziati nella Massoneria, ne agevolarono la propagazione nel 1733, e nel 1735 s’ introdusse a Milano, Verona, Padova, Cremona, Vicenza, Venezia, Napoli, Sicilia e Roma.
Ma dopo la Bolla di Clemente XII e il successivo Editto 14 gennaio 1739 che minacciava di morte gli affigliati — le Loggie si chiusero — però in Roma con molta circospezione si costituì la Loggia degli Amici Sinceri che tenne la sua prima Assemblea il 6 novembre 1787 (2) e nel proceder di tempo si sottopose all’autorità del Gran Maestro di Francia Luigi Filippo d’Orleans, miseramente tratto al patibolo nel 1793.
Questa associazione risorse soltanto coll’Impero.


III. — Cagliostro


Giuseppe Balsamo nacque a Palermo l’8 giugno 1723. Frate, chimico, e falsario, lasciò la Sicilia peregrinando in Oriente e in Occidente sotto le spoglie del povero e del ricco. Assunse diversi nomi e spesso rispondendo Ego sum qui surn e più generalmente si fece conoscere come conte di Gagliostro.
Fra le varie città d’ Italia da lui percorse, non è indicata Bologna giammai.

(1) Cantù, Storia degli Italiani. Vol. 6, pag. 51, Torino 1856 in 8
(2) Findel Hist. cit. t. I p. 173.

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— A Roma sposò Lorenza Feliciani donna bellissima di forme, esperta, astuta, e d’intelligenza non volgare (1).
Con mentito diploma di Colonnello Prussiano, Cagliostro andò a Venezia, ma ben presto abbandonò l’Italia sotto il bordone del pellegrino fuggondo le persecuzioni provocate dalle sue frodi, e da’ suoi reati dirigendosi a S. Giacomo di Gallizia.
L’umile veste spogliò per le pompe morcè le ricchezze accumulate co’ suoi raggiri — e dalla Spagna e Portogallo si recò sfarzosamente in Inghilterra, e nel 1770 fu iniziato ed accolto tra i Liberi Muratori in una Loggia di Londra (2).
In questa nuova Società Cagliostro non poteva rinianere oscuro, vide una nuova sorgente di lucro, e passò in Curlandia a fondare il Rito Egiziano propagandolo nella Germania (3).
Ottenute commendatizie per Caterina si recò in Polonia o in Russia « per ordire le sue macchinazioni, ed arrecare la confusione tra i Liberi Muratori » (4) ond’ebbe a sottrarsi alle ricerche delle autorità. Sinascherato in Germania — da Mitau passò in Francia — ed in queste provincie si foce ammirare pe’ suoi prodigi, per le sue curo mediche, e recandosi a Lione vi istituì nel 1782 una Loggia Madre secondo il Rito Egiziano.

(1) Mem. di Cagliostro 1780 v. I p. 01.
(2) Findel Hist. cit. t. I. p. 271.
(3) Findel Hist. cit. p. 271.
(4) Findel Hist. cit. p. 409.

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I Parigini erano ansiosi di vedere Cagliostro, i giornali ne preconizzavano l ’arrivo, era divenute la celebrità del giorno. Vi comparve — e la guarigione del Duca di Soubise pose il colmo all’entusiasmo per quest’ impostore (1) — ma nel 1785 implicate col Card. di Rohan nell’ affare della Collana di gioie della Regina fu arrestato, e rinchiuso nella Bastiglia.
Dopo nove mesi di prigionia con inganni temerari, proclamanndosi autore del Lapis Phlosophorum e con le sue maniere seducenti, persuase i suoi giudici di essere una vittima, percui assolte dall’imputazione venne rostituito alla libertà.
L’opinione pubblica nondimeno era scossa, la cecità illuminata, e per volere del Re cacciato in bando, parlà accompagnate da un grido universale d’ indiqnazione.
Rifugiatosi a Londra vi si mantenne per due anni incognite, ma poi bisogno d’esercitare le sue frodi si fece conoscere; arrestate, scaltramente deluse la vigilanza dei suoi custodi e fuggì dal carcere.
Non mai disgiunte dalla moglie, cercò ricovero a Basilea, ma la semplicità svizzera non trovò propizia a’ suoi colpevoli intendimenti — e senz’altro si recò a Roveredo, o qui pure un Decrete del Vescovo di Trento lo colpì d’espulsione.
Atterrito dal discredite che lo seguiva dovunque, pensò di recarsi egli stesso dal Vescovo di Trento.
Si gettò a’ suoi piedi battendosi il petto in segno di pentimento dello suo colpe, e de’ suoi misfatti implorando assistenza e perdono.

(1) Cantù. Storia degli Italiani vol. 6 p. 74.

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— Il Vescovo, illuso dalla fiducia di aver ottenuta la conversione di tale enorme peccatore, lo benedisse e lo munì di commendatizie per Roma e Cagliostro a quella Città diresse i suoi passi. (1).
A Roma seppe ipocritamente celarsi per alcun tempo — finalmente stretto dalla necessità di denaro, i pravi intendimenti prevalsero e cominciò ad esercitare le sue frodi — si mise in relazione colla Loggia degli Amici Sinceri esistente, nella speranza di trarne profitto convertendola alle sue ciurmerie.
Però l’ora di Cagliostro era suonata! — O fosse malvagità d’animo corrotto, o ripugnanza di vivere nell’inopia, la moglie sua, complice de’suoi misfatti, lo denunziò all’Inquisizione e venne arrestato il 27 dicembre 1789.
Processato come falsario, truffatore, ladro, lenone, eretico, infine per 103 capi d’accusa, fu condannato a morte, e commutatagli la pena nel carcere perpetuo senza speranza di grazia.
Nella sua difesa dettata con molta astuzia qualifica la Consorte « d’indegna e scellerata » e il Tribunale « d’ingiusto » che pronunziò la Sentenza sulle deposizioni di Lei « unico testimonio, » e riguardo al Rito Egiziano lo definisce « un giuoco cli bussolotti trattato seriamente. » (2).

(1) Cantù. Storia degli Italiani vol. 6. p. 74.
(2) Manifesto di Gius. Balsamo denominato Co. di Cagliostro e sua difesa contro il di lui processo formato dalla S. Inquisizione, e contro la Sentenza del 1700. Roma (senza data) in 8.°


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« Nel forte di S. Leo suo carcere tentò di strozzare il cappuccino a cui aveva chiesto di confessarsi, per fuggire sotto la tonaca di lui e dopo d’allora custodito meglio pitù non s’intese parlarne » (1) e solo si seppe della sua morte avvenuta nel 1795.

IV.— Conclusione


La esposizione dei fatti, e dei documenti citati, ad evidenza distruggono le congetture e ipotesi del sig. Gusani, e ne comprovano la insussistenza.
Dunque non è vero che i colori bianco, rosso, e verde, fossero l’insegna del Rito Egiziano, perocchè supposto (locchè non è) che quel Rito fosse praticato in Italia, que’ colori comparivano solo all’estremità di piccola benda, adulterati da figure bianche e in un oggetto calcolato di niun valore, fra gli ornamenti del Rito.
Invece è dimostrato che la Massoneria riconosce il solo colore della Fascia turchina della Giarettiera (2).
Non è vero che il Rito Egiziano sia stato « diffuso in Italia da Cagliostro » (3) nè da lui propagata in veruna guisa la Massoneria, perocchè dall’epoca in cui fu ammesso a questa Società in Inghilterra nel 1770, Cagliostro non venne in Italia che nel 1789 quando fu arrestato.

(1) Cantù. Storia degli Italiani vol. 6, p. 74.
(2) Findel. Hist. cit. T. II. p. 33.
(3) Cusani. Stor. cit. Vol. 6, p. 77.


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Non è vero che i simboli e gli emblemi, rilevati dal Cusani negli Stemmi, e nella intestazione degli atti pubblici fossero quelli della Massoneria, avvegna — chè l’emblema principale il berretto frigio rappresentante la Libertà non avrebbero accettato, nè il Duca di Leicester, nè Federico II di Prussia, nè Francesco I. d’Austria, nè Francesco di Lorena Duca di Toscana, nè i Re di Napoli, Svezia, Danimarca nè i Principi di Olanda e di Germania ecc. tutti affigliati nello scorso secolo alla Massoneria.
La squadra e il compasso e il globo adottarono, è evidente come i simboli piti proprii a raffigurare l’immagine della Eguaglianza e della Fraternità dei popoli del mondo.
E tanto si preoccuparono i Legislatori immortali di Francia della Massoneria che  alla proclamazione della repubblica « ordinarono la chiusura di tutte le Loggie, non potendo una repubblica tollerare alcun mistero, alcuna assemblea secreta » infatti Luigi Filippo d’Orleans, BailIy, Camillo Desmoulins, e molti altri quantunque Liberi Muratori, caddero sotto la mannaia, e Condorcet vi si sottrasse colla morte (1).
Ma quando per un istante si volesse pur supporre che l’Abate Bousset avesse iniziato il Zamboni alla Massoneria, giacchè molti ecclesiastici in Francia vi appartenevano prima dell’ 89 (2) il sig. Cusani che ha tanto ricercato e calcolato sugli emblemi,

(1) Findel. Hist. cit. T. I, pag. 430.
(2) Findel. Hist. cit. T. I, pag. 273.


non agrebbe leggermente attribuito a inferpretacone poetica la scelta fatta cia Zamboni del color verde (1) ma avrebbe trovato che nelle Patenti di un grado della Massoneria fra i diversi simboli stava scritto il fine della Società con queste parole: un pensiero quello del bene, una Bandiera l’umanità, una speranza quella di rendere gli uomini felici.
E d’altronde il Pistrucci che indagò, e cercò nel Processo la spiegazione delle circostanze più minute per aggravare gl’imputati. se qualche traccia della Massoneria avesse soltanto potuto scoprire, non avrebbe esitato un momento, di colpire pih ferocemente i congiurati consegnandoli all’Inquisizione.
Finalmente nè dalla Storia della Massoneria, nè dalle Cronache esaminate si verifica che in Bologna abbiano esistito giammai Loggie Massoniche. — Si trova bens’i la istituzione della prima Loggia Massonica in Bologna avvenuta ai primi di Giugno 1806 nei locale dell’Orto dei Poeti alla Porta di Galliera, sotto la dipendenza di Eugenio Napoleone Vicerè d’Italia (2).
È abbastanza dal fin qui esposto confermato che il verde fu ispirato a Zamboni soltanto da quel generoso sentimento che germoglia fra le splendide virtù dell’animoso cospiratore, la speranza, quella speranza che ha inflammate le azioni e i nobili ardimenti di tanti martiri per la redenzione della patria.

(1) Cusani. Stor. cit. V. 6, pag. 77.
(2) Memorie Storiche della Città di Bologna dal 1733 al 1796. Mss in 4. Biblioteca Municipale.


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Coll’appoggio di fatti e documenti veramente autorevoli, ridotte vane le congetture e ipotesi colle quali si pretendeva attribuire l’origine della bandiera tricolore italiana, al più grande impostore del secolo scorso, sollevandoci in aure più pure, vediamo solennemente confermata la grande verità che il sacro vessillo dell’Italica Redenzione comparve per la prima volta nel tentativo bolognese del 1794 (com’ è pure costretto il Sig. Cusani di affermare), e che la sua origine e la sua creazione è dovuta soltanto alla nobile ispirazione dell’immortale Luigi Zamboni

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APPENDICE N. 2

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Requisizioni e Contribuzioni dell’armata Francese imposte a Bologna.


Luigi Zamboni sperava di render libera la Città, venire a patti coll’esercito liberatore, e sottrarla ai danni derivanti dalla conquista. Fors’ egli s’ ingannava, non avendo per sè la forza, e confidando troppo nella lealtà dei principii di cui si proclamava il trionfo.
Infatti appena giunto Bonaparte scriveva al Direttorio, di essersi impadronito in Fort’Urbano di 50 pezzi di cannone provveduti dell’occorrente, e di 5000 fucili di calibro e modello bellissimo. Inoltre dichiarava di aver incaricato il Cittadino Barthelemy di scegliere i quadri dell’Accademia di Belle Arti, e delle Chiese da trasportare in Francia — ai Cittadini Monge, Berthollet, Thouin affidata la missione di arricchire il Jardin des Plantes et le Cabinet d’Histoire Naturelle di tutti gli oggetti preziosi e di maggior valore che trovavansi nei Gabinetti Scientifici dell’Università, Biblioteca ecc. aggiungendo, a Bologna ils auront aussi une abondante réolte à faire (1).

(1) Correpondance de Napoleon I. Torn, 1, pag. 405-448 num.

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Nel 1815 e 1818 mediante lo zelo, e interessamento del celebre scultore Antonio Canova, e dell’Illustre e benemerito Conte Avv. Luigi Salina si ottenne la restituzione di una parte dei libri, quadri e oggetti d’ arte e di scienza, ma un’altra parte preziosa andò perduta.
I Commissari del potere Esecutivo il 3 Messidoro An. IV (21 giugno 1796) ordinavano alloggio, viveri, foraggi per tutte le truppe, e la consegna di tutte le armi.
Con altro proclama dello stesso giorno decretavano « il denaro esistente nelle Casse per diritto di Guerra spettare ai conquistatori ».
Con altro dello stesso giorno, ripetuto il 2 luglio comandavano la requisizione di tutti i cavalli con sella e briglia, obbligando i cittadini che ne venivano privati, di mantenere i cocchieri in servizio.
Con altro dello stesso giorno proibivano l’esportazione delle granaglie e prodotti di qualunque genere.
Il 26 giugno 1706 scriveva Bonaparte al Direttorio di avere imposta a Bologna una contribuzione di quattro milioni di Lire da pagarsi entro otto giorni colla malleveria in proprio dei Senatori; di essersi impadronito al Monte di Pietà di 2 milioni 101 mila e 253 lire e 8 denari tra, gemme, oro, argento e depositi giacenti e consegnati all’ordinatore Aubernon (1).


(1) Correspondance citata, T. 1, pag. 422, num. 685. — Zanolini Ant. Aldini. T. I, pag. 23

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Finalmente il 2 luglio 1796 Bonaparte avvisava il Direttorio che erano partiti da Bologna 90 carri di canapa e seta diretti a Nizza a disposizione del Ministro della Marina aggiungendo: voi ordinerete quello che vorrete che si faccia della seta (1).
Il 5 luglio preveniva lo stesso Direttorio che erano preparati da spedire a Nizza altri 80 carri di canapa (2). Dopo tanti sacrifici, tante violenze, il Senato sperava che in nome della libertà, eguaglianza, fraternità almeno potesse la Città governare se stessa, e una Commissione di Senatori si presentò a Bonaparte che stava per partire per la Romagna, per chiedere la propria indipendenza, alla quale istanza Bonaparte rispose:
« Vi lascio liberi, ma non posso rendervi indipendenti, rivolgetevi perciò al Direttorio (3) » e loro lasciò una commendatizia, del qual valore si può giudicare, se si consideri, che nel frattanto trattava l’armistizio col Papa.

(1) Correspondance citata T. I. num. 710 - 711.
(2) Correspondance citata T. I. num. 723.
(3) Correspondance citata T. I. num. 715. - Zanolini Op. cit, T. I.

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APPENDICE N. 3
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INNO     AI     MARTIRI
pel 6 gennaio 1798
——

ALL’OMBRE   ONORATE
DI
ZAMBONI   E   DE   ROLANDIS
VITTIME   DELLA   LIBERTÀ


     O di nostra Libertade
Primi Martiri, ed Eroi
Questo a Voi, cantiamo a Voi
Inno sacro alla pietà.

     Se tirannide, la vita
Vi troncò con lacci indegni;
Giorni assai piti lunghi e degni
Or la gloria vi darà.

     O di nostra Libertade
Primi Martiri ed Eroi
Questo a Voi, cantiamo a Voi
Inno sacro alla pietà.

     Essa i nomi illustri e cari,
Di coraggio eterno esempio
Nel suo sacro augusto tempio
Di sua mano inciderà.

                    O di nostra ecc.

     L’ innocente vostro sangue
Avrà presto, avrà vendetta,
E tremante già l ’aspetta
La Romana crudeltà.

                    O di nostra ecc.

     Il destin della superba
In sanguigne note è scritto
E del nuovo suo delitto
Sotto il peso caderà (1).

                   O di nostra ecc.

     L’ udran primi dall’ Eliso
De Rolands e Zamboni
Poi ai Bruti ed ai Catoni
La gran nuova giungerà.

                    O di nostra ecc.

     Le Grand’ Alme allora unite
Voleran del Tebro in riva
A mirare rediviva
L’ Italiana Libertà.

                    O di nostra ecc.

                                      Di G. Vincenti.

(1) Si allude alla recentissima voce di una insurrezione in Roma contro i francesi.



L'illustre prof. G. Valeriani dettava il seguente sonetto.


NEL   SOLENNE   TRIONFO

DE'   DUE   MARTIRI   DELLA   LIBERTÀ

ZAMBONI   E   DE    ROLANDIS
——

SONETTO

Giunta la gran novella all’ imo Averno
     Che da ceppi Teocratici disciolto
     S’era il Felsineo suolo, al suo rivolto
     Sacro, vetusto, popolar governo.

E il gran Colosso che credeano eterno
     L’ oppressor crudo, e il vil reggitor stolto
     Scosso era, e rotto, e nella polve involto
     Già di spavento oggetto, oggi di scherno.

L’ ombra di Sisto che il feral lavoro
     Già ordì, graiflossi la rugosa fronte
     E ululando tremar fe’ il Concistoro.

Ma, riser, del destin scordando l ’onte
     Sirnulacri aspettando in mezzo al Foro
     Pel patrio amor, ambo quest’ alme conte.

                                                Di G. Valeriani.




I  N  D  I  C  E

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I primi Martiri della Libertà . . . . Pag. 1 - 116
Appendice I. La bandiera tricolore francese . pag.119
La bandiera tricolore italiana . pag.121
1. Opposizioni alla sua origine pag.121
2. I Liberi Muratori . . . pag.125
3. Cagliostro ..... pag.127
4. Conclusione ...... pag.131
Appendice II. Requisizioni e contribuzioni
imposte dall’ armata francese
a Bologna pag.135
Appendice III. Inno ai Martiri ecc. . . . pag.139



AUGUSTO AGLEBERT - Patriota, giornalista

Nacque a Bologna il 24 settembre 1810. Attore di compagnie dammatiche fino al 1832, fra il 1840 ed il 1847 collaborò ad alcuni periodici bolognesi, i quali lo "istitutore", "Solerte", il "Povero" ed il "Felsineo", settimanale di agraria e di economia, cui cercò di dare un indirizzo liberale. Nel 1847, rotti i rapporti con i più conservatori redattori di quel foglio, l'Aglebert ed il fratellastro C. Berti Pichat diedero vita ad un bisettimale, "L'Italiano", che ebbe breve durata (24 febbraio 1847-29 aprile 1849). Prese parte alla compagna veneta durate la prima guerra di indipendenza come capitano di stato maggiore dell'esercito pontificio. L'anno seguente partecipò alla difesa di Roma; caduta la Repubblica si rifugiò in Piemonte. Tornò a Bologna con la liberazione della città (12 giugno 1859); nel 1860 entrò nel Comitato di provvedimento per Garibaldi, creato per finaziare la spedizione dei Mille. Infine, ebbe l'incarico di ispettore della Biblioteca dell'Archiginnasio, ove trascorse l'ultima parte della sua vita redigendo le "Memorie" rimaste inedite. Non è dato a sapere dove e quando fu iniziato Massone; nel giugno del 1861 fu eletto Segretario della Loggia "Severa" di Bologna, della quale fu rappresentante all'Assemblea Massonica di Firenze nel 1864. Si spense a Bologna nel 1882.  Fotografia, Anni ‘60 del XIX secolo. Immagine tratta dal Museo Civico del Risorgimento di Bologna