Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
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Intanto il vecchio veniva trascinato al suo carcere; ma l'annosa e robusta quercia che pur carica d'anni mostravasi dianzi piena di rigoglio e di vita, era trasformata in esile pianta che nel tronco abbatuta, inaridisce e spegne le sue foglie…. Ed ahi purtroppo! Come tronco abbattuto cadde a terra nella cupa prigione proteso l'infelicissimo padre, nel lacrimevole stato cui l'avea ridotto la barbarie de' giudizii di tempi nefasti! —
La perquisizione in casa Zamboni ebbe per risultato la cattura di uno scritto contenente diversi teoremi sull'argomento Saggio di Governo di una Repubblica (1) — ma di ben d'altra assai piu' grave novella informava il Bargello Amadeo Bellotti. L'Uditore del Torrone cioè, dell'avvento arresto dei fuggiaschi, i quali sarebbero stati dalle autorità toscane consegnati alle Filigare il 29 novembre.
Immediatamente il Pistrucci disponeva che caporale degli sbirri Giovanni Mazzei andasse con buon numero di seguaci a riceverli — , fermadosi però, per maggior precauzione, con i detenuti a Monghidore — e colla propria vita guarendo l'esito felice della importante missione.
Tale notizia sparse per la città un lutto universale un profondo terrore. — Si guardavano in volto i cittadini, niuno osava proferire un accento per timore dei delatori,

(1) Archiv. Degli atti Criminali alleg. al Vol.1 pag. 425 proc. 8425.

e il mormorar sommesso delle inaudite barbarie che nella compilazione di questo processo si commettevano, raddoppiava la generale angustia.— E la barbarie avea portato i suoi frutti! — Il Collegiale Andrea Cofano che al sacerdote in confessionale avea innocentemente esposti i suoi dubbi intorno ad una cospirazione, ed era stato iniquamente tradito — smarriva la ragione senza speranza di ricuperarla (1). — Gaspare Piacenti bracciere di casa Savioli cui la Zamboni avea consegnate armi da nascondere, ed egli invece le deponea in Tribunale, senza palesare nessuna provenienza, preso da disperazione delle conseguenze del fatto, si gettava in un pozzo (2)!
Ah' orrore del dramma aggiugnevansi più orribili episodi! Frattanto il Cardinale Giovanni Andrea Archetti Prete del titolo di S. Eusebio, Legato a Latere, Presidente della Congregazione Criminale, scriveva al Papa per ottenere una maggior larghezza di potere, — e la Corte di Roma sempre uguale a sé stessa, quando si trattò di attentati al temporale dominio, — rispose il seguente dispaccio che fedelmente trascrivo dall'originale (3):


«Em.mo e Rev.mo Sig. Oss.mo


La veneratissima di Vostra Eminenza del 19 corrente che mi ha recata la relazione di una scoperta di una nuova cospirazione costì ordita mi ha tolto in parte dell'angustia di animo in cui mi trovavo per questo conto, come Le significai colla mia del passato ordinario.

(1) Certificato di Ugo Becchetti prof. della Università di Bologna. Alleg. al Vol. 4 p. 2060.
(2) Atti ecc, Relaz. Bellotti Vol. 3, pag. 685,
(3) Archiv degli Atti Criminali ecc, Alleg, al Vol, 1 p. 443.

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L'Eminenza Vostra colla sua avvedutezza ben vedrà l'importanza dell'affare, specialmente se si porti al confronto delle critiche circostanze de' tempi. Sarebbe stato desiderabile che li rei manifestatisi non avessero avuto scampo alla fuga giacché forse il loro arresto avrebbe potuto somministrare lumi e traccie, onde venire in chiaro di tutta l'orditura, potendo ragionevolmente credersi che non sieno essi soli, ma abbiano de' compagni nel delitto, lo che non lascia di tenermi in qualche inquietezza. Son per sicuro, che Vostra Eminenza impiegherà la sua sperimentala, attività, efficacia e zelo per porre in chiaro tutla la trama, verificarne li rei, ed averne l'arresto per poi procedere sopra di loro con quel rigore di giustizia, che esige la gravezza del loro reato,
e richiede il pubblico esempio, come non dubito che la di Lei esattezza proseguirà a tenermi informato dell'ulteriore progresso dell'inquisizione anche per darne contezza a Nostro Signore che n'é giustamente sollecito.
A tale effetto la Santità Sua intende di concedere a Vostra Eminenza ed alli Ministri della Legazione, tutte le facoltà necessario ed opportune, non solo di esaminare, ma ancora di procedere sino alla sentenza inclusivamente, e sua totale esecuzione, contro le Persone Ecclesiastiche, Secolari e Regolari ed in qualsivoglia modo privilegiate ed esenti, e di perquisire ne' luoghi immuni, estrarne quelle cose che si crederanno conducenti alla Causa e farne pieno uso in giudizio come se derivassero da luogo meramente profano, il tutto per mezzo di Ministri benché meramente laici, e colla preserva per le suddette Persone Ecclesiastiche da esaminarsi da ogni ricorso d'irregolarità, purché premettano la solita protesta a forma del Cap. Praelatis de homicid. in 6°.
A seconda poi de' di lei desideri commetto contemporaneamente a Mons. Nunzio a Firenze che ad ogni sua richiesta chiegga a quel Governo la consegna a codesta forza, de' delinquenti che verranno in quel dominio arrestati, come complicati in questa Causa.
Mi è stato gratissimo il sentire che tutto costì si trovi in perfetta calma, e la vigilanza dell'Eminenza Vostra mi ripromette che questa tranquillità continuerà anche nel seguito, e pieno del più distinto ossequio passo a baciarle umilissimamente le mani


Di Vostra Eminenza
Roma 26 novembre 1794.
Um.mo e Dev.mo Serv. vero
F. S. Card. De Zelada »


Questo documento, e meglio questa sentenza pronunciata dal Pontefice in faccia al mondo, conferma anche una volta qual fosse in ogni tempo la Roma dei Papi, — e qual valore si debba attribuire alle proteste da essa accampate di Sacerdotali e Religiosi Privilegi contro del potere civile, allorché codesto proclamato Vicario di Cristo per la corona di Re, — esso medesimo, — si pone sotto ai piedi la tiara del Papa e per interessi meramente mondani e temporali, e Leggi Ecclesiastiche e Canoni, — impone a' suoi Ministri di trasgredire e calpestare!

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Tale é l'Autorità dichiarata infallibile, la quale legittimava ne' trattati lo spartimento di una Nazione unita dalla Natura fra l'Alpi e il Mare in una famiglia — , e consacrava in Nome del Signore, il diritto divino de' Sovrani destinati a soggiogarla e ad opprimerla. — Tale é l'Autorità che benediva le violenze e il prepotere degli usurpatori, i quali colla forza e coll'arti maligne fomentando cittadine discordie, congiuravano di eliminare dal mondo un popolo, e trasformarlo in gregge di schiavi che sotto la minaccia del carcere e del patibolo, tremasse di pronunciarsi Italiano.
Ma le nazioni non muoiono — e Iddio loro ispira virtù di protestare e soffrire, finché suoni l'ora suprema di rivendicare i proprii diritti! — Ond'é che oggi come monumenlo dell'impotente dispotismo che fu, osserva il viandante fra i gioghi dell'Apennino un ponticello con due gugliette sovrapposte, il quale attesta l'artificiosa divisione degli Italiani di Firenze da quelli di Bologna, e il termine della Signoria Lorenese e della Dominazione Pontificia.
A questo ponticello detto — delle Filigare — eseguivasi, e per solenne rogito constatavasi, la consegna di Zamboni e De Rolandis e dell'armi, munizioni effetti ad essi sequestrati (1).

(1) Un notaio di Bologna e il dottor Ferdinando Lampredi notaio Deputato del Tribunale Criminale di Firenzuola, con atto pubblico stipulavano al Ponte delle Filigare consegna e ricevimento dei due prigionieri, di un archibugio corto, e un fucile a martellina, due sciabole con due tracolle, un coltello fermo in manico con fodeco di pelle nero, una patente d’università del Zamboni, 18 cartatuccie e scudi 4. 47. Proc. 8115 vol. 1, pag. 304.

— Colle volute formalità si liberavano i carcerati dalle catene dei birri toscani, per quelle del caporale Gennaro Mazzi che li avvinghiava, e lor stringeva ai polsi le manette, e ai piedi i ceppi.— Separati i prigionieri da lungo tratto di via, scortavansi all'Osteria di Monghidore, ove in camere diverse si rinchiudevano, — assicurandone ad anella di ferro ben confìtte nel muro, la custodia.
Nel frattanto arrivavano da Bologna l'avvocato Federico Pistrucci e il notaio del 3.° Sgabello Nicolò Mancini, cioé Uditore e Cancelliere, per raccogliere i primi costituti.— Il loro zelo intempestivo velalo d'interessamento per la giustizia, non avea altro scopo che di passare alcuni giorni in ozio beato, riposare tranquillamente dall'assiduo lavoro cui erano obbligati da questo processo, e procacciarsi con minor fatica, maggiori e più laute propine (1). — Il Card. Archetti li premuniva di apposito mandato colle solite concessioni di ogni arbitrio, e di qualunque amplissima facoltà eziandio di competenza ecclesiastica, come la ben curiosa, di potersi ordinare scambievolmente il Viatico forse all'oggetto di guarentire col corpo, anche l'anima dei santissimi funzionarii (2).

(1) Per quest’accesso furono pagati dalle sostanze della famiglia Zamboni, ai Pistrucci scudi 77. 60, al Mancini scudi 50. 40 come da loro dichiarazione di aver ricevuta la tangente. Atti Allegali Fasc. A
(2) Vedi Alleg. al vol. 1, ibid. Mand. del Card. G. A. Archetti
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Immediatamente venne sottoposto all'esame Luigi Zamboni il quale francamente e lealmente confessò, essere egli solo autore e responsabile della cospirazione che dovea scoppiare in Bologna il 16 novembre. Disse, aver egli stesso decretato di anticipare il movimento la sera del giovedì 13, perché il Rettore e i Religiosi Penitenzieri sulle deposizioni del Padre Scartomi confessore del Collegiale Cofano doveano d'ordine dell'Arcivescovo praticare rigorosa perquisizione nel Collegio Ferrerio, e perché Antonio Succi infamemente trafficava col Card. Archetti il mercato dell'altrui perdizione e della propria salvezza. — Poscia, i suoi begli occhi sfolgorando intorno intorno, prorruppe:
« Sì, sono in colpa davanti a voi — duolmi di contare appena 22 anni, e di avere speso per si poco tempo tutte le mie forze per l'esterminio dei tiranni della mia patria, e per la libertà del popolo italiano.... Conosco la mia condanna — é morte — null'altro domando che alla forca, si sostituisca il taglio della testa o la fucilazione — e questa é grazia cui faccio dritto di accordarmi a un Cardinale di Santa Chiesa che il può (1).
Ma gli altri tutti che gemono nelle carceri rilasciate liberi — trattenendoli commettete un infame delitto. — Io li ingannai, io li sedussi, io son reo, io solo debbo essere punito... e Antonio Succi il quale lo sarà dalla Giustizia di Dio e degli uomini, superiore a qualunque assoluzione per Breve Pontificio o per Mandamento Cardinalizio. »

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L'Uditore e il Cancelliere si fissarono attoniti l'un l'altro nel volto, divenuto umile e pallido. l corruschi sguardi, i tempestosi accenti di Zamboni nella solitudine silenziosa del luogo, imponevano alle lor membra il tremito ed il terrore, e già trasalivano di essere avvinti e immersi dal turbine della rivoluzione, quando con supremo sforzo rompendo l'incanto, Pistrucci stese il braccio, afferrò e scosse il campanello, apparvero gli sbirri, e sentì di ritornare alla vita. — L'Uditore non poté proferir parola, ma sollecito il Cancelliere ordinò che si guidasse altrove il carcerato.
Per tutto quel giorno non si smarrì nei processanti, l'effetto delle passate sensazioni, e differirono all'indomani l'esame dell'altro inquisito. — Ma giunto il momento, abbandonaronsi a gravi considerazioni prima di esporsi alla rinnovazione della scena del dì innanzi, che non erano riusciti a sgombrarsi dalla mente. Ragionavano sulla generale commozione suscitata in Bologna dalla notizia di questi arresti — , pensavano alla loro posizione fraquelle montagne con iscarse forze... e il Cancelliere e l'Uditore s'innestavano scambievolmente la paura, richiamandosi a memoria le voci che correano, di alti personaggi ravvolti nella congiura, e corroboravano il vulgare sospetto, riflettendo alle relazioni degli inquisiti, alcuni de'quali erano famigliar! delle Case Savioli, Fava, Marescalchi, Zambeccari, ecc., e con questi nomi in bocca ingigantivano il proprio terrore, e si raffiguravano di momento in momento, la presenza di armati sui circostanti colli che scendessero ad investirli, a liberare i prigionieri, ed essi fra boschi e dirupi trascinassero in catene.

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Per vincere cotanta angoscia, il Pistrucci scrisse al Cardinale, che nell'interesse della giustizia e della sicurezza degli arrestati, egli dovea immantinente condurli a Bologna, e a tal uopo spediva un ordine segreto ad Eugenio Chelotti tenente degli sbirri campestri a cavallo, perché nel 2 dicembre si trovasse a Pianoro colla sua squadra ad incontrarli, donde avrebbero proseguito il viaggio per giungere nel colmo della notte alla città.
Gli ordini furono eseguiti, confermate le risoluzioni dell'Uditore, il quale prima di lasciar Monghidore volle eseguire l'interrogatorio di De Rolandis.
Questo giovane di 21 anno era lanto di carattere forte e fermo, e di nobili e temperate maniere, quanto di corpo meschino ed esilissimo. Appena ebbe risposto sui genitori, sulla patria, e intorno agli studi teologici e la carriera ecclesiastica cui era avviato per voler della madre suo malgrado, non poté frenarsi dal rivolgere all'Uditore rimprovero amarissimo (1). — « Domani, sono quindici giorni, disse con placido accento, che mi trovo in potere della Corte e non ho mai tanto patito come in questo tempo. — Datemi la morte non me ne cale, ma dei dolori della fame e del freddo non addolorate il corpo

(1) Proc. vol. 1 pag. 441.

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— l'infame libro che consacra l'atrocità della tortura, non scrive fra le pene, il martirio obbrobrioso che mi fate sopportare. — Vi confermo di riconoscere i proclami rivoluzionarii scritti di mia mano, e della mano di Antonio Succi... vi giuro il mio fermo incrollabile sentimento di voler liberare la patria dal giogo dei tiranni. Conducetemi alla morte, ma non fatemi soffrire tormentose privazioni; sono ordini indegni d'uomini, che Dio pur creò come l'Empireo e l'Abisso, come Satana e gli Angeli. »
Ascoltato con freddezza, venne licenziato De Rolandis con alterigia — e riconsegnato agli sbirri — poscia incominciarono i preparativi per la immediata partenza del fatale convoglio per Pianoro.
Prontissimo agli ordini vi giungeva Eugenio Chelotti colla sua squadra a cavallo. — Attendeva vigilante l'arrivo delle vetture ed appena avvisato del loro avvicinarsi, facea schierare i suoi, andavagli incontro, ed ossequiosamente inchinandosi presentava una lettera del Bargello al signor Uditore, occupato ad ordinare che s'impedisse il transito ai viandanti dalla strada pubblica — e la sbirraglia circondasse l'osteria, per allontanare ogni pericolo. — Precauzioni ispirate da mente inferma, tutt'al più contro qualche curioso!
Il Pistrucci letto il foglio, si fermò pensoso, ed invitò Mazzei e Chelotti a seguirlo nelle camere superiori dell'osteria. — Ivi loro palesò i timori del Bargello Bellotti per la sicurezza dei detenuti, e le di lui ferverose raccomandazioni di non condurli a Bologna che a notte inoltrata, colle più scrupolose cautele. —
 

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Stabilito il concetto della paura, deliberarono, di mettersi in cammino dopo le 24; di mandare innanzi due della squadra a cavallo, perché tenessero libero il passo da ogni ostacolo, da ogni persona; di far seguire da due altri a conveniente distanza il convoglio, non permettendo ad alcuno di avanzarsi; di far alto ogni due miglia, per assicurarsi se tutto procedeva con ordine ; e giunti alla Porta S. Stefano lanciare alla carriera i cavalli, e dalle Torri, pel Mercato di Mezzo, correre direttamente alle carceri del Torrone. — Questo piano di campagna fu scritto e spedito mediante apposita staffetta al Bargello, coll'ordine di schierare lungh'esso il tratto di città che dovea esser attraversato dal convoglio, i soldati e birri che tenea a sua disposizione.
Ora considera meco, o lettore, per un istante, la stoltizia cieca che in ogni tempo abbuiò l'intelletto della Corte Romana, de' suoi Legati ed Agenti! — Eravamo sul finire del 1794! — Le idee da grandi uomini disseminate per la rigenerazione delle genti, la Provvidenza avea fatte vegetare con uno sforzo di fecondità incomparabile; e mentre qui faceansi puerili piani, progetti, processi, contro gli apostoli di un principio, questo principio, dalla regione del pensiero, trapassato nell'azione colla sterminata potenza di una rivoluzione sociale — irrompeva co' suoi soldati in armi al grido della vittoria, trionfante con Montesquieu alle frontiere italiane, vincitore con Gustine in Germania, glorioso con Dumon nel Belgio, e riempiva del terrore della conquista i crollanti troni d'Europa, e sollevava a libertà, lutti i popoli!

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— Eppure il Papa e i Porporati credeano ecclissare il sole, e mantenere immutabile e perpetua la loro sovranità, custodita dalle Bolle, dai Brevi e dai Canoni! — Ostinati nella loro immobilità, allora come sempre, non curavano guardarsi dintorno, e dal letargo non li scuoteva neppure il rombo di cento cannoni che echeggiavano nel mondo come le trombe del giudizio finale del dispotismo!
Impassibili, solo agognavano soddisfare atroce libidine di vendetta contro quanti avessero più potuto martirizzare e punire come rei di attentato alla Sovrana Autorità Pontificia; onde gli ampi poteri accordati da Sua Santità al Cardinale Archetti, non avuto riguardo ai Canoni, e l'uso ch'ei ne facea scrupolosissimo concedendo ad Antonio Succi remissione dalle pene per l'impunità, quante volte somministrasse indizi bastevoli per applicare la tortura ai sospetti — Dissi la Tortura !... e il 22 novembre 1794 un Porporato, un Governatore, un Legislatore, un alter ego del Papa e Prete sottoscriveva tale enormezza che la storia con più vero giudizio cumulerà tra le irrefragabili prove di demenza del temporale governo dei Pontefici! Ecco il documento:
« Noi Gio. Andrea del titolo di S. Eusebio della Santa Romana Chiesa Prete Cardinale Archetti della città e contado di Bologna, Legato a Latere ecc.
Avendoci fatto sapere Antonio Succi della Molinella detenuto nelle carceri del Torrone, come creduto reo di sedizioso complotto; non che di formazione, e fors'anche di pubblicazione di biglietti, o siano Manifesti sediziosi, che qualora gli si conceda da Noi perdono, ed Impunità,

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colla riserva però della rilegazione in qualche fortezza per quel tempo che dalla Congregazione Criminale verrà destinato, rileverà (sic) il fatto, paleserà diversi altri delinquenti, e paleserà molte cose vantaggiose alla Causa, onde considerando Noi essere molto profittevole alla Giustizia, alla pubblica e privata quiete de' popoli, il venire in cognizione de' rei di tanto delitto per poterli condegnamente punire, quindi é che concediamo colla presente, al suddetto Antonio Succi Libera Impunità e perdono colla rilegazione nei termini suddetti, ed a condizione che debba dire interamente la verità e somministrare indizii su/fidenti alla tortura contro li rei presenti, ed a trasmettere l'inquisizione contro delli contumaci, altrimenti Vogliamo che la presente non gli sia d'alcun valore, e si abbia a considerare come non fosse stata concessa ». (1)
Dal Palazzo della nostra Residenza questo dì 22 novembre 1794.


G. A. Card. Archetti Legato.
Per il Sagro Monte di Pietà
Cristoforo Ramili Capo Notaio.

Cotesto atto emanavasi nell'epoca in cui Beccaria in nome dell'umanità protestava contro la barbarie di Leggi, che un Ministro della Religione di un Dio di Pace, rendea ancor più brutali stimolando la perversità di un uomo a consegnare alla tortura il maggior numero di vittime! — Onde duecento novanta uomini e donne indistintamente tra imputati e testimoni,

(1) Proc. Vol. 1, pag. 1227.

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cadevano sotto le inquisizioni del fisco e violate e perturbate le dimore di tante pacifichi; famiglie per giudiziali perquisizioni (1) dalle quali non andavano esenti neppure un avv. Romagnoli nel cui studio dedica vasi alla pratica della Giurisprudenza il Zamboni — un avv. Magnani che ammaestrava il doti. Succi, — un dott. Alboresi che accoglieva il Sassoli, — un avv. Gambari che noverava fra i suoi giovani il dott. Francesco Gualandi Priore degli studenti ed amico del Zamboni — Ovunque spingeva la Curia le sue indagini per rannodare un filo da stendere la corda dei tormenti! — Ma il furibondo ardore del Pistrucci era fomentato dalla paura trasfusagli dalle rivelazioni del Sassoli a cui avea pur promessa impunità! — Sassoli palesò che i cospiratori « contavano sull'appoggio tanto degli studenti, come de' cavalieri fra quelli più liberali, e di molti della plebaglia (2). » Queste notizie rappresentavano all'affascinata mente dell'Uditore la congiura vasta e potentissima. — Onde con minuta cura studiava giorno e notte, le parole pronunziate dagli inquisiti, dai testimoni, e più delle scritte, facea tesoro di quelle conservate nella sua mente. — Attentamente pur osservava gli effetti perquisiti, e percosso dai colori bianco, rosso e verde insieme innestati, si spaventava di trovar ragione e spiegazione di un tal fatto, nell'esistenza di intimi rapporti dei cospiratori colla Francia (3).

(1) Vedi Rubrica a Processo 8415.
(2) Esame Sasso Vol. 1, pag. 598, 6 dicembre 1794.
(3) Proc. Vol. 2, pag. 689 e 690.

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Non si acquetava il processante, all'esplicita dichiarazione di Zamboni il quale protestò che era sua intenzione non voler far la scimia ai colori di Francia (1)! « Non fidava totalmente del Succi che depose essere volontà assoluta del Zamboni che nel manifesto della rivoluzione si dovesse mostrare al popolo, non fosse maneggio de' francesi, cosi ne' colori non si dovessero usare quelli di Francia (2).»
Pur tuttavia angustiato l'astuto fiscale, oppresso dalla smania di scoprir cose arcane, pensò rivolgere le sue armi contro le donne eh' ei sospettava aver lavorato nella confezione delle insegne.
L'Angelica Lorenzini Montignani amante di De Rolandis e la Barbara Borghi mantennero, malgrado i tormenti, il preconcetto sistema di assoluta negativa.
— Ma la Geltrude Nazzari vedova Pirotti esaminata ad istanza del Bargello, confessò « aver avuto dalla Zamboni del cavadino verde, e della roba bianca e rossa per far rosettine della grandezza circa due volte un baioccone di rame » (3).
Soddisfatto il Pistrucci da tale deposizione, immantinente chiamò a sé la Brigida Zamboni, e dopo averla severamente ammonita e minacciata, sullo stesso argomentola interrogò; ed ella credendo pur di qualche guisa appagare le inquisitoriali ricerche ingenuamente disse:

(1) Vol. 1, pag. 390. Es. Zamboni.
(2) Proc. Vol. 2, pag. 669. Es. 10 dic. 1794.
(3) Proc. Vol. 1, pag. 577.

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essere nelle rosette « col bianco mischiato il rosso e il verde per uniformarsi al dipinto della camera di Casa Savioli per la quale eran fatte (1) » Ah! non avess' Ella pronunciato giammai il nome di questa Senatoriale Famiglia! La cieca e feroce ira del processante, la incalzò e strinse con tale una furia di domande, per cui, la calma e ripetuta risposta di non voler dire ciò non poteva, fece traboccare la bile del Pistrucci in uno sfogo di crudeltà, consegnando la povera donna a' suoi manigoldi — i quali dopo averla inutilmente straziata, ebbero a trasportarla fuor dei sensi, nel suo carcere (2).
La bandiera tricolore italiana come il simbolo della redenzione umana — fu consacrata nel suo nascimento all'immortalita del trionfo, dalla fede, dalla virtù, dal sacrifìcio dell'uomo che la creò; — dai dolori, dagli spasimi, dalle lagrime della donna che la compose — ed ora e e sempre — la memoria di Luigi Zamboni e dell'amorosa di lui Madre, sarà venerata dagl'Italiani.

(1) Proc, Vol. 2, pag. 816. — Insistendo il Pistrucci sullo coccarde e i colori, la Brigida Zamboni depose che aveva lavorato per la loro confezione anche l’impunità dott. Succi. Proc. V. 2 pag. 2128.
(2) I torturati non ritornavano all’esame, se non dietro certificato del medico delle carceri il quale attestava: Reputo capace di essere esaminato il carcerato ecc. Questa formula esprimeva che poteasi liberamente torturare. — Ma la Zamboni dopo questo esame essendo stata nuovamente chiamata pcI 27 febbraio 1795 il dott. Cuzzanti certificò: «E' in istato di essere esaminata purchè non sia mossa dal luogo ove presentemeite si è obbligata al letto, » Alleg. al vol. 4, pag. 2117 L’infelice ora stata concia a dovere!

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Al doloroso racconto, dolori novelli si aggiungono — ma l'anima contristata, di soavi ineffabili emozioni pur si conforta, davanti ai meravigliosi esempi di virtù, di costanza, e di eroismo degli inquisiti ravvolti in questo tenebroso e ferale procedimento !
Agli arrestati si succedono arrestati che si rilasciano sotto precetto ognuno di silenzio su quanto vide, su quanto udì, su quanto sofferse, mentre altri si traggono in catene.... ed ogni giorno, nuovi tormenti, e nuovi tormentati!
Nel frattanto Angelo Orlandi Cancelliere del Bargello, sguinzagliati per la città i suoi cagnotti, allo scopo di rintracciare colpevoli alla tentata insurrezione del 1790 di cui era pur capo ed autore Luigi Zamboni — malgrado attive e scrupolose investigazioni, non era giunto a verun risultato rimarchevole. Scoperse, che parte dei compromessi erano morti, altri fuggiti, e soli rimanevano dei sospetti che però il Fisco non mancò di compulsare e tratiare colle solite inumane sue forme (1). Seduzioni, promesse, minacele non valsero a strappare una parola, che portasse un benché menomo raggio di luce, nel ben custodito mistero di quel primo generoso tentativo di emancipazione italiana.
Ma Roma insisteva per le ricerche, il Cardinale si querelava col Tribunale, e questi stimolava il Pistrucci! — poteri e denari non mancavano per riuscire nelle scoperte!

(1) Proc. Vol. 4, pag. 2081. Rapp. Orlandi.

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Allora il processante, vedendo tornar vane le inquisizioni, ebbe ricorso all'astuzia. — Fecesi condur dinanzi il Zamboni studiandosi di velar l'austerità e tracotanza usata, colle arti di simulala dolcezza, e di cordiale amicizia, per trar profitto dagl'inganni. — Immantinente ordinò che al carcerato cui recavan grave molestia le catene, si togliessero, poscia l'invitò a sedersi a lui vicino manifestando vaghezza di conversare.
Zamboni sempre dignitoso, sempre severo, di questi strani e incomprensibili ufficii facea ringraziamento... principalmente per essere sollevato dall'enorme peso dei ferri che l'opprimevano. — In pari tempo però concentravasi in sé stesso, contro le minaceie di un agguato, che le novelle maniere del Fiscale, eloquentemente gli disvelavano.
— « Voi sapete, o signore, cominciò l'Uditore, qual meraviglia desti in tutti il vostro carattere, i vostri nobilissimi sentimenti, le vostre patriottiche intenzioni — e risalendo fino alla vostra prima età l'ammirazione si accresce, pensando fino da qual epoca abbiate sfidato i maggiori pericoli, ordendo una congiura per la libertà della patria. — A me purtroppo! vincolato da dolorosi doveri, non tocca tributarvi lode o incoraggiamento — pure posso con voi rallegrarmi di aver col progredir degli anni maturati i vostri consigli, vedendo che i concetti e le idee divulgate nel 1790 sono ben diverse da quelle che professate nel 1794! »
Zamboni si agitava sul suo scanno, per le vili ed artificiose parole del suo giudice, ed esclamò!
— «Errore, errore! io sono oggi qual fui, qual sarò sempre fino alla morte! »

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— « Io scorgo però, soggiunse il Pistrucci, negli scritti che dettaste e spargeste per la città il 27 febbraio 1790, sensibile differenza da quelli più recenti; in questi v'ha illusione, ma dolcezza, negl'altri brutalità e ferocia. Forse la vostra mente ha obbliato. Udite! »

Laus Deo S. Petronio

Nel venerdì di S. Giuseppe a ore 24 sulla pubblica piazza senza fallo saranno massacrali tutti i saldali trovati per città (1).

— Udite quest'altro;


Cittadini


O si appicchino per il collo gl'iniqui Auditori di Camera, Camerieri, Maestro di Casa di Sua Eminenza o li appiccheremo noi. Si licenzino i soldati o si tema di noi (1).

— «Ha ella finito, domandò il Zamboni? — Ebbene, io non riconosco questi scritti e incisamente li ripudio. — Dopo ciò debbo avvertirla, signor Uditore, ora come allora, essere stato sempre mio principio, e mia fede inalterabile, che la santa causa della libertà e dell'indipendenza di un popolo, non debba macchiarsi giammai né degli arbitrii, né delle violenze, né dell'opere infernali, che sono eredità e privilegio della tirannide.»

(1) Alleg. al vol. 4, pag. 2078.
(1) Alleg. al vol. 4, pag. 9079.

 

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II volto del Pistrucci si scolorava, cominciava ad abbuiarsi, e un aggrottar di ciglia sostituivasi alla simulata serenità delle pupille! — Ma soffocando nel seno i brutali istinti e continuando ad ostentare la calma, estraendo da un pacco il foglio seguente lesse:


Cari Compatriotti !

Siete invitati pel bene della patria a seguitare coraggiosamente coll'armi chi comincierà per liberare Bologna dal giogo insopportabile del pesante governo. L'effetto seguirà all'un'ora di notte a mezza quaresima. Ciò vi chiede chi vi ama.
Gridate Libertà!
(1)

indi con egual pacatezza prendendone un altro proseguiva:

Cittadini


Siete invitali di portarvi alla Montagnola la metà di Quaresima alle ore 25 colle armi, per sostenere i diritti antichi della patria e la libertà.
Spirito e coraggio
(2).

finalmente ne schierava ancora sulla tavola non dissimili ai precedenti se non in quanto erano sottoscritti in nome di una parte di popolo, oppure accennavano «che il movimento sarebbe stato iniziato con buon seguito d'uomini!».(3).

(1) Alleg. al vol. 4, pag. 1982
(2) Alleg. al vol. 4, pag. l983.
(3) Alleg. al vol. 4, pag. 2080-81.

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Da questi documenti traeva giudizio il processante alla estensione e vastità della congiura, in vista dell'assicurazione data coll'autore degli avvisi di aver buon seguito d'uomini. — Tale giudizio egli corroborava argomentando che dai primi scritti non riconosciuti dal Zamboni scorgevasi apertamente, l'opera di quella parte più temeraria ed ardila, che esiste in ogni cospirazione e all'occasione si manifesta per prevalere sui consigli dei compagni.
Zamboni ascoltò attentamente il ragionamento, le induzioni, e le conclusioni, e con tranquilla imperturbabilità rispose:
— «Questi secondi inviti sono miei, scritti di mia mano, da me propagati, altro non so... vi basti.»
— « a i primi, riprese il processante, i primi più importanti?...»
— « Non sono miei. — Io li lessi, li vidi affissi e sparsi per la città dopo le mie pubblicazioni — e vi ripeto che di più non potrei dire, ed altro non so. »
— « Pure qualcuno de' vostri compagni... » — « Non ebbi compagni, proruppe alzandosi impetuosamente l'ardente patriota — io fui solo, son reo, e su me solo dee ricadere il rigore della vostra condanna. »
— « Ma come essendo solo concepiste il sospetto d'essere scoperto, e fuggiste lontano, lontano,... sino in Francia? »
— « Sarei andato più lungi ancora, se circostanze straordinarie occorsemi nel viaggio non mi avessero distolto da un antico mio progetto.

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— Io volea andare in America, e perciò compii il corso di astronomia (1)... sentiva il bisogno di veder da vicino un popolo che avea conquistata la propria indipendenza — ma i grandi avvenimenti in Europa si precipitavano, e pensando alla mia patria, preferii andare in Francia… Se vi prende vaghezza di saper tutto, io lo svelerò, ma promettelemi di non più inquietarmi in appresso — Scrivete sig. Cancelliere... »
L'Uditore e il Notaro spalancarono gli occhi esterefalti e agitati dall'aspettativa — concentrarono la loro attenzione, e Zamboni cominciò:
— « Per la mezza Quaresima del 1790 io avea destinala una sollevazione in Bologna. — La sperava, la credeva, forse le severe misure di precauzione da voi adottate valsero a dissiparla! — In quel giorno invece di popolo in armi, io vidi sulla Piazza Pubblica mettere la corda nella girella, vidi arrivare molti birri, e soldati, e perfino quelli detti di Manino; vidi un Editto dell'Eminentissimo Cardinale, nel quale prometteva premio di mille scudi, e impunità, al delatore dell'autore degli scritti incendiarii e della congiura (2). Io guardava con occhio indifferente questi fatti, ma il popolo ne rimaneva atterrito, — e mi convinsi non essere ancora giunto il momento di tentare con profitto una rivoluzione. La fatale pubblica ignoranza di quanto si compieva al di là delle Alpi, — la corruzione di una lunga e brutale servitù, rendevan difficile l'opera di commuovere il popolo per un'idea generosa,

(1) Proc, al vol. 4, pag. 1818.
(2) Proc. al vol. 4, pag. 1756-1759 e 2085.

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— l'idea di avere da sé e non da altri la libertà. — Allora divisai allontanarmi nella fiducia che la verità sarebbe stata messa in luce dal tempo, e mutate le condizioni della opinione, il moto italiano avrebbesi potuto iniziare per l'avvenire. — Ecco perché partii.»
L'Uditore disingannato dalle concepite speranze di grandi rivelazioni, grado a grado lasciò cadere a lembi le vesti della ipocrisia di cui si era per un istante coperto, e ritornando qual sempre fu, riprese:
— « Ma voi andaste in Francia, per stringere quelle amicizie e quei rapporti, che dovean più tardi arrecare amari frutti di desolazione e di terrore alla patria da voi promessa allo straniero? »
— «Io volli, e voglio l'amicizia dei francesi, perché giovino alla mia patria nel nuovo sistema, ma non mai che la mia patria resti sacrificata per giovare a loro! »
— «Vane parole! voi foste trascinato in Francia dalle vostre feroci tendenze, manifestate dagli scritti che negate di riconoscere.— E non pertanto sono essi men vostri, la giustizia lo sa e vi costituisce reo non di ribellione, ma di assassinio! — voi non siete che un volgare assassino! —
Zamboni trasalì, minacciosamente si scosse, si accese nel volto, — ma la paurosa anima del Pistrucci scorgendo la di lui alterazione sollecito, gridò « ricaricatelo di catene » e tosto gli sgherri accorsi, le mani, i piedi, e la cintura atrocemente gli serrarono... intanto che baldanzoso il processante proseguiva:

(1) Parole di Zamboni, vol. 5, pag. 2438.

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— « Sì, voi siete un volgare assassino che la ribellione d'oggi all'esempio di Francia voleste iniziare col ferro e col fuoco! »
— « Oh infamia! sclamò Zamboni, — infamia sul vostro capo! »
— « Eccone le prove ! Cancelliere, leggete. » II notaio tutto commosso con debol voce ed interrottamente lesse la deposizione del Succi.
Nell'udire la infernale delazione, copiose goccie di sudore solcarono la fronte dell'eroico giovane, — ed un tremore di tutte le membra lo assalì, finché vinta l'interna lotta e raccolte le abbattute forze, come da sovrumana potenza ispirato, esclamò:
— «Fatemi morire, e non tenetemi in vita perché io abbia a maledire l'umanità, vedendo a quale scelleratezza può arrivare un uomo, e come possan essere consacrate le parole di un traditore! — Non é mio, non é mio il progetto di tentare la rivoluzione coll'appicare il fuoco ai quattro angoli della città, col massacrare il Senatore Legnani ed altri disamati dal paese, col gettare dalla pubblica ringhiera al popolo le teste dell'Autorità e le vostre (1)... questo iniquo disegno ch'io rigettai con orrore, — é di Antonio Succi, dell'uomo vostro, della vostra impunità, di colui che più infame di Giuda, non solo tradisce e vende i suoi compagni, ma li calunnia della sua tristizia.

(1) Proc. al vol. 1 pag. 866.

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— Egli, egli solo, pronunciò quelle parole, per Dio, per la vita de' vostri figli, delle vostre madri, de' padri vostri se avete umani affetti, vi giuro, questa é la pura verità!... ma fatemi morire, ve ne supplico, fatemi morire!... più d'ogni strazio, più d'ogni dolore, mi tormenta l'aspetto di cotanta nefandezza!... »
Il Pistrucci, ritto sulla persona, profittando del momento in cui un singulto convulsivo troncava a Zamboni le parole, fa cenno a' suoi di condurre al carcere l'inquisito... egli resisteva con isforzi alle violenze, — ma spinto e rabbiosamente urtato da que' manigoldi, venne trascinato pe' corridoi, e fra urli, minaccie, e suono orribile di catene, e lamenti, ricacciato nella prigione.
Tenebrose, anguste ed umide eran le carceri tutte del Torrone, ma nelle più tristi e malcfiche, questi imputati di delitto di Stato, il carceriere Fracassi fedele agli ordini, avea collocati. — Giornalmente entro coppa di peltro loro amministrava per cibo una mescola di broda simile al pantano della palude, e un tozzo di pan nero vera immagine del pane del dolore; — acqua impura e torbida in una brocca dovea spegnerne l'ardente sete, e le stanche ed oppresse membra riposare su d'un pancaccio tarlato ove stava disteso un trapunto di stoppa per giaciglio, pregno d'ogni sorta d'immondezze. — Spropositate e barbare prescrizioni costringevano i detenuti a sopportar queste pene, prima ancora che ne fosse constatata la reità. — Confidati al custode, esercitava costui sua padronanza come su vili schiavi, e usava a capriccio degli ampli poteri di cui era investito, col distribuire ad libitum bastonate e tormenti ai carcerati infino a morte, se le circostanze lo reclamassero.

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Per tratto di somma clemenza, a coloro che possedevan denaro proprio, si accordava riceverne, in misurate dosi però, e dalla mano del Fracassi, il quale scrupolosamente faceasi vidimar le liste dal Bellolli pel legittimo rimborso, benché comprendessero spese che i detenuti non avean giammai neppur sognato di ordinare! — Ma Carceriere e Bargello vivean in buonissima armonia, come l'edera alla quercia, aggiustavan fra loro i conti, eil capo notaio Cristoforo Romiti depositario del denaro de' prigionieri, mediante il notaio Cappelli, pagava. — Alla famiglia Zamboni compresa nella superiore munificenza, permettevasi il godimento giornaliero di baiocchi cinque per testa del proprio denaro, che il Fracassi consegnava e ritoglieva da spendere. — Dio sa come!
Ma di ben altre enormità offre deplorabile esempio la giustizia de' tempi! — Udite — Pendente il processo le sostanze sequestrate alla famiglia Zamboni, il Foro Criminale ordinava di vendere all'asta pubblica il 19 gennaio e il 27, 28, 29 aprile 1795 (1) cioé un anno prima che fosse pronunziata la sentenza! — e Gian Sebastiano Landini Banditore e Trombettiere del Tribunale ebbe mandato di deliberare al miglior offerente l'acquisto di questi capitali esistenti nella bottega di Canton de' Fiori, e nel Fondaco e nella Casa in Via Galliera.

(1) Proc. 8415. Alleg. fasc. B. Stima e ricavato degli effetti ecc.

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Ne' quattro giorni di pubblico esperimento, se molti curiosi affollaronsi dintorno a cotal turpe mercato, — pochi furono, per ver dire, gli oblatori, — ripugnando a cittadini farsi compiici d'inaudito arbitrio, — e per scudi 538. 17 si venderono ad Antonio Satti e a Giacomo Brandolesi mobili, mercanzie, indumenti, insomma le cose tutte di proprietà della famiglia Zamboni (1). Se dessa pur fosse riuscita libera dall'imputazione, e assolta dal Tribunale, nullameno sarebbesi trovata nella miseria, avendo processanti, cancellieri, carcerieri, Bargello e birri, fatta divisione concorde degli averi, di cui era stata così iniquamente dispogliata.
Il processo s' istruiva, gli esami procedevano,le prove si accumulavano, per illuminare la coscienza di Giudici cui non rimanea più che a disporre della vita degl'inquisiti, nella stessa guisa che preventivamente avean disposto delle loro sostanze!... Così amministrava la giustizia il Tribunale presieduto da un Prete e Cardinale di S. Chiesa! — Così, dal Principe al birro, dalla Porpora al saio, per una non interrotta serie d'arbitrii, di ribalderie, e di orrori, si succedevano le turpissime gesta dei Ministri ed Agenti delle papali vendette!

(1) Proc. 8415, Alleg. fasc. B, Rapp. del Banditore Landini

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Lungo e doloroso troppo sarebbe il riferire le azioni crudeli e le inumane barbarie usate dal Fisco in questo processo. — Alla maggior parte degli accusati che con imperturbabile coraggio sostenevano la negativa, all'eroico contegno della Zamboni e dell'Angelica Lorenzini, e di Anna sua figlia e d'altre generose donne, al magnanimo ardimento di Camillo Galli, e di Antonio Forni, facea contrasto deplorabile la debolezza del Sassoli; e la svergognala impudenza del Succi; — ma l'italiano si allegra nel veder le patrie virtù, di tanto prevalere alle nequizie!
De Rolandis interamente assumeva la responsabilità delle sue opere, — poneva ogni studio per allontanar dagli altri le accuse, si rendeva rispettabile e degno di ammirazione, per la vita ed energia spiegata dalla sua bell'anima quantunque albergata da corpo affranto, estenuato, disfatto. — Interrogato in Tribunale o nella segreta, sullo scanno o sul letto, non obbliava sé stesso giammai per un istante, e tranquillo, e sereno le smorte guancie abbelliva del sorriso all'avvenire
del martirio che lo attendeva. — Povero giovine!
L'ammorbato aere, e lo scarso nutrimento generando in quell'esile costituzione, morbo venefico, ne avean coperta la carne di macchie nerastre, dalle quali sovente spicciava sangue e putrida materia — ma sofferenze e dolori non riscuotevano quell'incontaminato e purissimo angelo della patria!
Al Zamboni di egual virtù ma di diversa tempra, cagionava mortale angoscia, e febbrile irritamento la vista e il contatto de' suoi giudici, co' quali si vendicava gettando loro in faccia, a piene mani, l'Infamia.

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— Dotato dalla natura di robuste forme, e d'organi perfetti, fisici patimenti e travagli sfidava e sosteneva senza pena, senza lamento. L'ore funeste del carcere addolciva nel pensiero soave della speranza, e per quantunque fosse indifferente al suo destino, pur dover sacro imponeva a sé stesso di tentare per ogni via la propria liberazione per giugner in tempo di consacrare la vita alla patria. — Vagheggiando l'idea di mettere a profitto le commosse opinioni, l'agitazione e il rumor sordo che serpeggiava nel popolo, pareagli già di vedere impallidire, tremare i suoi carnefici e con costanza pari al desiderio dava opera incessante per aprirsi una strada alla salvezza. —
Zamboni abitava la segreta del giardino; — percuotendone all'intorno le pareti scoperse un punto, più sonoro che accennava vuoto all'interno; — infatti un vecchio camino slava nascosto da sottilissima muraglia. — Con un pezzo di ferro, che la Provvidenza mai non niega agli arditi, perforando un pertugio pazientemente lo ingrandì, all'altezza del pavimento. — Della maniglia di ferro che gli obbligava una gamba al piede del tavolato, trovò modo di liberarsi. — La stoppa del trapunto contorcendo ne compose pezzi di fune di tre braccia caduno, tutti scaltramente nascondendo entro il giaciglio e sottraendoli così alla vigilanza del Chiavaro Domenico Sinibaldi che ogni sera lo visitava. — Poco rimaneva al compimento della sospirata evasione. Oh come lieti gli sorrideano i sogni! La speranza di liberare i suoi compagni, la patria, apparsagli come una realtà compiuta, ma il 15 marzo l'astuto Giuseppe Fracassi da qualche giorno entrato in sospetto, eseguisce una visita notturna, scopre ogni cosa imprigiona Sinibaldi, fa rapporto all'Uditore, e immediatamente cangia la segreta a Zamboni (1).
Le deluse speranze da un lato, porgevan argomento a nuovi timori dall'altro. Gli ordini severissimi, riaccesero l'attività del Bellotti, il quale sollecitamente sparse per la città ad origliare le sue spie, per riconoscere se al di fuori fosservi complici di questo avvenimento, già per ogni dove divulgato. — Infatti ne' caffé, ne' crocchi, non si parlava d'altro, e un insolito corso di passeggieri era formato tra i portici della Dogana Vecchia e la Via che mette alla Piazzola del Carbone e lutti gli sguardi alle ferriate delle prigioni si rivolgevano. — Questo palese interessamento della popolazione per Zamboni, turbava, e molestava grandemente gli uomini del governo, vieppiù agitati dagli sconfortanti rapporti del Bargello, sullo stato della pubblica opinione.
Intanto il coraggioso giovane balestrato d'una in altra segreta, dalla Cuccagna, in quella della Concezione, era pur sempre accompagnato dal costante suo proponimento, e non mancò di ripetere il suo paziente lavoro per la fuga, — ma nel punto di ridurlo a compimento nuovamente sorpreso e colpito dalla vigilanza dei carcerieri, ebbe a veder e distrutti disegni, fatiche e ridenti speranze!

(1) Rapp. Fracassi. Atti ecc. Vol. 5 pag 23O2.

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Il Pistrucci impazziva quasi davanti al misterioso velo che copriva questi tentativi cui poneva mano ripetutamente il Zamboni con ferri ed attrezzi che accusavano esterne corrispondenze — arrossiva del possesso dell'armi e dei mezzi a lui consegnati dall'arbitrio, vedendoseli cader di mano spezzati ed impotenti! Sfogava la sua rabbia contro l'inettezza del Bargello e questi alla sua volta scaricava la tempesta sui suoi dipendenti — ma tutto indarno!
Risolutamente l'Uditore a sé chiamò il Zamboni per insidiarne la sensibilità, stimolarne l'amarezza, e strappare dalla di lui commozione, e dal di lui entusiasmo una parola, una imprecazione, che convalidasse il sospetto di rapporti esteriori. — Mal s'apponeva il processante; — il suo furore nell'animo della vittima, era cagione di calma, di gioia e di letizia, — ed altro non udì dal generoso labbro che la protesta solenne contro qualunque ulteriore violenza per le tentate fughe « essendo dritto del Fisco il custodirlo, ma dritto pur del custodito l'eludere la custodia (1) ».
— Ciò detto insisté per essere ricondotto alla sua solitaria dimora.
Per assicurare questo terribile detenuto, — idolo fatale dell'universale ammirazione, — il Pistrucci consegnollo vita per vita al carceriere Giacomo Comaschi con ordine di rinserrarlo nell'orrida segreta l'Inferno sfuggita dall'aria, dalla luce e dal sole, come l'antro della maledizione... ed ivi incatenato seppellirlo fino al giorno di trascinarlo all'estremo supplizio. —

(1) Proc. vol. 5 pag. 24O5.

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Nel perpetuare l'infamia di cotali malvagità debbo pur far ragione de' nobili sentimenti del popolo in mezzo al quale si consumavano. — Dai ricchi palagi de' Senatori, agl'umili abituri del povero, tutti i cuori palpitavano per Zamboni, e tutti gli affetti erano a lui consacrati. (1)
La Congregazione Criminale anelante di vendetta, sapea indubitabile la sentenza, ma sapea del pari difficile e dubbia la sua esecuzione! — Pure il reo di attentato alla Sovranità del Pontefice dovea morire!
— lo reclamavano altamente Papa e Cardinali, e le autorità dall'idea di più gravi conseguenze assalite
— trepidavano.
Vidersi in questi tempi giudici feroci, inumani, ingiusti!... privilegio di un Tribunale presieduto da un Eminentissimo Porporato, vedremo, convertita la spada della legge, nel pugnale dell'assassino! — noi vedremo novelli orrori! ma le pagine di sangue, si bagnino di una lagrima di riconoscenza alle vittime dalle cui ceneri scaturirono le scintille dell'italica redenzione!
Dalla metà di luglio, era stato il Zamboni sepolto nell'orribile carcere l'Inferno, vera foce infernale, dagli eccessivi calori estivi resa micidialissima, per l'aria soffocante a guasta che con stentato affanno vi respirava. (2)

(1) Proc. 5415. Rapporti del Bargello Bellotti.
(2) Esite tuttavia la segreta l’Inferno. E' bassissima di guisa che un uomo d’ alta statura può trattenervisi in piedi a stento. Luce ed aria vi penetrano attraverso doppie inferriate poste a piccola finestra praticata nel muro di circa tre metri di grossezza. Trovasi nel maschio della Torre che fa angolo alla Via Vetturini (ora Ugo Bassi) e alla Via già Piazza dcl Carbone, ed è volta verso quest’ ultima contrada.

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Nelle ore notturne di questi giorni, l'Eminentissimo, dopo aver recitato nella Cappella Farnese il solito rosario — per meritarsi le indulgenze compartite dai Pontefici, — chiamava a sé il Bargello Bellotti, e fatti i conti con Dio, volea con costui fare i conti sugli uomini che lo inquietavano. — Prolungavansi fino a tarda notte talora i misteriosi colloqui, — dai quali usciva il Bargello per passare dalle sale dorate, ai tenebrosi labirinti del Torrone, ad intendenrsi in più stretti e segreti conciliaboli col Fracassi. — Sovente invitavano il Comaschi per interrogarlo intorno alla salute, e al contegno di Zamboni — ma le ingenue risposte dell'onest'uomo, venivan respinte con amari rimbrotti, rimproveri e sarcasmi, perché non usava della severità dovuta ad un reo di Stato, che con ingiuriosi quotidiani canti disprezzava la disciplina, e offendeva l'autorità del governo e delle leggi. —
Il Comaschi, — quantunque carceriere, — adempiva al suo ufficio da uomo dabbene, e allegando le istruzioni ricevute dall'eccellentissimo signor Uditore, francamente dichiarava sé solo responsabile del detenuto, e le insinuazioni e certe parole a fior di labbro pronunciate per costringerlo a violenze, facea le viste di non intendere. — Spesso però usciva di là, conturbato e borbottando, — e alle guardie e i custodi, cui nulla sfuggiva, di queste occulte pratiche sommessamente bisbigliavano interpretando che qualche grande avvenimento si maturasse.

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— Inutile a dirsi, che le sorde voci del Torrone, ripetevansi il dì appresso al Caffé Stelloni, — donde divulgansi come novella del paese, e ingeneravano sospetti, ed ansietà nella popolazione.
Una sera il Fracassi si presenta nei corridoi con due carcerati sconosciuti, impone al Comaschi di rinchiuderli nell'Inferno. Oppone il Zamboni il diritto di rimaner solo, come lo fu sino al presente, — di non voler a compagni de' malfattori, ma in faccia alle sue proteste chiudesi la ferrea porta — e tutto é finito.
Alla quint'ora della notte 18 agosto 1795 un cupo rumor di grida, seguito da lungo e fioco lamento ferisce di lontano l'orecchio al Comaschi, — balza ei dal letto,- corre negli anditi per iscoprire donde provenga, e assalito dal dubbio di qualche grave contesa nella segreta l'Inferno, — ritorna alla sua camera, cerca disotto al capezzale ove per solito nascondea le chiavi, — e non le rinviene. — Sorpreso, costernato, affannoso, vola alla prigione, e vede con istupore le chiavi dentro la porta! — sente chiamarsi, e tutto confuso, e fuor di sé stesso, apre, spalanca la lanterna, e nell'ombra tetra di quel recinto, vede disegnarsi una figura, le gambe protese a terra, e il corpo appiccato per la gola da un laccio, pendente dal chiavistello della finestra.

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— Ah! esclama, Zamboni!!! voi, voi, Io strozzaste ! Era voce di Dio quella parola, ispirata ad anima onesta compresa da spavento, che fissava gl' occhi sull'orrendo spettacolo, attraverso ad una lagrima impietrita!
Accorrevano frattanto altri custodi e guardie, a cui calorosamente il Comaschi ripeteva le sue accuse contro gli sconosciuti i quali simalavansi avvinti da cordini che per essere totalmente disciolti meglio appalesavano la finzione infame e il tradimento.
Fra tanta confusione finalmente si ode tuonar la rauca voce del Fracassi, che si affretta, si fa largo, penetra nella segreta, e gettando un freddo sguardo sul corpo di Zamboni, e vedendolo senza catena, amaramente si querela col Comaschi, — il quale franco confessa averla tolta ogni sera, a cagione di piaga cancrenosa nella gamba... Ma il Fracassi non ascolta giustificazioni; furioso ne ordina alle guardie l'arresto, con ingiunzione di ben assicurarlo e rinchiuderlo solo in una segreta; poscia comanda a tutti il silenzio, e di non muoversi, né muover nulla, fino al sopraggiugner della Curia.
In breve gl'oscuri penetrali del Torrone son rischiarati da lumi di lanterne, e da torcie a vento, che precedono l'arrivo dell'Uditore Pistrucci, del dottor medico fisico Clemente Pasi chirurgo della Curia, e dal notaio del 2.° Sgabello Mancini. — Entrano costoro nella segreta; — l'Uditore pallido e muto osservava, il medico esaminando attentamente il tutto dettava, il notaio scriveva quanto segue:

(1) V. Rapp. della Curia, vol. 5, pag. 2550-51

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« Entrati nella carcere si videro i due » prigioni legati con cordini di stoppa da » avanzarne due braccia, da cui potevano » con qualche diligenza liberarsi essendo senza gruppi.
Si osservò con torcie un cadavere di circa 22 anni in manica di camicia tirata su nelle braccia, fazzoletto bianco legato attorno alla vita, braghe di lanchino, calze di filo, e scarpe di vitello nero, qual cadavere resta attaccato con cordino al collo fatto con nodi scorrili dori a guisa di capestro, da cui si comprende essere stato strozzato; bensì acciò il laccio potesse stringere per essere più lungo del bisogno, resta il cadavere colle gambe alquanto larghe e piegate, mentre se fosse stato in piedi non sarebbe potuto restar strozzato, giacché avrebbe dovuto esser e il laccio un palmo e mezzo più corto per tener sollevato il cadavere (1) » e proseguendo la relazione descrive la faccia livida dell'estinto sfracellata e rotta contro il muro che ne mostra le macchie; irte, rabbuffate e ancor molli di sudore le abbondanti chiome, — e il sangue stravenato dall'interne parti della testa rappreso in grumi e scolante dalla bocca spalancata e dalle aperte narici; — e finalmente dalla eccessiva tensione de' nervi delle braccia e delle gambe rilevarsi esser la morte avvenuta dopo ripetuti violenti sforzi.

(1) Processo verbale della curia. — Allegato al vol. 5. — Si noti che la segreta è tanto bassa che se anche fosse stato attaccato il laccio rasente al soffitto il corpo non avrebbe mai potuto restar sospeso da terra, come attesta la riferita relazione. Questo documento è la prova e la giustificazione della tremenda accusa.

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Compiuta questa parte del riferimento, si accinse la Curia ad esaminare colle torcie attentamente le pareti della prigione — scoperse iscrizioni politiche latine, italiane e francesi col motto Liberté, Surèté, Egalité, e fra l'altre presso la piccola finestra leggevasene una scritta in color rossiccio e nero, nella quale specchiasi l'ardente fuoco dell'anima di questo sfortunato martire della libertà. Eccola:
« A perpetua infamia del dottor Antonio Succi della Molinella, contro li Democratici Bolognesi del 1794. Impunito, Seduttore ed Accusatore dei proprii Fratelli; Traditore, della più Sagra Amicizia, del proprio Partito; Vile, Disertore, Uomo Iniquo e Disleale; Fratello snaturato; Finto Amico e Patriotta Falso; Scrisse, l'ottavo mese di sua carcerazione, avvinto di catene, Luigi Zamboni Democratico Bolognese (1) ».
Lunga e minuta relazione presentava pure il Fracassi agli Atti del Tribunale, per constatare il suicidio del prigioniero; — affermava avere il Zamboni costretti colla forza, ed afferrati e legati i due compagni, colla corda di stoppa del trapunto questa volta da lui ridotta in sforzino molto forte (2).

(1) Arch. Atti e Proc. Alleg. vol. 5, pag. 2551.
(2) Vedi Atti e Processo ecc. Rapp. Fracassi, vol. 5, pag. 2532. Si osservi però che il trapanto dovea essere uno degli oggetti ogni sera visitato; ognuno può immaginare la robustezza di una corda fatta con stoppa vecchia e fracida, e come all’incontro dovesse esser fortissima quella che sosteneva il corpo dello strozzato. Tutti i documenti annunziano che Zamboni venne ucciso, e le stesse reticenze dei processo e il rapporto della Curia io confermano; ove non bastasse la narrazione vera del fatto usci dal Torrone, e si fece pubblica; e io scrivente la raccolse dalla parola di contemporanei ancor viventi, o da amici d’alcuni degli inquisiti. Il Comaschi condannato tre anni fu processato per aver propalata la verità, egli confermò l’avvenuto assassinio durante tutta la sua vita.
Il Cardinale Archetti avea proibito agli assunti del Torrone, la visita alle Carceri per poter disporre, ordinare, tramutamenti strazi di camerati, usare ogni arbitrio; ond’è che gli Assunti Savioli, Monti, Beccadelli avvenuta la misteriosa tragedia reclamarono dal Cardinale il loro diritto di visita alle Carceri conferitogli da Gregorio XV. Era tardi; ma per tal modo vollero sgravarsi dinanzi alla pubblica opinione di aver mancato alla debita sorveglianza, specialmente per l’introcluzione di due individui che sarebbe stato in loro facoltà non permettere in una cella angustissima.
vedi Atti della Assunteria del Torrone pag. 63, 64 Archivio del Reggimento.

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Avvalorava le proprie asserzioni delle testimonianze di costoro nominati Francesco Curzel e Luigi Verucchi de' quali niuno ebbe notizia mai più, — e davanti a Dio Onnipotente e in nome della Santissima Trinità giurava aver deposto il vero.
La Congregazione Criminale accoglieva ed ammetteva il rapporto e le conclusioni del Fracassi come prova irrefragabile del fatto,— intentava rigorosa inquisizione contro il Comaschi, ed ordinava di far levare nella notte dello stesso martedì, il cadavere di Zamboni dal carcere, e portarlo a sepellire nel Malcantone luogo destinato agl'infedeli (1).


(1) È comparso il carceriere e ha deposto « Conforme all’ordine ricevuto di far portar via la notte di martedì (18 al 19 agosto) nei tardi il cadavere di Luigi Zamboni debbo dire che il medesimo fu levato dalle carceri, e coll’intesa di chi spetta, non fu seppellito in Chiesa, ma fu portato e sepolto nel luogo detto il Malcantone dove soglionsi seppellire gl’ infedeli; bensì tutto andò con quiete, nè vi fu alcun inconveniente ». Bologna 20 agosto 1795, Proc. Alleg. vol. 5, pag 2588.

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L'atroce caso percosse non solo di cordoglio e di lutto, ma di profondo terrore e di spavento tutte le famiglie! Il 18 agosto la città era deserta, e popolata soltanto di sbirri che' in aria minacciosa ed insultante fissavan gli occhi alla gente in faccia, e percorrevan con disprezzo per dritto e per traverso le contrade. — Zamboni è stato assassinato!!! — questa esclamazione usciva da mille bocche, accompagnata da lagrime e da espressioni di altissima venerazione per la povera
vittima (1) !
Le nostre donne in cui é copiosa la vena dell'affetto e dell'entusiasmo per l'eroismo sfortunato — piangevan tutte! — gli uomini, quantunque prostrati, imprecavano, maledivano — e dalla popolazione unanime sorgeva un grido... il grido inesorabile della coscienza pubblica contro i malvagi che commisero e perpetrarono l'esecrando delitto!
E questo grido echeggiava nell'anima del Cardinale, che oppresso da mortale angoscia, aggravasi irrequieto per le sue stanze, in forma strana, incomprensibile! — I fiori e le corone onde adornavasi ogni sera il Malcantone, — tomba di Luigi Zamboni, — erano per lui triboli e spine acutissime al cuore... e avrebbe pur voluto vendicarsene !... ma!... o fossegli l'aria di Bologna addivenuta insopportabile, o fosse arte astutissima della Corte di Roma, in un mese, Giovanni Andrea Archetti non era più Legato a Latere di questa città e contado, né Presidente della Congregazione Criminale del Tribunale del Torrone, e il 20 settembre 1795 Ippolito Vincenti Cardinale e Prete, gli succedeva nelle cariche e nel governo.

(1) « Il più energico de’ patriotti il cittadino Zamboni strozzato in carcere dall’empia mano di uno dei giudici stessi. » Quot. Bolognese, vol. 2, N. 86 e 87! Tip. Marsigli 1797.

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Uno valeva l'altro!... Quest' hanno di prezioso i Membri del Sacro Collegio di non lasciar scorgere fra loro alcuna dissomiglianza. — I sentimenti come le vesti sono comuni a tutti! — Principi del sangue, conservatori della inaudita negromanzia papale, amanti di dominio per arricchire, nemici non men di Dio, che dei re, e dei popoli, si abbarbicano al trono di un Sovrano che lascia volentieri la cura e la custodia del Sepolcro di Cristo ai Maomettani, — per elemosinare un palmo di terra da governare, un branco d'uomini da flagellare, disposto a far perire l'umanità, la religione, la giustizia per un giorno, un'ora, di regno! — ma l'incanto sacrilego sparirà, — i Farisei saranno scacciati dal Tempio, e i precetti del Vangelo trionferanno della cupidigia e delle ambiziose voglie del papato.(1)
Il Cardinale Archetti pria di sottrarsi da quelle mura che minacciavano crollargli sul capo, — ambiva di stampar l'orma sua incancellabile sulle soglie da lui calcate! Un assassinio, nel muto solitario orrore di un carcere, non satollava l'ardente feroce ira, che sentiva ribollirsi nel patto, contro una popolazione colpevole di averlo, per un istante, fatto tremare! — li vile si offende dell'accusa di viltà, come di un oltraggio dopo il pericolo!

(1) Queste linee, come osserverà il lettore, erano scritte nel 1862 prima che il cannone di Porta Pia annunziasse al mondo il 20 settembre 1870 la fine del governo temporale de Papi.

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Egli volea compiere clamorosamente le sue vendette, e con uno spettacolo di sangue, soffocare nella moltitudine la commozione destata dalla violenta morte di Zamboni, spargere il terrore e lo spavento in tutta la città. indi partire. — A tal fine, non perdeva tempo! Al Pistrucci ordinava di spingere colla massima alacrità le pratiche mancanti al compimento del mostruoso processo e diceagli:
— Si condannino.... si condannino... Dio nella sua misericòrdia, sceglierà i suoi eletti.
L'Uditore con riverente ossequio osservava :
— Eminenza, le forme giudiziarie, i veglianti Regolamenti, impongono il confronto de' rei coll'impunità, esistendo contraddizione e controversia intorno ad alcune circostanze...
— Ma il De Rolandis!...
— ll Signore già gli tiene aperte le porte del Paradiso.
— Dell'Inferno, dir volete; un ribelle all'Autorità Sovrana del Pontefice deve essere dannato per l'Eternità!
— Questa é un'altra cosa, soggiunse l'Uditore, ed io m'inchino alla sentenza dell'Eminenza Vostra, che in questa materia ne sa più di me.
— Andiamo, adunque, e si finisca.
— Certamente; ripigliò Pistrucci... ma capisce l'Eminenza Vostra che l'anima é qualche cosa e l'umanità deve rispettarsi. — I detenuti han diritto di confermare le loro deposizioni coi tormenti, é nostr'obbligo sottoporveli, e per amor della giustizia, e della verità, conceder loro ogni specie di tutela accordata dalla legge.

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— I posteri che leggeranno il processo, debono riconoscere come siasi osservata la più scrupolosa legalità. — Anche noi saremo polvere... e si dice che ogni maledizione aggiunge tormenti ai trapassati, e non vorrei per qualche ommissione, far lunga permanenza in Purgatorio.
— Voi già aveste dal Pontefice...
— Tutto quanto può rassicurare la mia coscienza! — ma Vostra Eminenza, vede bene... siamo in tempi!... — È necessario assicurarsi che tutti i detenuti siano in perfetta salute e capaci di sostenere le torture e senza il relativo certificato medico, non sarebber valide le deposizioni...
— Sì, sì, ma fate presto, obbedite ai miei ordini.
— Ah! questo, Eminenza, si farà e i vostri desiderii saranno appieno soddisfatti.
Il Pistrucci avea ben inteso che o per amore, o per forza doveasi terminare il processo. — Ribaldo egli pure, l'infamia dei meriti suoi, non volea propalati e a certe forme si atteneva co' denti, per ogni buon riguardo.— Quindi facea venire a sé i medici delle carceri Pasi e Cozzani e loro comandava di visitare le prigioni dei detenuti, e preparare per l'indomani i soliti certificati prescritti dalle norme giuridiche, da inserire nel Verbale del Processo. —
Ai medici bastava una mezza parola, e malgrado la condizione deplorabile in cui si trovava la maggior parte dei carcerati, tanto per le malattie incontrate nelle prigioni, — quanto per le sofferte violenze e patimenti, nondimeno certificavano per la pura verità e sotto i soliti giuramenti, che gl'inquisiti tutti non erano affetti da veruna sort d'incomodi ed in istato di poter essere assoggettati all'esame!!! (1).

(1) Proc. 8415, vol. 5, pag. 2626.

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Il confronto de' rei coll'impunità dovea aver luogo in forma solenne, essendo l'atto finale del processo, e sul quale pronunciavansi le difese e la sentenza.
La mattina del 25 agosto molti inservienti del Tribunale, erano impegnati ad allestire la sala de' tormenti. — Innanzi tratto preparavasi una lunga tavola con tappeto nero, dietro la quale collocavansi simmetricamente i seggioloni destinati ai Membri della Congregazione Criminale del Tribunale del Torrone; — quello del Cardinale Presidente dominava gli altri ed era coperto di velluto rosso e oro collo stemma Pontificio.
In mezzo alla tavola disponevasi l'orologio a polvere, e il Notaio veniva a collocarvi i certificati dei Medici ai piedi di un Cristo di metallo, testimone di chi sa quante infamie, o quanti spergiuri: — alla sua destra e sinistra situavansi sei candelieri con candele gialle, e per terra mettevasi un fascio di torcie a vento, per ogni occorrenza. — Alla parete posteriore al seggio del Presidente stava attaccato un gran Cristo annerito dal tempo e Dio sa da qual fumo!

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— Si rizzavano di fronte diversi pali con carrucole per dare la corda, e non mancavano gl'inservienti di approntare i piombi, i flagelli e gli altri arnesi, i quali quantunque non fossero più in uso, potevano però essere in casi gravi richiesti e adoperati, dall'arbitrio degli Eccellentissimi Giudici. — Alcune panchette di legno con anella di ferro, ben inchiodate sul pavimento, erano destinate ai rei che dovevano incatenati approfittare della grazia loro accordata dai veglianti Regolamenti di venire a confermare colla tortura le loro deposizioni! —
Quantunque il Sole allegrasse di tutta la sua maestosa luce la nostra bella contrada, pure, o fosse un resto di pudore per l'ingiuria manifesta che faceasi a Dio, e alla giustizia, o fosse brama d'ispirare maggior terrore ai detenuti, la sala del Tribunale era oscura come la caverna del delitto, — le tenebre appena rotte dalla fiamma giallognola delle candele, rendevano ancor più truce e terribile la faccia dei Giudici i quali ad uno ad uno venivano ad occupare il proprio posto.
Gli Uditori e sott'Uditori del Torrone, i Notai, gli Scrivani si erano adagiati sui loro seggioloni e sugli scanni, intanto che gli uscieri avean riempita la tavola di carte, di oggetti riguardanti il processo, di armi, coccarde, proclami ecc., quando una voce annunzia:
— Sua Eminenza Reverendissima il signor Cardinale Presidente.
Si alzano in piedi tutti e s'inchinano profondamente. — Preceduto da quattro svizzeri con alabarde e da torcie a vento, entra con passo spedito e grave il Cardinale, in piena porpora e colla croce d'oro sul petto, il quale dopo aver coll'indice ed il medio in alto trinciato a destra ed a sinistra le così dette benedizioni, e postosi tre minuti in ginocchio in atto di recitare orazioni innanzi al Cristo, — va a sedersi nel mezzo, sussurrando a bassa voce al Pistrucci — « Sbrighiamoci, che il caldo mi da noia. »
Frattanto il Bargello, e una miriade di sbirri e guardiani invadono la sala, tra il rumor spaventoso delle catene che la sbirraglia dibatteva sospingendo le infelici vittime, — e costringendole ad accomodarsi sulle panchette in guisa da poterle ad esse assicurare, con sbarre e maniglie di ferro.
Ne' volti magri ed estenuati de' detenuti, stava impresso il coraggio del soffrire, e l'indifferenza delle pene; con inesprimibile avidità giravano intorno, intorno gli sguardi, per rintracciare i compagni dai quali erano da tanti mesi separati!... La Brigida Zamboni, la Barbara, il vecchio Giuseppe cercavano indarno il figlio, il nipote, e del loro disinganno afflitti abbassava» gli occhi lagrimando; Gavasetti, Bambozzi, Marzocchi, Sassoli, Osbel, Negri, Calori, Montignani, Zecchi, si studiavano di rinvenire fra l'oscurità De Rolandis, Forni, Galli, ed Alessio e Giuseppe Succi ben diversi da Antonio! — e confortandosi di non scorgere Lazzaro Gherardi e Giuseppe Rizzoli confermavansi nella certezza che fossero in salvo!
Lo spettacolo era triste, spaventoso! — ma da ben altra figura veniva funestato! — Un nuovo suono di catene percuote l'orecchio degli asatanati, tutti gli sguardi si rivolgono a una piccola porta donde veniva, la quale spalanca, ed entra, Antonio Ricci, posto a sedere di fronte agli accusati. — Un sordo mormorio sdegnoso, un fremido d'orrore, una inquieta agitazione si appalesa tra i carcerati, a cui risponde la voce minacciosa dell'usciere, col grido:
— Silenzio! — la seduta è aperta.
E silenzio fu, alto, terribile, silenzio di morte!
Tutte le spaventose solennnità usate nel Sant’Uffizio, ripetevansi in questo Tribunale, di quello non meno santo, Siccome non men santi n’ erano i Giudici e i giudizii! — eguali d’indole e i principii avean diverso il nome soltanto, — La Congregazione Criminale in questa circostanza speciale poi riguardavasi come santissima essendosi costituita per sentenziare rei di attentato all’ Impero Sacerdotale del Pontefice! In conseguenza volendo far servire le idee religiose alla soddisfazione delle passioni politiche, con invereconda e manifesta profanazione, invocavasi l’intervento della Divinità in siffatte enormezze, — e l’ipocrita Cardinale intuonava, innanzi tutto, il Veni Geator, al quale facea coro un suon confuso di voci della sbirraglia, che bestemmiavan in tuono cli preghiera, parole incomprensibili. — Nel vedersi dinanzi inginocchiata quella turba, il Legato del Papa persuadevasi che la Sovranità del Pontefice posava sovra basi incrollabili!
Cessate le preci, il notaio Mancini intraprendeva la lettura del processo, ma il Porporato, misurando col guardo la voluminosa catasta di fogli eh’ erano a svolgere, susurrò qualche parola all’orecchio del Pistrucci, il quale impose silenzio al lettore e volgendosi agli accusati br diresse le seguenti parole: