Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995

Il documenti citati  sono  conservati presso l'Archivio di Stato di Bologna



I   PRIMI   MARTIRI
DELLA   LIBERTÀ   ITALIANA

E L’ORIGINE
DELLA   BANDIERA   TRICOLORE
o
CONGIURA   E   MORTE
di
LUIGI   ZAMBONI   E   G.B.   DE   ROLANDIS
IN   BOLOGNA
TRATTA   DA   DOCUMENTI   AUTENTICI
NARRATA   DA
AUGUSTO   AGLEBERT

NUOVA   EDIZIONE
Riveduta, corretta ed apliata di Note ed Aggiunte dall'Autore

BOLOGNA
Presso l'Editore Giuseppe Mattinuzzi
Via Cavaliera N. 20

Bologna 1880, stab. Tip. Successori Monti
(Prima edizione Bologna: stab. tip. di G. Monti, 1862. - 181 p. ; 19 cm.)


Bologna! oh quanta gloria risplende sui sepolcri de' tuoi illustri defunti! Oh quanta luce di sapienza e di virtù tramandarono alle più tarde generazioni i tuoi figli! Nello accingermi a raccomandare in brevi parole alla 'pubblica riconoscenza la memoria de' martiri della libertà italiana dal 1789 a giorni nòstri io mi sento l'animo commosso, potendo rivendicare a questa patria carissima, il primato dell'ardimento e de' sacrifizii per la moderna libertà!
E per quante volte pur mi si volesse scagliare incontro accusa di vani muncipali intendimenti risponderei le parole che il conte Carlo Pepoli dettava ad epigrafe delle sue Opere e cioé: « Io sono bolognese, e n'ho vanto, in quanto che sono solamente italiano!»
Questo scritto su documenti autentici rozzamente dettato, sia eccitamento a più nobili e peregrini ingegni a far rivivere quelle memorie che accendano maggiormente ne' petti cittadini il santo amore al nazionale risorgimento che si compie (1) —sotto gli auspici della concorde volontà de' popoli stretti in un pensiero e in un desio, nella mano onnipossente del valoroso Re Vittorio Emanuele — cui era riserbata la gloria unica al mondo di riunire in una sola, tutta la italiana famiglia.
La rivoluzione francese dell'89 che seppelliva sotto i ruderi della Bastiglia, una vecchia società — per eriggere sugli avanzi del dispotismo e delle tirannidi una nuova esistenza pe' popoli — produceva in Italia un generale sbalordimento. — Pochi grandi attorno a se compendiavano l'onnipotenza della italica, intelligenza, — ma le moltitudini inerti seguivano il trapasso dalla vita alla morte, più come piante rigogliose in terreno fecondo, che come uomini creati da Dio per usufruttuare i benefizi della civil convivenza e proseguire l'opera incessante del progresso sociale per l'avvenire.
Bologna pagava il suo tributo al genio d'Italia — e fra gli altri, il Galvani lanciava all'eterna sapienza dell'umano intelletto la scoperta memorabile che nel nostro secolo dovea fruttare tante meraviglie e tanti benefici. — Ma a fianco a questa sterminata potenza di sapere — dormivano sonnacchiose nel grasso vivere le moltitudini, sotto la sferza di governi barbari e corruttori, i quali dal generale abbruttimento traevan forza per esistere.
Era il 1790 — a Luigi Zamboni penetrato, d'entusiasmo per la rivoluzione di Francia del 1789

(1) La prima edizione di questo libro comparve 1862

parea delitto non cangiar le sorti della patria — non chiamar il popolo a rivendicare i suoi naturali diritti calpestati dalla pontificia autorità — la quale avea trasmutata la pro lezione accordatagli dai trattati, in assoluta dominazione e, arbitrario tirannico governo.
Luigi Zamboni di famiglia commerciante di Bologna avea appena 17 anni — bello della persona, dal suo vivacissimo sguardo scintillava un animo generoso e liberale, un cuora ardente, un coraggio superiore alla sua età, e l'Italia avea già in lui il suo primo martire — perocché non dal giorno del supplizio, ma dai primi eroici fatti che lo cagionarono devesi registrare l'epoca del martirio — Alla immaginazione fervida di questo giovane sembrava impossibile che alla rivelazione dei mali da cui era affluivala patria, alla prospettiva dei beni che le sarebber venuti dalla rivendicazione de' suoi diritti — sembrava impossibile — non si fosse scossa e levata a rumore la moltitudine, per riconquistare l'antica libertà. Al parlar alto, alle querele che muoveva ad ogni amico, stando nel Negozio di Merci di, sua famiglia presso la Piazza Pubblica (1), aggiungeva gli scritti, e nella Quaresima del 1790 divulgava un proclama al popolo per suscitarlo a rivolta.
— Ma vano riesci il tentativo, e parole non penetravano ne' cuori non preparati ad accoglierle, il proclama cadeva come una innocua curiosità passeggera, ma non cadeva in Zamboni la costanza e la volontà di mostrarsi degno figlio d'Italia!

(1) Questa bottega trovasi nell'angolo che fa mostra nel Mercato di Mezzo e Canton de' fiori ora Via dell'Indipendenza.

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Frattanto giungeva in Bologna l'abate Bousset di Marsiglia, di Marsiglia, mandato dalla Convenzione in Italia ad esplorare la pubblica opinione (1) e col quale il Zamboni stringeva tenerissima amicizia, e da essi apprendeva i continui progressi colossali della francese rivoluzione.
— Per occultare allo straniero le piaghe della sua patria, il giovane eroe mostrò desiderio di andare in Francia a combattere per la libertà, all'oggetto, dicea egli, di ritornare a momento opportuno per soccorrere al movimento nazionale che la sua patria illustre per antiche prove di virtù e di valore, non avrebbe mancato di operare.
L'abate premunì il Zamboni di commendalizie per Marsiglia dirigentolo a un suo fratello capo battaglione della Guardia Nazionale di quella città.
Infiammato d'amor patrio, superò questo giovine ammirabile l'immenso cordoglio dell'abbandono de' suoi genitori — e col cuore affranto, e gli occhi pieni di lagrime s'involò di notte tempo dal tetto paterno, corse a Genova, e prese imbarco sulla Felucca Corriera per Marsiglia.
Nel tragitto legava amicizia con Renoux che fu poi Generale di Divisione dell'armata del Reno — il quale lo vestì dell'uniforme di Guardia Nazionale, e volle ch'egli approdasse sulla terra di libertà colla coccarda tricolore sul petto — Que' colori nel cuore di Zamboni erano un esca alla fiamma che divampava nella bell'anima sua.

(1) Zanolini, Antonio Aldini e i suoi tempi. Vol. 1. pag. 9 Firenze 1864.

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— Né la memoria de' genitori, né quella dell'amante sua, ch'egli avea pur un amante tenerissima! più potevano su quel ardente spirito — che vedeva la libertà, vedeva nella Francia redenta la risurrezione d'Italia, vedeva la nazione sollevarsi alla grandezza a cui l'avea destinata il creatore.
Ammesso nella Guardia Nazionale, lo Zamboni ben presto prendea posto nei volontari — e combattendo fra le fila francesi si distinse; — passò in Corsica, a Perpignano, poi fu promosso al grado di sottotenente nei Cacciatori di Rossiglione. — Stanco di servire nell'armata di terra, passò col suo grado nella Marina, per perfezionare i suoi studi in tutte le armi, e dopo aver visitato l'Arcipelago, approdando di nuovo a Marsiglia, — domandò ed ottenne tre mesi di congedo per riveder l'Italia. — Andò a Venezia, poscia a Roma, ove concepì il pensiero di prender servizio nell'armata pontificia per tentare di raccogliere nuove forze alla rivoluzione!
Solo, concentrato nelle sue idee magnanime, il Zamboni sentivasi rapire in estasi davanti ai marmi, e ai monumenti onde si abbella l'eterna città! E la sua grand'anima commovevasi di sdegno nel rimirar turbe di monache e coccolle a calpestar profanamente la polvere di tanti eroi, e nell'udire mormorare incomprensibili accenti di salmi e giaculatorie fra i gloriosi ruderi — ove echeggiava un di la voce dei tribuni, cui facea corona un popolo di guerrieri vincitori del mondo!

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Ma quantunque solo, e contristato, non perdea la speranza, pensando che solo era pur Cola di Rienzo e nondimeno seppe strappar una lagrima di rabbia ai generosi, scagliarli contro gli oppressori. e vincerli... poi rimemorando le crudeltà e ferocie compiute dai Borboni nel sacco di Roma — infervorava nel concetto, che gli Italiani non da altri, che da loro stessi dovessero conseguire l'antica libertà, — ed affrettare l'aurora di quel giorno provvidenziale in cui avrebbero trascinate nel Campidoglio le spoglie dei vinti nemici d'Italia!
L'ardire non falliva al giovane eroe sorretto dalla luce della speranza, e mettendo tregua agli indugi, — s'incamminò a Civitavecchia e si arruolò nella cavalleria pontificia col nome di Luigi Rinaldi. Ma per quanta pur fosse la volontà, vivo ed ardente il desiderio, lento e difficile riescivagli il patrio lavoro, ed estremamente pericoloso, per la mollezza, la prostrazione e superstizione da cui erano ammorbati i soldati del papa. — Frattanto seppe essere la giovinetta che gli aveva suscitata la fiamma di un puro amore in Bologna, caduta in tale sfinimento dal dì della di lui partenza, da far tremare pe' preziosi di lei giorni. — Quando virtù ed amore spingono su labbro immacolato il primo bacio, la traccia che v'imprime solo si cancella col soffio dell'ultimo respiro che invola la vita — onde l'angoscia di aver ridotto a misero stato la parte più cara del suo cuore, il rimorso di aver trasformate le letizie della gioventù e della bellezza in uno scheletro; pe' sepolcri, gli suscitavan una febbre di affanno e di cordoglio. — I doveri d'italiano, contrastavano colla passione dell'amante,

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ma quando uno fra migliori commilitoni del Zamboni gli palesò esser egli minacciato da tremenda catastrofe perché caduto in gran sospetto de' superiori, e lo incalzò e spinse a sottrarsi colla fuga... allora determinò di abbandonare il corpo e vendute armi e le vesti, col dolore nell'anima, risolutamente prese la via di Bologna.
Fuggiasco, disertore, viaggiando a piedi per vie remote, lacero ed estenuato mendicando il pane e nascondendosi, finalmente poté rinfrancare e rinverdire l'affranto spirito raggiungnendo i nostri colli, e scorgendo con avida bramosìa le sospirate torri della cara patria! — Breve fu la letizia! — appena baciate le beate zolle della terra natìa, appena aperto il cuore a mille ridenti speranze, ei si trova circondato da sbirri, arrestato, e tradotto innanzi a un Tribunale che con istantaneo bestial giudizio, stabiliva sulle sue miseri vesti e sull'ignoto nome, il titolo di reità e pronunciava condanna, come vagabondo straniero, ad essere scacciato dalla città e scortato ai confini. — Pazienza! si usi ancor la pazienza, fino all'istante di convertire in flagello le catene della servitù, e con esse schiacciar la cervice degli oppressori!
Colla costanza di un carattere imperterrito che lo rendea superiore a qualunque pericolo, — ritorna a Venezia presso alcuni negozianti in relazioni d'interessi colla sua famiglia, — ivi si riveste, si rinfranca, e trascorso breve tempo, riprenda il proprio nome, e riede alla casa paterna ad abbracciare i genitori, e benedire il sacro suolo della patria!

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Oh qual fu la gioia del vecchio padre, dell'amorosa madre, dell'affettuosa zia nel rivederlo! non così l'amante sua, la giovinetta, era morta di dolore nel pensiero funesto di non riabbracciare il suo Luigi mai più! Ah questa ferita non potea, come quella che area riportata nel labbro, inferiore combattendo, così presto rimarginarsi! — E ne pianse con isconsolata tenerezza, ma raddoppiò nell'ardimento e nel coraggio, in proporzione delle sventure che lo affliggevano!
Erano i primi giorni del 1794 e spargevasi per la città la notizia della prossima invasione delle armate francesi. — Allora immediatamente scrisse a Bousset e Renoux di non poter più tornare al Corpo per essere legato dai doveri sacri di cittadino, — di prender parte e assistere alle vicende della patria. La bell'anima di Zamboni inorridita dalle enormità commesse in Francia nel sacro nome della libertà, volea pur togliere argomento ai francesi di mescolarsi delle cose d'Italia — facendo ogni sforzo perché gl'italiani si sollevassero, rompessero le loro catene — e a libero nazionale reggimento da loro stessi ordinassero la nuova politica esistenza.
Rispondevano Bousset e Renoux raccomandandogli di nulla tentare, di attendere la primavera; — ma non dava ascolto Zamboni a questi avvertimenti interpretandoli interessati a favore dei conquistatori — onde il consiglio agli indugi, più forte lo stimolava all'opera, e dal suo ritorno in Bologna, avea già con massima attività avvisato ai mezzi di tradurre le concepite speranze in realtà.

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I giovani studenti dell'Università mai sempre si distinsero per opere generose, e per caldo amore di libertà, perciò in essi vedeva il Zamboni ausiliari! potentissimi alle sue imprese. — Per meglio avvicinarli ed accattivarsi l'animo loro, erasi ascritto nel patrio Ateneo all'oggetto palese di compiere il corso de' studi — e conseguire laurea di giurisprudenza. Il di lui facile eloquio, la fervida immaginazione con cui pingeva più adorna e bella la narrativa de' fatti. incontrati nelle sue peregrinazioni, e le gesta di valore operate dai soldati della libertà, rendevano il Zamboni l'idolo de' suoi condiscepoli, sull'animo de' quali avea conquistata una preponderanza e una sovranità proporzionata all'entusiasmo di que' giovani intelletti cui brillava agli sguardi la gloria, la grandezza, l'avvenire della nazione. —
Parlava ad essi dell'indipendenza come supremo dei beni, — della dignità nazionale come santissimo sentimento, — e gettava lo spregio su coloro che la propria liberazione attendevano dagli stranieri; — e tale e tanto entusiasmo trasfondeva ne' suoi ragionamenti, che a modo d'elettrica scintilla s'insinuavano nel cuore della gioventù attonita ad ascoltarlo.
Era fra questi Gio. Battista Gaetano De Rolandis, figlio del fu dottor Giuseppe di Castel Alfeo d'Asti alunno del Collegio Ferrerio (1) detto - della Viola

(1) Questo Collegio fu fabbricato su d’un terreno paludoso fuori di Città, e nell’ ultimo allargamento di essa (1428) vi fu compreso. Annibale figlio di Giovanni II Bentivoglio acquistò i terreni e case circostanti e vi creò un luogo di delizia per godervi tutti i piaceri

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— di soli 21 anni, ma coraggioso, ardito e caldo ammiratore affezionatissimo del Zamboni; ed entrambi avean stretto saldo indissolubile legame di santa amicizia.
Poco dopo il notturno suono della campana dei morti — si riunivano quasi ogni sera a casa del Zamboni i suoi intimi amici per maturare il progetto del patrio rivolgimento. — De Rolandis non volea mancare ad ogni seduta, e perciò furtivamente esciva dal Collegio mediante una scala a corda che appendea alla finestra del suo compatriotla e compagno Andrea Cofano già da esso ammaestrato del gravissimo segreto oggetto di quelle notturne peregrinazioni. — Il Cofano o fosse penetrato dai sentimenti che ispirano alla gioventù le misteriose imprese cavalleresche,

con licenza di giovane, e di principe. Vi fece piantagione di scelti frutti, e fiori e vi seminò moltissime viole onde il nome di Giardino della Viola. Lo adornò di fabbriche, e pitture classiche. Quivi si rifugiò perl terremoto del 1503. Caduta in fortuna de' Bentivogli passò alla famiglia Selicini, e da questa lo aquistò Bonifacio Ferrari d'Ivrea vescovo di Vercelli. Divenuto Cardinale e Legato di Bologna nel 1540, volendo lasciare perpetuo ricordo di sè alla città, vi stabilì un Collegio pei Piemontesi, e questa istituzione si conservò per 255 anni finchè la catastrofe di De Rolandis fece fuggire tutti i Collegiali, e morire di angoscia il suo Rettore. Il Difensore Avv. Aldini per dolore informò, ma la rinomanza dell'impegno, della dottrina, della bontà dell'animodi cui era fornito, divenne più chiara e più popolare e sempre maggiore l'avversione al governo di Roma. Incorporato il Collegio ne'Beni Nazionali nel 1803 il Governo italiano vi istituì la scuola d'Agricoltura sotto la direzione di Filippo Re.
Ved. Sabadino degli Arieti — Decrizione del Giardino della Viola — Memorie Storiche della città di Bologna 1733-1822 Mss. Biblioteca Munipale. Zanolini - Antonio Aldini e i suoi tempi - Vol. 1 p. 18 Firenze 1864.

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— o fosse rapito dall'entusiastica e convincente parola dell'amico, — più volte lo domandò d'esser ammesso nella congiura, — ma De Rolandis dubitando della risoluta fermezza del di lui carattere, sempre differì, persuadendolo che a momento opportuno l'avrebbe fatto partecipe dei santissimi disegni dei cospiratori.
Era il settembre — e le relazioni che avea Zamboni dalla Francia, nella corrispondenza occulta ch'ei teneva per la via di Genova — mediante l'avv. Luigi Berselli, lo accertarono sempre più che fa bandiera Francese volea fare il giro del Mondo; — infatti dalla tribuna Carnot si proclamava L'organizzatore della vittoria e l'indomani di una conquista annunziava la vigilia di una nuova battaglia. — L'anima italiana di Zamboni si commoveva a queste notizie, né volea confermato ch'avesse Italia, a servir sempre vincitrice e vinta — ma che maestra e donna di se stessa, fosse venuta a patti cogli amici di Francia per stringere la mano ad alleati fratelli, non baciarla a dei padroni; e imparati i suoi piani, — adunò straordinariamente i congiurati con proposito deliberalo d'infiammarli all'azione.
Il dottor Antonio Succi, il dottor Angelo Sassoli, De Rolandis, — insomma tutti gl'invitati, dintorno al Zamboni si raccolsero nella sua abitazione.
Espose egli primieramente le notizie veridiche di Francia, dissipando i sogni che la Gazzetta di Bologna propagava mentendo a se stessa e alla verità;

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— addimostrò immanchevole l'invasione delle armate francesi, — onde il debito degli italiani di prevenire gli eventi, e conquistare quella libertà che otterrebbero bensì dagli stranieri, ma a prezzo di onore, e di sacrifici, imposti da vincitori a popoli vinti. Se la religione ebbe i suoi martiri, soggiunse, perché non li avrà la patria? — é una religione la patria — Il cimentare la vita contro i nostri tiranni deve esservi men grave del vituperio della nazione prostrata a ringraziare gli stranieri suoi liberatori. — Grande, immortale, santa, é la sollevazione d'un popolo per il proprio riscatto, e Francia alleata e amica, ammirerà e rispetterà de' fratelli, non conculcherà degli ignavi. Così Dio ci aiuti e il cuore ci basti per condurre a fine l'alto proponimento!
Attoniti, senza battere pupilla, senza proferir accento l'udivano i compagni, quando dopo breve silenzio con voce ferma e concitata Zamboni ripigliò:
Volete voi udire il mio piano di rivoluzione?
Si, primo De Rolandis e gli altri dippoi risposero.
Innanzi tutto volle il Zamboni manifestare le proprie idee, intorno allo spirito e all'indirizzo della italiana rivoluzione; — poi addimostrò come la tricolore bandiera salutata ovunque qual simbolo di libertà dovesse pur essere dagl'italiani inalberata. — Però non taceva di aver sentito profondo ed amarissimo cordoglio nel vedere il tricolore di Francia risplendere bensì per inenarrabili eroismi, ma coprire ancora grandi delitti, — quindi non doversi dall'Italia ereditare né la gloria di quelli né l'infamia di questi,

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— ma spiegare candido e puro, nuovo segnale di sua redenzione. — Il 16 luglio 1789 il turchino ed il rosso, colori della città di Parigi, eran decretati colori nazionali, e ad essi univasi il bianco in onore del Re e così componevasi la bandiera tricolore di Francia (1), — il bianco e il rosso noi pure gli abbiamo e sono i colori della città di Bologna — uniamo ad essi il verde in segno della speranza — che tutto il popolo italiano segua la rivoluzione nazionale da noi iniziata, e avremo il sacro stendardo tricolore d'Italia risorta a nuova vita! — Anche lo storico Ricciardi il quale da un testimonio oculare raccolse in Londra notizie intorno questa congiura conferma che
« da questi congiurati venne il color verde che mirasi nella bandiera italiana, avvegnaché abborrenti quali erano da qualunque forestierume e in ispecie delle cose francesi, fermavano in una delle loro conventicole di sostituire il verde al turchino del famoso vessillo. » (2).
A Bologna dunque fu creato il palladio della libertà popolare, che gl'italiani circondarono di tanta gloria, di tanta virtù, di tanti martirii,

(1) Thiers T. 1 Histoire de la Revolulion etc. Chap. III Assemblée Costituante 1789. T. 1 pag. 33 Bruxelles 1840 Ved. Appendice n.1.
(2) Per avvalorare l’importanza di questa notizia data dall’illustre Ricciardi nel suo Martirologio, mi permetto riportare un brano di lettera che il celebre autore mi scriveva il 19 settenibre 1870 così concepito:
« I particolari da me riferiti ebbi in Londra nel 1837 da un vecchio esule italiano, parente dal giudice inquisitore cui fu commessa l’istruzione della Causa Zamboni e De Rolandis ecc. » Vedi inoltre Appendice n. 1

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— e a Bologna torna l'onore d'aver dato all'Italia il vessillo tricolore immortale della emancipata nazione!
Ma a compiere la narrativa della memorabile adunanza or rimane da esporre il piano della rivoluzione, che senz'altro indugio il Zamboni spiegò a suoi amici dopo aver decretata la bandiera nazionale.
Nel Pubblico Palazzo risiedevano il Card. Legato e le principali autorità; vi si custodivano le casse, le carceri, i depositi d'armii, e sufficienti artiglierie. La Guardia de' cavalleggeri si ritirava di notte alle proprie case, e pochi svizzeri soltanto vi rimanevano; costoro rozzi e stupidi eran soventi dal vino e dal sonno resi impotenti ed inattivi.
Quindi il Zamboni progettava — di sorprendere gli svizzeri, chiudere le porte del Palazzo, impadronirsi del Card. Legato e suoi, aprir le carceri, togliere dalle casse il denaro occorrente a provvedere ai primi bisogni della rivoluzione, — alla ringhiera pubblica spiegare lo stendardo tricolore — e chiamare il popolo a libertà. Al Comandante il Presidio dopo ciò si proporrebbe una capitolazione, e quando ei la rifiutasse si sarebbero coi cannoni forzati i quartieri ed obbligate le truppe a deporre le armi — i birri, o dispersi colla forza o comprati col danaro.
Trionfante l'insurrezione (della qual cosa mai frappongono dubbio i congiurati) si convocherebbero i Capi delle famiglie per dare alla Provincia una Costituzione, la quale potesse immediatamente applicarsi in qualunque altra città insorgesse, — attendendo il momento di riunire in un sol fascio tutte le forze d'Italia sotto una sol legge, sotto un sol governo.

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La fortuna, prosegui Zamboni, secondò l'ardire de' nostri padri — il loro coraggio, il loro eroismo ebbe in premio il figlio di un Re oppressore d'Italia che — trascinarono avvinto in ceppi fra le patrie mura illustrale non meno dalla sapienza che dal valore cittadino. — Dal cielo scenda in noi la virtù che suborna le grandi opere... Viva Italia!... scuoteremo la vile ignavia di una generazione prostrata dai sensuali godimenti, dall'egoismo, e dal vizio, e il nome incontaminato di Bologna era bruttalo nel fango, noi risolleveremo all'altezza dell'antica fama dell'onore.
Lettore, ti trovasti mai in un di quei momenti misteriosi della vita in cui l'amore della patria, scaccia in oblio l'amor di se stessi? — questo ne fu uno, e De Rolandis preso da impeto irresistibile d'ambe le braccia si strinse al seno dell'amico. — Il dottor Angelo Sassoli chiaro per ingegno, e per lavori letterari commendato, invece con misurate parole ammirando il piano rivoluzionario esposto, non seppe trattenersi dal rappresentare a' suoi colleghi i pericoli della esecuzione; — addimostrò la necessità del concorso de' molti, e nel divulgarsi del segreto moltiplicarsi le probabilità di fallire all'impresa e accrescersi quelle che avean per confine il patibolo.
De Rolandis staccandosi dall'amico scosse il capo, e alzandogli di fronte la faccia e fissandolo con due occhi di fuoco, reprimendo le commozioni dell'animo colla ingenua fede di un anima candida e risoluta, esclamò:

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— La timidità dello spirito talora si vela di saggezza, e la fede vacillante si distempra fra i dubbi. Quando si tratta della liberazione della patria ognun ben sa, che pone sulla bilancia la propria testaa ed intempestivi e inconcepibili mi riescono le osservazioni e i riflessi — allorché ne' principii, nello scopo e nel piano di esecuzione si consente. — Per me dichiaro senz'altro, accingermi a tutt'uomo all'opera.
Il Succi ascoltava e taceva.
Zamboni che sapea all'uopo moderar l'entusiasmo, colla fermezza del carattere, e colla forza di una volontà tenace, — manifestandosi propenso ad accogliere le considerazioni del Sassoli, — gli offerse sicurtà ch'ei pur volea mantener fra pochi il segreto, sino all'istante di operare — ma che frattanto doveansi designare intimi amici sui quali fare assegnamento, affratellarseli vieppiù, e solo al momento di levare il popolo a rumore — svelare ad essi piani e movimenti, ed alle rivelazioni far succedere immediatamente la rivoluzione. — Ma più ristretto é il circolo nostro, più gravi sono i nostri doveri, disse, giacché approntar conviensi frattanto, armi, munizioni, denaro, bandiere. — Polvere ne avrò dai montanari, il piombo egualmente mi sarà facile acquistare; — bandiere e coccarde, le faranno le mie donne, — mia madre e mia zia nelle cui vene scorre il sangue mio, e l'amor di libertà santissimo in esse ferve come in lutta la mia famiglia.
Il Succi venne incaricato della compra di fucili, pistole e sciabole dagli armaiuoli e rivenditori della città,

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— perché avendo egli il fratello Giuseppe di soli 16 anni per mezzo suo poteva, senza destare alcun sospetto, procurarne l'acquisto.
Si uniformarono concordi a questi divisamenti, ciascuno promise quel concorso di danaro di cui polca disporre e stringendosi fra loro la mano, ad uno ad uno escirono con circospezione e in silenzio dal conciliabulo.
In breve tempo la casa del Zamboni raccoglieva pochi vecchi fucili alcune sciabole e pistole, e a mano a mano che ognuno de' congiurati avea preparate delle cartuccie ivi pure si depositavano e nascondevono.
La Borghi Brigida madre di Luigi e la Barbara di lui zia con la massima segretezza e sollecitudine confezionavano coccarde e bandiere tricolori.
Due circostanze straordinarie occorsero per accelerare il moto. — Il Cofano collegiale compagno di De Rolandis — o si fosse lasciata sfuggire qualche parola imprudente, o come più facilmente si crede, scrupoli religiosi ne avesser turbato la coscienza per modo da trascinarlo a somministrar qualche indizio di ciò che sapeva al confessore — il Cofano venne d'improvviso arrestalo e tradotto misteriosamente dinanzi all'arcivescovo.
Dopo questo fatto che da Luigi Montignani, e Domenico Zucchi parrucchieri del collegio De Rolandis avea saputo, corse precipitoso dal Zamboni e mentre lo rassicurava che sol egli fra congiurati era noto allo sciagurato compagno, ed egli si trovava forte abbastanza per vender a caro prezzo la vita,

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— il Zamboni lo acquetava mostrandogli una segreta partecipazione avuta — di un ordine del Cardinale pel quale tutti i birri, e parte della forza sarebbersi allontanati da Bologna — per spargersi nella Provincia a reprimere i furti e grassazioni che si commettevano — quindi tal circostanza favorevole non doversi lasciar sfuggire, ma cogliersi per far scoppiar la rivoluzione.
Ognuno può immaginare come De Rolandis tramutasse la mestizia in somma lietezza, baciò due volte l'amico, poi si affrettò di correre per la città a dar avviso ai compagni della importante adunanza improvvisamente deliberata per la sera istessa.
Tardò la notte, ma giunse, e ad uno ad uno incamuffati ne' mantelli presentavansi dinanzi alla porta del Zamboni che in un istante si apriva e dietro ad essi si rinchiudeva — De Rolandis, il dottor Angelo Sassoli, Forni Antonio, Galli Cannilo, Tomesani Cannilo il dottor Antonio Succi, Alessio Succi, Giuseppe Succi, Tomaso Bambocci d'Ancona, il dottor Pietro Gavassetti, Giuseppe Rizzoli, Lazzaro Ghepardi. — Allorché furon tutti riuniti comparve Zamboni raggiante in volto come il messaggio della buona novella e ad ognuno de' compagni stretta con effusione d'affetto la mano, prese a dire:
— Amici, or é il momento di dar tregua alle parole, e venire ai fatti. — Entro domani raccogliete intorno a voi que' generosi che intendono seguirci. — Armi e munizioni sono pronte, coccarde, bandiere proclami sono preparati. — Il voto di Sassoli é soddisfatto

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— l'impresa é in pochi, il segreto inviolato — in 24 ore di tempo che vi lascio voi dovete moltiplicarvi — creare quel forte nucleo, che deve generare la falange pronta a sfogar la magnanima sua ira contro la tirannia, e sulle sue rovine piantare lo stendardo della libertà, della fraternità, della redenzione del popolo italiano.
Altre e più eloquenti parole uscirono da quel labbro ispirato da ardente virtù, e amore alla patria, e ripetute voci e promesse e proteste insiem confuse facean coro al novello tribuno, — allorché calmati alquanto gli spiriti ebbri e concitati, dopo aver passate a rassegna le armi le munizioni, consegnate a ciascuno in iscritto le proprie istruzioni, Zamboni ripigliò:
Ora separiamoci. — Ma prima noi dobbiam pronunciare solenne sacramento che domani giovedì 14 novembre noi sarem tutti un'anima sola, e giuriamo di non deporre le armi, che colla vita o colla conquista della libertà!
E De Rolandis aggiunse: Per la fede in Cristo divin maestro di amore e di sacrifizio nell'opere di redenzione de' popoli, lo giuro.
Giurarono, giurarono tutti, giurarono ancora i traditori!
Le anime candide e pure invase dall'entusiasmo della speranza non pensarono pur per ombra di scrutare nel volto di ciascuno degli astanti l'effello delle pronunciate parole. — Forse avrebber letto in taluno l'esitazione, l'incertezza, il dubbio.

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— Inebbriati dalla bellezza di una dorata aurora, non vedevano, non udivano il rumore della tremenda procella che lor sovrastava. — Essi nulla osservarono, perché il sospetto non s'insinua così facilmente ne' cuori immacolati — e Zamboni che riassumeva in sé quanto può esser di nobile e di sublime nell'anima libera di un vero italiano — era fuor di sé trasportato dall'intensa voluttà dell'innamorato, dalla costanza dell'apostolo, dalla virtù e dal coraggio del martire.
Il giorno appresso fu occupato dai cospiratori attivamente, nel provvedere alle urgenze, nello appianare le difficoltà, superare ogni ostacolo; — molte promesse di aiuti e cooperazione ricevevano essi da ogni parte e nella buona riuscita della magnanima impresa ognor più si confermavano.
Il 13 novembre era uno de' più foschi e tenebrosi della stagione autunnale — un di que' giorni che abbuia i pensieri e rattrista di tetre e melanconiche rimembranze la mente — la città era ravvolta in una densa nebbia, e la cupa notte qua e là veniva rolla soltanto dallo apparir della incerta luce delle lanterne degli sbirri, che spiavano tutto all'intorno, entravano nelle bettole e ne ricacciavano con modi brutali gli astanti.
Zamboni percorrendo le contrade, osservava e stupiva, e non sapendo dar conto a se stesso delle proprie sinistre impressioni, rimproveravasi di viltà, mentre alla vigilia del sospirato avvenimento, non sentivasi come voleva d'animo forte e imperturbato abbastanza. — Né SassoliSucci egli avea potuto incontrare; e nello studiare motivi per giustificare questo strano, loro occultarsi — non trovava che argomenti per aggravare i sospetti sul loro misterioso contegno.

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Ma l'ora é venuta, disse fra sé, essi saranno a casa mia ad attendermi.— Fuori, fuori dalla mia mente ogni funesta idea, mi sorrida la speranza!
— E corse difilato alla propria abitazione. — Vi trovò De Rolandis, Giovan Battista Neri, Giacomo Osbel da Treviso, il Forni, il Tomesani, il Galli, Giacomo Fondaroli, Giuseppe Monari e Giuseppe Rizzoli — non i Succi, non Sassoli — ma di nuovo sente ribrezzo dello spettro del tradimento che vede disegnarsi spaventoso in mezzo al conciliabolo di questi martiri della libertà!
Allora Zamboni che alla fede nella santa causa, aggiugnea il convincimento dell'effetto che producono sulle moltitudini le eroiche azioni rappresentate dalle opere dell'intelletto, trasse un fascio de' suoi proclami dicendo:
— Compagni! Se gli amici ci tradiscono, ci abbandonano, avremo ausiliario il popolo quando leggerà queste parole:

Avviso al Popolo.

«Quella libertà, glorioso stemma della Patria, che abbiamo dalla natura stessa sortita, della quale l'intimo senso altamente ci parla, e che ad usarne giustamente ci sprona, quella stessa, o Bolognesi, vi viene da questo punto restituita, mercé il grato animo dei vostri Concittadini, cui più il comune, che il ben proprio sta a cuore.
Forti abbastanza sono i motivi, che ad un tal passo e' inducono; i Diritti dei Cittadini, annullati dalla Prepotenza; la Ragione alla Forza sottomessa; le pubbliche Cariche, distribuite in ragione delle Persone, non già dei meriti; i Delitti dei Ricchi impuniti; calunniata l'Innocenza del Povero; i Magistrati nazionali, od inattivi, o determinati da privati riguardi; le Imposte maggiori delle forze de' Cittadini, ed esatte a danno dei più poveri; queste ingiustamente carpite alla comune utilità; ingannati a un tempo da promessaci Protezione ben presto degenerata in Sovrano Dominio coperto da velo di Libertà, che infine squarciato, vengonci usurpati i più sacri Diritti, che formavano sì la Privata che la Pubblica felicità.
Ha reclamato ma invano il misero Popolo di Castel Bolognese, al quale unita Bologna tutta, contro l'usatale Tirannia reclama, ed assai le pesa il dover soffrire ulteriori disastri.
Scuotetevi, o Cittadini, da quel letargo in cui giacete profondamente immersi, che vi rende si inoperosi al ben Pubblico, che nocevoli a Voi stessi, e non esitate a seguir l'arme di chi vi addita la Libertà e la Gloria della Patria.»
Caricarono le armi — alcuni presero qualche cibo che le Zamboni avevano allestito — poi risolutamente escirono i congiurati — si sparsero per la città, affissero i proclami e nella Montagnola si rannodarono.

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— Vedendo deserto il luogo, insieme si convinsero nella fatale certezza che la congiura era scoperta, giacché a gran stento eransi sottratti a una moltitudine di sbirraglia che perlustrava.— Fermaron essi di attendere il mattino, nella speranza che gli operai portandosi alle fabbriche, leggendo i proclami, fossersi accesi di santo ardore di libertà, e avessero secondato il movimento — ma un messo raggiunse il Zamboni e ne dileguò la lusinga riferendogli che le contrade tutte abitate dal popolo minuto eran guardate — con ordine d'impedire che niuno ne sortisse, che Borgo Paglia e Strada S. Donato abitate dagli Studenti, eran chiuse.
L'impeto di furore onde venne assalito Zamboni fé concepire agli astanti il terrore di una risoluzione disperata. — Ah! la fine di Giuda incolga i traditori; — no, abbiano l'esistenza, né viver possano, né morire per lo strazio del rimorso.... e maledetti non trovino una tomba!... ciò dettò si rasciugò la fronte stillante di gelido sudore — poi rivolgendosi vide qual vuoto orribile erasi fatto intorno a lui... solo De Rolandis appoggiato ad una carabina, d'amichevoli parole lo confortava.
Fu silenzio un istante — , poi, precipitandosi nelle braccia un dell'altro amen due deliberarono di fuggire.
— Avean appena oltrepassato il limite estremo della Piazza del Mercato che da ogni lato sbucarono i birri
— De Rolandis e Zamboni vider luccicare le insidiose armi loro, e sorretti dall'eroico coraggio che mai li abbandonava, scalarono le vicine mura, ed escirono dalla città.

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Fatto il passo — sostarono alcuni istanti — stendendo l'orecchio a terra per ascoltare se udivasi alcun rumore — era un silenzio di tomba. — I due amici si abbracciarono — dagli occhi di Zamboni sgorgava una lagrima coll'esclamazione... ah padre! ah madre mia! io non vi vedrò mai più! — dal suo petto scaturiva un profondo sospiro per la libertà, e pronunziando il mesto addio dell'esule che abbandona la patria, volgendole un ultimo sguardo, entrambi s'incamminarono... nò fuggirono.
Le notizie della notte precedente, produssero il mattino ana sensazione, una commozione straordinaria; sul volto de' cittadini stava dipinta la sorpresa, la mestizia e il dolore. — Era un bisbigliare, un mormorare dapertutto, un moltiplicarsi di crocchi in ogni piazza, in ogni via — dai più si esaltavano le rare virtù del cuore e dell'ingegno del Zamboni — ma siccome anche allora non mancavano anime volgari che non concedono ad altri quei sentimenti di cui sentono se stessi incapaci — così il disfogarsi della bassa ira di costoro contro le azioni e l'opere de' generosi, accendeva ardenti contese in alcuni recinti, e facea contrasto al parlar sommesso, e alle espressioni di cordoglio della moltitudine. — Però il senso morale della popolazione era scosso, molti avrebber voluto esser Zamboni, ma niuno si avventurava ad emularlo, e se un ardito fosse sorto in questo giorno, il popolo sarebbe stato suscettibile di compiere, quanto il tradimento avea scelleratamente fatto abortire.

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La lunga servitù é il più terribile elemento di corruzione, l'ignavia e l'indifferenza fecondando, ispegne la virtù morale e l'entusiasmo ne' popoli. — Mancava
L'iniziativa, mancava il braccio che scagliasse la prima pietra, e gli animi commossi si distempravano in isterili lamentazioni e compianti. — I più vecchi soltanto le antiche gesta e l'antico patriottismo ricordavano con lagrime di vergogna — ma resi impotenti — la degenerata gioventù che avea atrofizzato il cuore e lo intelletto e sentivasi senza volontà propria e ferma, non iscuotevasi.
Intanto il Cardinale tremante e spaventato il di innanzi per le raccolte rivelazioni, infieriva oggi, sapendo fuggiaschi gli autori dell'attentato — e le masse di popolo agglomerate, e i crocchi, faceva dalle bestiali percosse degli sbirri, barbaramente disperdere.— I cittadini dimessi, e muti obbedivano — sotto il feral giogo piegavano la cervice e nel seno soffocavano lo sdegno delle inumane ingiurie.
La casa, la bottega del Zamboni venivano perquisite e manomesse dalla sbirraglia — la bottega trova vasi dicemmo sulla pubblica Piazza e precisamente nella Via Canton de' Fiori, cosi molta gente più smaniosa di novelle, che di maschie opere, si raccoglieva e stanziava al di fuori in qualche ansietà. — Pure la presenza di questo popolo benché innocuo, che invano si disperdeva e più numeroso ritornava al suo posto, ispirava tale un timore al governo da non osare di eseguire veruna carcerazione.
Mentre questi fatti avvenivano nel centro della città, l'oste di S. Sisto giungeva alla casa di Zamboni e vi portava una lettera di suo figlio.

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— Il terrore e le angoscie delle patite persecuzioni, si dileguaron all'istante da quella famiglia allegrata da un foglio del pianto Luigi. Senz'altro pensare la buona madre raccolse quanto aveva in denaro ed in oggetti preziosi, e sola, a piedi, segui il messo e volò a porgere un ultimo bacio all'oggetto tenerissimo del suo cuore. — Il lagrimevole incontro avvenuto all'osteria di S. Sislo é più facile immaginare che descrivere — gli affetti di madre e di figlio in questo supremo istante in cui la natura investe gli esseri degli attributi della divinità, ebbero uno sfogo, pieno, incommensurabile. — L'amara separazione ricordava l'ultimo istante del moribondo che saluta i suoi cari e s'invola dalla vita.
Triste, affannosa, concentrata in se stessa e cogli occhi pieni di lagrime ritorna la buona madre al proprio tetto e ahimé! lo trova invaso dagli sbirri, — il vecchio consorte e la sorella incatenati, — ed essa stessa al solo presentarsi viene afferrata, e trascinata insieme agli altri nelle carceri.
Il sacrificio è consumato — la patria è sciava — la famiglia Zamboni perduta!
Il Card. di Santa Chiesa Giovanni Andrea Archetti avea nominata la Congregazione Criminale che dovea giudicare questa causa; presiedeva egli e con Monsignor Vicelegato, e due Uditori del Torrone, componeva questo Tribunale.
Il processo scriveasi in latino, — gl'interrogatori e le risposte venivan , Dio sa come, tradotte dal notaio per essere in latino riferite negli atti.

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— Tutto si eseguiva a porte chiuse e nel più profondo mistero, — e delle difese s'incaricavano gli avvocati dei poveri eletti e stipendiati dal Governo. — Pronunci il lettore sulla giustizia e l'equità di siffatti giudizi, di cui avemmo ne' moderni tempi ripetuti tanti dolorosi esempi!
Prima di procedere nella narrazione é necessario a sapersi come il Governo venisse a cognizione della congiura. — Dopo l'adunanza del 12 novembre in cui Zamboni deliberò l'insurrezione, il dottor Angelo Sassoli e Antonio Succi anime entrambi senza affetti, e solo penetrate da freddo egoismo, — spaventati dall'imponenza dell'avvenimento, e assaliti dal timor della vita, illuminarono, ma vagamente l'autorità per isfuggire essi al castigo che ai loro amici preparavano.
— Ma tosto entrambi vennero arrestati e assoggettati a un procedimento rigorosissimo. — Il Succi nelle rivelazioni, non poté occultare d'esser uno dei capi e promotori della congiura, — onde rinvigorendo sospetti dei processanti venne sottoposto alla tortura mediante la così detta corda a campanella in conseguenza della quale, domandò l'impunità e svelò — fatti, luoghi, e persone, — insomma alle mani di crudele giustizia barbaramente consegnò i suoi amici — il dottor Angelo Sassoli in minor grado colpevole in faccia al tribunale confermò tutto quanto nella sua coscienza era depositato. — Traditori entrambi non ebber orrore di condannare all'infernale eterna pena dell'infamia il proprio nome!

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Dietro le fatali rivelazioni venivano trascinati ad uno ad uno nelle carceri, in mezzo ai più inumani trattamenti Antonio Forni, Camillo Tomesani, Galli Cantillo, Negri Gio. Ballista, Osbel Giovanni, Alessio e Giuseppe Succi, il dottor Pietro Gavasetti, Tornaso Bambocci, Filippo Marzocchi, Giovanni Calori, Montignani Luigi, e Zucchi Domenico; — erano fuggiaschi Giuseppe Rizzali e Lazzaro Gherardi. — Le torture, le minaccie, e le insidie contro questi infelici non ebber tregua finché la crudele giustizia non raggiunse a sorprendere nel territorio toscano Luigi Zamboni e Gio. Battista De Rolandis i quali per le loro vesti, pel corso rumore di esulanti per delitto di Stato, per le taglie promesse ai birri che se ne fossero impadroniti, non poterono lungamente occultarsi e dopo aver patito la fame, la sete, la stanchezza, vennero scoperti ed arrestati!
A questi giovani cui palpitava il cuore per un idea generosa, erasi bensì raddoppiata quella volontà che costituisce la vera forza dell'uomo, ma abbandonati dalla fortuna caddero sotto la legge fatale che sembra incessantemente voglia riflettere la immagine del Cristo sull'uman genere, e il cammin della vita dei giusti seminare dei triboli, delle spine e delle avversità, della sventura!
Dall'osteria del Covigliaio eransi dipartiti dopo aver preso scarso cibo e breve riposo. — Proseguendo lor viaggio, errando sempre sulle montagne circospetti, ma in armi, toccarono a Bocca di Rio ossia Castiglion de' Pepoli, e di là il giorno 19 novembre nuovamente riedevano al Covigliaio per attendere vestimenta e denari che giunger doveano da Bologna.

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— I birri toscani correano sulle loro traccio, ne seguivano l'orme, e non appena arrivati all'osteria vennero sorpresi e incatenati. — Non si prostrarono, non si avvilirono, non imprecarono, sol con serena fronte si abbracciarono, si baciarono entrambi in volto, dandosi l'ultimo addio. — Infatti non doveano rivedersi mai più, e l'un dall'altro brutalmente divisi, — si trascinavano alle carceri di Firenzuola.
In questo mezzo, il Pistrucci Uditore del Torrone, con fredda inquisitoriale sagacia istruiva a Bologna il processo. — Egli preliminarmente ammoniva gli accusati colle solite formole di giurare la verità, — ma sotto l'incubo terribile della minaccia d'usar ad arbitrio de' più gravi mezzi ch'erano in suo potere, nel caso che d'alcun velo intendessero adombrare quanto volea lor strappare dal labbro. — Con molteplici investigazioni li stringeva, poi con artificiosi accessori divagava, per proporre d'improvviso quelle domande che gli fruttavano rivelazioni, e gli gettavano in braccio nuove vittime!
Ma davanti alla incrollabile fermezza della Brigida Zamboni caddero i suoi scaltri intendimenti. — Era costei donna di antica virtù, — di sensi eminentemente superiori ad un'epoca in cui il suo sesso dominato nell'alta scala sociale dalla vanità e dalla concupiscenza, — e nella popolana famiglia, da superstizioni, e folli timori, — era scaduto d'ogni considerazione. — Al cospetto d'inesorabile giudice, compariva una madre, una madre italiana....

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che traeva conforto al dolore rimemorando le rare doti e i pregi della mente e del cuore del suo Luigi, — e protestando nulla sapere dei discorsi che tenesse cogli amici suoi, perché sovente con essi usava il latino e il francese, lingue a lui famigliari, più dell'inglese e tedesco che però adoperava sovente ne' suoi scritti.
L'entusiasmo della madre osservava il processante in silenzio, poi ripigliava:
— Nell'abboccamento avvenuto sull'imbrunire del 14 novembre con vostro figlio all'osteria fuori di Porta S. Donato a S. Sisto, ove diss'egli di rivolgere i suoi passi?
— Io non fui mai, sig. Uditore, a S. Sisto. — Come! una donna potrebbe farsi sorprendere dalla notte a due o tre miglia dalla città!
— Che vi foste non occorre negarlo, risultando persino esser voi in abito di seta nera e zendale; quel che vi dicesse voglio sapere?
— Io non so nulla; con ferma voce la coraggiosa madre, rispose.
Stanco allora e indispettito il Pistrucci con ispregio da sé allontanava questa donna, per rivolgere i suoi attacchi contro il padre, Giuseppe Zamboni. — Il povero vecchio malgrado i suoi 77 anni mostrava robusta tempra. — La onesta vita aveva egli trascorsa esercitando mestiere di fondachiere nel magazzino attiguo alla sua casa in Galliera N. 569. — Di patriarcali abitudini, andava ogni sera a chiuder la bottega che dirigevan la moglie e la sorella, e con esse passava al Caffé degli Stelloni, donde, dopo breve dimora, riduceasi in famiglia alla propria abitazione a ristorare le diuturne fatiche.

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Confessò non saper nulla del figliuolo suo, con sviscerato affetto paterno, e struggendosi in affannoso pianto, e pregando Iddio che lo facesse salvo, dichiarava aver consacrata ogni sostanza per educarlo, istruirlo, nella speranza d'essere consolato negli ultimi anni di vita delle glorie e felicità del figlio.
Tali rivelazioni ad un tribunale pontificio costituivano un delitto, — perocché all'ignoranza predicata e insinuata allora voleasi più eh' altri obbediente il popolano, cui s'insegnava il principio che dalla luce dell'intelletto vien la perdizione degli uomini, ed ogni male alla società, la quale non deve pensare, ma ciecamente credere e venerare la parola e il comando dei Ministri del Trono e dell'Altare. — Ond'é che il giudice scorgendo nel vecchio idee ribelli alle vulgari credenze, vide in esso un complice de' cospiratori, e come tale consegnollo all'arbitrio de' suoi sgherri per richiamarlo dippoi a nuovo esame... Questi intervalli, le minaccie preliminari, le successive risposte dell'inquisito, appalesano purtroppo il fatale segreto di colali interruzioni!.... ahi! la tortura! rifugge la penna nello scrivere l'esecranda parola, e un brivido scorre per l'ossa quando sulle pagine processuali si accerta questo orribile misfatto giudirico! Ma l'inquisitore non giunse a scoprire, che la casa Zamboni era vasta, confinando con altra contrada, — ch'erano i magazzini ingombri da legnami, pertiche, sale (pavira) e cannici, pur gli bastò, per rallegrarsi del sospetto di trovar colà nascosti De Rolandis e Zamboni, — e impose al Bargello d'eseguir nuova, minuta e scrupolosa perquisizione ed immediata.