Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


Luigi Zamboni
Studente di Giurisprudenza e sottotenente dell'esercito francese
(Bologna, 12 ottobre 1772 – Bologna, 17-18 agosto 1795 - Segreta di San Francesco, Carcere del Torrone)  
è stato un patriota italiano.


Ritratto di Luigi Zamboni
Ricostruito sui documenti da Augusto Majani
Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930

Nel 1791 Luigi Zamboni, studente di legge, fu contattato dal sedicente abate Beausset, alias Antoine Christophe Saliceti, commissario politico del Direttorio Parigino, e capo del servizio di "intelligence" voluto da Napoleone per pianificare la sua discesa in Italia. In quella stessa tarda primavera Zamboni distribuì alcuni manifesti inneggiando al rinnovamento politico europeo innescato dalla Rivoluzione Francese. Non avendo ottenuto riscontro, si allontanò da Bologna e a Marsiglia si arruolò nell'esercito francese col ruolo di "porte drapeau". Dopo alcune esperienze in Corsica e a Perpignano tra i Cacciatori di Rossiglione con il grado di sottotenente, fu convinto dal Saliceti a partecipare a una missione segreta. Con lui si imbarcarono sulla "Feluca Tirrena" Filippo Buonarroti, il generale Renaux, il Saliceti e l'avvocato Boselli di Genova esponente de quella Massoneria che aveva appoggiato la sollevazione di Parigi del 1789 e che ora cercava di estendere il sentimento innovativo della Rivoluzione in tutta Europa. In Corsica li attendevano altre tre navi militari, e con queste raggiunsero la vicina isola sarda di San Pietro che occuparono pacificamente eleggendola a "Isola della Libertà" applicando alla pubblica amministrazione, nuove regole amministrative derivate da quelle repubblicane francesi, di maggiore apertura democratica. L'esperienza di Carloforte fu positiva tanto che molte donne si accasarono con soldati e marinai francesi con la piena approvazione del parroco e della comunità locale carlofortina. Dopo tre mesi Zamboni, per ordine di Saliceti, proseguì il viaggio e sbarcò a Roma. Gli era stato imposto il compito di arruolarsi nell'armata pontificia di Pio VI per studiarne la consistenza e la strategia militare. Per quest’operazione informativa Zamboni prese il nome di Luigi Rinaldi. Tornato a Bologna, riferì ogni cosa al Saliceti. Questi, sulla base del felice risultato ottenuto a Carloforte, incitò lo Zamboni ad avviare una sollevazione dei bolognesi contro la dominazione assolutista della Chiesa felsinea arruolando alla causa studenti della stessa Università. Sotto la guida dell'onnipresente Saliceti, Zamboni convinse a tale ideale alcuni ragazzi, tra questi Giovanni Battista de Rolandis, Antonio Succi. Camillo Tomesani. Antonio Forni. Angelo Sassoli, Tomaso Bambozzi, Pietro Gavasetti, Giovanni Osbel, Giovanni Calori e altri. Non tutti erano studenti, alcuni erano già laureati, altri erano uomini di strada, tutti avversi al governo assolutista antidemocratico dello Stato Pontificio allora totalmente controllato dai discussi prelati del Santo Uffizio. De Rolandis (provetto spadaccino) e Zamboni assunsero il comando. Scrissero manifesti, e con l'aiuto della mamma e della zia di quest'ultimo, Brigida e Barbara Borghi confezionarono coccarde tricolore alla moda francese, sostituendo l'azzurro col verde.



Manifesto di Luigi Zamboni (1790)
Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


Altro appello al Popolo
Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


Manifesto distribuito nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1794 per le vie di Bologna da Luigi Zamboni e compagni.
Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926




(Trascrizione del manifesto distribuito nella notte dal 13 al 14 novembre 1794 per le vie di Bologna,
da Luigi Zamboni e altri studenti di Bologna suoi compagni,
a sostegno dell'insurrezione contro il dominio papale)

Prima dell'avvento delle moderne autostrade, l'osteria del Covigliaio (o Covigliajo), si trovava sulla strada più trafficata che collegava Bologna a Firenze ed era dunque una tappa obbligatoria per coloro che attraversavano la penisola italiana attraverso l'appennino tosco-emiliano. Famoso e rinomato era il suo albergo, fondato nel XVII secolo sotto il nome di Albergo della posta, in quanto nato inizialmente come stazione di posta (Era la quarta posta da Firenze sulla strada ex Regia che conduce a Bologna nel 1802). Fu gestito dalla famiglia Panzacchi. Nel 1931, durante l'ultima gestione, aveva poi preso il nome di Albergo Gianna. (già Hotel Baglioni e prima ancora Hotel Du Parc). Durante i loro viaggi numerosi illustri personaggi pernottavano o passavano qui le loro vacanze, come Re Ferdinando I delle Due Sicilie, Carlo Alberto di Savoia, lo Zar Nicola I di Russia e Papa Pio IX, o come, nel secolo passato, l'attore Tyrone Power e Re Faruq d'Egitto. Qui la notte del 14 novembre 1794 furono arrestati dalle Guardie Svizzere del Tribunale dell'Inquisizione gli studenti Giovanni Battista de Rolandis e Luigi Zamboni ideatori della Bandiera Italiana.


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Grand Hotel del Covigliaio - Propr. Guglielmo Chiostri - immagine del ?


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Grand Hotel del Covigliaio - Propr. Guido Baglioni - immagine del 1904


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Grand Hotel del Covigliaio - immagine del ?


Veduta della costruzione da altro punto di osservazione: la denominazione è stata italianizzata in “Grande Albergo del Covigliaio”.
La presenza di un omnibus – è tramontato ormai il tempo del cavallo – fa datare la cartolina ai primi decenni del Novecento.


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Hotel Baglioni - immagine del 1905


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Albergo Ristorante "Gianna" - immagine del ?


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Caffè la Posta - Pensione "Gianna" - immagine del 1935 - 1938


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Caffè Posta - Pensione Gianna - immagine del 1938


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Pensione Ristorante "Gianna" - immagine del ?


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Pensione Ristorante "Gianna" - Centro e monte Beni


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Pensione Ristorante "Gianna" - immagine del ?


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Pensione Ristorante "Gianna" - immagine del ?


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Pensione Ristorante "Gianna" - immagine del 1953


Covigliaio (Firenzuola - FI) - Pensione Ristorante "Gianna" - immagine del 1970


Lo stesso luogo nell'agosto 2011: via Covigliaio - Firenzuola (FI) Villa Le Ortensie - Residenza sanitaria assistenziale - 2009. A seguito della cessione della proprietà dell'albergo alla fine degli anni ottanta, l'edificio è stato poi ristrutturato e trasformato in una residenza per persone anziane e disabili, oggi denominata Villa le Ortensie. Durante i lavori di muratura fu rimossa la lapide scritta in onore di De Rolandis e Zamboni da Giosuè Carducci, identica a quella che si trova tutt'oggi nell'atrio d'ingresso dell'Università di Bologna.


Bologna - Palazzo Comunale - Il carcere del Torrone (dal 1530 al 1796). Qui furono rinchiusi Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, sulla destra si intravede l'ingresso dell'ex carcere. La segreta dell'Inferno si trovava nella Torre che fa angolo con via dei Vetturini (oggi via Ugo Bassi) e con la via della Piazzola del Carbone (oggi via Giacomo Venezian) l'immagine è stata scattata il 4-3-2009

Trascriviamo la frase scritta col sangue da Zamboni sulla parete della cella, scritta riportata nell'inchiesta del Pistrucci, secretata nel 1924 dal Vaticano come riferisce Giovanni Montersino.

Luigi Zamboni morto (suicida o assassinato) nella notte fra il 17 e il 18 agosto 1795. Sul muro del carcere del Torrone aveva scritto un messaggio d'amore all'amata Angelica Taruffi Conti, un grido libertario sillabato in francese: “L. Zamboni: Liberté, surèté, égalité”, e un'accusa contro i delatori e traditori:

12 luglio 1795 - A perpetua infamia del dottor Antonio Succi della Molinella, contro li Democratici Bolognesi del 1794. Impunito, Seduttore ed Accusatore dei proprii Fratelli; Traditore, della più Sagra Amicizia, del proprio Partito; Vile, Disertore, Uomo Iniquo e Disleale; Fratello snaturato; Finto Amico e Patriotta Falso; Scrisse, l'ottavo mese di sua carcerazione, avvinto di catene, Luigi Zamboni Democratico Bolognese.



Tratto da pag 379-380 del Catalogo illustrativo dei libri, documenti ed oggetti esposti dalle provincie dell'Emilia e delle Romagne nel Tempio del Risorgimento italiano:
(Esposizione regionale in Bologna, 1888 vol. 2, parte 1) - Bologna: Stabilimento tipografico Zamorani e Albertazzi, 1897.



L'ingresso dell'ex carcere bolognese
vespasiani contro il muro in questa foto di fine Ottocento



L'ingresso dell'ex carcere bolognese in una foto del 1900


Bologna: Notturna dell'entrata dell'ex carcere del Torrone (dal 1530 al 1796)
l'immagine è stata scattata il 13-2-2009



Bologna: Entrata dell'ex Carcere del Torrone (dal 1530 al 1796)
aperta occasionalmente si Membri del “Comitato”, tra cui il webmaster di questo sito
l'immagine è stata scattata il 1-4-2009

Ecco alcune notizie curiose. Il Carcere di Bologna, quello del Torrone, non era gestito dal Principe, ossia dal Cardinale, ma da un privato, il quale riceveva (dal Cardinale) due ‘paoli’ al giorno per mantenere in buona salute i detenuti. Notate la "discrepanza", quelli dovevano star bene, per essere torturati davanti al consesso dei prelati dell'Inquisizione.
Il carceriere era Giacomo Comaschi, la cui figlia aveva anche dato un abito al De Rolandis perché tremava dal freddo. Chi era la figlia?
Mancano i documenti inerenti agli aggiornamenti che il Comaschi inviava almeno una volta alla settimana al cardinale di Roma De Zelada. Questi era lo stesso inquisitore di Cagliostro ed a quanto si deduce fu lui ad impedire che l'inviato di Antonio Aldini fosse ricevuto dal Papa. Costui aveva cavalcato per tre giorni per presentare la supplica di grazia. Manca tutto questo carteggio. E' finito all'Archivio segreto Vaticano?
Mancano anche molti verbali d'interrogatorio del De Rolandis, non è credibile che questi sia stato sentito solo tre volte dopo la morte dello Zamboni.




Bologna: Due vedute dei soffitti delle presunte celle dell'ex carcere del Torrone (dal 1530 al 1796)
le immagini sono state scattate il 1-4-2009
Foto di Michele Nucci


Bologna: Una lapide davanti all'entrata interna dell'ex carcere del Torrone
l'immagine è stata scattata il 1-4-2009



Il testo delle Ultime Lettere di Jacopo Ortis plagiate e firmate da Angelo Sassoli


La casa di Zamboni in Via Strazzacappe.
Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930




(la lapida e' stata inaugurata domenica 26 gennaio 1913)
Immagine tratta da:
Il Comune di Bologna - Rivista Mensile del Comune di Bologna 1924-1939
Settembre 1936 - La congiura di Luigi Zamboni.
Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930


IN QUESTA CASA
LUIGI ZAMBONI BOLOGNESE
CON L'ASTIGIANO
G.B. DE ROLANDIS
SOGNÓ LA LIBERTÁ
NE PREPARÓ E NE TENTÓ L'AVVENTO
MA TRADITO E CHIUSO IN CARCERE
PREFERÍ AL CAPESTRO DEL PAPA
QUELLO CHE EGLI STESSO SI FECE
E NELLA NOTTE TRA IL XVII E IL XVIII AGOSTO
MDCCXCV
GITTÓ LA VITA PER QUESTA NOVA ITALIA
CHE LO RICORDA PRECURSORE DE' SUOI MARTIRI
GRATA LIBERA SICURA



Lapide attuale posta in via Strazzacappe 2 (ang. via Galliera) - Bologna, BO
l' immagine è stata scattata il 14-4-2009

Tracolla indossata da Zamboni all'atto dell'arresto
La tracolla della spada fu confezionata coi nastri tricolore.
Il verde da un lato il bianco ed il rosso dall'altro.
Il disegno, presentato nel Centenario della Sommossa, fu suggerito da Giosuè Carducci.

Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930

Ricostruzione di una delle quattro Sciabole ornate da coccarda che, appese a tracolla, avrebbero dovuto identificare i capi della rivolta. Il bianco e il rosso sono i colori di Bologna, il verde sostituisce il turchino per non riprendere il colore della bandiera francese. Le fasce tricolori sono cucite dalla madre e dalla zia di Luigi Zamboni nel retrobottega del negozio di merceria di Canton dei Fiori.


Tratto da pag 312 del Catalogo illustrativo dei libri, documenti ed oggetti esposti dalle provincie dell'Emilia e delle Romagne nel Tempio del Risorgimento italiano:
(Esposizione regionale in Bologna, 1888 vol. 2, parte 1) - Bologna: Stabilimento tipografico Zamorani e Albertazzi, 1897.

Nella in casa di Luigi Zamboni fu trovata questa nota cifrata


Invito all'insurrezione diramato dallo Zamboni nel 1790.
Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930


Invito all'insurrezione diramato dallo Zamboni nella primavera del 1790.
Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930



Piazza d'Armi detta del Mercato a Bologna.

Si tratta  della colonna eretta nel 1658 per volontà e sotto il pontificato del papa senese Alessandro VII in memoria della sua concessione (emessa due anni prima) di tenere ogni anno una fiera di cavalli della durata di 15 giorni proprio sulla piazza del Mercato. Alla sommità della colonna si scorge infatti una scultura riportante la ben conosciuta arma della famiglia di Alessandro VII (al secolo Fabio Chigi, Siena 13.2.1599 - Roma, 22.5.1667), raffigurante sei monti sormontati da una stella.

Della colonna fatta erigere il 6 gennaio 1798 da patrioti bolognesi in onore di Zamboni e De Rolandis non si è conservata alcuna traccia iconografica, essendo stata demolita dagli austriaci subito dopo il loro ingresso in Bologna il 30 giugno 1799: non si ebbe neppure il tempo di raffigurarla. Testo di Claudio Di Lascio

La Colonna eretta il 6 gennaio 1798, conteneva le urna con le ceneri di De Rolandis e Zamboni, con le seguenti iscrizioni:


T'arresta o cittadin l'urna qui serra
Le ceneri famose e l'ossa ignude
Di lor che andar sotterra
Vittime di romane anime crude
Come lo spirito lor s'agita ed erra
Intorno al sasso a risvegliar virtude!
Tremate, o Re, da questi teschi muti
Sorgon già contro voi felsinei Bruti

QUI RIPOSANO LE CENERI FAMOSE
DI LUIGI ZAMBONI BOLOGNESE
E
GIOVANNI DE ROLANDIS PIEMONTESE
VITTIME INFELICI DEL PONTIFICIO DISPOTISMO
PRIMI MARTIRI DELLA FELSINEA LIBERTÀ
CITTADINI
SPECCHIATEVI IN QUESTI EROI
INVECE DI LACRIME E SOSPIRI
ONORATE LA CARA MEMORIA
STRINGENDO IL PUGNALE DELLA LIBERTÀ
DIRETTO
AGLI INIQUI TIRANNI DELLA TERRA
AI VOSTRI NEMICI.
I DIFENSORI DELLA LIBERTÀ CONSACRANO


La Montagnola di Bologna


Bologna: oggi e ieri - Il Canton dei Fiori a confronto 
La bottega dei Zamboni si trovava nell'angolo con il Mercato di Mezzo (oggi via Rizzoli)
e Canton de' fiori. (oggi Via dell'Indipendenza)


Immagine tratta: Bologna. Rivista Mensile del Comune - Settembre 1930


Piazza Nettuno al tempo dello Stato della Chiesa, adibita a pubblico mercato, (l'immagine è del 1855)
da notare la stretta via "canton dei Fiori"
che sarà in seguito allargata divenendo via Indipendenza



La prima coccarda (1794), quella di De Rolandis e Zamboni,
è tuttora gelosamente conservata nel "Museo Europeo degli Studenti" (MeuS)
dell'Università di Bologna - II piano, via Luigi Zamboni, 33 -


Bologna, Zona Universitaria: le Vie Luigi Zamboni e Giovanni Battista De' Rolandis


"Il Consiglio Comunale di Bologna..., decretava il 27 Giugno 1867 la via che conduce all'Università
fosse decorata del nome di Luigi Zamboni"



"Il Consiglio Comunale di Bologna..., decretava il 27 Giugno 1867 la via che conduce all'Università
fosse decorata del nome di Luigi Zamboni"

Pultroppo la Via riporta la denominazione non completa col suo nome di battesimo.
Immagine scatata il 20-04-2009


Bologna: Una breve panoramica di Via Luigi Zamboni


Giovanni Zamboni, studente Bolognese, e' stato l'ideatore assieme a De Rolandis del tricolore italiano e,
ha dato il suo nome alla "porta Zamboni - San Donato" che fa parte dei resti delle mura che circondavano la citta' di Bologna


Testo tratto dal verbale del Consiglio comunale di Bologna, Delibera 12 luglio 1912.
"la nuova strada che sarà aperta da via Irnerio (dicontro a via Filippo Re) a via Zamboni",
con cui congiura la ribellione contro lo stato pontificio e di fronte alla Palazzina della Viola
dove De Rolandis è ospitato quando è studente dell'Università di Bologna.


Bologna: Via Giovanni Battista De Rolandis
immagini scattate il 26-3-2009


Bologna: Canton dei Fiori ora Via dell'Indipendenza
immagine scattata il 20-4-2009


Bologna: Canton dei Fiori ora Via dell'Indipendenza - immagine scattata il 19-11-2011


Bologna: Canton dei Fiori ora Via dell'Indipendenza - immagine scattata il 19-11-2011


Bologna: il Mercato di Mezzo (oggi via Rizzoli) - immagine scattata il 19-11-2011

Origine della bandiera nazionale italiana  

Dai documenti riportati in questo sito risulta che: Luigi Zamboni, natio del capoluogo emiliano, e Giovanni Battista De Rolandis, originario di Castell'Alfero (Asti), nell'autunno del 1794 unirono il bianco e il rosso delle rispettive città al verde, con la speranza che tutto il popolo italiano seguisse la rivoluzione nazionale da loro iniziata, il cui scopo era essenzialmente quello di dare maggiore dignità al popolo e cancellare quei confini segnati dalla tirannide assolutista. Questa ipotesi fu avanzata dallo storico Vittorio Fiorini. Oggi però tale tesi viene superata da recenti studi che dimostrano come la coccarda tricolore, ispirata alle ideologie politiche della Rivoluzione Francese, sia stata cucita con la banda verde al posto del turchino per differenziarne chiaramente l'origine ed il valore nazionale, anche se il simbolo allegorico rimane lo stesso, ossia "Giustizia Eguaglianza Libertà", cosa d'altra parte dichiarata esplicitamente da Giovanni Battista de Rolandis nel secondo interrogatorio sostenuto davanti al Tribunale dell'Inquisizione. (Documento conservato all'Archivio di Stato di Bologna, piazza dei Celestini 4, faldone Interrogatorio Imputati "Processo - Tribunale del Torrone n. 8415" «Super complocta et seditiosa .... conventicula armata pro curia Bononiae» vol. 1 pag. 577 e seguenti).


Firme autografe degli imputati
Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


Elenco Crittografico dei congiurati
Tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


Cifrario dei congiurati

Anteo Zamboni


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