Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


Evoluzione dello Stemma di Bologna, ... nei secoli




Cenni storici:

- La raffigurazione più antica dello stemma di Bologna è del 1259 e si trova disegnata in margine ad una rubrica degli statuti del comune di quell'anno.
È molto probabile che l'insegna così codificata fosse utilizzata anche nella battaglia della Fossalta, nel 1249 (vessillo #1 e #1a ).

- In seguito Carlo I elargì in concessione l'uso del cosiddetto "Capo d'Angiò" a quei guelfi che l'avevano aiutato nella lotta contro lo Svevo, ma solo dopo il 1265 - 1266 . È quindi molto probabile che tale suddivisione dello stemma sia stato adottato dal Comune di Bologna solamente dopo tale data (vessillo #2 ).

- Nel 1376 il popolo bolognese, in risposta alla chiamata di Firenze che invitava alla ribellione le città sottomesse al papa, si ribella alla signoria pontificia e occupa il Palazzo del Podestà proclamando il libero governo della città.
I fiorentini inviano a Bologna, insieme all'aiuto militare, un gonfalone blu col motto Libertas .
L'insegna finirà nello stemma comunale Libertas in lettere d'oro ordinate in banda - (vessillo #3 ).

- A seguito di ciò il Comune di Bologna unì i due vessilli in uno unico (vessillo #4 ).

- La suddivisione in quarti - simile a quella odierna ma con presente il "Capo d'Angiò, che contraddistingueva per l'appunto i Guelfi (Famiglia Geremei) ... "mentre i Ghibellini, fedeli all'imperatore, erano capitanati dalla Famiglia Lambertazzi ... cacciata da Bologna nel 1274" ... è sicuramente successiva. (vessillo #5 ).

- L'odierno vessillo - "inquartato nel 1° e 4° d'argento alla croce di rosso con capo d'Angiò, nel 2° e 3° d'azzurro al motto Libertas in lettere d'oro ordinate in banda" - (vessillo #5 ) viene spesso raffigurato privo del Capo d'Angiò (vessillo #6 ).

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Da ricordare è anche che, dal 1376 al 1401, in epoca repubblicana, il conio bolognese subì delle modifiche; cominciò a comparire il leone rampante che sorregge il vessillo della città, così come lo stemma cittadino sormontato dal "Capo d'Angiò".
Prima di allora, sulle monete battute dalla Zecca di Bologna, compariva spesso San Petronio (in piedi o seduto) che reggeva la città con una mano e le chiavi nell'altra o il busto mitrato di un qualche papa (come quello di Urbano V… moneta battuta dal 1362 al 1370).
Fu a seguito della rivolta cittadina del 1376 che Bologna volle distaccarsi da tutto ciò che era “religioso” procamado una specie di laicità della città ( il leone , lo stemma cittadino o la scritta Mater Studiorum ).

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Grosso (Governi Repubblicani del secolo XV)
(AR. - d.22 - gr.1,50)

D. .BONONI .A .DOCET / leone rampante a sinistra, con vessillo.
R. .S .PETR ONIVS / il santo seduto, tiene nella mano destra la città.


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Quattrino (Governi Repubblicani del secolo XV)
(MI. - d.13 - gr.0,40)

D. (giglio) + DE. BONONIA. (giglio) / scudo della città di Bologna.
R. ° LIBE RTAS / leone rampante a sinistra, con vessillo.


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Bolognino (Repubblica, monetazione autonoma - 1376 - 1401)
(AR. - d.18 - gr.1,07)

D. + (giglio) .BO .NO . NI (giglio) / nel campo: A accostata da 4 globetti, o anellini.
R. + MATER ° STVDI / nel campo: O R U M °


Legenda x le monete:
d. = diametro (espresso in millimetri)
gr. = grammi
AU = oro
AR = argento
MI = mistura (lega di argento e rame)

D. = diritto (o recto della moneta)
R. = rovescio (o verso della moneta)



Alcune monete coniate dalla zecca di Bologna

GABELLONE (1529) - Coniata sotto il pontificato di Clemente VII dalla Zecca di Bologna, in occasione di una gravissima carestia, accompagnata da pestilenza, utilizzando oro e argento, vasellame e suppellettili preziosi offerti da laici ed ecclesiastici, da confraternite e da conventi, in particolare dal Convento dei Domenicani, che offrirono gli arredi della loro chiesa.
Clemente VII (1523-1534) Gabellone 1529 - Busto di S. Petronio sopra stemma della città - R/ Cane accucciato a d. con torcia in bocca (simbolo dei Domenicani) e scritta su sette righe: EX COLLATO AERE DE REBVS SACRIS ET PRO PHANIS IN EGENO RVM SVBSIDIVM MDXXIX BONONIA

BAIOCCO BOLOGNESE (1795) - Coniata sotto il pontificato di PIO VI dalla Zecca di Bologna, Rovescio: * BONONIA * - * DOCET * , leone rampante; esergo: BAIOCCO • 1• Dritto: *PIUS*/*SEXTVS*/ PONTIFEX/MAXIMVS; esergo: MDCCXCV, * * * .


MURAIOLA DA 4 BOLOGNINI (1796) - Coniata sotto il pontificato di PIO VI dalla Zecca di Bologna, Dritto: busto a destra con berrettino; (s) PIVS • VI • PONT • MAX • // Rovescio: figura del santo, lievemente chinato a sinista; pastorale nella sinistra, la destra benedicente; (s) S • PETRONIVS - B • - PROT • 1796• //

CARLINO (1796) (5 Bolognini) - Coniata sotto il pontificato di PIO VI dalla Zecca di Bologna, Dritto: Pianta di giglio; inizio della legenda da sinistra in basso: * PIVS * VI * PONT * - MAXIM * ; esergo: • B • 5 • Verso: Busto del santo mitrato; inizio della legenda da sinistra in basso: S • PETRON • - BON • PROT • ; esergo: 1796

1 CARLINO - Queste monete sono state coniate dopo l'agosto del 1796 riutilizzando i carlini di PIO VI. In alcuni casi si intravedono i dettagli del precedente conio e a causa della ribattitura sono difficilmente rinvenibili in buone condizioni.
Dritto: Indicazione del valore (VN CARLINO BOLOGNE SE) su quattro righe tra rami di lauro. Verso: Stemma della città di Bologna (inquartato con croce nel primo e terzo quarto e motto LIBERTAS nel secondo e terzo) sormontato da testa leonina. Intorno COMVNITAS • ET • SENATVS • BONON•
 
2 CARLINO - Queste monete sono state coniate dopo l'agosto del 1796 riutilizzando i doppi carlini di PIO VI. In alcuni casi si intravedono i dettagli del precedente conio e a causa della ribattitura sono difficilmente rinvenibili in buone condizioni.
Dritto: Stemma della città di Bologna (inquartato con croce nel primo e terzo quarto e motto LIBERTAS nel secondo e terzo) sormontato da testa leonina. Intorno COMVNITAS • ET • SENATVS • BONON •
Verso: Indicazione del valore (DVE / CARLINI / BOLOGNE / SI) su quattro righe tra rami di lauro.
 
Moneta da 1/2 scudo ovvero 5 paoli. - Dati di coniazione: 1796 per 7.000 pezzi. 1797 per 66.000 pezzi. 1798 per 23.000 pezzi. 1799 per 400 pezzi. L'incisore dei conii Tadolini consegnò 10 coppie di conii per il mezzo scudo.
Dritto: Stemma semiovale della città di Bologna (inquartato con croce nel primo e terzo quarto e motto LIBERTAS nel secondo e terzo) tra rami di lauro e sormontato da testa e zampe leonine. Intorno POPVLVS • ET • SENATVS • BONON. (POPOLO E IL SENATO DI BOLOGNA) In esergo, indicazione del valore (P • 5 •), millesimo e • Verso: Beata Vergine con bambin Gesú su nubi sovrastanti una veduta della città di Bologna. Intorno PRAESIDIVM • • ET • DECVS•

Scudo da 10 Paoli 1796; Zecca: Bologna - Fronte: stemma sormontato da una testa di leone - Retro: la Vergine con il Bambino fra le nubi; sotto veduta della città di Bologna

Scudo da 10 Paoli 1796 II tipo; Zecca: Bologna - Fronte: stemma sormontato da una testa di leone entro due rami di alloro - Retro: la Vergine con il Bambino fra nubi; sotto veduta della città di Bologna
Dritto: Stemma semiovale sagomato della città di Bologna (inquartato con croce nel primo e terzo quarto e motto LIBERTAS nel secondo e terzo) tra rami di lauro salienti e sormontato da testa e zampe leonine. Intorno COMMVNITAS • ET • / SENATVS • BONON. (SENATO DELLA COMUNITÀ E BOLOGNA ) (tipo con cifre romane al D/ e alberello al R/) POPVLVS • ET • SENATVS • BONON. (POPOLO E IL SENATO DI BOLOGNA) (tipo con solo alberello e senza). All'esergo, P.10. (indicazione del valore) e millesimo diconiazione. Verso: Madonna di San Luca sovrastante la città di Bologna con le mura ed il santuario. Intorno PRAESIDIVM • • ET • DECVS •. In esergo BON • DOCET •.

 
Scudo da 10 Paoli 1796 III tipo; Zecca: Bologna - Fronte: stemma sormontato da una testa di leone entro due rami di alloro - Retro: la Vergine e il Bambino fra le nubi; sotto la veduta della città di Bologna

5 Paoli (mezzo scudo) del Comune di Bologna. Sul Recto immagine della Madonna di San Luca sulla città murata di Bologna con la scritta "Praesidium et Decus" mentre sul verso stemma del Comune di Bologna con il valore della moneta (P.5), l'anno (1797) e la scritta "Polulus et Senatus Bonon."

10 Paoli (scudo) del Comune di Bologna. Sul Recto immagine della Madonna di San Luca sulla città murata di Bologna con la scritta "Praesidium et Decus" mentre sul verso stemma del Comune di Bologna con il valore della moneta (P.10), l'anno (1797) e la scritta "Polulus et Senatus Bonon."

Dritto
REPVBLICA • CISPADANA • ANNO • PRIM •, nel campo turcasso con diverse frecce posto su quattro bandiere decussate ed armi, sotto 17 • 97.
Verso
PRAESIDIVM • ET • DECVS •, busto della madonna di San Luca con in braccio il Bambin Gesú posta su nubi, all'esergo e volto verso il campo BONONIA •.

La Doppia o da 20 lire è una moneta molto discussa per la non corresponsione del peso della moneta con alcun valore monetale del periodo o della monetazione di Bologna. Infatti a fronte del peso teorico di grammi 5,47 i pochi esemplari noti pesano grammi 3,57 (Pagani che lo riporta dal CNI). Muntoni afferma che il peso dell'esemplare del CNI in realtà pesa 7,98. Si conoscono altri esemplari del peso di 4,20 grammi.
Di questo progetto vi sono esemplari in oro, argento, rame, sicuramente di zecca, oltre che a pezzi di fantasia in piombo ramato ottenuti per fusione e ripatinatura.

5 LIRE (1808) - Coniata dalla Zecca di Bologna, battuta dal Regno d'Italia, si tratta della prima moneta in lire che ha circolato in Romagna.

Lo stemma del Comune di Bologna

Sono pochi gli studiosi che hanno trattato diffusamente dello stemma del Comune che vanta un'antica origine e rispecchia vicende storiche senza dubbio gloriose. Una prima fonte documentaria sull'argomento, conservata presso l'Archivio Storico Comunale, è rappresentata da una nota manoscritta di Luigi Frati, bibliotecario dell'Archiginnasio, inviata ad un tipografo di Treviso che ne aveva fatto richiesta per una pubblicazione sugli stemmi delle città. Le notizie, redatte nel 1869 e probabilmente desunte dalle antiche cronache cittadine, attraverso un breve excursus sulla storia del sigillo del Comune, illustrano la sua evoluzione nel corso dei millenni. (1) Altre preziose informazioni, custodite presso l'Archivio, sono contenute nel "Cenno storico sullo stemma della città di Bologna", allegato alla richiesta di riconoscimento legale dello stemma civico, scritto nel 1935 da Albano Sorbelli, allora direttore della Biblioteca Comunale dell'Archiginnasio, nonché nella relazione presentata il 22 dicembre 1936 dallo storico Giorgio Cencetti alla Regia Commissione Araldica per le Province di Romagna, per l'espressione di parere su quella richiesta, in quanto non era mai intervenuto un atto governativo di approvazione dello stemma comunale. (2) E' certo che lo stemma più antico di Bologna era formato da una croce rossa in campo bianco o d'argento. Diverse e contrastanti sono invece le ipotesi formulate dagli studiosi sul periodo al quale far risalire questa insegna. La croce di colore rosso nacque sicuramente prima del periodo comunale come elemento identificativo degli eserciti feudali e rimase successivamente come insegna dipinta sullo scudo dei soldati bolognesi. Passò parecchio tempo prima che lo stemma perdesse quella connotazione militare per assurgere ad emblema esclusivo della città. Cencetti, integrando ed in parte modificando le notizie contenute nel "Cenno storico" di Sorbelli, affermava che la figurazione più antica pervenutaci non risale oltre il 1259 e si trova disegnata in margine ad una rubrica degli Statuti del Comune di quell'anno, riguardante il vessillo. La raffigurazione più antica a colori sotto forma di scudo è riportata invece in un codice degli Statuti dell'Arte dei Drappieri del 1311. Poiché l'immagine della croce nelle insegne era comunemente usata all'epoca delle Crociate, gli studiosi di araldica preferirono collegare alle imprese militari per la liberazione del Santo Sepolcro l'origine degli stemmi posteriori. Cherubino Ghirardacci, storico vissuto nel Cinquecento, nella sua "Historia di Bologna" racconta, probabilmente sulla base di antiche cronache oggi perdute, che molti bolognesi parteciparono alla Crociata indetta dal Pontefice Urbano II nel Concilio di Clermont-Ferrand del 1095. Fra questi Lodovico Bianchetti, il quale, rimasto in Terrasanta con il re Goffredo, affidò a Tartaro Tencarari la bandiera recante la croce rossa in campo bianco con cui si identificavano i crociati bolognesi, affinché la consegnasse al Magistrato di Bologna che la adottò come pubblica insegna della città. (3) Cencetti escludeva, non condividendo l'ipotesi di Sorbelli, la derivazione dello stemma bolognese dalla Lega Lombarda, suggerita forse dalla presenza della croce nello scudo di molte tra le città federate, ma smentita dall'adozione della medesima "pezza" araldica da parte di altre città che appoggiavano l'imperatore Federico Barbarossa. Sappiamo tuttavia che abbastanza diffusa era la croce nello stemma delle città che godettero di ampia autonomia nel periodo comunale dal XII al XIV secolo. Notevole importanza ebbe il sigillo nella vita del Comune medievale, in quanto era il segno tangibile della sua autonomia ed espressione della sua volontà. Inoltre, era uno strumento di garanzia contro possibili falsificazioni di documenti ufficiali del Comune ed imprimeva autenticità al documento rendendolo probatorio. Perciò, nelle iscrizioni dei loro sigilli i Comuni italiani spesso affermavano la loro grandezza e la loro potenza. Il simbolo del Comune di Bologna venne rappresentato dallo scudo rossocrociato sino alla fine del Duecento. Secondo Cencetti, allorquando la lotta fra il Papato e gli ultimi Svevi volse a favore del primo grazie all'appoggio dei francesi, un nuovo elemento araldico si aggiunse allo stemma rossocrociato: il "capo" d'Angiò. Questo elemento araldico in origine venne assunto dai partigiani di re Carlo prima e di re Roberto poi. Il Comune, probabilmente, impiegò in guerra sia il proprio vessillo, sia quello degli Angiò, e da ciò derivò l'utilizzo, testimoniato da miniature, dei due stemmi posti l'uno vicino all'altro. Presto però furono uniti insieme riducendo quello degli Angioini (il "seminato" di Francia spezzato da un "lambello" rosso) al solo capo, mantenendo la spezzatura e ordinando i gigli in fascia. Col tempo i pendenti del lambello divennero quattro e i gigli tre. Anche su questo tema, occorre liberarsi da un errore di interpretazione di una cronaca di Graziolo Accarisi stampata nel 1665, secondo la quale Carlo VI nel 1389 mise Bologna sotto la sua protezione, donandole la propria bandiera, l'"orifiamma", che i Magistrati vollero vessillo del Comune. L'evento è da ritenersi senza dubbio verosimile. Ma occorre tenere presente che, per quanto concerne la sua relazione col capo d'Angiò nello stemma, quella pezza araldica trovasi in quasi tutte le numerosissime figurazioni che ci sono rimaste dell'"arma" di Bologna nei secoli XIII e XIV. Inoltre l'orifiamma è di Francia, cioè azzurro seminato di gigli d'oro senza la spezzatura del lambello, e avrebbe potuto dare origine al capo di Francia, azzurro caricato di tre gigli d'oro ordinati in fascia, e non al capo d'Angiò che è simile, ma con la spezzatura del lambello rosso. Il blasone di Bologna fu per l'ultimo quarto del secolo XIII e per quasi tutto il XIV la croce rossa su campo d'argento con il capo d'Angiò. A questi elementi, alla fine del Trecento se ne aggiunse un altro. Da Ghirardacci apprendiamo che nel 1376 i bolognesi cacciarono il Cardinale legato Guglielmo di Noellet con l'aiuto dei fiorentini, i quali donarono uno stendardo azzurro con il motto Libertas che venne adottato come stemma del popolo, contrapposto a quello con la croce rossa che fu mantenuto come simbolo del Comune. (4) Per Cencetti lo scudo con il motto Libertas si trovava anche dieci anni prima del 1376 riportato in una copertina membranacea di un registro d'archivio recante il disegno dell'"arma del popolo" e la data del 1366. L'arma del popolo rimase per sempre nel blasone comunale, mentre il seminato di Francia scomparve quasi subito. Lo stemma di Bologna fu quindi costituito da due scudi affiancati, a destra quello del Comune, a sinistra quello del popolo. Dalla metà del XV secolo i due scudi si fusero in uno solo inquartandosi, cioè formando quattro quarti. Il nuovo scudo venne riprodotto in alcune monete di Sante Bentivoglio. Questa configurazione è rimasta invariata fino ad oggi. Tuttavia, poiché il sigillo cittadino si identificava con la città e rispecchiava determinate vicende storiche, altre figure si aggiunsero allo scudo bolognese a testimonianza dell'alternarsi di diverse famiglie al governo della comunità. Per cui, accanto agli originali emblemi civici, comparve anche il sigillo del signore. A differenza di altre città, lo stemma di Bologna non era ornato da una corona, ma da una testa di leone, collocata nella parte superiore, che regge i due scudi fusi in uno solo, a ricordo del dono di un leone da parte del marchese Obizzo d'Este al Comune nel 1293, come afferma nella sua opera "Bologna perlustrata" Antonio Masini, mercante di seta e scrittore di cose patrie, vissuto nel Seicento. (5) Gli storici tuttavia nutrono riserve su questo legame, in quanto, prima del Cinquecento, non risulta alcuna traccia di tale ornamento in scudi, documenti, o monumenti. Secondo Cencetti l'origine di questo nuovo elemento va collegata agli eventi del 1376 che sortirono "una nuova costituzione, interamente basata sulle corporazioni artigiane". Il simbolo di quella "rinnovata democrazia" era rappresentato da un "leone rampante che tiene fra le zampe anteriori una bandierina crociata". Le vicende storiche portarono Bologna alla perdita della propria sovranità nel Cinquecento, per cui del leone rimase nello stemma solo la testa, anche se questa rappresentazione non diventò una consuetudine. Dobbiamo aspettare il Settecento per vedere sempre utilizzato anche questo signum , simbolo della nobiltà e della forza legato "alla gloriosa tradizione italica del libero comune". L'Archivio Comunale conserva anche copia del carteggio, intercorso nel Novecento fra il Comune e gli organi statali competenti, riguardante il diritto di utilizzare lo stemma. (6) Il 7 luglio 1928, il Podestà di Bologna, Leandro Arpinati, in esecuzione della propria deliberazione del 19 maggio dello stesso anno (7), rivolgeva istanza al Capo del Governo, Presidente della Consulta Araldica, al fine di ottenere l'autorizzazione ad inserire nello stemma del Comune di Bologna l'emblema del fascio littorio. La Regia Commissione Araldica per le Province di Romagna, il 20 novembre 1928, esprimeva la seguente opinione:

  • "che in mancanza di una disposizione governativa che regoli tale modifica, sia preferibile attenersi alle disposizioni emanate dal Capo del Governo a tale proposito per enti statali e parastatali…affiancando all'antico stemma del Comune di Bologna quello del littorio;
  • che il progetto presentato sembra abbia l'inconveniente di modificare essenzialmente l'antico e storico stemma del Comune in una forma che non pare estetica e nemmeno troppo araldica…".

In data 30 novembre dello stesso anno, il Commissario del re per la Consulta Araldica scriveva di non poter concedere quanto richiesto dal Podestà di Bologna, non consentendolo le disposizioni e i decreti emanati dal Capo del Governo. Autorizzava l'abbinamento dello stemma della città a quello dello Stato, qualora ne fosse chiesta la prescritta autorizzazione. La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunicava con lettera del 16 maggio 1935, di non poter dare corso alla richiesta, a suo tempo presentata, in quanto il riconoscimento legale dello stemma del Comune non era ancora avvenuto. Facendo seguito alla propria deliberazione del 31 gennaio 1936 (8), il Commissario prefettizio Renato Pascucci, in data 27 febbraio 1936, chiedeva formalmente il riconoscimento dello stemma conforme a quello rappresentato in un bozzetto allegato alla domanda, alla quale univa anche il "Cenno storico" redatto da Albano Sorbelli per documentare, sulla scorta delle risultanze dell'indagine storica, le antiche origini, il continuo possesso da parte del Comune e le intrinseche caratteristiche del simbolo municipale. La Regia Commissione Araldica per le Province di Romagna, udita la relazione presentata da Cencetti, nella seduta del 22 dicembre 1936, espresse parere favorevole all'approvazione dello stemma sottoposto al suo esame e segnalò alla Consulta Araldica l'opportunità di proporre una speciale concessione alla città di Bologna affinché fosse autorizzata "a cimare il proprio scudo con la testa di leone in fronte, anziché con la normale corona civica". Con decreto del 6 novembre 1937, il Capo del Governo riconobbe alla città di Bologna il diritto di fare uso dello stemma. Il sigillo venne consegnato dalla Consulta Araldica al blasonista Marcello Tomadini che ne realizzò la miniatura al costo di lire 240. Oggi lo stemma di Bologna, secondo la descrizione araldica, è composto da quattro quarti, di cui il primo e il quarto sono del Comune, il secondo e il terzo del popolo. Lo scudo ha come emblema una croce rossa in campo d'argento e reca inoltre un capo azzurro caricato da tre gigli di Francia d'oro posti fra i quattro pendenti di un lambello rosso. Lo scudo del popolo ha campo azzurro e come emblema il motto Libertas a lettere d'oro posto "in banda" (diagonalmente da sinistra a destra di chi guarda). maggio 2008 Lucia Marani

(1) ARCHIVIO STORICO COMUNE DI BOLOGNA (d'ora in poi ASCB o), Carteggio Amministrativo , 1869, tit.IV, rub. 4.

(2) ASCB o, Stemmi , 1935-1937.

(3) CHERUBINO GHIRARDACCI , Historia di Bologna , Bologna, Forni editore, 1973, vol. I, p. 58 (rist. anast.)

(4) C. Ghirardacci , Historia di Bologna , cit., vol. II, p. 342.

(5) Antonio Masini , Bologna perlustrata (1666) , Bologna, Forni editore, 1986, vol. II, p. 124 (rist. anast.).

(6) ASCB o, Stemmi , 1928 e 1935-1937. La documentazione originale trovasi presso l'Archivio Centrale dello Stato nel fondo della Presidenza del Consiglio dei Ministri - Ufficio Araldico - fascicoli comunali, Bologna, n. 1514.

(7) ASCB o, Deliberazioni del Podestà, 19 maggio 1928, II trimestre.

(8) ASCB o, Deliberazioni del Podestà, 31 gennaio 1936, I trimestre.


Bandiera storica del Comune di Bologna (croce rossa su campo bianco)



Stemma del Comune. L'antica insegna del Comune bolognese è costituita da una croce rossa in campo d'argento
(ASCBo, 'Rotulo' dei lettori di diritto canonico e civile per l'anno 1443-1444 - particolare - Riformatori dello Studio, Legisti)


Stemma del popolo bolognese costituito da una bandiera azzurra con motto Libertas donata dai fiorentini ai bolognesi nella seconda metà del Trecento
(ASCBo, 'Rotulo' dei lettori di diritto canonico e civile per l'anno 1443-1444 - particolare - Riformatori dello Studio, Legisti, n.3)

Lo stemma della città di Bologna è suddiviso in quattro quarti: nel primo e nel quarto una croce rossa in campo d'argento, sormontata da un lambello rosso tra cui pendenti sono tre gigli d'oro; nel secondo e nel terzo il motto "libertas" in lettere d'oro, posto in banda, in campo azzurro. La croce rossa in campo d'argento è l'antica insegna del Comune bolognese che alla fine del sec. XIII si arrichì del "capo d'Angiò", simbolo di adesione alla parte guelfa. Un secolo più tardi si diffuse l'uso dell'insegna del popolo recante il motto "libertas" in campo azzurro. Dalla metà del Quattrocento le due insegne cominciarono a essere raffigurate nello stesso scudo, nella forma ancora attuale (ASBo, Riformatori dello Studio, Rotuli dei Leghisti, n. 78, 1524, particolare).



Stemma di Bologna recante le chiavi pontificie e sormontato dall'ombrello papale,
simboli della giurisdizione dello Stato della Chiesa sulla città (antecedente al plebiscito dell' 11 e 12 marzo 1860)


Torre di porta San Felice con lo stemma della città, sormontato dall'ombrello papale


Bologna - Palazzo Comunale, Cortile d'onore: Stemma della città di Bologna con due Leoni



Stemma della Municipalità di Bologna prima dell'arrivo dei francesi
(tratto da un manifesto del 1796). Museo civico del Risorgimento di Bologna



Stemma ufficiale del Comune di Bologna presente nei documenti del 1877

Bologna, 9/06/2011: Recinzione della Chiesa di San Francesco
In ogni montante un leoncino che regge lo scudo araldico della città di Bologna.
Lo stesso leoncino è presente ai quattro angoli della rocchetta alla base della torre degli Asinelli
I leoncini sono anche presenti, nella recinzione della casa Carducci



Bozzetto dello stemma del Comune inviato il 27 febbraio 1936
dal Commissario Prefettizio alla Consulta Araldica per ottenerne il riconoscimento legale

Stemma: Con Decreto del 6 novembre 1937, il Capo del Governo riconobbe alla città di Bologna il diritto di fare uso dello stemma.

Gonfalone: Il Comune fa uso, nelle cerimonie ufficiali del gonfalone. Nell'uso del gonfalone si osservano le norme del DPCM 3 giugno 1986, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 128 del 5 giugno 1986 e sostituito dalla legge 5 febbraio 1998, n. 22.

Stemma ufficiale   del Comune di Bologna presente in tutti i documenti
Stemma ufficiale del Comune di Bologna presente in tutti i documenti - Stemma Araldico della Città di Bologna.

Stemma ufficiale presente nei vari divisori in vetro del palazzo  del Comune di Bologna
Stemma ufficiale presente nei vari divisori in vetro del palazzo del Comune di Bologna

Lo stemma di Bologna è composto da quattro quarti "inquartato", di cui il primo e il quarto sono del Comune, il secondo ed il terzo del Popolo. Lo scudo del Comune ha sfondo bianco e come emblema una croce rossa; ha inoltre una parte superiore "capo" azzurra che contiene tre gigli di Francia d'oro posti fra quattro pendenti di n "lambello" rosso. Lo scudo del popolo ha sfondo azzurro e come emblema il motto "Libertas" a lettere d'oro posto "in banda" (diagonalmente). L'origine dello scudo del comune si fa risalire al 1097 con riferimento ad una bandiera portata dai crociati bolognesi. Il "capo", detto d'Angiò, fu aggiunto nel 1266 per concessione del re di Francia. Lo scudo del Popolo si dice che si sia cominciato ad usare nel 1376 in seguito al dono di una bandiera azzurra con il motto "Libertas" donata dai fiorentini ai bolognesi. La testa del leone che regge lo Stemma alluderebbe al dono, appunto di un leone, fatto dal marchese Obizzo d'Este a Bologna nel 1293.



Bologna: Palazzo Comunale - Statua di Gregorio XIII
Notate le bandiere: Europea, Italiana e quella del Comune di Bologna (croce rossa su campo bianco)


Bologna, 24-06-2011: Labaro della Polizia Municipale


Bologna, 9 giugno 2011: le Bandiere nella Sala del Consiglio Comunale


Bologna, 9 giugno 2011: Le medaglie del Gonfalone storico della Città di Bologna
Medaglia d'oro alle città benemerite del Risorgimento nazionale 13 novembre 1898 - A sinistra
Medaglia d'Oro al Valor Militare 24 novembre 1946 - Al centro
Medaglia d'oro al valor civile 13 luglio 1981 - A destra


Manifesto realizzato in occasione della consegna della medaglia d'oro
al Gonfalone della Città di Bologna


Bologna, 2 agosto 2011: Sala del Consiglio Comunale
Il Sindaco Merola, durante la commemorazione della strage del 2 agosto.


Descrizione ufficiale del Gonfalone della Città di Bologna,
che si trova nella sede della Polizia Municipale del Palazzo Comunale.


La città di Bologna mantenne col denaro pubblico un Leone di nome Reno
ai Giardini Margherita fino al 1975 - foto del 1958 - Reno I arrivò ai giardini nel 1936


Bologna, 24-06-2011: Gonfalone ufficiale della Città di Bologna.
La Città di Bologna con Decreto del Capo del Governo 6 novembre 1937 ebbe riconosciuto lo stemma;
il gonfalone e la bandiera sembra che non abbiano ottenuto alcun provvedimento di riconoscimento o di concessione.



Il primo documento ufficiale che definisce il vessillo Nazionale italiano,
precisandone chiaramente i colori con cui doveva essere formato, è del Senato di Bologna
fonte1        fonte2        fonte3

Verbale ufficiale che definisce il vessillo italiano, precisandone chiaramente i colori di cui doveva essere formato

(COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA DI BOLOGNA - Approvata il 4 dicembre 1796)

Uniforme della Guardia Civica di Bologna, 1796

Primo francobollo italiano datato 1° gennaio 1851

Il primo servizio di posta è stato svolto in Italia dai fratelli Tasso. che si facevano pagare per il trasporto di un plico o di una lettera, e timbravano con una grande " T "  l'avvenuto pagamento. Questi avevano anche realizzato una serie di "poste", stalle per il cambio dei cavalli. Grazie al loro nome sono nate le "tasse"  ossia le tasse postali. Il posto dove si fermavano le diligenze era segnato per terra, con le pietre, con una grande stella. Notare il "Caffè degli Stelloni" a Bologna.  Ed i cavalli da tiro robusti chiamati appunto "Stelloni o Stalloni". Secondo il prof. Settimo, c'è un legame linguistico tra stalla, stallone, stallatico, stelloni, stellaforo.
I cittadini più facoltosi usavano il Sigillo, quello con la ceralacca. Sono molto quotati quelli rimasti integri.
Il francobollo vero e proprio fu ideato dalla finanza dello Stato Sabaudo. appunto nel 1851.
Molti piccoli centri non potendo esigere il pagamento del francobollo (perchè stampato dalla zecca) inventarono l'erinnofilo, che in tempi più recenti, inizio 1900 fu anche chiamato "chiudibusta" per lo più celebrativo od anche di carattere sacro. Non sempre dentellato. Ne furono stampati in onore di Marconi (!!!!!) e per alcuni suoi esperimenti. Non hanno un valore quotato dal catalogo filatelista, ma sono a libera offerta.

Il primo francobollo  italiano è il  5 centesimi nero, emesso dal Regno di Sardegna il 1° gennaio del 1851, considerando così che il Regno d'Italia proclamato il 17 marzo del 1861, viene considerato un “continuum” del Regno di Sardegna.


Breve storia della Lira dalle sue origini


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA DI BOLOGNA
(Approvata il 4 dicembre 1796)
(La prima costituzione democratica della storia dell’Italia moderna


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