Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995

 

Riceviamo e pubblichiamo


Gentile Comitato,
domenica 29 settembre 2013 è stata intitolata a de Rolandis e Zamboni la piazza del municipio di Dusino San Michele, un piccolo comune della provincia di Asti, particolarmente dedito alle ricerche storiche.

Alla manifestazione erano presenti autorità civili e militari, la fanfara degli alpini del piemonte, e rappresentanze d'arma.

Dopo aver scoperto  l'insegna stradale, l'assessore alla cultura angelo franza ha letto il contenuto della motivazione che, nel nome del tricolore, lega l'abitato del piemonte con la terra bolognese.
Ecco il testo del cartiglio storico

Luigi Zamboni, nato a Bologna il 12 ottobre 1772, e Giovanni Battista De Rolandis, nato a  Castell'Alfero il 24 giugno 1774, erano due studenti dell'università di Bologna che, spinti dal vento di libertà che spirava dalla francia rivoluzionaria, organizzarono un'insurrezione per il 12 13 novembre 1794 per restituire alla città le libertà comunali dopo secoli di tirannico dominio papale.

Il moto però fallì sul nascere a causa di una delazione al cardinal legato, governatore della città e della provincia, che mobilitò la polizia.
I due giovani ed i loro pochi compagni dovettero limitarsi a distribuire una cinquantina di volantini scritti a mano da De Rolandis e la coccarda tricolore che avevano ideato da tempo, che al rosso ed al  bianco, smalti araldici delle terre natie (Bologna e la contea di Asti), univa il verde simbolo della speranza.
Una lettura simbolica vuole che verde, bianco e rosso, esprimano giustizia,uguaglianza e libertà.
inseguiti dai gendarmi pontifici, i due eroi furono da essi arrestati, in palese violazione del diritto internazionale, dopo che avevano passato il confine col granducato di toscana.
Tradotti a Bologna, furono consegnati al terribile tribunale dell'inquisizione, da secoli usato dalla chiesa romana per reprimere ogni dissenso non solo teologico ma anche politico e sociale.
Luigi Zamboni, distrutto dalle torture subite, come recita la lapide posta sulla facciata della sua casa "preferì al cappio del papa quello che si fece da solo  nella notte tra il 17 e 18 agosto 1795."
Giovan Battista De Rolandis invece resistette senza fornire alcuna informazione agli aguzzini fino alla condanna a morte che fu eseguita mediante impiccagione sul colle della montagnola, a ridosso delle mura felsinee, il 23 aprile 1796, non prima di venir seviziato sulla pubblica via con tenaglie roventi.
nel giugno successivo il generale bonaparte liberava Bologna, espelleva il cardinal legato rimproverandogli la sua crudeltà ed ordinava che le ceneri di Zamboni e de Rolandis venissero collocate sulla sommità della colonna della libertà, eretta proprio sulla montagnola.
già da qualche tempo però, l'uso della coccarda verde, bianca e rossa si era diffuso tra i patrioti italiani ed il 7 gennaio 1797, nel palazzo comunale di Reggio Emilia, il congresso costitutivo della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato ferrarese Giuseppe Compagnoni, addottava come vessillo del nuovo stato un tricolore verde, bianco e rosso a bande orizzontali con al centro il turcasso con quattro frecce simboleggianti le province unite di Reggio, Modena, Bologna e Ferrara.
Anche se con i colori disposti in modo diverso dall'attuale,  che si affermerà con i moti carbonari, il tricolore italiano è diventato l'insegna  di tutti coloro che hanno avuto ed avranno sempre nel cuore i valori dell'unità, della libertà e dell'indipendenza della nostra patria.
Mentre per approfondimenti sulla vita dei due giovani eroi rinvio alle numerose biografie scritte su di loro, ed in particolare ai lavori  di Ito De Rolandis, storico e giornalista, parente del martire castellalferese, che ci onora oggi con la sua presenza, vi intratterrò ora  sugli ideali che Luigi Zamboni e Giovan Battista de Rolandis condivisero con una miriade di giovani che nel triennio rivoluzionario 1796-99  si batterono, spesso fino alla morte, per la difesa dei molti stati democratici sbocciati all'arrivo delle truppe francesi, uno dei quali mi è particolarmente caro:  la repubblica astese, durata pochi giorni ma resa fulgida dalle figure di secondo arò, gioachino testa ed altri martiri, uccisi dal piombo sabaudo (mi permetto di citare al riguardo lo splendido romanzo storico "3 giorni a luglio" scritto dall'astigiano Livio Musso, anch'egli oggi tra noi).
I giacobini italiani (o meglio i patrioti come si definivano)  come i loro compagni francesi, di cui tuttavia condannavano severamente il ricorso al terrore, si ispiravano largamente alle idee di Jean Jacques Rousseau.

Il grande pensatore ginevrino, autore tra l'altro dei romanzi l'emile (nel quale anticipando di un secolo e mezzo maria montressori, propone che l'educazione dei fanciulli avvenga a contatto con la natura e si basi sulla persuasione anzichè sulla repressione com'era d'uso in quel tempo), la nouvelle eloise (in cui la marcata riscoperta del sentimento ne fa un antesignano del romanticismo), di articoli sull' "enciclopedie" relativi all'arte ed all'economia, nel "contratto sociale", la sua opera più significativa, pubblicato nel 1762, individua nella democrazia diretta la forma di governo più adatta ad impedire gli arbitrii individuali o di classe, sull'esempio di sparta, di  atene, di roma repubblicana, sia  pur con il limite della schiavitù, o dei cantoni svizzeri che ben conosceva.

Le leggi non sarebbero più state emanate dai monarchi, dalle aristocrazie ma dalla libera assemblea dei cittadini, la sola in grado di interpretare la volontà generale che non è la somma degli egoismi dei componenti la maggioranza ma quella che tende a realizzare il bene comune, ossia lo sviluppo armonico di tutte le persone, i cui diritti devono essere tutelati dalla forza concentrata della comunità di cui fanno parte, chiunque sia al governo,  come efficacemente ricorda lo storico carlo capra nel suo celebre manuale.

Una siffatta democrazia radicale, non è del tutto inattuabile nei grandi ambiti territoriali, come dimostra l'uso saggio e frequente  dei referendum in altri  paesi europei delle nostre dimensioni, dove guarda caso non si è costituita una classe di politici ampiamente formata da corrotti ed affaristi, abnormemente  privilegiati, non migliori delle oligarchie che dominavano gli stati della penisola all'epoca delle rivolte giacobine e che han fatto leva per mantenersi al potere anche sul far passare come una perdita di tempo il diritto di decidere direttamente il proprio destino. Oltr'alpe mai nessuno in occasione di un referendum  ha invitato i cittadini ad andare al mare....

I  presupposti della democrazia diretta  sono in primo luogo la creazione di un sistema educativo famigliare e scolastico che porti alla rigenerazione degli animi, attraverso il  dominio di ogni impulso puramente egoistico, con conseguente coincidenza degli interessi legittimi dei singoli con quelli quelli che la collettivita organizzata a stato deve perseguire.
Non a caso i giacobini prima ed i mazziniani poi insistettero sulla scolarizzazione obbligatoria e gratuita, veicolo non di condizionamento ideologico  ma strumento reale di conoscenza, di consapevolezza di se e del prossimo, di liberazione dall' ignoranza su cui si fonda in buona parte anche  la miseria  materiale.

Le nazionalizzazioni e le vendite da  operate dai patrioti dei beni di un clero in massima parte parassitario  e dei possidenti legati all'ancien regime, non miravano solo a finanziare l'istruzione pubblica ma anche a relizzare il secondo presupposto della vera democrazia, senza il quale non c'e' libertà effettiva per i singoli: l'uguaglianza economica che non significa affatto collettivismo spersonalizzante ma, nel  rispetto dei diritti naturali alla libertà d'impresa, del lavoro, della proprietà privata, dare  a tutti condizioni di vita dignitose e paritetiche possibilità di partenza per un'affermazione sociale unicamente basata sul merito.

Ieri  come oggi, una redistribuzione delle fortune con imposte progressive  sui redditi e sui patrimoni pagate da tutti, nessuno escluso, non è solo una scelta politica ma un dovere etico!
Nel chiedere alla nostra amministrazione municipale di dedicare a zamboni e de Rolandis, primi caduti della causa italiana, la  piazza del comune, attigua a quella intitolata a giuseppe mazzini il 17 marzo 2011, mi sono proposto non solo il loro ricordo ma anche la proclamazione dell'eternità dei valori della libertà, dell'eguaglianza giuridica, politica ed economica a cui sacrificarono le loro giovani vite ed  a cui dovremo inevitabilmente aggrapparci per salvare ancora una volta la nostra patria.
onore ai martiri!

viva la repubblica italiana!

 Largo Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni Ideatori del tricolore italiano caduti per la liberta
Nella   fotografia, da sinistra, l'Assessore alle manifestazioni    avvocato Alberto Pasta, il consigliere comunale di Dusino Angelo   Franza, la contessa Carla De Rolandis di Castell'Alfero, Il conte Ito De   Rolandis, il sindaco di Dusino Valter Malino ed il regista   cinematografico Livio Musso

La municipalità di Dusino San Michele, in provincia di Asti, ha  intitolato il piazzale ove sorge il palazzo Comunale ed  il complesso delle scuole elementari e medie,  ai martiri Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni, ideatori del  Tricolore Italiano. Nella fotografia, da sinistra, l'Assessore alle manifestazioni "Palio di Asti" avvocato Alberto Pasta, il consigliere comunale di Dusino Angelo Franza, la contessa Carla De Rolandis di Castell'Alfero, Il conte Ito De Rolandis, il sindaco di Dusino Valter Malino ed il regista cinematografico Livio Musso.

Rag. Angelo Franza
appassionato storico astigiano


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