Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


DONNE  BOLOGNESI 
NEL RISORGIMENTO (1)

di

MARCO POLI
 

Oltre a Brigida Borghi Zamboni, madre di Luigi Zamboni e alla sorella Barbara, che possono essere considerate la prime donne del Risorgimento bolognese, numerose altre donne hanno svolto un'azione da protagoniste coraggiose e determinate. Tuttavia, mentre Brigida e Barbara Borghi, erano popolane che gestivano un negozio, le altre erano quasi tutte in qualche modo legate alla nobiltà bolognese: alcune per ragioni di famiglia, altre per matrimonio. I loro nomi manifestano questa condizione sociale: Carolina Pepoli, contessa Tattini, Maria Laura Malvezzi Hercolani, Maria Teresa Serego Allighieri, moglie del conte Giovanni Gozzadini, Brigida Fava Ghisilieri moglie del marchese Giuseppe Tanari.
Quando Ippolito Pindemonte scrisse l' Ode del cittadino Pindemonte recitata nel Gran Circolo costituzionale di Bologna in debita laudazione del convito patriotico delle virtuose, ed amabili cittadine bolognesi. Proclamata di stampa nella seduta delli 8 pratile anno VI repubblicano (1798), fu buon profeta attribuendo alle donne bolognesi uno spirito combattivo ed un impegno convinto.
 


Bologna: oggi e ieri - Il Canton dei Fiori a confronto 
Sulla destra la foto ottocentesca del portico del Canton dei Fiori
dove aveva la bottega Brigida Borghi Zamboni

La prima eroina del Risorgimento: Brigida Borghi Zamboni

Se il primo atto del Risorgimento bolognese si identifica con il tentativo insurrezionale condotto nel 1794 da Luigi Zamboni e da Giovan Battista De Rolandis, la prima donna del nostro Risorgimento va senz'altro considerata la madre di Luigi Zamboni, Brigida Borghi. Nacque il 5 settembre 1745 “nel comune di S. Bartolomeo della Beverara”, sposò Giuseppe Zamboni, più anziano di 20 anni, ed ebbe Luigi come unico figlio. Conduceva, con la sorella Barbara, un negozio di merceria nel Canton de' Fiori ed abitava in via Galliera 569 (oggi, 54-56) all'angolo con via Strazzacappe, sotto la parrocchia di San Benedetto
Dopo la fallita insurrezione avvenuta la sera fra il 13 ed il 14 novembre e conclusasi con la sola diffusione di volantini, i due giovani studenti fuggirono verso la Toscana , ma furono arrestati. La sera del 22 novembre 1794, il padre e la madre di Luigi Zamboni e la zia Barbara furono rinchiusi nel carcere del Torrone con l'accusa di complicità nella cospirazione ordita dal figlio: le accuse principali furono quelle di aver cucito le coccarde bianche e rosse, finanziato l'acquisto di armi e cartucce ed ospitato in casa le riunioni segrete. Le due sorelle furono poi accusate di aver ospitato i cospiratori nella loro bottega (anzi, nel retro bottega) che, assieme al caffè degli Stelloni, era il “quartier generale” dei giovani congiurati. Furono tutti condannati al carcere a vita. In seguito le due donne furono trasferite nel carcere romano di S. Michele a Ripa. A Brigida furono confiscati tutti i beni, compreso il negozio.
Con l'arrivo di Napoleone entrambe le donne tornarono libere, ma si trovarono in grave indigenza, prive di casa e di lavoro: Brigida non aveva più il marito, morto durante la prigionia, e nemmeno il figlio, suicidatosi nel carcere del Torrone. Nel febbraio 1797 scrisse una lettera a Napoleone per chiedere aiuto ed ottenne un sussidio; tuttavia, la madre dell'”eroe” e la sorella Barbara erano ridotte alla fame e, per vivere furono costrette a chiedere continuamente sussidi alle varie opere pie. L'ultimo sussidio di cui si ha notizia era stato concesso per il periodo 1 gennaio 1805 – 31 ottobre 1805.
La coraggiosa ed eroica Brigida Borghi, colei che condivise e collaborò al progetto del figlio e dei suoi amici, visse gli ultimi anni della sua vita nella miseria e nell'oblio, anzitutto di quei francesi le cui idee avevano affascinato il figlio. Morì l'11 marzo 1806 alle ore 3 della sera. Nessuno si ricordò di lei.
Il certificato di morte è scritto che Brigida Borghi aveva 60 anni, era nata a Bologna ed abitava in via Belvedere 307. Fu seppellita al campo E n.2340. Per il funerale furono pagate lire 3,10 (2).
 

Carolina Pepoli Tattini
Carolina Pepoli Tattini

La nobildonna del Risorgimento bolognese: Carolina Pepoli Tattini

Fra le donne bolognesi che furono protagoniste del Risorgimento, Carolina Pepoli Tattini merita certamente un posto speciale.
Nata a Bologna il 21 agosto 1824, Carolina era figlia del marchese Guido Pepoli e della principessa Letizia Murat, e quindi cugina di Napoleone III; sposò il conte Angelo Tattini ed ebbe due figli. Sorella maggiore di Gioacchino Napoleone Pepoli, assieme al fratello partecipò ai combattimenti dell'8 agosto 1848 organizzando le barricate, assistendo i feriti, organizzando i popolani.
Carolina Pepoli Tattini, fu, quindi, la prima donna nobile ad impegnarsi in prima persona e, negli anni successivi, divenne un punto di riferimento per il movimento liberale aprendo la sua casa alle personalità di spicco del Risorgimento italiano.
Il 6 agosto 1848, mentre erano segnalate le truppe austriache in prossimità di Bologna, scrisse alla madre: amo meglio le fucilate e i cannoni che veder entrare i Tedeschi . Nei giorni successivi, Carolina scrisse: Già al primo momento si corse tutti all'armi, le campane suonarono a stormo… Per tutta la città si sono fatte le barricate: abbiamo lavorato tutta la notte ed ho fatto la mia parte anch'io… Bologna si farà onore e siamo decisi a non farli entrare . Inoltre, si impegnò anche ad assistere i feriti e a trasportarli in ospedale. Il suo esempio ed il suo entusiasmo “contagiarono” altri esponenti della nobiltà bolognese, non solo uomini ma anche donne, come la Tanari, la Conti, la Zucchini-Davia e la Pichat. Quando le truppe austriache si ritirarono da Bologna, Carolina scrisse alla madre: Io sto bene e sono contenta ora che abbiamo salvato l'onore…; non ho paura, anzi mai mi sono sentita così bene. Intanto continuava a prodigarsi nell'assistenza ai feriti: Passai metà della giornata di ieri all'ospedale, dove abbiamo 51 feriti e alcuni senza speranza di salvezza. Sono stati fatti prodigi di valore.
Negli anni successivi Carolina Pepoli Tattini si impegnò anche per iniziative sociali e solidaristiche: la troviamo, ad esempio, fra i fondatori e finanziatori della Società Cooperativa per il risanamento e la costruzione di case per gli operai, fondata a Bologna nel 1884. Morì a Bologna il 23 agosto 1892.
 

Anna Grassetti Zanardi
Anna Grassetti Zanardi

Anna Grassetti Zanardi, una bolognese risorgimentale

Fra le altre donne che si impegnarono con coraggio nelle azioni risorgimentali a Bologna e per l'unità d'Italia va ricordata Anna Grassetti Zanardi.
Nata a Bologna nel 1815, si sposò con Carlo Zanardi, uno dei protagonisti dei moti di Savigno del 15 agosto 1843 il cui esito fu fallimentare: mentre alcuni furono arrestati e condannati a morte, Zanardi riuscì a fuggire in Toscana con l'aiuto della moglie. Carlo Zanardi partecipò poi alla prima guerra d'Indipendenza e alla difesa della Repubblica Romana. La moglie Anna fu sempre accanto al marito nelle giornate del 1848 nel Veneto e alla difesa di Roma nel 1849 assistendo i feriti. Sconfitti a Roma i patrioti dalle truppe francesi, Carlo Zanardi fuggì prima in Spagna, poi in altri paesi dove trovò la morte. Rimasta vedova, Anna Grassetti continuò, oltre che ad allevare i quattro figli, a professare le sue idee mazziniane organizzando incontri e progetti: per questa attività fu arrestata l'8 settembre 1851 e incarcerata prima a Bologna poi a Ferrara dove fu processata e condannata a 20 anni che, in virtù di una grazia concessa, si ridussero a 8 da scontare in un carcere romano: durante il trasferimento a Roma fu spesso acclamata dalla popolazione e soprattutto dai giovani. Al secondo anno di prigione, la salute della donna si aggravò e fu deciso di porla agli arresti domiciliari presso una famiglia romana in via Due Macelli. Nel 1858 fu graziata e poté tornare a Bologna dove fu tenuta sotto “speciale sorveglianza” dalla polizia pontificia. Nel 1860 seguì Garibaldi nella conquista del Regno delle Due Sicilie. Fino al 1896, anno in cui morì, Anna Grassetti visse nella sua Bologna, partecipando, con le medaglie al petto, alle manifestazioni dei garibaldini e dei reduci delle guerre d'indipendenza.
 

Maria Teresa Serego Allighieri Gozzadini
Maria Teresa Serego Allighieri Gozzadini

Maria Teresa Serego Allighieri Gozzadini

Altre donne bolognesi furono convintamente risorgimentali, liberali e attive fautrici dell'unità d'Italia; fra esse un posto di prim'ordine spetta a Maria Teresa (detta Nina) Serego Allighieri, contessa Gozzadini. Nata a Verona l'8 dicembre 1812, nel 1840 sposò il conte Giovanni Gozzadini (3), suo cugino, personaggio di primissimo piano della cultura bolognese.
La Serego Allighieri si trasferì col marito da Verona a Bologna, dove la coppia visse nel palazzo di via S. Stefano, 58 e nell'ex complesso religioso di Ronzano. A Bologna nacquero i due figli della coppia.
L'impegno patriottico della contessa, che era entrata in contatto con esponenti liberali bolognesi come Livio Zambeccari, ebbe inizio concreto nel 1843 in occasione dei moti liberali scoppiati a Bologna; fu lei a ideare i primi scioperi contro gli austriaci, la cui reazione consigliò ai coniugi Gozzadini il trasferimento a Napoli che si protrasse per tre anni. Qui la contessa ebbe modo di conoscere esponenti liberali come i fratelli Alessandro e Carlo Poerio. Al termine di questo soggiorno, la Serego Allighieri scrisse un saggio sulle condizioni di vita di quel popolo. Il testo fu da lei inviato a Cristina di Belgioioso che ne favorì la pubblicazione che riscosse grande apprezzamento fra i patrioti.
Tornati a Bologna, i coniugi Gozzadini si adoperarono per raccogliere fondi per i volontari garibaldini, per ospitare i ricercati, per organizzare future azioni patriottiche. La casa e l'Eremo erano frequentati dai più noti politici e intellettuali bolognesi, come Marco Minghetti e Giosuè Carducci, Alberto Mario e Aleardo Aleardi e molti altri. Quando, nel 1848, apprese che la sua città natale, Verona, stava per essere liberata, scrisse al fratello: Quando riceverai questo foglio sarai libero cittadino della nostra libera patria. Questo pensiero mi fa battere il cuore di gioia e mi fa sopportare l'angoscia della presente oppressione in cui vivi, la quale mi toglie di godere le gioie sublimi di questi grandi momenti. Il signor Marco Minghetti, già ministro a Roma ed ora capitano nell'armata piemontese, avrà la gentilezza di consegnarti questo foglio quando entrerà in Verona con l'esercito liberatore. Tu lo conosci per fama, e gratissima ti sarà certo la sua personale conoscenza; né dubito gli farai le più cordiali accoglienze, anche come persona alla quale io professo la più cordiale stima e amicizia. Così, potessi abbracciarti io nel giorno della tua liberazione.
Controllata dalla polizia e delusa dal ritorno degli austriaci nel 1849, la Serego Allighieri si ammalò di asma bronchiale e ridusse la sua attività. Solo Garibaldi e la spedizione dei Mille riaccesero il suo entusiasmo ed il suo salotto di Ronzano tornò ad essere vivo e frequentato. Morì a Bologna il 26 settembre 1881 fra il sincero cordoglio di migliaia di bolognesi. Nella sua tomba nel cimitero di Bologna fu collocata una lapide su cui è scritto: Era stata benedetta e ammirata in Italia e fuori per virtù rare d'intelletto e per operosa devozione alla libertà di patria.

 

Marco Poli

(1) Per le figure di Brigida Borghi, di Anna Grassetti Zanardi e di Carolina Pepoli Tattini sono stati rielaborati gli scritti dello stesso autore Marco Poli pubblicati nella rubrica “Cose d'altri tempi”, Il Resto del Carlino, Cronaca di Bologna, nei giorni 13.12.2010, 27.12.2010 e 31.1.2011.
(2) I dati storici di Carolina Pepoli Tattini sono stati reperiti dai certificati di seppellimento, anno 1806, fondo cimitero della Certosa.
(3) Per la figura di Giovanni Gozzadini, cfr. il volume sui bolognesi presenti nella toponomastica cittadina.