Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995


L'Abate Giuseppe Compagnoni

(Lugo di Romagna, 3 marzo 1754 – Milano, 29 dicembre 1833)


L'abate Compagnoni era una persona buona e semplice. Era un filologo, scienza letteraria che si propone di studiare il passato attraverso le testimonianze scritte. Era esperto di latino e greco, e di queste due lingue impartiva lezioni negli istituti dove veniva chiamato. Al collegio della "Viola" dava ripetizioni di latino, ma era preparato anche nell'idioma francese. Era nato a Lugo di Ravenna nel 1754. Quando divampò la sommossa di De Rolandis e Zamboni aveva quindi 40 anni. Era umile sorridente, stava bene assieme ai ragazzi. Giocava con loro e gli correggeva i compiti. Si interessava di ciò che accadeva a Parigi, ma non esprimeva mai commenti ad alta voce. Preferiva maturare nella sua coscienza quelle "novità" che riteneva destinate ad attecchire in tutta Europa. Nel segreto della sua cameretta, componeva piccoli poemi romantici e poesie. Gli piacevano i classici e cercava di emularne la metrica e l'impostazione. Alcune di queste opere erano particolarmente gentili e riflettevano il suo carattere dolce e buono. Ma non osava firmarle col proprio nome, gli pareva un atto di superbia, di boria, di alterigia. La maggior parte di questi sonetti sono quindi firmati "Ligofilo", termine che egli stesso aveva coniato sull'assonanza greca, "amante della lettura"  quasi un anagramma di "filologo" ma forse lui intendeva "piccolo amico". Ed in questo pseudonimo c'è tutto il suo carattere, schivo, dimesso e fragile. Intuì immediatamente che la Rivoluzione, francese avrebbe sconvolto l'Italia e che la libertà esportata da Napoleone avrebbe incendiato gli animi. Sommessamente partecipò alle riunioni giacobine, standosene in disparte, com'era principio del suo carattere. Sin dall'inizio del processo assistette alle udienze aperte al pubblico, ma quando vide il suo allievo Giò, trascinato in catene, col viso e il corpo lacerati dalle ferite delle torture, la sua veste insudiciata di sangue, non resistette. Si tolse la veste e abiurò i voti sacerdotali. Sulla scena politica lo ritroviamo a Reggio Emilia, a fianco dell'avvocato Aldini, ove svolge mansioni di segretario del convegno del 7 gennaio 1797. Quando all'assemblea venne proposta l'adozione di una bandiera egli non esitò a suggerire i colori della coccarda: verde, bianco e rosso, simboli di Unità Nazionale, espressione di libertà, uguaglianza, giustizia. Gli furono affidati alcuni incarichi politici, ma Compagnoni sapeva I bene che quello non era pane per i suoi denti. E gradualmente si ritirò. Si riavvicinò nuovamente alla Chiesa, ben consapevole che un conto era il sacro messaggio di Cristo e altro conto le follie di alcuni suoi ministri impazziti. Riprese l'abito talare e tornò alle sue ricerche classiche. Scrisse anche alcune opere, ma non furono accolte bene. Le veglie del Tasso fu giudicato testo troppo retorico e pesante, Anti Mitologia un sermone noioso, Spedante è privo di spunti originali, scritto unicamente per confutare l'opera di Vincenzo Monti Sermone sulla. Mitologia. Così i giudizi dei critici lo condussero nell'anonimato di un silenzioso convento.


(Dal Verbale della seduta del 7 gennaio 1797 del Congresso Cispadano di Reggio Emilia. In: A.S. Mi, Potenze estere, Post. 1535, cart. 72).

Estratto del verbale della seduta 7 gennaio 1797
del secondo Congresso riunito in Reggio Emilia, che reca la storica delibera,
vergata manualmente, da Giuseppe Compagnoni.

Nel documento si legge: " ... Sempre Compagnoni fa mozione che lo stemma della Repubblica sia innalzato in tutti quei luoghi nei quali è solito che si tenga lo Stemma della Sovranità. Decretato.
Fa pure mozione che si renda Universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Viene decretato.
Fà un'altra mozione, che alla testa di tutti gli atti pubblici si ponga L'intestatura - Repubblica Cispadana una ed indivisibile -. Si decreta pure questo.
Dietro ad altra mozione di Compagnoni dopo qualche discussione, si decreta che l'Era della Repubblica Cispadana incominci dal primo giorno di gennaio del corrente anno 1797, e che questo si chiami Anno I° della Repubblica Cispadana da segnarsi in tutti gli atti pubblici, aggiungendo, se si vuole, l’anno dell’Era volgare. ... "

E' indubbio che in questo testo "mozione che si renda universale lo Stendardo o Bandiera", non si parli di creazione di Bandiera, segno evidente che la Bandiera esisteva già.
Mentre nel documento varato dal Senato di Bologna datato 28 ottobre 1796, è scritto chiaramente: "Bandiera coi colori Nazionali - Richiesto quali siano i colori Nazionali per formarne una bandiera, si è risposto il Verde il Bianco ed il Rosso," E qui invece si parla di formazione, ossia creazione.



IL CONGRESSO DELLA REPUBBLICA CISPADANA
CONVOCATO IN QUESTO PALAZZO NEL 21 GENNAIO DEL 1797
CONFERMANDO LE DELIBERAZIONI DI PRECEDENTI ADUNANZE
DECRETÓ VESSILLO DI STATO IL TRICOLORE
PER VIRTÙ D'UOMINI E DI TEMPI
FATTO SIMBOLO DELL'UNITÀ INDISSOLUBILE DELLA NAZIONE
______________

MODENA
VOLLE RICORDATO NEL MARMO IL FAUSTO AVVENIMENTO
LIETO PRESAGIO ED ARRA AGLI ITALIANI
DI CONCORDIA NELLA LIBERTÀ
______

21 GENNAIO 1897

Il testo trascritto da una stele che si trova a Modena in Piazza Roma 14

Riassunto del Congresso Cispadano - Modena 23 gennaio 1797


Questa stele si trova in piazza Martiri - Lugo, RA  


GIUSEPPE COMPAGNONI
NEL PRIMO PALPITO DEL TRICOLORE
CREAVA IL SEGNO DI GLORIA
ALL'UNITÀ DELLA PATRIA
____

LUGO MADRE NON IMMEMORE
AL FIGLIO SUO GRANDE
____

23 MARZO 1941

LIBERO D'ORSI


Immagine tratta dal libro: Giuseppe Compagnoni un tricolore per l'Italia di Marcello e Walter Berti,
Walberti Edizioni Lugo (Ra) agosto 1984


Immagine tratta dal libro: Giuseppe Compagnoni un tricolore per l'Italia di Marcello e Walter Berti,
Walberti Edizioni Lugo (Ra) agosto 1984



Certificato di morte di Giuseppe Compagnoni del comune di Milano
Immagine tratta dal libro: Giuseppe Compagnoni un tricolore per l'Italia di Marcello e Walter Berti,
Walberti Edizioni Lugo (Ra) agosto 1984



Modena 25 gennaio 1797: Frontespizio di un'opera politica del Compagnoni.

Nel 1787 Giuseppe Compagnoni, segretario della famiglia Bentivoglio d'Aragona, giunse a Venezia dove fu a lungo impiegato in lavori editoriali e nella direzione della gazzetta "Notizie del Mondo" pubblicata dall'editore Antonio Graziosi. Rimase a Venezia sino al 1796. Di idee illuministe, fu segretario generale della Confederazione Cispadana. Eletto deputato al Congresso di Reggio Emilia, il 7 gennaio 1797 "propose che si renda universale il tricolore," e "la coccarda si debba portare da tutti". Tenne anche un importantissimo discorso sulla necessità di separare il potere civile e la chiesa il successivo 25 gennaio a Modena.

Alcuni pensano che Compagnoni fosse un "infiltrato" agli ordini del Cardinale De Zelada (spagnolo, gruppo Torquemada) che ha continuato la sua recita sino a Reggio Emilia, e poi è sparito,
Altri pensano che agisse per conto della Massoneria autentica, ossia quella della Rivoluzione Francese, e che avesse avuto il compito di distruggere la falsa massoneria, quella del Rito Egizio fondata da Cagliostro. Il suo intervento a Reggio avrebbe avuto quindi questo scopo: consegnare la nuova Italia alle direttive dei Fra Masson.Ecco perchè egli ha detto: "che si renda universale lo stendardo o bandiera Cispadana di tre colori"....
Oppure che fosse un autentico sprovveduto e che eseguisse ciò che altri gli imponevano, insomma un poveraccio smidollato, sino a quando - con l'arrivo di Napoleone, è stato scaricato.
Di certo il suo comportamento oggi è messo in discussione.
Mola ha continuato a sostenere che il vessillo di Reggio Emilia non è quello di Bologna, secondo lui a Reggio il 7 gennaio 1797 sono state discusse molte cose, tra l'altro è stata inserita quella frase "affinchè in tutti i presenti nascesse una compartecipazione a quel senso di Risorgimento che si andava formando, Risorgimento - Rivolta che aveva come simbolo la bandiera di Bologna e che ha siglato tutte le sommosse divampate in tutta Italia"
D'altra parte a Reggio Emilia non c'è mai stata una bandiera originale, od un oggetto qualsiasi (nappa, coccarda, stendardo, gonfalone) che fosse stato presente alla famosa assemblea del 7 gennaio. Gli unici documenti sono a Bologna, e questi parlano chiaro: processo nel quale si parla di nastri tricolore, coccarda cortata da Aldini alla famiglia, atto di "formazione" di una bandiera del 28 ott 1796, manifestazioni di Bologna imbandierata nel 1797. Reggio non fu mai imbandierata se non con un vessillo di due colori, il bianco ed il rosso.


(Il Monitore Cisalpino, fondato da Giuseppe Compagnoni - 1798)

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