Comitato Guglielmo Marconi International - Fondato nel 1995
Fondato nel 1995



Avv. Antonio Aldini
 (Bologna, 27 novembre 1755 - Pavia, 30 settembre 1826) 
è stato un avvocato e politico italiano.


L'avvocato Antonio Aldini, difensore del De Rolandis, presentò la coccarda tricolore della sommossa bolognese al congresso di Reggio Emilia, come simbolo della nuova Bandiera Nazionale Italiana, il 7 gennaio 1797. Ma tre mesi prima, il 28 ottobre 1786, essa era già stata autorizzata a tal fine da Napoleone.

Nasce a Bologna il 27 dicembre 1755 da Giuseppe e Caterina Gallonai sorella di Luigi Gallonai. Laureatosi in Utropque Iure nel 1773, l'anno dopo fu nominato, presso l'Università di Bologna, lettore di diritto naturale e delle genti, poi di diritto civile, e dal 1786 di diritto pubblico. Divenuto, intanto, coadiutore di I. Magnani della carica di "difensore dei rei", assunse nel 1796 la difesa di Giovan Battista De Rolandis e dei compagni di Luigi Zamboni, dopo il fallito tentativo giacobino. Guadagnatasi, in tale occasione, grande popolarità, se ne giovò all'arrivo dei Francesi, nel giugno del 1796, per assumere una posizione politica preminente. Poco dopo, infatti, il senato provvisorio bolognese lo invitò a Parigi insieme con L. V. Salvioli, G. Conti e S. Bologna, per perorare presso il Direttorio la causa dell'unione delle province occupate dai Francesi: ma il Direttorio non si dimostrò favorevole.Tornato in patria, l'Aldini partecipò al congresso delle città e dei territori di Bologna, Ferrara, Modena e Reggio nell'ex capitale estense e, subito dopo, venne nominato presidente del primo congresso della Confederazione Cispadana, tenuto egualmente a Modena (ottobre 1796), ove fece prevalere il principio di unione federale su quello municipalistico. A Bologna, eletto deputato, presiedette i comizi elettorali riuniti nella chiesa di S. Petronio, nel corso dei quali, il 4 dicembre 1796, fu approvata la costituzione democratica bolognese. L'Aldini ebbe pure una parte di rilievo al secondo congresso cispadano di Reggio e Modena (dicembre 1796-marzo 1797), riunitosi per sostituire alla confederazione una repubblica unitaria, nella quale fosse compresa anche la Lombardia. Fautore, insieme con N. Fava e G. B. Gavazzi, dell'immediata fusione della Cispadana con la Cisalpina per creare uno stato nazionale, rimase per qualche tempo in disparte dalla vita pubblica quando quel programma fu accantonato: vi si riaffacciò allorché le Legazioni vennero riunite anch'esse, dopo Reggio, Modena, ecc., alla Cisalpina (luglio 1797). Infatti, fu chiamato dal Bonaparte a far parte dei comitati riuniti di questa, e poi del Corpo Legislativo del Consiglio dei seniori, assumendo, nello stesso tempo, il difficile incarico di commissario ordinatore dei paesi della Valtellina aggregati alla Repubblica. Nel febbraio 1798, eletto presidente dei seniori, si oppose alla ratifica del trattato di alleanza proposto dalla Francia alla Cisalpina, e fu costretto a lasciare nuovamente la vita politica. La reazione del 1799 non lo molestò. Rioccupata l'Italia settentrionale dal Bonaparte nel 1800 e risorta la Cisalpina, l'Aldini fu nominato membro della commissione straordinaria di governo. Nel 1801 fu, insieme con il Serbelloni, inviato straordinario a Parigi, dove già trovando il Marescalchi e il Melzi, per trattare con il primo console il ritiro delle truppe Francesi dal territorio Cisalpino e l'approvazione di un progetto di costituzione. Si recò, poi, alla Consulta di Lione, dove ebbe la presidenza della seconda sezione, incaricata degli affari bolognesi e romagnoli.
Nel corso dell'elezione del presidente della Repubblica Italiana, il nome dell'Aldini fu votato al secondo scrutinio dalla maggioranza dei membri della commissione incaricata alla designazione.
Rifiutata la presidenza, Aldini divenne membro del Corpo Legislativo, di cui fu la personalità di maggior rilievo: ma nel 1803, in seguito a un contrasto personale con il Melzi, l'Aldini fu destituito dal suo posto. Si ritirò allora di nuovo per qualche tempo a vita privata. Ma, creatosi nel 1805 il Regno d'Italia, dopo aver ricoperto altre cariche minori, l'Aldini fu segretario di stato residente a Parigi e ricoprì questo ufficio fino alla fine del Regno. In tale qualità, legato da amicizia a  Napoleone e interprete degli ordini dell'imperatore, divenne suo ascoltato consigliere per le cose d'Italia, contribuendo molto alla formazione e allo sviluppo dei nuovi e più moderni ordinamenti giuridici e amministrativi. Inoltre, non abbandonando la sua primitiva idea di uno stato nazionale quanto più possibile esteso nella penisola, si battè per l'unione delle Marche, e poi di Roma e  dell'Umbria al Regno Italico.
Nel 1814, caduto Napoleone, l'Aldini si recò, insieme col Berni degli Antoni, a difendere gl'interessi di Bologna al congresso di Vienna, tentando invano d'impedire la restituzione della città al dominio pontificio, e presentando, nel maggio 1815, al Metternich, un progetto di governo autonomo per le Legazioni. Ritiratosi dapprima a Milano e rientrato poi a Bologna, l'Aldini visse l'ultimo periodo della sua vita in disparte, amministrando l'ampio patrimonio immobiliare che si era da tempo costituito. Benché tenuto in sospetto dal governo austriaco e da quello pontificio, quest'ultimo gli conferì l'incarico di dottore aggregato al collegio legale dell'Università di Bologna e quello di membro della commissione dei lavori del Reno, dei quali in passato si era già interessato. Morì a Pavia il 30 settembre 1826.


Trascrizione della prima pagina del faldone del processo
tratto da: Montersino G., G. B. De Rolandis Martire Astigiano (1774-1796), Asti - Tip. Paglieri e Raspi, 1926


L'atto di clemenza vergato dall'avvocato Aldini il 19 aprile 1796


La sentenza del processo resa nota il 22 aprile, porta la data del giorno dopo,
23 aprile quando fu pubblicamente esposta


La coccarda della sommosa di Bologna, nella teca originale, portata alla famiglia De Rolandis di
Castell'Alfero dal primo ministro di Napoleone avvocato Antonio Aldini (il busto a sinistra nella foto)
lo stesso che la presentò a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797


Dipinto di ignoto che ritrarrebbe l'Avvocato Aldini

"La Seduta di Reggio Emilia del 7 gennaio 1797 è una verità storica: Antonio Aldini, difensore di Zamboni e De Rolandis, in un primo tempo nominato d'Ufficio dal Sant'Uffizio, e poi lui - smesso il mandato - si è autonominato "di fiducia" (!), a Milano relatore per la Repubblica Cispadana a Napoleone, e nominato da Napoleone suo Primo Ministro. Ed a Milano il Tricolore viene consegnato alla Lega Lombarda...ecc. Ma la firma di Aldini la troviamo nel documento siglato a Bologna il 28 ottobre 1796 dove il Senato provvisorio, Atti dell'Assunteria di magistrati, di fronte ai Cittadini De Bianchi, Segni, Malvezzi Isolani Angelelli, Bargellini, Cospi, Marescalchi, Bentivoglio, il Sindaco Gavazzi, il Prosindaco Tacconi e l'Avv. Antonio Aldini... ecc. ecc. "Richiesto quali siano i colori nazionali (quindi si parla di Nazione e non di Regione, Città o Provincia, ma NAZIONE) per formarne una Bandiera, si è risposto il Verde, il Bianco ed il Rosso. Ed Antonio Aldini, dopo l'Atto del 28 ottobre, di annunciata costituzione di un Vessillo Tricolore, da parte della Massima Autorità del momento, vale a dire Magistrati e Deputati Aggiunti, presenta a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797 il decreto relativo all'Eblema cispadano. Compagnoni, Segretario dell'Assemblea, afferma testualmente: "Decretato ecc. ecc., si presenta una mozione che' si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di tre colori, Verde, Bianco e Rosso e che questi tre colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti. Viene decretato. ..."

"Zamboni e De Rolandis avevano scritto un Faldone sulla Costituzione di una nuova Repubblica, che ha questo titolo: "Saggio di Governo di una Repubblica", e conservato all'Archivio di Stato di Bologna Tribunale del Torrone, Atti processuali, libri actorum, n.8415/1, c. 425. Testo suddiviso in paragrafi: Teorema 1, Teorena 2, Teorema 3. Un prospetto di costituzione della nuova Italia, uno studio che prendeva le mosse dal "De Repubblica" di Platone. La parte nota è quella richiamata dal cancelliere del Processo del 1796. L'altra parte si trova nell'archivio segreto Vaticano, ma Giovanni Montersino l'avrebbe copiata prima che lo stesso archivio chiudesse le porte (1924). Secondo il Prof. Aldo Alessandro Mola a Bologna ci sarebbe qualcosa nell'archivio dei Celestini. Dice che glielo aveva rivelato il prof. Marcelli, storico di Bologna morto nel 1999. Interessanti il Foglio 398 e seguenti, relativo agli interrogatori dello Zamboni. Questi, nel tentativo di evitare la condanna a morte, disse che la "Coccarda era di due colori e non di tre"; in tal modo il giovane sperava di cambiare gli Atti d'accusa, se la Coccarda fosse stata di due colori, non era ispirata a quella francese, e quindi non rappresentava allegoricamente un Atto di protesta verso il Potere Pontificio. Ma, ovviamente, non gli fu creduto. Stessa cosa avvenne per il De Rolandis, Foglio 537. Il Tribunale dell'Inquisizione (la motivazione di condanna non è stata mai resa nota); era però convinto di un saldo legame tra i due e la politica di Parigi, tanto è vero che non lesinarono ad afforcare il povero ragazzo di 21 anni, ucciso solo su supposizioni."



ANTONIO ALDINI ED I SUOI TEMPI

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