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Vittorio Emanuele II - Padre della Patria





Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 1861, n. 67 legge n. 4671 del Regno d'Italia, pag.3

  Sulla Gazzetta Ufficiale del 17 marzo 1861, che da quel giorno cambia il nome da Gazzetta Ufficiale "del Regno" a quello "del Regno d'Italia", viene pubblicata la legge n. 4671 del Regno di Sardegna, col seguente testo:

«Vittorio Emanuele II, Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme ecc. ecc. ecc.
Il Senato e la Camera dei Deputati hanno approvato; Noi abbiano sanzionato e promulghiamo quanto segue:
Articolo unico:
Il Re Vittorio Emanuele II assume per sé e suoi Successori il titolo di Re d'Italia. Ordiniamo che la presente, munita del Sigillo dello Stato, sia inserta nella raccolta degli atti del Governo, mandando a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come legge dello Stato.
Dat. Torino addì 17 marzo 1861.

Vittorio Emanuele
Visto Il Guardasigilli G.B. Cassinis.
C. Cavour. - M. Minghetti.- G.B.Cassinis. - F.S. Vegezzi. - M. Fanti. - T. Mamiani. - T. Corsi. - U. Peruzzi».


Vittorio Emanuele II di Savoia (Vittorio Emanuele Maria Alberto Eugenio Ferdinando Tommaso di Savoia; Torino, 14 marzo 1820 – Roma, 9 gennaio 1878) è stato l'ultimo re di Sardegna (dal 1849 al 1861) e il primo re d'Italia (dal 1861 al 1878). Egli, coadiuvato dal primo ministro Camillo Benso, conte di Cavour, portò infatti a compimento il Risorgimento nazionale e il processo di unificazione italiana. Per questi avvenimenti viene indicato come "Padre della Patria", nell'iscrizione che compare nel monumento nazionale che da lui prende il nome di Vittoriano, sito a Roma, in Piazza Venezia.

LA BIOGRAFIA

Vittorio Emanuele era il primogenito di Carlo Alberto di Savoia-Carignano, re di Sardegna, e di Maria Teresa d'Asburgo-Toscana.

Nacque a Torino nel palazzo della famiglia paterna e trascorse i primi anni di vita a Firenze. Il padre era uno dei pochi membri maschi di Casa Savoia, seppur del ramo cadetto.Dopo la morte del re di Sardegna e di suo fratello, Carlo Alberto sarebbe divenuto il legittimo re. Tuttavia, in seguito ai moti del 1821, che portarono all'abdicazione di Vittorio Emanuele I, Carlo Alberto fu costretto a trasferirsi con la sua famiglia a Novara, dato il suo coinvolgimento nei disordini. Il nuovo re Carlo Felice, che non amò mai Carlo Alberto, gli fece però ben presto pervenire un ordine, in cui gli ingiungeva di trasferirsi in Toscana, completamente fuori dal regno.

Avvenne così la partenza per Firenze, capitale del granducato retto dal nonno materno di Vittorio, Ferdinando III di Toscana. Nel capoluogo toscano venne affidato al precettore Giuseppe Dabormida, che educò i figli di Carlo Alberto ad una disciplina militaresca.

In ragione della grande differenza somatica con il padre, già visibile in tenera età, cominciarono a circolare voci sul fatto che Vittorio Emanuele non fosse figlio della coppia reale, ma si trattasse di un bimbo d'origine popolana, preso per sostituire il vero figlio di Carlo Alberto, morto ancora in fasce a causa di un incendio nella residenza del nonno.

In effetti, è difficile credere che il primo Re d'Italia, di bassa statura, tracagnotto e sanguigno, abbia qualche riscontro genetico nella figura magra e longilinea ( 2,04 m) del padre, invece replicata nel fratello Ferdinando.

Alcuni storici moderni hanno dato particolare credito a questa ipotesi, negata per oltre un secolo, basando le loro deduzioni, oltre che sulle evidenti disparità somatiche, anche sull'analisi del reticente verbale, redatto dal caporale Galluzzo per rendere rapporto ai superiori, circa l'incendio sviluppatosi nella stanza del palazzo fiorentino, ove si trovava il neonato Vittorio Emanuele con la nutrice. Gli analisti rilevano come sia poco credibile che un incendio abbia potuto uccidere la nutrice, lasciando illeso l'infante.

Quanto al presunto vero padre di Vittorio Emanuele, già nell'800, circolava il nome di tale "Tanaca", un macellaio della campagna toscana che aveva denunciato in quegli stessi giorni la scomparsa di un suo figlio nato in quegli stessi giorni e che in seguito sarebbe divenuto improvvisamente ricco. Altri sostennero che l'autore della sostituzione sarebbe stato un certo Mazzucca, anche lui macellaio che aveva la sua bottega nei pressi di Porta Romana.

Altri storici nel riferire questi eventi esprimono dubbi sulla loro autenticità o li confinano nell'ambito del pettegolezzo.

In ogni caso, i genitori del bambino erano ancora molto giovani e avrebbero potuto avere un altro figlio maschio (come del resto avvenne) qualora il primogenito fosse effettivamente morto in un incidente.


  29/12/2008: La Tomba di Vittorio Emanuele II - "Padre della Patria" si trova al Pantheon a Roma

Per celebrare il «Padre della Patria», il Comune di Roma bandì un progetto, dal 1880, su volontà di Umberto I di Savoia. Ciò che venne costruito fu una delle più ardite opere architettoniche d'Italia nell'Ottocento: per erigerlo, venne distrutta una parte della città, ancora medioevale, e venne abbattuta anche la torre di papa Paolo III. L'edificio doveva ricordare il tempio di Atena Nike, ad Atene, ma le forme architettoniche ardite e complesse fecero sorgere dubbi sulla buona riuscita dell'opera. Oggi, al suo interno, è presente la tomba del Milite Ignoto.

Progettata da Giuseppe Mengoni (che vi morì), la Galleria Vittorio Emanuele II collega la Piazza della Scala al Duomo di Milano, e venne realizzata mentre il Re era ancora in vita, a partire dal 1865. Il progetto iniziale intendeva emulare le grandi opere di architettura erette in quegli anni in Europa, creando una galleria borghese nel cuore della città.

Il Re non amava la vita di corte preferendo dedicarsi alla caccia e al gioco del biliardo che ai salotti mondani. Per la propria amante, e poi moglie, Rosa Vercellana, acquistò i terreni ora noti come Parco regionale La Mandria e vi fece realizzare la residenza nota come Appartamenti Reali di Borgo Castello. Per i figli avuti da lei, Vittoria e Emanuele di Mirafiori costruì all'interno della Mandria le cascine per l'allevamento dei cavalli "Vittoria" ed "Emanuella", quest'ultima ora nota come Cascina Rubbianetta.

Bologna:  Piazza Maggiore

Folla trattenuta dai cordoni di soldati Austriaci: al balcone del palazzo comunale Papa Pio IX (1857?)


Palazzo Apostolico (ora Comunale) - Piazza Maggiore 1857: Si vede la cosiddetta Gabbia o Barriera entro cui restava la Guardia Austriaca


Bologna 1860: la piazza nell'anno in cui fu intitolata a Vittorio Emanuele II:
dovevano ancora cominciare i restauri che avrebbero dato un maggiore decoro al centro simbolico della città.



Bologna 11 giugno 1888: Inaugurazione del monumento a Vittorio Emanuele II
Con la dicitura: “A VITTORIO EMANUELE II - I BOLOGNESI - MDCCCLXXXVIII”
Notate la statua di Papa Gregorio XIII trasformata in San Petronio


Medaglia - Monumento a V. E. II -
Dritto: A VITTORIO EMANUELE - Statua equestre del Re verso dx - in esergo: BOLOGNA 1888 - Verso: vista di Palazzo - sotto: MATER ALMA STUDIORUM -



Bologna: Foto d'epoca del monumento a Vittorio Emanuele II


Bologna: Piazza Vittorio Emanuele II


Bologna 1919: Piazza Vittorio Emanuele II


Bologna: Piazza Vittorio Emanuele II


Bologna 1928: Piazza Vittorio Emanuele II


Bologna 1928: Piazza Vittorio Emanuele II


Bologna 2004: Piazza Maggiore
Il monumento a Vittorio Emanuele II è opera di Giulio Monteverde (1837-1917) scultore assai rappresentativo del gusto dell'Italia borghese.
La scultura equestre si trova ora all'ingresso dei Giardini Margherita, la più grande area verde del centro storico dove venne collocata nel 1943
quando fu spostata dalla precedente posizione in Piazza Maggiore.


Nel marzo 1944, con l'avvento della Repubblica Sociale, il monumento verrà trasferito ai Giardini Margherita



Bologna, 18 marzo 2012: La statua restaurata di Vittorio Emanuele II, allocata ai Giardini Margherita, attualmente senza sciabola


Bologna, 18 marzo 2012 - Intitolazione largo Vittorio Emanuele

Nella foto da sinistra a destra: Roberto Vittorio Favero (Delegato Regionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia), Anita Garibaldi (Pronipote del Generale Giuseppe Garibaldi), Dionigi Ruggeri (Delegato dell’Istituto Nazionale per la Guardia D’Onore), Ilaria Giorgetti (Presidente del Quartiere Santo Stefano, delegata dal Sindaco), Giuseppe Maria Mioni (Promotore dell’iniziativa dal dicembre 2010)

Bologna, 18 marzo 2012 - Il Comune di Bologna ha dedicato nuovamente uno spazio pubblico a Vittorio Emanuele II. Il giorno successivo al compimento del 150esimo anniversario della proclamazione del Regno d'Italia, è stato nuovamente intitolato uno spiazzo al Padre della Patria all'ingresso dei Giardini Margherita, cancello Santo Stefano, di fronte al monumento al Re.

L'evento è stato molto significativo con la presenza di numerose Guardie d'Onore alle Reali Tombe del Pantheon e di Associazioni Combattentistiche e d'Arma, delle Forze dell'Ordine e delle autorità cittadine, prima fra tutte Ilaria Giorgetti, presidente del Quartiere Santo Stefano, delegata dal sindaco Merola.

Ospite d'onore alla cerimonia la Dott.ssa Anita Garibaldi che ha pronunciato parole di grande intensità, contestando le voci malevoli che talora hanno voluto vedere Giuseppe Garibaldi ed il Re in contrasto. 

L' 11 giugno 1888 nell'attuale Piazza Maggiore fu inaugurata la Statua equestre del Re Vittorio Emanuele II. Opera del 1884 dello scultore Giulio Monteverde. Nel marzo 1944, con l'avvento della Repubblica Sociale, il monumento sarà trasferito, in ostilità ai Savoia, all'ingresso di porta Santo Stefano dei Giardini Margherita (dov'è tutt'ora). Dal 1944 al 1945 la piazza cambiò nome in Piazza della Repubblica, prese il nome attuale a partire dal giugno 1945.

Petronio vescovo di Bologna,
Petronio è stato un vescovo italiano. Guidò la Diocesi di Bologna dal 431 al 450 circa