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Gli agenti segreti di Antoine Saliceti


Grazie al contributo dell'Associazione Culturale di Savona "Renzo Aiolfi", della sua presidente Silvia Bottaro, e della segretaria Lorenza Marchese, è oggi possibile conoscere qualcosa di più dei legami che furono alla base della nascita della nostra Bandiera con la Francia Rivoluzionaria della fine del 1700.

Per comprendere i nuovi elementi storici bisogna fare un passo indietro e riallacciarci all'estate del 1793 quando al "Caffè degli Stelloni" di Bologna, i due studenti dell'Università, Giovanni Battista De Rolandis e Luigi Zamboni vennero in contatto con il sedicente abate Bauset, che altri non era se non il commissario politico di Napoleone, Antoine Saliceti, inviato da Bonaparte in Italia per sensibilizzare benevolmente la popolazione sulla calata dell'Armata francese in Italia, apportatrice di "giustizia, eguaglianza e libertà".

Le cronache di quei tempi hanno detto che il Saliceti era accompagnato da altre persone: l'avvocato Benedetto Francesco Boselli di Savona, Filippo Buonarroti, nipote del grande Michelangelo, il generale Renoux comandante l'Armata del Reno, ed il conte Nicolis di Robilant nipote del chimico. Ora, da recenti documenti, sono emersi altri due personaggi sino ad oggi ignoti, un certo Jean Remicci, e Giobatta Galeazzini.

Del Remicci si ha ancora una ricostruzione nebulosa. Ma è stato possibile inquadrare bene l'altro collaboratore del Saliceti, vale a dire Giovanni Battista Galeazzini (1759-1833), nato a Portovenere (Spezia), anche lui "agente militare" nel servizio di spionaggio di Napoleone. Questi soggiornò a Genova dove frequentò le scuole normali, poi soggiornò a Savona e seguendo la famiglia andò in Corsica ove fu eletto sindaco di Bastia. Nel 1794-95 lo si trova a Bologna in qualità di "agente militare superiore" a fianco di Saliceti.

Con la discesa di Napoleone in Italia, a Galeazzini viene affidata la piazza di Voghera, poi quella di Modena e di Reggio. Nel 1796 è cofondatore della Repubblica Reggiana il cui stendardo era di due colori: rosso e bianco. Ed è lui stesso a disegnare il nuovo stemma di Reggio, una croce rossa su fondo bianco. In questo periodo firmò diversi proclami, il più importante è quello che annuncia la requisizione di case, piazze strade a favore dell'esercito francese, e minaccia di morte immediata chiunque fosse stato colto entrare in tale quadrilatero privo delle dovute credenziali.

Morì nel 1833, ma non è chiaro dove e quali mansioni ebbe dal 1800 al 1815.

Secono il prof. Le Monnière dell'istituto parigino "de la Révolution Française", in America ci sono diversi Remicci, datati dall'inizio del 1816. Un ceppo finito laggiù per sottrarsi alle reazioni negative seguite dopo la caduta napoleonica? Nasce quindi il dubbio fondato, anche da parte della dottoressa Silvia Bottero, che il Remicci si chiamasse in realtà Renucci, e che l'errore sia stato determinato da una lettura, o trascrizione, facimente errata del cognome "Rem i cci, Ren u cci". Può essere? Si. Tali errori erano molto probabili in quel tempo.

A dar credito a questa errata lettura sta il fatto che nel 1794 (anno della sommossa di Bologna) Chjuvanni Renucci, console generale della Corsica, aderisce al movimento di Pasquale Paoli. Costui, in contrasto con il programma politico di Napoleone, "dona la Corsica" alla Gran Bretagna, sperando in tal modo di essere eletto viceré. Napoleone non fu affatto d'accordo ed ordinò l'arresto del Paoli. Questi fuggì in Inghilterra seguito dal Renucci, che, suo fiduciario aveva ormai rotto ogni rapporto con Napoleone.

Questo evento spiegherebbe come mai il Renucci, (finito a Londra col Paoli e rimasto con lui sino alla sua morte avvenuta nel 1807) in piena apoteosi banapartiana, partì per l'America, cambiando nome da Chjiuvanni in Jean dando vita al ceppo americano dei Renucci.


Torino, 25 gennaio 2011


Ito De Rolandis





Minuta di provvedimenti di Galeazzini


Atto di Galeazzini


Decreto requisizione territori

Immagini recuperate dallo studioso Corrado Rabotti ed acquisite dalla Biblioteca Panizzi di Reggio Emilia.
 Tali documenti comprovano la presenza di Giovanni Battista Galeazzini già al seguito di Antoine Christophe Saliceti.


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