Fondato nel 1995
IL
BREVETTO n° 7777
Dedicato
a coloro che non conoscono la vera storia di una conquista scientifica
fondamentale per lo sviluppo delle radiocomunicazioni.
Articolo di Lodovico Gualandi,
RAI Senior
Anche
questo brevetto di Marconi, per l'esattezza l'ottavo, fu fortemente
contestato, così come avvenne per il primo, rilasciato il 12
giugno 1896. Un documento storico americano rivela infatti che nel 1943
era ancora oggetto di un lunga vertenza giudiziaria.
Eppure questo brevetto, contro le previsioni negative espresse persino
dagli ingegneri della Regia Marina Italiana (rapporto del Comandante
Simion e del prof. Pasqualini, in data 27 luglio 1900), permise la risoluzione
del problema delle interferenze fra più stazioni, di inviare
e ricevere contemporaneamente due messaggi con la medesima antenna,
e di radiocomunicare a migliaia di chilometri di distanza.
Non ci sembra poco poter affermare che le caratteristiche tecniche di
questo brevetto rappresentano tuttora la parte fondamentale e inscindibile
di qualsiasi impianto ricetrasmittente. In altre parole, se oggi non
venissero ancora rigorosamente rispettati gli accorgimenti tecnici additati
da Marconi nel brevetto 7777 del lontano 1900, non si potrebbero neppure
garantire i vantaggi offerti dalla moderna radiotelefonia cellulare.
Con la basilare realizzazione dell'accordo simultaneo fra i circuiti
oscillatori chiusi e quelli aperti, due in trasmissione e due in ricezione,
Marconi riuscì infatti ad inviare la massima energia all'antenna
trasmittente e captare a grande distanza l'energia necessaria per radiocomunicare.
Solo questa soluzione ingegneristica avrebbe permesso le radiocomunicazioni
a distanze superiori ai 300 chilometri, distanze che nel 1900 Marconi
era già riuscito a raggiungere nonostante eminenti scienziati
sostenessero fosse assolutamente impossibile.
Paradossalmente, dopo i clamorosi risultati ottenuti da Marconi, il
brevetto dei quattro sette divenne comunque più noto per le lunghe
diatribe che ne derivarono, piuttosto che per le sue impareggiabili
prestazioni ai fini del rapido sviluppo delle radiocomunicazioni, e
per i nuovi orizzonti che si aprivano anche nel campo della ricerca
scientifica pura.
Conoscere quindi le ragioni per cui la sua originalità e rilevanza
scientifica vennero osteggiate così a lungo, dovrebbe rappresentare
per gli storici una interessante materia di studio.
Le vertenze giudiziarie su questo originale trovato ebbero comunque
il loro epilogo con una sentenza definitiva pronunciata nel 1943, a
sei anni dalla morte di Marconi, dalla Corte Suprema di Giustizia degli
Stati Uniti, nonostante il periodo storico non fosse certo favorevole
per difendere l'opera di uno scienziato italiano.
La Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti si dimostrò comunque
imparziale, giudicando infondate sia le contestazioni sul valore del
primo brevetto Marconi del 1896, che le rivendicazioni presentate dai
presunti precursori del brevetto 7777.
Oggi dovrebbe quindi essere più facile comprendere quanto sia
improbabile che, nell'ambito delle nostre università, Marconi
venga ignorato a causa di una sua non meglio specificata "compromissione
col passato regime fascista", anche perché incomprensioni
e ostilità risalgono a molto tempo prima, ossia fino dal lontano
1896.
La vertenza giudiziaria americana ne rivela le cause che crediamo tuttora
sconosciute a molti.
I primi otto brevetti
di Marconi
Come
si è detto, il brevetto 7777 era stato preceduto da altri sette
brevetti, tutti richiesti da Marconi e mirati al perfezionamento del
suo sistema. Questi brevetti costituirono le basi fondamentali per lo
sviluppo immediato della radiotelegrafia, con le conseguenti scoperte
scientifiche che ne derivarono, anche in altri campi.
Solo una attenta analisi può permettere la comprensione del motivo
per cui nessun altro riusciva a quei tempi ad ottenere quello che, nel
campo della radiotelegrafia, sembrava ottenere solo Marconi.
Molte delle contestazioni che sono tuttora rivolte a Marconi sono infatti
principalmente dovute al fatto che non è mai esistita una biografia
scientifica sulla sua opera e crediamo di poter affermare di essere
forse gli unici ad aver esaminato i suoi primi brevetti sotto il profilo
tecnico, fatto che ci ha permesso di scoprire le peculiarità
che li differenziano da quelli dei suoi presunti precursori, concorrenti e rivali.
Nonostante l'inevitabile sviluppo tecnologico degli impianti ricetrasmittenti
moderni si può ancora osservare che del Sistema Marconi sono
rimaste insostituibili le sue antenne, il brevetto dei quattro sette
e l'inconfondibile metodologia sperimentale nello scegliere luoghi e
lunghezze d'onda adatti ad assicurare i collegamenti radio, anche nelle
condizioni più gravose e difficili.
Perché Marconi riuscì
dove altri fallirono?
I
ricercatori che avevano tentato l'accoppiamento dei circuiti oscillatori
chiusi con conduttori aerei anche di notevole altezza, avevano fallito
lo scopo perché non erano riusciti a risolvere il problema della
sintonizzazione, un problema che nel primo Sistema Marconi non si presentava
poiché l'antenna marconiana, come era stata descritta nel primo
brevetto, veniva eccitata direttamente alla sua base dalla scintilla
provocata dall'alta tensione fornita da un trasformatore. Non esisteva
pertanto alcun circuito di accoppiamento interposto fra il rocchetto
di Rumhkorff e l'antenna verticale in quarto d'onda.
Come abbiamo avuto più volte modo di sottolineare nei nostri
precedenti articoli, facendo scoccare la scintilla fra la sua base e
la terra, l'antenna marconiana si trasformava automaticamente in quella
nuova e potente sorgente elettromagnetica che, come affermò Marconi
stesso nel discorso pronunciato in occasione del conferimento del Nobel,
agli studiosi occorse un notevole periodo di tempo per comprenderlo.
Bisogna infatti osservare che, nel primo Sistema Marconi, per ottenere
il massimo rendimento, egli manteneva rigorosamente uguali le dimensioni
fisiche e geometriche dei conduttori della stazione trasmittente e ricevente.
Mantenere un efficace rendimento di radiazione e ricezione divenne un
problema di difficile soluzione allorquando nel tentativo di ridurre
lo smorzamento eccessivo dei treni d'onda e aumentare la selettività,
Marconi accoppiò induttivamente la sue antenne a circuiti oscillatori
chiusi.
I concorrenti di Marconi collegavano gli avvolgimenti oscillatori primari
e secondari come si faceva in campo elettrico industriale con correnti
alternate di bassa frequenza, per indurre una tensione da un circuito
ad un altro. In questo caso infatti, per ottenere le tensioni e le correnti
desiderate era sufficiente accoppiarli strettamente sfruttando i rapporti
di trasformazione.
Per le radiofrequenze però entravano in gioco nuovi fattori ovviamente
ancora sconosciuti e, per ottenere i necessari rendimenti di radiazione,
si dovevano risolvere problemi non ancora contemplati in nessuna teoria
e che nessuna teoria avrebbe potuto comunque prevedere prima delle prove
sperimentali.
Il segreto del successo di Marconi si deve perciò ascrivere anche
alla soluzione di questi problemi, che non erano soltanto tecnici ma
specificatamente scientifici.
Non possiamo pertanto credere alla folta schiera di sostenitori della
assoluta inutilità di sapere da chi e come è stata inventata
la radio "tant'è che ormai è un bene che appartiene
all'umanità intera". Se così fosse, si potrebbe altresì
sostenere anche che le Facoltà universitarie di Storia della
Scienza non avrebbero alcuna ragione di esistere.
La Sentenza della Corte Suprema
di Giustizia degli Stati Uniti d'America, discussa nell'aprile del 1942
e conclusasi nel giugno del 1943
Come
si può evincere dalla copia originale della sentenza pronunciata
in America nel 1943, risulta che la paternità del brevetto dei
quattro sette veniva impugnata da ricercatori che sostenevano di aver
preceduto Marconi nella soluzione di quel problema ingegneristico. A
processo concluso, venne invece ribadito
unanimemente
da tre Giudici
della Corte che Marconi fu il primo a realizzare le radiocomunicazioni
e nei successivi brevetti di perfezionamento della sua invenzione ebbe
ragione e vinse sempre ALLA PROVA DEI RISULTATI.
Venne confermato altresì che il brevetto americano del sistema
sintonico di Marconi, non venne rilasciato facilmente, infatti, richiesto
nel novembre del 1900, venne concesso solo il 28 giugno del 1904, dopo
diversi dinieghi dell'ufficio brevetti e una lunga lotta legale. Questo
fatto e la disamina di altri documenti storici fecero comprendere ai
giudici americani che le rivalse dei concorrenti sui trovati di Marconi
erano infondate e che Marconi aveva scoperto quello che tanti altri
cercavano ma non avevano trovato. Venne altresì chiarito che
il brevetto del fisico inglese Oliver Lodge sui circuiti sintonici chiusi
non contemplava assolutamente la sintonizzazione di un circuito aperto,
quindi non poteva essere di nessuna validità pratica ai fini
di una radiocomunicazione, mentre, il brevetto di Nicola Tesla non riguardava
le onde hertziane.
Tesla pensava infatti di superare grandi distanze usando tensioni enormi,
da 20 a 30 milioni di volt, e conduttori aerei lunghi oltre 12 chilometri,
poiché il suo scopo era la trasmissione dell'energia elettrica
motrice e solo accidentalmente accennava alla possibilità di
trasmettere anche messaggi (affermazione del Giudice Rutledge).
I Giudici, esaminata la documentazione tecnica e storica, furono anche
unanimemente concordi nel ritenere che nel 1896 la telegrafia senza
fili costituiva a quei tempi il culmine delle ricerche scientifiche
e il fatto che eminenti scienziati vi si cimentarono e fallirono, significava
che chi vi riuscì doveva essere un genio.
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Riproduzione
del titolo e dei primi quattro paragrafi della Sentenza Americana
che si articola nella sua completezza in parecchie decine
di pagine.
Questi primi paragrafi introduttivi vengono tuttora riportati,
per poca onestà o scarsa
conoscenza
dei documenti
originali, da chi vorrebbe sostenere che questa sentenza fu
avversa alla priorità di Marconi.
La verità invece è che i suoi avversari dovettero
pagare le spese processuali e risarcire i danni, per un ammontare
di oltre 42000 dollari di allora, oltre agli interessi anche
se Marconi non poté godere della soddisfazione morale
di questo suo ennesimo trionfo. |
La Corte Suprema concluse che il giudizio
di coloro che, molto tempo dopo, misconoscevano le invenzioni e le scoperte
di Marconi, cercando di rovesciare il verdetto della storia, si assumevano
una duplice responsabilità in quanto l'affermazione che si faceva
nel 1943, che tutto ciò che fece Marconi non provocò un
progresso scientifico, in quanto tale progresso era stato previsto,
non poteva che essere frutto di una fallace visione retrospettiva.
A 47 anni di distanza dall'invenzione di Marconi, il consapevole verdetto
pronunciato dalla Corte Suprema di Giustizia degli Stati Uniti d'America
avrebbe potuto fugare, una volta per sempre, ogni dubbio sulla originalità
e rilevanza scientifica delle fondamentali invenzioni e scoperte di
Guglielmo Marconi, ma da quello che si legge tuttora nei testi italiani
pubblicati negli ultimi cinquant'anni, questo atto di giustizia nei
confronti della sua opera è sempre stato disatteso, ed è
proprio questo l'unico punto di tutta questa ingarbugliata
faccenda che
proprio non riusciamo a capire.
Infatti, come si è detto all'inizio di questa disamina, quella
importante sentenza ebbe luogo in un periodo storico non certo favorevole
per la nostra nazione: chi la governava aveva dichiarato guerra ad Inghilterra
e America e considerava Marconi un "anglofilo".
Certamente possiamo comprendere i motivi per cui Marconi sentisse l'Inghilterra
come sua seconda patria, ma era altresì evidente il suo desiderio
di avvicinare l'Italia ai paesi di lingua anglosassone, sentimento che
certo mal si accordava con la politica e le direttive del Governo di
quei tempi.
Nel lontano 1909, dopo tredici anni di lotta contro ostilità
nazionalistiche, commerciali e scientifiche, a Marconi venne conferito
il Nobel per la fisica eppure, nonostante questa definitiva consacrazione
del valore della sua opera universale, le contestazioni non cessarono.
Per offuscare la sua gloria si è sempre tentato di sminuire il
suo contributo accusandolo di essere interessato, più che alla
scienza, alle applicazioni commerciali della radio.
Eppure Marconi, grazie alle sue invenzioni e scoperte frutto di un impegno
totale ed assoluto, durato praticamente tutta la vita, contribuì
al progresso delle radiocomunicazioni dischiudendo così nuovi
orizzonti anche in altri versanti della conoscenza. Coloro che considerano
vani, o peggio, inutili i tentativi di ristabilire la verità
storica si assumono anch'essi quella duplice responsabilità così
ben espressa nella sentenza emessa nel 1943 dalla Corte Suprema di Giustizia
degli Stati Uniti d'America quando affermò che: "sostenere
che tutto ciò che Marconi fece non provocò un progresso
scientifico, in quanto tale progresso era stato previsto, non può
che essere frutto di una fallace visione retrospettiva".
Bibliografia consultata:
·
Marconi: realtà scientifica e verità storica -
L. Gualandi - La rivista Elettronica di Pietroburgo - S.Pietroburgo,
1/1999, pagg. 83-97
· Scritti
di Guglielmo Marconi - Roma - Regia Accademia d'Italia - 1941.
· Bibliografia Marconiana del CNR - Giunti -1974
· Spunti Marconiani - Luigi Sacco - Istituto Storico e di Cultura dell'Arma
del Genio-Roma 1960
· U.S. Supreme Court, "Marconi Wireless Telegraph co. of America v. United States". 320 U.S. 1. Nos. 369, 373. Argued April 9-12, 1943. Decided June 21, 1943.
Articolo tratto da "Elettronica Flash"
n° 196 - luglio/agosto 2000, pag.69
Marconi imprenditore
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