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Costituzione
italiana, articolo 12
"La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde,
bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.. 4 novembre
2001: il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi celebra il 140°
anniversario dell' unità nazionale a San Martino della Battaglia,
con le seguenti parole: "Adoperiamoci perchè in ogni famiglia,
in ogni casa, ci sia un tricolore a testimoniare i sentimenti che ci uniscono
fin dai giorni del glorioso Risorgimento. Il tricolore non è una
semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistata
da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità
nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori
della propria storia e civiltà.
La
Bandiera Italiana
Nome: Tricolore
Professione: bandiera nazionale italiana
Data di nascita: 7 gennaio 1797
Luogo di nascita: Reggio Emilia
Esperienze: 1797: impiegato presso il Parlamento della Repubblica Cispadana.
1797-1814: adottato dal Regno Italico.
1831: emblema della Giovine Italia di Giuseppe Mazzini.
1834: adottato dalle truppe che tentarono di invadere la Savoia.
1848, marzo: durante le Cinque Giornate di Milano il re di Sardegna Carlo
Alberto assicura al Governo provvisorio lombardo che le sue truppe, pronte
a venire in aiuto per la prima guerra d'indipendenza, avrebbero marciato
sotto le insegne del Tricolore.
1848: adottato dalle milizie borboniche e papali inviate in soccorso dei
Lombardi, da Venezia e dal Governo insurrezionale della Sicilia.
12 febbraio 1849: adottato dalla Repubblica Romana.
14 marzo 1861: proclamato il Regno d'Italia. La bandiera continua ad essere,
per consuetudine il Tricolore.
24 settembre 1923: il Regio Decreto n. 2072, lo adotta come bandiera nazionale.
2 giugno 1946: nasce la Repubblica Italiana.
1947: il Tricolore è introdotto nella Costituzione repubblicana
Significato
dei Colori
Verde per Il colore delle nostre pianure. (TC 17-6153)
Bianco per La neve delle nostre cime. (TC 11-0601)
Rosso per Il sangue dei nostri caduti. (TC 18-1662)
Perchè
Tricolore
La bandiera italiana è una variante della bandiera della rivoluzione
francese, nella quale fu sostituito l'azzurro con il verde che, secondo
il simbolismo massonico, significava la natura ed i diritti naturali (uguaglianza
e libertà). Non si sa precisamente, quando è utilizzata
per la prima volta; Napoleone la adottò il 15 maggio 1796 per le
Legioni lombarde e italiane. Nell'ottobre dello stesso anno il tricolore
assunse il titolo di bandiera rivoluzionaria italiana ed il suo verde,
proclamato colore nazionale, divenne per i patrioti simbolo di speranza
per un migliore avvenire: con questo valore fu adottato dalla Repubblica
Cispadana il 7 gennaio 1797, qualche mese dopo da Bergamo e Brescia e
poi dalla Repubblica Cisalpina. In quellepoca le sue bande erano
disposte talvolta verticalmente all'asta con quella verde in primo luogo,
talvolta orizzontalmente con la verde in alto; a cominciare dal 1°
maggio 1798 soltanto verticalmente, con asta tricolorata a spirale, terminante
con punta bianca. Nella metà del 1802 la forma diviene quadrata,
con tre quadrati degli stessi colori racchiusi l'uno nell'altro; questo
cambiamento fu voluto dal Melzi (vice presidente della Repubblica Italiana)
per cancellare ogni vincolo rivoluzionario legato alla bandiera. Abolito
alla caduta del Regno Italico, il tricolore fu ripreso, nella sua variante
rettangolare, dai patrioti dei moti del 1821 e del 1831. Mazzini la scelse
come bandiera per la sua Giovine Italia, e fu subito adottata anche dalle
truppe garibaldine. Durante i moti del '48/'49, sventola in tutti gli
Stati italiani nei quali sorsero governi costituzionali: Regno di Napoli,
Sicilia, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato
di Modena, Milano, Venezia e Piemonte. In quest'ultimo caso alla bandiera
fu aggiunto nel centro lo stemma sabaudo (uno scudo con croce bianca su
sfondo rosso, orlato dazzurro). La variante sabauda divenne bandiera
del Regno d'Italia fino al referendum istituzionale del 2 giugno 1946,
quando l'Italia divenne Repubblica e lo scudo dei Savoia fu tolto.
L'inno
di Mameli
Fratelli d'Italia
Dobbiamo alla città di Genova Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto
come Inno di Mameli. Scritto nell'autunno del 1847 dall'allora ventenne
studente e patriota Goffredo Mameli, musicato poco dopo a Torino da un
altro genovese, Michele Novaro, il Canto degli Italiani nacque in quel
clima di fervore patriottico che già preludeva alla guerra contro
l'Austria. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fecero
il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione
risorgimentale, ma anche nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi,
nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affidò proprio al Canto degli
Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra
Patria, ponendolo accanto a God Save the Queen e alla Marsigliese. Fu
quasi naturale, dunque, che il 12 ottobre 1946 l'Inno di Mameli divenisse
l'inno nazionale della Repubblica Italiana.
Il
poeta
Goffredo Mameli dei Mannelli nasce a Genova il 5 settembre 1827. Studente
e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce
al mazzinianesimo nel 1847, l'anno in cui partecipa attivamente alle grandi
manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani.
D'ora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente
alla causa italiana: nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge
Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado
di capitano dei bersaglieri. Dopo l'armistizio Salasco, torna a Genova,
collabora con Garibaldi e, in novembre, raggiunge Roma dove, il 9 febbraio
1849, è proclamata la Repubblica. Nonostante la febbre, è
sempre in prima linea nella difesa della città assediata dai Francesi:
il 3 giugno è ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere
amputata per la sopraggiunta cancrena. Muore d'infezione il 6 luglio,
alle sette e mezza del mattino, a soli ventidue anni.
Le sue spoglie riposano nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.
Il
musicista
Michele Novaro nacque il 23 ottobre 1818 a Genova, dove studiò
composizione e canto. Nel 1847 è a Torino, con un contratto di
secondo tenore e maestro dei cori dei Teatri Regio e Carignano. Convinto
liberale, offrì alla causa dell'indipendenza il suo talento compositivo,
musicando decine di canti patriottici e organizzando spettacoli per la
raccolta di fondi destinati alle imprese garibaldine. Dindole modesta,
non trasse alcun vantaggio dal suo inno più famoso, neanche dopo
l'Unità. Tornato a Genova, fra il 1864 e il 1865 fondò una
Scuola Corale Popolare, alla quale avrebbe dedicato tutto il suo impegno.
Morì povero, il 21 ottobre 1885, e lo scorcio della sua vita fu
segnato da difficoltà finanziarie e da problemi di salute. Per
iniziativa dei suoi ex allievi, gli fu eretto un monumento funebre nel
cimitero di Staglieno, dove oggi riposa vicino alla tomba di Mazzini.
Come
nacque l'inno
La testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni
più tardi, da Carlo Alberto Barrili, patriota e poeta, amico e
biografo di Mameli. Siamo a Torino: "Colà, in una sera di
mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore
di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle
d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto
in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma,
musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al
recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto
- musicata dal Rossi. In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite,
Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano.
Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi a Novaro, con un foglietto
che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse, te lo manda
Goffredo. - Novaro apre il foglietto, legge, e si commuove. Gli chiedono
tutti cosa fosse, gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama
il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo
uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli
io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere
del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che
non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So
che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo. Mi posi al cembalo,
con i versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo con le
dita convulse quel povero strumento, sempre con gli occhi all'inno, mettendo
giù frasi melodiche, una sull'altra, ma lungi mille miglia dall'idea
che potevano adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenei
ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi
della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa.
Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte.
Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio, lo
scrissi su di un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella
mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche
sul povero foglio; fu questo l'originale dell'inno Fratelli d'Italia.
Linno
La cultura di Mameli è classica e forte è il richiamo alla
romanità. Appartiene a Scipione l'Africano, il vincitore di Zama,
l'elmo che indossa l'Italia pronta alla guerra.
Una bandiera e una speranza (speme) comuni per l'Italia, nel 1848 ancora
divisa in sette Stati.
In questa strofa, Mameli ripercorre sette secoli di lotta contro il dominio
straniero. Anzitutto, la battaglia di Legnano del 1176, in cui la Lega
Lombarda sconfisse Barbarossa. Poi, l'estrema difesa della Repubblica
di Firenze, assediata dall'esercito imperiale di Carlo V nel 1530, di
cui fu simbolo il capitano Francesco Ferrucci. Il 2 agosto, dieci giorni
prima della capitolazione della città, egli sconfisse le truppe
nemiche a Gavinana; ferito e catturato, è finito da Fabrizio Maramaldo,
un italiano al soldo straniero, al quale rivolge le parole d'infamia divenute
celebri
"Tu uccidi un uomo morto"
Ogni squilla significa "ogni campana". La sera del 30 marzo
1282, le campane chiamarono il popolo di Palermo all'insurrezione contro
i Francesi di Carlo d'Angiò, i Vespri Siciliani.Fratelli d'Italia
Fratelli d'Italia (1847)
di Goffredo Mameli
musica di Michele Novaro
Inno nazionale della Repubblica italiana
dal 1947
L'Italia
s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria ?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano ,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò
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