Comitato Guglielmo Marconi International
Fondato nel 1995

Una giornata a Zocca (Modena), luogo d'origine
della rockstar. Tra grandi mangiate e vecchi ricordi


La rivincita di Vasco Rossi
nel suo paese che gli fa festa


dal nostro inviato GINO CASTALDO


<B>La rivincita di Vasco Rossi<br>nel suo paese che gli fa festa</B>
Vasco Rossi


ZOCCA (Modena) - Benvenuti a Zocca, città del castagno e da oggi, ufficialmente, città di Vasco Rossi. Non che non fosse già un binomio celebre ("Anche perché ho sempre tenuto a sottolineare che venivo da Zocca" racconta Vasco "come rivincita sulla città. Quando scendevamo giù ci prendevano in giro. Eravamo quelli che venivano dalla montagna"), ma per la prima volta il paese, rannicchiato tra i monti dell'Appennino a 759 metri sul livello del mare, ha organizzato un tributo al suo più illustre concittadino.

In prima fila gli amici d'infanzia, dietro un drappello di irriducibili, quattro cinquecento fan arrivati da tutta Italia, disposti a tutto pur di toccare l'idolo. Hanno scalato i monti, non si sono fatti intimidire dalle neve che da metà pomeriggio è caduta su Zocca, trasformandola in un fatato presepe. L'affetto che portano è devastante, quasi pericoloso. Si accalcano sulle fragili transenne messe su da carabinieri e vigili impreparati a un assalto del genere. Non c'è verso di zittire nessuno. Tutti urlano come ossessi. Una ragazza è venuta da Palermo, solo perché vuole mostrare a Vasco il tatuaggio che ha inciso sul fondoschiena. Sonia e Alex sono di Reggio Emilia, ma si sono sposati a Zocca. Hanno una bambina di due anni e l'hanno chiamata "Sally". Sono riusciti a parlare con Vasco, gli hanno messo la bambina in braccio. Per loro, si capisce, è come una benedizione. Santo Vasco ha una parola per tutti, non perde mai la pazienza, firma autografi alla mostra di sue vecchie foto allestita nella sala consiliare del comune.

A guidare il tutto Carmen Zini, il sindaco, una robusta diessina che arringa le folle e incita i cori come una fan. Gli amici di Zocca guardano sornioni, aspettano la sera, quando l'avranno tutto per loro. Dal municipio Vasco passa alla scuola di musica dedicata alla memoria di Massimo Riva, il suo amato chitarrista scomparso il 31 maggio 1999. E' il momento più toccante della giornata. I ragazzi, tremebondi, si esibiscono in Albachiara. Il batterista Davide ha solo 12 anni, e appena finito corre ad abbracciare la mamma: "Come 'è andata?". E' andata benissimo, piccolo. Anche Vasco si commuove e firma chitarre a tutto spiano. Poi al Bibap, il bar dove nel 1960 Vasco per la prima volta cantò in pubblico.

E qui gli amici escono allo scoperto. Otis Righetti, funzionario delle Poste, è scatenato. Ricorda che c'era anche lui al concorso per voci nuove. Cantava Paloma. "E tu Vasco? Dillo tu, dai". Vasco sorride: "Beh, io ho cantato Violino zigano". Il tutto davanti a una stella gialla fissata alla parete con scritto: 1960, The star is born.

Poi la cena, per soli amici, mentre i fan sfidavano la tormenta di neve per tornarsene a casa. A organizzarla è la Berta, un'altra amica dei vecchi tempi. Sul menù ha scritto: "Vasco questo è per te. Sei il vanto di tutti i noi". Da Zocca sono usciti tanti personaggi. Le "teste di Zocca", come si chiamano tra di loro. Marco Santagata, petrarchista, premio Strega; suo fratello Giulio lavora per Prodi. Sono amici di infanzia. Poi c'era Maurizio Cheli, l'astronauta. "Lui voleva andare nello spazio e c'è riuscito", racconta Vasco. "A Zocca c'è un sacco di gente dotata di cervello, una grande vivacità, non so perché, ma è così". Angelo Righetti fa lo psichiatra. C'è anche Riccardo Bellei che ricorda i tempi della mitica Punto Radio messa in piedi da Vasco e dai suoi amici. Discomusic? "Sì" conferma Vasco "Io ero l'unico che aveva già fatto lo speaker, e all'inizio parlavo solo io, poi tutti volevano mettere bella musica e a me è rimasta la disco music. Ma li ho fregati perché mi ha aiutato ad andare a lavorare in discoteca. Agli altri gliel'ho detto: potevate farla voi la disco. Facevo un sacco di soldi, facevo il deejay a Bologna, Modena, la mia vita era quella, mi sentivo proprio arrivato, macchine sportive, pagavo a tutti la cena, vivevo ancora con la mamma".

Ma gli altri non ci stanno. Daniele Montagnani, ex promessa del Bologna calcio, è il bello del gruppo. "Lui era il timido e io ero l'estroverso. Se non era per me che facevo da apripista...". A Punto Radio era il bersaglio di ogni scherzo. Non sapeva l'inglese e gli scrivevano i titoli con la pronuncia e se per esempio c'erano Kc and the sunshine band, diventava sùnsin bend, e Montagnani ripeteva con perfetta pronuncia emiliana, tra l'ilarità generale. Righetti incalza: "la verità è che Vasco mi ha rubato la voce".

Ma è tutto un gioco. Si abbracciano. E poi c'è uno scambio di battute che sembra un duetto provato e riprovato. Righetti: "Senti, qui molti di noi hanno trovato il semaforo rosso all'uscita di Zocca. Tu come hai fatto?". E Vasco, sicuro: "Ovvio, ho attraversato col rosso". E giù tutti a ridere. Si vogliono ancora bene. E anche questo è strano per una rockstar. Secondo Daniele Montagnani: "è che nessuno di noi ha cercato di salire sul carrozzone del successo, e credo che lui questo l'abbia apprezzato".

Un bel quadretto di provincia, sul quale Vasco ha qualcosa da dire: "In città non viene fuori la rabbia che hai quando sei fuori da tutto. Le scuole le ho fatte a Bologna perché qui il liceo non c'era. Sempre su e giù. Due ore di corriera, poi in collegio dai preti, due anni. Dopo era meglio che a Zocca non venissi perché qui avevo i critici più duri. Pensa che i De André mi vennero a trovare a Bologna in un periodo in cui ero fuori come un balcone. Nessuno mi cagava, e i miei amici si vergognavano". Montagnani: "Non è vero, ti prendevo sempre in coppia a briscola e mi facevi perdere sempre". "Vedi com'è?", Vasco si guarda intorno sconsolato: "In paese ti conoscono tutti, non puoi sfuggire. Devi convivere anche con quelli che non ti stanno bene. Però è stupendo ricevere una dimostrazione d'affetto dal paese in cui sei nato, diciamo che ora siamo arrivati alla fine. Nemo profeta in patria, dicono, qui invece è il contrari, si è chiuso il cerchio, oggi posso tranquillamente tornare ad essere sconosciuto".

( Articolo tratto dal quotidiano la Repubblica 19 dicembre 2005 Pag.37 )




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