I 30 anni di Radio Parma
Caro direttore,
si chiude il 30º di «Radio Parma» con giusti e meritati riconoscimenti istituzionali e nazionali; doveroso ricordare, sia pure brevemente, tappe e personaggi che ne hanno segnato e accompagnato l'origine e i primi decisivi passi.
Vittoria sì, e con tanti padri.
Senza Sergio Passera questa «Radio Parma» non sarebbe nata; la di lui capacità di elaborare, approfondire, costruire un percorso politico-culturale su un desiderio di fare sono stati decisivi nel trasformare l'intuizione in azione.
Pietro Micheli, prudente per carattere e professione accolse la notizia del progetto con sorridente rassegnazione: segno di incoraggiamento a proseguire.
Un incontro a Milano, nella seconda metà del 1974 con Giancarlo Masini, Enzo Tortora ed un gruppo di collaboratori del neonato «Giornale Nuovo» di Montanelli, la promessa di collaborazione disinteressata ed entusiasta sancì l'ineluttabile decollo; pur nella consapevolezza che l'operazione comportava rischi di natura giuridica, economica, ma soprattutto, politica. Ottimisti Eugenio Porta di Genova (futuro pres. Anti ass. naz. teleradiodiffusioni indipendenti) e Rosario Pacini, ex giornalista Rai poi fondatore della 1ª emittente libera della capitale
«Radio Roma». L'impatto con la città destò sorpresa e curiosità, ma grazie alla «Gazzetta di Parma» e al «Resto del Carlino» che ne diedero notizia con il risalto che meritano le novità e, cosa più apprezzabile, senza scetticismi venne la conferma che i tempi erano maturi. Baldassarre Molossi e Aldo Curti attenti e curiosi per mestiere, che impone di saperne sempre di più, attraverso il «Lions Club», di cui Curti era presidente, organizzarono un conviviale-dibattito con l'allora responsabile Rai dell'Emilia-Romagna Umberto Cavezzali. La città e il territorio cominciarono ad attrezzarsi: fu il boom della M. F. (all'epoca quasi sconosciuta ed inutilizzata) con conseguente rilancio della radiofonia in campo nazionale, ma anche segnale di crescente responsabilità verso una società attenta che chiedeva risposte e proposte.
Decisiva, perché qualificante e trainante la collaborazione di mons. Pietro Rossolini in quanto tale, ma e soprattutto per la presenza, che, sola, dispensava equilibrio, saggezza, serenità.
La visita, mediamente settimanale di Ubaldo Bertoli riservata alla direzione e redazione era occasione per elargire, da consolidata esperienza e l'aria di nulla, preziose osservazioni ed importanti consigli.
Un tocco di classe «la classica in discoteca» di Gustavo Marchesi.
L'onda dell'entusiasmo ispirò una campagna pubblicitaria, artigianale e spontanea, ma efficace grazie all'estro e creatività di Pietro Amadei.
Le inevitabili vicende giudiziarie (oggi si dice atti dovuti) pur con l'ineluttabile pesante preoccupazione furono affrontate con relativa serenità dal momento che si poteva contare sulla levatura intellettuale-giuridica, ma soprattutto sulla convinta, appassionata e generosa difesa di Giampaolo Mora e... non solo nelle aule di giustizia.
Non manca il ricordo ma lo spazio per citare tutti coloro che come pietre crearono l'edificio; tuttavia è doveroso segnalare la disponibilità cordiale, parmigiana, dell'ass. sovraintendente al Teatro Regio Giuseppe Negri e dell'allora vicesindaco Gianni Cugini.
Trent'anni dopo, con soddisfazione di tutti, il sindaco Elvio Ubaldi in una dichiarazione rilasciata il 14 gennaio c.a. alla stessa «Radio Parma» le riconosce il merito di «aver cambiato il costume e in qualche modo la vita degli italiani affidando alla città un primato che la onora rendendola degna di passare alla storia».
Encomiabile, dunque, anche la decisione del comitato per il premio Sant'Ilario che conferendole l'attestato di benemerenza 2005 ha onorato tanti emeriti cittadini di cui «questo cronista» ha inteso, sia pure sommariamente e in modo non esaustivo, mettere in evidenza i meriti.
L'ottimismo decretò un successo, che non poteva mancare, consapevoli di aver gettato il seme in una comunità fertile: attenta, ricettiva, sensibile, intelligente.
Virginio Menozzi ex proprietario di Radio Parma
Modena, 28 dicembre
Lettera pubblica sul quotidiano Gazzetta di Parma, Giovedì 29 dicembre 2005 |