
Fondato nel 1995
|
IL 23 NOVEMBRE
1974 LA PRIMA TRASMISSIONE "PRIVATA" DAI COLLI FELSINEI di Sergio Colomba Evidentemente l’Emilia ha qualche legame particolare con la radio che forse le viene da Marconi. Ricordiamoci la prima radio Libera in Onde medie attivata a Ferrara ad opera di I4FP Franco Moretti nel lontano 1946 per trasmettere un processo a un ex gerarca e le prime trasmissioni in FM del 1974, per concludere che la libertà di comunicare il proprio pensiero, come previsto dalla Costituzione, ha visto l’Emilia all’avanguardia di queste importanti iniziative. Oggi se si accende una radio in FM si possono ascoltare tantissime stazioni di tutti i tipi, ma fino al 1973 non era così, la liberalizzazione della frequenza da 87.5 a 108 MHz, che in origine era pertinenza esclusiva della RAI, la si deve ad un gruppo di coraggiosi a Bologna, seguiti da altri ardimentosi in varie parti d’Italia e fu così possibile una così importante conquista di democrazia che servì ad aprire la strada anche alla televisione libera. La prima radio libera nella storia italiana della comunicazione e dell'informazione - forse non sono in molti a saperlo o a ricordarlo - nacque a Bologna proprio trent'anni fa. Era il 1974, e per l'etere ancora sgombro volavano soltanto i programmi della Rai. Ma la sera di sabato 23 novembre, cercando di sintonizzarsi sulle trasmissioni locali, qualche migliaio di bolognesi restò sbalordito: al posto della voce del solito speaker dei radiogiornale regionale, o di Orietta Berti che cantava Io, tu e le rose, stavano captando quella tonante di Marco Pannella, impegnato in una delle sue roventi invettive di allora sulla necessità di democratizzare l'informazione. Senza cambiare frequenza, ma restando lì intorno ai 100 megahertz, ascoltarono a bocca aperta un dibattito sul traffico cittadino dal quartiere San Ruffillo, e le lamentele in diretta di un tassista bolognese sulle corsie preferenziali intasate dagli abusivi (buone anche per oggi), un reportage sulle ripercussioni della congiuntura economica sulla vita delle famiglie e nelle fabbriche della città. Era la prima volta, dal 1923 o dalla nascita della radio in Italia, che dagli apparecchi uscivano voci e linguaggi alternativi a quelli dell'emittente di stato. "Radio Bologna per l'accesso pubblico" trasmetteva da una roulotte parcheggiata sui colli bolognesi, irradiata su un raggio di 50 chilometri con un raggio d'ascolto di circa 700 mila abitanti. Non male per una radio pirata, che poi pirata non era affatto. Soddisfacente la ricezione, alto l'interesse e l'indice di gradimento: insomma un successo. Ma soprattutto un esperimento destinato a spalancare spazi e prospettive storiche, visto ciò che sarebbe accaduto poi. A chi si doveva l'idea? A un gruppetto di giovani operatori, per l'occasione costituiti nella Cooperativa Lavoratori Informazione, riuniti intorno a Roberto Faenza. Questi aveva già debuttato nella regia cinematografica con alcuni film corrosivi e graffianti, ma soprattutto era stato in America a studiare le nuove possibilità che offrivano il video-tape e la televisione via cavo (anche da noi appena sperimentata). Con lui c'era Rino Maenza, presidente della cooperativa allora ancora studente, e tra gli altri Mario Bortolini, Pier Giorgio Righi, Pier Luigi Franzoni, l'avvocato Giorgio Finzi ed Elda Ferri, funzionaria della Regione, di cui presidente di allora, Guido Fanti, era tra i più attivi nel promuovere un tema dominante per le prospettive dei nuovi organismi come l'apertura della Rai ad una più ampia partecipazione pubblica. La data della nascita di Radio Bologna non fu infatti casuale: di lì a pochi giorni, il 30 novembre, il governo Moro avrebbe dovuto pronunciarsi con un decreto sulla riforma dell'emittente di stato. Ecco all'allora l'idea di Faenza, Maenza e compagni: dimostrare che il decentramento dell'informazione, la possibilità per tutti di essere amessi a parlare alla radio, è realizzabile e costa poco. Molto poco. E il materiale da mandare in onda si procurava così: studenti e impiegati giravano per i quartieri o nei luoghi di lavoro con il registratore in mano, raccogliendo le opinioni della gente su problemi d'interesse generale. Dunque erano i protagonisti delle situazioni e dei problemi, senza mediazioni o filtri, a poter parlare per la prima volta; e la formula aperta, la possibilità di fare informazione in prima persona, coinvolse gli ascoltatori che risposero con decine di telefonate alla radio. O meglio, al numero del contadino che abitava nel campo vicino alla roulotte. Con un manico di scopa come attacco dell'antenna e un trasmettitore militare da mezzo milione, vigilando per sette giorni fino a quel fatitico 30 novembre legislativo, Radio Bologna continuò le sue trasmissioni. Lavorando quasi in clandestinità, con pochi mezzi, una provocazione culturale e un pionieristico esempio di controinformazione che avrebbero aperto varchi immensi. PARLANO I PROTAGONISTI: «QUANDO ETTORE BERNABEI CHIESE: CHI DIAVOLO SONO QUESTI?» IL RICORDO di Sergio Colomba Non era la voce del colonnello Harold Stevens da Radio Londra. Molto meno oxfordiana, con ruvide "esse" bolognesi che sibilavano nel microfono, ma a suo modo e nel suo piccolo parlava anch'essa di libertà, «Qui Radio Bologna per un'informazione democratica»: ecco l'annuncio. Un palinsesto inventato lì per lì, ma deciso già in linea di massima prima di partire, con una declinazione tutta pubblica e d'interesse generale. «Avevamo paura che in vacanza della legge ci impedissero di andare avanti», ricorda il regista Roberto Faenza. «La scelta cadde sulla radio perché eravamo convinti che fosse il mezzo di comunicazione più potente, quello che raggiunge più persone e si ascolta in ogni momento, senza impegno». Ne è convinto anche Rino Maenza: «Per fare comunicazione e cultura la radio è il mezzo più versatile e incisivo, con un'elasticità che gli altri non hanno. E' quella che meglio ti consente di penetrare nella società. Risulta anche oggi, con l'audience in crescita costante. Bei tempi, allora. Bastava un'antennina, e con mezzo watt coprivo quasi tutta la provincia di Bologna», Così, da quella roulotte bianca nella vecchia fattoria sul colle dell'Osservanza, si andò in onda «senza chiedere il permesso» (era il titolo di un manuale di Faenza che in quel 1974 fece clamore). Un radioamatore di Treviso aveva messo a disposizione il trasmettitore militare che il tecnico mago Salerno taroccò ritoccando le frequenze. Non solo comizi e quartieri, ma anche buona musica, jazz raffinato e John Cage. Ospiti prestigiosi come Livio Zanetti, allora direttore dell'Espresso, che intervenivano; il sindaco Zangheri disponibile a mandare in onda i suoi interventi. Insomma, l'accoglienza fu buona e non solo a Bologna. Stipati in dieci nella roulotte, magari facendo confusione con i nastri e rovesciandosi addosso il caffè bollente durante la diretta. Mentre all'esterno, dentro una jeep anonima con un'antenna di cinque metri sul tetto, due sconosciuti registravano tutto. Il Grande Orecchio della Rai? Faenza spiega che le loro trasmissioni furono riversate sui canali di servizio dell'ente. E Ettore Bernabei, il direttore di allora, organizzò a Roma un gruppo di ascolto e un meeting sul fenomeno bolognese. Pare che ripetesse: «Ma chi sono questi?». |
Articolo tratto dal quotidiano: Il Resto
del Carlino,
EMILIA-ROMAGNA PRIMO PIANO Pag. 2 e 3
Sabato 20 novembre 2004

Articolo tratto da:
Millecanali, Anno II, n. 4-5, Aprile-Maggio 1975
"Buon
Compleanno Radio Bologna!"
Compie trentadue anni la "madre" delle radio libere Il 23 novembre 2006 Radio Bologna ha compiuto trentadue anni dalla sua nascita. Erano infatti le 11 del 23 novembre 1974 quando, per la prima volta a Bologna, 700.000 ascoltatori, per la maggior parte bolognesi, poterono udire la voce dei dieci "pionieri", di coloro che per primi parlarono ai microfoni dell'antenata delle trasmissioni di "radio libere" odierne. Furono infatti i due registi Roberto Faenza e Rino Maenza che con mezzi molto più "spartani" di quelli di oggi guidarono il loro team alla preparazione della prima trasmissione radiofonica italiana, diversa da quelle Rai, già presenti sin dagli anni trenta.
Il nome della
radio era "Radio Bologna per l'accesso pubblico", e nonostante avesse una
struttura ben diversa da quella della celeberrima RAI, moltissimi ascoltatori
apprezzarono questo primo tentativo di "fare radio" in maniera
del tutto indipendente. Interventi dei cittadini, problemi di traffico
e crisi economico-finanziarie erano gli argomenti quotidiani principali,
seguiti poi da brani musicali di jazz e classica. A volte erano gli
stessi cittadini invitati dalla redazione radiofonica a condurre delle
puntate di queste trasmissioni.
«Qui a Bologna abbiamo inventato le radio libere: quell'utopia non è morta» «L'utopia di "Radio Bologna per l'accesso pubblico" non è fallita. Allora eravamo un gruppetto, oggi sono le masse a volere un'informazione libera». Sono trascorse poche settimane dal trentesimo compleanno della prima radio libera italiana, che vide la luce proprio all'ombra delle due Torri il 23 novembre 1974. Dietro quell'obiettivo ambizioso, una roulotte piazzata nel giardino di un contadino, un manico di scopa come supporto per l'antenna, e un gruppo di amici decisi a lanciare la sfida finale alla Rai puritana e filo democristiana di Ettore Bernabei. A guidarli c'era il regista Roberto Faenza, nelle sale in questi giorni con "Alla luce del sole", il film dedicato a don Pino Puglisi, il prete ucciso dalla mafia. Intervista a Roberto Faenza realizzata a Roma il 28 Giugno 2006
Alle undici di mattina del 23 novembre del 1974, dai colli dell'Osservanza iniziarono le trasmissioni di Radio Bologna, com'è nata questa esperienza?
RADIO BOLOGNA PER L'ACCESSO PUBBLICO |
Copyright © 1997-2008, all rights reserved
The material on this page are the responsibility of its author