Comitato Guglielmo Marconi International
Fondato nel 1995

 
 
STORIA DEL “RADIANTISMO” FERRARESE
Articolo apparso sulla rivista “Nuova Civiltà” a firma Ing. Pietro Lana
 
Storia del radiantismo ferrarese.
Si potrebbe anche chiamare “Storia dei radioamatori Ferraresi”, ma chi sono questi raddioamatori? Cerchiamo di richiamare dai nostri ricordi di tempi ormai molto lontani, le cause che hanno provocato la nascita del “radiantismo”, in modo particolare nella nostra città.
La scintilla, per usare un termine appropriato, che accese la fiamma della passione al radiantismo nei giovani ferraresi, fu una conferenza che l'insigne scienziato sismologo Padre Guido Alfani tenne al teatro Comunle di Ferrara nell'ormai remoto 1913, sull'argomento della “telegrafia senza fili”.
Con chiara e semplice esposizione Padre Alfani illustrò i primi esperimenti di Guglielmo Marconie quelli che egli stesso fece nell'0sservatorio Ximeniano di Firenze da lui diretto, dimostrando che l'attività di ricerca in tale campo non doveva considerarsi riservata solo a scienziati dotati di attrezzati laboratori, ma fosse invece alla portata di giovani di modeste risorse e dotati di grande passione per lo studio e la sperimentazione.
Tra il pubblico numeroso, intervenuto, si trovavano alcuni studenti e in particolare (Pietro Lana, Lionello Boni, Mauro Chiozzi), in seguito laureati in ingegneria divennero i pionieri del radiantismo. I tre giovani si dedicarono subito con entusiasmo a questo nuovo campo di studi.
A quel tempo non vi erano pubblicazioni tecniche sull'argomento, solo qualche cenno puramente tecnico sui libri di fisica, così come non esistevano in commercio materiali adatti; ma era diffusa incomprensione o diffidenza nei compagni di scuola.
Per sviluppare la parte sperimentale, che si dimostrò poi in seguito condizione fondamentale per il progresso della radiotecnica, occorreva costruire tutto con le proprie mani. I radioamatori incominciarono a fabbricare rocchetti di Ruhmkorff per la trasmissione a scintilla, il solo sistema allora conosciuto per l'emissione di segnali telegrafici, poi di rivelatori, in quel tempo chiamati coi termini inglesi “coherer” “detector” per la ricezione dei segnali; iniziarono ad innalzare antenne sui tetti delle loro case con conseguente abbondante rottura di tegole (e disperazione dei genitori) uscendo, come si usa dire oggi, “in aria”.
I primi collegamenti avvennero tra le loro abitazioni nell'area cittadina, naturalmente sempre con segnali telegrafici dell'alfabeto Morse, che i giovani impararono in breve tempo alla perfezione.
Approfondirono intanto parallelamente alle esperienze, lo studio dei fondamenti scientifici delle oscillazioni elettromagnetiche, i concetti di frequenza e di lunghezza d'onda e, lo studio dei circuiti oscillanti, i procedimenti di sintonia.
Aumentava sempre più la portata delle trasmissioni, raggiungendo prima la distanza di qualche chilometro, poi di decine di chilometri.
Il numero dei radioamatori andava intanto aumentando, la loro tecnica andava perfezionandosi, aiutati e consigliati dai loro indimenticabili insegnanti; prof. Edmondo Brunè e prof. Bongiovanni dell'Università Estense.
Si era giunti al 1914 e i radioamatori si accorsero di avere fatto i loro conti senza l'oste ignorando che in Italia i servizi di telecomunicazione erano monopolio dello Stato, e che a nessun cittadino era permesso di esercitare attività in questo campo. Così i radioamatori, sebbene ben lungi dall'idea di esercitare un “servizio”, in concorrenza con lo Stato, ebbero i primi guai: perquisizioni domiciliari, sequestro delle loro povere attrezzature messe insieme con tanti sacrifici e denunciati all'autorità giudiziaria.
Probabilmente questo atto dell'autorità giudiziaria dipendeva dal fatto che in quei giorni era scoppiata la guerra europea, alla quale l'Italia, però, ebbe ad iniziare la propria partecipazione nel maggio dell'anno successivo! Il processo si svolse nella primavera del 1915 nella Pretura di Ferrara e sul banco degli imputati si trovarono, non si seppe come, anche i loro insegnanti e altri che non si occupavano affatto di attività radiantistica.
Si verificò un fatto curioso; un noto medico radiologo venne pure denunciato. Sulla porta dell'ambulatorio del professionista vi era un cartello con la scritta “Gabinetto di Radiologia”; si era fatta confusione fra Radiografia e Radiotelegrafia.

Storia del radiantismo ferrarese II Parte
Difensore dei detti imputati era il giovane avvocato Giulio Righini che con appassionate parole riuscì a convincere i giudici che i giovani incriminati erano solo degli studiosi, degni di lode e di incoraggiamento e non dei violatori della legge.
Il processo si concluse con la piena e generale assoluzione.
Questo fatto ebbe come conseguenza un notevole incremento degli appassionati al radiantismo ed un maggior fervore di studio.
Quando l'Italia entrò in guerra ai radioamatori fu imposto, e questa volta con comprensibile motivo, il divieto assoluto non solo di trasmettere, ma anche di ricevere.
D'altra parte quasi tutti gli studenti, ormai universitari, furono mobilitati e per quattro anni non si ebbero attività di radiantismo.
Trascorso il periodo bellico, dal 1919 qualcuno timidamente riprese il prediletto studio teorico-sperimentale, ma in forma semi-clandestina perché a differenza delle altre nazioni, non esisteva ancora in Italia una legislazione che disciplinasse l'attività dei radioamatori. Tuttavia, dopo parecchi tentativi, essi già riuniti in associazioni, poterono ottenere dal Governo qualche permesso di ricezione dei soli segnali telegrafici, dato che trasmissioni radiotelefoniche ancora non ne esistevano. Si ricevevano i segnali orari della torre Eiffel su onde lunghe e da qualche stazione tedesca e inglese.
Nel 1922 si aprì una nuova era per i radioamatori, dovuta all'impiego dei tubi elettronici : diodi e triodi che diedero un enorme impulso alle radiocomunicazioni. I radioamatori italiani, a prezzo di sacrifici e con estrema difficoltà riuscirono a entrare in possesso di qualche triodo di fabbricazione francese che entravano in Italia clandestinamente come succede oggi con la droga.
Entrarono poi in funzione, negli anni 1922 1923, in Francia ed in Inghilterra le prime stazioni di radiodiffusione. I radioamatori ferraresi furono tra i primi in Italia a ricevere la parola e la musica dalle stazioni di Parigi (Torre Eiffel, Levallois) e da Londra.
Nessuno oggi, abituato ai moderni prodigi dell'elettronica , può avere una idea dell'emozione provata dai giovani sperimentatori nel sentire, dai loro congegni rudimentali, messi insieme con attentissime cura, voci umane e suoni musicali.
In questo stesso periodo nacque, si può dire, una nuova categoria di radioamatori esclusivamente dedicata alla ricezione delle stazioni radiofoniche e questi nuovi radioamatori divennero ben presto numerosissimi; Intanto incominciarono ad apparire sul mercato nazionale i primi accessori e parti staccate per la costruzione di apparecchi radio riceventi, ciò che contributi in modo decisivo allo sviluppo della nuova tecnica ed anche al'aumento dei cultori.
Il numero delle stazioni di radiodiffusione aumentò rapidamente; Nel 1924 venne costituito in Italia il primo ente di radiodiffusione “URI“, divenuto in seguito “EIAR“ e infine “RAI” alla fine della seconda guerra mondiale.
Ma i primi radioamatori non avevano abbandonata l'antica passione e non vollero rinunciare all'attività della trasmissione, fonte di soddisfazioni, dai più incompresa che dava la possibilità di collegarsi tra loro con scambio di notizie tecniche e opportuni controlli: Qualcuno riuscì, superando ostacoli burocratici e diffidenze ad ottenere, in via del tutto eccezionale il permesso di trasmissione limitato a brevi periodi di tempo.

Storia del radiantismo ferrarese III Parte
Mediante accordi internazionali venne concessa, intanto, ai radioamatori la possibilità di sperimentare in trasmissione solo su una gamma di frequenze che da eminenti tecnici erano state classificate inutilizzabili e precisamente quelle delle onde corte cioè di lunghezza d'onda inferiore ai 200 metri.
Con tali frequenze i radioamatori di tutto il mondo ottennero memorabili risultati eccezionali. Tutto stava nel saper sfruttare il fenomeno, ancora poco conosciuto, della riflessione delle onde radio corte e cortissime dovuta agli strati ionizzati dell'atmosfera; Si constatò che la propagazione dei segnali avveniva per certe frequenze con maggior facilità nelle ore diurne che nelle ore notturne, per altre frequenze si verificava l'effetto opposto.
Vennero perfezionati i sistemi di radiazione, cioè le antenne, i circuiti di trasmettitori e dei ricevitori. Ricordiamoci che i famosi circuiti a conversione di frequenza (supereterodina) furono opera di radioamatori. Con potenze di qualche decina di watt vennero effettuati i primi collegamenti bilaterali fra Europa ed America. Primo tra tutti il radioamatore Leon Deloy (F8AB) recentemente scomparso, riuscì a compiere il “miracolo”.
Nel 1925 i radioamatori ferraresi, riuniti in associazione, con regolare permesso governativo, riuscirono, operando da una delle torri del Castello Estense, a collegarsi con parecchi radioamatori sia europei, che americani.
In seguito ai brillanti risultati ottenuti dai radioamatori, i governi vollero restituire l'elemosina delle onde…. “inutilizzabili“ e tolsero loro la quasi totalità delle gamme delle onde corte, lasciando a loro disposizione qualche stretta banda di frequenza corrispondenti agli 80, 40, e 20 metri di lunghezza d'onda, e successivamente qualche particella nel campo delle onde ultracorte e microonde. Sopravvenne la seconda guerra mondiale: Nuova paralisi del radiantismo.
Bisognò attendere il 1954 per ottenere dal Governo Italiano, finalmente, una legge e relativo regolamento che permise ai radioamatori di operare tranquillamente e alla luce del sole.

firmato Ing. Pietro Lana (I4BFU)
          

Attestato di iscrizione all'ARI dell' Ing. Pietro Lana
Il pioniere ing. PIETRO LANA

Articolo  scritto dal Prof.  Antonio Plenario nel decennale della morte (novembre 1984)
Nel primo anniversario della morte dell'ing. Pietro Lana (2 Novembre 1983), vogliamo ricordare la figura di insigne docente ferrarese, alle centinaia di suoi ex allievi ed illustrare ai giovani radioamatori e ai giovanissimi, l'apporto dato dall'ing. Lana al radiantismo cittadino.
Nato a Ferrara il 16 settembre 1893, Pietro Lana conseguì nel 1922, presso il Regio Politecnico di Torino, la Laurea in Ingegneria Industriale Meccanica – Sottosezione elettrotecnica.
Dal 1924, e fino al suo collocamento a riposo, fu valentissimo docente di elettrotecnica, di impianti e di misure elettriche presso la Regia Scuola Tecnico Industriale “Ercole 1^ d'Este” di Ferrara, oggi I.P.S.I.A. .
Sempre presso questo istituto, negli anni 1930-32, gli fu affidato anche l'insegnamento della Radiotelegrafia ai corsi premilitari.
Gli ultimi anni della sua carriera lo videro Preside nel medesimo Istituto. Illustre Maestro, la sua modestia non gli permise di divulgare le proprie opere che, uscite eliografate, la famiglia e gli amici custodiscono gelosamente. Trattano dei fenomeni radioelettrici, illustrati con chiarezza di idee e semplicità di espressione.
Fra i più significativi titoli di questa produzione scientifica: Lezione di radiotecnica: vol. 1 = Radiotecnica Generale: vol. 2 = Tecnica elettronica: Lezioni di misure elettriche: La televisione. Lo si vuole ricordare, soprattutto, ai giovani e giovanissimi radioamatori per la sua attività nel campo radioamatoriale.
Si può affermare, senza tema di smentita, che il “Radiantismo Ferrarese” sia nato con L'ing. Lana precursore del radiantismo nazionale. Una cronistoria del radiantismo ferrarese è apparsa alcuni anni orsono sulla rivista “Nuova Civiltà” a cura dello stesso ingegnere.
Uomo di grande capacità, autocostruttore, all'alba della radio provvedeva alla costruzione delle apparecchiature; dai rocchetti di Ruhmkorff, per le trasmissioni a scintilla, alle bobine, all'assemblaggio generale.
Una fotografia (l'originale trovasi nell'archivio familiare dello scomparso) pubblicata sulla rivista menzionata e risalente al 1925, ritrae gli ingg. Lionello Boni e Pietro Lana nell'atto di gestire la “prima stazione trasmittente installata in Italia da radioamatori ferraresi situata sulla torre Nord-Ovest del Castello Estense”.
E' del 1930 la costruzione del facsimile, da parte dell'ing. Lana, della stazione radio che il marconista G. Biagi usò per salvare i resti del dirigibile “Italia”.
Tutta una vita dedicata interamente alla famiglia, al lavoro ed al suo hobby.
Lo abbiamo trovato, anche nella tarda età, alle soglie degli 80 anni, sulla via dell'etere con ineguagliabile ed immutato entusiasmo.
Dotato di spiccata personalità, è stato un operatore di raro talento ed esperienza, sempre pronto a diffondere appassionatamente il prestigio del radioamatore. La sua cordialità era tale che quando un appassionato si presentava al suo Ufficio Tecnico per chiedergli “un pezzo di filo” o del Tubo di cartone, per costruire una bobina, pazientemente insegnava la nomenclature del materiale richiesto: il “pezzetto di filo” diventava così “filo smaltato di tot decimi, o filo di Litz a doppia copertura di cotone” ed il “tubo di cartone” risultava “tubo di cartone bachelizzato”: inoltre che una punta di trapano forava il tubo nel punto di inizio dell'avvolgimento e indicava la procedura da seguire.
La memoria di questo illustre Maestro rimarrà perenne nel ricordo di coloro che hanno appreso dalla sua viva voce e dai suoi scritti quelle nozioni indispensabili per essere radioamatori.

      Antonio  Plenario  Ferrara  Novembre 1984





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